Teseo ed il mito del Minotauro

by / lunedì, 20 luglio 2015 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Teseo, in greco Θησεύς e in latino Theseus, fu l’eroe incontrastato dell’Attica, ci dice la leggenda che avesse due padri, Egeo re di Atene e Poseidone, Dio del mare con cui Etra, sua madre, aveva giaciuto una notte. Etra era figlia del re di Tregene, Pitteo, è presso il nonno che l’eroe trascorse la sua infanzia, raggiunta l’età di sedici anni, saputa la verità sulla sua nascita, intraprese il viaggio per andare da suo padre ad Atene e tanto per non farsi mancare nulla, lungo la strada cominciò ad esplicare le sue imprese liberando il percorso da ladroni e da mostri vari, sconfisse Perifete, che uccideva le sue vittime aggredendole alle spalle con una clava di bronzo, Teseo riuscì ad sopprimerlo con la sua stessa clava che da quel momento divenne una delle armi preferite dal nostro eroe; eliminò Procuste, che straziava i viandanti colpendoli con un martello su di un’incudine a forma di letto, la sua dipartita avvenne con lo stesso supplizio che imponeva alle sue vittime; sbaragliò Sinis che aveva l’abitudine di legare i malcapitati alle cime di due pini fermate a terra con delle funi, il brigante si “Divertiva” a tagliare le corde che reggevano al suolo le sommità degli alberi che quindi tornavano nella loro posizione originale, in questo modo il corpo della vittima di turno veniva squarciato, Teseo non solo lo uccise ma sedusse anche sua figlia, Perigune, da quell’incontro nacque un bambino, Melanippo; vicino a Megara lottò con un vecchio brigante di nome Scirone il quale costringeva i malcapitati viaggiatori a lavargli i piedi davanti ad una scogliera, quando questi erano chini, con un calcio, li buttava giù dai frangiflutti, dove venivano divorati da una tartaruga gigante, Teseo riuscì, dopo un’accanita battaglia, a gettarlo giù dalla stessa scogliera. Alla fine giunse ad Atene dove fu riconosciuto dal padre Egeo, da qui ripartì per compiere la sua più grande impresa, affrontare il Minotauro dell’isola di Creta, ma non prima di aver ucciso un toro spaventoso, quello che soffiava fiamme dalle narici e che Ercole aveva lasciato libero nella pianura di Maratona e non prima di aver reso più stabile il trono facendo esiliare Medea, che nel frattempo aveva sposato Egeo, e suo figlio Medo, difese infine il potere del padre esiliando ed uccidendo tutti coloro volevano impossessarsi del trono.

Teseo e il Minotauro.

La leggenda comincia con Minosse, re di Creta, che chiese a Poseidone, Dio del mare, di fargli dono di un toro che lui stesso avrebbe poi sacrificarlo in suo onore, al Dio piacque l’idea e fece risalire dal mare un possente e magnifico toro bianco. A quel punto il re, vista la magnificenza dell’animale, lo volle tenere per se e sacrificò a Poseidone un toro del suo allevamento, il Dio ovviamente si accorse subito dello scambio e decise che Minosse andava punito, chiese ad Afrodite di far innamorare Pasifae, la sposa del re, del toro stesso. La regina, colpita dall’intervento divino si fece aiutare da Dedalo, che le costruì una mucca di legno cava, per soddisfare questa improvvisa ed irrazionale passione. Ovviamente la storia non può finire qui, da quell’unione nacque Asterio, il Minotauro, un mostro selvaggio e crudele che si nutriva di essere umani. Ancora una volta interviene Dedalo che su richiesta di Minosse costruì un labirinto in cui venne richiusa la bestia. Come detto il Minotauro si cibava di carne umana, fanciulli e fanciulle, che dovevano essere forniti da Atene in quanto gli abitanti di questa città si erano resi colpevoli della morte di Androgeo figlio del re di Creta e quindi gli ateniesi, per non far adirare gli Dei dovevano pagare tale infamante contributo. A questo punto entra in gioco il nostro eroe, Teseo che partì da Atene per Creta insieme ai giovanetti da sacrificare, ma prima fece una promessa al padre, sarebbe partito innalzando vele nere ma che sarebbe tornato con vele bianche spiegate al vento in caso di trionfo, alla corte di Minosse il nostro eroe conosce e seduce Arianna, la figlia del re, Teseo entrò per primo nel labirinto ma fu aiutato dall’innamorata Arianna che gli consegnò una spada avvelenata ed un gomitolo di filo d’oro, l’eroe legò il filo all’entrata de labirinto e dipanò il gomitolo mentre si addentrava nel labirinto fino a raggiungere l’immondo mostro. La battaglia che ne conseguì fu lunga e cruenta ma alla fine il Minotauro fu ucciso, dopo di che Teseo segui il filò lasciato e così riguadagno l’uscita in breve tempo, qui l’attendeva la trepidante Arianna, radunati i giovani, ormai salvi, partirono tutti alla volta di Atene. Arianna perdutamente innamorata aveva come unico scopo quello di sposare Teseo, che non aveva nessuna intenzione di prendere moglie. L’avventura finisce con l’eroe che usa uno stratagemma per liberarsi di quello che era divenuto un fardello, con la scusa di fare provviste abbandona la povera Arianna dormiente sull’isola di Nasso, tanta fu la disperazione della donna che Dioniso ritenette di aiutarla, la prese in sposa e per consolarla le donò una corona d’oro che in seguito, alla morte Arianna, il Dio trasformò nella costellazione della Corona Boreale. Teseo era ormai giunto nelle acque natie ma commise un grave errore, dimenticò di cambiare le vele, Egeo credendo il figlio morto si getto in mare che prese il suo nome. Catullo nel carme 64 descrive il dolore, l’angoscia e la disperazione di Arianna con queste poche parole:

…Ed ecco sulla riva di Dia fra scrosci di onde

Arianna vede fuggire Teseo all’orizzonte

sulla nave che veloce s’allontana e in cuore

presa dal delirio non vuol credere ai propri occhi,

ora che strappata alle illusioni del sonno

si ritrova abbandonata sulla spiaggia deserta.

Batte coi remi il mare, l’ha dimenticata, fugge,

lasciando che i venti disperdano le sue promesse…

Teseo re di Atene

Divenuto sovrano di Atene, Teseo volle, innanzi tutto, riunire i villaggi sparsi per le campagne dell’Attica per erigere una grande città che volle abbellire con grandi e magnifici monumenti ed edifici ma, soprattutto, la dotò delle istituzioni politiche tanto che sarà considerato il fondatore di Atene. Naturalmente, essendo un eroe, le sue avventure continuano, aiuta Eracle nella sua nona fatica, si doveva impossessare della cintura di Ippolita, dalla quale il nostro eroe avrà un figlio Ippolito, Teseo sposa Fedra che gli diede due figli Demofonte ed Acamante, che fu uno dei guerrieri greci, agli ordini di Ulisse, che durante la guerra di Troia si nascosero all’interno del cavallo di legno, mentre questi erano ancora bambini Fedra si innamorò repentinamente di Ippolito, vendetta di Afrodite che istigò tale sentimento in quanto Ippolito preferì essere devoto ad Artemide, anche questa circostanza finisce tragicamente con la morte di Ippolito ed il suicidio di Fedra, esistono versioni diverse del mito che comunque si concludono tutte con la dipartita dei due. Partecipò con il suo più caro amico Piritoo alla lotta del Lapiti contro i Centauri, sempre con il suo amico rapì Elena che però fu liberata dai suoi fratelli, Castore e Polluce noti come Dioscuri, decise di scendere agli Inferi per rapire Proserpina, sempre insieme al suo compagno, ma i due vennero catturati ed incatenati da Ade, a questo punto interviene Eracle, che discese nel regno dei morti, per poterli liberare, ma soltanto a Teseo fu dato il permesso di tornare sulla terra. La leggenda del nostro eroe, come del resto quella di altri, non ha una sola versione ne tantomeno un solo autore, alcuni parlano di Teseo che partecipò alla spedizione negli Argonauti altri in quel periodo lo danno nel mondo dei morti. Teseo morì ucciso dal re di Sciro Licomede che, accordatosi con Menesteo, quest’ultimo aveva usurpato il trono di Atene mentre il nostro eroe era in viaggio, lo scaraventò, tendendogli una trappola, da una scogliera dell’isola. Ma il mito ancora non finisce in quanto i soldati ateniesi videro l’eroe Teseo alla loro testa durante la battaglia di Maratona contro i Persiani. Da qui nacque una leggenda nella leggenda, terminate le guerre persiane, l’oracolo di Delfi ordinò agli Ateniesi di raccogliere le ceneri di Teseo e di darli degna e onorevole sepoltura, Cimone, politico e militare ateniese, volle eseguire quella disposizione. Prima conquistò l’isola di Sciro e poi, dato che vide un’aquila grattare la terra con gli artigli, scavò su una collina, venne alla luce una bara contenente un eroe di taglia straordinaria con accanto una spada ed una lancia di bronzo, l’aquila lo aveva guidato alla tomba di Teseo. Le reliquie furono portate ad Atene e furono degnamente sepolte nella città, quella tomba divenne luogo di adorazione e di conforto per tutti i perseguitati. Una nota finale: alcuni linguisti affermano che il termine “Piantare in asso” derivi dall’abbandono da parte di Teseo della “Povera” Arianna, “Piantare in Nasso”.

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