Popoli e Civiltà Precolombiane (Prima parte).

by / sabato, 17 novembre 2018 / Published in Il blog, Popoli e Civiltà

Gli Olmechi, i Toltechi, gli Zapotechi.

Le descrizioni di queste civiltà non sono in ordine cronologico, tranne che per quanto riguarda quella Olmeca che, secondo gli studiosi, fu quella che per prima si sviluppò in Mesoamerica.

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  1. Olmechi.

La civiltà degli Olmechi, la “Cultura Madre” Mesoamericana, fu la prima civiltà ad alto livello tecnologico, con grandi capacità architettoniche e urbanistiche. Il loro sviluppo iniziò nel 1500 a.C. e proseguì fino al 200 a.C., non tutti gli studiosi concordano sulle datazioni, questa popolazione era stanziata nel Messico centro meridionale, all’incirca nelle attuali regioni di Veracruz e Tabasco sull’Istmo di Tehuantepec. La mancanza di documenti scritti non ci ha permesso di conoscere il nome originario di questo popolo, il termine Olmeca nasce dalla creatività degli studiosi, che decisero di chiamarlo con questo nome prendendo a prestito la definizione Azteca del golfo del Messico, area che cadde sotto il loro controllo, e precisamente la parola “Olman”, il cui significato è “Il paese del caucciù”. Il loro territorio era caratterizzato da pianure alluvionali, vulcani e basse colline, una foresta tropicale tra acquitrini e fiumi più o meno importanti. È probabile che i primi insediamenti nacquero già nel XVIII secolo a.C. e dovevano avere l’aspetto d’isolotti tra le lagune e i pantani, ma ben presto la loro influenza arrivò fino alle coste dell’oceano Pacifico, oggetti dell’arte olmeca sono stati ritrovati anche in Guatemala e in El Salvador. Qual era l’origine degli Olmechi? La provenienza del “Popolo del giaguaro”, è ancor oggi avvolta dal mistero, un’antica leggenda narra che il capostipite degli Olmechi nacque dall’unione tra una donna e un giaguaro, ecco perché alcuni chiamano questa civiltà con l’appellativo sopra detto. La cultura degli Olmechi fu riscoperta solo nel 1862, quando il viaggiatore messicano Maria Melgar y Serrano, in maniera fortuita scopre, a Hueyapan, il primo monumento olmeco, si trattava di una testa colossale. La storia Olmeca è caratterizzata da tre periodi cronologici distinti e diversi: La “Cultura di San Lorenzo Tenochtitlan”, che fu fiorente tra il 1200 a.C. e il 900 a.C.; la ”Cultura di La Venta” che va dal 900 a.C. al 400 a.C.; in fine la “Cultura di Tres Zapotes”, che si sviluppò tra il 400 a.C. e il 200 a.C., va comunque evidenziato che l’origine di questa popolazione non c’è nota. La Cultura di San Lorenzo Tenochtitlan, è in quest’area che comparvero le prime caratteristiche peculiari della cultura olmeca, l’alta concentrazione di persone, in questa zona, dovuta all’abbondanza di acqua e di conseguenza alla grande produzione di mais, portò questa civiltà a ricercare altri beni per le proprie esigenze, si sviluppò così una rete commerciale. Non è certo sapere come a San Lorenzo gli olmechi riuscirono a dominare, forse si creò una casta che prese il sopravvento, certo è che a un cero punto nacque l’esigenza di far giungere, anche da lontano, i materiali necessari a soddisfare i propri bisogni. La Cultura di La Venta, intorno al 900 a.C., probabilmente per un problema di cambiamenti ambientali, l’insediamento di San Lorenzo fu abbandonato e la popolazione si spostò a La Venta. I cambiamenti ambientali provocarono lo spostamento del corso di alcuni fiumi importanti, che finirono con rendere impossibile la vita a San Lorenzo, ma c’è anche un altro fattore che potrebbe aver influenzato questo esodo, intorno al 950 a.C. furono distrutti vari monumenti segno questo che potrebbe rivelare un’invasione o una lotta interna. Gli storici e gli archeologi non sono certi di come i fatti si siano, svoti realmente, la certezza è che La Venta divenne il centro olmeco più prestigioso almeno fino al 400 a.C., circa. L’ultimo periodo, la Cultura di Tres Zapotes, è caratterizzato dalla mancanza di certezze su cosa accadde agli Olmechi, questo sito abitato era in vita anche dopo il 400 a.C. ma gli abitanti non avevano più le peculiarità della cultura Olmeca. Una civiltà, questa, nata misteriosamente e nello stesso modo è scomparsa, alcuni studiosi definirono, questo periodo, “Cultura Epi Olmeca” avendo similitudini con quella di Izapa. Dopo la sparizione degli Olmechi dalle città, quest’ultime furono abitate da altre culture, ad est, nella penisola dello Yucatan, s’insediarono i Maya a sud, nella valle di Oaxaca, gli Zapotechi, tanto che, circa cento anni dopo, queste nuove popolazione si erano già ben stabilite e divenute posseditrici dell’area. La vita degli Olmechi si svolgeva, per la maggior parte, in villaggi più o meno grandi, quelli più importanti avevano un tempio, le case non erano molto ampie, ma contornate da un giardino in cui erano coltivate le erbe medicinali e quelle aromatiche per uso culinario. Gli Olmechi coltivavano, in campi esterni ai villaggi, il mais, i fagioli, la manioca, la patata dolce, il cotone, l’avocado e il cacao. La dieta era integrata da varie carni animali, alcune delle quali, per la nostra cultura, fanno gelare il sangue nelle vene, queste popolazioni mangiavano cani, tartarughe, serpenti, uccelli, opossum, procioni, conigli, cervi, pesci e molluschi. Non si sa in concreto nulla della loro organizzazione sociale, alcuni studiosi hanno ipotizzato che le teste giganti raffiguravano i loro governanti.

Gli Olmechi furono abili artisti, la loro creatività si esprimeva quasi esclusivamente con la scultura monumentale, realizzarono teste colossali, altari, troni e statue antropomorfe in cui era spesso messa in evidenza la fisionomia felina; scolpivano e lavoravano anche pietre dure come la giada e l’ossidiana, furono abili ceramisti, riuscivano a cuocere la ceramica in forni che raggiungevano i 900°, temperature molto difficili da conseguire per le popolazioni antiche. È doveroso riportare ciò che gli studiosi pensano delle loro opere più famose ossia le teste monumentali, che ancora oggi sono al centro di ampi dibattiti. Queste teste, alte fino a quattro metri e scolpite in un unico blocco di roccia, per alcuni rappresentavano i ritratti dinastici dei loro sovrani, per altri erano legate al Gioco Sacro della Palla, un rito creato dagli Olmechi legato alla morte e alla rinascita. Altro argomento di discussione, per gli archeologi, è quello che dovrebbe permettere di capire il perché varie teste furono danneggiate dagli Olmechi stessi, si tratta di forse, di un rituale sconosciuto? O forse il risultato di un conflitto interno? Le cose certe sono: oggi sono rimaste diciassette teste monumentali, alcuni elementi dell’arte di questa civiltà sono stati trovati a centinaia di chilometri dalle zone abitate da questa popolazione. Un’altra domanda nasce spontanea, come mai questi elementi sono giunti così lontano? L’ipotesi più accreditata e quella dell’esistenza di una rete commerciale, ma sono state valutate anche ipotesi di colonizzazioni, di dominazione militare e dell’esistenza di operai, pure quelli specializzati, che viaggiavano in territori anche lontani. Gli olmechi erano politeisti, veneravano, cioè, vari Dei i più importanti sicuramente erano: il Dio Giaguaro, il mito fa discendere il popolo Olmeca da questa divinità; Quetzalcoatl, ossia il serpente alato, il Dio della pioggia, del sole e del mais, erano i sacerdoti a praticare i riti per ingraziarsi questa divinità, anche compiendo sacrifici umani. Praticavano rituali sciamanici finalizzati alla trasformazione dell’uomo nella divinità del raccolto, queste credenze Olmeche furono associate a quelle Maya. Si deve inoltre ricordare che gli Olmechi furono abili astronomi e matematici, idearono un calendario che in linea di principio fu utilizzato da tutti popoli Mesoamericani, c’è chi afferma che questo popolo conoscesse il concetto di zero, in alcuni scavi furono ritrovate delle lenti arcaiche, utili forse per osservare gli astri o per bruciare oggetti concentrando i raggi del sole. Alcuni studiosi ritengono gli Olmechi abbiano sviluppato, per primi in Mesoamerica, un sistema di scrittura. Nonostante questa cultura fosse avanzata e da molti considerata “La Madre” di tutte le altre Mesoamericane, conobbe un esorabile declino. Anche la causa della scomparsa degli Olmechi resta un enigma, forse questa civiltà fu inglobata in quelle che vennero dopo, è però solo un forse, i conquistadores spagnoli non hanno mai menzionato questa popolazione e tantomeno le loro città, in definitiva scomparvero misteriosamente, così come salirono alla ribalta.

  1. Toltechi.

Fu un popolo Precolombiano che, tra il IX secolo d.C. e il XII secolo d.C., s’insediò dominando una gran parte del Messico centrale, La loro lingua era il nahuatl, la stessa che fu parlata dagli Aztechi. In origine si trattava di una civiltà nomade e guerriera, alcuni studiosi ritengono che queste popolazioni saccheggiarono la città di Teotihuacan, di cui parleremo in un articolo dedicato. Col passare del tempo lo stile di vita di questa civiltà cambiò e da nomade divenne sedentario, riuscirono a unificare i molti piccoli stati del Messico centrale in un impero con capitale Tula o per meglio dire Tollan, ossia “Il luogo delle canne”. Furono abili architetti e conoscevano l’arte di fondere il metallo, costruirono templi, la loro influenza si diffuse in tutto la Mesoamerica, la piazza centrale di Tula è contornata da un campo da gioco e da due piramidi maestose, anche se, di una di esse non rimane molto. L’altra fa parte dei più monumenti mesoamericani conosciuti, si tratta del tempio di Tlahuizcalpantecuhtli, Dio della stella del mattino, perdonatemi la complessità del nome, ma è quello che gli hanno dato. Sulla sommità del tempio furono eretti quattro pilastri, alti oltre quattro metri e cinquanta centimetri, che raffigurano guerrieri che portano, sulla testa, un copricapo con ornamenti di piume, le figure sono scolpite armate di una sorta di cerbottana lancia dardi tipica del Centro America di quel periodo. I gradoni della piramide presentano dei bassorilievi dedicati al Dio e ai lati del tempio ci sono immagini di guerrieri, sulla piazza vi è anche un punto piuttosto macabro, il cosiddetto muro dei crani, è il luogo, dove erano poste le teste delle persone sacrificate. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce due interessanti reperti, si tratta di un disco di legno decorato con turchese, il quale raffigura quattro serpenti piumati e di una straordinaria cappa o pettorale formata da oltre 1600 placchette di conchiglia di colore rosso. Ai piedi della piramide vi sono i resti di un palazzo che presenta tre vasti ambienti con colonne. Una leggenda tolteca, ripresa in seguito dagli Aztechi, dice che Quetzalcoatl fu rivale di Tezcatlipoca, il primo Dio ad aver richiesto il sacrificio di cuori umani, da questo mito sarebbe nato il rituale, che introdotto dai Toltechi fu ripreso poi dagli Aztechi, cioè l’usanza dei sacrifici umani di massa. Molti studiosi hanno ipotizzato che l’impero tolteco ebbe fine intorno al 1168 quando la capitale Tolan fu distrutta da una popolazione che scese dal nord: i Chichimechi, un popolo di guerrieri nomadi. La civiltà tolteca fu molto apprezzata dagli Aztechi, tanto che questi ultimi cercarono di dimostrare l’esistenza di un loro stretto legame con i Toltechi, il resto sono racconti popolari. Si narra che dopo la caduta di Tula, alcuni dei Toltechi si ritirarono a Cholula, che cadde solo secoli dopo, quando cioè fu distrutta dai conquistadores spagnoli. Alla fine del X secolo il leggendario re Quetzalcoatl portò i Toltechi nell’Yucatan, un re leggendario, ma l’influenza tolteca sui Maya dell’Yucatan fu rilevante, nacque uno stato Maya Tolteco con capitale Chichén Itzá e una cultura che prosperò che fino all’arrivo dei soldati spagnoli, nel 1544. La cultura chichimeca scomparve velocemente lasciando il Messico centrale nel caos fino alla salita al potere degli Aztechi, nei primi anni del 1300, nel Tenochtitlan.

  1. Zapotechi.

Questo nome deriva dalla parola “Tzapotecatl”, che significa abitanti delle terre del sapote, un frutto dolce e morbido che cresce nella valle di Oaxaca, loro stessi, a volte, si facevano chiamare Be’ena’a ossia “Popolo” o con alcune varianti dello stesso termine. Si tratta di una civiltà che comparve nella Valle di Oaxaca, nella parte meridionale della Mesoamerica, a partire dal primo millennio a.C., alcuni reperti archeologici risalgono ad almeno duemila seicento anni fa. Le prime testimonianze risalgono al 1000 a.C., anche se le prime datazioni certe sono del 600 a.C., esistono glifi risalenti a questa data. La loro storia e ricca di frequenti cambiamenti politici, poiché nacquero piccole comunità in contrasto fra loro, tutti i piccoli centri che si formarono erano costituiti sia da strutture abitative sia da quelle religiose. Nella valle di Oaxaca il villaggio di san Josè Mogote sul fiume Etla divenne il centro dominante, questo non solo fu il primo sito zapoteco, perlomeno così ipotizzano vari studiosi, ma anche il primo centro abitato della valle di Oaxaca, inoltre è plausibile che gli Zapotechi di questa città abbiano avuto diversi contatti con la confinante civiltà degli olmechi. Altri importanti insediamenti zapotechi sono collocati a Lambityeco, Dainzu, Mitla, Yagul, El Palmillo e Zaachila. Intorno al 500 a.C. alcuni, di questi piccoli centri, furono abbandonati, altri si riunirono e diedero vita a una grande città, un centro urbano e cerimoniale che in seguito fu, dagli Spagnoli chiamato Monte Alban. La città fu edificata a quasi duemila metri di altitudine su un contrafforte roccioso circondato da montagne. In questo luogo furono rinvenute opere di notevole interesse storico e architettonico, campi per il gioco della palla, splendide tombe comprensive di ornamenti funebri, con dei gioielli in oro lavorati raffinatamente. La storia di questa città zapoteca conosce cinque periodi distinti, nella prima fase, che va dal 500 a.C. al 200 a.C., i cittadini eressero delle mura difensive lunghe ben tre chilometri, durante questo periodo furono scolpiti molti monumenti di pietra con raffigurazioni legate a soggetti militari. Nella seconda fase che va dal 200 a.C. al 100 d.C., gli Zapotechi espansero i loro confini andando ben oltre la valle di Oaxaca, mentre nella terza fase che va dal 100 d.C. al 600 d.C., la città raggiunse i sei chilometri quadrati di estensione e gli abitanti intensificarono le relazioni con la grande metropoli Teotihuacan e con tutto il Messico Centrale. Durante questa fase nella città fu costruita un’imponente piramide tronca con base quadrata di cento metri per lato e alta quindici metri, intoro alla quale furono posti molti monumenti. Nella quarta fase che va dal 700 d.C. al 1000 d.C., il declino bussò alle porte della città, vennero istituiti alcuni monumenti che rappresentavano dei veri e propri registi “Anagrafici”, infatti, su di essi furono registrati: l’elenco degli antenati, le nascite, i matrimoni, sovrani e nobili. La quinta e conclusiva fase vede gli Aztechi conquistare la capitale zapoteca, gli artigiani di questa popolazione, insieme con quelli mixtechi, lavoravano e modellarono la gioielleria destinata ai governati e ai nobili aztechi. Gli Zapotechi però non furono mai sottomessi completamente, l’ultima battaglia tra Aztechi e Zapotechi avvenne tra il 1497 e il 1502, all’arrivo dei conquistadores spagnoli questo popolo cercò di non confrontarsi con loro, sapevano che gli Aztechi erano stati assoggettati, ma, alla fine furono soggiogati dai nuovi venuti, solo dopo aspre battaglie che si svolsero tra 1522 e il 1527. La storia Zapoteca non termina con la vittoria spagnola, infatti, ci furono sommosse contro le autorità coloniali nel 1550, nel 1560 e nel 1715, un popolo non facilmente domabile. Gli Zapotechi, come gli altri popoli precolombiani, erano politeisti, le divinità più adorate erano: erano Cocijo, il Dio della pioggia, molto simile a quello azteco Tlaloc; Coquihani, il Dio della luce; anche per questa popolazione è ipotizzabile l’usanza dei sacrifici umani per i riti religiosi. Gli Zapotechi pensavano che i loro antenati provenissero dalla terra, dalle caverne o che fossero alberi, oppure giaguari tramutati in uomini, credevano che i governati discendessero direttamente da esseri soprannaturali che vivevano tra le nuvole, dove sarebbero tornati dopo la morte. Gli zapotechi misuravano il tempo, idearono un calendario rituale, nel quale l’anno, che loro chiamavano piye, era suddiviso in quattro stagioni, il loro nome era cocijo, di sessantacinque giorni ciascuna, per un totale di duecentosessanta giorni, ogni stagione, poi, era formata, da cinque periodi, cocii, di tredici giorni ciascuno. La caratteristica di questo calendario era che ogni giorno aveva un suo specifico significato rituale. Altra caratteristica, di questo popolo, legata a questo tipo di calendario era che i sovrani e i nobili prendevano il nome dal giorno di nascita. Non finisce qui, oltre a questo calendario puramente rituale, gli Zapotechi ne usavano un altro, che si potrebbe definire “Profano”, in esso l’anno, detto Yza, era diviso in diciotto lune di venti giorni ciascuna più un periodo di cinque giorni per un totale di trecentosessantacinque giorni, non molto distante dal nostro. Gli Zapotechi oltre a contare il tempo, idearono una scrittura a ideogrammi sillabici, essa comprendeva diversi glifi per rappresentare ciascuna sillaba della loro lingua, questo sistema è considerato dagli studiosi, tra i primissimi tipi di scrittura presente in Mesoamerica e precursore di quello che in seguito sarà usato di quei grandi popoli che furono i Maya, i Mixtechi e gli Aztechi. E poiché gli Zapotechi esano soliti incidere iscrizioni sui loro monumenti, queste parole, fissate nella pietra, e la storia che raccontano, sono giunte fino a noi.

La città di Monte Alban è un interessante e importante sito archeologico, delimitato sul lato nord e su quello sud da due alte piramidi, nel quale si trovano palazzi, piattaforme, un grande Campo per il Gioco della Palla e l’area sacra ossia la piazza centrale. Al centro di quest’ultima si trovano alcune strutture costruite interamente di pietre tra cui spicca il cosiddetto “Osservatorio”, con una pianta molto strana, infatti, è a forma di freccia, questo edificio molto probabilmente è legato al calendario rituale di cui abbiamo appena parlato, o forse è legato ad attività belliche, di certo è orientato con specifici allineamenti astronomici. La piazza centrale, stessa, fu il frutto di un lavoro colossale di livellazione della cima del monte. Particolarmente interessante è il cosiddetto “Tempio dei danzanti”, il quale presenta lastre con incisi, appunto, i “Danzantes”, dal significato, a dir poco, enigmatico, databili tra il 300 d.C. e il 700 d.C., queste incisioni raffigurano dei personaggi che sembrano ballare. Sono, però, personaggi molto particolari, furono raffigurati con la bocca carnosa, gli occhi obliqui, il cranio deformato e, soprattutto con i genitali recisi, gli studiosi sono rimasti molto perplessi davanti a queste immagini, alcuni di loro hanno ipotizzato che si tratta incisioni che raffigurano prigionieri di popolazioni diverse destinati al sacrificio umano, ma allora perché sembra che danzino? Si tratta forse, come credono altri esperti, di sapienti locali legati agli oracoli e a riti riferibili a essi? Sempre nello stesso edificio ci sono altre lastre questa volta con iscrizioni glifiche, le quali narrano le imprese dei governanti locali e che contengono date del loro calendario. Scavi recenti hanno portato alla luce, numerose tombe, a volte ricavate nelle fondamenta rocciose degli edifici, contenenti ancora il corredo funerario, una di queste sepolture, che era molto ricca, sfuggì alle razzie dei conquistadores e rimase intatta fino alla sua scoperta avvenuta nel 1932. I due archeologi messicani, che la scoprirono, nel suo interno trovarono un ricchissimo corredo funerario composto di: perle, giade, ossidiane, turchesi, ambre, argenti, cristalli di rocca, nonché maschere e pettorali d’oro. Su una stele, notevolmente importante e interessante, furono disegnati personaggi di Teotihuacan, forse fu eretta in onore degli ambasciatori di questa città o comunque di dignitari in visita a questo centro zapoteca di monte Alban. in vari scavi archeologici, sono state ritrovate molte opere scultorie e pittoriche, affreschi tombali, statue e i bracieri antropomorfi, un patrimonio di raffinata bellezza che testimonia la vita di questa civiltà che perdurò, in queste zone, per oltre duemila anni.

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