Sparta e Atene, la Seconda Guerra del Peloponneso e i Trenta Tiranni. (Parte Quarta: i Trenta Tiranni)

by / venerdì, 25 novembre 2016 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

I Trenta Tiranni.

Dopo la resa di Atene a Sparta, a seguito della sconfitta subita nella seconda guerra del Peloponneso, nel 404 a.C., nella città stato fu instaurato un regime oligarchico che gli storici antichi chiamarono semplicemente dei“ Trenta” e che in seguito quelli moderni lo definirono dei “Trenta Tiranni”. Nonostante il nome altisonante questo regime durò soltanto otto mesi, fu, infatti, sovvertito dal ritorno in patria degli esuli democratici con a capo Trasibulo. In seguito alla vittoria, gli Spartani imposero agli Ateniesi condizioni durissime di resa, anche se le trattative avvennero con la mediazione di un politico ateniese, Teramene. Atene dovette rinunciare a gran parte della sua flotta, doveva procedere all’abbattimento delle Lunghe Mura e doveva permettere il ritorno in città dei cittadini condannati all’esilio. Inoltre ogni attività di politica estera di Atene doveva essere subordinata alle decisioni spartane. Lo scenario di quel periodo mostrava la città di Atene in crisi economica per la perdita, della sua flotta marittima, dell’Eubea e delle mandrie, penava per la fuga degli schiavi e per riduzione demografica. E’ tra saccheggi, distruzioni e devastazioni dei demi che gli esuli della fazione oligarchica, rientrando ad Atene con l’appoggio di Lisandro, ammiraglio spartano, riuscendo a instaurare un governo di natura oligarchica guidato da trenta politici, i Trenta Tiranni, come si è detto queste cariche ebbero vita molto breve. Senofonte riporta la lista di questi personaggi per lo più sconosciuti, a parte il nome e sono: Anezio, Aresia, Aristotele, Cherelao, Caricle, Cremo, Cleomede, Crizia, Diocle, Dracontide, Erasistrato, Eratostene, Eschine (fu solo un omonimo del famoso oratore), Euclide, Eumate, Fedria, Fidone, Ierone, Ippoloco, Ippomaco, Melobio, Mnesilico, Mnestide, Onomacle, Pisone, Policare, Sofocle (fu solo un omonimo del drammaturgo), Teogine, Teognide, Teramene. Questa lista fu promulgata con il nome di “Decreto di Dracontide“, quando era arconte Pitodoro, tra il 404 a.C. e il 403 a.C., per prima cosa i trenta politici nominarono il consiglio degli arconti e quello dei tesorieri. Espressero la condanna dei sicofanti, erano coloro che prezzolati sostenevano le denunce, a volta anche false. In seguito abolirono tutte le leggi che potevano dare spazio a interpretazione da parte dei tribunali, in questo modo si voleva eliminare ogni tipo di abuso da parte dei giudici popolari. Ben presto, però, i “Trenta” entrarono in contrasto tra di loro e Crizia, che era il capo del gruppo e allievo di Socrate nonché zio di Platone, cominciò a instaurare una politica repressiva al fine di eliminare tutti i suoi avversari politici, voleva un regime oligarchico a tutti gli effetti e a qualsiasi costo. Teramene invece cercò una sorta di mediazione e di compromesso tra le tradizioni democratiche e il regime che si era instaurato, con l’aiuto dei cittadini moderati. Crizia, riuscì a prevenire le intenzioni di Teramene, associò tremila ateniesi, da lui scelti, al governo e contemporaneamente fece sequestrare le armi a tutti gli altri, inoltre ottenne la protezione di una legione di spartani. Dopo di questo furono giustiziati molti cittadini ateniesi alcuni solo perché in auge durante il periodo democratico, altri perché ricchi meticci, lo scopo era di impossessarsi dei loro beni. A tutto questo si oppose Teramene e Crizia semplicemente lo eliminò, lo costrinse al suicidio, cosa che non era una novità in quel di Atene. La situazione precipitò verso una guerra civile e il regime adottò misure sempre più repressive e sanguinarie, molti ateniesi fuggirono verso Tebe e Megara. E’ proprio da Tebe che partì la rivincita, Trasibulo si mosse alla testa di una settantina di esuli ateniesi e riuscì a tener testa agli spartani di File e in seguito, con un migliaio di esuli riuscì a conquistare il porto del Pireo e sconfisse i Trenta Tiranni nella battaglia di Munichia, luogo in cui perse la vita anche Crizia. I trenta politici furono deposti e si rifugiarono a Eleusi, tranne Eratostene e Fidone, ad Atene furono eletti dieci magistrati. A questo punto si creò una strana situazione, sia i superstiti dei trenta, sia i dieci, dopo qualche piccola battaglia con i democratici che si erano insediati al Pireo, chiesero aiuto a Sparta. Pausania, re spartano, insieme a tre Efori, intervenne personalmente e marciò verso Atene. Pausania vinse la battaglia contro gli uomini comandati da Trasibulo, e fece da mediatore tra le parti in gioco, riuscì, in questo modo, a porre fine alla guerra civile. Gli ateniesi dovevano tutti tornare alle loro case e i dieci avrebbero raggiunto i trenta a Eleusi. Con l’avvento della pace, e il ritorno di Pausania a Sparta, Eleusi fu proclamata repubblica indipendente da Atene e, di fatto, divenne un rifugio per chi era favorevole all’oligarchia e contrario alla democrazia. La vera conclusione della guerra civile avvenne, però, tra il 401 a.C. e il 400 a.C. quando, sotto l’arconte Xeneneto, per paura che gli abitanti di Eleusi arruolassero mercenari, i capi degli oligarchi furono invitati per un colloquio dagli Ateniesi ma, furono uccisi a tradimento.

sparta-e-atene Introduzione
 Parte Prima:

Sparta

 spartani-allattacco-brocca-chigi1
 atene   Parte Seconda:

Atene

   Parte Terza:

La Guerra del

Peloponneso

 crizia

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