Subiaco: Il Monastero di San Benedetto o Sacro Speco.

by / venerdì, 09 marzo 2018 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Il Monastero di San Benedetto, è un cenobio benedettino, situato nel territorio del comune di Subiaco, a 600 metri di altitudine sul livello del mare. Fu fondato, nel 1090, per volere e opera del Beato Palumbo che chiese all’abate Giovanni V di Santa Scolastica, il permesso di stabilirsi vicino la grotta che vide eremita San Benedetto per tre anni e ivi condurre una vita eremitica. Nel 1193 una comunità di dodici monaci s’insediò in quel luogo con un’amministrazione propria ma, con a capo un priore che dipendeva dall’abate di Santa Scolastica, da questo momento ci furono due monasteri di un’unica comunità. Le parti più grandi e importanti del monastero furono costruite tra XIV e il XV secolo e fu intitolato a San Benedetto. Il monastero è incastonato tra le pareti, a volte ripide del Monte Taleo, si tratta sicuramente di un monumento unico sia per l’architettura veramente originale, sia per la spettacolarità dei suoi interni. Il Petrarca né parlò come la “Soglia del Paradiso”, il monastero e formato da parti costruite a ridosso della roccia e altre scavate nella stessa, sfruttando ogni singola cavità naturale, ogni angolo è affrescato in un “Magico” equilibrio tra forme colori e immagini. Volte e scalinate che sembrano perdersi nella roccia stessa, due chiese soprapposte, il tutto edificato intorno alla grotta, “Il Sacro Speco” in cui visse il Santo. In quest’armonia di rocce, affreschi, scale, volte e pareti l’unica cosa che appare impossibile è trovare un angolo, se pur piccolo non coperto da maglifici affreschi.

Il Monastero.

Il monastero del Sacro Speco, come si è detto, fu sviluppato lungo il fianco del monte soprapponendo ambienti a partire dalla “Grotta della preghiera” e dalla “Grotta dei Pastori” entrambe abitate da San Benedetto durante i suoi tre anni di eremitaggio. Il complesso monastico comprende due chiese sovrapposte e una serie di cappelle e grotte, collegate tra loro da scalinate. Il complesso, che è situato sotto un’alta parete rocciosa, si regge su nove massicce e robuste arcate con contrafforti, alcune a tutto sesto, altre a sesto acuto.

  • Il corridoio d’ingresso. Attraverso una piccola porta, in stile gotico e sormontata da una deliziosa croce con decorazione cosmatesca, si entra in uno stretto corridoio, sia costruito sia ricavato dalla roccia. Questo corridoio prende luce da quattro archi, posti sulla destra, da cui si può ammirare parte del bellissimo paesaggio montano. La volta presenta degli affreschi di fine XV e inizio XVI secolo tra cui, San Benedetto e tre papi santi: Leone IV, Gregorio I e Agatone, dipinti di scuola romana o forse umbra. Interessante è l’affresco sull’architrave della porta di fondo, che raffigura una Madonna con bambino databile intorno alla metà de XV secolo, di autore incerto, infatti, sono state fatte due attribuzioni diverse, una a Giovanni da Sulmona e l’altra a Ottaviano Nelli.

  • Sala del Capitolo Vecchio. Si tratta di un ambiente di forma irregolare che prende luce da quattro bifore, è decorato con affreschi, tra i quali è molto interessante il Cristo redentore benedicente con gli Evangelisti, dipinto databile agli inizi del XVI secolo e attribuibile alla scuola del Perugino.

  • La chiesa Superiore. È la struttura più alta del monastero e fu l’ultima parte a essere costruita, intorno alla metà del XIV secolo. Il suo interno presenta una pianta rettangolare con un’abside semicircolare scavato nella roccia, è a navata unica ed è articolata in due campate irregolari sia nel perimetro sia nell’altezza, naturale conseguenza delle modifiche che furono apportate negli anni. Le due campate sono divise da un maestoso arco in stile gotico riccamente decorato, quella più esterna e molto più alta di quella interna. Al di sopra dell’arco vi è l’emozionante l’affresco della Crocifissione del XIV secolo e di ambito senese, in cui si possono contare ben sessantacinque personaggi. La chiesa superiore mostra alcune incongruenze, molto probabili conseguenze di rifacimenti e ampliamenti. La prima campata presenta una sorta di taglio trasversale a causa di un arco che si regge su delle mensole con decorazioni a foglie, da cui partono i costoloni della prima crociera, ogni millimetro della superficie disponibile della chiesa è affrescata e decorata. Questi costoloni s’interrompono dal lato della parete frontale, quella su cui vi è l’affresco della Crocifissione, la cosa strana è che se si guarda bene, si vede un accenno a un’altra crociera, evidentemente mai costruita. Un’altra cosa molto particolare e che risalta agli occhi dell’osservatore, è il piccolo pulpito, posto sulla parete sinistra rispetto all’entrata, esso dà le spalle ai fedeli. All’esterno, sul lato destro, sempre rispetto all’entrata, si posto osservare dei resti che sembrerebbero quelli di una facciata, si può, infatti, vedere, anche se non facilmente, nell’intercapedine tra il lato della chiesa e il monastero, una porta murata, sormontata da un rosone. La seconda campata, come si è detto, è molto più bassa della prima e presenta una crociera senza costoloni. Scendendo pochi gradini si entra nella parte sinistra del transetto inizialmente, probabilmente, separato dal resto della chiesa con un muro. L’interessantissima abside e completamente scavata nella montagna e al suo fianco è stato ricavato uno spazio rettangolare sul quale si affacciano le cappelle quadrangolari, della parte destra del transetto. Gli storici e gli archeologi ritengono, o perlomeno è questa l’ipotesi più accreditata, che la chiesa superiore fosse unicamente racchiusa nel locale della prima campata e che forse era un ambiente riservato solo ai monaci. È probabile che l’abate Bartolomeo II, nella prima metà del 1300, facendo ingrandire il complesso con la costruzione del chiostro, pensò anche di unire gli ambienti più antichi, alla chiesa. A tale scopo è probabile che fu demolita la parete corrispondente a quella dell’attuale arco, quello con l’affresco della Crocifissione, e la volta della prima campata fu rialzata. Forse si tentò di costruire tre campate uguali ma, i lavori, per motivi non noti, a un certo punto s’interruppero e il tutto rimase così come oggi lo vediamo. Non sappiamo come andarono le cose, certo è che nella seconda metà del 1300 l’abate Bartolomeo da Siena fece eseguire, dai maestri senesi, gli affreschi della prima campata, mentre, nel 1430 circa, furono eseguiti, da maestri umbri e marchigiani, quelli della parete interna della chiesa e del transetto, seconda campata. Cerchiamo, però, di capire quali sono le meraviglie pittoriche che sono adisposizione dei nostri occhi:

      • Prima Campata. Si diceva della Crocifissione, quest’affresco è davvero imponente ed è quello che per primo colpisce la vista di chi entra nella chiesa. Il Cristo è dipinto magistralmente ed è accompagnato da numerosissimi particolari, vi sono poi, raffigurati vari episodi secondari, rispetto al Cristo morto, ma, importanti per l’insieme artistico. Si distinguono: il gruppo delle pie donne; quello degli armati e dei notabili, che si muovono sul pendio o tra le croci; i volti sbigottiti degli angeli; la Maddalena con la mano tesa; il corpo di Maria svenuta e la figura di chi la sorregge; i ladroni strettamente legati; i soldati che giocano a dadi per spartirsi le vesti, infine dei giovani del tutto indifferenti alla scena. Le pareti della prima campata sono quasi completamente ricoperte da affreschi stupendi. La parete destra, rispetto all’ingresso, è divisa in tre registri, in quello inferiore si può ammirare: Il Tradimento di Giuda, La Fuga degli Apostoli e La Flagellazione. In quello centrale, altri due affreschi di notevole bellezza e pieni di particolari, Il Giudizio di Pilato, in questo dipinto è visualizzata una città trecentesca con tanto di mura merlate, terrazze e logge, Pilato è raffigurato come un giudice medioevale e il Cristo, in vesti regali è davanti a lui; Il Viaggio al Calvario, in questo dipinto sono rappresentati, armati al galoppo tra i soldati e il popolo, al centro ci sono, schierati in duplice fila, dei trombettieri che anticipano il Cristo che è anche preceduto e poi seguito dai persecutori, dai ladroni e dai soldati. Infine nel terzo registro è rappresentata la Pentecoste, affresco anch’esso ricco di particolari e personaggi; i dodici Apostoli, il cui nome è chiaramente scritto sotto la loro figura, sono seduti in atto di ricevere le lingue di fuoco. Anche la parete di sinistra è divisa in tre registri, nel primo è rappresentata L’entrata in Gerusalemme di Gesù, accolto da fanciulli festosi e da notabili con volti tristi, come se avessero il presentimento di ciò che sarebbe successo da lì a poco, sullo stesso riquadro vi è poi il dipinto delle Tre Marie al Sepolcro. Nel registro centrale si può vedere L’Incontro di Cristo con la Maddalena, la donna è protesa verso il Cristo, il quale le impedisce il contatto con una bandiera crociata di colore rosso, vi è poi un affresco raffigura L’incredulità di Tommaso. Nel terzo registro vi è rappresentata L’Ascensione, tra Angeli in festa, Maria, i Discepoli e le Pie Donne. Interessanti le vele della volta, su cui sono dipinti i quattro dottori della Chiesa Latina, su cattedre gotiche. Sul dorsale è rappresentato il busto di un evangelista, infine, nella parete sinistra, come si è accennato prima, il pulpito di marmo del XII secolo.

      • Seconda Campata. Quest’ambiente è sicuramente più antico rispetto a quello descritto prima, alcuni studiosi pensano che fosse questo il primo nucleo del complesso benedettino, gli affreschi, però, furono eseguiti dai primi anni del 1400. Anche in questo spazio i dipinti coprono totalmente ogni più piccolo angolo. Sulla parete di fondo è raffigurato San Benedetto in cattedra, con abiti pontificali, insieme a santi e a membri della famiglia Anicia; nella parete di sinistra ci sono tre affreschi e precisamente San Benedetto tentato dal diavolo, San Benedetto che rotola fra le spine e San Benedetto che prega nella grotta; vicino l’ingresso vi è una lunetta, dove sono rappresentati, sulla parte destra Il Miracolo del Veleno e su quella sinistra La guarigione del monaco indemoniato; infine nelle vele della volta sono dipinti: San Mauro, San Gregorio Magno, San Romano, San Martino, nella parte centrale è raffigurato L’Agnello di Dio.

      • Transetto Sinistro. Inutile dire che ogni spazio del transetto sinistro fu decorato, gli artisti furono di Scuola Umbro Marchigiana, nella cappella gli affreschi raffigurano una Crocifissione, Santa Caterina del Monte Sinai e I Padri del deserto. Davanti alla cappella stessa furono dipinti una Madonna col Bambino, San Pietro, San Paolo e un San Cristoforo. Nell’arco tra l’altare e le due cappelle del transetto destro è raffigurato, attraverso un affresco magnifico, L’Ultimo colloquio di San Benedetto e Santa Scolastica.

      • Transetto Destro. Nel transetto destro trovano posto due cappelle, sulle pareti laterali della prima sono affrescate una Crocifissione e la Morte di San Mauro, mentre, nella parete difronte a questa cappella è rappresentato Il Martirio di San Placido, dipinto in cui è descritta, nei più piccoli dettagli, la crudeltà delle torture inferte al Santo e l’accanimento degli aguzzini contro il martire. Nella volta del transetto, vi è un affresco che raffigura Sant’Agostino, San Francesco, San Bernardo e San Domenico. Nella parete laterale, della seconda cappella, vi è un interessante affresco raffigurante Il martirio di San Paolo, mentre, nell’altra parete, è dipinta una Madonna con bambino, San Pietro e San Paolo. Nella volta, di questa cappella, vi è un affresco che raffigura i quattro evangelisti, molto bella è la vetrata posta sull’ultima parete, dove c’è una Madonna con Bambino. Nella parete del transetto, davanti a questa cappella, è ben raffigurato Il Miracolo dello storpio, mentre sulla volta soprastante sono raffigurati gli Apostoli.

      • Abside e Altare. L’abside è interamente scavata nella roccia, in essa è collocato l’altare, databile alla prima metà del XIII secolo, di marmo, con lavorazione cosmatesca. Il Paliotto, cioè il rivestimento che copre la parte anteriore dell’altare, è decorato con motivi geometrici e vegetali. Dietro l’altare è dipinta una Crocifissione.

  • Cortile dei Corvi. Da transetto destro, attraverso una porta, si può accedere al cosiddetto “Cortile dei Corvi”, nome derivante dal fatto che in questo piccolo cortile, fino a qualche tempo fa, si allevavano dei corvi. Secondo il racconto di San Gregorio Magno, un corvo portò via il pane avvelenato che il prete Fiorenzo aveva offerto a San Benedetto, con lo scopo di ucciderlo. In ricordo di ciò, per un lungo periodo, in quel cortile furono allevati alcuni corvi. Questo cortile è oggi caratterizzato da un’edicola con una statua di San Benedetto, di marmo bianco. Il Santo è rappresentato nell’atto di sollevare la testa per guardare le cime, pericolosamente sovrastanti del monte, sotto la statua una scritta molto eloquente: “FERMA, O RUPE, NON MINACCIARE I FIGLI MIEI”.

  • Chiesa Inferiore. Scendendo una scala posta nel transetto della chiesa superiore si entra in quella inferiore, l’originalità della sua architettura deriva dagli spazi in cui è costruito questo piano. La principale caratteristica di questa chiesa è la sua composizione, un ampio vano rettangolare e cappelle, poste a livelli diversi, ricavate negli anfratti della roccia, in definitiva è una chiesa a una sola navata, coperta da volte a crociera, suddivisa in tre campate, una rettangolare e due quadrate. Tra il 1244 e il 1276, l’abate Enrico ristrutturò il Sacro Speco, trasformandone completamente l’aspetto ed è a questo periodo che risale la costruzione di questa piano e l’edificazione della chiesa inferiore. Ovviamente anche tutta questa parte è finemente e magistralmente affrescata. A sinistra della scala, tramite la quale si scende nella chiesa inferiore da quella superiore, vi è un affresco di stile bizantino in cui è raffigurato il testo della bolla del 4 luglio 1202, con la quale il papa Innocenzo III concedeva speciali favori ai monaci residenti nello Speco, il tale testo è sorretto a destra da Innocenzo III, mentre a sinistra è tenuto, da San Benedetto seduto e davanti a se ha l’abate Romano inginocchiato. Si deve notare che Innocenzo III e l’abate Romano hanno un’aureola quadrata, ciò indica che al momento in cui fu realizzato l’affresco erano ancora in vita, poiché morirono entrambi nel 1216, tale affresco era già presente quando cominciarono le opere di ristrutturazione. Qualche tempo dopo un artista, probabilmente romano, il Conxolus affrescò sopra la bolla papale un altro Innocenzo III. È a questo pittore che sono attribuiti la maggior parte degli affreschi della chiesa inferiore, infatti, in una piccola abside, vicino a un affresco della Madonna in trono con Bambino tra due Angeli, un dipinto di ottima fattura, si può legge: “Magister Conxolus pinxit hoc opus”.

      • Prima Campata. La prima campata si trova vicino alla cosiddetta “Scala Santa”, nella parete di fondo sono rappresentati tre episodi, il primo, vicino a una finestra è L’offerta del pane, questo dipinto è ambientato in una grotta, in cui San Benedetto, che è seduto, riceve da una donna un panno di lino contenente il pane avvelenato dono del prete Fiorenzo. Nel secondo si vede la scena del pane avvelenato sottratto dal corvo e nel terzo affresco si vede un Cristo benedicente tra angeli, con San Benedetto e Santa Scolastica. Nella volta è affrescato un Cristo, con un’aureola cruciforme, all’interno di una cornice di rami e fiori, con Arcangeli che sono alternati a San Pietro, a San Giovanni Evangelista, a San Paolo e Sant’Andrea. Su di una parete, dove c’è la porta del coro, vi è una lunetta sulla quale, in un affresco, è rappresentato Il Miracolo del Salvataggio di San Placido, si vede San Mauro che corre sull’acqua, quando San Benedetto gli chiede di salvare San Placido. Vi è, poi, Il Miracolo del Falcetto, a sinistra di un lago e raffigurato il Goto che porge a San benedetto un bastone, a destra si vede il Santo che lo immerge nell’acqua e per miracolo il falcetto si unisce al bastone.

      • Seconda Campata. Abbiamo detto che la chiesa inferiore non è tutta allo stesso livello, la seconda campata è, però allo stesso livello della prima e tutte e due sono a un livello più basso rispetto la terza, l’andamento segue quello della roccia che gradualmente degrada. Nella parte sinistra, quella vicino all’ingresso che porta alla Grotta della Preghiera, vi è un affresco che raffigura Cristo benedicente tra Angeli, nella parete a destra della scala è dipinto Il Funerale di San Benedetto, in questa stessa parete ci sono gli affreschi dei Santi: Stefano, Tommaso e Nicola. Sulla volta sono raffigurati, San Benedetto, San Gregorio, San Silvestro, San Lorenzo e altri santi dell’Ordine benedettino, insieme a papi e vescovi.

      • Terza Campata. Qui a sinistra, vi è una grotta in cui è allestito un presepio permanente, nella parete di destra vi sono quattro affreschi che rappresentano le storie di San Benedetto, Il miracolo del vaglio, in questo dipinto è ben evidenziato lo stupore del santo e della nutrice, la quale tiene il vaglio in mano, per il miracolo che è avvenuto; Il viaggio Verso la Chiesa di Affile, in quest’opera è messo in risalto il Santo che è teso verso la chiesa di Affile; La Vestizione, questo episodio, della vita del Santo, è descritto in un paesaggio sassoso nel quale si eleva una chiesa; Il Ritiro in Orazione Dentro la Grotta, qui San Benedetto è descritto in atteggiamento di preghiera, dentro la grotta posta in un paesaggio molto rustico. Sulla volta un affresco rappresenta L’Agnello di Dio tra i simboli degli evangelisti.

  • La Grotta di San Benedetto o Grotta della Preghiera o Sacro Speco. È questo il punto focale di tutto il complesso monastico, il fulcro intorno al quale fu aggregato, mano mano, tutto il monastero, si tratta di una grotta che si apre nel monte Taleo. In quest’anfratto San Benedetto, come ci ricorda San Gregorio Magno nel II libro dei “Dialoghi”, si ritirò per tre anni in una vita eremitica. Posto questo, sconosciuto a tutti tranne che al monaco Romano, che tramite una corda e un cesto mandava al Santo il necessario per sopravvivere. Dopo il tentativo di avvelenamento del Santo da parte di Fiorenzo, parroco della chiesa di San Lorenzo, Benedetto lasciò la grotta, che rimase per secoli meta di preghiera dei monaci del monastero di Santa Scolastica, fino all’insediamento di dodici monaci avvenuto nel 1193. La grotta subì dei lavori per renderla più praticabile alla vita dei monaci. Oggi nel suo interno si possono vedere, un paliotto d’altare, dell’epoca, e la statua di San Benedetto di marmo bianco, opera di Antonio Raggi che fu allievo del Bernini. La statua, magistralmente scolpita, immortalò un San Benedetto giovane assorto in preghiera con gli occhi che guardano una croce e le braccia sul petto.

  • La Cappella di San Gregorio. È questo un piccolo ambiente, con volta a crociera, addossato alla roccia, a cui si può accedere, dalla chiesa inferiore, attraverso una scala a chiocciola. Un piccolo ambiente ma che conserva un’opera di alto valore storico e artistico, infatti, sulla destra della finestra si trova, in un pannello rettangolare, un affresco in cui è raffigurato San Francesco d’Assisi, l’eccezionalità dell’opera sta nel fatto che il Santo è dipinto senza le stimmate, che ebbe nel 1224 e senza aureola, il che sta significando che era ancora in vita, quando l’opera fu realizzata. Sembra che questo sia l’unico dipinto di San Francesco eseguito quando il Santo era ancora in vita, opera di autore pressoché sconosciuto ricordato come “Il Maestro di Frate Francesco”. Questo pittore, forse di Anagni, potrebbe essere uno dei tre che dipinsero la cripta del duomo di questa cittadina, alcuni poi vedono la sua mano anche negli affreschi della sala gotica, dei Santissimi quattro Coronati a Roma, niente male per un “Anonimo”. San Francesco è dipinto con ai suoi piedi un piccolo monaco, alcuni pensano che sia il committente dell’opera, mentre in mano tiene una carta sulla quale si legge facilmente: “PAX HUIC DOMUI” che tradotto dovrebbe essere “Pace a questa casa”. Sempre dello stesso autore è l’affresco posto sulla sinistra della stessa finestra, esso raffigura il cardinale Ugolino, che poi fu eletto papa e assunse il nome di Gregorio IX. Il dipinto mostra il vescovo mentre consacra la cappella a San Gregorio Magno, vicino a lui una figura, in cui alcuni riconoscono San Francesco, che sembra partecipò a quella consacrazione, nell’iscrizione posta sotto l’affresco si legge: “Il secondo anno del pontificato di Gregorio IX”. Quest’autore è presente in questa cappella con altre opere come: San Gregorio e Giobbe piagato e afflitto e un San Michele Arcangelo. Sull’abside, in alto, una Crocifissione, purtroppo molto danneggiata, sotto un Salvatore Benedicente, con ai suoi lati San Pietro e San Paolo, a destra della finestra un ex voto, una pietà opera attribuita, forse, ad Antoniazzo Romano, infine sulla volta sono raffigurati quattro cherubini con i simboli degli evangelisti.

  • La Cappella della Madonna. Questa cappella è sotto la precedente e immette nella Scala Santa. È il risultato di un rifacimento architettonico del XIV secolo, le sue pareti seguono l’andamento della roccia, ma nonostante ciò fu completamente affrescata. I dipinti raffigurano le storie di Maria Vergine, in una vela di volta si può ammirare L’Annunciazione, all’interno di un’edicola evidenziata da un cielo stellato, nel prospetto sottostante sono raffigurate sia La Natività sia L’adorazione dei Magi, mentre sulla vela opposta si vede La Presentazione al Tempio. All’ingresso, sotto gli archi della volta, sono rappresentati sia La Strage degli Innocenti sia La Fuga dall’Egitto. Inoltre sono raffigurate: la scena di Maria Dormiente (Svenuta) alla quale corrisponde, sul lato opposto, la Crocifissione; la scena dell’Assunzione e sul lato opposto Maria in trono; la scena della Madonna della Misericordia e sul lato opposto l’Incoronazione. Infine sulla volta di accesso sono dipinti dei medaglioni che contengono le raffigurazioni di San Giovanni Battista, San Lorenzo, Santo Stefano, altri Santi e busti dei Profeti.

  • La Scala Santa. La Scala Santa fu costruita per volere dell’abate Giovanni V, allo scopo di sostituire il sentiero, molto stretto, che percorreva San Benedetto, dalla Grotta della Preghiera, per raggiungere la Grotta dei Pastori dove il Santo si mostrava alle persone che volevano ascoltare il suo verbo. Col trascorrere dei secoli, a causa delle modifiche che il complesso ha subito, la Scala è stata molto ridimensionata ed è oggi molto più piccola di quella voluta dall’abate, ma, manco a dirlo è totalmente affrescata. Oggi parte dalla cappella della Madonna per giungere alla grotta dei Pastori, sul lato destro, scendendo la scala rasenta la parete rocciosa, mentre su quello sinistro poggia sul muro esterno sul quale si apre con una finestra monofora. La copertura è a crociera ma asimmetrica, l’andamento delle linee è condizionato dalla roccia, comunque è totalmente affrescata. Sulle pareti scene, del XIV secolo, L’incontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti, ci mostra un coccetto, molto attuale all’epoca, nel dipinto si vedono tre giovani, due dei quali discutono tra di loro, mentre il terzo s’interessa alle parole di San Benedetto, che gli indica il destino a cui l’uomo inevitabilmente va incontro. Si parla della corruzione del corpo, infatti, il Santo mostra tre bare, non con tre cadaveri diversi, ma con lo stesso corpo nelle tre fasi della trasformazione, che avviene a causa della morte. Nella parete, lungo le rampe della scala, è rappresentata la scena de La Cavalcata della Morte, qui rappresentata con una spada sguainata mentre travolge, allo stesso modo, nobili, monaci, giovani, dame e quasi si riesce a vedere il veloce movimento verso due cacciatori che stanno per essere colpiti a loro insaputa. Sotto l’arco e rappresentato il Battesimo di Gesù e San Giovanni. In conclusione, gli affreschi di questa Scala Santa sono un ammonimento sulla corruttibilità del corpo, dopo la morte, e la salvezza dell’anima che può avvenire unicamente con il battesimo e la vita ascetica.

  • La Grotta dei Pastori. È la grotta posta più in basso, San Benedetto, sempre secondo ciò che narra San Gregorio Magno, soleva scendere per incontrare gli abitanti della valle dell’Aniene, che volevano ascoltare le sue parole. In questa grotta vi è un affresco che rappresenta la Madonna che porta il Bambino dritto sul grembo, un evidente esempio di scuola Bizantina, al fianco della Vergine sono raffigurati due santi. L’affresco fu eseguito su di un intonaco steso direttamente sulla roccia, molti studiosi considerano quest’opera un’evidente prova di scambi artistici e culturali tra l’Oriente Bizantino e l’Occidente Romano. Infine in questa grotta fu posta una lapide per ricordare i monaci benedettini, almeno i più famosi, che diffusero la fede sia in Europa sia nel resto mondo. Attraverso una piccola porta, posta accanto alla grotta, si accede ad un piccolo terrazzamento esterno in cui sono coltivate delle rose, si tratta del cosiddetto Roseto di San Francesco. Coltivando questi fiori i monaci hanno voluto mantenere vivo il ricordo del miracolo, che San Francesco avrebbe compiuto durante la sua visita a Subiaco. Si racconta che il Santo fece fiorire delle rose sui rovi in cui si era gettato San Benedetto per sfuggire alle tentazioni.

Si può avere qualsiasi fede religiosa o non averne per niente, ma, non può che rimanere meravigliati davanti a un’opera così complessa, particolare e artisticamente unica. Si può non riconoscere il significato spirituale di quegli affreschi, ma, non si può trascurare la magnifica esplosione di colori, la grande valenza storica e l’importanza artistica di quei dipinti. Ogni millimetro della superficie disponibile è dipinto, in un perfetto equilibrio di forme e immagini, vi sono anche affreschi, purtroppo ormai quasi del tutto perduti, anche su alcune pareti all’aperto… Non si può raccontare, più di tanto, a parole ciò che deve essere visto e ammirato, e una sola volta non basta, poiché, quando si torna, si trovano sempre nuovi particolari pronti a colpire i nostri occhi. A volte trascurato o, per meglio dire, sottovalutato, il Monastero di San Benedetto rappresenta un raro e magnifico incontro, o meglio, unione tra Arte e Natura, in uno scenario unico dell’Alta Val d’Aniene.

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