Subiaco: Monastero di Santa Scolastica.

by / martedì, 13 febbraio 2018 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

La storia

Papa Gregorio I che in seguito sarà ricordato come San Gregorio Magno, scrisse nella sua opera letteraria “I Dialoghi” che San Benedetto fondò nella valle di Subiaco dodici cenobi, che furono abitati dai monaci del suo ordine. San Benedetto visse per qualche tempo in un luogo sulla riva destra del fiume Aniene fondando il suo primo Convento che dedicò a San Clemente, subito dopo, nei pressi del primo, fondò un altro monastero che dedicò a papa Silvestro che, in epoca successiva, fu dedicato a Santa Scolastica, sorella di Benedetto. Questo è l’unico monastero benedettino di Subiaco, dei dodici fondati, che è sopravvissuto, pertanto è oggi il più antico al mondo. Si trova ai piedi del Monte Taleo nei pressi dei resti della villa di Nerone e vicino al Sacro Speco, dove San benedetto si ritirò eremita per un periodo. Questo monastero fu sempre abitato fin dalla sua fondazione ed è considerato la culla della stampa in Italia. A partire dal 1495 due chierici tedeschi Sweynheym e Pannartz, provenienti dalla città di Magonza stamparono quattro libri utilizzando i caratteri mobili, da poco ideati da Johannes Gutenberg, con uno stile ideato appositamente, quello che poi andò sotto il nome di “Stile Subiaco”. In questo monastero vide la luce il primo libro stampato in Italia e il cosiddetto “Lattanzio Firmiano“, l’unico tra quelli giunti fino a noi che reca luogo e data di realizzazione. Il monastero, come si è detto, San Benedetto lo edificò con il titolo di San Silvestro, nel IX secolo, fu distrutto dai Saraceni, fu riedificato per volere di papa Gregorio IV, mentre fu papa Leone III a terminarlo, infine, papa Benedetto VII lo consacrò con il nome di San Benedetto e Santa Scolastica. Si giunge così al X secolo quando l’abate Leone III fece progettare una nuova e grande chiesa in stile romanico, quasi un secolo dopo l’abate Umberto, fece edificare il campanile, una sala comune, il dormitorio per i monaci e parte del chiostro con colonne di marmo. I due abati che seguirono, Giovanni V e Romano, fecero edificare altri nuovi ambienti. Tra il X secolo e il XIII secolo al monastero giunsero donazioni sia di sovrani sia di ecclesiastici, divenne così uno dei più potenti feudi dello Stato Pontificio. Dal 1267 gli abati furono eletti dalla santa sede, fino al 1456 quando Callisto III istituì il regime della Commenda, furono abati commendatari: Giovanni de Torquemada, Rodrigo Borgia, Antonio e Francesco Barberini, Giovannangelo Braschi. Nel 1090 nasceva, sul sacro speco, la grotta in cui San Benedetto dimorò da eremita, il Monastero di San Benedetto, da questo momento in poi ci furono due monasteri ma, un’unica comunità. Nel XV secolo, per evitare confusioni con quello costruito sul sacro speco, il monastero di San Benetto e Santa Scolastica assunse il nome di Santa Scolastica. Nel 1770 la chiesa abbaziale fu rifatta interamente in stile neoclassico, su progetto di Giacomo Quarenghi, la caratteristica fondamentale è che la nuova chiesa fu costruita dentro di quella esistente così le nuove pareti furono poggiate sulle vecchie coprendo gli affreschi esistenti. In monastero fu colpito dalle bombe della seconda guerra mondiale ma, fu ricostruito nelle parti crollate e restaurato.

Il monastero

Questo complesso di edifici fu costruito in diverse epoche e di conseguenza in differenti stili. L’ingresso presenta strutture del XX secolo e l’immancabile scritta “Ora et Labora”, subito dopo l’entrata, un corto corridoio introduce direttamente al Chiostro Rinascimentale, del XVI secolo, dal quale si passa in un secondo, il Chiostro Gotico, del XIV secolo e infine si arriva terzo, il Chiostro Cosmatesco, del XIII secolo. Il campanile è del XII secolo e l’attuale chiesa è della fine del 1700, ma questa è soltanto l’ultima di cinque che si sono succedute. Il monastero di Santa Scolastica si trova a 510 metri di altezza, ed è disposto longitudinalmente e parallelamente alla valle, dove, per secoli, vissero nella contemplazione e nella preghiera, eremiti e monaci, tanto da essere conosciuta con il nome di “Valle Santa”. Riassumendo abbiamo: l’Ingresso della seconda metà del XX secolo; tre chiostri, Chiostro Rinascimentale costruito e rielaborato tra il 1580 e il 1689, il Chiostro gotico della fine XIII o inizio XIV, il Chiostro cosmatesco realizzato prima del 1210; la Cattedrale terminata nel 1769, che è l’ultima di ben cinque chiese stratificatesi lungo i secoli; il Campanile, eretto tra il 1052 e il 1053; la Biblioteca; il Refettorio risalente al 1605; il Museo intitolato a “Luigi Ceselli”.

  • L’ingresso. La facciata, dell’edificio d’ingresso, fa parte di quei settori, del complesso, bombardate durante la seconda guerra mondiale e ricostruita nell’immediato dopoguerra. Presenta grandi archi e sulla porta d’ingresso il motto benedettino: ”Ora et Labora”.

  • Il Chiostro Rinascimentale. Attraversando un corridoio si accede al primo chiostro, quello Rinascimentale. Questo chiostro rappresenta la parte più recente del monastero, la sua costruzione iniziò nel 1580, quando l’abate era Cirillo di Montefiascone e terminò, dopo oltre cento anni di lavori nel 1689, quando era abate Michelangelo Inurea. Il lato occidentale fu distrutto il 23 maggio del 1944 e quindi interamente ricostruito Il lato occidentale, e formato da archi, come il lato meridionale, rimasto originale, che poggiano su dei grossi e robusti pilastri. I lati settentrionali e orientali, che, prima del 1580, costituivano la facciata e l’ingresso del monastero, oggi presentano altri edifici. Sui pilastri del lato meridionale sono presenti gli affreschi, di autore ignoto, dei papi che visitarono il monastero e precisamente: Gregorio IX, Alessandro IV, Urbano VI, Pio II. Gli affreschi presenti sul lato occidentale sono andati perduti. Al centro del chiostro è stata posta, nel 1994, una statua di bronzo di Santa Scolastica.

  • Il Chiostro Gotico. Il secondo chiostro che s’incontra è quello Gotico che fu costruito tra la fine del 1200 e i primi anni del 1300, presenta una forma irregolare a sei lati. Tale forma deriva dall’unione di due rettangoli con orientamento diverso tra di loro, infatti, mentre i lati adiacenti alla chiesa seguono la disposizione della parte più antica, gli altri deviano est. Qualche studioso ha ipotizzato che qui c’era l’ingresso, o perlomeno come appare nell’affresco de “Il miracolo della falce”, visibile nella galleria meridionale. Il nome “Gotico” deriva dal fatto che il chiostro è coronato da un portico con archi a sesto acuto, con un doppio sguancio e poggianti su dei robusti pilastri. Il chiostro è circondato da un portico con archi a sesto acuto, al centro del chiostro fa bella mostra di se un pozzo, di forma esagonale, il marmo usato per il suo parapetto fu prelevato dalla villa di Nerone, così come le colonne. Dal lato occidentale si può ammirate il campanile e il monte Francolano alle sue spalle, la parete del lato settentrionale è decorata con dei reperti provenienti dai vari rifacimenti delle chiese che si sono succedute nel monastero. Il lato occidentale presenta, al suo inizio qualcosa di veramente interessante, il cosiddetto arco “Flamboyant” costruito, nel 1400, a doppia arcata opera di operai tedeschi, l’arco interno è acuto e decorato con grandi foglie, quello esterno è a “Chiglia”, con nicchie sull’imposta e un fiore sulla cuspide. Si tratta di un elemento decorativo tipico delle zone germaniche, tale tipologia di arco era soprattutto usata per le entrate delle chiese e a qualche volta sulle facciate ma, raramente in Italia. La prima arcata, in calcare tenero, è decorata con figure di Patriarchi e Profeti, con volti barbuti e sorretti da mensole, mentre sulla cuspide della seconda arcata sono rappresentati due angeli che incorniciano la statua Madonna seduta su un trono. Si tratta di un particolare unico in terra italiana ma, diffuso in Spagna. Tutto ciò non può che testimoniare la presenza, in quel periodo, di monaci spagnoli, tedeschi e di altre nazionalità europee. Da quest’arco si può vedere, anche se con difficoltà considerando gli spazi ristretti, i magnifici affreschi della facciata della chiesa gotica, unica parte visibile della chiesa di quel periodo e il campanile romanico.

  • Il Chiostro Cosmatesco. Il terzo chiostro, che incontriamo e quello Cosmatesco, fu edificato intorno al 1210 o poco prima, sul lato meridionale nell’archivolto in pietra calcarea, vi è un’incisione su cui si legge, “Magister Jacobus Romanus fecit hoc opus”, in altre parole la firma dell’autore, “Il romano Jacopo il Vecchio fece quest’opera”. Gli storici credono plausibile che Jacopo il vecchio cominciò i lavori prima de 1210, alla sua morte il figlio Cosma, da cui prese il nome quest’arte di lavorazione del marmo, insieme ai propri figli, Luca e Jacopo, portò a termine la costruzione del chiostro. Esso è circondato da un portico con archetti in stile romanico, centinati e a tutto sesto che vanno a poggiarsi su esili colonne di marmo, in parte binate, a fusto liscio o tortile, su di esse piccoli capitelli rappresentanti testine mostruose, tipiche dello stile romanico. La galleria è decorata con affreschi, realizzati da artisti di ambito romano, databili alla fine del XIII secolo, essi rappresentano le vedute dei borghi che erano sotto la giurisdizione dell’abate di Subiaco. Si possono vedere Cervara e Ponza, la volta, anch’essa affrescata, mostra l’Agnello di Dio e i Simboli degli Evangelisti. L’abate Cirillo tra il 1577 e 1581 fece costruire, con arcate in tufo, un piano superiore ma, nel 1740 il lato settentrionale fu murato per ricavare delle nuove stanze per i novizi, tali tamponature furono poi tolte, a seguito dei restauri eseguiti dopo la seconda guerra mondiale. Il chiostro è di forma rettangolare con i lati lunghi che seguono l’andamento della chiesa e il pavimento delle gallerie è più basso di quello del cortile, al centro del quale, nel 1578, fu costruito un pozzo che fu rivestito, anch’esso, con i marmi della villa di Nerone. Accanto al pozzo fu ideato e costruito un sistema che permetteva di condurre l’acqua prelevata, dallo stesso, direttamente nelle cucine. E’ da notare che le parti che compongono gli archi sono numerate da I a XVII e sui pilastri vi sono segni che corrispondono a quelli delle lastre poste orizzontalmente… è forse questo un primo esempio di “Prefabbricato”? Alcuni studiosi hanno pensato che queste parti del chiostro furono costruite a Roma per poi essere trasportate e assemblate in loco.

  • La Chiesa Abaziale. La chiesa attuale, o cattedrale, del monastero è opera dell’architetto Giacomo Quarenghi, che nel 1769 ristrutturò gran parte della chiesa, egli seguì l’impianto Gotico precedente ma, diede alla sua opera lo stile neoclassico che andò, di fatto, a cancellare quello originale. Che poi originale non era poiché, di chiese precedenti, a quella che si può vedere oggi, ce ne sono altre quatto. Cerchiamo di fare un po’ di ordine, con tutta probabilità la cattedrale sorge su un primo oratorio fondato da San Benedetto, alcune tracce si sono rese evidenti durante alcuni lavori svolti nel 1962. Una seconda chiesa, carolingia, fu costruita nel IX secolo, sono visibili dei resti che affiorano da sotto il campanile e presenti nella chiesa più moderna. Di stile romanico fu la terza chiesa edificata e consacrata nel 980 da Benedetto VII, nel 1300 vide la luce la quarta cattedrale, fu edificata mantenendo le dimensioni di quella precedente, in un bellissimo stile gotico cistercense. Della chiesa in stile gotico oggi è possibile vedere, nel transetto, i resti del rosone e di un ciclo di affreschi, databile alla prima metà del XV secolo, tra cui: nella parete orientale, la Pentecoste ambientato in una città non definita; nella parete occidentale, Ascensione del Cristo; nella parete settentrionale, Incoronazione della Vergine, che è solo una parte di un affresco, la cui sezione centrale fu distrutta per costruire la volta di copertura del transetto attuale. All’esterno e ben conservata la facciata trecentesca, visibile dal chiostro gotico, la quale è caratterizzata da un portale in stile gotico con un affresco nella lunetta e ai lati del portale. La bellezza di questa facciata gotica si può apprezzare ammirando, anche se con difficoltà logistiche dovute a spazi veramente esigui, un magnifico ciclo di affreschi, di scuola senese, databili al XIV secolo, dove sono rappresentate storie della vita di San Benedetto: l’episodio del Goto, il tentativo di avvelenare il Santo col vino e il castigo inferto al monaco infedele. L’interno della chiesa attuale, neoclassica, è caratterizzato da una pianta a croce latina a navata unica, a forma di rettangolo irregolare, coperta da una volta a botte decorata da stucchi e abbellita da cappelle laterali. Ovviamente le decorazioni risalgono al rifacimento di Giacomo Quarenghi, il quale trovò ispirazione nel Palladio e in particolare alla chiesa del Santissimo Redentore di Venezia. L’abside della chiesa è a semicerchio con una sorta di piccola cupola sostenuta da due colonne, questa, però, fu terminata dall’architetto Giacomo Monaldi, ma, solo nel 1852. Nelle cappelle laterali trovano posto dipinti di vari autori, all’interno della chiesa vi è un coro rettangolare del XVIII secolo e appartenente alla precedente costruzione, un transetto soprelevato e cinque finestre. Interessante è il ciclo di affreschi che si trova nella sagrestia, furono dipinti, o perlomeno a lui sono stati attribuiti, da Marcello da Piacenza e raffigurano storie della vita di Maria e degli Evangelisti. La chiesa custodisce, in un’urna, i resti mortali di Santa Chelidonia, la patrona di Subiaco che morì nel 1152.

  • Il Campanile. Il campanile a pianta quadrata di sette metri di lato fu edificato, per volere dell’abate Umberto, tra il 1052 e il 1053. È probabile che fu eretto sulla torre campanaria del 980, costruita, a sua volta, su quella del secolo precedente. Di quest’ultima restano quattro massicci pilastri e quattro archi, dove oggi il campanile poggia, fu costruito in tufo locale e su di esso si possono distinguere sette zone divise da marcapiani. Due a parete piena e cinque con trifore e bifore divise da colonnine di pietra, gli ultimi due piani, che presentano archetti pensili, sono stati sicuramente rifatti in un periodo successivo, anche se, l’epoca non è ben definibile. Il campanile terminava con una piramide che fu demolita nel XVII secolo, fu sostituita con un tetto a quattro spioventi. Nell’arcata che confina con la chiesa, vi è un affresco che raffigura la “Mano del Cristo Pantocratore”, mentre quella opposta è decorata con “L’Agnello di Dio” e i quattro evangelisti, da notare che questi ultimi sono rappresentati con volto umano e il corpo di animale alato.

  • La biblioteca. Dal chiostro gotico, salendo al piano superiore, attraverso una scala posta sul lato settentrionale si può accede alla biblioteca, la regola benedettina imponeva ai monaci la lettura di libri e quindi, questi andavano conservati in qualche parte ma, di ciò non vi è nessun segno. La prima traccia di libri risale al 1100 quando l’abate Giovanni V istituì uno “Scriptorium”, nel quale cercò di portare miniatori di grande fama, sia da monasteri italiani sia da quelli stranieri. Commissionò vari libri dando inizio a una vera e propria biblioteca, i successori di quest’abate continuarono quest’opera, tanto che, alla fine del 1300, Santa scolastica possedeva una biblioteca di circa diecimila volumi. Purtroppo molti libri andarono persi nei secoli successivi ma, nel 1465, due chierici stampatori tedeschi, Arnoldo Pannartz e Corrado Sweynheym, allievi di Johann Gutenberg, impiantarono la prima tipografia italiana. In questo modo fu posta la parola “fine” alle attività di preparazione di materiali scrittori e della copiatura dei testi, ma nacque il primo libro stampato in Italia, è più preciso dire incunabolo poiché è questo nome che fu dato ai libri prima del 1500. Da allora furono molti i libri stampati, ma non sempre fu curata la loro custodia, nel 1848 fu curato il riordinamento della Biblioteca e dell’archivio, in quest’occasione i monaci acquistarono alcune opere, sia riguardanti argomenti sacri sia classici latini e stranieri. Nel 1873 i beni del monastero furono confiscati dallo stato, stessa sorte toccò ai libri che finirono all’asta. Fortunatamente subito dopo Santa Scolastica divenne monumento nazionale e un monaco fu incaricato di riordinare i libri e i manoscritti rimasti, nel 1875 erano poco oltre duemila, nel 1894 superavano già gli ottomila, oggi la biblioteca, che è statale, contiene centomila volumi, quasi quattromila pergamene, quindicimila documenti cartacei dal 1500 in poi, oltre quattrocento codici manoscritti e oltre duecento incunaboli. Di questi ultimi né sono rimasti solo tre di quelli stampati a Santa Scolastica: il De Oratore di Cicerone, il De Divinis institutionibus del Lattanzio e il De Civitate Dei di Sant’Agostino. Questi testi, che furono denominati incunaboli sublacensi, sono ancora oggi esposti e visibili nella biblioteca. Infine si deve ricordare che nel 1966 fu trasferito, in queste sale, l’Archivio Colonna, che, ovviamente, ha ulteriormente accresciuto il prestigio e l’importanza di questa biblioteca.

  • Il Refettorio. Il refettorio è posto sul lato occidentale del chiostro cosmatesco, a seguito dei terremoti, che interessarono la zona, fu completamente ricostruito nel 1605. Attraverso un vestibolo, che presenta, al centro della parete rivolta a ovest, una porta in stile rinascimentale di marmo cipollino, si entra in un’ampia sala con copertura a botte, quest’ultima è quella del refettorio vero e proprio e che va a occupare quelli spazi che prima erano del dormitorio. Sempre intorno a questo chiostro si trovano il dormitorio, l’infermeria e la sala capitolare.

  • Il Museo Caselli. In alcune stanze sotterrane del monastero, le stesse che ospitavano un antico frantoio e altre attrezzature, fu istituito un museo per esporre una collezione ottocentesca del paleontologo e ufficiale del Genio Pontificio, Luigi Ceselli da cui il nome. Questa collezione e costituita da materiale raccolto a partire dal 1837 ed è divisa in cinque sezioni: paleontologia, preistoria, protostoria, periodo romano e geologia. Nelle sue teche e nelle sale si possono ammirare: fossili; minerali; reperti paleontologici; strumenti scientifici e tecnici; reperti archeologici romani e preromani, ceramiche, strumenti di uso quotidiano, terrecotte e decorazioni; reperti provenienti dalla villa di Nerone. Le bombe, della seconda guerra mondiale, cadute sui locali in cui erano custoditi, causarono gravi danni ai reperti del museo. Da allora tutto il materiale rimasto cadde nell’oblio, fino al 1970 quando qualcuno decise di restaurarlo, di sistemarlo e di esporlo, trent’anni dopo, in un nuovo museo.

Oggi la chiesa o meglio, la cattedrale di Santa Scolastica, è sede dell’abate ordinario dell’abazia territoriale di Subiaco.

.

Potrebbe Interessarti:

.

Torna a Subiaco.

La Villa di Nerone.

  La Rocca Abaziale o dei Borgia.

Il Convento e il Ponte di San Francesco.

Monastero di San Benedetto: Il Sacro Speco.

 

.

Clicca sulle foto per Ingrandirle

.

 

(43)

Lascia un commento

TOP