THARROS

by / domenica, 23 aprile 2017 / Published in Archeologia, Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiare

 

THARROS

 

In Sardegna, nella provincia di Oristano ed esattamente nel comune di Cabras, si trova il sito archeologico di Tharros (in latino Tarrae, in greco antico Thàrras, Θάρρας). Il sito si trova nella propaggine sud della penisola del Sinis che termina con il promontorio di capo San Marco. Oltre a me nel 2016 ci sono stati oltre 100000 visitatori.

 

La città è stata fondata dai Fenici nel VIII secolo A.C. vicino al villaggio nuragico dell’età del bronzo di Su Muru Mannu (sopra al grande muro) sopra il quale fu impiantato il tofet che venne abbandonato dagli abitanti che collaborarono con i fenici alla costruzione del nuovo centro urbano.

Successivamente, durante la dominazione cartaginese, la città venne fortificata e ampliata conoscendo così un periodo molto florido dovuto all’intensificarsi dei rapporti commerciali con l’Africa, la penisola iberica e Massalia. Probabilmente in questo periodo fu capitale provinciale.

Nel 238 A.C. la città fu conquista dai Romani. Durante l’età imperiale furono costruite le terme e l’acquedotto e venne anche sistemata con un lastricato di basalto la sua rete viaria. La città ottenne anche lo status di municipium di cittadini romani.

Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente la città fu governata prima dai Vandali e successivamente dai Bizantini. Durante il giudicato di Arborea vennero trasferiti ad Oristano la sede vescovile. Costantemente sottoposta alle incursioni saracene in sito entrò in declino e fu definitivamente abbandonato intorno al 1050.

 

 

Oggi il sito archeologico affascina il visitatore sia per i resti visibili che per la sua posizione sull’istmo di Capo San Marco, con una splendida vista sul Golfo di Oristano.

La strada che porta all’entrata del sito archeologico sale lungo la collina di Su Muru Mannu, il grande muro. La strada entra nella cittadina di Tharros e prosegue verso la riva del mare passando dal centro dell’area dei templi. La prima strada a sinistra porta in cima alla collina da dove si vede il paese di San Giovanni gli stagni e le montagne in fondo. Su questa collina gli archeologi hanno riportato alla luce le prime tracce della fondazione fenicia di Tharros.

 

 

I resti di un villaggio nuragico sono la prova che la zona di Tharros era già abitata prima dell’arrivo dei fenici. Questi fondarono la citta instaurandovi un santuario all’aria aperta, il tofet (scritto anche tophet), segno per gli archeologi di un insediamento stabile. Tra i resti del villaggio nuragico, appoggiate sulla nuda terra, gli archeologi hanno trovato centinaia di urne contenenti ceneri di bambini e neonati misti a ceneri animali. La più vecchia deposizione si è potuto datare al VIII secolo A.C. . Il tofet fu usato fino all’arrivo dei romani. Sotto il dominio punico furono aggiunte anche delle stele (pietre votive). I romani hanno smantellato il tofet, riutilizzando le stele in altre opere, e vi hanno costruito un anfiteatro. Di questo anfiteatro non resta altro che un vago cerchio di pietre emergenti.

I Punici rafforzarono le mura di basalto, creando due muri con una trincea in mezzo a formare un bastione quasi imprendibile. Nelle mura costruirono un passaggio che poteva servire a sorprendere il nemico alle spalle quando questo si trovava davanti alla porta della città. I romani non avevano più bisogno delle fortificazioni e usarono la trincea come cimitero, sono stati ritrovati vari sarcofagi insabbiati.

Notevoli nella cittadina di Tharros sono le strade. Queste sono del periodo fenicio-punico con la pavimentazione fatta in arenaria. Più tardi i romani hanno lastricato queste strade con blocchi di basalto. In mezzo è stato creato un canaletto fognario che portava le acque verso il mare. Ai lati di queste strade sono visibili gli stipiti in basalto per far scorrere pannelli di legno e buchi per i perni delle porte.

 

Importante per la cittadina era il rifornimento di acqua dolce. I Fenici e i Punici avevano trovato una soluzione nelle bagnarole. Queste erano cisterne scavate nella roccia e servivano a raccogliere l’acqua piovana. Più tardi i romani costruirono un acquedotto ed un Castellum Acquae per garantire un buon rifornimento idrico. L’acqua arrivava da un pozzo poco lontano. I pochi resti dell’acquedotto sono visibili in prossimità della porta di Tharros. Del Castellum Acquae è ancora visibile una parte dell’originale pavimentazione.

Nel centro di Tharros si trovano le strutture più importanti. Le fondamenta del tempio, chiamato tempio monumentale, vicino ad un altro tempio a pianta semitica. Di questi templi sono rimaste solo le basi come pure nell’area delle due colonne dove sorgeva un terzo tempio. Delle due colonne non è nota la posizione originale. Quasi tutte le colonne che abbellivano la città di Tharros sono state portate via e riutilizzate per la costruzione di altri edifici. Un esempio di questo riciclaggio di materiale e la chiesa romanica di Santa Giusta. A nord e a sud del centro, in prossimità della riva si trovano strutture di terme romane, di cui le Terme di Convento Vecchio a sud sono le più grandi. Proseguendo oltre le terme di Convento Vecchio alla destra vi trova il Tempietto K.

 

Sul fianco della collina si trovano le fondamenta delle case, la zona abitativa, e le botteghe. Si può immaginare la strada piena di vita con tante botteghe dove si lavorava ceramica, legno, metallo ed altro. Lo stile nord-africano delle costruzioni è molto evidente; dei massi grandi squadrati con piccole pietre di riempimento senza l’uso di cemento. Degli incavi nei muri servivano a posizionare grandi travi di legno che sorreggevano dei soppalchi che permettevano di creare un secondo piano.

Di fronte all’entrata di Tharros ci sono grandi blocchi squadrati di arenaria. Essi fanno parte del bastione di una fortificazione. Inizialmente si pensava alle mura puniche di difesa della città, ma recenti studi hanno stabilito che appartenevano ad un Castrum bizantino costruito con materiale riutilizzato. I blocchi venivano tenuti insieme da una colata di piombo versata negli appositi incavi nella pietra, la successiva solidificazione univa i massi tra di loro. Di quel piombo non si vede più traccia.

 

Sopra la collina si trova la torre spagnola di San Giovanni, costruita con le pietre della città, già abbandonata nel 900 D.C. a causa delle incursioni arabe. Dopo quasi 18 secoli dalla fondazione di Tharros, le continue incursioni indussero la popolazione ha cercare rifugio dietro gli stagni nel territorio di Oristano.

 

Andando oltre la torre sul lembo di terra che collega Capo San Marco alla penisola del Sinis si trovano sulla destra i resti di una necropoli punica (una seconda necropoli si trova a nord di Tharros sotto le case di San Giovanni). A destra delle tombe si vede ancora la zona delle cave di arenaria, adesso difficilmente raggiungibili. Sulla sinistra, verso il golfo si trova una seconda torre spagnola. Proseguendo sul sentiero che va verso sud si passa il nuraghe Baboe Cabitza fino ad arrivare al faro moderno di Capo San Marco.

 

 

L’area archeologica è un museo a cielo aperto dove è possibile vedere principalmente i resti del periodo romano.

La maggior parte dei manufatti ritrovati durante gli scavi sono visibili presso:

  • il Museo archeologico nazionale di Cagliari
  • l’Antiquarium arborense a Oristano
  • il Museo archeologico comunale Giovanni Marongiu di Cabras
  • il British Museum di Londra.

 

 

 

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Per visitare il sito archeologico si possono cercare le informazioni sul sito ufficiale (si trova nella pagina del sito dedicata)

 

 

 

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