SS. Quattro Coronati

by / lunedì, 01 maggio 2017 / Published in Archeologia, Archeologia2, Il blog

 

 

SS. QUATTRO CORONATI

 

 

Il complesso monumentale dei SS Quattro Coronati si trova, all’incirca alla metà del percorso, tra il Colosseo e la Basilica di S. Giovanni lungo l’odierna via Labicana (che ripercorre il percorso della antica via Tuscolana). Per essere precisi il complesso si trova sull’omonima via dei Ss. Quattro, che corrisponde al tratto iniziale dell’antica “Via Tusculana”, la quale proveniva dal Colosseo, fiancheggiava a sud il “Ludus Magnus”, usciva dalle Mura Serviane dalla “Porta Querquetulana” (situata proprio all’altezza dei Ss.Quattro) e, dopo essersi incrociata con la “Via Caelimontana”, usciva da una posterula presso S. Giovanni in Laterano e si dirigeva verso Tuscolo (Frascati).

 

La storia del nome e delle vicende della sua attribuzione sono ancora oggi oggetto di studio e di dispute. Sicuramente il nome di questo convento deriva dai quattro martirizzati, quindi “coronati” cioè cinti dal lauro del martirio.

Oltre questa certezza entriamo in un ginepraio di ipotesi che vengono tramandate da una pasio (serie di racconti che mescolano purtroppo fantasia e realtà allo scopo di colpire il lettore) del VI secolo.

Un primo gruppo di martiri, che tanto per confondere di più la questione, è composto da cinque santi: Claudio, Castorio, Semproniano, Nicostrato e Simplicio. Erano tutti scalpellini che lavoravano per l’imperatore Diocleziano nelle cave della Pannonia (attuale ex Iugoslavia) e che si rifiutarono di realizzare una statua del Dio Esculapio confessando così la loro fede cristiana. Furono condannati a morte chiusi in casse di piombo e gettati nel fiume. A questo punto la pasio termina e si ignora come il culto sia arrivato fino a Roma.

Un secondo gruppo di martiri è formato da quattro anonimi soldati romani che rifiutarono un sacrificio al Dio Esculapio e per questo condannati a morte con le piombate (fruste munite di palle di piombo alle estremità). Vennero deposti in un cimitero sulla via Labicana e fu disposto che la loro feste fosse “ricordata sotto i nomi di Claudio, Castorio, Semproniano e Nicostrato.

A creare ancora più confusione un sant’uomo dichiarò che i martiri si chiamavano Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino che coincidono, tranne il primo chiamato invece Secondo. Questo gruppo corrisponde a quattro martiri (buttati in mare con dei pesi) venerati già IV secolo nelle catacombe di Albano.

La confusione su sanata definitivamente da papa Leone IV (847-855) che ricostruendo il complesso ha fatto cercare tutte le reliquie precedentemente dette e le ha fatte tumulare insieme nella cripta. Onorando di fatto tutti i gruppi presunti.

LA STORIA DEL COMPLESSO

  •   In età repubblicana vi sorgeva un sacello dedicato a Diana
  •   In età imperiale fu utilizzato per abitazioni popolari ed anche residenze di lusso (sotto il primo cortile si trova un criptoportico datato I-II secolo D.C.)
  •   Nel IV secolo fu realizzata un’Aula che venne anche usata per il culto cristiano. Quest’Aula è tutt’oggi il nucleo del complesso
  •   Non si conosce la data esatta ma nel V secolo la domus divenne il titulus Ss. Quattuor Coronatorum (forse la prima menzione avvenne come titulus Aemilianae)
  •   Leone IV (847-855) prima di diventare papa era proprio il Cardinale del titulus e fece dei notevoli lavori di restauro della basilica utilizzando come fondamenta le mura della preesistente aula.
  •   Nel IX secolo a seguito delle vicende tra Gregorio VII ed Enrico IV il principe normanno Roberto il Guiscardo appiccò un incendio (1084) che distrusse la navata centrale e parte dell’abside. Solo il papa Pasquale II (1099-1118) fece ricostruire la chiesa ma con dimensioni ridotte della metà. La parte anteriore fu trasformata in cortile, la navata centrale originaria divisa in tre navate tramite due file di colonne e le navate laterali trasformate in chiostro l’una ed in refettorio l’altra. I lavori finirono nel 1116
  •   Nei secoli XII-XIV il complesso divenne un amministrazione dei Benedettini dell’abbazia di Sassovivo di Foligno ma subì un forte declino
  •   Nei secoli XII-XIV venne utilizzato come palazzo cardinalizio e vennero aggiunti al monastero diverse strutture per la gestione laica del sito come le torri ed ambienti di rappresentanza
  •   La decadenza del complesso fu nei secoli XV-XVI a seguito del trasferimento del papato ad Avignone. Con sempre meno opere di manutenzione il declino fu forte
  •   Nel 1564 il complesso divenne la sede delle zitelle orfane. Per secoli fu il bastione del Palazzo del Laterano e residenza papale: nel 1265 vi dimorò anche Carlo d’Angiò. Nel 1872 lo stato italiano soppresse il conservatorio delle zitelle i divise il complesso in due: la parte ovest fu lasciata alle monache agostiniane che lo abitano ancor oggi; quella est fu espropriata per farne un lazzaretto. Riacquistata dal Vaticano negli anni 50 dal 1983 è gestita dalle piccolo sorelle dell’Agnello
  •   Dal 1908 fino al 1916 sono stati eseguiti dei notevoli interventi di restauro gestiti dall’Ispettore Superiore per l’Archeologia e le Belle Arti Antonio Muñoz volti a valorizzare le strutture paleocristiane ed i resti della navata carolingia, isolando la cripta e ponendo alla luce le mura romaniche.

LA STRUTTURA DEL COMPLESSO

PIANTA LEGENDA
 clicca sulla pianta per ingrandirla 1-       Ingresso del complesso

2-       Torre di Leone IV

3-       Primo cortile

4-       Ingresso al monastero delle Piccole Sorelle dell’Agnello

5-       Secondo cortile

6-       Cappella di San Silvestro

7-       Atrio del monastero delle Agostiniane (Sala del calendario)

8-       Foresteria delle monache Agostiniane

9-       Cappella di San Nicola

10-   Refettorio delle monache Agostiniane

11-   Chiesa (nella cripta si trovano le ossa dei martiri)

12-   Sacrestia

13-   Cortile Cosmatesco

14-   Cappella di Santa Barbara

15-   Area del Battistero (tratteggiata)

16-   Area dell’Aula Gotica (al piano superiore)

La facciata di ingresso del complesso si apre su un piccolo piazzale in via dei SS Quattro rivolta verso la Basilica di San Giovanni. L’ingresso avviene attraverso un arco sormontato da una massiccia torre campanaria in cortina, che presenta un loggiato con quadrifore, fatta costruire da Leone IV su un porticato che è stato però tamponato. Questa torre è la più antica di Roma.

Superato il portale ci si trova nel primo cortile, con solo una parte delle arcate cinquecentesche (era l’antico atrio di ingresso della basilica leonina) le altre furono obliterate dal restauro del cardinale Carillo nel XV secolo. Sulla sinistra si trova l’ingresso alla parte di monastero gestita ad oggi dalle Piccole Sorelle dell’Agnello.

Attraverso un architrave si passa nel secondo cortile anch’esso a cielo aperto corrispondente alla parte anteriore della antica basilica Leonina, che corrisponde a sua volta alla Aula, trasformata in cortile dalla ricostruzione dovuta a Pasquale II. Osservando i muri si possono trovare i resti della base delle finestre che illuminavano la navata centrale ed anche alcune colonne, ormai tamponate, che separavano le navate. Sulla destra troviamo l’ingresso della stanza del calendario e di fronte, preceduta da un portico costituito da colonne con capitelli ionici e corinzi, abbiamo la facciata della chiesa ridotta.

L’interno della chiesa presenta tre navate con un pavimento cosmatesco ed il soffitto ligneo con lo stemma del donatore (il cardinale Enrico di Portogallo -1580). Tutte e tre le navate sono però state inserite nello spazio occupato dalla sola navata centrale della chiesa Leonina. Nella navata di sinistra si trova l’accesso al chiostro. Questo è stato costruito intorno al 1220 utilizzando anche una parte dell’area precedentemente occupata dalla navata sinistra della chiesa antica.

L’abside risulta “strano a vedersi” poiché occupa tutta l’area della vecchia Aula. Anche le gallerie ricavate al piano superiore delle due navate sono la conseguenza della notevole altezza della originaria basilica.

Del periodo di Pasquale II si conserva il pavimento cosmatesco mentre è andato perduto l’affresco che ricopriva la volta dell’abside. Nella navata di destra, vicino all’ingresso, troviamo una serie di pannelli votivi del trecento che erano stati imbiancati nel 1673 e restaurati all’inizio del secolo: troviamo una crocifissione (1248), e una madonna tra angeli. Nella navata sinistra troviamo il duecentesco affresco del monaco che discute con Magister Rainaldus. Nelle navate troviamo diversi altari ma il più venerato è senza dubbio quello dedicato a S. Sebastiano e dove era custodita la sua testa in una nicchia. Dalla parete sinistra dell’abside si accede alla sacrestia mentre sulla destra una porta permetterebbe l’accesso al refettorio delle monache (non visitabile).

La chiesa conserva nella cripta (viene aperta l’8 novembre) sotto l’altare maggiore le spoglie di tutti i martiri come disposto da papa Leone IV. Fino a poco fa anche la testa di S. Sebastiano ritrovata entro un bellissimo vaso d’argento smaltato e contrassegnato da un’iscrizione votiva di papa Gregorio IV. È stata trasferita ai Musei Vaticani.

Come sintetizzare la visita del complesso? Andate a vedere con i vostri occhi

 

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One Response to “SS. Quattro Coronati”

  1. Anna Maria says :

    bravi

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