Santa Maria Antiqua

by / lunedì, 04 luglio 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

Santa Maria Antiqua, per alcuni la Cappella Sistina del Palatino, è uno dei più antichi luoghi di culto Cattolico e Bizantino dedicati alla Madonna. Nel Foro Romano, ai piedi del Palatino e alle spalle del tempio di Castore e Polluce, sorgeva il palazzo di Domiziano o perlomeno degli ambienti riferibili alla domus Flavia Augustana o forse solo dei magazzini di epoca domizianea. In questo luogo, nel 553 d.C. dopo che i Bizantini presero possesso della città eterna e che ripristinarono le mura, gli acquedotti e i palazzi imperiali, fu posto un corpo di guardia e usarono un’aula rettangolare e l’antistante quadriportico per fondare una chiesa dedicata alla Madonna. Molti storici ipotizzano, visto la ricchezza e la bellezza delle decorazioni, che questa chiesa avesse la funzione di Cappella di Palazzo, quella cioè, della residenza del duca bizantino, che era il rappresentante del potere imperiale. In ogni caso, la cosa accertata è che si trattava del secondo luogo di culto cristiano nel Foro, dopo la chiesa dei Santi Cosma e Damiano che fu edificata e consacrata circa venti anni prima. Questa chiesa non rimase in funzione per lungo tempo, infatti, nell’847 fu abbandonata dopo che un terremoto provocò seri danni all’edificio, il sisma fece crollare le strutture della Domus imperiale, soprastante, sulla chiesa, che si ritrovò sepolta nelle macerie. La vicenda del terremoto è ben annotata sul Liber pontificalis, un documento di grande importanza sulla biografia dei papi, nonché validissimo per la ricostruzione della topografia di Roma, quindi la data dell’abbandono è certa. Papa Leone IV prese la decisione di non ripristinarla, fece costruire una nuova chiesa sulla collinetta adiacente il Foro e vi trasferì il titolo, fu denominata Santa Maria Nova l’attuale Santa Francesca Romana. Santa Maria Antiqua finì, per circa mille anni, nel più totale oblio coperta di macerie, anche perché si fece molta confusione, nella letteratura storica antica e a volte la si è cercata sotto Santa Maria Nova, credendo che questa non fosse una nuova costruzione ma solo una riedificazione di quella vecchia. Mentre il tempo passava, l’abbandono permise l’innalzamento del terreno e in quel sito, dove ormai non erano più visibili i ruderi, nel XIII secolo fu edificata una piccola chiesa a cui fu dato il titolo di “Santa Maria libera nos a poenis inferni”, meglio conosciuta come Santa Maria Liberatrice, leggenda vuole che qui papa Silvestro rendesse innocuo un nocivo e letale drago. La chiesa fu ricostruita interamente nel 1617, alcuni primi fortunosi scavi, nel giardino della stessa, nel 1702 riportarono alla luce una parete dell’antica Santa Maria Antiqua. Altre indagini, più mirate, della fine dell’ottocento riportarono alla luce alcuni particolari di affreschi, capendo l’importanza del ritrovamento fu presa la decisione, oggi non pensabile, di demolire l’edificio del 1617 costruito da Onofrio Longhi e nel 1909 titolo, nome, icone e alcuni arredamenti sacri furono trasferiti alla nuova chiesa del quartiere Testaccio, Santa Maria Liberatrice per l’appunto. Proprio a causa di quel terremoto, che vide l’abbandono di Santa Maria Antiqua, tutto si era fermato in quell’847 d.C., fu ritrovata così tutta la maestosa decorazione pittorica, anche se ormai mancante di alcune parti. Deve essere posto l’accento sull’importanza unica del ritrovamento di questi affreschi, proprio perché il tempo si fermò nel momento del terremoto, oggi possiamo osservare, esempio più unico che raro, com’era strutturata una chiesa nell’alto medioevo. La grande importanza di questo ritrovamento scaturisce dal notevole numero degli affreschi ritrovati, a volte sovrapposti in più strati, si può vedere quindi l’evoluzione della pittura, Cristiana altomedioevale a Roma, nell’arco di tre secoli, precisamente tra il VI e IX, e si può altresì osservare l’intensificarsi dell’influenza orientale tra VII e l’VIII secolo, in definitiva un libro di storia da leggere e da studiare attraverso la pittura. La chiesa quindi in quei trecento anni fu continuamente restaurata e abbellita da vari papi che si susseguirono; Martino I, Giovanni VII, Zaccaria, Paolo I e Adriano I, commissionarono vari interventi e tanti affreschi fino, come si è detto, a quel terremoto che congelò tutto per mille anni. L’edificio romano preesistente era di forma basilicale, un’aula rettangolare divisa in tre navate, ai lati del presbiterio ci sono due piccole cappelle, una per lato, quella di Teodoto e quella dei Santi Medici, al centro, ricavato nello spessore del muro di fondo, una piccola abside. Interessante è anche il cortile, che era adibito a vestibolo, in cui è possibile vedere un impluvium risalente all’epoca di Caligola e lungo le pareti che delimitano il confine del cortile, vi sono delle nicchie che forse, perlomeno qualche storico ne è convinto, contenevano le statue degli imperatori. Sul muro di sinistra si possono osservare, alcune tracce di affreschi, dove sono rappresentate Sant’Agnese, Santa Cecilia e una terza Santa non identificabile; alcune pitture non sono in pratica più visibili ma, si legge abbastanza bene il nome di chi le aveva commissionate, l’abate Leone; in una nicchia semicircolare era raffigurato Sant’Erasmo, in un’altra, era dipinta una testa con barba, quasi sicuramente, di Sant’Abbaciro. Sul muro di destra si possono osservare resti appena visibili di pitture e vicino a un angolo è raffigurato Cristo tra due angeli e il donatore; vi è poi un personaggio non del tutto identificabile, si può affermare che quando è stato raffigurato era ancora in vita, considerando che ha un’aureola racchiusa in un rettangolo azzurro. Questa figura è dipinta nell’atto di essere presentato a Maria, la quale è seduta tra due pontefici, gli storici vedono in questo, il ritratto del papa committente dell’opera, anche se alcuni affermano che sia Stefano II, altri invece fanno osservare che si tratta di Adriano I, certo è che le pitture sono della seconda metà dell’VIII secolo. Sulla sinistra della chiesa c’è una rampa che dal Foro sale sul Paladino, molto interessante è anche il cosiddetto “Oratorio dei quaranta Martiri”, in cui si possono vedere degli interessanti affreschi del periodo compreso tra l’VIII e il IX secolo, purtroppo sono molto rovinati ma, storicamente importanti, raffigurano il supplizio dei martiri di Sebaste, durante le persecuzioni di Diocleziano. Oggi, nella chiesa, sono visibili e si possono ammirare, circa duecentocinquanta metri quadrati di affreschi, solo un quarto di quei mille originari ma, molto esplicativi, dipinti tra la metà del VI e del IX secolo. Cerchiamo di capre la grandezza e l’importanza di questi affreschi, la loro datazione è stata determinata con ottima approssimazione grazie a dei cartigli ritrovati e ad alcune particolarità note agli studiosi, per esempio un’aureola in un quadrato azzurro indicava che i personaggi ritratti erano viventi nel momento in cui furono dipinti, mentre quella tonda, gialla e oro, era riservata ai Santi e ai Martiri. Tra questi affreschi si può ammirare la prima rappresentazione in trono della Madonna, non ve ne sono altre conosciute databili prima di questo dipinto. Tenuto conto, poi, che nel 726 in oriente vi fu una crisi iconoclasta che portò a proibire il culto delle immagini e che per questo motivo furono distrutte quasi tutte le rappresentazioni pittoriche, non rimase quasi nulla dell’arte cristiana Bizantina, si può capire l’importanza del ritrovamento di questi affreschi, se non altro, come esempio di quel periodo in sostanza cancellato in oriente. Ma di particolarità e singolarità ne troviamo tante, nella Cappelletta di Teodoto, il nome deriva da un personaggio ritratto nel suo interno e riconoscibile grazie ad un’iscrizione, si può vedere, ma forse sarebbe più esatto dire si può ammirare, una Crocifissione dove il Cristo è rappresentato vestito con una tunica senza maniche usata dai primi monaci, non ha i piedi soprapposti e la ricerca di realistici dettagli è notevole. La croce alla base presenta dei paletti conficcati nel terreno per puntellarla, ricco di particolari è lo stesso terreno su cui poggiano la Madonna e San Giovanni, infine, grande, è la dinamicità con cui sono stati dipinti i due soldati romani, uno tiene con la mano la lancia che perforerà il costato del Cristo e l’altro la spugna intrisa d’aceto. La cappella dei cosiddetti “Santi Medici” era decorata con figure di santi, purtroppo oggi in cattivo stato di conservazione, nella nicchia di fondo sono raffigurati cinque medici santi, gli studiosi hanno riconosciuto le figure di Cosma, Damiano e Abbaciro, la decorazione risale al pontificato di Giovanni VIII. Si deve poi evidenziare che in questa Cappelletta era praticata l’incubatio, cioè i malati passavano la notte, nel suo interno, pregando e invocando, la speranza era di poter ottenere, in questo modo, la guarigione. A destra dell’abside, nel quale sono rappresentati Cristo con la Vergine Maria, San Giovanni Crisostomo, San Basilio e un interessante cartiglio contenente riferimenti al Concilio Lateranense del 659, vi è la cosiddetta “Parete Palinsesto” dove sono venuti alla luce almeno quattro starti di affreschi riconducibili a successive lavorazioni. Nello strato più antico, gli esperti l’hanno datato non molto dopo del 553, è dipinta una madonna con bambino e un angelo, la particolare è l’abbigliamento della Vergine, in quanto, indossa gli stessi abiti di un’imperatrice bizantina. Nel secondo strato, gli storici lo fanno risalire tra 565 e 578, è raffigurata l’Annunciazione di cui restano solo il volto della Madonna e un angelo. Nel terzo stato, datato dagli studiosi intorno al 650, sono rappresentati San Basilio e San Giovanni. Nello strato più moderno, risale all’epoca Giovanni VII, tra il 705 e il 707, è raffigurato San Gregorio Nazianzeno. Notevole è la decorazione, con tre serie di pitture, della navata sinistra della chiesa, quella che comunica con l’atrio attraverso una porta nei cui pressi è conservato un sarcofago pagano con ornamento a maschere. Nelle due sequenze superiori sono rappresentate scene testamentarie come, da notare che ciascun soggetto ha una didascalia in Latino, il sogno di Giacobbe, la lotta di Giacobbe con l’angelo, Giuseppe estratto dalla cisterna e venduto dai fratelli a un mercante amalecita, Giuseppe e la moglie di Putifarre, Giuseppe condotto in prigione e altre. Al centro della serie inferiore è dipinto Cristo con un’aureola cruciforme seduto sopra una cattedra coperta di porpora, rappresentato nell’atto di benedire con la mano destra, mentre con la sinistra stringe un libro, a sinistra e a destra del Salvatore sono raffigurati i Santi abbigliati in ricchi costumi bizantini, quelli di destra appartengono alla chiesa occidentale mentre quelli di sinistra a quella orientale. Ogni personaggio è accompagnato da una scritta verticale recante il nome, questa volta, però la lingua usata è il Greco, queste decorazioni risalgono al pontificato di Paolo I, tra 757 e il 767. Degli affreschi della navata destra rimangono, purtroppo, solo qualche frammento, in una nicchia, si trova l’importante immagine delle Tre Madri, la Vergine è raffigurata seduta con in grembo il Bambino, ai lati Madonna sono raffigurate Sant’Anna con in braccio la piccola Maria e Santa Elisabetta con in braccio San Giovannino, sembra che quest’affresco è la prima testimonianza, a Roma, del culto dei parenti di Maria. Su di un muro, all’ingresso del presbiterio, si può vedere quello che rimane di due scene bibliche, sulla parte sinistra Davide che sconfigge Golia, quest’ultimo è raffigurato già caduto in terra; sulla parte destra sono raffigurati re Ezechia disteso sul letto di morte e il profeta Isaia. La chiesa era interamente affrescata, e anche le colonne non facevano eccezione, su quella che forma l’ingresso alla schola cantorum era dipinto, oggi quasi del tutto sparito, Salomone, la madre dei Maccabei con i sette figli ed Eleazaro, loro precettore, questa decorazione, probabilmente, si può far risalire al periodo di papa Martino I, tra il 649 e il 653. La colonna opposta è affrescata con l’Annunciazione e a un lato di questa, è dipinto San Demetrio, girando intorno al pilastro, sul lato opposto, si può vedere Cristo con la Vergine Maria e San Giovanni Battista. Su di un’altra colonna è raffigurata un’altra Annunciazione dipinta tra il 705 e il 707, durante il papato di Giovanni VII e che copre un affresco più antico. Durante la crisi iconoclasta in oriente, molti artisti bizantini fuggirono dai loro luoghi nativi alcuni trovarono a Roma il luogo ideale per esprimere la propria arte, poiché in questa città non cesserà di esistere il culto iconografico, in Santa Maria Antiqua il tempo si fermò a quel terremoto e dato che ogni parete, ogni colonna, ogni superficie porta tracce di affreschi, la chiesa rappresenta un tesoro d’inestimabile valore che racconta la vita religiosa, con tutte le influenze dell’arte bizantina, del Foro da quel 553, quando i Bizantini presero possesso della città, fino all’847 quando fu completamente sepolta, rimanendo poi, in attesa per un millennio per tornare a mostrarsi in tutta la sua bellezza.

Santa Maria Antiqua_21  Guarda le foto di Santa Maria Antiqua al Foro Romano

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