Villa Adriana

by / lunedì, 28 Settembre 2015 / Published in Archeologia1, Il blog

L’antica città di Tibur, oggi Tivoli, che Virgilio denominò Tibur Superbum, vanta origini più antiche di quelle di Roma, poiché fu fondata, perlomeno così ritengono molti storici, nel 1265 a.C.. Nei suoi pressi, in un panorama di serena e inusitata bellezza aperto verso i monti tiburtini da un lato e dall’altro verso la pianura e in direzione di Roma, sorge Villa Adriana, voluta dall’imperatore Adriano, fu costruita tra il 118 e 138 d.C. e che, con la sua estensione di circa centoventi ettari, fu la più vasta, la più importante e la più fastosa delle ville imperiali, basta pensare che la superfice dell’antica Pompei è di circa quarantaquattro ettari, dista dalla capitale circa ventotto chilometri o, per meglio dire, diciassette miglia romane. Adriano nacque a Italica, presso Siviglia in Spagna, il 24 gennaio del 76 d.C. morì a Baia il 10 luglio del 138, fu adottato da Traiano, che era il cugino del padre. Alla morte di Traiano, Adriano, nome latino completo: Publius Aelius Traianus Hadrianus, gli successe nell’Impero nel 117 d.C. e fece edificare la villa come residenza imperiale extraurbana, “Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli ove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi.” Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5; autore sconosciuto.

Adriano Imperatore.

Come si è detto Adriano fu proclamato imperatore nel 117 d.C., all’età di quaranta anni, subito si dedicò a risolvere le problematiche militari che Traiano aveva lasciato irrisolte, da uomo letterato e colto, preferì difendere i confini anziché dedicarsi a grandi progetti di conquista. Cercò di semplificare le leggi e tutti i meccanismi atti a reggere l’impero, oggi diremmo che ha provato, a volte riuscendoci, a snellire la burocrazia dello stato, ciò però non gli impedì, quando fu necessario, a mettersi alla testa delle guarnigioni, calcolando e studiando strategie insieme ai suoi consiglieri, riuscendo ad ottenere eccellenti vittorie. Dal 121 d.C. iniziò a ispezionare in prima persona le province dell’impero, i suoi viaggi durarono molti anni, in Germania riorganizzo l’esercito; in Britannia face costruire il “famoso Vallo” per difendere i confini; in Gallia riorganizzò la viabilità facendo costruire ponti e strade. A Roma fece ristrutturare il Pantheon che subì gravi danni per causa di un incendio, progettò e diede inizio alla costruzione del tempio di Venere, si fece costruire una mastodontica tomba sulla riva destra del Tevere e il ponte Elio per raggiungerla, il Mausoleo di Adriano, appunto, sulle basi del quale fu edificato Castel Sant’Angelo. In Egitto intraprese la costruzione di una nuova città, che permise il collegamento tra il Nilo e i mercati del Mar Rosso attraverso antiche vie carovaniere, la denominò Antinopolis, sul perché di questo nome nasce un mito, la leggenda vuole che in questi luoghi morì Antinoo, un giovane bellissimo, che era un fedele accompagnatore dell’imperatore, alcuni aggiungono amante, è in suo ricordo che avrebbe chiamato in questo modo la nuova città. Il suo capolavoro fu però la villa che fece costruire, su una precedente costruzione, nei pressi di Tivoli, dove sembra che trascorse gli ultimi anni della sua vita contornato da letterati, filosofi e artisti. Morì nel 138 d.C., dopo circa ventidue anni di regno, lasciando il suo impero, ormai consolidato, nelle mani di Antonino Pio, nome latino di nascita: Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius.

La Villa

L’area che l’imperatore scelse per la costruzione della sua residenza si sviluppava tra le valli formate dai canali di Roccabruna a ovest e dell’Acqua Ferrata a est, che poi riunendosi, contribuivano ad alimentare l’Aniene; quindi questa era una zona ricchissima di acque, non a caso passano di qui quattro degli undici acquedotti imperiali che servivano Roma, precisamente l’Anio Vetus, l’Anio Novus, l’Aqua Marcia e l’Aqua Claudia. Oltretutto Adriano, come tutti i Romani, conosceva e apprezzava le acque Albule, che sgorgano nelle vicinanze, nella località che oggi è conosciuta come Bagni di Tivoli, inoltre, nei dintorni, cosa sicuramente utile, vi erano numerose cave di materiali da costruzione, tra cui il tanto apprezzato travertino e le necessarie materie prime quali il tufo, la pozzolana e il calcare. Sul terreno scelto dall’imperatore sorgeva una villa repubblicana, comprensiva di una vasta proprietà terriera e di edifici rustici che sicuramente erano utilizzati per la gestione del fondo. Non è chiaro come Adriano venne in possesso della proprietà, alcuni storici propendono a credere che fosse un’eredità pervenuta alla moglie Vibia Sabina, altri, invece, sono convinti che l’imperatore stesso comprò il sito nel medesimo anno in cui prese le redini dell’impero; i dubbi rimangono, la cosa che sembra certa è che il Palazzo Imperiale si sviluppo dal nucleo più antico e che, tale parte centrale, resterà sempre il cuore della “Villa”. Adriano amava molto, almeno così ci tramandano fonti storiche e letterarie, l’architettura e quindi sicuramente nell’impianto della villa, la struttura appare come un ricco complesso di edifici estesi su tutta l’area, vi è la sua personale partecipazione, ciò si può evincere facilmente dalla presenza di assetti e profili architettonici che differiscono molto dalle tradizionali forme architettoniche che erano di attualità in quel periodo. Il complesso comprende edifici residenziali, terme, ninfei, padiglioni, giardini disposti il modo non conforme a quegli allestimenti che solitamente si trovano nelle ville di quell’epoca. La caratteristica più sorprendente è che i vari edifici erano collegati fra loro, oltre che da normali strade e percorsi di superficie, anche, per i servizi, da una rete viaria sotterranea sia pedonale sia carrabile. Un altro gioiello architettonico è tutto il sistema di canalizzazione delle acque, un intricato e ricercato impianto sotterraneo permetteva il rifornimento idrico a tutte le piscine, i ninfei, ai giochi d’acqua e alle fontane presenti nella villa, anche le fognature erano frutto di uno studio elaborato e complesso. Considerando che le notizie, per quanto riguarda i vati momenti costruttivi della villa, che sono pervenute sino a noi sono poche, alcune leggende hanno preso piede col trascorrere degli anni, una in particolare deriva da una biografia tardo-antica scritta da Elio Sparziano in cui si afferma che l’imperatore volle riprodurre nella sua villa i luoghi e i monumenti più famosi che aveva visitato nei suoi viaggi. Ciò si deve intendere soltanto come orientamento poiché gli edifici della villa presentano tutti caratteristiche innovative, in conclusione, Adriano visitò, tra gli altri luoghi, il Pecile, l’Accademia, il Pritaneo e il Liceo di Atene, la valle di Tempe in Tessaglia, Canopo in Egitto, ma non li fece riprodurre fedelmente bensì da questi modelli ottenne creazioni originali, l’equivoco, privo di riscontri storici, forse è nato dal fatto che assegnò quei nomi alle costruzioni che fece eseguire. Cerchiamo di fare ora una piccolissima analisi degli edifici e delle costruzioni presenti nella villa, se qualcuno vuole approfondire il tema, può visitare il sito della Dottoressa Marina De Franceschini, http://www.villa-adriana.net/, è sicuramente il sito migliore che si possa trovare su Villa Adriana poiché affronta l’argomento con studi molto approfonditi e particolareggiati, in alternativa potete leggere le sue eccellenti pubblicazioni.

  • Il Pecile, si rifà alla Stoà Poikìle, portico dipinto, che si trovava nell’Agorà di Atene, si tratta di una grande piazza colonnata di forma quadrangolare di circa duecentotrentadue metri per novantasette metri, presentava i lati corti curvilinei e aveva un giardino centrale con piscina, circondata da un portico. Un’iscrizione giunta sino a noi attesta che era destinato alle passeggiate.

  • Il Canopo, rievoca il braccio del fiume Nilo che collegava la città di Canopo, famosa per il tempio di Serapide, con Alessandria, è formato da un lungo canale, circa centodiciannove metri per diciotto metri, con il lato nord curvo, circondato da un colonnato con architrave; lungo il lato ovest le colonne sono sostituite da sei cariatidi, quattro delle quali, sono copie Romane di quelle dell’Eretteo sull’Acropoli di Atene, le ultime due raffigurano dei Sileni; verso il lato curvo furono poste altre statue, che alcuni studiosi hanno identificate come quella del Nilo, del Tevere e di un coccodrillo; infine tra gli spazi delle colonne furono collocate le statue di Ares, di Athena, di Hermes e quelle di due Amazzoni. Al termine del canale, lato sud, vi è una piscina rettangolare che termina con quattro colonne sormontate da una cornice, alla fine della vasca è posto un grande ninfeo, il Serapeo, a esedra semicircolare e volta a botte, in cui trova posto il triclinio imperiale, qui si tenevano i banchetti che sicuramente offrivano momenti spettacolari per i giochi d’acqua che si formavano intorno ai commensali.

  • Il Teatro Marittimo, fu una delle prime costruzioni della villa ma il nome fu dato dagli archeologi che scoprirono e studiarono il posto, la struttura fu edificata presso la villa repubblicana, già esistente, è una costruzione molto particolare di un solo piano costituita da un pronao, andato completamente distrutto; attraverso un atrio si giungeva a un portico circolare con colonne di stile Ionico che sorreggevano una volta. Il portico si affacciava su una piccolissima isola, di circa quarantacinque metri di diametro, sulla quale era costruita una piccola residenza con tanto di atrio, di portico, di giardino, di stanze, di piccole terme, di latrine e di fontana. La cosa curiosa è che non è stata trovata nessuna traccia di un ponte permanente in muratura, quindi è probabile che occorresse, per non bagnarsi, usarne uno mobile, è plausibile che questo luogo, vista la fattura e la posizione, fosse destinato al ritiro e agli studi cui Adriano amava dedicarsi.

  • Le Grandi Terme, è un complesso termale che alcuni studiosi pensano destinato al personale di servizio della villa.

  • Le Piccole Terme, è anch’esso un complesso termale, decorato con grande ricchezza e ricercatezza, forse proprio per questa eleganza destinato solo alla famiglia imperiale e agli ospiti più illustri.

  • Vestibolo, è un edificio posto tra le piccole e le grandi terme, non tutti sono d’accordo dell’uso, forse ginnasio o può darsi larario, centro di culto imperiale, o chissà, per tutte e due gli usi.

  • Pretorio, si tratta di un grande edificio, a più piani, probabilmente a uso sia di magazzini sia di abitazione del personale di servizio.

  • Sala dei Filosofi, è posta tra il Pecile e il Teatro Marittimo, in cui è presente un accesso diretto, consiste in un’estesa aula rettangolare, nonostante il nome dato dagli scopritori, probabilmente era una biblioteca.

  • Cento Camerelle, sono una serie di stanze su più piani sulla parte occidentale del Pecile, sono collegate agli edifici sovrastanti mediante gallerie ipogee vista la loro posizione e i passaggi sotterranei si presume che fossero le abitazioni per gli schiavi e per i soldati.

  • Stadio, è in realtà un vasto ninfeo a forma di stadio, è composto da un giardino con portico e un gruppo di tre ambienti: una fontana, un’area centrale e una vasca.

  • Piazza d’Oro, si tratta di un complesso di edifici a uso di rappresentanza, è uno dei più belli della villa, si entrava tramite un vestibolo con pianta ottagonale, nelle cui pareti sono presenti nicchie sia di forma semicircolare sia rettangolare, ha una copertura a cupola sorretta da archi che poggiano su delle mensole, dal vestibolo si accedeva a due locali di forma quadrata con una volta a crociera. Sempre dal vestibolo si entrava nel peristilio che era circondato da un portico a due navate, nella cui area centrale vi era una lunga vasca, ai lati della quale vi erano dei giardini. Sul lato sud vi sono altre costruzioni che comprendono un cortile centrale a pianta ottagonale, vi era, poi sul lato di fondo, un ninfeo semicircolare, con nicchie rettangolari e semicircolari, occupate da fontane.

  • Sala dei Pilastri Dorici, si tratta di uno spazioso ambiente di forma rettangolare di circa trentadue metri per ventitré metri, si trattava di una Basilica, all’esterno vi era un portico con colonne che presentano basi e capitelli di stile dorico, la sala aveva una particolare caratteristica al centro vi era un secondo piano in cui erano inserite spaziose finestre, il soffitto probabilmente era formato da una volta a padiglione.

  • Palazzo Invernale, è un complesso di edifici che racchiudeva un vasto cortile porticato, il quale era formato da quaranta colonne di marmo che poggiavano su di un podio, al di sotto del quale vi è un criptoportico che mostra una caratteristica particolare, sul suo intonaco si possono ancora vedere dei graffiti e delle firme di visitatori celebri tra cui il Piranesi.

  • Sala del Trono, è una grande sala con un’abside, a cui si accede attraverso stanza di forma rettangolare con un corridoio per lato e due colonne all’ingresso, si presume che fosse destinata alle sedute ufficiali della corte imperiale.

  • Caserma dei Vigili, si tratta di un edificio di piccole dimensioni esterno al Palazzo, era formato da due ali ogn’una di tre ambienti con volta a crociera e si affacciavano su un cortile di forma rettangolare, vi era la presenza di un secondo piano che poggiava su delle mensole. Nonostante il nome era forse usato come abitazione dalla servitù.

  • Edificio con tre Esedre, si tratta di un vasto ambiente che presenta una considerevole decorazione in marmi pregiati, è identificata, da alcuni archeologi, come sala per i banchetti ufficiali, l’edificio è caratterizzato da tre esedre con portico e da fontane.

  • Accademia, e un edificio del tutto indipendente situato sulla collinetta che sovrasta il Canopo, oggi si trova su di un terreno privato, benché qui si siano fatti importantissimi ritrovamenti, tra cui, il Satiro in marmo rosso antico, i Centauri in marmo nero e il mosaico delle colombe. L’ambiente che si conserva meglio è il presunto tempio di Apollo, un’ampia sala semicircolare con semicolonne in laterizio, anche qui troviamo la presenza di nicchie sia semicircolari sia rettangolari.

  • Cortile delle Biblioteche, sicuramente si tratta della zona più antica del Palazzo, un vasto peristilio con un ninfeo di età repubblicana, a nord del suddetto cortile vi sono due edifici, ritenuti, da alcuni studiosi, biblioteche, molto più probabilmente si tratta di due triclini estivi che erano collegati tra di loro attraverso un portico e circondati da altri piccoli ambienti. La cosiddetta Biblioteca Latina è formata da un vestibolo e da due sale la prima delle quali è a pianta quadrata, presenta, quelle che sembrerebbero, alcove, il soffitto è formato da una volta a crociera, la seconda, quella più interna, ha un’abside e una copertura con volta a botte. Anche la cosiddetta Biblioteca Greca è costituita da due sale, nella prima si trovano quattro alcove ed è coperta con una volta a crociera, la più interna presenta un secondo piano, tre alcove e, anch’essa, una volta a crociera.

  • Villa repubblicana, si trova a sud del Cortile delle Biblioteche, probabilmente si può datare alla fine dell’XI secolo a.C., ma vi sono almeno altri due periodi costruttivi, uno risalente alla prima metà del I secolo a.C. e l’altro all’età augustea. La villa ha un podio al centro del quale vi è un passaggio che da accesso a un criptoportico sotterraneo a quattro bracci con pavimento in mosaico, la volta era decorata con tessere di marmo e di pasta vitrea con motivi animali e vegetali. Sul piano superiore strutture repubblicane si mischiano ai rifacimenti fatti eseguire da Adriano, esse avevano ruolo di rappresentanza e delineavano un’importante parte del Palazzo Imperiale.

  • Torre di Roccabruna, si tratta di una costruzione posta su una collinetta a sud ovest del Canopo, esternamente è a pianta quadrata l’interno e formato da una stanza ottagona che a sua volta contiene tre alcove alternate a tre nicchie semicircolari, esisteva anche un secondo piano probabilmente terminante con una cupola. L’edificio, a forma di torre e costruito sia in mattoni sia in tufo, si trova isolato da tutti gli altri in una posizione oltremodo panoramica.

  • Terme con heliocaminus, è sicuramente il più importante complesso termale incorporato nella villa Imperiale, oltre a un classico calidarium, con vasca semicircolare, a un frigidarium e una piscina porticata, vi è una sala molto particolare, identificata come ambiente con heliocaminus, in sostanza riscaldata dal sole, questo per la presenza di grandi finestre presenti sul lato ovest. Ciò però contrasta con l’impianto di riscaldamento ad aria calda presente nella stanza, quindi c’è chi è propenso a credere che fosse semplicemente dedicata ai bagni turchi, o, forse, sfruttava entrambi i sistemi… La vasca è grande e circolare coperta da una cupola a cassettoni.

  • Terrazza di Tempe, molti archeologi l’hanno identificata come il vestibolo principale della villa, si tratta di uno spazioso belvedere, a cui lateralmente sono abbinati degli ambienti, da alcuni identificati come posti di guardia dei pretoriani, sembra che la vallata che domina, fu chiamata da Adriano con il nome della rinomata valle della Tessaglia.

  • Ospitali, si tratta di cinque stanze quasi sicuramente usate come dormitori dai pretoriani che difendevano l’ingresso del Palazzo Imperiale, i pavimenti erano a mosaico con motivi vegetali e geometrici, vicino ci sono le latrine e un grande ambiente.

  • Tempietto di Venere, si tratta di un piccolo tempietto a pianta circolare edificio templare di modeste dimensioni, a pianta circolare, incluso in un’esedra semicircolare, qui è stata ritrovata una copia Romana dell’Afrodite, Venere, di Cnidia di Prassitele.

  • Teatro Greco, è un edificio per spettacoli, il suo diametro e di circa trentasei metri, resta visibile parte della cavea e un ambulacro.

Dopo la morte di Adriano la villa fu utilizzata dai suoi successori, come dimostrano i bolli laterizi relativi ad alcuni restauri del III secolo, e il ritrovamento dei busti di Antonino Pio, di Lucio Vero, di Marco Aurelio, e di Elagabalo, ma, gli eredi dell’Imperatore preferivano risiedere a Roma e il vasto complesso Tiburtino fu utilizzato quasi esclusivamente come luogo di villeggiatura. Col passare del tempo la villa fu gradualmente abbandonata e nel Medioevo, come sempre accadeva, fu ridotta a cava di materiali da costruzione di pregio, furono asportati mosaici, marmi, decorazioni varie e fu utilizzata come riserva in cui prendere e bruciare le sculture e i marmi per ricavare la calce, i terreni furono impiegati per l’agricoltura. L’oblio durò circa novecento anni finché nel 1450 il sito fu di nuovo identificato come la fastosa residenza dell’imperatore Adriano, una decina di anni dopo cominciarono gli scavi sistematici, ovviamente tali operazioni, come succedeva all’epoca e nei secoli successivi, erano mirate esclusivamente al recupero di opere d’arte, più o meno preziose per poi commerciarle o per arricchire qualche collezione privata. Fu così che le opere ritrovate nella villa furono disperse per il mondo, si calcola che possono essere oltre duecento, anche il cardinale Ippolito II d’Este, appassionato arte Romana, prelevò grandi quantità di materiali, per mano di Pirro Ligorio, che furono destinati sia alla sua villa di Tivoli, “Villa d’Este”, sia a quella di Roma. Fortunatamente, tra i mali spesso bisogna accontentarsi del minore, non tutte le opere sono disperse in collezioni private o all’interno di qualche palazzo rinascimentale e quindi si possono ammirare opere prelevate dalla “Residenza Imperiale” nei musei Vaticani, in quello Capitolino, nel museo nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, in quello di Villa Albani, nella Galleria Borghese, nel British Museum di Londra, nell’Antiquarium di Berlino e inoltre nei musei di Dresda, di Stoccolma e San Pietroburgo. E d’uopo un’annotazione, a Pirro Ligorio si deve il primo rilievo topografico della villa, eseguito 1560 circa, ora conservato nella biblioteca di Windsor. Finalmente alla fine del 1870 il governo italiano acquistò gran parte dei terreni, alcune strutture, l’accademia, il tempio cosiddetto di Apollo, il Grande Trapezio ecc., sono ancora oggi su terreni privati. Subito cominciò un’accurata e sistematica esplorazione della villa, così rividero la luce le molte e stupende opere architettoniche volute da Adriano. Splendide, ricche e straordinarie erano le decorazioni architettoniche, pittoriche, musive e scultoree presenti nella Villa di Adriano ma, ciò che sorprende di più è la progettazione e la realizzazione delle strade, dei percorsi e delle gallerie sotterranee, che erano illuminate, anche, da pozzi circolari scavati nella roccia, tali ipogei, sembra, si estendono per oltre quattro chilometri, la loro esistenza e già registrata sulle piante del Contini e del Piranesi del XVII e XVIII secolo. Le strade carrabili potevano, come dice il nome, essere percorse dai carri che portavano gli approvvigionamenti alla villa e collegavano i vari edifici; il Grande Trapezio, un percorso a forma di trapezio destinato al traffico dei carri; le vie pedonali che permettevano il passaggio da un edificio all’altro. Con un po’ si fantasia si può immaginare il frenetico andirivieni delle centinaia di persone che si occupavano di tutti servizi, dall’approvvigionamento della legna per le terme a quello del cibo per le tavole e, tutto ciò avveniva nel sottosuolo, senza che l’imperatore, la corte, gli ospiti vedessero o sentissero nulla. Non bisogna poi dimenticare l’efficiente rete fognaria, gli acquedotti, le tubazioni e le condotte che portavano l’acqua utilizzata per le esigenze di tutto il complesso, dalle terme, alle fontane, ai ninfei, in definitiva una rete sotterranea di servizi progettata con una sapienza ingegneristica, non certamente comune per il periodo, che si sintetizzava in opere di elevate prestazioni. La villa di Adriano ha ancora molto da dirci se qualcuno continuerà a studiare, i sotterranei, le strutture e gli edifici visibili, l’auspicio è che si proseguirà a scavare i terreni che sicuramente ancora celano segreti da individuare. Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell’umanità, con la seguente motivazione: “Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell’antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell’architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo”.

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