San Crisogono e i suoi sotterranei.

by / mercoledì, 24 maggio 2017 / Published in Archeologia1, Il blog

La basilica di San Crisogono fu edificata a Roma, nel rione Trastevere, sull’attuale viale Trastevere, poco distante dal fiume Tevere, la chiesa porta il titolo di San Crisogono di Aquileia ed è del IV secolo, anche se, ha subito vari rifacimenti e ristrutturazioni nel corso del tempo. La storia di questa chiesa parte da molto lontano, infatti, il Titulus Chrysogoni era già incluso nell’elenco dei tituli del 499 d.C., la chiesa attuale, che in realtà ha dignità di basilica minore, fu costruita sopra quella del IV secolo voluta e fatta edificare da papa Silvestro I. Quindi la prima chiesa è una delle più antiche di Roma, fu eretta tra il 314 e il 335 ma, fu poi ricostruita totalmente alle soglie del XII secolo e infine riedificata nel 1626, su progetto di Giovanni Battista Soria e per volontà del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, il cui nome e il simbolo araldico sono ben visibili in più punti all’interno della chiesa. La facciata è in stile barocco ed è preceduta da un pronao che si apre verso l’esterno tramite quattro colonne che sorreggono un ricco cornicione che a sua volta sorregge sculture di aquile e canestri di fiori. La facciata termina, in alto, con un frontone triangolare che sembra sorretto da quattro lesene ioniche, al centro si apre una grande finestra. L’interno la basilica presenta una pianta a croce latina con tre navate separate da due file di colonne, in stile ionico e lisce, in tutto ventidue, frutto di spogliazioni da costruzioni romane. L’altare principale è del 1127, il pavimento è cosmatesco e la chiesa ha molti elementi che risalgono a quelle precedenti. Tra le cappelle laterali risalta sicuramente quella del Santissimo Sacramento opera di Gian Lorenzo Bernini. Il ciborio dell’altare maggiore ha quattro colonne di alabastro ed è opera di Giovanni Battista Soria. Il soffitto, in stile barocco, è ligneo e a cassettoni, su di esso era posto un dipinto del Guercino: la Gloria di San Crisogono, che fu però venduto a un inglese nel XIX secolo, quello che si vede oggi è una copia. A sinistra dell’ingresso vi è il monumento del cardinale Giovanni Giacomo Millo, di Carlo Marchionni e Pietro Bracci. Vi sono, all’interno della basilica, altre interessanti opere tra cui: tre Arcangeli di Giovanni da San Giovanni, la Crocifissione di Paolo Guidotti, Trinità e Angeli di Giacinto Gimignani, Angelo custode di Ludovico Gimignani. Alla destra della chiesa si eleva un bel campanile romanico del XII secolo che termina con una piramide di base quadrata, così com’è la pianta del campanile stresso. Il campanile è in mattoni ed è diviso in ordini da cornicioni, infine si apre verso l’esterno tramite monofore e bifore. Dalla sacrestia è possibile accedere all’area archeologica sottostante di elevato interesse storico, archeologico culturale, poiché in questi sotterranei si possono ammirare le vestigia di uno dei più antichi tituli nati a Trastevere. Tanto per dirlo come lo avrebbero indicato i nostri antichi progenitori: Titulus Chrysogoni, Regio XIV Transtiberim. Nel 1907, dopo un ritrovamento avvenuto durante alcuni lavori effettuati nella sacrestia, fu approntata una campagna di scavi e di saggi, voluta dall’allora “Ministero di Belle Arti”. Benché fosse già nota l’esistenza di resti romani nel sottosuolo, ciò che venne scoperto costituì un grande interesse artistico nonché storico, infatti, oltre le importanti rovine della chiesa, omonima, paleocristiana, si poté tracciare e comprendere, almeno in parte, la topografia, in età romana, del quartiere che oggi è conosciuto come Trastevere. Questo quartiere, conosciuto all’epoca come Litus Tuscus era separato dal resto dell’Urbe, nel I secolo d.C. fu annesso alla città, ma solo dal punto di vista amministrativo come XIV Regio Augustea, circa due secoli dopo, quando furono costruite le mura aureliane, Trastevere fu compreso nel pomerio. Gli studi effettuati sulla basilica inferiore hanno fatto emergere l’antico livello stradale romano, ben sei metri sotto il livello attuale, è documentano la trasformazione di una domus, a forse più di una, in un titulus in questo caso dedicato a San Crisogono, una chiesa paleocristiana che all’inizio del V secolo d.C. divenne, da una semplice aula per il culto, una chiesa con navata unica. La domus romana era edificata in laterizi e occupa i due terzi del volume totale della chiesa, fu poi aggiunto, a oriente, l’avancorpo del nartece, mentre dal lato opposto furono prolungate le mura. In questo modo furono edificate sia la zona del presbiterio sia l’abside, quest’ultima conteneva le reliquie di san Crisogono di Aquileia. Ai lati dell’abside vi erano due sale, quella a destra probabilmente era usata come stanza per conservare le vesti e i paramenti sacri, i documenti e gli arredi liturgici. Quella di sinistra è caratterizzata da un grande ambiente che è stato interpretato, dagli archeologi, come il battistero, poiché è ancora visibile una grande vasca semicircolare, di quasi tre metri di diametro e i resti di alcuni gradini che permettevano l’ingresso, del catecumeno, nel fonte battesimale. Alcuni studiosi hanno ipotizzato, dopo il ritrovamento di altre due vasche e di alcuni canali di scolo, i quali s’immettevano in una fogna a cappuccina, che il battistero fu ricavato da una precedente fullonica, un locale commerciale dove erano colorati i tessuti, oggi lo chiameremmo tintoria. Tra i X e XXII secolo il sacramento del battesimo non fu più impartito per immersione, così fu costruito un muro trasversale che tagliò a metà la vasca, la stessa fu coperta da un pavimento. La chiesa era decorata con semplici pitture, nell’VIII secolo per volere di papa Gregorio III la chiesa fu restaurata, fu realizzata una cripta semianulare sotto l’abside, fu rifatto completamente il tetto, le pareti furono decorate con un nuovo ciclo pittorico e scultoreo, oggi è possibile vederne numerose e preziose tracce. Restauri e modifiche si succedettero sino al XII secolo, gli archeologi hanno ritrovato affreschi dell’VIII e XI secolo, che raffigurano Papa Silvestro che cattura il drago, San Pantaleone che guarisce il cieco, San Benedetto che guarisce il lebbroso, Salvataggio di San Placido, San Crisogono, San Rufino e Santa Anastasia. Inoltre è visibile un pavimento a tessere marmoree, durante gli scavi è stato recuperato un sarcofago, con motivi marini, databile al II secolo d.C., altri sono stati rinvenuti in tutta l’area, alcuni, dei quali, contengono ancora delle ossa, che dimostrano l’uso cimiteriale della basilica paleocristiana. Questa basilica patì molto i continui straripamenti del vicinissimo fiume Tevere, che provocavano un continuo rialzamento del terreno, tanto che nel XII secolo si trovava ormai in pessime condizioni. Nel 1123 fu titolare della basilica, il Cardinale Giovanni da Crema, il quale decise che era ormai tempo di ricostruire la chiesa di sana pianta, per sua volontà si eressero, in vicinanza di San Crisogono, un oratorio e un monastero, dove si potevano svolgere le attività religiose in attesa della nuova costruzione. Fece interrare completamente la vecchia basilica e costruire quella nuova a una quota di sei metri superiore a quella precedente, in questa circostanza fece anche erigere il campanile romanico. La nuova chiesa non fu costruita esattamente sopra a quella vecchia, ma, poco più a destra avvicinandola al Tevere e soprattutto a quella che all’epoca era la strada principale, oggi la conosciamo come via della Lungaretta. E’ probabile però che tale scelta sia stata presa per l’impossibilità di riutilizzare completamente le mura di fondazione del complesso antico, non dimentichiamo che la vecchia chiesa era molto danneggiata. La nuova basilica fu progettata e costruita anche un po’ più lunga e larga della precedente, come si diceva, fu edificata con tre navate con un’abside semicircolare e un portico. I volumi di questa basilica medioevale sono simili a quelli attuali, per altro, grazie ad antiche incisioni, ne conosciamo pure la facciata, che terminava, in alto, con un “Guscio” dal ciglio orizzontale, si apriva verso l’esterno tramite tre finestre, quella centrale era di forma ovale, mentre le due laterali erano rettangolari. La facciata presentava, come oggi, un portico con due pilastri e quattro colonne centrali in stile ionico, queste reggevano una cornice di pietra e mattoni e un tetto a un solo spiovente inclinato verso l’esterno. I fedeli potevano entrare nella basilica, passando per il portico e attraversando un unico grande ingresso decorato e incorniciato. L’attuale aspetto della chiesa deriva, per la maggior parte, dai lavori voluti, nel 1602, dal nipote di papa Paolo V, il cardinale Scipione Caffarelli Borghese all’epoca titolare della chiesa. Circa ottocento anni dopo tornarono alla luce i resti di ciò che fu costruito prima, ma, ciò non deve per niente meravigliare, sono tanti, incantevoli e magnifici i segreti che nasconde il sottosuolo Romano, basta cercarli e farli riemergere, facile a dirsi un po’ meno a renderlo concreto. Un’ultima annotazione, la basilica è stata per secoli chiesa nazionale dei Sardi e dei Corsi residenti a Roma, di conseguenza qui trovarono sepoltura alcuni Corsi che furono al servizio del papa, nella guardia corsa papale.

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