Semiramide, una figura storica o solo un mito?

by / sabato, 02 giugno 2018 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Semiramide, una figura storica, forse; un mito, probabile; un misto di realtà e fantasia… chissà. 

Secondo gli autori Greci e Romani.

Sono vari gli scrittori Greci e Romani che narrano di questa regina, per esempio Ctesia di Cnido che la presenta come moglie del leggendario re Assiro, Nino che si sarebbe invaghito di lei anche se lei era sposata con il generale Onne, quest’ultimo, quando il sovrano gli chiese di lasciarla libera si tolse la vita. Va fatta, però subito una precisazione, questo re non compare nella lista dei sovrani Assiri, un elenco che fu compilato in base a resoconti storici e a ritrovamenti da scavi archeologici. Scrissero di lei anche Diodoro Siculo, che si ispirò al racconto Ctesia e Erodoto, ma anche nel Medioevo si scrisse di lei, il suo mito è giunto sino a oggi attraverso il teatro, la musica classica e il cinema. Alcuni studiosi, questa figura mitica, l’hanno associata alla regina assira Shammuramat, moglie del re assiro Shamshi Adad V, il quale regnò tra l’823 a.C. e l’810 a.C. dopodiché fu reggente per il figlio Addu Nirari III, figlio ancora troppo giovane per regnare. La regina, però, non fu solo reggente del regno, prese saldamente in mano le redini del governo e regnò, fino all’806 a.C. sull’Assiria. Forse l’analogia, che vi è nel nome, ha indotto alcuni storici a ipotizzare che nella leggenda vi siano alcuni riscontri storici con la regina Assira che ebbe un ruolo fondamentale, sia politico sia militare, durante i primi anni del regno di suo figlio. Le notizie su di lei sono, però, del tutto incomplete e spesso contraddittorie, a volte ricavate da alcuni racconti popolari, quindi quello che alla fine emerge, è un ritratto del tutto leggendario e come ogni mito, presenta versioni diverse. Del resto un personaggio storico, tale Beroso, un sacerdote greco babilonese del III secolo a.C., il quale conosceva molto bene la storia sia Babilonese sia Assira, afferma che il ritratto della regina Semiramide era quasi del tutto leggendario. Il mito inizia con la sua nascita e vuole che fosse figlia della Dea Derceto, per i romani Dea Siria o Deasura e del siriano Caistro, la Dea non fu del tutto contenta di questa nascita, infatti subito dopo il parto prese la bimba e la espose nel deserto per farla soccombere. Il deserto, non fu fatale per la piccolina in quanto in quell’ambiente così ostile fu nutrita da delle colombe, che le portavano latte e formaggio. Non passò troppo tempo che fu trovata da un pastore di nome Simmas, il quale la prese, la portò nella sua casa e l’allevò con molta affettuosità e notevole cura. La piccola, come tutte le bimbe, crebbe e divenne una giovane bellissima, coraggiosa, forte e combattiva, prese anche parte all’assedio di Battra. La qualcosa non passo inosservata e attirò lo sguardo di Onnes, il consigliere del re assiro, Nino, il quale la sposò e dal quel matrimonio nacquero due figli. La bellezza della donna colpì anche l’attenzione del re il quale decide di volerla per sé, Onnes, quando venne a conoscenza del desiderio del sovrano cadde in una profonda disperazione e si impiccò. A questo punto Semiramide diviene moglie di Nino, che fu fondatore della città di Ninive e da questo secondo matrimonio nasce Ninyas, si sempre tenere presente che stiamo parlando di un mito, ricordate? Non esiste nessun re Nino nell’elenco dei re Assiri. La regina mostrò forza e coraggio in battaglia, infatti, quando Nino intraprese una campagna in Media e in Etiopia Semiramide fu al suo fianco combattendo da grande guerriero e fu anche per suo merito che il re assiro divenne un grande conquistatore. Durante una battaglia, però, il re morì trafitto da una freccia nemica, a quel punto Semiramide prese in mano sorti del regno, come reggente per figlio Nynias, celebrò un solenne rito funebre per il re defunto e fece erigere, in onore del marito, un imponente monumento funerario. In una prima variante del mito, Semiramide riuscì, dopo il matrimonio con Nino, a farsi donare cinque giorni di regno, durante i quali con l’aiuto di alcuni uomini, a lei fedeli, fece imprigionare e uccidere il sovrano usurpando il trono al figlio Nynias, allontanandolo dalla corte e facendosi passare per lui. Impose che tutti i sudditi del regno dovevano indossare un abito che nascondesse braccia e gambe, in questo modo ella stessa nascose la sua femminilità. Secondo un altro racconto si narra che non allontanò il figlio, ma istaurò con lui, essendosi innamorata, un rapporto incestuoso. Successivamente il figlio ordì un complotto e la uccise. In una ulteriore versione, Semiramide riuscì a sventare il complotto ordito dal figlio e lo perdonò, ma in seguito si tolse la vita. Nicola di Damasco narra che i figli nati nel primo matrimonio della regina, quello con Onne, cercarono di ucciderla, volevano farla precipitare da un’alta montagna, ma il loro piano fu scoperto. Qualunque sia la versione Semiramide prende in mano le sorti del regno, senza mai abbandonare le armi, riuscendo così non solo a mantenere i territori occupati, in precedenza, ma anche, a conquistarne di nuovi. Annesse al suo regno l’Etiopia, e da qui partì, così affermano alcuni testi antichi, alla conquista dell’India, una campagna dal doppio esito, o meglio la leggenda narra di grandi vittorie e di conquista dell’India e di tutto l’oriente, mentre altre “Voci”, del mito, parlano di una sua sconfitta, lungo il fiume Indo, inflittale dal re indiano Stabrobate. Questa versione il mito la vede tornare in patria, dove le fu rivelato che il figlio cospirava contro di lei, si stava avverando ciò che tempo prima le aveva predetto un oracolo, la regina invece di vendicarsi lasciò il regno e sparì in maniera misteriosa, alcuni narrano che fu trasformata in una colomba, aveva sessantadue anni e regnava da quarantadue. In questi quarantadue anni di regno le vengono, a secondo gli scrittori che narrano di lei, assegnate la costruzione svariate opere e numerose conquiste: sottomise la Media, l’Egitto e l’Etiopia; fece edificare le mura e dei giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico; fece costruire diversi edifici, la galleria dell’Eufrate e il palazzo della città di Ecbatana; sempre sull’Eufrate fece realizzare un grande ponte; fece innalzare il tempio a Belos; fece piantare un parco sul monte Bagistanon; ha fece costruire una strada sul monte Zagros. Ammiano Marcellino attribuì a Semiramide l’invenzione degli eunuchi di corte, altri le assegnano la fondazione delle citta di Babele e di Van. In conclusione le furono attribuite quasi tutte le opere più importanti, la costruzione di edifici, di ponti, di canali e persino la fondazione della città di Treviri in occidente. Il mito ci tramanda, quindi, la figura di una regina di grande valore, coraggio e forza, ma, la leggenda, narra anche dei suoi vizi, della sua sregolatezza e della sua depravazione a cui si aggiunge anche una particolare crudeltà, una donna dai costumi lascivi che faceva “Collezione” di giovani amanti e che poi puntualmente faceva eliminare.

Dal Medio Evo in poi.

Per gli scrittori Cristiani del Medioevo, questa figura di donna dai costumi dissoluti e libertini, suscitò grande scandalo, per la chiesa, che già considerava Babilonia come la “Grande Meretrice”, era un simbolo di un paganesimo licenzioso e crudele che giunse perfino all’incesto. Giustino, un martire Cristiano del II secolo, Agostino di Ippona e Paolo Orosio, allievo del precedente, narrano di lei presentandola come una regina crudele, additandola a simbolo della lussuria e del perversione, accusandola di aver fatto uccidere il marito per dare sfogo all’amore incestuoso per il figlio. Anche il Sommo Poeta si ispirò a tali narrazione e pose Semiramide nel secondo cerchio dell’inferno, tra i lussuriosi. “A vizio di lussuria fu sì rotta che libito fè licito in sua legge, per torre il biasmo in che era condotta.” (Inferno canto V, righe da 55 a 57). Dante Alighieri di fatto ci dice che, questa regina era talmente lussuriosa che per far risultare normale il suo comportamento ratificò una legge che permetteva, a tutti i suoi sudditi, di essere altrettanto licenziosi. Giovanni Boccaccio, nella sua opera “De mulieribus claris”, la presenta e la condanna come donna malvagia, libidinosa e bramosa. La cronaca Antica di Treviri, “Gesta Treverorum”, mostra Semiramide come la causa scatenante che portò alla fondazione della città, infatti, la regina, avendo cacciato dal regno Assiro il figliastro Trebata, lo costrinse a peregrinare col suo seguito per l’Europa, finché fondò Treviri. Come si può capire, per tutto questo periodo, la letteratura, tranne rare eccezioni, ha infierito questa figura descrivendola come una grande e crudele peccatrice, sono poche le voci che uscirono dal coro, un piccolo cenno, in parte positivo, si riscontra in Petrarca, mentre Christine de Pizan, nel libro “La Città delle Donne” del XV secolo, è l’unica che ne parla positivamente, descrivendola come donna di valore e di coraggio. Pedro Calderon de la Barca, un drammaturgo spagnolo, né fa il soggetto del suo dramma “La hija del aire” ovvero “La figlia dell’aria”. Infine . Nel libretto dell’opera “Semiramide” di Rossini vi è un vago parallelo con l'”Orestea”, poiché la regina si rese colpevole dell’uccisione del re e suo figlio la soppresse per errore.

Si tratta totalmente di un mito, o come alcuni pensano, di una leggenda con basi storiche? Si deve rammentare che né l’Assiria né Babilonia hanno mai auto una regina di nome Semiramide, ma, alcune scritture cuneiformi confermano l’esistenza del nome Shammuramat, che fu portato dalla moglie del re Shamshi Adad V. Una regina di grandi capacità e coraggio durante la sua reggenza ci fu un periodo di cultura, libertà e crescita economica, principi non troppo valorizzati nel Medioevo, allora è per questo che in tale periodo ci fu il maggior accanimento nei racconti che trattano di Semiramide? Sempre che sia giusto pensare di poter assimilare le due regine in un’unica entità. La realtà ci può soltanto dire che le notizie su Semiramide derivano da racconti popolari, troppo fantasiosi, arbitrari e maliziosi per essere verificabili. La conseguenza è che si può parlare solo di leggenda e molto probabilmente, le due regine sono due entità ben separate, Shammuramat reale mentre Semiramide un mito, oltretutto, forse, ambientate in epoche diverse, sarà, chissà, casuale che Diodoro Siculo collocò la regina mitica intorno al 1700 a.C. mentre Erodoto la pone nell’ottavo secolo a.C.? Solo domande che non avranno mai risposta.

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