Sparta e Atene, la Seconda Guerra del Peloponneso e i Trenta Tiranni. (Parte Prima: Sparta)

by / lunedì, 07 Novembre 2016 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

Sparta.

Sparta, si trovava nel Peloponneso e in realtà non vi è una vera e propria fondazione della città, ma si formò, come a volte accadeva, riunendo, nel X secolo a.C., quattro villaggi allora ben distinti, Cinosura, Limne, Mesoa e Pitane, le popolazioni erano formate da diverse tribù Doriche che tra l’VIII secolo a.C. e VI secolo a.C. conquistarono la Laconia e si stanziarono tra il fiume Eurota e i monti del Taigeto, in questi rilievi vi erano delle miniere. Sparta, era situata in una regione montuosa e pressoché arida, poco adatta all’agricoltura e favorevole alla pastorizia, si trattava quindi di una città povera, per questo gli spartani invasero il Peloponneso, rendendo la loro città il centro della loro potenza. Assimilarono, all’espansione verso il mare preferirono quella verso l’interno, dei territori non adeguati allo sviluppo delle attività marittime ma, in compenso fertili per una rigogliosa agricoltura e adatti a una sviluppata pastorizia. A metà del VI secolo a.C. Sparta aveva raggiunto lo status di potenza regionale e si avviava a raggiungere l’egemonia in tutto il Peloponneso. Una caratteristica peculiare differenziò Sparta dalle altre polis Greche, si hanno, infatti, vari esempi di città che per sopperire alla mancanza di territorio andavano a colonizzare terre d’oltremare, mentre Sparta, a parte l’episodio della colonizzazione di Taranto nel 708 a.C., impegnò tutte le proprie energie per lo sviluppo delle ricchezze che l’avevano resa la città più potente del Peloponneso. Non è certamente semplice delimitare in maniera esatta il confine tra la leggenda e la realtà, tante tradizioni furono talmente forti che gli storici dell’epoca ne rimasero influenzati, alla stessa Sparta faceva gioco alimentare tali miti in special modo per quanto riguardava l’esercito e le imprese belliche. Come detto la storia di questa città inizia con l’unificazione di quattro villaggi ma, la leggenda ci parla dell’esistenza di una Sparta Achea, antecedente a quella Dorica, ne parla Omero nell’Iliade e quindi sarebbe esistita nel XIII secolo a.C. durante la guerra di Troia, Il mito vuole che la città facesse parte del regno di Menelao che, dalla sua reggia di Micene, regnava sul Peloponneso nord orientale. Ovviamente agli Spartani conveniva tenere in piedi il mito di queste nobili origini e legarono dei loro culti ad alcuni personaggi ed eroi omerici, nacque così, all’interno della città, il santuario di Elena; in Laconia il tempio di Menelao, il santuario di Alessandra, per alcuni identificabile con Cassandra e due santuari del Pelide Achille. La leggenda vuole che l’arrivo dei Dori nel Peloponneso sia concomitante al legittimo ritorno in patria degli Eraclidi, i discendenti di Eracle e Deianira. Anche se gli Eraclidi, per l’avviso di un oracolo, secondo il quale la pestilenza, che scoppio in quel momento, era legata a un loro prematuro rientro, ripartirono dopo breve tempo, questa identificazione era fondamentale per gli Spartani, poiché ciò li autorizzava a considerarsi originari del luogo e non invasori.

  • La Società.

Gli abitanti di Sparta erano divisi in tre rigide classi sociali ben distinte, ognuna delle quali aveva differenti diritti: gli Spartiati, i Perieci e gli Iloti.

      • Gli Spartiati. Erano forse i meno numerosi, erano nobili guerrieri e discendevano direttamente dai Dori, solo loro godevano di tutti i diritti politici, la loro unica attività era quella militare, dovevano essere soldati fedeli e coraggiosi. I loro introiti derivavano dalla rendita di un appezzamento di terreno a cui tutti gli Spartiati avevano diritto, si trattava di una proprietà non vendibile ma, era ereditata dal primo figlio maschio. Gli Spartiati non si fusero mai con le popolazioni indigene per questo il loro numero diminuì costantemente, nel VII secolo a.C. erano circa novemila unità, nel IV secolo a.C. scesero a poco più di settecento. Era loro dovere adempiere a tutti gli obblighi militari, condurre una vita irreprensibile, versare allo stato i tributi sui raccolti derivanti dalla lavorazione dei terreni, coltivati dagli Iloti. Dovevano contribuire alle spese pubbliche, provvedere alla loro personale dotazione militare e educare i loro figli secondo le regole che lo stato imponeva. Infine dovevano contribuire e partecipare ai pasti in comune, gli obbligatori “Sissizi”. Se uno Spartiata non rispettava gli obblighi e diveniva indegno era declassato, privato dei privilegi ed emarginato. Come si diceva, le divisioni delle classi erano molto rigide, per essere riconosciuti Spartiati prima di tutto si doveva avere entrambi i genitori Spartiati ma, per essere effettivamente cittadini dovevano intraprendere con successo tutto l’itinerario educativo previsto e obbligatorio. Inoltre, poiché il terreno era ereditato unicamente dal primogenito maschio, per rimanere nella condizione di Spartiati occorreva avere un livello di reddito che consentisse di compiere i propri obblighi, chi non poteva adempiere a questa condizione era declassato in una sottoclasse, quella degli “Hypomeiones” cioè “Inferiori”. Gli Hypomeiones erano, ovviamente, cittadini di seconda classe che avevano alcuni diritti ma non quelli politici, come i “Motaci”, che erano cittadini con padre appartenente agli Spartiati ma, con madre Ilota. Si può quindi capire, visto le difficoltà per divenire Spartiati, il motivo per cui questi cittadini diminuivano continuamente, oltretutto bisogna considerare tutti quelli che morivano in guerra che erano, sicuramente, in numero maggiore di quelli che potevano rimpiazzarli. Il ruolo delle donne Spartiati era fondamentale, erano loro, infatti, a sorvegliare e dirigere il lavoro degli Iloti, spettava loro l’economia e la conduzione familiare, gli uomini erano occupati nei loro doveri militari. Si può dedurre che gli Spartiati erano “Uguali” tra di loro, un’uguaglianza che però, col passar del tempo, fu solo in termini di diritti politici poiché, specialmente dopo le conquiste di nuove terre, economicamente si crearono differenze a volta notevoli.

      • I Perieci. Erano i cittadini delle comunità presenti nel territorio che circondava la città di Sparta, discendevano da quegli antichi abitanti che si arresero a Sparta senza combattere, si trattava di uomini liberi e autonomi anche se, non potevano partecipare, a nessun livello, alla vita politica attiva dello stato. I Perieci erano artigiani e commercianti, erano dediti a quelle attività che non potevano esplicare gli Spartiati, gli era permesso essere proprietari di terreni, in guerra erano utilizzati, in posizione subalterna, come truppe ausiliarie con armamenti leggeri ma, in realtà costituivano il grosso delle truppe ed erano costretti a combattere in prima linea, e per primi, per indebolire l’esercito avversario. Dovevano, pur essendo liberi nei loro territori e città, pagare i tributi a Sparta, la loro vita era probabilmente abbastanza agiata, anche se non gli fu mai riconosciuta la cittadinanza.

      • Gli Iloti. Erano i discendenti degli antichi abitanti, del territorio, che avevano combattuto contro Sparta, una sorta di schiavi ma, non del tutto asserviti poiché non potevano essere venduti. Non avevano nessun diritto, non potevano possedere terre ed erano assegnati, per la lavorazione dei terreni, agli Spartiati, a loro dovevano consegnare la maggior parte del raccolto, le quote di prodotti agricoli erano stabilite e potevano tenere, per le proprie necessità, solo la parte residua, spesso assai scarsa. Erano, però molto numerosi, rappresentavano sicuramente la parte più ampia della popolazione, costituivano un gruppo compatto e omogeneo, è credibile ipotizzare che non avevano dimenticato che i loro padri vivevano liberi su quei terreni che non possedevano più e che erano costretti a coltivare per poche briciole. Non erano rassegnati alla loro condizione e ogni occasione era buona per ribellarsi, questo portò gli Spartani a essere in una sorta di guerra permanente, sembra che ogni anno, come fosse un rituale, gli spartani dichiaravano guerra agli Iloti, in questo modo rendevano lecite le aggressioni nei loro confronti e attuavano vere e proprie azioni di guerriglia, con massacri di Iloti. Tutto ciò doveva servire ad azzerare il desiderio di libertà degli Iloti, eppure, in pratica, l’economia di Sparta si reggeva su di loro, erano gli Iloti che coltivavano i terreni e svolgevano anche, i lavori domestici. Nel IV secolo a.C., il potere di Sparta cominciò a indebolirsi e il suo esercito era ormai decimato e carente di soldati, allora furono arruolati anche gli Iloti, schiavi militarizzati cosa che non avvenne mai nelle altre città stato. Nonostante tutto solo alcuni ebbero, come riconoscimento della terra, e pochissimi la libertà, questi ultimi erano i “Neodamodeis”, cioè i neocittadini ma, la gran parte di quelli che riuscivano a tornare vivi dalle battaglie, non ebbero alcuna concessione o diritto.

  • Il Governo della Città.

Il governo costituzionale, della città stato di Sparta, era di tipo conservatore e aristocratico, vi erano due re, “Diarchia”, che in realtà non avevano una grande autorità, il loro compito era di presiedere le cerimonie religiose e di guidare l’esercito in un’eventuale guerra. Vi era poi un’assemblea popolare, formata da tutti gli Spartiati, che era detta “Apella” e che a sua volta eleggeva ventotto anziani o senatori, questa carica era a vita, che formavano la Gherusia. La stessa assemblea popolare di Spartiati eleggeva cinque Efori, ossia ispettori o controllori, la loro carica durava un anno. Gli Efori avevano il compito di vigilare su tutta la vita dello stato.

      • La Diarchia. I due re appartenevano a due diverse famiglie e precisamene a quella degli “Agiadi” e a quella degli “Euripontidi”, la cosa non era casuale, infatti, era credenza popolare che queste due dinastie discendessero direttamente da Eracle. Come si è accennato prima i poteri dei due re erano limitati e in pratica circoscritti a due ambiti, quello religioso e quello militare. Erano, però due settori fondamentali per la vita dello stato, infatti, in campo militare i due re erano a capo dell’esercito e quindi fondamentali per l’esito delle guerre, e di conseguenza per l’esistenza di Sparta stessa. Inoltre erano gli intermediari tra gli Dei e la comunità, a loro spettava l’interpretazione delle volontà divine e di conseguenza ottenere dei benefici per la città. Ovviamente la carica era ereditaria e a vita.

      • La Gherusia. Ossia il consiglio degli anziani, qualcosa di molto simile a quello che per i Romani diverrà il Senato. Era presieduta dall’Eforo eponimo e contava venti membri i due re e i ventotto aristocratici anziani eletti dall’Apella, erano scelti tra le famiglie più importanti e dovevano aver superato i sessanta anni di vita, poiché solo dopo quell’età si era esonerati dal servizio militare. Questi Anziani avevano potere legislativo, erano, infatti, loro che scrivevano le leggi da sottoporre e far approvare all’assemblea, la quale aveva il potere di approvarle o respingerle e di proporre variazioni, se c’erano richieste di modifica, la Gherusia tornava riunirsi e dopo una discussione riproponeva la legge con o senza modifiche, a questo punto l’assemblea poteva accettarle o rifiutarle ma non poteva più metterle in discussione né tantomeno chiedere ulteriori modifiche. Gli anziani avevano fondamentali poteri giudiziari, giudicavano infatti, i reati politici e quelli comuni più gravi, compresi quelli che prevedevano la pena capitale. Nella sfera dei reati politici rientravano tutti quelli che, a qualsiasi livello, riguardavano il rapporto tra stato e cittadino, per esempio era tale il tradimento o la codardia. La Gherusia poteva imporre la pena di morte, l’esilio o delle multe ma, soprattutto era sua prerogativa emettere la temutissima sentenza che dichiarava gli imputati “Atimoi”, cioè infami e senza onore che colpiva chi si erano dimostrato codardo in guerra o chi aveva un disonorevole comportamento di vita. La Gherusia era garante della stabilità politica e delle tradizioni, di conseguenza era grande e di rilievo la sua popolarità e la sua reputazione, la carica degli Anziani era a vita.

      • Gli Efori. Erano cinque ed eletti dall’Apella, tra tutti gli Spartiati, senza alcun limite di età, ma rimanevano in carica un anno e non erano rieleggibili. L’Eforo più anziano dava il proprio nome all’anno ed era perciò chiamato eponimo, presiedeva sia la Gherusia sia l’Apella. Il loro, essenzialmente, era un potere esecutivo, ogni decisione, però, doveva essere presa all’unanimità. Inizialmente la loro autorità era limitata alla sorveglianza della vita politica e civile, in pratica dovevano far eseguire tutte le decisioni che l’Assemblea prendeva ma, col passare del tempo i loro poteri si estesero. Erano gli Efori a convocare l’assemblea, controllavano e guidavano la vita, i costumi e le tradizioni della città, verificavano l’operato degli alti magistrati e dei re, eventualmente potevano arrestarli. Avevano ampie competenze giudiziarie, si occupavano di ricevere gli ambasciatori e di interpretare gli oracoli. Potevano firmare trattati ed era loro dovere, appena eletti, di dichiarare guerra agli Iloti, così chiunque poteva ucciderli senza pagarne le conseguenze, ovviamente perché erano gli Iloti a lavorare i terreni, questa impunità serviva a togliere di mezzo i ribelli o quelli che comunque potevano dare fastidio. Dato che erano eletti dall’assemblea, su un piano teorico, dovevano essere un elemento fondamentale di garanzia di eguaglianza per gli Spartiati, nonché assicurazione d’incorruttibilità, il loro incarico durava solo un anno. Di fatto i cinque Efori rappresentavano l’unica magistratura riunita in permanenza e, secondo alcuni studiosi, finirono col governare la città.

      • L’Apella. Era l’assemblea di tutti gli spartiati, il nome deriva da fatto che si riuniva durante le feste in onore ad Apollo, era formata da tutti gli Spartiati che avessero superato il trentesimo anno di età. L’assemblea decideva sulle leggi proposte dalla Gherusia, la votazione avveniva per acclamazione, aveva anche il compito di eleggere i membri della Gherusia e gli Efori, di decidere sulle eventuali, controversie per la successione al trono, poteva inviare ambasciatori e ambascerie, in casi veramente eccezionali, in realtà rarissimi, aveva il potere di concedere la cittadinanza.

In definitiva in sistema politico spartano era del tutto originale, una sorta di democrazia aristocratica ma conservatrice, tutti i diritti erano riservati a una casta di nobili in verità molto minoritaria. Si stabilì un equilibrio stabile tra le famiglie più potenti e le altre classi, L’aristocrazia stringeva, di fatto, le redini del potere nelle proprie mani ma, ciò impedì l’emergere di singoli tiranni come avvenne nelle altre città. Gli Iloti erano in sostanza schiavi, certamente oppressi ma, comunque in una condizione non paragonabile allo schiavismo imposto dalle altre città greche. La comunità esprimeva tutta la forza di un esercito altamente professionale molto compatto e combattivo. La struttura del sistema politico, della città di Sparta, rimase immutata per molto tempo, rimanendo comunque un modello di riferimento nel corso della storia. Disse Agide II, re di Sparta, nel V secolo a.C., “Gli spartani non chiedono quanti siano i nemici, ma ove essi siano”.

  • L’istruzione.

A Sparta l’educazione dei giovani, o perlomeno gran parte di essa, era pubblica, la qual cosa non era ricorrente nelle altre città greche, di solito era affidata alle famiglie e restava circoscritta all’ambito privato. Il futuro di uno Spartiata era stabilito e segnato fin dalla nascita, se era un maschio, il suo destino era di diventare un soldato, se una era femmina, la sua sorte era di generare figli robusti. In entrambi i casi i bimbi erano esaminati approfonditamente per costatare se avessero una sana e robusta costituzione, se veniva trovato un difetto fisico, lo stato decretava la loro morte e i neonati, sembra, fossero gettati dal monte Taigeto, c’è però da specificare che non sono stati mai fatti ritrovamenti, in questo luogo, di scheletri o comunque resti di bimbi. Il bimbo rimaneva in casa per i primi sette anni di vita, durante questo periodo gli erano impartiti, dalla mamma, i primi insegnamenti e i principi fondamentali della società spartana ma, soprattutto, la madre badava a esporre e a spiegare al figlio la moralità guerriera. Al compimento del settimo anno di età il fanciullo lasciava la famiglia ed era inserito, sotto controllo dello stato, in un gruppo o compagnia. Il capo della compagnia, l’Aghelai, era scelto tra coloro che si distinguevano tra abilità e coraggio, gli altri prendevano esempio da lui, ubbidivano ai suoi ordini e accettavano le sue punizioni. Il regolamento che dovevano seguire prevedeva uguaglianza nel cibo, nel gioco, nello studio. Il giovane imparava a leggere e a scrivere, la musica e la danza ma, solo per lo stretto necessario, gli sforzi maggiori erano impiegati per acquisire esperienza nell’obbedire e nell’arte della guerra. A dodici anni cominciava un duro insegnamento basato su premi e punizioni che arrivavano alle frustate e alla derisione da parte dei compagni più grandi. A volte erano frustati senza ragione o meglio erano percossi a scadenze fisse per valutare la loro resistenza, chi non era all’altezza della situazione era emarginato dalla società con disonore. A venti anni il ragazzo entrava a far parte degli Ireni, diveniva cittadino e partecipava, dopo l’approvazione degli anziani, a escluderlo bastava un voto contrario, ai pasti collettivi. Tali pasti collettivi erano imposti per legge e a cui gli Spartiati dovevano contribuire economicamente sia con denaro sia con beni in natura. Sempre a questa età entravano a far parte dell’esercito, continuavano il proprio addestramento, ma non potevano ancora sposarsi, erano, però impiegati nell’annuale caccia agli Iloti, la Kripteia. Per esprimere l’efficienza della propria formazione militare, il giovane era confinato in una località periferica, con pochi mezzi di sussistenza, ma era legalmente autorizzato a derubare e uccidere gli Iloti che incontrava. A trenta anni gli Spartiati acquisivano il diritto di voto nell’Apella e potevano sposarsi, potevano lasciare la vita comunitaria in caserma ma, erano sempre obbligati a consumare almeno un pasto al giorno in comunità. Ovviamente continuava l’addestramento militare, gli Spartiati cessavano di essere soldati all’età di sessanta anni. In effetti, l’esercito Spartano era temuto in tutta la Grecia per la sua forza e la sua disciplina, dopo i sessanta anni di età i cittadini potevano far parte, se eletti, della Gherusia. Molto importante e fondamentale era l’educazione femminile, anche le bambine lasciavano la famiglia al compimento del settimo anno di età, entravano in collegi e qui si esercitavano nella danza e nel canto, imparavano a tessere le stoffe e a lavorare il grano ma, soprattutto, allenavano il proprio corpo con massicci esercizi fisici. La loro educazione era in qualche modo finalizzata alla guerra, fino a sedici anni si allenavano, come i maschi, nella corsa, nella lotta, nel lancio del disco e in quello del giavellotto, si pensava che da donne robuste e allenate nascessero bimbi sani e vigorosi. Poi non dimentichiamoci che dovevano insegnare ai figli la moralità militare. Non godevano dei diritti politici ma erano molto più libere delle altre donne Greche, non erano confinate in casa, potevano stare all’aria aperta e circolare liberamente con gli uomini. Non dovevano necessariamente sposarsi presto, anche se, alla morte del padre e in mancanza di fratelli, erano obbligate a sposare il parente più prossimo ma, come ci dicono alcuni storici, sembra che, per evitare uno “Sgradito” matrimonio, le ragazze potevano riscattarsi pagando con metà del loro patrimonio, così facendo avevano il diritto di tenersi la propria casa di città. C’è però da dire che il matrimonio era comunque obbligatorio, erano previste sanzioni per i celibi e le nubili, il parto era considerato un atto di eroismo alla stessa stregua di un combattimento in guerra. Quando una donna moriva di parto, riceveva onori funebri come un eroe morto in combattimento. Le donne sposate non si occupavano dei lavori domestici né accudivano i figli, per i primi c’erano gli Iloti, per i secondi le nutrici, in definitiva avevano grande autorità su mariti e figli. Inoltre, almeno sembra, l’adulterio era abbastanza tollerato le pene erano soltanto pecuniarie, del resto il ruolo primario non era svolto dalla famiglia ma dallo stato. Sia le donne sia gli uomini mettevano, in base agli insegnamenti ricevuti, al primo posto il valore e l’eroismo in guerra. Una curiosità: quando gli uomini partivano per la guerra le proprie donne, mogli e madri, li salutavano prima deponendo ai loro piedi lo scudo, poi, al suono di un corno, lo raccoglievano e lo infilavano al braccio pronunciando la famosa frase “Torna o con questo o sopra di questo”. La qual cosa voleva significare semplicemente, o torni vincitore con lo scudo in mano o morto sopra lo scudo per gli onori militari, qualsiasi altra possibilità era considerata indegna. Forse non proprio tutto sarà vero fin nei particolari, certo è che l’educazione militare che ricevevano gli Spartiati, uomini o donne che fossero, era molto rigida e ferrea, l’amore per lo stato al di sopra di tutto, anche di quello materno o di quello che poteva esserci tra moglie e marito.

  • La cultura.

Nel VII secolo a.C. Sparta, durante la sua stessa formazione, fu un centro, per quanto riguardava la musica e la poesia, di grande impeto creativo. Nella città si fusero le tradizioni proprie con quelle provenienti da altre zone geografiche, di conseguenza furono attratti molti artisti di origine diversa. Erano soliti solennizzare le feste religiose sia con gare di canto, di solito per solisti con l’accompagnamento di una cetra, sia con dei cori la cui direzione e l’istruzione era affidata, solitamente, a dei musici di origine straniera. Furono fondate scuole musicali e introdotti nuovi strumenti musicali. Nel VI secolo a.C. emersero, invece, le arti figurative che ebbero massima espressione, tra gli altri, con lo scultore Bathykles e con l’architetto Teodoro di Samo. Nello stesso periodo fu fiorente la lavorazione dell’avorio, del bronzo e delle ceramiche, manufatti riconducibili ad artigiani spartani sono stati ritrovati in tutta l’area del mediterraneo. Si deve però specificare che la cultura diffusa nella città di Sparta era unicamente quella che serviva allo stato, non si diffusero, infatti, né la storiografia né la filosofia e neppure l’arte teatrale. Per esempio il canto accompagnava i soldati mentre si avvicinavano al nemico.

  • Dall’egemonia alla fine dell’indipendenza di Sparta.

L’egemonia di Sparta nel Peloponneso, come si è detto, iniziò tra il VI e il V a.C., sviluppando una politica che vedeva spesso interventi militari. La sua presenza nella coalizzazione contro i Persiani fu fondamentale. Nella seconda guerra Persiana, infatti, Sparta assunse il comando delle operazioni e dopo aspri combattimenti la coalizzazione Greca riuscì a sconfiggere i Persiani, con battaglie che si svolsero sulla terra ferma e in mare, famose nella storia restano: la battaglia di Salamina, quella di Platea e il sacrificio di Leonida e dei suoi trecento soldati spartani. Dopo le vittorie sui Persiani, l’egemonia di Sparta nel Peloponneso era una realtà, nonostante i problemi interni come la rivolta degli Iloti nel 464 a.C., nella prima guerra del Peloponneso Sparta, dopo alterne vicende, il confronto avvenne in tutta la Grecia e nella Magna Grecia, riuscì a sconfiggere Atene e cosi la sua egemonia toccò tutta la Grecia. Subito dopo però comincio il declino fino a giungere al III secolo a.C., quando alla crisi politica e militare si aggiunse quella demografica. Gli Spartani rimasti non erano più di settecento, Sparta fu incorporata prima nello stato Macedone e in seguito nel 146 a.C. divenne parte del dominio Romano come tutte le altre città della Grecia. Sparta, fu distrutta definitivamente, alla fine del IV secolo d.C., da Alarico re dei Goti nelle sue vicinanze fu costruita la città di Misitra.

sparta-e-atene Introduzione
 Parte Seconda:

Atene

 atene
 alcibiade   Parte Terza:

La guerra del

Peloponneso

   Parte Quarta:

I Trenta

Tiranni

 crizia

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