Saffo (Σαπφώ)

by / venerdì, 20 Febbraio 2015 / Published in Il blog, Scrittori e Poeti Antichi

Saffo (Σαπφώ), poetessa della Grecia antica, di famiglia aristocratica, nacque a Ereso nell’isola di Lesbo, nell’Egeo, attorno al 630 a.C., morì a Leucade, nello ionio, nel 570 a.C. circa, non si conosce la datazione esatta né della nascita né della morte, né tanto meno le modalità della suo decesso. Una Leggenda ci racconta che si suicidò, buttandosi in mare da una rupe di Leucade per l’amore non corrisposto da parte del battelliere Faone, circostanza alquanto bizzarra visto che Faone è un personaggio mitologico e non reale. Molto probabilmente, a causa delle dispute tra i tiranni di Lesbo, da bambina e per circa dieci anni visse con la famiglia, in esilio in Sicilia (forse a Siracusa). Tornata in patria fondò un tiaso, si occupò dell’educazione di gruppi di giovani ragazze, secondo i canoni che quella società aristocratica esigeva da una donna. L’atteggiamento raffinato, il canto, la delicatezza, la grazia, l’eleganza, e non ultimo l’amore, comprensivo della capacità di sedurre, erano tutti valori essenziali per una giovinetta nobile che voleva essere rispettata dalla società dell’epoca. Il tiaso (θίασος, thíasos) era una associazione prevalentemente a carattere religioso, quello fondato dalla poetessa era dedicato e legato ad Afrodite, dea dell’amore, lei stessa ne era la sacerdotessa. L’educazione e le discipline, che erano finalizzate all’amore ed al matrimonio, contemplavano anche l’insegnamento del rapporto sessuale tramite amplessi omosessuali, quindi nella cultura greca era “normale” l’omosessualità in un quadro diverso da quello delle epoche successive ed era stabilita da un chiaro contesto culturale, comunque dalla poetessa e dall’isola che vide i suoi insegnamenti derivano i termini “saffico e lesbico/a”. Saffo ebbe tre fratelli, Larico, Erigio e Carasso, La Suda (Σοῦδα), praticamente una sorta di enciclopedia storica del X secolo scritta, da vari autori, in greco bizantino e composta da 30.000 voci inerenti le civiltà dell’antico mediterraneo, ci narra che la poetessa ebbe un marito di nome Cercila ed una figlia di nome Cleide. Della figlia si ha un riscontro in alcuni teneri versi, a lei dedicati dalla poetessa, mentre del nome del marito non si ha nessuna corrispondenza.

La poetica di Saffo si basa sull’amore e sulla passione per tutti i generi e per vari personaggi, esprimendo le proprie emozioni alle divinità ed alle genti, indaga sulle passioni che fluiscono da una persona innamorata, in particolar modo nel mondo femminile.

Οἱ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων

οἰ δὲ νάων φαῖσ’ ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν

ἔ]μμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν’ ὄτ-

τω τις ἔραται”.

C’è chi dice sia un esercito di cavalieri, c’è chi dice sia un esercito di fanti,

c’è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra

la cosa più bella, io invece dico

che è ciò che si ama.”

(Frammento 16)

Di tutta la sua opera a noi sono giunti soltanto frammenti, l’unico componimento che ci e giunto integro è il cosiddetto inno ad Afrodite:

Afrodite eterna, in variopinto soglio,

Di Zeus fìglia, artefice d’inganni,

O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio,

Di noie e affanni.

E traggi or quà, se mai pietosa un giorno,

Tutto a’ miei prieghi il favor tuo donato,

Dal paterno venisti almo soggiorno,

Al cocchio aurato

Giugnendo il giogo. I passer lievi, belli

Te guidavano intorno al fosco suolo

Battendo i vanni spesseggianti, snelli

Tra l’aria e il polo,

Ma giunser ratti: tu di riso ornata

Poi la faccia immortal, qual soffra assalto

Di guai mi chiedi, e perché te, beata,

Chiami io dall’alto.

Qual cosa io voglio più che fatta sia

Al forsennato mio core, qual caggìa

Novello amor ne’ miei lacci: chi, o mia

Saffo, ti oltraggia?

S’ei fugge, ben ti seguirà tra poco,

Doni farà, s’egli or ricusa i tuoi,

E s’ei non t’ama, il vedrai tosto in foco,

Se ancor nol vuoi.

Vienne pur ora, e sciogli a me la vita

D’ogni aspra cura, e quanto io ti domando

Che a me compiuto sia compi, e m’aita

meco pugnando.”

( Saffo – Ad Afrodite, traduzione di Ippolito Pindemonte)

La lirica di Saffo ha uno stile molto semplice ma di grande intensità emotiva, la poetessa ci racconta i dolori e le nostalgie degli abbandoni, la gelosia, la solitudine, la felicità perduta:

A me pare uguale agli dei

chi a te vicino così dolce

suono ascolta mentre tu parli

e ridi amorosamente. Subito a me

il cuore si agita nel petto

solo che appena ti veda, e la voce

si perde sulla lingua inerte.

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,

e ho buio negli occhi e il rombo

del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante

come erba patita scoloro:

e morte non pare lontana

a me rapita di mente.

(Saffo – A me pare uguale agli dei – Frammento 31)

O mia Gongila, ti prego:

metti la tunica bianchissima

e vieni a me davanti: intorno a te

vola desiderio d’amore.

Così adorna, fai tremare chi guarda;

e io ne godo, perché la tua bellezza

rimprovera Afrodite.

(Saffo – A Gongila – Frammento 36)

Tu morta, finirai lì.

Né mai di te

si avrà memoria;

e di te nel tempo

mai ad alcuno nascerà amore,

poi che non curi le rose della Pieria.

E sconosciuta anche nelle case dell’Ade,

andrai qua e là fra oscuri

morti, svolazzando.

(Saffo – E di te nel tempo- Frammento 58)

Ho una bella fanciulla

simile nell’aspetto ai fiori d’oro,

la mia Cleide diletta.

Io non la darei né per tutta la Lidia

né per l’amata…

(Saffo – Ho una bella fanciulla – Frammento 152)

Per gli storici la ricostruzione della biografia di Saffo è un’impresa tutt’altro che facile, la poetessa è circondata da un aureola enfatizzata per cui diventa tortuoso ed a volte impossibile ottenere ciò che può corrispondere alla suo vero profilo. Lei stessa, molto probabilmente, come gran parte dei popoli antichi, viveva, la natura, il sole, la luna, il mare, in una luce di sacralità. Nel neopitagorismo, l’immagine del suicidio di Saffo simboleggiava l’anima dell’uomo che si confonde nell’armonia della natura.

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