Popoli e Civiltà Precolombiane (Seconda parte).

by / sabato, 24 novembre 2018 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

I Mixtechi, i Totonachi, gli Huaxtechi.

Le descrizioni di queste civiltà non sono in ordine cronologico, tranne che per quanto riguarda quella Olmeca che, secondo gli studiosi, fu quella che per prima si sviluppò in Mesoamerica.

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  1. Mixtechi.

Questo popolo precolombiano si stanziò in Messico in quello che è l’attuale stato di Oaxaca, Il termine “Mixteco” deriva dalla parola azteca “mixtecapan”, che significa “luogo del popolo delle nuvole”. Nel periodo di espansione massima la “Mixteca” si estendeva nella parte occidentale di Oaxaca, in alcune aree di Puebla, nella zona montagnosa del Guerrero e su un tratto della costa del Pacifico. Di conseguenza la Mixteca, storicamente, fu divisa in tre zone geograficamente e culturalmente diverse. La Mixteca Alta, fondata sulle montagne attorno alla valle di Oaxaca, fu il sito più antico con capitale Tilantongo; la Mixteca Bassa, posta a nord e a ovest di queste stesse montagne, era una regione tropicale; la Mixteca della Costa, ubicata nelle pianure meridionali e sulla costa dell’oceano Pacifico. Si tratta di aree molto diverse, tra di loro, le condizioni climatiche variavano notevolmente, anche a poca distanza, una curiosità queste zone erano dette: Nuu Savi, Nuu Djau o Nuu Davi. Questa popolazione divenne tra le più potenti in Mesoamerica, inizialmente le varie città combattevano fra loro ma, nel 1011 d. C. salì al trono di Tilantongo il re chiamato Iya Nacuaa Teyusi, il quale estese il suo dominio su tutta la Mixteca unendola. Alla morte di questo re i successori continuarono a espandere il regno fino a giungere e a dominare il territorio Zapoteco che era in declino da anni. Gli Zapotechi non seppero reggere alla forza emergente Mixteca. Le due culture, però, si fusero e da questo momento, nonostante la netta supremazia Mixteca, i due popoli vissero pacificamente e in seguito combatterono insieme contro l’impero Azteco. La città di Mitla rappresenta l’esempio più tangibile, infatti, in essa l’unione degli stili architettonici, dei due popoli, diede un risultato unico e incantevole. I centri più importanti di questa civiltà, oltre alla capitale Tilantongo, furono: di Achiutla, Cuilapan, Huamelupan, Mitla, Tlaxiaco, Tututepec, Juxtlahuaca e Yucunudahui. I Mixtechi edificarono anche in quella che fu la più importante città zapoteca, quella di Monte Alban, Il momento di massimo splendore di questa civiltà fu raggiunto nell’XI secolo quando divenne concretamente la più potente della zona. I Mixtechi, come le altre civiltà mesoamericane, svilupparono un proprio sistema di scrittura, ma questo fu davvero importante, poiché questo idioma, con tutte le sue varianti, fu un ramo fondamentale dell’intera famiglia linguistica otomangueana, ancor oggi parlata. Alcuni codici, fortunatamente, sfuggirono alla distruzione dei conquistadores e dei missionari portatori di “Civiltà”, questi scritti sono l’unica testimonianza per dare agli studiosi e di conseguenza a tutti, la conoscenza della cultura delle popolazioni della Mixteca prima della “Civilizzazione”, o meglio prima dell’invasione e della colonizzazione, avvenuta dopo la scoperta del cosiddetto nuovo mondo. I soldati “civili” europei e in particolare gli spagnoli, distruggevano tutto alla ricerca di oro e di monili con pietre preziose, la conseguenza fu che moltissimi cimeli, reliquie, utensili e manufatti appartenenti all’arte e cultura locale sono, per sempre, andati persi. Alcuni codici però si salvarono, come il Codice Zouche Nuttal, il Codice Bodley e il Codice Colombino, il primo, verosimilmente è databile al XIX secolo, è composto di quattordici sezioni con pitture fonetiche su entrambi i lati, riporta genealogie, alleanze, conquiste del regno di Tilantongo durante i secoli XI e XII, la storia mitizzata di re Iya Nacuaa Teyusi ed è conservato al British Museum. Il Codice Bodley, non è databile, anche se, sicuramente, fu scritto prima del 1521 anno dell’arrivo degli Spagnoli, questo manoscritto contiene altri quattro codici mesoamericani e precisamente, il Codice Laud, il Codice Selden, il Codice Mendoza e il Codice Selden Roll. Questo manoscritto, che è conservato nella biblioteca dell’Università di Oxford, ha fornito molti elementi riguardati le dinastie dei signori di Tilantongo e di Tiaxiaco, anche qui ritroviamo la figura del sovrano Iya Nacuaa Teyusi. Una curiosità il Codice Selden è rimasto nascosto sotto uno strato di gesso, all’interno del Codice Bodley, fino a pochi anni or sono, quando e tornato alla luce grazie all’impiego di tecnologie modernissime, in questo manoscritto si trovano indicazioni geografiche di fiumi e città ancora sconosciute.

I Mixtechi furono anche abili architetti e artigiani, le loro opere realizzate in pietra, legno, oro e altri metalli, erano molto apprezzate in tutto la Mesoamerica, erano esperti di arte musiva, creavano meravigliosi mosaici utilizzando tessere di turchese e di madreperla. Le loro città presentavano uno stile architettonico che assolveva sia l’esigenza di bellezza degli edifici sia a quella del benessere delle persone che lì vivevano, l’esempio, come già citato, più esplicativo è dato dalla città di Mitla. L’edificazione di questa città iniziò nell’850 d.C., sul fondo di una valle e continuò fino all’arrivo degli Aztechi, questo sito simboleggia la perfetta unione degli stili zapotechi e mixtechi. È celebre per i suoi magnifici edifici decorati da fregi geometrici di pietra composti da più di centomila mattoncini, secondo una tradizionale espressione popolare somigliano alla pelle rugosa di un enorme serpente.

Un altro monumento rappresentativo dell’architettura mixteca è la Grande Piramide di Choula, questa fu una città molto influente del regno. Questa piramide ha il volume più grande di tutte quelle dell’intero continente, si tratta di una struttura a gradini che ha una base quadrata di circa cinquecento metri per lato ed è alta sessantaquattro metri, a conti fatti il suo volume è tre volte quello della piramide di Cheope. In cima alla piramide vi era un tempio che gli Spagnoli distrussero, lo sostituirono con una chiesa. In tutta la valle di Oaxaca sono presenti numerosi siti archeologici con le rovine di antiche città mixteche in essi si possono, ancora, vedere edifici imponenti e ben decorati. Alla fine del XV secolo, circa trent’anni prima dell’arrivo degli Spagnoli, i Mixtechi, come, del resto, gli Zapotechi, furono sottomessi dagli Aztechi, anche se non tutte le città mixteche furono soggette a questa popolazione. I prodotti artigianali dei mixtechi costituirono una gran parte del tributo che la popolazione dovette pagare agli aztechi, i loro prodotti erano molto apprezzati da governati di questi conquistatori. I Mixtechi si opposero con fermezza agli invasori spagnoli, ma la storia ci riporta che ogni tentativo fu vano e che alla fine questo fiero popolo fu assoggettato, così come tutti i popoli indigeni del continente americano. La popolazione Mixteca è tutt’oggi ben presente in Messico, alcune comunità sono giunte anche negli Stati Uniti, parlano anche la loro antica lingua, portano avanti le loro tradizioni e alcuni scrivono le storie spesso tramandate, per secoli, solo oralmente.

    5. Totonachi.

Si tratta di una popolazione che s’insediò nella costa orientale e in alcune regioni montagnose del Messico, pressappoco nell’odierno stato di Vera Cruz. Non si sa molto della loro storia, sembra che fondarono la città di El Tajin, e abitarono anche la città di Teotihuacan. Nel XV secolo i Totonachi avanzarono fino alle aree di Papantla e Cempoala, avevano raggiunto un avanzato grado di civiltà, furono abili agricoltori, esperti cacciatori e pescatori, nella loro zona, che gli Aztechi chiamavano Totonacapan, coltivavano mais, cucurbita, fagioli, peperoncino, cotone, producevano ambra liquida e furono i più grandi produttori di vaniglia. La loro impostazione politica prevedeva la schiavitù, usavano armi di pietra e asce di rame. Le donne Totonache oltre che essere provette tessitrici, erano alquanto “Vanitose”, si vestivano elegantemente e acconciavano i loro capelli con delle piume colorate, mentre gli uomini indossavano oggetti, bracciali e collane decorate con piume che spesso erano di quetzal, un uccello tipico dell’America centrale. Gli Aztechi riuscirono a sottometterli solo dopo varie incursioni militari, invece gli Spagnoli li assoggettarono quasi senza combattimenti, anzi divennero alleati dei conquistadores per la conquista della capitale Azteca di Tenochtitlan. La loro religione era simile alle altre della Mesoamerica, prevedeva sacrifici umani agli Dei, adoravano il sole e gli dei protettori della loro attività agricola, era una fede prevalentemente basata sulla magia ma con un grande rispetto per gli antenati, culto questo molto sentito. Credevano in una sorta di trinità che era formata dal Dio Sole, insieme alla sposa Terra e Luna, dal Dio della luce, e dal Dio Mais. Costruirono templi, in cui ardeva perennemente il fuoco sacro e i sacerdoti erano molto rispettati, i riti di questo popolo, erano finalizzati a essere parte di alcune forze soprannaturali per aumentare le proprie capacità magiche e per apprenderne di nuove, sembra che usassero una sorta d’inizializzazione alla magia. Usavano un calendario probabilmente simile a quello Azteco, la loro lingua, però, faceva parte di una famiglia diversa e isolata dalle altre mesoamericane, anche se non rimane nulla delle prime descrizioni di questa lingua. La loro architettura non fu inferiore a quella delle altre civiltà mesoamericane, costruirono templi, piramidi, edifici e fortificazioni, la loro arte toccò livelli molto elevati, essi scolpirono abilmente la pietra, il legno, l’osso con figure antropomorfe e zoomorfe. Furono anche abili ceramisti, le loro ceramiche spesso, con forme antropomorfe, avevano bellissimi colori, la loro produzione di stoffe era basata su varie materie prime naturali, come il cotone, la palma, l’agave, alle quali davano colorazioni e disegni artistici. Un esempio della loro capacità architettonica lo si può ammirare a Tajin, nella piramide a nicchie, altri centri importanti dei Totonachi furono: Papantla, Xalapa, Cempoala e Misantla. Infine, sembra che i Totonachi usavano tatuarsi e deformarsi il cranio, seguendo alcuni canoni non ben definiti, anche questa popolazione e sopravvissuta e ancor oggi abita alcune parti del Messico.

    6. Huaxtechi.

Si tratta di una popolazione che s’insediò nel Messico nord orientale, il loro territorio era lungo il fiume Panuco e sulla costa del Golfo del Messico, sembra che provenissero dai bassipiani del Chiapas e dal Guatemala, alcuni affermano che ci siano prove archeologiche che dimostrano che in realtà, in origine, questa popolazione era composta da Maya che si spostarono in quei territori. Non è facilmente databile il loro insediamento nella regione, gli studiosi parlano di un arco di tempo che va dal 1500 a.C. al 900 a.C., sicuramente un po’ vago. La capitale e il centro economico fu Tampico, eretta sul fiume Panuco e di cui oggi non resta molto delle vestigia storiche Huaxtechi, sopraffatte dalla città moderna. Pur essendo dei validi guerrieri, caddero sotto il dominio azteco e non riuscirono a far valere le proprie tecnologie né le arti. La loro lingua appartiene al ceppo di quelle Maya, l’ipotesi che più convince gli studiosi è che gli Huaxtechi si sarebbero separati dai Maya per raggiungere il nord del Messico non dopo l’anno 1000 a.C., si tratta comunque di teorie basate su ritrovamenti archeologici. L’architettura delle loro città fu imponente e prestigiosa ma, basata sulla glorificazione divina e non sulla funzionalità urbana, la scultura fu simile a quella olmeca e furono usati materiali poveri. I loro principali centri, oltre la capitale Tampico, furono: El Tamuin, Tancol, Las Flores, Castillo de Teayo, Agua Nueva, Yahualica. Su tutti spicca, per ciò che fu rinvenuto, il sito di El Tamuin, importantissimo dal punto di vista archeologico.

La città di El Tamuin fu scoperta verso la fine del 1930, da Joaquin Meade, è posta nei pressi del rio Tamuìn e presenta varie colline, che al momento della scoperta furono scambiate per piramidi. La piazza centrale della città o piazza cerimoniale presenta ventitré edifici, cinque piattaforme per le celebrazioni rituali, che a loro volta sono contornate da tredici case circolari, da alcune costruzioni rettangolari di ampie dimensioni e con grandi terrazze. Fu ritrovata un’interessante piattaforma rettangolare, che doveva servire da supporto per un tempio, decorata con pitture murali su ogni lato, raffigurazioni di vari personaggi, fregi geometrici. Purtroppo le figure che rimangono sono molto frammentate, sono visibili alcuni volti, delle piume e alcuni cerchi, però è ben conservato il decoro centrale, in cui si possono vedere dodici figure in atteggiamenti diversi e con indosso abiti variopinti, di questi personaggi, cinque sono seduti e hanno in mano degli oggetti, gli altri sono raffigurati in piedi, con delle maschere sul volto. La cosa che colpisce molto l’occhio dell’osservatore è la presenza di tantissimi particolari e accessori come ventagli, sonagli, berretti a forma di cono, etc. L’edificio più alto è il cosiddetto El Cubilete, che spicca con i suoi trentasei metri di altezza, vi è poi El Corcovado, una costruzione cilindrica che è considerata come un punto sia commerciale sia politico ed El Tantoque, che probabilmente era un edificio religioso. Un altro monumento ha delle incisioni in bassorilievo che raffigurano figure femminili, vi è poi un’opera con una decorazione piuttosto particolare, infatti, vi è raffigurato un uomo nudo con il pene perforato e protetto da una sorta di custodia, che sia una metafora sulla creazione dell’uomo? Un’altra costruzione indicativa dell’architettura Huasteca è la piramide di Castillo de Teayo che conserva quasi tutta la sua struttura, con una scala e con in cima un tempio, questo è uno dei pochi edifici, di questo tipo, rimanenti nell’area Huasteca.

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