Sparta e Atene, la Seconda Guerra del Peloponneso e i Trenta Tiranni. (Parte Terza: La Guerra del Peloponneso)

by / venerdì, 18 novembre 2016 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

La Seconda Guerra del Peloponneso.

Nella Grecia antica, tra il 431 a.C. e il 404 a.C., scoppiò un cruento conflitto tra Sparta e Atene e le rispettive coalizioni che va sotto il nome di “Guerra del Peloponneso” o “Seconda Guerra del Peloponneso”, per distinguerla da un precedente evento bellico. Gli storici sono soliti dividere, questo conflitto, in tre fasi distinte: prima fase, l’Archidamica, dal 430 a.C. al 421 a.C.; seconda fase, la spedizione di Atene in Sicilia e la guerra contro Melo, dal 416 a.C. al 413 a.C.; terza fase, la Deceleica, dal 413 a.C. al 404 a.C.; Tucidide nella sua opera, “La Guerra del Peloponneso” ci dice: “Certo questo è stato il più grande sommovimento che sia mai avvenuto fra i Greci e per una parte dei barbari e, per così dire, anche per la maggior parte degli uomini”.

  • Prima fase, l’Archidamica.

  1. Sparta, invade l’attica e la popolazione si rifugia dentro le mura di Atene.

  2. Pericle decide di non affrontare battaglie campali, userà la flotta per approvvigionamento e opererà una tattica quasi di guerriglia, facendo incursioni per logorare l’avversario.

  3. Ad Atene scoppia la “Peste”, non tutti gli storici sono d’accordo che sia stata proprio peste, comunque un’epidemia stermina la popolazione, nel 429 a.C. muore anche Pericle.

  4. A Pericle succede Cleone, non ben visto dal popolo perché corrotto, spregiudicato e poco lungimirante.

  5. Le operazioni militari vanno avanti senza eventi tangibili, ogni estate l’esercito spartano saccheggia la campagna attica e poi si ritira, Atene continua a dominare sui mari, gli ateniesi vincono a Sfacteria, un’isola del Peloponneso.

  6. Sparta, reagisce.

  7. Nella Battaglia di Anfiboli muoiono sia Cleone sia Brasida.

  8. 421 a.C. la “Pace di Nicia”, Nicia era il capo del partito moderato ateniese.

Per potenziare il proprio esercito, per rendere invincibile la sua flotta Atene, sotto la guida politica di Pericle, fece delle alleanze indubbiamente anti Spartane. Atene strinse accordi con Argo e con la Tessaglia, a questo bisogna aggiungere la pace di Callia con i Persiani e la protezione data a Megara, con la costruzione delle mura che si collegavano al porto di Nisea e l’insediamento di una guarnigione ateniese. In questo modo Atene ottenne un duplice vantaggio, quello di non dover più difendersi su due fronti e quello di poter controllare i passi che conducevano dal Peloponneso in Attica. La situazione che si venne a creare non interessava direttamente Sparta, che nel frattempo era impegnata nella terza guerra messenica, ma, complicava di molto i commerci di una sua potente alleata, Corinto, che insieme a Egina, si vedeva costretta a difendere i propri interessi. Le cosiddette “Lunghe Mura”, collegavano Atene al Pireo e alla baia del Falero, formavano una fortezza che bloccava il commercio delle città rivali di Atene. La situazione andò avanti tra guerre, battaglie e accordi vari fino al 431 a.C., quando gli spartani si opposero allo strapotere ateniese. La goccia che fece traboccare il vaso fu il crescente interesse ateniese nei traffici marittimi con le colonie della Magna Grecia, la qual cosa disturbava, non poco, gli interessi di Corinto. Di conseguenza l’Acarnania, regione strategica per i traffici con l’Italia, divenne un obiettivo fondamentale. I pretesti per la guerra furono vari, da accordi non rispettati a ultimatum disillusi e scaramucce con i tebani, fatto sta che nel fatidico giugno del 431 a.C. l’esercito della lega peloponnesiaca, dopo un inverno di preparativi, invase l’Attica sotto la guida di re Archidamo II. Pericle, di fronte all’invasione spartana, fece trasferire le popolazioni contadine dell’Attica all’interno delle Lunghe Mura e fece immediatamente riarmare la flotta. L’esercito della lega peloponnesiaca, pur in grande superiorità, non poteva nulla contro una città così ben difesa e rifornita continuamente dal mare. Archidamo II cercò varie strategie, tentò di attirare, senza riuscirvi, l’esercito ateniese fuori dalle mura della città, in seguito cercò l’appoggio, senza successo, della flotta persiana e di quella siracusana. A questo punto gli spartani e gli alleati si limitarono a saccheggiare villaggi ormai abbandonati e a devastare campi non più coltivati, mentre Pericle con la sua flotta andava a distruggere tutte le città, non sufficientemente protette, della costa del Peloponneso. Atene conquistò Metone, la stessa sorte toccò all’isola di Egina e alla regione di Megara, poi, con la vittoria di Naupatto, gli ateniesi assunsero il controllo del golfo di Corinto. Le cose stavano volgendo a favore di Atene ma, le precarie condizione igieniche in cui vivevano i cittadini all’interno delle mura, tutta la popolazione era ammassata in ricoveri di fortuna, favorirono la diffusione di una devastante epidemia, forse di peste o di febbre tifoidea, probabilmente diffusa dall’Egitto. Il morbo si diffuse all’intera città e all’esercito causando la morte di circa un terzo della popolazione e la dipartita di Pericle. Dopo la morte di Pericle, Cleone assunse il comando delle operazioni belliche intenzionato a portare avanti la guerra differentemente dall’attendismo di Pericle e in opposizione a quella parte dell’aristocrazia che sosteneva Nicia fautore di una richiesta di tregua. Cleone condusse una campagna vittoriosa contro Mitilene, che nel frattempo aveva lasciato la lega Delio Attica e in seguito chiese aiuti a Sparta. Segui un’altra vittoria ateniese con Nicia che riuscì a conquistare l’isola di Minoa tale conquista permise ad Atene di controllare eventuali attacchi di sorpresa dal mare della lega peloponnesiaca. Tutto questo però ebbe un prezzo Atene perse il controllo di Platea e dovette affrontare una ribellione a Corcira. In seguito si aprì un nuovo fronte in Magna Grecia, qui le città ioniche, con a capo Reggio, si scontrarono con quelle doriche con a capo Siracusa, Atene, per bloccare le esportazioni di cereali verso il Peloponneso, appoggio Reggio adducendo come pretesto i legami di sangue con queste popolazioni. Fu così che gli ateniesi ottennero la capitolazione delle isole Eolie e una vittoria navale nei pressi di Milazzo. Gli Spartani, nel frattempo, continuavano a colpire l’Attica, ma, l’esercito ateniese con a capo Nicia conquista e devasta l’isola di Milo, in seguito Atene conquista Ambracia e dell’isola di Leucade. Il comandante ateniese Demostene intraprese una campagna contro gli Etoli ma, ciò gli costò grandi perdite, tanto che fu costretto a ripiegare, con i soldati sopravvissuti verso Naupatto. Gli spartani non persero l’occasione, inviarono un esercito per affrontare le ormai deboli forze ateniesi e di conseguenza conquistare Naupatto, mentre i loro alleati, di Ambracia, presero d’assedio la città di Olpe. Davanti a questo nuovo scenario gli ateniesi decisero di aiutare Olpe e Demostene, nonostante il suo ridotto esercito riuscì a sconfiggere gli avversari mentre, il conflitto in Sicilia continuava. Nel 425 a.C. i siracusani si accordarono con gli abitanti di Messina e occuparono la città, l’Attica fu invasa ancora una volta da re Agide II e Atene inviò un’ulteriore flotta per proteggere il governo democratico di Corcira, che nel frattempo si era trovava a fronteggiare un’opposizione interna, che voleva un’alleanza con Corinto e con la lega del Peloponneso. La flotta ateniese mentre costeggiava il Peloponneso fu costretta a fermarsi nella baia di Pilo per eseguire delle riparazioni, Demostene si rese conto che il posto offriva una grande ricchezza di legname e delle difese naturali quindi fece costruire nuove fortificazioni. Pilo non fu solo una base navale ma, divenne anche una posizione strategica da cui intraprendere scorrerie verso la Messenia. Ovviamente gli Spartani non potevano permetterlo e re Agide II abbandonò l’invasione dell’Attica per intraprendere una nuova campagna al fine di riconquistare Pilo. Questa fu una campagna giocata sui tatticismi, gli spartani fecero sbarcare un manipolo di soldati sulla piccola isola di Sfacteria, che, era priva di punti d’attracco e fitta di boschi, ma, proprio per questo quell’esiguo numero di uomini avrebbero potuto bloccare dal mare la baia di Pilo, rendendo possibile l’accerchiamento dei soldati ateniesi. Gli ateniesi, però, non stettero a guardare, riuscirono a far ritirare la flotta spartana e assediare gli uomini sull’isola, dopo una serie di scontri violenti gli Spartani furono, per la prima volta nella loro storia, costretti a consegnarsi prigionieri. Dopo queste vittorie ateniesi lo scenario tornò a cambiare, Atene consolidò le proprie posizioni a Corcira e nell’Acarnania, occuparono l’isola di Citera, a sud della Laconia, conquistarono Nisea e Tirea, dove nel frattempo si erano rifugiati gli abitanti di Egina. In Sicilia, nel frattempo, le città ormai esauste dai conflitti, stipularono una tregua a Gela. Le sorti di Sparta sembravano ormai segnate, ma, nel 424 a.C. il generale Brasida riuscì a risollevarne le forze, sottovalutato dagli ateniesi, riuscì a conquistare Nisea e Megara e intraprese una spedizione in Tracia, con l’appoggio del re di Macedonia Perdicca II. Inspiegabilmente Atene trascurò di inviare rinforzi in Tracia e decise di invadere la Boezia e nei pressi di Delio subirono una pesante sconfitta e i pochi superstiti furono costretti a riparare in Attica. Nel frattempo Brasida conquistò Anfipoli e da lì riuscì, nel giro di pochi mesi, a ottenere, senza combattere l’appoggio di altre città del territorio. Si decise allora una tregua, tra Atene e Sparta, un armistizio della durata di un anno, in questo periodo Atene rinforzò in suo esercito in Tracia mentre le città di Scione e di Mende si consegnarono volontariamente a Brasida. Allo scadere della tregua Cleone si recò in Tracia riconquistò Scione e Torone, tentò, senza successo, di assalire Stagira e s’incamminò verso Anfipoli, dove, nel frattempo Brasida aveva schierato il proprio esercito. Il risultato fu una violenta serie di battaglie in cui persero la vita sia Brasida, ferito in battaglia, morì poco dopo, sia Cleone ucciso nel corso di una ritirata. Da questa campagna in Tracia sia Atene sia Sparta ne uscirono con grosse perdite umane e ormai sfinite, Sparta voleva riavere i prigionieri dell’isola di Sfacteria e non era più in grado di sostenere i costi delle distruzioni che gli ateniesi avevano portato nel Peloponneso, oltretutto la tregua dei trenta anni con Argo stava scadendo e gli Iloti cominciavano a essere irrequieti. Atene, dopo la pestilenza e le sconfitte in tracia e Delio, vedeva ormai ridotto al lumicino in numero degli opliti a disposizione. In considerazione di tutto questo e della morte simultanea di Brasida e di Cleone, presero forza coloro che desideravano la pace. Gli Spartani richiamarono dall’esilio re Plistoanatte che riuscì ad accordarsi con l’ateniese Nicia per allontanare la volontà di guerra, l’accordo di pace, che passò alla storia come la “Pace di Nicia”, prevedeva che i territori occupati durante il conflitto sarebbero tornati alle rispettive coalizioni. Gli accordi di pace dovevano avere una validità di cinquant’anni, Atene avrebbe tenuto Nisea e i tebani Platea, i prigionieri dovevano essere restituiti da ambo le parti, tutti avrebbero potuto accedere ai santuari comuni, compreso quello di Apollo a Delfi che in più avrebbe goduto di totale indipendenza.

  • Seconda fase, la spedizione di Atene in Sicilia.

  1. Nel 416 a.C. Atene provocò Sparta con un’offensiva militare contro Melo.

  2. Nel 415 a.C. parte la spedizione ateniese in Sicilia, in aiuto di Segesta contro Siracusa.

  3. Il vero obiettivo è ottenere risorse per sconfiggere Sparta.

  4. Alcibiade, Lamaco, Nicia.

  5. Le operazioni militari si presentano più difficili del previsto; Alcibiade fu estromesso e si rifugiò a Sparta; Sparta aiuta Siracusa; la flotta di Corinto va in aiuto di Siracusa; i soldati ateniesi si ammalano, probabilmente di malaria.

  6. Demostene fu mandato da Atene con una nuova flotta, il quale, dopo una sconfitta sulla terra, propone una ritirata che però fu rimandata per un presagio divino sfavorevole, per noi una semplice eclissi di luna, e perché Nicia è convinto di riuscire ad accordarsi con i Siracusani.

  7. I Siracusani approfittano dell’esitazione, sbaragliano e distruggono sia la flotta sia l’esercito ateniese.

  8. Sconfitta totale degli ateniesi.

La realtà storica ci parla di una pace di Nicia, in verità, molto fragile sin dall’inizio, alcuni alleati di Sparta, come Corinto, non la volevano e quindi ci furono una serie di divergenze tra gli stessi alleati che a volte scaturirono nella rottura degli accordi e in vere e proprie battaglie. A questa situazione va poi aggiunto che in realtà non tutti i territori furono restituiti, come prevedeva il trattato di pace, quindi tra il 421 a.C. e il 416 a.C. vi furono battaglie e scaramucce tra ex alleati che inizialmente non coinvolsero direttamente Sparta e Atene tra di loro, ma, ben presto finirono con farlo. Atene nei primi mesi del 416 a.C., decise di mandare un esercito in Tracia con la volontà di risolvere tutte le questioni in sospeso con re Perdicca II di Macedonia. Gli ateniesi non si limitarono a questo e inviarono in maniera provocatoria un’altra numerosa armata contro l’isola di Melo, che era una colonia spartana, ma che rimase neutrale durante il conflitto. Gli abitanti di Melo ribadirono agli ateniesi la propria neutralità, ma, non servì a molto poiché quando, grazie a un tradimento, i cittadini di Melo aprirono le porte della città agli ateniesi, questi ultimi entrarono in città e uccisero tutti i maschi adulti e vendettero, come schiavi, donne e bambini. Infine ripopolarono la città, ormai deserta, con i propri coloni. Nel 415 a.C. mentre Sparta era intenta a consolidare il controllo sugli alleati della lega, in particolare su Argo che tentava di rendersi totalmente autonoma, in Sicilia Segesta chiese aiuto ad Atene per sconfiggere la nemica Selinunte, che poteva contare sull’aiuto di Siracusa, quest’ultima era alleata di Sparta. Ad Atene crebbe il desiderio, nonostante pareri contrari, di accaparrarsi tutte le ricchezze della Sicilia, per poi usarle contro Sparta e i suoi alleati vecchi e nuovi. A tale scopo fu inviato in Sicilia un grosso contingente, comprendente flotta e truppe, con tre comandanti Alcibiade, Nicia e Lamaco. Le cose non iniziarono nel migliore dei modi, i tre strateghi cominciarono a discutere sulle strategie da adottare, Lamaco aveva l’intenzione di attaccare direttamente Siracusa, Alcibiade voleva prima conquistare le popolazioni alleate di Siracusa per poi assediare la città, Infine Nicia voleva semplicemente mandare aiuti a Segesta, mostrare la grande potenza dell’esercito ateniese e poi tornare ad Atene che era rimasta abbastanza sguarnita. Prevalse il parere di Nicia e Alcibiade partì, con parte della flotta, per occupare il porto di Catania. Dopo poco tempo Alcibiade fu accusato dell’atto sacrilego avvenuto in patria durante i preparativi per la partenza verso la Sicilia, che andò sotto il nome dello “Scandalo dell’Erme”. Infatti, prima della partenza del contingente ateniese, furono mutilate le erme, delle teste scolpite su pilastrini quadrangolari, ciò era considerato un atto sacrilego, di sobillazione, di cattivo presagio e segno premonitore di sventura. Dopo questa accusa Alcibiade disertò e fuggì presso gli spartani. Nei mesi seguenti gli ateniesi eressero un muro d’assedio per accerchiare Siracusa e di conseguenza isolarla dalla terraferma, ma, i siracusani, aiutati dagli spartani e dai corinzi, intelligentemente, edificarono un secondo muro bloccando, in questo modo, quello ateniese e iniziarono dei combattimenti molto cruenti, in uno dei quali perse la vita Lamaco. Alla fine l’esercito ateniese subì una dura sconfitta e numerose perdite ma, gli ateniesi non si fermarono e decisero di mandare una seconda spedizione navale comandata da Demostene. All’arrivo dei rinforzi Nicia voleva mantenere il blocco terrestre e navale sulla città, lo scopo era di far restare Siracusa priva di risorse e i cittadini sfiduciati, alla fine, avrebbero accettato la resa. Demostene, al contrario, volle un attacco risolutivo, quindi gli ateniesi tentarono una sortita e inizialmente riuscirono a riconquistare le posizioni occupate dai siracusani, ma poi, intervennero nella battaglia, i Beoti che contrattaccando respinsero gli ateniesi nelle posizioni di partenza. Gli ateniesi ormai indeboliti dalle perdite subite nelle battaglie e sfiniti per gli stenti e le malattie, la malaria probabilmente incombeva, considerando che nelle vicinanze vi erano molte paludi, decisero di ritirarsi. Tutto era pronto per la partenza quando avvenne un fatto del tutto naturale che però gettò nel panico i sopravvissuti, un’eclisse di luna, fu considerato un cattivo presagio poiché la luna, dopo l’eclisse, non tornò a essere limpida. Tanto erano forti tali credenze che Nicia decise di rimandare la partenza fino al nuovo ciclo lunare, la qual cosa costò molto cara agli ateniesi. La situazione precipitò, da Catania non arrivavano più rifornimenti, erano stati bloccati dallo stesso Nicia in vista della partenza, i soldati continuavano a morire per le battaglie ingaggiate dal nemico e per le malattie, la stessa flotta subì gravi perdite dopo un attacco dei siracusani. A questo punto i siracusani avevano bloccato l’accesso del porto e costrinsero Nicia e Demostene, per non perdere il resto della flotta, a un attacco quasi disperato. Il risultato, per gli ateniesi, fu infausto e furono costretti a tentare una ritirata via terra. Partirono ormai allo stremo delle forze e furono raggiunti, dalle truppe siracusane comandate da Ermocrate, presso il fiume Asinaro, qui, nonostante una stenua e lunga resistenza, gli ateniesi furono costretti ad arrendersi. Le conseguenze furono che Demostene morì in battaglia, Nicia fu giustiziato dai siracusani e i soldati superstiti furono imprigionati alle Latomie, cave di pietra, ubicate presso Siracusa, in cui erano condotti i condannati ai lavori forzati per reati comuni, lì la maggior parte dei prigionieri perì di fame e di stenti.

  • Terza fase, la Deceleica.

  1. Gli Spartani riprendono la guerra e su consiglio di Alcibiade, fortificano Decelea, località dell’Attica con un presidio fisso.

  2. Atene è messa costantemente sotto assedio.

  3. Numerose città della lega di Delo disertano.

  4. I persiani si alleano con gli Spartani.

  5. La reazione di Atene; Atene utilizza il tesoro del Partendone; riallestisce la flotta e riesce a resistere per quasi dieci anni, in questo periodo nella città si alternano un potere democratico e uno conservatore; Alcibiade torna ad Atene.

  6. Sparta sostenuta dall’oro persiano, allestisce una flotta che sconfigge e distrugge quella ateniese.

  7. Atene è sconfitta sia per terra sia per mare; è costretta a chiedere la resa.

  8. La città non fu distrutta, è risparmiata; condizioni di pace durissime; abbattimento delle “Lunghe mura”; rinuncia alla flotta e all’egemonia nell’Egeo; abolizione costituzione democratica; ingresso come stato satellite nella lega del Peloponneso.

Per gli ateniesi cominciò il totale declino, dopo la grande disfatta subita nelle terre siciliane Atene e i sui alleati della lega Delio Attica, dovettero affrontare una nuova invasione dell’Attica, infatti, gli spartani su consiglio del fuggiasco Alcibiade, invasero Decelea. Sparta, grazie a questa decisione, riuscì a bloccare i rifornimenti di derrate alimentari ad Atene, nonché la possibilità di utilizzare le miniere d’argento del Laurio, una delle più ricche fonti economiche per gli ateniesi. Nel frattempo sia Sparta sia Atene armarono una nuova flotta e gli ateniesi eressero una fortezza presso Sunio per garantirsi i rifornimenti via mare, poiché quelli via terra dall’attica erano ormai impossibili. La situazione per Atene era al limite della catastrofe e peggiorò allorquando l’Eubea, Lesbo, Chio, Eritre, Clazomene, Efeso, Mileto e Mitilene decisero di inviare ambasciatori presso Sparta cercando un’alleanza per insorgere contro Atene. Anche la Lidia e la Caria appoggiarono un’azione anti Atene cosi come fece la Frigia per scacciare gli ateniesi dallo stretto dei Dardanelli, ma, nonostante tutto, le cose per Atene stavano prendendo, se pur in maniera assolutamente temporanea, una piega del tutto diversa. Tra vari contrasti si venne a formare un’alleanza tra gli spartani e i Persiani ma, nonostante le vittorie ottenute a Sparta il clima non era sereno, i rapporti tra Astioco e Alcibiade non erano buoni. Alcibiade, a un certo punto, consigliò a Tissaferne, satrapo di Lidia e Caria, di mandare gli aiuti a Sparta molto lentamente così da prolungare la guerra poiché vi era la possibilità che potesse essere richiamato in patria. Gli spartani però vennero, in qualche modo, a conoscenza dell’inganno e ordinarono ad Astioco di catturare Alcibiade ma, nel frattempo quest’ultimo si era rifugiato presso Tissaferne. La fuga di Alcibiade non passò inosservata neppure ai comandanti ateniesi di stanza a Samo e ad Atene prese vigore la voce che se, gli ateniesi, avessero abolito la democrazia, i persiani avrebbero lasciato l’alleanza con Sparta per unirsi ad Atene. Fu così che mentre Atene attaccava e riconquistava Rodi, ambasciatori ateniesi andarono presso Tissaferne per negoziare gli accordi, ma questi, in quel momento, non prese nessun impegno a favore di Atene. L’offensiva ateniese continuò riuscendo a riconquistare l’Eubea e respingere un attacco Spartano a Samo. Nel frattempo Pisandro, con l’aiuto di Antifonte, preparò i programmi per il colpo di stato. Il nuovo governo che inseguito fu formato non fu del tutto popolare anzi dovette imporre la propria autorità con la forza. L’esercito e la flotta si sollevarono contro questo nuovo ordine e la democrazia fu ripristinata. Nel frattempo i rapporti tra spartani e persiani andarono deteriorandosi e di certo non furono facilitati dalla decisione di far rientrare Alcibiade fra le file ateniesi. Tuttavia Alcibiade ritardò il suo rientro in città, voleva prima ottenere un trionfo militare, invio i due strateghi Trasibulo e Trasillo nell’Ellesponto. Questi strateghi, pur in inferiorità numerica, riuscirono, era il settembre del 411 a.C., a sconfiggere la flotta nemica, a Cinossema. Dopo questa vittoria le flotte Spartane e Ateniesi s’incontrarono in un’altra epica ma equilibrata battaglia dalle sorti incerte, alla fine prevalsero gli ateniesi grazie all’arrivo di Alcibiade con nuovi rinforzi. Alcibiade, però, fu arrestato da Tissaferne ma, riuscì a scappare dalla prigionia dopo circa un mese, gli ateniesi riuscirono a riprendere il controllo delle città che si erano ribellate. Le flotte Spartane e Ateniesi si scontrarono ancora una volta nei pressi di Cizico e ancora una volta la flotta ateniese riuscì a prevalere. Questa volta la lega peloponnesiaca perse praticamente tutta la flotta e gran parte dei migliori equipaggi, oltretutto gli spartani dovettero abbandonare l’idea di bloccare la rotta dell’Elleponto. A questo punto Spartà provò a mandare gli ambasciatori ad Atene con una richiesta di tregua, ma, gli ateniesi nell’euforia delle vittorie acquisite non solo rifiutarono ogni trattativa ma restaurarono, in maniera completa, le istituzioni democratiche e continuarono la campagna intrapresa fino alla conquista di Bisanzio. Al rifiuto dei negoziati di pace Sparta riarmò la flotta, grazie ai finanziamenti persiani, e la mise sotto il comando di Lisandro che con i soldi persiani riuscì ad aumentare la paga dei rematori e in questo modo riuscì a sottrarne i più esperti ad Atene. Alcibiade cercò lo scontro con Lisandro in Ionia ma, non trovandolo, decise di portare aiuto a Trisibulo impegnato nell’assedio di Focea. Partì con poche navi lasciando il grosso della flotta in mano a Antioco un suo nocchiero, mossa che si rivelò non solo del tutto anticonvenzionale, ma, soprattutto disastrosa, infatti, Antioco attaccò Lisandro e nei pressi di Nozio, per la sua inesperienza e per la disorganizzazione, la flotta ateniese fu quasi del tutto annientata. A questo punto Alcibiade, per paura che gli ateniesi lo processassero per scelta effettuata, fuggì, come si è visto, non fu certo la prima volta. Un anno dopo, nel frattempo Atene aveva cambiato tutti i comandanti della flotta, se pur abili, poiché furono considerati amici di Alcibiade, tentò di riformare una nuova grande flotta e grazie all’oro delle statue che furono fuse vi riuscì. Riuscì anche a equipaggiarla, grazie alle promesse di libertà e di pieni diritti per gli schiavi e per i meteci che avessero servito nella flotta. Presso le isole Arginuse, la flotta Ateniese si scontrò con quella spartana comandata da Callicratida, che nel frattempo aveva occupato il di posto di Lisandro, riuscendo a prevalere e a infliggere gravi perdite al nemico. La vittoria di Atene sembrò risolutiva del conflitto ma, così non fu, tutti gli strateghi, che vinsero la battaglia navale, furono accusati di non aver abbandonato i naufraghi, furono giudicati davanti da tribunale popolare e furono condannati a morte. L’unico che si oppose fu il filosofo Socrate, ne pagò in seguito le conseguenze, ma, non fu minimamente ascoltato. Sparta, dopo varie discussioni interne, tentò nuovamente di negoziare la pace con Atene offrendo la restituzione della roccaforte Decelea, il ritiro dall’Attica con il ripristino delle posizioni antecedenti la guerra, Atene ancora una volta, su consiglio di Cleofonte, rifiutò l’offerta. Falliti i tentativi di riappacificazione, Sparta seguì le richieste degli alleati, richiamò Lisandro e ottenne l’appoggio e i finanziamenti da Ciro il giovane, di conseguenza gli spartani tornarono a rinforzare velocemente la propria flotta. Lisandro dapprima consolidò le sue posizioni in ionia e poi cominciò a una sistematica conquista d’isole, di città e di territori alleati di Atene evitando, inizialmente, di toccare i territori dell’Ellesponto. Per trarre in inganno gli ateniesi veleggiò verso Atene e finse un attacco a Egina e a Salamina e proseguì fino alla città di Lampsaco, nell’Ellesponto, una volta che quest’ultima cadde nelle sue mani di fatto, aveva tolto ogni possibilità di rifornimento per Atene. A questo punto gli ateniesi furono costretti a inviare la propria flotta, seguirono alcuni giorni inattivi ma, alla fine scoppiò una furiosa battaglia e la flotta Ateniese fu annientata. Lisandro era divenuto, in concreto, padrone dell’Egeo, conquistò quasi tutte le isole e le città che furono alleate di Atene e avvicendò i governi democratici con regimi di tipo oligarchico, Atene non poteva più mantenere neppure i rifornimenti navali. L’assedio di Atene era cominciato per mare e per terra, gli ateniesi resistettero circa un anno ma, nel 404 a.C., ormai stremati e privi di ogni genere di sussistenza, dovettero arrendersi. Atene non fu distrutta, ma le condizioni di pace che gli imposero i vincitori furono durissime, fu obbligata a consegnare le poche navi che le erano rimaste, fu costretta a sciogliere la lega Delio Attica, dovette abbattere le Lunghe Mura, che furono baluardo e orgoglio per la città. Inoltre gli ateniesi dovettero accettare un distaccamento spartano nel porto del Pireo, furono forzati in una totale subordinazione alla politica estera di Sparta. Infine, gli spartani imposero ad Atene, di far rientrare in città tutti gli esuli e di rinunciare alle istituzioni democratiche per passare a un regime basato sull’oligarchia. Come vedremo in seguito, tale regime, sotto la guida di Crizia, divenne noto come il governo dei Trenta Tiranni.

La guerra del Peloponneso certamente cambiò totalmente il volto e la geografia della Grecia antica, Atene che dopo le guerre persiane aveva accresciuto enormemente il proprio potere, dovette soccombere davanti alle forze spartane. Tutte le regioni greche coinvolte nella guerra risentirono di questo lungo periodo di belligeranza e devastazione, tantissime furono le perdite umane, enormi i danni economici tanto che la guerra fu considerata come l’evento finale del secolo d’oro della civiltà ellenica, Atene, pur risorgendo dopo ogni avvenimento negativo, non recuperò più il suo antico splendore. Fondamentali, per la ricostruzione storica dell’evento, furono Tucidide, con la sua opera “La Guerra del Peloponneso” e Senofonte, che continuò a descrivere il conflitto da dove Tucidide s’interruppe.

sparta-e-atene Introduzione
 Parte Prima:

Sparta

 spartani-allattacco-brocca-chigi1
 atene   Parte Seconda:

Atene

   Parte Quarta:

I Trenta

Tiranni

 crizia

(396)

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