Villa d’Este (Seconda parte)

by / mercoledì, 16 settembre 2015 / Published in Il blog, Viaggiando .....

Il Giardino e le fontane

Pirro Ligorio progettò questa oasi delle meraviglie articolandola fra terrazze e pendii, Il giardino si estende, considerando l’attuale entrata, a partire dalla parte posteriore del palazzo ma, l’architetto aveva ideato un ingresso del tutto diverso, l’accesso alla villa lo aveva pensato e posto sulla via del colle, nei pressi della chiesa di San Pietro, questo perché il visitatore che si accingeva ad entrare avrebbe potuto immediatamente godere della suggestione che emanava la maestosità dell’intero complesso. Il giardino fu concepito con un asse longitudinale e cinque assi trasversali che riescono a collegare e raccordare le diverse pendenze del terreno, un disegno del tutto originale, dai vari piani del giardino l’ospite godeva di un paesaggio stupendo, che unito ai giochi d’acqua delle fontane e agli alberi rigogliosi rendevano, quel sito, uno dei più famosi e belli. Tutta questa magnificenza rese il lavoro di realizzazione molto impegnativo e lungo Ligorio si servì delle antiche mura urbane per realizzare i contrafforti che dovevano contenere il terrapieno, inoltre, dato che serviva una grossa quantità d’acqua per alimentare tutte le fontane che aveva progettato, l’architetto costruì un innovativo sistema di tubazioni e una galleria di circa seicento metri che prendeva l’acqua direttamente dall’Aniene, è stato calcolato che la portata era di circa trecento litri al secondo. I dati, considerata l’epoca, stupiscono, sorprendentemente alle fontane non è abbinato nessun congegno meccanico ma, sfruttano unicamente il principio dei vasi comunicanti e la pressione naturale dell’acqua; il giardino misura circa 35.000 metri quadrati complessivi; duecentocinquanta erano i zampilli; sessanta le polle d’acqua; duecentocinquantacinque le cascate; cento le vasche; cinquanta le fontane; venti tra esedre e terrazze; circa trecentomila piante stagionali; centocinquanta piante ad alto fusto e secolari; circa quindicimila tra alberi perenni ornamentali e piante; quasi novemila metri quadrati di viali, vialetti e rampe.

 Il Vialone

Il Vialone

Il vialone, posto al termine della scala monumentale, quella collegata alla sala centrale, è il più grande viale che è possibile vedere nel giardino, corre parallelamente lungo la facciata del palazzo, va dalla grande loggia sino alla fontana Europa ed è lungo circa duecento metri. La grande loggia, che come detto delimita da un lato il vialone, fu realizzata tra il 1568 ed il 1569, permetteva di essere riparati dal sole o dalla pioggia e nello tempo offriva una splendida vista verso la campagna Tiburtina, poteva, volendo, essere usata per banchetti all’aperto.

 La grotta di Diana

La Grotta di Diana

La Grotta di Diana, posta in un vialetto, è molto caratteristica in quanto decorata con stucchi, sia ad altorilievi sia a bassorilievi, è ornata con mosaici di pietre dure e ancora, fanno bella mostra alcune decorazioni a smalti policromi, il pavimento, in realtà è visibile solo qualche traccia, era ricoperto di pregiate maioliche probabilmente molto colorate su cui erano raffigurati motivi ornamentali, l’opera fu realizzata da Paolo Calandrino, e da Curzio Maccarone. Splendide, eleganti e pregevoli erano le statue, ora ai musei Capitolini, che furono inserire ad adornare la grotta, quella di Diana cacciatrice, e quella di Minerva, sulle pareti furono eseguiti altorilievi che rappresentavano Nettuno, Minerva, le Cariatidi e le Muse, inoltre furono realizzati rami di Cotogno e cesti di frutta in stucco. La ricchezza delle decorazioni non si esaurisce qui, infatti vi sono rappresentate cinque scene mitologiche, la prima ci racconta la trasformazione di Dafne, che per farla fuggire dalle grinfie di Apollo, gli Dei trasformarono in Alloro; la seconda ci narra di Andromeda incatenata, per essere offerta in sacrificio a un mostro marino, che viene liberata da Perseo; la terza ci mostra la metamorfosi Atteone in cervo, il cacciatore osò spiare Artemide nuda; la quarta ci porta a conoscenza della fuga di Siringa dall’amore insistente del Dio Pan e della sua trasformazione in una Canna; la quinta ed ultima tratta della gelosia di Era nei confronti di Zeus che trasformò Callisto in Orsa.

 La rotonda dei Cipressi

La Rotonda dei Cipressi

La Rotonda dei Cipressi, si trova vicino all’ingresso originale della villa, si tratta di un’esedra di forma circolare circondata da alberi di cipresso secolari, tenuto conto di quando sono stati piantati non stupisce il fatto che oggi siano giganteschi, probabilmente si possono annoverare tra i più antichi ancora viventi, ad adornare la rotonda vi erano una serie di statue, dei pergolati e quattro basse fontane dotate di piccoli zampilli e triplici bacini in travertino. Considerando che tutto questo era vicino all’antico ingresso e che quel punto permetteva una visuale d’insieme del palazzo e del giardino, l’immagine che si formava negli occhi del visitatore, che entrava, era sicuramente spettacolare.

 Fontana del Bicchierone

La Fontana del Bicchierone

La Fontana del Bicchierone o del Giglio, questa fontana è inserita sull’asse principale del giardino appena sotto la loggia di Pandora, quella che permette un accesso al salone delle fontane, la sua costruzione avvenne nel 1661 su mandato di Rinaldo d’Este, fu realizzata da Gian Lorenzo Bernini che dotò la fontana di un gusto architettonico particolare, raffigura due calici dentellati simili sovrapposti l’uno all’altro sorretti entrambi da una conchiglia gigante, quando la fontana fu attivata si accorsero che il suo zampillo, troppo alto, nascondeva alla vista la loggia soprastante, quindi lo stesso Bernini poco dopo lo ridimensionò, almeno ciò è quello che ci viene tramandato.

 Fontana d'Europa

La Fontana di Europa

La Fontana di Europa, come si è detto limita il vialone dalla parte opposta della grande loggia, la sua forma ricorda un arco di trionfo, la fontana presenta colonne a due ordini sovrapposti, dorico e corinzio, che racchiudono una nicchia nella quale era inerito il gruppo scultoreo che rappresentava Europa che abbraccia il toro, la scultura fu trasferita in villa Albani a Roma, l’acqua che fuoriusciva ricadeva in una vasca marmorea sicuramente di pregevole fattura, ormai perduta per sempre.

 Fontna del Pegaso

La Fontana del Pegaso

La Fontana del Pegaso, la sua posizione è molto particolare, quasi nascosta tra rocce e rigogliosa vegetazione, alle spalle della Sibilla Albunea della sottostante fontana dell’Ovato, è formata da una vasca circolare al cui centro emerge una grande roccia sulla quale e posizionato la statua del cavallo alato, Pegaso, è raffigurato su due zampe e con le ali distese per spiccare il volo dopo essersi abbeverato, la scultura ci racconta del mito di Pegaso che battendo il suo zoccolo sul terreno fece sgorgare l’acqua sul monte Elicona, dando origine alla fonte sacra per le muse, sullo sfondo si può osservare la chiesa di San Pietro alla Carità eventualmente raggiungibile attraverso un cancello laterale della villa, la chiesa fu costruita sui resti di una villa romana, la stessa su cui fu costruito il palazzo.

 Le Cento Fontane

La Cento Fontane

Le Cento Fontane, ideate e progettate da Pirro Ligorio, costeggiano il viale, lungo circa cento metri, che va dalla fontana dell’Ovato con quella della Rometta, l’architetto, nel suo ingegno, ha creato una fine ed intelligente allegoria, i tre corsi d’acqua che si formano, per alimentare i zampilli delle cento fontane, ad altezze diverse raffigurano i tre affluenti del Tevere, rappresentato dalla fontana della Rometta, il fiume Albuneo, il fiume Aniene e il fiume Erculaneo che nascono dai monti Tiburtini, rappresentati dalla fontana dell’Ovato. Le cento fontane sono ordinate in tre file soprapposte, nelle prime due, corrispondenti ai due canali più bassi, gli zampilli fuoriescono da mascheroni, figure antropomorfe, mentre quelli del canale più alto sono generati da gigli, obelischi, navicelle e aquile, queste ultime erano un simbolo Estense, che si alternano ordinatamente, sulla prima fila di mascheroni vi era una scritta che l’acqua ha impietosamente cancellato con il trascorrere del tempo.

 La fontana dell'Ovato

La Fontana dell’Ovato

Fontana dell’Ovato o di Tivoli, ubicata alla fine del viale delle Cento fontane, un po’ in disparte, ma non per questo nascosta, fu progettata dal nostro architetto per dare forma a quell’immagine simbolica di cui parlavamo poco fa, la realizzazione avvenne nel 1567 da Curzio Maccarone, è qui che giunge l’acqua dell’Aniene convogliata attraverso il canale sotterraneo che attraversa la cittadina e che fu pensato è progettato sempre da Pirro Ligorio. Il suo nome deriva, evidentemente, dalla sua forma, una esedra ovale con al centro una vasca molto grande nella quale confluiscono tutte le acque che cadono dalla fontana, l’autore ha creato una scenografia molto particolare, con le rocce ornamentali simboleggiò i monti Tiburtini da cui discendono i tre fiumi, Aniene, Erculaneo e Albuneo i quali sono personalizzati da tre statue mitologiche, al centro si può vedere, in tutta la sua maestosità, la sibilla Tiburtina raffigurata con in braccio Melicerte, il figlio della ninfa Ino, questa simboleggia il fiume Albuneo, la statua è opera di Giglio della Vellita; ai due lati sono state costruite due nicchie con all’interno due sculture che, ovviamente, rappresentano i fiumi Aniene e Erculaneo, le statue sono opere di Giovanni Malanca. La scenografia si conclude con una balaustra marmorea, aperta nella parte centrale dando modo all’acqua di formare una cascata, che si getta nella vasca, a forma di cupola, molto caratteristica dato che è percorribile al di sotto dando la possibilità di vedere il getto d’acqua da dietro. La vasca ha un parapetto ricoperto di ceramiche che ovviamente non prescindono da particolari dello stemma Estense, il piazzale antistante la fonte è arricchito da due grandi tavoli in pietra, difronte la fontana si possono vedere due nicchie contenenti, ognuna una statua di Bacco che sovrastano due fontane di tipo rustico, nel piazzale furono piantati alberi di platano e dato che si tratta di alberi secolari, sembra che, tre di loro sono li presenti fin dalla costruzione della villa. Vi è un piccolo aneddoto, si ritiene che l’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini, che fu ospite di Ippolito, definì questa fontana, per il suo splendore, “Regina delle fontane”, forse la cosa è veritiera e forse no, fatto sta che il nome viene riportato fino ad oggi, l’unica cosa certa è che si può affermare che quest’opera sicuramente anticipa il Barocco.

 La fontana della Rometta

La Fontana della Rometta

La Fontana della Rometta o Roma in trono, è situata in fondo al viale delle Cento Fontane quasi sotto la Grande loggia e si affaccia verso la pianura circondante la villa, fu progettata sempre da Pirro Ligorio e sembra che vi partecipò lo stesso Ippolito, la sua realizzazione avvenne nel 1570 a opera del maestro Luigi Maccarone, qui si conclude la simbologia, di cui si parlava, i tre fiumi Tiburtini che si gettano nel Tevere. L’impianto è posizionato su un grande basamento, vi è un ponticello che scavalca un canale curvo, rappresenta il Tevere, al centro del corso d’acqua è posizionata la scultura di una nave antica romana messa li a rappresentare l’isola Tiberina, caratteristico è il serpente che si può vedere sotto il ponticello, forse messo a simboleggiare il dio Esculapio, al centro della fontana e posizionata la statua di Roma Vittoriosa armata di lancia, elmo e corazza. Al lato della scultura si può vedere l’immancabile lupa nell’atto di allattare Romolo e Remo, dai disegni del Venturini del 1685 si evince che, originariamente, vi erano presenti altri gruppi scultorei ad adornare la fontana, essi simboleggiavano i più famosi monumenti dell’antica Roma, quali: l’arco di Tito, l’arco di Settimio Severo, l’arco di Costantino, la colonna Traiana, il Pantheon, il Colosseo ed altri ancora; ma di tutto questo purtroppo non ne rimane neppure una piccola traccia, furono tutti realizzati, sempre secondo gli scritti pervenuti, da Pierre de la Motte su disegno del nostro architetto Pirro Ligorio.

 La Fontana dei Draghi

La Fontana dei Draghi

La Fontana dei Draghi o della Girandola, posizionata sull’asse principale, poco sotto il viale delle Cento fontane, il progetto fu sempre di Pirro Ligorio, fu realizzata nel 1572, vi è un mito che circonda la realizzazione di questa opera, la leggenda vuole che per omaggiare la presenza nella villa di papa Gregorio XIII, la fontana fu costruita in una sola notte, cosa poco credibile vista la complessità dell’opera, l’unica cosa certa è che il papa apparteneva alla famiglia Boncompagni e che questa aveva sullo stemma raffigurati dei draghi. Al centro della vasca vi è un gruppo scultoreo formato da quattro draghi, dalle cui bocche esce uno zampillo, posizionati in circolo e in modo tale da darsi le spalle, dal centro del cerchio si alza verso il cielo un potentissimo schizzo d’acqua. Alle spalle della fontana è posizionata una nicchia che contiene una superba statua d’Ercole, tutto il complesso simboleggiava l’undicesima fatica di Ercole, che per prendere i pomi d’oro dal giardino delle Esperidi uccide il drago Ladone. La fontana in origine aveva una eccezionale caratteristica data da complicatissimi meccanismi idraulici ideati e realizzati da Tommaso da Siena, riproduceva suoni molto particolari che simulavano spari, scoppi, tuoni, crepitii, esplosioni, colpi di armi da fuoco persino colpi di cannone, in definitiva una “Girandola di rumori” che imitavano vari tipi di esplosioni e ordigni da fuoco, tutto questo, sembra, per ispirarsi a ciò che avveniva a Castel Sant’Angelo a Roma, solo che qui venivano riprodotti solo con l’acqua.

 La fontana della Civetta

La Fontana della Civetta

La Fontana della Civetta o degli Uccelli, è situata al termine di un viale, lo stesso che porta alla fontana dei Draghi, fu costruita da Raffaello Sangallo su progetto di Giovanni del Duca, possiede un mirabile e complicatissimo meccanismo che sfruttando unicamente l’acqua in caduta, permetteva a degli uccelli, di metallo, di comparire improvvisamente su dei rami di bronzo e si sentiva nell’aria un suono che ne imitava il cinguettio, periodicamente un altro meccanismo faceva apparire una civetta e quando quest’ultima cominciava a cantare gli uccelli sparivano, come impauriti; ovviamente il ciclo, una terminato, poteva ripartire dall’inizio. Molti scrittori hanno lasciato una testimonianza di questo mirabile congegno che è andato perduto nel tempo anche se, da qualche anno, è stato ricostruito un meccanismo che ricorda quello originale. Purtroppo molte altre parti della fontana sono andate perse, nel ninfeo centrale non ci sono più i mosaici, sono andati perduti per sempre gli altorilievi, i Fauni e i Satiri realizzati da Ulisse Macciolini da Volterra, quello che possiamo vedere, al centro della nicchia, è uno zampillo che scendendo forma una cascatella su due livelli, sono rimaste due colonnette in mosaico sulle quali sono avvolti delle viti con dei pomi, sopra le stesse sono poste due statuine a figura femminile. In alto, a dominare tutta la scena vi è lo scudo di Ippolito e anche qui non mancano i simboli Estensi, gigli e aquila, che ornano la parte alta.

 Fontana di Prserpina

Fontana di Proserpina

Fontana di Proserpina, è posizionata vicino alla fontana della Civetta ma su un piano diverso, la fontana presenta un ninfeo centrale e due nicchie laterali, il progetto originale di Giovanni Alberto Galvani, prevedeva nel ninfeo centrale la statua di Aretusa ed altre ninfe mentre agli angoli dovevo esserci le statue di Cesare, di Augusto, di Traiano, e di Adriano, non per niente il nome originale era fontana degli Imperatori, ma tutto questo rimase soltanto sulla carta in quanto niente di ciò fu realizzato. Nel diciassettesimo secolo nella fontana fu posto un gruppo, realizzato in stucco, che ricordava il mito di Plutone che rapisce Proserpina, con un carro a forma di conchiglia e trainato da cavalli, facevano parte dell’impianto dei delfini che agitano le acque e due Sileni che suonano delle arpe marine, ma anche di questo non rimane quasi nulla, conosciamo quest’opera tramite un’incisione di Venturini che è giunta sino a noi.

 Fontana dell'Organo

La Fontana dell’organo

La Fontana dell’Organo, come si può immaginare, il nome deriva dall’eccezionale meccanismo idraulico che faceva suonare un vero e proprio organo, la sua costruzione iniziò nel 1568, il progetto è firmato, ancora una volta, dal nostro architetto Pirro Ligorio, si tratta di un edificio, che si potrebbe definire barocco, la cui facciata è decorata con motivi floreali, sirene, vittorie alate, conchiglie marine e con gli immancabili simboli araldici, Pirrin del Gagliardo realizzò quattro colossali telamoni a sostenere uno pseudo-arco, al centro fu posto un abside che in origine ospitava la statua di Madre Natura, ora posta in un altra parte della villa, a destra e a sinistra dell’abside vi sono due nicchie, una per lato, contenenti la statua di Apollo e quella di Diana, la fontana termina con una vasca contornata da una balaustra a colonnine. Il cardinale Alessandro d’Este fece aggiungere, nell’abside, un piccolo tempio o edicola, tanto perché non voleva farsi mancare nulla, lo fece realizzare dal Bernini, la piccola struttura doveva proteggere l’organo idraulico che fu realizzato da Claudio Venard. Il meccanismo, molto particolare ed ingegnoso, che ideò il francese si basava fondamentalmente sulla caduta delle acque per la forza di gravità, attraverso una tubatura l’acqua precipitava in una cavità sotterranea a volta, comprimendo, in questo modo, l’aria presente nell’ambiente e si veniva a formare un forte getto d’aria che, forzato in un condotto, funzionava da mantice, facendo entrare l’aria nelle canne dell’organo. Vi era poi un altro getto d’acqua, molto potente, che andava ad azionare un cilindro dentato, i denti di quest’ultimo spingevano i tasti dell’organo diffondendo intorno delle soavi melodie, dei difficili e laboriosi restauri hanno permesso, in questi ultimi anni, che l’organo tornasse a suonare. Anche in questo caso si può accennare un aneddoto, sembra che papa Gregorio XIII, rimase tanto sbalordito ed incantato da quelle melodie che non volle credere al meccanismo e andò a controllare personalmente, voleva la certezza che nessun essere umano stesse suonando.

 Fontana di Nettuno

La Fontana di Nettuno

La Fontana di Nettuno, è sicuramente la più imponente fontana della villa ma, non tutti sanno che è anche la più moderna, fu realizzata, infatti, nel 1927 ad opera di Attilio Rossi e Emo Salvati fu costruita per restaurare o, per meglio dire, sostituire la suggestiva cascata del Bernini, ormai in degrado per circa due secoli e praticamente irrecuperabile, la cascata Berniniana si può vedere ormai soltanto nei disegni di Fragonard e nelle incisioni di Venturini, comunque l’artista che ha realizzato quest’opera è riuscito ad armonizzare i piani diversi creando un filo conduttore tra la fontana dell’Organo sovrastante e le Peschiere. La parte parte alta della fontana coincide con la balaustra del piazzale antistante la fontana dell’Organo a di sotto del quale sono stati ricavati ben tre ninfei comunicanti tra di loro, quello centrale e caratterizzato da una rumorosa cascata che ricorda quella Berniniana, quelli laterali sono formati da ventagli d’acqua, i tre ninfei sono conosciuti anche come grotte delle Sibille. Dalla base dei ninfei prendono vita dodici vigorosi zampilli d’acqua posizionati sei da un lato e sei dall’altro della cascata centrale, la quale arriva su un bacino più basso e qui si divide in tre più piccole, una centrale e due laterali. Al di sotto di questa cascatella centrale è posizionato un altro ninfeo, che racchiude un grande busto di Nettuno, il quale originariamente doveva fa parte della fontana del Mare che doveva essere posizionata dalla parte opposta delle peschiere e che non fu mai costruita. Tutta questa massa d’acqua va a ricadere in un ampio bacino posizionato appena sotto il ninfeo, ai due lati del quale partono due altissimi e potentissimi getti d’acqua, più in basso sono posizionate una serie di vasche una più bassa dell’altra che hanno il compito di raccogliere l’acqua debordante di quella superiore, in questo modo le acque si calmano fino a giungere nell’ultima vasca e da qui nelle peschiere.

 Le Peschiere

Le Peschiere

Le Peschiere, come detto, ricevono l’acqua dalla fontana del Nettuno, sono tre bacini rettangolari posti in successione tra una vegetazione rigogliosa, otto zampilli per vasca, uscenti da vasi posti lungo i bordi, animano le loro acque, non deve ingannare il fatto che stiamo parlando di fontane in realtà le Peschiere hanno una profondità di ben quattro metri, infatti in origine venivano utilizzate per allevare alcune specie pregiate di pesci di acqua dolce, in questo modo si dava la possibilità, a coloro che soggiornavano nella villa, di compiacersi dei piaceri della pesca e di poter godere, a tavola, di pesce fresco, oggi nelle vasche sono presenti carpe di notevoli dimensioni.

 Fontana di Arianna

Fontana di Arianna

Fontana di Arianna, è posizionata quasi al centro della terrazza panoramica, quella che apre la visuale verso la campagna circostante, delle statue che facevano parte del gruppo marmoreo non si hanno notizie, non si sa in quale meandro siano andate a finire, forse distrutte o forse fanno bella mostra di loro in qualche abitazione privata, l’unica certezza è che non ci sono più, comunque la fontana prende nome dalla statua di Arianna dormente che era stata posizionata nella nicchia centrale.

 Fontana dell'Abbondanza

Fontana dell’Abbondanza

Fontana dell’Abbondanza o Fontana della Madre Natura, è poggiata sul muro di cinta a fianco dell’ingresso originale della villa, è in travertino ed è caratterizzata da tante mammelle da ogni una delle quali esce uno zampillo d’acqua, copia della diana di Efeso fu commissionata da Ippolito II e realizzata da Gillis Van den Vliete, come si è detto era posizionata nella nicchia centrale della fontana dell’organo, Alessandro d’Este la fece spostare per fare posto a quel piccolo tempietto che protegge l’organo idraulico. La statua ha uno sfondo lavorato in tartaro tiburtino, un materiale di concrezione calcarea usato più volte all’interno del giardino.

 Fontane delle Mete

Fontane delle Mete

Fontane delle Mete o Rustiche, si tratta di un gruppo di due fontane situate nella parte bassa del giardino e poste al centro di due aiuole, ogni una è composta da tre grandi massi soprapposti e circolari, messi in ordine decrescente, sulla loro sommità e posto lo zampillo, le rocce sono completamente ricoperte di muschio. Nasce una diatriba fa gli studiosi, infatti alcuni affermano che le due fontane simboleggiano la fontana della Meta Sudans di Roma, quella che era posta tra l’arco di Costantino ed il Colosseo, altri invece sostengono che questa affermazione è del tutto fantasiosa e priva di qualsiasi riscontro reale.

Dal 2001 Villa d’Este è stata riconosciuta dall’U.N.E.S.C.O. patrimonio dell’umanità

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