Popoli e Civiltà Precolombiane (Sesta parte).

by / sabato, 12 gennaio 2019 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

I Maya.

Tra le culture Mesoamericane, i Maya rappresentano quella più importante con i suoi aspetti distintivi, questa popolazione, nonostante grosse lacune tecnologiche, avevano conoscenze: astronomiche, associate all’uso di un calendario molto preciso; matematiche, soprattutto per l’uso dello zero; artistiche; architettoniche; urbanistiche. I Maya idearono un sistema di scrittura, l’unico nelle Americhe precolombiane, svilupparono pienamente un metodo di scrittura ideografico, i famosi glifi non del tutto tradotti.

Una civiltà con molti enigmi, compresa la scomparsa in circostanze non del tutto chiare, una civiltà che si sviluppò in circa tremila anni, una popolazione nomade che scese da nord intorno al 2000 a.C., che si stanziò, nel tempo, su un territorio di oltre trecentomila chilometri quadrati, che proprio per la sua vastità aveva condizioni climatiche e ambientali molto diverse tra loro. Il territorio di questa popolazione comprendeva le umide foreste tropicali, le sierre aride, le alte montagne e le fasce costiere. La civiltà Maya si sviluppò in una zona che comprende l’odierno: Sudest messicano, con le attuali regioni di Chiapas, di Tabasco, di Campeche, della penisola dello Yucatan e di Quintana Roo; il Guatemala; il Belize; l’Honduras occidentale; la parte settentrionale di El Salvador. In tutto questo vasto territorio i Maya edificarono svariati siti molti dei quali si possono ammirare ancor oggi e certamente non si può restare indifferenti davanti alla loro, vera e propria, arte di costruzione, un’abilità comune in quasi tutte le civiltà precolombiane. L’espansione della civiltà Maya avvenne per mezzo della fondazione di varie città stato, non si trattò quindi d’impero unitario. Queste città, pur avendo in comune il tipo di governo, la lingua, la cultura, la religione, le concezioni artistiche e architettoniche, rimasero indipendenti tra di loro senza avere grandi e importanti rivalità interne. Quasi tutti gli studiosi dividono la cronologia Maya in tre periodi: periodo Preclassico, dal 2000 a.C. al 250 d.C. in cui nasce e si assesta quella civiltà; periodo Classico dal 250 d.C. al 900 d.C., in cui vi è l’apogeo di questa popolazione; periodo Postclassico dal 900 d.C. al 1519, in cui inizia il declino di questa cultura e comincia l’influenza di popoli stranieri, fino all’arrivo degli europei e il conseguente sterminio della civiltà Maya. In conformità a quanto descritto prima, l’arte e soprattutto la scienza dei Maya inizialmente si sviluppano in luoghi diversi e lontani tra di loro, è nel periodo Classico che tutte le conoscenze acquisite, nelle varie città stato, saranno combinate e usate in maniera collettiva, dando vita a quella che è considerata, dagli storici, la manifestazione culturale più elevata e complessa tra le civiltà della Mesoamerica. Nel periodo Preclassico, mentre si estingueva la cultura Olmeca, la civiltà Maya fondò le prime comunità stanziali, l’alimentazione divenne prevalentemente vegetariana e fu a base di mais, fagioli, zucche e peperoncini. I primi insediamenti si ebbero nelle foreste dello Yucatan, nel Belize e sugli altipiani della costa dell’Oceano Pacifico, le prime città si svilupparono tra il 750 a.C. e il 500 a.C., molte furono le città stato che fiorirono tra cui Izapa, El Baul, Chalchuapa e soprattutto Kaminaljuyú. Quest’ultimo centro divenne, nel periodo Preclassico, molto importante negli altopiani del Guatemala, fu un nodo di vie commerciali tra la costa a Sud e le pianure a Nord, ciò gli conferì il dominio sulla distribuzione di beni importanti, come la giada, l’ossidiana e il cinabro. Edificarono i centri di Becan, Uaxacutun, Dzibanché, Cobá ed Edzná, i quali, probabilmente, perlomeno così ipotizzano alcuni storici, ebbero contatti con la cultura di Monte Alban e con gli Zapotechi, da questi ultimi i Maya appresero le prime conoscenze sui calendari, conobbero il cerimoniale del sacro Gioco della Palla e i riti sacrificali. Senza, poi, dimenticare il grande centro di El Mirador, considerata una delle prime capitali Maya di cui restano enormi e meravigliosi complessi piramidali. Fin dall’inizio le città possedevano architetture monumentali e grandi templi con le facciate decorate di stucchi. Fin dal III secolo a.C. questa civiltà utilizzava una scrittura con glifi o, se preferite, si può dire che per comunicare, come caratteri, utilizzava i geroglifici. Durante questo lungo periodo i Maya cominciarono la lavorazione delle ceramiche e di sculture di argilla, costruirono altari, i sovrani cominciarono a innalzare steli per celebrare i propri risultati e affermare il proprio diritto a governare. Anche la città di Tikal, destinata a diventare uno dei più importanti centri del periodo Classico, fu fondata durante questo periodo e Komchen crebbe fino a diventare un centro fondamentale dello Yucatan settentrionale. Il periodo Classico iniziò nel momento in cui i Maya edificarono i monumenti che furono datati utilizzando il calendario del “Lungo Computo” ciò accadde intorno al 250 d.C., questo fu il lasso di tempo in cui la civiltà Maya raggiunse l’apogeo. Nel periodo Classico, che durò seicento cinquanta anni, i Maya raggiusero le vette più alte dell’urbanistica; delle scienze, in particolar modo dell’astronomia e della matematica; della tecnica; dell’arte. In questo periodo nascono e prosperano grandi città e centri cerimoniali quali: Tikal, Copan, Palenque, Yaxchilan, Piedras, Negras, Uxmal e decine di altri centri minori. Come si è detto una certa quantità di città stato, ognuna con sue caratteristiche architettoniche e culturali, di fatto separate da barriere naturali come fiumi, foreste e montagne, ma sempre unite da un comune sistema di scrittura e di culto, da alleanze politiche, anche se qualche rivalità, in realtà, si manifestò. Lo sviluppo e la nascita delle nuove città avvenne grazie alle coltivazioni per così dire intensive, i Maya riuscivano a coltivare su terreni alluvionali e avevano sofisticati sistemi d’irrigazione, nuovi impulsi vennero dal commercio, merci come cacao, piume, giada, selce, ossidiana, ceramica, cotone e stoffe erano scambiate regolarmente. L’organizzazione sociale divenne sempre più complessa al cui vertice vi era un re in quale aveva il potere politico ed era garante del benessere di tutta la comunità, in particolare sul piano ascetico. Mentre le due città rivali, Tikal e Calakmul, divennero molto importanti e potenti, Tikal stessa e le città di tutta la regione furono influenzate da Teotihuacan una grande città messicana, questa cultura condizionò talmente tanto i centri Maya, che 378 d.C. depose il sovrano Tikal instaurando, di fatto, una dinastia sottomessa alla grande metropoli Messicana. È ovvio che i centri cerimoniali delle città Maya fossero le strutture più sofisticate e imponenti, come sempre nella storia, le religioni dovevano essere al di sopra di tutto, quindi grandi piramidi sormontate da templi, sferisteri, altari e stele scolpite svettavano sopra a tutti gli altri edifici. Si deve però precisare che questi luoghi erano anche i centri delle attività politiche nonché sede dei periodici mercati. I palazzi pubblici insieme con quelli che ospitavano i nobili e il clero, erano costruiti di pietra, comunemente erano rivestiti con intonaci policromi, i colori maggiormente usati erano il bianco e il rosso. Questi edifici erano, a volte, decorati con rilievi a stucco affreschi e bassorilievi, mentre le case abitate popolo erano in legno e fango con tetti di foglie. Non dobbiamo dimenticarci che si trattava comunque di città stato e proprio per questo le città più importanti si svilupparono in totale autonomia politica e ognuna controllava un territorio delineato in maniera molto precisa e contrassegnato dal cosiddetto “Glifo emblematico”. Ogni città stato aveva un suo glifo emblematico che la contraddistingueva dalle altre. Anche dopo il declino di Teotihuacan, avvenuto nel VI secolo d.C., Tikal riuscì a conservare la sua importanza e il suo primato mentre altri centri si andavano affermando quali Yaxchilan, Palenque e Copan. All’inizio del IX secolo d.C. nella regione centrale ci fu un grave collasso politico che sfociò in una guerra civile, l’inevitabile conseguenza fu l’abbandono delle città e lo spostamento della popolazione verso nord. Alla fine dell’VIII secolo, le città di Dos Pilas e Aguateca si erano già spopolate e in seguito una dopo l’altra, molte altre città scomparvero, Palenque, Piedras Negras e Yaxchilan in questi centri gli ultimi monumenti edificati sono datati tra il 795 e l’810. Nel corso di qualche decenni successivo, Calakmul, Naranjo, Copan, Caracol e Tikal furono abbandonate e caddero nell’oblio, l’ultima data rilevabile è il 909, fu scritta a Toniná. Le città delle pianure erano ormai in netto declino tuttavia i centri situati più a nord, come Chichén Itzà, ormai nella sfera d’influenza tolteca, e Uxmal, furono vitali molto più a lungo. Il declino delle maggiori città stato Maya segna la fine del periodo Classico e l’inizio di quello Postclassico. Le più importanti città delle grandi pianure erano ormai abbandonate tuttavia la presenza Maya non finì del tutto, la popolazione se pur molto ridimensionata si concentrò in prossimità delle fonti d’acqua perenni. Nel frattempo la città di Chichén Itzà si sviluppò e crebbe d’importanza, il suo prestigio avanzò talmente tanto che, a detta di molti storici, divenne la più grande, la più potente e la più cosmopolita di tutti i centri Maya. Quindi il periodo Postclassico fu contraddistinto da una serie di eventi che determinarono profondi cambiamenti nella cultura Maya, le nuove città furono edificate in zone collinari circondate da profondi burroni, con l’aggiunta di mura e fossi artificiali rendendole più protette e facilmente difendibili. Nella penisola dello Yucatan così come sugli altopiani del Guatemala il potere dei Maya si affermò e consolidò tanto da giungere a un Consiglio Comune, anche se, poi in realtà, a comandare era sempre uno e gli altri membri assunsero un ruolo di consulenti. L’XI secolo vede il declino di Chichén Itzà e di tutti i territori vicini, la civiltà Maya non era più un’entità dominante, ma non era finita, nel XII secolo fu edificata Mayapan e altre città Maya nacquero vicino le coste del mar dei Caraibi e anche se sembra impossibile, nel golfo nel Messico tornò a formarsi una rete commerciale. Anche Mayapan cadde in qualcosa di simile in cui si trovarono, a un certo punto, le città del periodo Classico, iniziò un’epoca di accanite agitazioni politiche, sociali e ambientali che portarono il totale abbandono della città intorno al 1450. Tutta la penisola dello Yucatan cadde in lungo periodo di guerra intestina che durò fino a pochi anni prima dell’arrivo degli Spagnoli. Quando i conquistatori giunsero nello Yucatan, trovarono una penisola divisa in varie provincie e delle città costiere ricche con fiorenti mercati, anche negli altopiani del Guatemala vi era la presenza di potenti stati Maya, gli Spagnoli, da lì a poco, spazzarono via tutto ciò che rimaneva. I Maya meridionali furono definitivamente sottomessi, dagli Spagnoli, nel 1527, mentre quelli dello Yucatan furono sconfitti e conquistati tra il 1540 e il 1546, i pochi fuggiaschi si rifugiarono nella città di Tayasal, dove riuscirono a resistere, ai conquistatori, fino al 1697. Ora sorgono varie domande: i Maya chi erano, come vivevano, com’era strutturata la loro società, quali erano le loro conoscenze matematiche, tecniche e scientifiche….? Vediamo di scoprirlo. Partiamo dal presupposto che i Maja non formarono mai un solo stato o impero, le città stato che fondarono e che abbandonavano interagirono tra loro in maniera complessa e articolata, a volte con più o meno grandi rivalità, altre con alleanze o sudditanze. In realtà le città più importanti, quali Calakmul, Caracol, Mayapan e Tikal estendevano la loro sfera di potere in tutta la propria regione. Comunque ci sono prove di un’identità Maya fin dal IX secolo a.C., fin da questo periodo Preclassico il potere in queste città si può definire teocratico, in altre parole una forma di governo in cui la sovranità era simbolicamente esercitata dalla divinità e i re erano considerati gli interpreti più attendibili della volontà divina. Il sovrano rafforzava la sua autorità partecipando a rituali e pratiche religiose, quindi il re visto dai nobili e dalla popolazione come figura divina esercitava il potere assoluto e il controllo totale sulle funzioni amministrative, su quelle economiche e militari, erano anche insindacabili giudici, detenevano nelle loro mani il potere giudiziario. Il sovrano poteva chiamare sia i nobili sia la popolazione alla realizzazione di grandi opere e questo senza la necessità di avere un esercito permanente a disposizione.

Le cariche amministrative più importanti erano affidate a parenti del re o a sostenitori fedeli, riassumendo il re era il capo supremo e il suo status era quello di divinità o meglio era il mediatore tra il regno mortale e quello degli Dei, di conseguenza una divinità egli stesso. Spesso identificato come il giovane dio del mais, il cui frutto era poi, la base per popolazione. La successione al trono era perfettamente lineare, da padre in figlio, rare volte passò nelle mani delle regine, per mancanza di eredi e per non far estinguere la dinastia. L’erede al trono, per quanto detto, di solito il figlio maggiore del re, era sottoposto a vari rituali e prove fin dalla fanciullezza, iniziavano quando il giovane compieva cinque o sei anni, poi, in seguito doveva dimostrare di essere un valido e coraggioso combattente. L’elevazione al trono del nuovo re avveniva attraverso una complessa cerimonia che prevedeva vari rituali, il nuovo re era fatto sedere su un cuscino di pelle di giaguaro, posto sul trono; era compiuto un sacrificio umano; erano dati al re i simboli del comando, una fascia, un copricapo molto elaborato decorato con piume di quetzal e lo scettro che rappresenta il Dio K’awiil. L’amministrazione politica era molto snella, si basava sulla Corte e su funzionari che erano considerati “Proprietà” dei sostenitori che erano membri, di rango superiore, dell’aristocrazia. Durante il periodo Classico il potere del re andò indebolendosi, nacque la figura dell’Ajaw, una sorta di re de del quartiere, subito dopo veniva il Sajal di solito rivestiva una carica militare o era il possessore dei prigionieri di guerra governava un territorio e spesso le iscrizioni gli citavano come possessori di prigionieri di guerra. Dopo di che vi erano gli ah ah tz’ihb e gli ch’ul hun, riconosco che sono termini difficili da ricordare io li ho letti, comunque erano degli scribi, il primo era lo scriba reale, spesso appartenente alla famiglia del re, il secondo era il custode dei Libri Sacri. Nelle città più importanti vi era la figura del Lakam che forse era l’unico titolo onorifico nella corte reale e sembra che fosse il responsabile per la tassazione dei distretti locali. Tutti titoli questi appartenenti alla corte del re, egli assumeva, come capo indiscusso, il titolo di Ajaw k’uhul ovvero “Signore divino”, le cariche maggiori erano destinate agli uomini, anche se, in alcuni rari casi particolari erano assegnate anche a delle donne. Se ne deduce che fin dal periodo Preclassico la società Maya aveva una netta divisione tra aristocrazia e cittadini comuni, nel corso degli anni, però, la società si divise in settori sempre più specializzati, di conseguenza l’organizzazione politica divenne sempre più complessa. Nel periodo Classico non erano ricchi solo i nobili, si venne così a sviluppare una classe media che composta di artigiani, sacerdoti di basso livello, funzionari, mercanti e soldati, mentre i cittadini comuni erano agricoltori, servi, operai e schiavi. Tutti i cittadini erano impegnati nelle attività produttive e lavoravano sia per loro sia per la nobiltà e dovevano corrispondere delle tasse all’aristocrazia sotto forma di beni. La scrittura dei testi, e la loro lettura, era riservata esclusivamente alla classe dominante e ai sacerdoti. I primi Maya parlavano una lingua che gli studiosi hanno definita proto Maya, il linguaggio proto Maya si è evoluto nel corso del periodo Preclassico e formò i grandi gruppi linguistici Maya, questi gruppi, che compongono la famiglia, si discostarono ulteriormente durante il periodo Classico e si formarono oltre trenta lingue. Bisogna, però, dire che il linguaggio di quasi tutti i testi fu quello che chiamarono Ch’olan, forse si tratta di una lingua usata nel periodo Classico dai nobili, nella politica, nella diplomazia e nel commercio, una lingua di élite come lo fu il latino durante il Medioevo in Italia. Nel periodo Postclassico un’altra lingua, lo Yucateco si è trovato scritto nei codici Maya insieme allo Ch’olan. Il sistema di scrittura Maya di sicuro fu il più sofisticato ed evoluto di tutti quelli Mesoamericani, purtroppo i missionari cattolici distrussero tutti i testi che trovarono, erano scritti di pagani, fortunatamente tre manoscritti Postclassici si salvarono.

Sono quelli che vanno sotto il nome di: il Codice di Madrid, il Codice di Dresda e il Codice di Parigi, degli studi archeologici hanno portato alla luce frammenti di tavole di gesso, questi resti, anche se molto danneggiati, hanno fatto giungere sino a noi molte iscrizioni. Molti testi Maya, specialmente del periodo Classico, sono sopravvissuti poiché furono scolpiti o dipinti come iscrizioni su pietra, su stele o su vasi di ceramica. Iscrizioni sono state ritrovate negli stucchi di alcune facciate, negli affreschi, persino su architravi di legno, nelle pareti delle grotte e in manufatti di materiali diversi. La scrittura Maya era un sistema che unisce un sillabario di segni fonetici che rappresentano le sillabe con un logogramma che rappresenta le parole intere. Gli studiosi hanno stabilito che i Maya usavano meno di cinquecento glifi duecento dei quali erano fonetici, era una scrittura che si avvicinava molto alla lingua parlata. La decifrazione degli scritti ritrovati non è terminata, gli esperti affermano che la maggior parte si riferiscono alla matematica, al calendario e all’astronomia. Premesso che i comuni cittadini non sapevano né leggere né scrivere, non si sa bene neppure se tutti gli aristocratici lo sapessero fare, la cosa certa è che tra i nobili erano annoverati gli scribi, va evidenziato che esistevano donne scribi, ciò si evince da alcune raffigurazioni artistiche. Alcuni scribi hanno posto firme sulle loro opere, sia su sculture in pietra sia su vasi di ceramica, anche se non si sa bene quali fossero i loro compiti. I Maya furono grandi agricoltori, conoscevano le tecniche per terrazzamenti, per la coltivazione intensiva, per giardini forestali, sapevano benissimo che il terreno andava posto a “Maggese”, cioè messo a riposo per un anno per restituirgli vigore e fertilità. I principali prodotti che coltivavano a scopo alimentare erano il mais, i fagioli, le zucche, i peperoncini e i pomodori. Le colture di prestigio erano il cotone, il cacao e la vaniglia. Il cacao era particolarmente apprezzato dall’Aristocrazia che consumava bevande al cioccolato, niente a che vedere con il cioccolato che si consuma oggi, infine il cotone era filato, colorato e lavorato, in questo modo i Maya producevano preziosi tessuti che erano un’ottima merce di scambio per altri prodotti. I Maya erano anche allevatori, anche se, possedevano pochi animali domestici, i cani furono i primi a essere addomesticati poi vennero l’anatra muta, i cervi, i tacchini ocellati, che pur essendo inadatti per addomesticamento, furono allevati per l’ingrasso. Questi animali, cani compresi, erano utilizzati per l’alimentazione, i cani, però, erano utilizzati anche per la caccia. I Maya, come del resto tutte le popolazioni mesoamericane, erano politeisti e credevano in un mondo soprannaturale abitato da divinità più o meno potenti, le quali dovevano essere ringraziate e all’occorrenza placate con rituali e offerte cerimoniali. In questa civiltà si credeva che ci fossero stati parecchi mondi, tutti distrutti da un diluvio, il diluvio e riscontrabile in diverse religioni compresa quella Cristiana, i Maya attendevano un nuovo diluvio. Come in molte religioni i Maya credevano in una continua lotta le divinità del bene e del male, le conseguenze erano da una parte la pioggia, la fertilità e l’abbondanza, in contrapposizione il male portava la siccità, gli uragani e le guerre. Il culto degli antenati era molto diffuso tra questa popolazione, che credeva facessero da intermediari con le divinità, anche se pensavano che i primi interlocutori fossero gli sciamani, senza dimenticare la divinizzazione del sovrano, Ajaw k’uhul, solo una divinità aveva il diritto di regnare. L’universo Maya aveva una struttura molto complessa, secondo questa civiltà nei cieli vi erano tredici livelli, mentre quelli degli inferi erano nove, la terra dei mortali occupava una posizione intermedia, era posta tra i cieli e gli inferi. La complessità non terminava qui, infatti, ogni livello aveva quattro punti cardinali ognuno dei quali era associato a colori diversi: a Nord il bianco, a Est il rosso, a Sud il giallo e a Ovest il nero, di conseguenza le divinità maggiori erano associate sia alle direzioni sia ai colori. I Maya erano talmente influenzati dalle loro convinzioni spirituali che a esse legavano tutte le loro attività quotidiane, la preparazione dei cibi, le attività commerciali, la politica e il lavoro dedicato ai nobili, erano comunque associate alla volontà divina, così come tutte le cose visibili e invisibili. La classe dei sacerdoti era un gruppo chiuso, i suoi membri venivano unicamente da una parte ben precisa della nobiltà, il sommo sacerdote era il sovrano stesso. I compiti dei sacerdoti erano molteplici e non soltanto religiosi, scrivevano i libri rituali, con i glifi, in modo sempre più complesso; si occupavano delle osservazioni astronomiche; redigevano i testi storici della loro civiltà e i loro miti; studiavano ed elaboravano i cicli del calendario; celebravano cerimonie pubbliche le quali erano comprensive di feste, di salassi, dell’uso dell’incenso, di musica, di danze rituali, di sacrifici umani. Sacrifici umani che divennero sempre più frequenti nel periodo Postclassico, segno evidente del declino di questa civiltà. Cerchiamo di vedere, in maniera semplice quali erano le divinità, poiché il numero degli Dei, delle entità soprannaturali e delle forze sacre era molto elevato.

I più importanti Dei erano forse una dozzina, Il primo e principale era Itzamna, creatore di tutte le presenze divine e terrestri, a lui si deve la scrittura, era il signore indiscusso del giorno e della notte, era raffigurato come un serpente bicefalo, con due teste, o come un vecchio. La sua emanazione diurna era il Dio sole Ah Kin, la cui controparte femminile era la Dea della luna Ixchel, la quale era anche associata con l’arcobaleno ed era protettrice delle partorienti e della tessitura. Oltre queste tre vi erano alte figure fondamentali per la religione di codesta civiltà: Chac, Dio quadruplo delle piogge, era raffigurato con un lungo naso ricurvo; il Dio del mais e quello scheletrico della morte. Poiché i Maya associavano tutte le quotidianità alle divinità, esisteva un alto numero di Dei minori che proteggevano i vari mestieri. I nobili, guarda caso, veneravano Bolon Tzacab il dio delle stirpi regnanti, egli era raffigurato nello scettro dei sovrani e inoltre veneravano Venere, il pianeta, senza dimenticare i tredici Dei dei livelli celesti e i nove di quelli degli inferi. I mondi superiori e inferiori erano rappresentati dai gradoni delle piramidi. Durante il periodo Postclassico, nei Maya sotto l’influenza Tolteca, crebbe il culto del famoso “Serpente piumato” Kukulkan, o se preferite Quetzalcoatl come lo chiamavano gli Aztechi. Nel tempo i Maya resero sacri alcuni animali: il giaguaro, il quetzal, l’avvoltoio, il gufo e il coccodrillo. Ovviamente i sacerdoti erano gli unici che potevano gestire tutte le attività rituali e religiose, le quali seguivano i ritmi di un calendario specifico, che tra poco vedremo nel dettaglio. I sacerdoti officiavano i riti preparatori quali, digiuno, astinenza sessuale, varie purificazioni; eseguivano danze e giochi rituali, come quello, che è divenuto famoso, della palla; celebravano processioni, offerte; praticavano l’autosacrifici, versavano sangue perforandosi le membra, spesso il pene, con spine di razza; compievano sacrifici animali e umani. È facile pensare che alla religione i Maya legassero le costruzioni di monumenti e palazzi, chi non ha mai visto, perlomeno in documentari o fotografie, le piramidi dedicate al Dio Sole? Questa civiltà considerava il sangue un elemento fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio dell’universo di conseguenza necessario per il “Nutrire” le divinità, da cui derivarono i sacrifici animali e quelle umani. Ovviamente i sacrifici più importanti erano quelli umani, di solito s’immolavano prigionieri di guerra di alto rango, gli altri erano destinati ai lavori più pesanti, l’inizio di grandi progetti e l’incoronazione di un nuovo re esigevano rituali con vittime umane. Spesso tale rituale si concludeva con la decapitazione del designato al sacrificio a volte dopo una lunga tortura. Nel periodo Postclassico, forse per l’influenza Azteca il rito, se è possibile si fece più macabro, quattro sacerdoti ponevano la vittima, sopra una pietra, la reggevano per le mani e i piedi mentre il sacerdote officiante con un coltello di selce estraeva il cuore sanguinante, con questo sangue si cospargevano gli idoli che rappresentavano le divinità. Spesso non finiva qui, il corpo veniva anche scuoiato dagli assistenti del sacerdote officiante, quindi, quest’ultimo si toglieva i vestiti rituali e si copriva della pelle della vittima sacrificale, poi eseguiva una danza rituale che simboleggiava la rinascita della vita. Le mani e i piedi della vittima non erano scuoiati, ma spesso erano mangiati. I riti funerari potevano prevedere sia l’inumazione sia la cremazione e spesso i resti mortali erano seppelliti sotto i pavimenti delle case dei discendenti, insieme con offerte proporzionate al livello sociale della famiglia. Gli antenati per i Maya agivano come spiriti protettori, gli appartenenti alle famiglie reali edificarono i loro santuari domestici nelle grandi piramidi che utilizzavano come tombe per i loro antenati.

I Maya svilupparono calendari che, visto il periodo, sono eccezionali, tanto per iniziare sono uno dei pochi popoli che fissarono la data della loro nascita, tradotta dagli archeologi Goodman, Martinez e Thompson come 11 agosto 3113 a.C., anche se non tutti gli studiosi sono d’accordo su ciò. I calendari Maya pur partendo da una base comune ai popoli mesoamericani, del periodo Preclassico, furono sviluppati con una precisione accuratissima conoscevano i cicli lunari e solari, le eclissi, i movimenti dei pianeti, stabilirono accuratamente il corso di Venere. Si è verificato che i calcoli Maya, alcune volte, sono stati più precisi di quelli compiuti in Europa, si è costatato, o perlomeno così affermano alcuni studiosi che l’anno solare calcolato da questo popolo era più preciso del calendario Giuliano. In realtà, si può dire che i Maya utilizzavano tre calendari, quello rituale, Il ciclo Tzolkin; quello civile, Il ciclo Haab; quello del lungo periodo, cosiddetto Lungo Computo. Il ciclo Tzolkin era un calendario religioso che si basava su due cicli minori uno di tredici giorni, numerato da uno a tredici e il secondo formato da una serie di venti nomi, 0 Ahau, 4 Kan, 8 Lamat, 12 Eb, 16 Cib, 1 Imix, 5 Chiccan, 9 Muluc, 13 Ben, 17 Caban, 2 Ik, 6 Cimi, 10 Oc, 14 Ix, 18 Etznab, 3 Akbal, 7 Manik, 11 Chuen, 15 Men, 19 Caunac, i numeri, come vedremo, corrispondono ai giorni o kin del calendario Lungo Computo. A questo punto il calcolo e facile, combinando nomi e numeri si ottiene tredici per venti cioè duecentosessanta. In pratica ogni giorno entrambi i cicli avanzavano di uno, il primo arrivato a tredici ricominciava mentre il secondo continuava ad avanzare fino al ventesimo nome. Quando questo ciclo terminava, ripartiva mentre quello numerico continuava e così di seguito, quindi i giorni con lo stesso nome e lo stesso numero tornavano dopo un ciclo Tzolkin, cioè ogni duecentosessanta giorni, l’associazione tra il numero e il nome secondo i Maya rendeva i giorni più o meno fortunati. Il ciclo Haab, era il calendario civile, era formato da diciotto mesi di venti giorni ciascuno, più cinque giorni detti Uayeb o nefasti, per un totale di trecentosessanta cinque giorni. I giorni di ogni mese erano numerati da 0 a 19, come si è già accennato, i Maya conoscevano l’uso dello zero i cinque giorni Uayeb erano considerati particolarmente sfortunati, I nomi dei mesi erano Pop, Uo, Zip, Zotz, Tzec, Xul, Yaxkin, Mol, Chen, Yax, Zac, Ceh, Mac, Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cumku. Questo calendario era ovviamente legato alle stagioni, ora un piccolo calcolo matematico, Il minimo comune multiplo fra duecentosessanta, durata in giorni del ciclo Tzolkin e trecentosessanta cinque durata in giorni del ciclo Haab è diciottomila novecento ottanta, quindi i due cicli tornavano a corrispondere tra loro ogni cinquantadue cicli Haab, pari a settantatré cicli Tzolkin, pari a diciottomila novecento ottanta giorni, o se preferite a cinquantadue anni. Ciò per i Maya costituiva un ciclo importante, al termine del quale temevano sempre il rischio di una fine del mondo.

I Maya non numeravano gli anni in nessuno dei due cicli analizzati sino ad ora, utilizzavano invece il Lungo Computo, una numerazione progressiva dei giorni con un sistema un po’ complesso. Si trattava di un numero di cinque cifre la prima in base venti, la seconda in base diciotto, la terza e la quarta di nuovo in base venti, la quinta in base tredici, la nostra matematica è in base dieci ed esistono formule che permettono di passare da una base all’altre, ma questo è un altro discorso. Da notare che queste cifre erano scritte da sinistra a destra come i numeri arabi che usiamo oggi. L’unità più piccola era il giorno, le cinque cifre erano così composte: la prima cifra era l’uinal, venti giorni, venti kin; la seconda cifra era il tun, diciotto uinal, trecento sessanta giorni data da diciotto per venti; la terza cifra era il katun venti tun, settemila duecento giorni data da venti per trecentosessanta; la quarta cifra era il baktun, centoquaranta quattro mila giorni, data da venti per settemila duecento; la quinta cifra si ripete dopo un ciclo completo, dopo, cioè, un milione ottocento settantadue mila giorni data da tredici per centoquarantaquattro mila. Il ciclo completo durava quindi circa cinquemila centoventicinque anni. Era credenza dei Maya che ogni lungo ciclo corrispondeva a un’era della terra e il passaggio tra un’era e l’altra sarebbe segnata da un cambiamento positivo preceduto da eventi più o meno importanti, ora se si da come giusta la data di partenza del ciclo l’11 agosto 3114 a.C., il ciclo stesso è terminato il 21 dicembre 2012, data che segna l’inizio di un nuovo ciclo.

Da qui è nata la leggenda riportata, con molta enfasi, da alcuni mezzi di comunicazione di cultura popolare, che in questa data doveva accadere qualcosa di enormemente catastrofico, nulla è accaduto se non il fatto che qualche, definiamolo, giornalista abbia accumulato una certa quantità di soldi vendendo libri o articoli spacciandosi per grande conoscitore della storia e del calendario Maya. Dopo tutti questi calcoli parliamo un po’ di matematica, come si è detto appena sopra questa cultura usava una numerazione a base diversa a secondo delle esigenze, si può però dire che la matematica essenzialmente era in base venti, ricordiamo che la nostra è a base dieci. La domanda sorge spontanea come rappresentavano i numeri? Un punto “.” rappresentava l’unità, una lineetta “_” rappresentava il cinque, arrivati al numero venti, era utilizzato lo zero esso rappresentava la posizione vuota. L’uso dello zero era molto importante, inizialmente esso era utilizzato come segnaposto e indicava l’assenza di un particolare conteggio sul calendario, fu poi sviluppato in un numero utilizzato per eseguire calcoli. Mi rendo conto che questo può essere noioso, ma per capire fino a che punto era giunta questa civiltà si devono spiegare alcune cose: Il valore preciso di un numero era determinato dalla sua posizione, se era posto sopra un altro, il suo valore era moltiplicato per venti e così di seguito, forse con un esempio si capisce meglio. Supponiamo di dover scrivere il numero ottocento novantanove, dobbiamo sulla prima riga, segnare quattro punti e tre linee, subito sopra quattro punti e ancora, su un livello più alto, due punti. Il numero è così composto prima riga diciannove per uno a cui va sommata la seconda riga quattro per venti, in fine dobbiamo sommare la terza riga due per quattrocento. Può sembrare complesso e allo stesso tempo banale ma in questo modo i Maya riuscivano a calcolare numeri molto grandi e a eseguire delle somme. Per essere precisi bisogna ricordare che per questa civiltà la matematica era nella sfera religiosa, serviva fondamentalmente per avere la conoscenza e il controllo delle energie sacre emanate, principalmente dagli astri. Proprio per questo i Maya furono grandi osservatori dei corpi celesti riuscirono a calcolare, anche se parzialmente, i dati astronomici sui cicli del Sole, della Luna, di Venere, delle stelle e sapevano prevedere le eclissi. Tutti questi studi erano, però utilizzati a scopi religiosi, di fatto serviva ai sacerdoti per fare profezie e divinazioni, le osservazioni e gli studi erano effettuati a occhio nudo, con il semplice ausilio di bastoni incrociati che i ministri del culto usavano come dispositivi di puntamento. Fatto sta che le conoscenze astronomiche dei Maya, all’arrivo degli Spagnoli erano a livelli molto elevati a volte superiori a quelle europee. Un esempio? I Maya misurarono in cinquecento ottantaquattro giorni il ciclo di Venere con un errore di appena due ore. Per questa civiltà Venere era molto importante, raffigurava la guerra e le campagne militari erano intraprese a secondo delle congiunzioni con questo pianeta, Le eclissi solari e lunari furono considerate eventi pericolosissimi, potatori di catastrofi. In una raffigurazione l’eclissi solare e rappresentata come un serpente che divora kin, ossia il giorno, i Maya composero delle tabelle con i cicli lunari, in tal modo potevano prevedere l’eclissi e, con le dovute cerimonie, prevenire i disastri. Un fattore fondamentale per lo sviluppo della civiltà Maya fu il commercio, le città più importanti avevano il controllo di beni e delle strade di collegamento, quelle sugli altopiani del Guatemala, per esempio, gestivano l’approvvigionamento di ossidiana, mentre le città più importanti dello Yucatan, regolavano lo scambio del sale. I Maya svilupparono, nel periodo Postclassico, la compravendita di schiavi e riuscivano a commerciare, anche su lunghe distanze. Come abbiamo visto, nel tempo, avvennero salite e cadute d’importanti città, di conseguenza le rotte commerciali subivano notevoli cambiamenti, così come la circolazione delle persone, senza però mai fermarsi, persino dopo l’occupazione spagnola, per un periodo di tempo, continuarono i commerci e le negoziazioni. Quindi si può dire che le rotte commerciali fornirono, alle città Maya, beni necessari e di lusso, facilitarono la circolazione delle persone, permisero alle idee di spostarsi per tutta la Mesoamerica e oltre. Ma chi erano i mercanti? I mercati dove erano posti? Purtroppo ben poco si sa di mercanti e mercati, è molto probabile che, almeno alcuni commercianti, facessero parte della nobiltà, specialmente coloro che si occupavano di commerci su lunghe distanze. È evidente, però che i commercianti erano molti, probabilmente la maggior parte di essi erano della classe media. Ricordate che i Maya non avevano animali da soma? Ciò voleva dire che i trasporti terrestri erano eseguiti da una sorta di facchini, mentre quelli che seguivano la costa o i fiumi erano effettuati con l’ausilio di canoe. Le merci scambiate erano varie e comprendevano: il cacao, l’ossidiana, la ceramica, i tessuti, il cibo, le bevande, gli oggetti di rame, la giada e le piume di quetzal, una curiosità, il cacao a volte era usato come moneta, il suo valore era talmente elevato che spesso era contraffatto. Gli archeologi, anche se con difficoltà sono riusciti a individuare alcuni luoghi, all’interno delle città, dove vi era la presenza di bancarelle, quindi di mercati, alcuni dei quali erano permanenti.

I Maya furono ottimi architetti, riuscirono a edificare una vasta gamma di strutture importanti, non a caso alcuni studiosi considerano questo popolo fondatore di una tra le più grandi civiltà preindustriali, la loro architettura comprende anche forme d’arte e testi con glifi. I più imponenti edifici furono eretti durante il periodo Preclassico, mentre le finiture architettoniche nel tardo periodo Preclassico richiesero l’ausilio di abili scalpellini e stuccatori specializzati, ovviamente insieme con abili architetti e progettisti. La costruzione di queste grandi strutture mobilitava certamente una forza lavoro, le costruzioni principali erano i palazzi, i templi, le piramidi, i campi per il gioco della palla e le strutture dedicate all’osservazione astronomica. Tutte edificate in muratura. I Maya erano capaci di ricavare la calce dalle pietre calcaree, lavoravano finemente i blocchi di pietra, costruivano tetti sporgenti, le volte e persino dei finti archi, spesso rappresentavano le divinità attraverso delle grosse maschere di stucco. Il tipo di pietra usato nelle costruzioni dipendeva dalle risorse localmente disponibili, quando queste mancavano usavano i mattoni, ovviamente, ciò ha influenzato anche lo stile degli edifici. I blocchi di pietra erano lavorati e tagliati con strumenti di ossidiana e per abrasione con corde e acqua. Come si è detto più volte i Maya non avevano animali da soma e non conoscevano la ruota, per cui tutti i carichi erano trasportati su slitte, lettighe, chiatte o fatti scivolare su tronchi, il sollevamento avveniva con l’utilizzo di corde. L’altro materiale utilizzato era il legno da cui, questo popolo, ricavava travi e architravi, che usavano all’interno di strutture in muratura, sempre con questo materiale, costruivano capanne per la popolazione e alcuni templi erano edificati con pali di legno e paglia. Usavano anche una sorta d’intonaco, composto di fango e paglia, che era applicato come rivestimento sulle pareti. I centri urbani prevedevano oltre agli edifici abitativi, templi, piramidi, osservatori astronomici, residenze per i nobili e per i re, piazze, campi sacri per il gioco della palla, altre strutture a uso commerciale e scolastico, furono scolpiti monumenti per testimoniare le opere fatte eseguire dalla dinastia regnante. Il centro della città era sacro ed era adibito come residenza della classe dirigente, come sede degli uffici amministrativi, per lo svolgimento delle cerimonie religiose, gli abitanti della città vi si radunavano per le attività pubbliche. I Maya svilupparono anche degli stili architettonici che derivarono dalla disponibilità regionale dei materiali da costruzione, dal clima, dalla topografia e dalle mode locali. Gli studiosi hanno individuato almeno sei stili regionali diversi. La civiltà maya sviluppò forme artistiche molto ricercate, utilizzando, per le loro opere d’arte, materiali sia deperibili sia non, tra cui: il legno, la giada, l’ossidiana, la ceramica, la pietra scolpita, gli stucchi e gli affreschi. L’arte Maya fu sviluppata quasi totalmente all’interno alla corte reale, infatti, riguardava quasi unicamente la religione, la classe dirigente e il suo mondo. L’arte Maya fu caratterizzata da una grande varietà di soggetti e da molti stili locali, i nobili spesso incastonavano nei propri denti delle pietre di giada, anche alcune maschere funerarie furono realizzate con questo materiale. Steli di pietra e altari sono presenti in tutte le città, in alcune di esse sono state ritrovate statue in pietra e scalinate decorate con sculture, tanto per fare un esempio sulla scalinata di Copan sono incisi oltre duemila duecento glifi facendone il più lungo testo mai ritrovato. Questa civiltà rivestiva le facciate con stucco e piccole pietre dure, tutte le sculture, le statue e gli stucchi erano spesso ricoperti da vivaci colori, del resto i Maya vantavano un’abilità unica e tradizionale nella pittura, alcuni esempi policromi sono giunti fino a noi. Sono stati ritrovati affreschi e tombe decorate, i colori maggiormente usati erano: crema, rosso, nero e azzurro. Sono stati ritrovati, alcuni “Eccentrici”, essi sono oggetti realizzati in selce e ossidiana, raffiguranti foglie, uomini, animali, simboli e forme geometriche associate alla religione Maya. Molto difficili da realizzare alcune erano di una trentina di centimetri di lunghezza e le più elaborate raffigurano più teste umane, con quelle minori che si diramano dalla più grande. Le ceramiche Maya si diffusero in tutta la Mesoamerica e anche oltre, questa civiltà costruiva in ceramica, oltre agli oggetti da utilizzare nel quotidiano, anche statuette a volte raffiguranti soggetti così come realisticamente apparivano nella vita di corte, ad esempio: diplomatici, feste, salassi, scene di guerrieri e il sacrificio di prigionieri di guerra, questo popolo usava, come materia prima, anche le ossa animali e umane. I Maya lavoravano una particolare conchiglia, la spondylus, alla quale toglievano la parte bianca per far risaltare quella arancione interna. Questa civiltà realizzò anche piccoli oggetti d’oro, argento e rame, conoscevano anche la cosiddetta tecnica a cera persa. Un’altra forma d’arte usata era quella del graffito, ne sono stati ritrovati incisi negli stucchi, nei pavimenti, nelle panchine, nei templi, nelle residenze e nei magazzini; i soggetti sono disegni di templi, di persone, di divinità, di animali, di slitte, lettighe e di troni, a volte i disegni si soprappongono uno sull’altro. I Maya, come altre popolazioni Mesoamericane, ritenevano la danza molto importante ed era eseguita nelle cerimonie religiose, specialmente in quelle in cui partecipavano i nobili e i guerrieri. Il ballo era quindi, nella loro cultura essenziale, infatti, vicino ai luoghi sacri e alle piramidi, vi erano vere e proprie scuole di ballo all’aperto. Come e con quali armi i Maya affrontavano la guerra? Pur non essendo frequenti, le guerre erano intraprese dai Maya per motivi diversi: per espandersi, per proteggersi, per il controllo della rete commerciale, per i tributi, per la cattura di prigionieri. Gli eserciti erano molto disciplinati e al loro comando vi erano i nobili, se non il re, erano composti di cittadini arruolati da funzionari locali, la maggior parte erano contadini, esisteva, però, anche un esiguo numero di soldati permanenti. Sembra che durante le guerre anche le donne avevano un ruolo, anche se di supporto, alcuni storici affermano che ci sono prove, nel periodo Postclassico, di donne che hanno combattuto in battaglia anche se in maniera occasionale. L’equipaggiamento militare era basato su archi, frecce, lance, cerbottane, e spade rudimentali di legno con una lama di ossidiana. I guerrieri si proteggevano con una sorta di giubbotto di cotone trapuntato che era immerso in acqua salata per indurirlo, davvero poco efficiente. Alcuni eletti praticavano la medicina che secondo i Maya era l’unione mente, corpo, scienza, religione e rituali, gli sciamani erano coloro che la praticavano agendo da tramite tra mondo fisico e quello divino, però suturavano le ferite con capelli umani, trattavano fratture ed ematomi, otturavano i denti cariati con pirite e facevano protesi dentarie di giada o turchese. I Maya credevano che la malattia fosse una sorta di prigionia della propria anima da parte di esseri soprannaturali, di conseguenza le cure erano rituali, purificazioni, ma anche terapie a base di erbe. Le erbe erano strofinate sulla pelle, fumate, mangiate, bevute sotto forma di decotti e assimilate con dei clisteri, le purificazioni avvenivano attraverso il digiuno, la sudorazione e i salassi. Un’importante manifestazione religiosa di questa civiltà era il gioco della palla, del resto diffuso in tutta la Mesoamerica, di solito lo praticavano in ampi spazi aperti o in strutture con muretti e anelli sospesi alle pareti, in questi cerchi doveva passare la palla, che era di caucciù, materia ricavata dagli alberi e completamente sconosciuta agli Spagnoli. La partita finiva con un sacrificio umano, gli storici non sono d’accordo su quale fosse la vittima sacrificale, alcuni sostengono che fosse il capitano della squadra perdente, o addirittura tutta la formazione, altri invece affermano che la persona per il sacrificio fosse offerta dalla squadra vincente. Dopo la conquista Spagnola, quasi tutte le caratteristiche proprie della civiltà Maya scomparvero, però, alcuni villaggi erano lontani dalle autorità conquistatrici, quindi alcune comunità riuscirono a mantenere la loro vita tradizionale. Oggi vi sono centinaia di siti con vestigie Maya sparsi in cinque stati diversi e precisamente: in Belize, in El Salvador, in Guatemala, in Honduras e in Messico, sei di questi sono considerati dagli archeologi d’importanza notevole ed eccezionali dal punto di vista architettonico e artistico. I siti in questione son: Chichén Itzà, Palenque, Uxmal e Yaxchilan in Messico; Tikal in Guatemala; Copan in Honduras, non sono certo solo questi i siti importanti ma fare un elenco di nomi non credo sia produttivo, del resto basta “Girare” su internet per trovarli. Chichén Itzá è probabilmente il complesso archeologico, risalente all’epoca Maya, più importante e più conosciuto di tutto il Messico, esso è situato sulla punta settentrionale della penisola dello Yucatan…Vedi articolo dedicato. Palenque sito posto nella foresta della regione del Chiapas è un esempio meraviglioso dell’architettura Maya di epoca classica, aveva una superficie di circa quindi chilometri quadrati, le sue piramidi erano dipinte di rosso e ha importanti edifici che in qualche modo rispecchiavano il pensiero Maya, basta pensare che sulle pareti interne del Tempio delle Iscrizioni vi sono più di seicento glifi che descrivono centocinquanta anni della dinastia regnante tra il VII secolo e l’VIII secolo. Uxmal fu una città ricca e fiorente sia dal punto di vista religioso sia da quello amministrativo, l’edificio più importante e maestoso è la Piramide dell’Indovino, costruita in forma semiellittica. Yaxchilan caratteristico sito che fu eretto su due acropoli lungo il fiume Usumacinta, dagli scavi archeologici eseguiti in questo luogo sono emersi alcuni rilievi preziosi per la conoscenza della storia dei Maya, infatti, raffigurano le cerimonie d’insediamento dei sovrani, gli atti del rito di autosacrificio e alcune scene di battaglia. Tikal città, come già evidenziato, importantissima nella storia della cultura Maya, è in questo luogo che sono tornati alla luce abbondati graffiti, di cui parlavamo prima, vi sono complessi culturali con tre torri, imponenti piramidi… Vedi articolo dedicato. Copan, come detto poco sopra, qui vi è una scalinata con glifi che, di fatto, rappresenta il più lungo testo geroglifico che è pervenuto sino a noi, è di duemila duecento singoli glifi. Inoltre in questo sito è stato identificato un edificio attribuibile a una nobile stirpe di scribi, questo è decorato con sculture in cui compaiono figure che sostengono calamai. Non va dimenticato il sito di Bonampak in cui vi è un tempio con quelli che sono considerati i più bei dipinti del Periodo Classico Maya, sulle sue pareti vi sono raffigurate scene di battaglia, guerrieri in cerca di prigionieri per il rito del sacrificio, cerimoniali di corte con danzatori, figure grottesche alla presenza dei sovrani, rappresentazioni di sacrifici umani e scene di autosacrificio. Come detto i siti sono tanti e ognuno possiede una propria peculiarità, derivante dal fatto che i Maya vivevano in sorta di federazione di città stato, ogn’una con il proprio sovrano. In molti siti l’accesso è molto difficoltoso è quasi impossibile recarvici. Da tutti gli scavi archeologici sono tornati alla luce sculture in pietra e stucco, affreschi, ceramica dipinta, esempi di arte plumaria, stele, architravi, altari e altri manufatti litici, molti di questi oggetti hanno iscrizioni. Sono state ritrovate scritture anche su osso, su conchiglie, su giada, su oggetti di legno. Una popolazione per alcuni aspetti misteriosa, che viveva in città stato, le quali ebbero momenti fiorenti per poi decadere, forse per cause naturali come carestie ed epidemie, o forse per lotte intestine, una civiltà ormai decadente all’arrivo dei conquistatori europei. Alcuni nuclei, in alcune zone, cercarono, però, di combattere gli spagnoli, arrendendosi poi alla loro supremazia, una cultura che non conosceva la ruota, ma che sapeva di astronomia più degli Europei stessi, una stirpe decaduta ma con discendenti ancora esistenti. Voglio terminare con le parole di Rigoberta Menchú Tum, una pacifista guatemalteca, che ha ricevuto nel 1992 il Premio Nobel per la Pace: “Non siamo un mito del passato, rovine nella giungla o negli zoo. Siamo persone e vogliamo essere rispettate, non essere vittime dell’intolleranza e del razzismo”.

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