Un eroe Troiano, Ettore.

by / lunedì, 12 giugno 2017 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Ettore, eroe della mitologia greca, era figlio di Priamo, re di Troia e di Ecuba, fu sposo di Andromaca e padre di Astianatte. Il mito di Ettore fu frutto, quasi esclusivo, della fantasia di Omero, l’eroe troiano è ben presente nell’Iliade, ma, non compare quasi mai, o soltanto marginalmente in altri cicli epici o nelle tragedie greche. È sicuramente uno dei più nobili protagonisti dell’Iliade, è l’unico eroe non semidio, la sua forza e il suo eroismo irrompono unicamente dalla sua umanità in continua sfida con se stessa. Ettore era il primogenito dei diciannove figli di Priamo avuti con Ecuba, ma, il re di Troia, ebbe tre mogli Arisbe, fu la prima che fu ripudiata dopo la nascita di Esaco, Ecuba fu la seconda e la terza fu Laotoe. Priamo, come qualsiasi altro re, aveva pure delle concubine e alla fine collezionò, in totale ben cento figli, ventiquattro sono quelli menzionati da Omero, cinquanta maschi e altrettante femmine. Di questa enorme prole fecero parte varie figure mitologiche come: Cassandra, la veggente; Eleno, il traditore; Paride, il codardo; Polissena, che secondo alcune narrazione riuscì ad affascinare Achille; Licaone, prima venduto come schiavo e poi ucciso da Achille; Cromio, ucciso da Diomede, insieme a suo fratello Echemmone, nonostante fosse su un carro da guerra. Ettore, però, grazie al racconto di Omero incarnò il perfetto eroe, del tutto umano, ma con grande forza, coraggio, lealtà e onestà, tutte virtù racchiuse, in lui, da un involucro di generosità verso il prossimo. Prese parte alla guerra di Troia e divenne importante e strenuo difensore della città, fino alla sua morte che avvenne per mano di Achille, a sua volta furioso per l’uccisione di Patroclo. Ettore sposò Andromaca, la quale gli diede un unico erede, Astianatte, che fu ucciso dal figlio di Achille, Neottolemo durante la conquista di Troia. Nel racconto di Omero, l’Iliade, tutto cominciò con Paride, fratello di Ettore, che mentre era a Lacedemone, per una visita, rapì la bella Elena. Elena era moglie di Menelao, il re della città, il quale per avere giustizia, o meglio, vendetta, chiamò, insieme al fratello Agamennone, tutti popoli Achei a un’alleanza in base ad un patto stilato nel momento in cui Elena fu data in sposa al re Acheo. Prima ancora che iniziasse la guerra Timbreo, oracolo di Apollo, predisse a Ettore, che un combattimento contro Patroclo lo avrebbe portato inesorabilmente alla morte, dipartita che non sarebbe avvenuta direttamente nello scontro. Al fine di evitare che si avverasse la profezia Ettore fu accompagnato da Darete, con l’incarico di consigliere, il che si dimostrò del tutto inutile poiché quel consulente si svelò essere un traditore. Saputo che gli Achei erano giunti nei pressi della costa, i Troiani si schierarono lungo la riva per impedire l’approdo del nemico, nemico per altro bloccato sulle navi da un’altra profezia, il primo Acheo, che avesse messo piede sul terreno troiano, sarebbe stato anche il primo a essere ucciso. Quindi da una parte i Troiani erano schierati lungo le rive dall’altra i Greci non scendevano a terra per paura della profezia, la cosa andò avanti fino a quando Iolao scese dall’imbarcazione e cominciò a combattere, lo fece in modo valoroso, ma perse la vita per mano di Ettore, che riuscì a colpirlo con una lancia. Ettore, però, cercava un modo meno cruento per risolvere le questioni che erano in gioco, voleva evitare la guerra, quindi allontanandosi, per breve tempo, dal campo di battaglia parlò con fratello Paride, convincendolo a sfidare in duello direttamente Menelao. Forte di questo pronunciamento del fratello, Ettore si recò nel campo nemico proponendo il duello a Menelao, il vincitore avrebbe trattenuto Elena con sé e, chiunque fosse stato il trionfatore, si sarebbero stilati dei patti di amicizia tra i due popoli. Menelao accettò il duello, la disputa sembrava, così, risolta, ma si sa che gli Dei si divertivano a “Mischiare le acque” e così Afrodite, nel momento cruciale del duello mise il salvo Paride e la guerra, come sappiamo, proseguì per dieci anni. Ettore non si tirò indietro e molti furono gli Achei che morirono per sua mano, il nostro eroe ebbe pure il tempo di andare a incontrare la madre e la moglie, nonché il suo piccolo figlio, durante questi incontri non accettò né cibo né del vino, non voleva dimenticare la durezza della battaglia, riuscì anche a rassicurare Andromaca, che cercava di convincerlo a non tornare alla guerra. Ettore tornò agli scontri, uccise alcuni nemici tra cui Eioneo, che fu un agguerrito nemico di Troia, ancora una volta gli fu suggerito un duello per interrompere le ostilità, a proporlo, fu Eleno, il quale consigliato dagli Dei, propose una sfida fra i due guerrieri più valorosi degli opposti schieramenti. Ettore accettò e dopo un discorso di Nestore, nove eroi Achei decisero di accettare, fu eseguita un’estrazione tra i nove guerrieri e Aiace fu il prescelto. Il duello ebbe luogo con grande fervore e slancio, combatterono con le lance, con le pietre e infine con le spade, scontro proseguiva senza esclusioni di colpi, quando i presenti capirono, che i due contendenti si sarebbero uccisi a vicenda, si opposero alla continuazione della sfida e la contesa terminò in perfetta parità. I due eroi si scambiarono dei doni, che in qualche modo rientrarono, poi, negli episodi che vedranno la loro morte, Aiace ricevette da Ettore la spada con la quale si ucciderà, mentre quest’ultimo ebbe in dono una cintura. Un’altra battaglia vede il nostro eroe combattere contro Nestore e Diomede, lo scontro avvenne a viso aperto su due carri da guerra, questa volta intervenne Zeus in persona, il padre degli Dei decise di salvare Diomede, alzando una nebbia sul campo di battaglia permise al carro di Nestore e Diomede di allontanarsi dal combattimento. Diomede non aveva l’intenzione di abbandonare la sfida, non voleva che Ettore potesse vantarsi della sua paura, ma Nestore e Zeus, gli fecero cambiare idea. Nello scontro contro Teucro, abile arciere Acheo, a ogni freccia scoccata dal suo arco un nemico cadeva a terra morto, Ettore riuscì a evitare le frecce del nemico prima con la sua prontezza di riflessi e poi con l’aiuto divino, questi Dei proprio non volevano farsi gli affari loro. Alla fine della battaglia Teuco rimase ferito e riuscì a salvarsi grazie all’intervento di Aiace e altri guerrieri. Ancora uno scontro epico, Ettore contro Diomede e Ulisse, il nostro eroe cercò di ottenere, anche se a pagamento, qualche alleato e un tale Dolone disse di essere disposto a seguirlo. Egli, per compiere l’impresa che gli affidò Ettore, si recò presso il campo Acheo ma, cadde in tranello ben concepito da Ulisse, del resto il re di Itaca era famoso per le sue strategie e inganni. Dolone fu preso prigioniero e in seguito fu ucciso, l’impresa voluta da Ettore era fallita. Giorni dopo Ettore, seguendo il consiglio di Zeus, aspettò dei segni di stanchezza di Agamennone, nella battaglia che si stava svolgendo fra Greci e Troiani, appena il re acheo mostrò la volontà di abbandonare lo scontro, Ettore spronò i suoi alleati e avanzarono tra i nemici, così facendo molti, Achei e loro alleati, caddero privi di vita sul campo di battaglia. Morirono: Aseo, Autonoo, Opite, Dolope, Ofeltio, Agelao, Esimno, Oro e Ipponoo. Diomede, però intuì che lo scopo dei Troiani era di raggiungere le navi e quindi si mise a loro difesa insieme con Ulisse, anche se alla vista di Ettore furono pervasi dalla paura. Nell’Iliade Omero descrive quel momento con il commento di Diomede: “Su di noi precipita questa rovina, Ettore violento, dunque, su, resistiamo, respingiamolo a piè fermo.” La battaglia, però, fu a favore degli eroi Greci ed Ettore preferì fuggire su di un carro, scontrandosi con dei soldati nemici, evitò pure un nuovo confronto con Aiace, aggirandolo. L’eroe Troiano, nonostante che le condizioni erano divenute sfavorevoli, voleva raggiungere le navi, mentre Polidamante, convinto che sarebbe andato incontro a morte certa, convocò un consiglio di guerra. Asio, che voleva combattere subito, nel frattempo iniziò una cruenta battaglia e costrinse tutto l’esercito a seguirlo. “Perché tu tremi di fronte alla battaglia e alla guerra? Se anche noi altri infatti restiamo tutti uccisi accanto alle navi dei Danai, rischio non c’è per te di morire: tu non hai cuore da affrontare il nemico, da batterti in campo. Ma se lascerai la battaglia, o qualcun altro, frastornandolo con le tue parole, distoglierai dalla guerra, perderai all’istante la vita, trafitto dalla mia lancia.” Queste furono le parole di Ettore, ovviamente è ciò che scrive Omero nell’iliade, che usò per spronare i suoi alleati a combattere, nonostante che un cattivo presagio era apparso in cielo. Ettore, per primo, oltrepassò il muro imponente che i Greci avevano costruito per la difesa delle navi, spostò un pesantissimo masso e si ritrovò nel campo nemico insieme ai suoi alleati che lo avevano seguito. Qui dovette affrontare di nuovo l’infallibile arciere Teucro, ma i colpi di tutte e due andarono a vuoto, incontrò poi Aiace che riuscì a colpirlo con un grosso masso. Ferito e stordito Ettore fu portato in salvo da Glauco, ma, il nostro eroe, con l’intervento di Apollo, tornò alla battaglia guidando i suoi uomini, ancora una volta uno scontro con Aiace senza, ma entrambi riuscirono ad evitare la morte, Teucro cercò di colpire il Troiano ma, per mano di Zeus, l’arco si ruppe. Achille non partecipò alla battaglia per le controversie avute con Agamennone, (Vedi il mito di Achille) vide, però le navi bruciare da lontano, allora vestirono con i suoi panni e con le sue armi il suo amico Patroclo, che partì a capo dei Mirmidoni, l’esercito del Pelide. I Greci, grazie a questo espediente riuscirono a riprendere il controllo della spiaggia, Ettore che nel frattempo aveva ucciso Epigeo decise di affrontare Patroclo. Questi aveva ucciso molti Troiani, ma, senza saperlo, rivolse le armi anche contro Apollo, che si era unito alla battaglia, il Dio, oltre che a colpirlo duramente, gli fece sparire le armi, permettendo a Euforbo di ferirlo. Iniziò così uno scontro molto cruento tra Patroclo ed Ettore che vide il secondo vincitore, Patroclo, però, in punto di morte disse al Troiano che Achille lo avrebbe vendicato. Ettore per tutta risposta, con l’aiuto di Zeus e Ares indossò le armi del nemico, che in realtà erano di Achille, la premonizione si stava avverando Patroclo era morto e… La battaglia divenne confusa, i Troiani uccidevano chi tentava di recuperare il corpo di Patroclo, sul quale si stava compiendo uno scempio. “μὴ μὰν ἀσπουδί γε καὶ ἀκλειῶς ἀπολοίμην, ἀλλὰ μέγα ῥέξας τι καὶ ἐσσομένοισι πυθέσθαι.” “Ma non fia per questo che da codardo io cada: periremo, ma glorïosi, e alle future genti qualche bel fatto porterà il mio nome.” (Ettore, prima dello scontro con Achille, Iliade, traduzione di Vincenzo Monti). Achille, venuto a conoscenza della sorte del suo amico, scoppiò in un pianto che fu confortato da sua madre Teti, poi infuriato strinse una nuova amicizia con Agamennone e nonostante fosse privo di armi, si diresse contro Ettore ma, grazie all’aiuto di sua madre e del dio Efesto, l’eroe Acheo ebbe subito una nuova armatura e fiammeggianti armi. La predizione era giunta ormai al suo ultimo atto, Achille ed Ettore si trovavano l’uno contro l’altro, Atena fermò un colpo dell’eroe troiano mentre Apollo vece andare a vuoto gli attacchi dell’Acheo. Lo scontro fu rimandato e nel frattempo Achille uccise molti Troiani tra cui: Troo, figlio di Alastore; Deucalione, decapitato di netto con la spada; Rigmo, giovane condottiero trace; Licaone, figlio di Priamo; Asteropeo dei Peoni della Macedonia. La fura di Achille costrinse i troiani a rifugiarsi all’interno delle mura cittadine, fuori della città rimase solo Ettore. L’eroe Troiano voleva riscattare la morte di molti suoi compagni, di fatto avvenuta per il suo comportamento, ma sapeva che l’unico modo era sconfiggere il nemico, che sicuramente era più forte di lui. Ettore quando vide Achille furente e assetato del suo sangue, fuggì velocemente, tanto da rendersi inafferrabile, ma gli fu impedita l’entrata in città, nel frattempo Atena scese dall’Olimpo per tranquillizzare l’eroe Acheo. La Dea, con il permesso di Zeus, si recò poi dal Troiano con le sembianze di Deifobo, uno dei fratelli più cari a Ettore e riuscì a ingannarlo. Ettore decise così di ingaggiare il combattimento con Achille. Prima della battaglia il figlio di Priamo cercò di accordarsi con il Pelide per la sepoltura dello sconfitto, ma quest’ultimo rifiutò l’accordo asserendo che i leoni non trattavano con gli agnelli. Lo scontro fu durissimo, Achille sferrò l’attacco con la lancia ma, il suo colpo finì sullo scudo dell’avversario, Atena di nascosto raccolse l’arma e la riportò all’Acheo, Ettore chiamò Deifobo che ovviamente non accorse, l’inganno della Dea fu ormai chiaro al Troiano, a quel punto estrasse la spada per lo scontro finale. Achille, però, conosceva bene l’armatura che indossava Ettore, considerando che era la sua, colpì il Troiano nel punto che sapeva essere scoperto, vicino al collo, Patroclo era stato vendicato e la profezia si era avverata fino in fondo. L’eroe Troiano in punto di morte chiese al nemico di consegnare il suo corpo ai parenti, ma Achille aveva ben altro in mente. Ettore era morto, vari nemici si avvicinarono al suo corpo e lo colpirono ripetutamente, senza alcuno scrupolo. Achille, ancora furente, lo legò il Troiano con la sua cintura, quella che gli fu donata da Aiace, a un carro, dopodiché fece partire i cavalli e trascinò quel corpo per tutto il campo di battaglia. Non ancora soddisfatto, l’eroe Acheo pensò a quali successivi oltraggi potesse infliggere al corpo di Ettore, decise di compiere nuovamente alcuni giri con il carro attorno alla tomba dell’amico Patroclo, poi abbandonò quelle spoglie di nuovo nel campo greco. Priamo, con l’aiuto di Ermes riuscì a entrare nel campo Acheo e ad avvicinare Achille e lo supplicò affinché gli fossero restituite le spoglie del figlio, alla fine, anche perché Zeus e Apollo lo volevano, il corpo del prode Troiano fu restituito. Com’era uso, per la dipartita dei personaggi illustri, i Troiani festeggiarono con dei giochi, che durarono nove giorni, l’eroe Ettore. Il grande corteo funebre vedeva in prima fila Andromaca, Ecuba ed Elena, mentre il corpo, secondo una versione fu seppellito, per volere di Apollo, in una località greca tenuta segreta. Ettore durante la guerra di Troia riuscì a uccidere trentuno eroi Achei, nessun Troiano fece meglio di lui. Come per tutti i miti esistono varie versioni o, perlomeno, alcuni particolari sono raccontati in modo diverso a secondo dell’autore, come si è detto Omero è il maggior narratore delle sue gesta, ma, per esempio, Ettore secondo un’altra versione non morì nel duello contro Achille, la sua fine giunse per mano di Pentesilea, regina del popolo delle amazzoni. Dopo Omero il primo autore classico che ricordò Ettore fu Virgilio, che nell’Eneide lo fece apparire in sogno a Enea, Seneca inserì la figura dell’eroe Troiano nelle Troiane. Si passa poi al medioevo, in questo periodo Ettore divenne il modello del perfetto cavaliere, fu inserito nella lista dei cosiddetti “Nove Prodi”, nella cultura cavalleresca del XIV e XV secolo con questo termine era indicato un gruppo di eroi antichi, scelti per personificare gli ideali della cavalleria. Anche Dante lo citò nella sua Divina Commedia, lo inserì nel Limbo insieme agli “Spiriti Magni”, Ugo Foscolo lo fa comparire nel finale della sua opera i Sepolcri. Jean Giraudoux nel suo dramma, “La guerra di Troia non si farà” descrive Ettore come un convinto pacifista, mentre William Shakespeare ne parla nella sua opera Troilo e Cressida. Anche alcuni artisti, del calibro di Canoa, di Rubens, di Giorgio De Chirico e Thorvaldsen, furono ispirati dall’eroe Troiano. Non mancano neppure gli omaggi musicali all’eroe con le opere di Franz Schubert e Hector Berlioz. Ovviamente non esiste nessun riscontro storico sull’esistenza di Ettore, anche se alcuni archeologi ne cercano ancora le prove, molto più probabilmente in questo personaggio fu personificato l’ideale dell’eroe di quell’epoca, un umano e non un semidio, che non usò nessuno strumento magico, combatteva avversari temibili con coraggio e fierezza, ma a volte si ritirava e doveva ricevere degli incoraggiamenti. Un uomo valoroso e fiero, ma anche compassionevole e soprattutto sapeva onorare i nemici, un grande eroe e allo stesso tempo semplicemente un uomo.

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