Sparta e Atene, la Seconda Guerra del Peloponneso e i Trenta Tiranni. (Parte Seconda: Atene)

by / venerdì, 11 Novembre 2016 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

Atene.

Atene si trova nell’Attica, una penisola con tre porti naturali, quelli del Pireo, di Munichia e del Falero, venne quindi spontanea, ai suoi abitanti, un’inclinazione ad attività marittime. A dire il vero, però l’Attica è morfologicamente molto differenziata, vi sono, infatti, oltre i porti, miniere di argento e di piombo, cave di pietra e marmo, zone montuose, collinari e pianeggianti, ciò permise uno sviluppo agricolo commerciale e industriale. In definitiva si svilupparono diverse attività economiche, dall’agricoltura, alla pastorizia, alla pesca, all’artigianato e al commercio, da questo scaturì anche una differenziazione sociale. L’attica, oltretutto presenta anche un’ottima possibilità difensiva poiché e circondata da una catena montuosa. Come per Sparta, non si può parlare di una vera e propria fondazione della città, all’iniziale e probabile nucleo miceneo del III millennio a.C., si aggregarono dodici villaggi. L’Attica, in qualche modo, riuscì a sfuggire alle invasioni Doriche e rimase abitata da Ioni, che vi si erano stabiliti alla caduta dei regni micenei. Anche per Atene non è semplice tracciare un preciso confine tra leggenda e realtà, il mito racconta: Atene fu fondata da due Dei Poseidone e Atena, che ben presto cominciarono a litigare per imporre il nome e la propria protezione alla città. Si affidarono quindi al giudizio dei cittadini, per accattivarseli Poseidone fece donò loro del sale, un toro e soprattutto promise il suo appoggio in battaglia. Atena, a sua volta, offrì ai cittadini un olivo magnifico e grandioso, fece la promessa di donare loro la saggezza, l’intelligenza e innanzitutto la pace. Per i cittadini fu un bel dilemma, discussero a lungo e alla fine decisero di affidarsi ad Atena, da ciò derivò il nome della città, la Dea decise che il primo re della città fosse l’egiziano Cecrope che era mezzo uomo e mezzo serpente. La leggenda prosegue narrando di altri dieci re, questa volta umani, tra cui Teseo, l’uccisore del Minotauro, l’ultimo fu Codro, che seppe, dall’oracolo di Delfi, che i Dori, che stavano assediando Atene, sarebbero stati sconfitti solo se lui fosse ucciso, allora entrò di nascosto nel campo nemico ma, fu scambiandolo per una spia e fu ucciso.

  • La Società, le Istituzioni, il Governo.

A differenza di Sparta Atene attraverso e toccò, nel tempo tutte le tappe che caratterizzarono l’evoluzione delle polis greche, anche a causa all’influenza della morfologia dell’Attica sulla storia della città. Le pianure permettevano una ricca e avanzata agricoltura e la presenza del mare ne permetteva il commercio con grossi guadagni. L’aristocrazia fondava la sua ricchezza sull’agricoltura, i nobili erano proprietari di latifondi. I mercanti basavano la propria ricchezza nei commerci con tutto il mediterraneo. L’artigianato era fiorente poiché la regione offriva l’argilla, il marmo, il rame, l’argento che permisero di produrre prodotti di pregio poi commercializzati dai mercanti in tutto il mediterraneo e oltre. Le classi più povere spesso erano ingaggiate sulle navi, permettendo alla flotta mercantile di divenire sempre più forte, grande e potente portando così maggiori guadagni ai mercanti. Da questa economia così varia scaturirono diverse categorie sociali e inevitabilmente degli scontri tra di loro. E’ da questi conflitti che emersero le varie forme di governo sempre più avanzate col passare del tempo e con la crescita culturale fino alla nascita della democrazia.

      • Il periodo Arcaico. Come si è detto gli abitanti erano di origine Ionica e inizialmente la popolazione era suddivisa in quattro tribù, ogn’una delle quali, a sua volta, era divisa in famiglie. Il mito ci parla di alcuni re ma in realtà sono solo figure leggendarie di cui non si ha nessun riscontro storico. La storia ci dice che tra il X e il IX secolo a.C. l’aristocrazia possedeva tutte le terre e il potere era in mano ad un “Arconte”, un governatore, il quale aveva potere religioso, militare e giudiziario. I poteri furono in seguito suddivisi fra tre arconti scelti dall’assemblea delle famiglie aristocratiche. L’arconte “Basileus”, era quello che aveva funzioni religiose e giudicava tutti i reati di empietà; l’arconte “Polemarco” aveva i poteri militari ed era il comandante dell’esercito in guerra; l’arconte “Eponimo” assegnava il nome all’anno, ad Atene andava da luglio a giugno, aveva funzioni molto importanti, infatti, i suoi poteri erano legislativi, esecutivi e giudiziari, decideva sulle controversie familiari nonché sulle dispute ereditarie. La carica di arconte, inizialmente a vita, divenne, nel 682 a.C., annuale, questo probabilmente per dare spazio a tutti i membri delle famiglie nobili. Quasi contemporaneamente furono creati altre sei arconti i “Tesmoteti”, ovvero i “Custodi delle leggi”, questi avevano potere esecutivo, il loro compito era di custodire le leggi e di farle applicare. Al termine del loro mandato, sempre se il loro comportamento era stato virtuoso e irreprensibile, gli arconti entravano a far parte dell’Areopago, un’istituzione, ovviamente aristocratica, che aveva una funzione di consiglio, eleggeva i nuovi arconti, ne giudicava l’operato e aveva potere di veto sulle proposte di legge; aveva anche funzioni di tribunale, giudicavano gli omicidi, tutti i delitti di sangue e, a volte, i reati di empietà. Vi era anche un’altra assemblea, l’”Ecclesia”, cui partecipavano tutti i cittadini maschi che avevano superato i venti anni di età e che erano possessori di terra, era riunita raramente e i suoi poteri erano molto limitati.

      • La riforma di Dracone. Atene, nel VII secolo a.C. ebbe un notevole incremento demografico ma, non partecipò, se non marginalmente, alle guerre di espansione e colonizzazione come le altre polis, Atene era una città ricca, i commerci rendevano bene, comunque qualche guerra per espandersi le intraprese. La nuova ricchezza che derivò dalle colonie aumentò i conflitti tra le classi sociali e addirittura alimentò anche delle vendette private. Atene era suddivisa nell’”Acropoli”, la “Città alta”, l’”Asty” la “Città bassa”, e i tre porti del Pireo, di Munichia e del Falero, collegati alla città attraverso le Mura. Questa premessa per dire che, nel 632 a.C., per placare gli animi un giovane aristocratico e, a quanto pare anche vincitore olimpico, Cilone, riuscì a conquistare l’acropoli, ma, la cosa non ebbe un seguito. L’intervento di un arconte appartenente a una famiglia più antiche e potenti di Atene, quella degli Alcmeonidi, riuscì a liberare l’acropoli e uccise i congiurati che si erano rifugiati nel tempio, commettendo, in questo modo, un sacrilegio. La diretta conseguenza fu una faida che versò il sangue di molte famiglie aristocratiche. La giustizia era amministrata in modo arbitrale dai nobili i quali la tramandavano per via orale e soprattutto era basata sulla vendetta privata. Tra il 621 a.C. e 620 a.C. l’arconte Dracone, un personaggio, tra il mito e la realtà, sembra che, per evitare abusi, mise le leggi per iscritto. Soprattutto cominciò a limitare i poteri degli aristocratici, tolse loro la possibilità di vendetta privata, affidandola allo stato il quale doveva garantire un regolare processo. Per la prima volta l’omicidio fu distinto in volontario, passibile di pena di morte, e in involontario, la cui pena era l’esilio. Le leggi scritte da Dracone, però, non prevedevano lo stesso trattamento tra le classi sociali, i nobili restavano sempre nobili e non sempre perdevano la libertà.

      • La riforma di Solone. Prima della riforma di Solone le classi sociali ad Atene erano: Gli “Eupatridi” i “figli di padri nobili”, era l’aristocrazia terriera raggruppata in Ghene; i “Pedia”, erano i possessori di terre fertili avevano accesso alle magistrature; i “Geomori”, era l’aristocrazia cittadina, partecipava all’esercito e all’ecclesia; i “Demos” erano i commercianti e gli artigiani; i “Paralia”, possedevano attività di commercio e artigianato, potevano partecipare all’esercito e all’ecclesia, ma erano privi di diritti politici; i “Contadini”, avevano il possesso di piccoli e poco fertili appezzamenti di terreni, dovevano partecipare all’esercito e all’ecclesia ma, anche loro privi di diritti politici; i “Teti” erano lavoratori privi di terra erano salariati e ovviamente privi di diritti politici; i “Meticci” erano gli stranieri liberi che avevano diritto di lavorare ad Atene sotto la tutela e la responsabilità di un prostates, erano privi di cittadinanza e di diritti politici ma, dovevano pagare una tassa, non potevano comprare terreni, dovevano combattere a fianco degli ateniesi; infine gli “Schiavi”, erano gli stranieri prigionieri di guerra non avevano nessun diritto e nessuna libertà. La costituzione di Dracone non era sufficiente a placare gli animi e a soddisfare le richieste sociali, specialmente di quelle che nel frattempo si erano arricchite come il demos e di quelle che a causa delle carestie divenivano sempre più povere. I contadini, che spesso erano costretti a indebitarsi, finivano col ritrovarsi senza neppure quel poco terreno che avevano, gli era confiscato a causa dei debiti, e ridotti in schiavitù. Alla luce di questa situazione gli ateniesi si affidarono a Solone che fu eletto arconte per l’anno tra 594 a.C. e il 593 a.C., egli introdusse diverse leggi a favore delle classi sociali più povere, prima di tutto liberò quei cittadini ridotti in schiavitù per i debiti contratti verso i latifondisti e ridistribuì le terre tra i contadini. Per evitare truffe e imbrogli introdusse una sola moneta e uniche unità di peso e di lunghezza. Divise la popolazione, quella legata al terreno, in quattro classi sociali: i “Pentacosiomedimni”, i grandi proprietari terrieri; i “Cavalieri”, anch’essi proprietari terrieri ma, con un reddito più basso rispetto alla classe precedente; gli “Zeugiti”, i piccoli proprietari terrieri; i “Teti”, erano i più poveri che non possedevano terreni ma, che li lavoravano per un salario. Solone riformò anche le istituzioni cecò di dare spazio a tutte le classi sociali, anche se con importanza e competenze diverse. Istituì, accanto all’Areopago, il “Boulé”, ovvero il “Consiglio dei Quattrocento”, era formato da cento rappresentanti di ogn’una delle quattro tribù, in cui erano suddivise le stirpi Ioniche e aveva il compito di discutere e sottoporre le leggi all’approvazione dell’Areopago. I sui cambiamenti toccarono anche l’amministrazione della giustizia istituendo un nuovo tribunale, questa volta popolare, l’”Eliea”, il quale era composto da seimila giurati popolari, estratti a sorte ogni anno tra tutti i cittadini, naturalmente maschi, sopra i trent’anni e di qualsiasi classe. Benché questo tribunale, diviso in sezioni, fosse di solito chiamato a giudicare i reati meno gravi rispetto a quelli di competenza dell’Areopago, si poteva ricorrere a esso in appello contro le sentenze emesse dai giudici nobili. Questo con trascorrere del tempo divenne un’arma fondamentale per le lotte politiche, poiché permetteva a ogni cittadino di citare in giudizio chiunque davanti al tribunale popolare. L’Ecclesia, l’assemblea popolare, a cui potevano accedere tutti i cittadini ateniesi, rimaneva con poteri molto limitati.

      • La tirannide. Solone voleva garantire un buon governo ma in realtà scontentò tutti, non erano contenti i nobili, che si videro privati di alcuni privilegi, scontenti furono anche i commercianti e gli artigiani ai quali non fu riconosciuto nessun potere né ricchezza derivante dal denaro, né tantomeno erano soddisfatti i contadini ai quali le riforme non toglievano di mezzo le cause della povertà. In definitiva Solone, nonostante fosse molto apprezzato, prima delle riforme, non riuscì a portare la stabilità politica che desiderava. La classe media, quella formata dai commercianti e dagli artigianati, voleva tutti i diritti politici compresi quello di voto per questo sostenne un vero e proprio colpo di stato portato dal tiranno Pisistrato, il quale cercò di espandere l’economia e i commerci facendo costruire il porto del Pireo. I nobili riuscirono a esiliarlo ma, nel 546 a.C. riuscì a sbarcare a Maratona con un esercito di mercenari e riconquisto il potere. Appoggiò parzialmente la riforma di Solone, di cui era parente, ma aggiunse una forte politica estera, riformò l’esercito con la formazione di un corpo di ufficiali superiori, quelli che presero il nome di “Strateghi”. Affiancò agli opliti, i soldati ateniesi, i mercenari Sciti e infine potenziò la flotta. Fece anche una riforma territoriale a scopi fiscali. Lo scopo di Pisistrato era di riportare la pace sui conflitti tra classi sociali e di cavalcare una politica di sviluppo ed espansione. Infatti, non tormentò i nobili e garantì la sopravvivenza della classe di piccoli proprietari sia con prestiti, sia promuovendo la coltivazione di ulivi e viti che permettevano l’esportazione di olio e vino. Per le classi più povere fece allestire nuove flotte che permettevano, ai chi non possedeva terre, di lavorare come rematori. Nello stesso tempo Atene divenne una potenza navale nell’Egeo. Diffuse l’uso, come moneta unica, della dracma d’argento, intraprese rapporti commerciali e diplomatici con l’Asia Minore e avviò una serie di opere pubbliche con un doppio scopo, quello di dare lustro alla città e lavoro a vari strati della popolazione. Atene cominciò a diventare la capitale culturale della Grecia, molti poeti, filosofi e artisti erano nella corte di Pisistrato. Alla sua morte assunsero il potere i figli, Ippia e Ipparco che cercarono di portare avanti la politica del padre ma, nel 510 a.C., Ipparco fu ucciso e Ippia riuscì a fuggire in Persia. Era scoppiata una rivolta popolare che portò al potere una famiglia che rappresentava la classe dei commercianti, gli Alcmeonidi. In tutto questo fu fondamentale l’aiuto che diedero gli Spartani, comandati da Cleomene, al loro rappresentate Clistene. Lo scopo di Sparta era di instaurare ad Atene un regime oligarchico simile a quello proprio e speravano, in questo modo, di tenere sotto controllo Atene.

      • La Democrazia. Clistene disattese le speranze spartane e allora Sparta appoggiò, contro di lui, l’aristocratico Isagora, per due anni si scatenarono lotte tra le varie fazioni di nobili. Alla fine Clistene, con l’appoggio del popolo, fu eletto arconte per l’anno tra il 508 a.C. e il 507 a.C., egli riformò il sistema di Solone praticando una radicale riforma delle istituzioni di Atene. Creò il “Consiglio dei Cinquecento”, eletto dal popolo mentre l’Attica fu suddivisa in trenta distretti, le “Trittie”, le quali furono distribuite in dieci tribù ognuna delle quali eleggeva cinquanta delegati al Consiglio. Il potere degli aristocratici, in questo modo, fu notevolmente ridimenzionato, poiché si ritrovarono suddivisi in diverse tribù. All’interno di ogni tribù l’influenza degli aristocratici era bilanciata da quella degli altri ceti sociali, che avevano interessi sicuramente diversi. A un certo punto, nel 507 a.C., Isagora tentò di richiamare Cleomene, ma la popolazione ateniese lo cacciò, anche se un’alleanza di spartani, di beoti, d’isolani di Egina e di truppe provenienti da Calcide riuscì a fondare la colonia di Eubea. La grande novità della riforma di Clistene e che tutti i cittadini dovevano essere iscritti all’albo di un “Demo” e i demi diventarono la base del governo cittadino, un governo democratico, in cui il potere era affidato appunto ai demi, che rappresentavano tutto il popolo, da cui “Demos”, il popolo e “kratos” il potere, cioè “Democrazia”, il potere del popolo. Per la prima volta nella storia tutti i cittadini erano uguali difronte alla legge che poi è la base della democrazia. Bisogna però dire che la democrazia ateniese è molto diversa da quella che intendiamo oggi, basta dire che non erano cittadini e quindi al difuori dei diritti politici le donne, gli schiavi e coloro che per una condanna erano dichiarati indegni. Il potere degli arconti diminuì notevolmente ed era relegato solo in ambito religioso, aumentò il potere dell’ecclesia, l’assemblea dove tutti i cittadini potevano partecipare se sopra dei vent’anni e iscritti in un demo. L’ecclesia votava le nuove legge e aboliva quelle obsolete; eleggeva arconti e strateghi con il potere di destituirli; decideva sulla guerra, la pace e le alleanze; aveva l’uso del denaro pubblico e poteva cambiare i tributi dovuti; decideva se attribuire o no la cittadinanza; poteva riservare il diritto di vivere nel “Pritaneo”, a spesse dello stato, ai personaggi degni ed eroi. Clistene introdusse, per la difesa della libertà, l’”Ostracismo”, chiunque fosse sospettato di congiurare contro la democrazia poteva essere bandito dalla città per dieci anni ma, diversamente dall’esilio, l’ostracizzato non perdeva né i diritti politici né i propri beni e poteva essere richiamato senza disonore nel momento in cui era deciso dall’ecclesia, non era una condanna per reati effettuati ma una sorta di prevenzione. E’ però con l’ascesa al governo di Pericle, esponente dei partiti popolari e progressisti, che Atene raggiunge la cosiddetta età dell’oro. Egli fece costruire i monumenti dell’Acropoli, nel frattempo rasa al suolo nelle guerre persiane, grazie lui oggi possiamo ammirare il Partenone, fece erigere il cosiddetto “Tempio della Vergine“, dedicato ad Atena, all’interno vi era una magnifica statua d’oro e avorio, costruita da Fidia, alta quasi tredici metri. Sotto il governo di Pericle, Atene raggiunse il massimo sviluppo democratico, con l’istituzione dell’assemblea cittadina.

  • L’Istruzione.

L’evoluzione della società non modificò, in maniera significativa, le tradizioni e i costumi e le usanze di vita. Lo stato stabiliva che l’educazione dei giovani fosse garantita a spese delle famiglie. La “Paideia”, o meglio, l’educazione e l’istruzione, con la riforma in senso democratico, divenne requisito fondamentale per la partecipazione attiva alla vita politica statale e per accedere a tutte le funzioni direttive. Gli orfani di guerra erano gli unici a beneficiare d’istruzione gratuita ovvero a carico dello stato. In conclusione l’educazione e l’istruzione del giovane erano garantite dallo stato, ma a carico delle famiglie e le scuole erano private e di solito con un solo insegnante. Bisogna aggiungere che, nel caso della polis ateniese, l’educazione era molto diversificata tra quella maschile e quella femminile.

      • L’Educazione maschile. Al momento della nascita i figli dovevano essere riconosciuti, come tali, dal padre, se ciò non avveniva, il bimbo poteva essere messo in una cesta e deposto nei pressi dell’abitazione, in definitiva era a disposizione di chi lo raccoglieva e in ultima istanza era allevato dallo stato. Il bambino, fino all’età di sei anni, era educato sia dalla madre sia dalla nutrice, dopodiché iniziava l’età scolastica. Dai sette anni ai quattordici il bimbo frequentava la scuola di “Grammatica”, una sorta di classi elementari, le lezioni si tenevano sempre in casa del maestro o all’aperto sotto i porticati cittadini, l’orario scolastico era abbastanza lungo andava dal mattino fino al tramonto. S’insegnava loro a leggere, a scrivere e le basi della matematica, inoltre, era data notevole importanza allo studio della musica e della poesia, si pensava che ciò servisse a rendere il giovane armonioso nel parlare e nell’agire. Ovviamente i modelli erano gli eroi e gradi personaggi sia mitologici sia reali, per esempio i giovani dovevano imparare le poesie epiche di Omero e quelle di Solone, le liriche e i testi mitologici. Non era trascurata l’attività fisica, il corpo doveva essere efficiente quanto la mente, il giovane doveva imparare ad affrontare le guerre e tutte le altre vicissitudini della vita. Intorno ai quattordici anni di età i giovani, sempre se non erano costretti a eseguire, per mancanza di possibilità, attività lavorative, passavano a una formazione superiore. Quest’attività prevedeva lo studio della filosofia e della retorica, ciò era finalizzato per apprendere l’arte oratoria, considerata fondamentale per chi voleva partecipare alla vita pubblica della città di Atene. In definitiva chi possedeva questa formazione poteva ottenere potere e prestigio. Al compimento del diciottesimo anno di età il giovane diveniva “Efebo” e cominciava il suo addestramento militare. Nel primo anno di addestramento il giovane prendeva confidenza con le armi e si addestrava con esse, poi era inviato a svolgere il servizio militare presso un presidio e qui continuava la formazione. L’addestramento era eseguito da sei istruttori pubblici nominati dallo stato e una sorta di commissione statale vigilava sulla moralità e sul comportamento degli efebi e dei loro istruttori. La fine del periodo d’istruzione militare era sancita da una solenne cerimonia in cui il giovane, dopo aver prestato giuramento, riceveva uno scudo e una lancia.

      • L’Educazione femminile e la condizione della donna. La premessa è che la società ateniese era nettamente patriarcale, non a caso la parola “Padre” deriva dal greco e dal latino “Pater”, in realtà si trattava di una società, almeno inizialmente, basata sul concetto di “Padre padrone”, dove il capo famiglia aveva potere di vita o di morte sugli schiavi, sui figli e parzialmente sulla moglie. Il ruolo della donna era deciso dall’uomo fin dalla primissima educazione. Gli insegnamenti avvenivano unicamente in ambito familiare ed erano limitati ad alcuni rudimenti di scrittura, di lettura, di calcolo e di musica. Gli ateniesi avevano timore che un’eventuale formazione superiore nuocesse allo stato e potesse intaccare il ruolo “Superiore” dell’uomo. Quindi le donne dovevano semplicemente soddisfare i bisogni degli uomini e mettere al mondo dei figli, le giovani dovevano imparare a tessere e filare le stoffe, cucire e cucinare, dovevano aver cura della casa e gestire i servi. Non potevano uscire se non in rare occasioni, visite ai parenti, nozze, funerali, potevano partecipare alle feste religiose ma, solo a quelle che erano loro riservate; non potevano partecipare alla vita pubblica e politica, né tantomeno frequentare palestre e teatri o partecipare ai banchetti. Erano in definitiva relegate in casa anzi in una parte di essa, il gineceo. Si potrebbe dire che quella ateniese era una democrazia non proprio “Democratica”. La donna era considerata, per natura, inferiore all’uomo, preda di non si sa bene quali passioni, irrazionali e totalmente priva di autocontrollo. In definitiva per una famiglia una bambina non contribuiva al benessere, era soltanto una spesa per portarla al matrimonio che era sempre combinato. Le ragazze andavano in spose molto giovani, tra quattordici e i quindici anni, e dovevano portare una dote a quello che sarebbe diventato il marito, se non riusciva a darla in sposa, il padre, poteva venderla come schiava. La donna non poteva mai restare indipendente, passava dalla tutela del padre o di un tutore a quella del marito e se rimaneva vedova tale tutela era assunta dal figlio, maschio, maggiore oppure, in mancanza, doveva sposare un parente del marito. Mai la donna sceglieva chi sposare e poteva essere data in sposa anche al fratello, una cosà però poteva farla, per gravi motivi, era in suo diritto decidere di lasciare il marito, solo che, era lei che doveva recarsi da un arconte per chiedere il permesso di lasciare il letto coniugale, ma, come poteva farlo, se gli era vietato uscire da casa? Anche se ci riusciva, il ruolo di donna separata era considerato molto disdicevole e indecoroso. C’è da tener presente che l’uomo poteva ripudiare la moglie quando voleva e senza dover dare delle spiegazioni, avrebbe però dovuto restituire la dote avuta. Ovviamente non era tollerato il tradimento, anzi era considerato un reato molto grave, tanto che l’uomo preso in flagrante adulterio in casa di un altro cittadino poteva essere ucciso dall’uomo offeso, l’unica via di salvezza era l’offerta di un risarcimento in denaro, sempre se l’oltraggiato accettava. Se non era colto in flagrante, l’uomo poteva essere sempre portato davanti ad un tribunale perché qualsiasi cittadino aveva il diritto di difendere la propria moralità famigliare, non bisogna dimenticare che la donna era considerata proprietà del padre o del marito. Le cose funzionavano diversamente per la donna scoperta in flagrante adulterio, poiché la donna era considerata incapace di autoregolarsi, non era uccisa, la donna non era adultera ma violata, anche se consenziente. Erano comunque punite, era negata loro la possibilità di partecipare alle cerimonie sacre, in questo modo erano umiliate e smascherate davanti a tutti, e ovviamente potevano essere ripudiate. Anche in questo caso, forse non tutti i particolari corrispondono alla realtà dell’epoca o forse qualche atteggiamento cambiò nel tempo, sicuramente, però, gli ateniesi consideravano la donna una proprietà dell’uomo, padre, fratello o marito che esso sia stato. Quindi la donna era costretta a vivere relegata in casa senza alcun diritto, priva di qualsiasi attività gratificante e senza libertà, a questo si deve aggiungere che l’uomo ateniese oltre la moglie legittima, ”Ghyné”, poteva avere a propria disposizione, per i suoi piaceri e bisogni altre tre donne, una concubina, “Pallaké”, una compagna, “Etera”, una prostituta, “Pornai”. La concubina a volte viveva in casa e aveva precisi doveri e diritti tra cui la fedeltà e i diritti di successione per gli eventuali figli anche se in subordine rispetto a quelli legittimi, questo rapporto però non era considerato di poligamia, era comunque fuori dal matrimonio. La compagna non rappresentava un rapporto stabile, era una donna libera che accompagnava l’uomo nei posti in cui non potevano andare le mogli e le concubine, quali banchetti, incontri tra amici, spettacoli teatrali. La prostituta era solitamente una schiava che offriva rapporti occasionali, ad Atene la prostituzione era una professione legale, ma non quella maschile. Un’ultima curiosità, i sacerdoti si finanziavano con una sorta di “Prostituzione sacra” che si svolgeva nei templi, perlomeno così riportano alcuni storici.

  • La Cultura e l’Arte.

La cultura e l’arte, ad Atene, si svilupparono in maniera completamente diversa dalla città di Sparta, gli ateniesi furono aperti ai contatti con gli altri popoli specialmente con quelli con cui commerciavano. Atene oggi si definirebbe una città cosmopolita, aperta ad altre culture e ai diversi modi di pensiero ma, il tutto era sempre visto in modo critico, con la filosofia gli ateniesi diedero vita a nuove forme di pensiero e, questa, fu una scienza completamente di origine ateniese. La cultura di questa città non si fermò al solo sviluppo del pensiero ma, Atene divenne la culla di tutte le forme d’arte che nacquero in occidente. Poeti e filosofi frequentarono la città e furono capostipiti di scuole, i giovani leggevano i poemi omerici, non a caso le trascrizioni delle opere di Omero, tali poemi erano tramandati solo verbalmente e ogni polis li trascriveva a proprio vantaggio, presero il sopravvento sulle altre e sono giunte fino a noi. Atene fu la culla della storiografia, della pedagogia e della politica, intesa come partecipazione attiva dei cittadini e di tutte le espressioni artistiche, nella città lavorarono sublimi scultori, abilissimi ceramisti, magnifici pittori, nonché superbi e straordinari architetti. Si svilupparono metodi di scrittura, inizialmente scrivevano su delle tavolette di cera con un piccola punta in osso o in avorio, ne sono state ritrovate anche in metallo, il funzionamento era molto semplice, con la punta si scriveva incidendo la cera e con una sorta di spatola si spianava la cera così la tavoletta era riutilizzabile. In seguito, dal III secolo a.C. fu usato il papiro, “Byblos” da cui derivò il termine libro. Molto importante erano anche le rappresentazioni teatrali, le tragedie e i canti, gli strumenti musicali che erano usati erano la lira a sette corde, con un guscio di tartaruga come cassa armonica e la simile cetra con cassa armonica in legno che si sviluppava su due bracci e aveva otto o dodici corde, il flauto che poteva essere in canna, in legno, in osso o in avorio. Per scopi militari erano usati corni e trombe, mentre per quelli religiosi e per le cerimonie sacre, timpani e cembali.

  • Atene non scomparve come Sparta.

Atene, come del resto tutta la Grecia subì l’attacco dell’impero Persiano, nel 490 a.C. i Persiani, sbarcati in Eubea, tentano l’assedio alla citta. Atene prova a chiedere aiuto a Sparta ma, non ottenne risposta e la città rimase sola, i cittadini anche in questo frangente non si persero d’animo e in una famosa e indimenticabile battaglia, quella di Maratona, sconfissero i nemici e li costrinsero a tornare in patria. Qualche anno dopo i Persiani ci riprovano, Serse stravince sui greci alle Termopili e assediò Atene, gli ateniesi riescono a fuggire e si rifugiarono a Salamina, ma questa volta l’acropoli e l’intera città fu distrutta. Temistocle riesce però, insieme a tutti i cittadini ateniesi, a sconfiggere i Persiani e a ricostruire la propria città. Tra il 431 a.C. e il 404 a.C. Sparta e Atene, con le rispettive coalizioni, combatterono un’aspra guerra quella che va sotto il nome di “Seconda guerra del Peloponneso” che vide Atene arrendersi a Sparta, nacque il periodo cosiddetto dei “Trenta tiranni” e poi la guerra civile. Quando in Macedonia salì al potere Filippo II, ad Atene si vennero a formare due fazioni, la prima con a capo Isocrate era filomacedone mentre la seconda con a capo Demostene era contraria a qualsiasi alleanza con la Macedonia, inizialmente Isocrate ebbe l’appoggio dei cittadini ma, in secondo momento gli ateniesi sentirono minacciata, da Filippo II, la democrazia e quindi appoggiarono Demostene. Demostene formò un’alleanza anti macedone a cui partecipò anche di Tebe. Filippo II fu assassinato nel 336 a.C. e Alessandro, suo figlio, fu nominato re sotto il nome di Alessandro III, colui che sarà ricordato come “Alessandro Magno”. Alessandro sconfisse e distrusse Tebe, che si era ribellata, anche Atene si ribellò ma Alessandro la risparmiò, si limitò a catturare e poi rilasciare quello che era stato nemico del padre e poi il suo, Demostene. Nell’anno 87 a.C. i Romani assediarono Atene e dopo alcuni mesi riuscirono a occuparla e con lei lo strategico porto del Pireo, la città fu difesa dalle truppe congiunte di Mitridate VI del Ponto e da quelle degli Ateniesi del tiranno greco Aristione. Va evidenziato che nonostante tutte le vicissitudini subite, le guerre e le sconfitte, tutti cambiamenti politici, tutte le influenze esterne e le conquiste, Atene, sia sotto l’influenza macedone sia sotto il dominio romano, rimase un grande centro di cultura, centrale per tutta la Grecia, fu patria di poeti, di filosofi e di artisti. I suoi cittadini seppero edificare templi e palazzi ricchi, innovativi e meravigliosi, esplorarono, a loro modo la democrazia, portarono la cultura, nella città, ad altissimi livelli, Atene fu sempre vista con riguardo e rispetto da tutto il mondo allora conosciuto, tanto da essere celebrata fino alla tarda antichità.

 

sparta-e-atene Introduzione
 Parte Prima:

Sparta

 spartani-allattacco-brocca-chigi1
 alcibiade   Parte Terza:

La guerra del

Peloponneso

   Parte Quarta:

I Trenta

Tiranni

 crizia

(397)

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