Popoli e Civiltà Precolombiane (Quinta parte). Gli Aztechi.

by / sabato, 22 dicembre 2018 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

Gli Aztechi.

Credo che non esista qualcuno, al mondo, che non abbia sentito parlare degli aztechi ma, pochi sanno che questo nome fu coniato dal geografo tedesco Alexander von Humboldt, ciò per distinguere questa popolazione, precolombiana, dai Messicani moderni. Gli appartenenti a questa civiltà si definivano “Mexica” o “Tenochca“, provenivano dalla California settentrionale, si stanziarono e si svilupparono nella regione Mesoamericana, corrispondente, più o meno, all’attuale Messico centrale. Questa civiltà è stata l’ultima delle grandi culture della Mesoamerica, si sviluppò nel periodo Postclassico, tra il XIV secolo e il XVI secolo. Il termine Azteco, a volte, viene riferito all’alleanza di tre città stato: Tenochtitlan dei Mexica, Texcoco degli Acolhua, e Tlacopan dei Tepanechi, chiamata, appunto alleanza azteca o “Impero azteco”. Altre volte, invece, il nome è riferito esclusivamente al popolo residente a Tenochtitlan, altre, ancora, il termine si riferisce a tutti stati, alle varie città e ai loro popoli che condivisero gran parte della loro storia e della loro cultura con i Mexica, con gli Acolhua, con i Tepanechi che utilizzavano una lingua comune, quella Nahuatl. In definitiva a volte si parla di civiltà azteca riferendosi a modelli culturali dei popoli che vissero nel Messico centrale nel periodo Postclassico. Dato che, la popolazione Mexica arrivò nella valle del Messico centrale a metà del XIII secolo d.C., nasce una domanda: qual era la loro storia precedente? Una leggenda narra che la casa degli Aztechi era Aztlan, in lingua Nahuatl dovrebbe significare “Luogo dell’airone” o “Luogo di origine”, ma dove era Aztlan? Molti studiosi credono che fosse posta in qualche zona a nord della valle del Messico o tra il Messico centrale e il sud ovest degli attuali Stati Uniti, ma altri considerano questo luogo soltanto un mito e che in realtà non sia mai esistito. Fatto sta che la realtà ci parla di una popolazione che migrò dal poco accogliente e arido Messico del nord, o dalla California, verso la valle centrale sicuramente più accogliente e ricca di risorse. Nonostante che queste genti fossero povere, non troppo ben viste dalle popolazioni locali e furono le ultime a giungere nella zona, seppero adattarsi, riuscirono a stabilirsi, accettarono e assimilarono la cultura tolteca. La leggenda continua con il loro Dio, Huitzilopochtli, il quale predisse che, un bel giorno, i Mexica avrebbero visto un’aquila sopra un cactus con un serpente nel becco, in quel luogo dovevano fondare la loro città: Tenochtitlan, il posto era su un isolotto del lago Texcoco. La storia ci narra che questa civiltà fondò, nel 1325, Tenochtitlan e riuscirono a svilupparsi, anche se erano sotto il dominio di Azcapotzalco, il quale se ne serviva come mercenari. Proprio per questo, però, riuscirono a imparare l’arte militare e a sottomettere, lentamente ma inesorabilmente, sia Azcapotzalco sia varie tribù locali si formò così un impero che tra i più grandi, se non il maggiore, di quelli Mesoamericani. Una curiosità della serie non tutti sanno che… il lago Texcoco è prosciugato da molto tempo… Tenochtitlan è oggi Città del Messico… l’aquila della leggenda compare al centro della bandiera messicana. Pertanto la valle del Messico nel XIII secolo, quando giunsero i Mexica, era molto popolata ed esistevano varie città stato, le più importanti erano: Chalco, Xochimilco, Tlacopan, Culhuacan e Azcapotzalco, queste ultime due erano sicuramente le più potenti, la prima era sulla costa sud del lago di Texcoco, mentre l’altra era su quella ovest.

I Mexica non avevano molto spazio, inizialmente fondarono un insediamento sulla collina di Chapultepec, a ovest del lago, luogo importante per l’esistenza di varie sorgenti di acqua, ma furono cacciati dai Tepanechi di Azcapotzalco. Qualche anno dopo questa popolazione ebbe dal capo di Culhuacan, il permesso e la possibilità di colonizzare la zona di Tizaapan, una località molto arida, ma riuscirono a fondersi con questa civiltà. Un bel giorno i Mexica tentarono di sacrificare agli Dei la figlia del re di Culhuacan, lo scopo era di tramutarla in una Dea. La cosa non piacque al re e i Mexica furono costretti a fuggire giunsero così su una piccola isola sul lago di Texcoco e qui cominciarono a costruire la loro capitale Tenochtitlan. L’isola era molto piccola, ma gli aztechi riuscirono ad allargare il terreno su cui edificare, crearono una vera e propria isola artificiale. In realtà una parte di questa popolazione occupò un’altra zona dell’isola fondando una propria città, Tlatelolco, che però finì con l’essere assimilata da Tenochtitlan. Il primo re dei Mexica, o meglio il primo Tlatoani, risale al 1376 che fu eletto secondo le tradizioni apprese dagli abitanti di Culhuacan. Il termine Tlatoani nella lingua Nahuatl indicava il re nelle città di dominazione azteca, il suo significato letterale è: “Colui che può parlare”, ma è tradotto “Imperatore”. Fondata la loro capitale, gli Aztechi, in breve tempo, riuscirono a divenire egemoni su gran parte del territorio messicano, il loro controllo spaziò dagli altipiani centrali alla costa del Pacifico, dal Golfo del Messico alle foreste meridionali. Non a caso si parla d’impero azteco, un regno composto di diverse etnie a cui capo era posto un imperatore il cui titolo non era ereditario. L’imperatore, molto probabilmente sceglieva il suo successore insieme ai propri consiglieri, o perlomeno sentendone il parere, comunque si tratta di un sistema imperiale diverso dagli schemi, poiché esprimeva il proprio potere, anziché sul territorio, sui tributi, in poche parole, non esercitava una totale autorità sui territori conquistati, ma esigeva da questi dei tributi. Era anche un impero diffuso a macchia di leopardo, nel senso che non tutte le zone d’influenza Azteche confinavano tra di loro, spesso i governanti delle città conquistate erano lasciati al loro posto e gli Aztechi non interferivano con gli affari locali, almeno finché i tributi erano pagati regolarmente. Altra caratteristica, di questo “Sistema imperiale”, era quella che al suo interno manteneva delle città stato, che chiamavano “Altepetl” vere e proprie piccole entità politiche all’interno dell’impero. È probabile che tale sistema abbia contribuito, in maniera fondamentale, al controllo dell’impero. La popolazione era divisa in classi sociali e, ovviamente, la nobiltà ne occupava il gradino più alto, in origine anche questo non era un titolo ereditario, anche se i figli dei nobili godevano di agevolazioni e d’insegnamenti che gli permettevano di divenire, in maniera semplice, nobili a loro volta. In seguito questo titolo divenne ereditario, ai nobili era affidata la gestione dell’amministrazione pubblica, ossia le attività giuridiche e quelle fiscali, compresa la riscossione delle tasse, l’assegnazione dei campi, la suddivisione dei raccolti, dei beni prodotti dagli artigiani, infine dovevano mantenere contatti con i popoli confinanti. La classe successiva era di estrazione contadina, mentre le altre erano formate da guerrieri, artigiani e mercanti, la loro importanza cresceva in base alle ricchezze possedute, terre, preziosi e cacao, facevano la differenza.

I mercanti erano una piccola e potente classe sociale, facilitavano il commercio e comunicavano informazioni vitali da ogni parte dell’Impero, in altri termini spesso erano utilizzati come spie. In questa società giocavano un ruolo fondamentale gli schiavi, questi non erano solo i prigionieri di guerra, ma gli Aztechi ponevano in stato di schiavitù i debitori, i ladri e gli assassini. Si deve però precisare che si trattava di una schiavitù diversa da quella che siamo soliti pensare, lo schiavo poteva possedere dei beni compresi altri schiavi, aveva facoltà di comprare la sua libertà, in particolare le donne divenivano libere se sposavano un “Padrone” o se avevano un figlio da esso. Quando un proprietario moriva, gli schiavi andavano agli eredi, come gli altri beni, anche se a volte erano liberati. Infine a tutte le famiglie che si formavano era elargito un pezzo di terra, allo scopo di coltivarlo per il proprio mantenimento, ma non era una concessione gratuita, in cambio, infatti, doveva essere versata una tassa pari a un terzo del raccolto. Diversamente da altre popolazioni Mesoamericane, le notizie sulla cultura e la storia degli Aztechi giunte sino a noi sono molteplici, esse derivano dalle testimonianze archeologiche acquisite nei vari scavi, dai codici scritti su corteccia, dalle testimonianze dei conquistadores e dalle esperienze dei missionari. Famoso è il cosiddetto “Codice Fiorentino”, conservato a Firenze, scritto dal frate francescano Bernardino de Sahagun con l’aiuto di personaggi aztechi, si tratta di un testo con illustrazioni, qualcuno l’ha definito una vera è propria enciclopedia sulla cultura e sulla storia azteca. Di conseguenza è ben chiara l’educazione che era impartita ai giovani aztechi, che fino ai quattordici anni era a totale appannaggio dei propri genitori i quali, però, erano controllati dalle autorità, all’età di quindici anni tutti i ragazzi senza differenze di sesso, rango sociale e livello economico frequentavano la scuola. Il ceto più elevato aveva come insegnati i sacerdoti che oltre ad essere impegnati nelle funzioni e nelle pratiche religiose, dovevano assicurare l’educazione dei giovani nobili. In partica le scuole erano di due tipi, una per studi militari, o più generalmente per quelli pratici, l’altra per studi che oggi definiremo “Umanistici”, scrittura, astronomia, politica, teologia, storia. Gli insegnanti erano molto duri, in questo modo avrebbero formato, nel giovane, un carattere forte e coraggioso, mentre alle giovani era insegnato come comportarsi nella crescita dei bambini e nelle faccende domestiche, vi è da evidenziare che alle donne non era impartito l’insegnamento a leggere e a scrivere. Anche se non vi sono fonti che ci parlino di donne sacerdotesse, veniva a loro dato un insegnamento religioso, come dimostrano molte raffigurazioni. Infine va menzionato che il bambino appena nato era al centro di una serie di riti e funzioni il primo in assoluto, per i maschi, era il seppellimento del cordone ombelicale in un campo di battaglia, mentre quello delle donne era seppellito nei pressi dell’abitazione. L’alimento base della dieta azteca era il mais, che era stoccato in immensi silos e ridistribuito alla popolazione in caso di carestia, si nutrivano anche di fagioli, di zucche e di peperoncini piccanti. Gli Aztechi inventarono un originale sistema di coltivazione, le chinampas, che erano dei veri e propri orti galleggianti formati da piattaforme artificiali, le quali erano costruite sovrapponendo materiale fangoso e organico del lago, erano poi stabilizzate con le radici degli alberi piantati sui bordi e al centro delle stesse. Tutto questo usando dei semplici attrezzi, costruiti in legno, ossidiana e selce, non dimentichiamo che l’aratro non esisteva giacché in quelle zone non vivevano bestie da soma. Come tutte le popolazioni Precolombiane, anche gli Aztechi erano politeisti, ma con una forma rituale molto complessa, nel loro pantheon il Dio principale era, scusate il nome impronunciabile, Huitzilopochtli, termine che tradotto letteralmente significa “Il colibrì del sud” questi era il Dio della guerra e del sole, nel suo nome erano celebrati sacrifici umani e feste.

Inoltre era tenuto in grande considerazione il Dio Quetzalcoatl, derivante dalla cultura Tolteca, ciò ci fa capire che gli Aztechi, al loro arrivo, cercarono di incorporare le tradizioni e le divinità delle popolazioni più avanzate con quelle delle civiltà più antiche. Oltre all’adorazione per il Dio Quetzalcoatl, il quale era contrario ai sacrifici umani, durante le feste in suo onore non si compievano tali riti, nacque quella per il Dio Tlaloc e quella per il Dio Tezcatlipoca. Molti studiosi sono propensi a credere che alcuni capi aztechi cercassero di modificare la storia per portare le proprie divinità tribali allo stesso livello di quelle Nahua. In definitiva il pantheon azteco cresceva man mano che erano conquistate altre culture. Particolari sono i miti Aztechi sulla creazione del mondo, miti e non mito, poiché, avendo questa cultura fuso insieme varie tradizioni, le leggende raccontate sulla creazione sono molteplici. Uno narra di una terra creata da due divinità gemelle, Tezcatlipoca e Quetzalcoatl, i quali, per plasmarla uccisero Cipactli, un mostro acquatico femminile, in parte coccodrillo e in parte pesce o, a secondo delle versioni, in parte coccodrillo e in parte donna, il suo glifo raffigura il primo segno dell’anno. I due fratelli combatterono il mostro, che riuscì a mangiare un piede di Tezcatlipoca, pertanto questa divinità è raffigurata sempre con un solo arto, al posto dell’altro piede si vedono le ossa sporgenti o uno specchio.

Un’altra leggenda, molto diversa dalla precedente, narra di quattro grandi Ere che si terminarono con immani catastrofi e una quinta, quella attuale, che esisterebbe grazie al sacrificio del Dio Nanahuatzin, che alla fine fu trasformato nel sole. La cosa però non era sufficiente, poiché il sole non si muoveva, a questo punto si dovettero sacrificare gli altri Dei. Alcuni studiosi pensano che fu proprio in base a questo mito che gli Aztechi si convinsero che, per mantenere vivo il mondo attuale, si dovessero compiere, periodicamente, sacrifici umani. Nel famosissimo calendario azteco detto Piedra del Sol sono raffigurate le quattro ere precedenti. Un aspetto celebrativo era quindi il sacrificio umano, che gli Aztechi praticavano per un motivo semplicissimo, era questo il modo per placare l’ira e la fame degli Dei. I sacerdoti legittimavano tale pratica rituale con il mito delle origini; gli Dei si sacrificarono per creare la quinta era, quella attuale, altrettanto dovevano fare gli uomini, che godevano di quel creato, per continuare a usufruire il calore, la luce e il movimento del sole. Il sacrificio umano era praticato in tutta la Mesoamerica ma se dobbiamo credere a ciò che testimoni hanno descritto gli Aztechi portarono avanti questa ritualità in maniera particolarmente crudele e a livelli totalmente privi di precedenti. Sempre se è vero ciò che è descritto, sembra che per la riconsacrazione della grande piramide di Tenochtitlan, nel 1487, furono sacrificati otre ottantaquattro mila prigionieri in solo quattro giorni. Dato questo raccapricciante, sempre se i fatti riportati si possano ritenere veritieri, infatti, spesso erano diffuse false testimonianze, sugli orrori perpetrati dalle popolazioni mesoamericane, allo scopo di cercare giustificazioni alle crudeltà imposte dai conquistatori europei. Altrettanto raccapricciante è il racconto riportato, sempre se si possa considerare veritiero, di Bernal Diaz del Castillo, uno dei conquistadores che sembra assistette, senza poter far nulla, al sacrificio dei compagni durante un tentativo di assedio della città di Tenochtitlan: “Vennero suonati il cupo tamburo di Huichilobos e molte altre buccine e corni e strumenti come trombe, e il frastuono era terrificante. Tutti noi guardammo in direzione della grande Piramide, da dove giungeva il suono e vedemmo che i nostri compagni, catturati quando era stato sconfitto Cortes, venivano portati a forza su per i gradini per essere sacrificati. Quando li ebbero portati sulla piccola piazza, davanti al santuario dove sono custoditi i loro maledetti idoli, vedemmo che ponevano piume sulle teste di molti di loro, e ventagli nelle loro mani; e li costrinsero a danzare davanti a Hiuchilobos, e dopo che ebbero danzato, immediatamente li stesero riversi su pietre piuttosto strette preparate per il sacrificio, e con coltelli di pietra squarciarono loro il petto ed estrassero i cuori palpitanti e li offrirono agli idoli che stavano là. Quindi a calci gettarono i corpi giù per la gradinata e i macellai indios che li attendevano là sotto tagliarono le braccia e i piedi e scuoiarono la pelle dei volti e quindi la prepararono come fosse pelle da guanti, con le barbe, e la conservarono per le loro feste. Allo stesso modo sacrificarono tutti gli altri e mangiarono le gambe e le braccia e offrirono agli idoli i cuori e il sangue.” È da precisare che questa, appena scritta, è una traduzione riportata su internet. C’è, inoltre, chi afferma che gli Aztechi praticassero il cannibalismo, forse qualche rituale, che prevedesse tale partica, era presente nella cultura azteca ma, eventualmente, solo in rarissime occasioni. L’esercito azteco fu un po’ fuori gli schemi che, possiamo pensare, siano propri delle truppe, era, infatti, specializzato per catturare nemici da sacrificare e per ottenere il pagamento di tributi, non avevano certamente una preparazione bellica per l’eliminazione su larga scala del nemico o la conquista stabile di un territorio anche se in alcuni rari casi la qual cosa avvenne. Di conseguenza l’esercito azteco, era poco sviluppato, ovviamente non aveva, nel suo interno, la cavalleria, sarebbe stato storicamente impossibile, i cavalli giunsero dall’Europa con i conquistadores; non aveva a disposizione corazze di metallo, non aveva vere lame; soprattutto non aveva a disposizione armi da fuoco. Le armi azteche erano molto semplici ricavate affilando il legno o lame di ossidiana, usarono anche la giada per fare coltelli ma per lo più, questi ultimi, erano usati solo nelle cerimonie, mentre le protezioni erano spesso molto scarse, se non del tutto assenti. Le armature erano imbottite di cotone, gli scudi, per la maggior parte, erano piccoli e spesso solo ornamentali, comunque questo esercito fu invincibile quando combatté contro quelli delle altre popolazioni Mesoamericane, ma nulla poté contro l’esercito dei conquistadores spagnoli e le loro bocche da fuoco. L’architettura azteca ha sorpreso, non poco gli archeologi e più in generale gli studiosi delle civiltà, le città erano ricchissime di piazze, di templi e di palazzi, si è calcolato che solo nella capitale dell’impero vi erano almeno ottanta edifici di grandi dimensioni e, soprattutto, ognuno aveva il suo scopo caratteristico. Grande cura era data, dagli architetti aztechi, alla costruzione dei templi, essi erano a forma di piramide, erano consacrati agli Dei e usati per le cerimonie religiose, per purificazioni e per uccisioni di prigionieri. Vi erano i templi dedicati ai sacrifici umani, alcuni, addirittura, per cerimonie di massa, nelle quali venivano uccise una notevole qualità di persone. Infine le piramidi erano orientate secondo degli schemi precisi, erano calcolati allineamenti in base ai Solstizi e agli Equinozi. I templi aztechi furono costruiti fino tra il XIII e il XVI secolo, avevano larghe scalinate, una sommità piatta sulla quale erano celebrati riti e immolazioni. Gli architetti aztechi costruivano anche su costruzioni precedenti e in qualsiasi punto adattando le costruzioni alla conformazione del terreno, alcuni edifici furono innalzati sulla roccia o sopra i fiumi. Anche se, ovviamente il palazzo più importante era quello dell’imperatore, tutti gli edifici, dal punto di vista architettonico, erano avanzati, tutti i cittadini avevano una casa in cui abitare con una curiosa particolarità: era formata da due edifici. Una delle due costruzioni era formata da una stanza suddivisa in quattro zone: una per dormire, una per cucinare, uno spazio era adibito alla discussione e poi vi era un altare di famiglia. Nel secondo edificio vi era un bagno di vapore, ritenuto dagli aztechi corroborate e terapeutico. Come si diceva, il palazzo imperiale era quello che risaltava su tutti, sia per dimensioni sia per complessità strutturale. Era formato da una grande quantità di stanze e arricchito da decori, dipinti, incisioni, pannelli dorati e scalinate di marmo, per la precisione si deve rammentare che, purtroppo, di tutto questo rimane ben poco. Gli Aztechi svilupparono varie arti tra cui, la poesia, con le relative gare, la prosa, il teatro e il canto, esse erano praticate in gran parte nelle feste azteche, tra l’altro La poesia era l’unica attività in cui si cimentavano i guerrieri in tempo di pace. Le sculture azteche, perlomeno inizialmente, derivano da quelle della cultura Tolteca, anche se poi divennero originali, la caratteristica principale di queste opere era la monumentalità e la rappresentazione religiosa la quale superava, per rilevanza, qualunque esigenza stilistica ed estetica.

Il soggetto principale delle sculture azteche era il serpente, poiché incarnava i fenomeni astronomici e atmosferici, inoltre la sua raffigurazione era spesso unita a tratti umani. Un bell’esempio è l’ornamento di una cassa, si tratta di un serpente di legno intagliato coperto di turchese, con conchiglie bianche e rosse usate per bocca e occhi. Le altre sculture fondamentalmente avevano un carattere più cupo, come quella raffigurante la Dea Tlazolteotl, caratteristica di tutte le sculture azteche era la ricercatezza del particolare e l’uso di simbolismi che raffiguravano eventi della storia di questa civiltà. Le attività artistiche di questa popolazione non terminavano qui, infatti, erano molto sviluppate quelle artigianali, gli aztechi erano produttori di vasi sia di ceramica sia di ossidiana e di specchi. Erano abili nell’arte musiva e realizzarono interessanti maschere con ornamenti di giada e turchese, inoltre producevano ottimi tessuti e fini lavori di oreficeria. Gli aztechi credevano che le malattie fossero volute e provocate dalle divinità, di conseguenza il malato doveva consultare un “Personaggio” capace di indicargli quale divinità aveva offeso e quali erano i rituali opportuni per placarla. Curavano, però, le ferite e le fratture, praticavano anche una rudimentale e primordiale chirurgia basata su strumenti di ossidiana. La gravidanza era considerata una sorta di battaglia da portare a termine con successo, se una donna moriva durante il parto le venivano tributati onori come a un guerriero caduto in battaglia. Gli Aztechi sapevano anche divertirsi, praticavano giochi con la palla, simili a quelli praticati in tutta la Mesoamerica e altri che oggi definiremo da tavolo. Nelle città azteche c’erano varie costruzioni adibite al gioco della palla, che prevedeva anche le scommesse, i poveri potevano puntavano il cibo, i nobili i loro averi, i capi le loro concubine o tutta la città, i nullatenenti la loro libertà, rischiando così di diventare schiavi. Gli Aztechi adattarono alle loro esigenze due calendari uno rituale suddiviso in duecento sessanta giorni e cinque giornate nefaste; l’altro, calcolato dai Maja secoli prima, solare di trecento sessantacinque giorni. Inoltre gli Aztechi avevano calcolato un ciclo di cinquantadue anni, il cambio del quale, secondo la loro credenza, era preceduto da giorni di angoscia e di terrore, ogni anno si celebrava un rito propiziatorio che iniziava con osservazione le stelle e terminava con l’accensione di una nuova torcia posta nel grembo di una vittima sacrificale. Di notevole interesse storico e culturale fu il ritrovamento della cosiddetta Piedra de Sol, la Pietra del Sole, si tratta di una scultura composta di un disco di pietra del diametro di tre metri e cinquanta centimetri, del peso di oltre ventiquattro tonnellate, su cui è raffigurato il calendario e la cosmogonia degli Aztechi. Sull’anello centrale è riprodotto Tonatiuh, il Dio del Sole, mentre sulla fascia esterna sono scolpiti i simboli dei venti giorni mensili del calendario rituale e i quattro simboli distintivi degli anni, la canna, il coltello di selce, la casa e il coniglio, inoltre nei riquadri sono raffigurati i mondi distrutti prima dell’avvento degli Aztechi che erano convinti di vivere nel quinto Sole, ossia nella quinta era. Tutto questo costruito e creato dagli ultimi arrivati nella zona, non solo, l’impero Azteco, o perlomeno la gran parte di esso nacque da un solo uomo: Tlacaelel che non fu mai re ma solo un consigliere. Fu lui a dare una struttura nuova al governo azteco, basta pensare al fatto che fece distruggere tutto ciò che era scritto, ciò per riscrivere la storia di questa civiltà, riformò la religione, istituì il rito della guerra rituale che era il modo per addestrare i guerrieri e impose la periodicità dei sacrifici, dovevano servire a tenere il sole in movimento.

Nella sottostante tabella sono elencati i re aztechi.

Re (Carica non ereditaria)

Immagine

Nome del Padre

Periodo del regno

Acamapichtli

Opochtli

1376-1396

Huitzilihuitl

Acamapichtli

1396-1417

Chimalpopoca

Huitzilihuitl

1417-1428

Itzcoatl

Acamapichtli

1428-1440

Montezuma I

Huitzilihuitl

1440-1469

Axayacatl

Tezocomoctli

1469-1481

Tizoc

Tezocomoctli

1481-1486

Ahuitzotl

Tezozomoctli

1486-1502

Montezuma II

Axayacatl

1502-1520

Cuitlahuac (Fratello di Montezuma II)

Axayacatl

1520

Cuauhtemoc

Ahuitzotl

1521

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Alla fine, però, arrivarono gli Spagnoli, i quali giunsero quando regnava Montezuma II e nel 1521 Hernan Cortes, con l’aiuto di un grande esercito locale, conquistò l’impero grazie ad una strategia di guerra basata su malattie, assedi, psicologia e combattimento diretto. Per questo, dopo un lungo assedio portato alla capitale, dove buona parte della popolazione morì a causa della fame e del vaiolo, Cortes entrò nella città Azteca. A quell’epoca Tenochtitlan era suddivisa in quattro regioni principali, raggruppate in centri amministrativi locali chiamati calpulli, ogni unità locale nominava i propri capi militari, religiosi e civili, rispettando la volontà dichiarata nelle assemblee. Cortes diede alle fiamme la città, i palazzi e i templi furono distrutti e saccheggiati, le statue e i simboli delle divinità abbattuti, la popolazione massacrata e ridotta in schiavitù, l’ultimo sovrano azteco Cuauhtemoc fu prima torturato e poi ucciso, i conquistadores cercavano il famoso tesoro di Montezuma. Tenochtitlan, così come l’impero azteco, cessò di esistere e fu rifondata con il nome di Città del Messico. Una piccola curiosità, della serie “Non tutti sanno che…” Giosuè Carducci nell’ode Miramar cita, dove è presente il concetto della nemesi storica, Cuauhtemoc e Montezuma.

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