Pompei: Urbanistica della Città.

by / sabato, 04 aprile 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

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Urbanistica della città.

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Come accennato prima Pompei, nasce su un pianoro a circa quaranta metri a picco sul mare, con pareti scoscese e quindi difendibile facilmente, la vicina foce del fiume Sarno forniva acqua in abbondanza. Il primo nucleo abitativo era, probabilmente, nelle vicinanze della zona dove, in seguito, fu edificato il foro. L’assetto urbanistico, di quando la città si sviluppò, così come Napoli ed Ercolano, ricalcando il modello che propose Ippodamo da Mileto. Un modello che, però, Pompei segue in maniera non troppo impeccabile, infatti, spesso non si vedono gli angoli retti agli incroci delle vie e non sempre sono costanti le dimensioni degli isolati. L’estensione della città è di circa sessanta ettari, circondata da una cinta muraria di circa tre chilometri e duecento metri su cui si aprivano sette porte. Per logica urbanistica è stata ipotizzata un’ottava porta situata nella zona ancora non scavata né studiata. Dopo la conquista romana, le mura divennero inutili e quindi furono parzialmente abbattute o inglobate nelle costruzioni e ovviamente nuovi edifici furono innalzati oltre le vecchie mura. Mura che divennero inutili, ma che prima della conquista romana, furono ristrutturate e potenziate più volte.

Prima dello scontro finale con Roma, la città possedeva delle mura difensive di calcare di Sarno e tufo grigio di Nocera, con contrafforti e dodici torri disposte a distanze irregolari. Interessante è la Torre detta di Mercurio, ancora visibile, questa era disposta su due piani e presentava una scala interna, la sua caratteristica è che ancor oggi sulla sua facciata sono visibili i colpi delle catapulte inferti da Lucio Cornelio Silla. Esternamente alle vecchie mura, nei pressi delle porte, si trovano le necropoli, ma Pompei si allargò in varie zone suburbane, nei pressi di Porta Marina furono edificate le Terme Suburbane e la Villa Imperiale; appena fuori la Porta Ercolano fu edificata la Villa detta dei Misteri, poi, vèedremo perché, in generale fuori le mura sorsero varie ville d’otium, mentre il porto era fuori da Porta Stabia.

A nord della città, nella zona chiamata Pagus Augustum Felix Suburbanus, furono costruite numerose ville rustiche, vedi: Villa Regina di Boscoreale. 

Mentre le ville d’otium furono edificate nella zona Pagus Salinienses, vedi: Villa di Poppea di Oplontis.

E non dimenticate di dare uno sguardo alla Villa San Marco di Stabia.

Né tanto meno  alla Villa Arianna di Stabia

Torniamo a Pompei, all’interno delle mura per esigenze archeologiche e di studio la città fu divisa in nove zone che furono chiamate “Regiones”, le quali, secondo gli studiosi, dovrebbero coincidere, approssimativamente, agli antichi quartieri romani. Ogni regiones, a sua volta fu divisa in “Insulae”. La rete stradale di Pompei era molto funzionale, le vie maggiori erano formate da due decumani e due cardi, ma altre strade mettevano in comunicazione le maggiori con tutti i complessi pubblici e monumentali della città, nonché con tutte le porte. Le strade inizialmente furono realizzate direttamente sul banco tufaceo sottostante, in seguito, precisamente alla fine del II secolo a.C., furono lastricate con il basato, furono realizzati i marciapiedi. Per attraversare le strade e passare da un marciapiede all’altro, al centro delle careggiate furono poste delle pietre di forma ovoidale, separate da spazi che permettevano il passaggio dei carri. Ovviamente la zona principale della città era il Foro, area in cui si poteva entrare solo a piedi, l’uomo moderno non ha inventato neppure le isole pedonali. Intorno al Foro vi erano gli edifici più importanti per la vita cittadina: il Macellum, cioè il mercato, dove si vendevano specialmente carne e pesce; la Basilica; diversi Templi; gli Edifici della Pubblica Amministrazione. A Pompei Non mancavano gli edifici ludici: l’Anfiteatro, qui si esibivano i gladiatori, con i loro combattimenti ed erano eseguiti i giochi circensi; il Teatro Grande e il Teatro Piccolo, dove erano rappresentate commedie, si esibivano mimi, si davano spettacoli musicali e dove poeti salivano sul palco per recitare le proprie poesie o per leggere quelle di altri autori. Com’è risaputo, i Romani tenevano in grande considerazione la cura del corpo a Pompei vi erano diversi complessi termali: le Terme Stabiane, le Terme del Foro, le Terme Centrali, le Terme Repubblicane, le Terme di Sarno e le Terme Suburbane. A Pompei non era trascurato neppure lo svago sessuale, nella città sono stati contati più di venticinque lupanari, vi era un’attività militare che si svolgeva nella Schola Armatorum, nella Palestra Grande e nella Palestra Sannitica. Non trascuriamo l’attività religiosa che era praticata in vari Templi: il Tempio di Giove; il Tempio di Apollo; il Tempio di Venere; il Tempio di Iside; il Santuario dei Lari Pubblici; il Tempio di Vespasiano; il Tempio della Fortuna Augusta. I Pompeiani erano soprattutto commercianti, attività, inizialmente svolta nel foro, per poi essere traferita nella cosiddetta Via dell’Abbondanza. Si vendevano prodotti agricoli, vino, olio, frutta, verdura e cereali. A Pompei vi erano: frantoi, per le olive; macine per il grano; forni per la produzione di circa dieci qualità di pane. Si praticava la pesca e vi era un’importante produzione di lana, era prodotto il “Famoso” garum, e si coltivano alberi da frutta quali ciliegio, albicocco e pesco. Sulle vie principali si aprivano osterie e thermopolium. Il thermopolium era un luogo di ristoro, dove era possibile acquistare cibi pronti per il consumo, si trattava di un locale di piccole dimensioni con un bancone nel quale erano incassate grosse anfore di terracotta, atte a contenere le vivande. Nei pressi delle porte della citta si trovavano stalle e alberghi, mentre manufatti erano importati dall’Italia settentrionale, dalla Gallia e dalla Spagna. Le abitazioni raccolsero l’eredità lasciata dai Sanniti, le decorazioni, però, divengono uniche, tanto da distinguere quattro stili detti, per l’appunto “Pompeiani” che si diffusero in tutti i territori romani. Quando ci riveriamo al primo stile pompeiano, parliamo del periodo compreso tra 150 a.C. e l’80 a.C., esso è caratterizzato da riquadri che tendono a riprodurre marmi colorati. Il secondo stile che va dall’80 a.C. al 14 a.C., è caratterizzato da prospettive architettoniche il terzo stile che va dal 14 a.C. al 62 d.C., è contraddistinto da un elevato gusto decorativo. Infine, il quarto stile che ebbe inizio nel 62 e che terminerà con la città stessa nel 79, è caratterizzato da architetture e prospettive irreali, in cui fanno bella mostra di loro elementi ornamentali. Non finisce qui, nell’abitazione oltre le pitture erano presenti dei mosaici a volte meravigliosi e complessi, spesso si rifacevano a temi e miti della Grecia, così come le pitture. Nella città si possono vedere colonne e capitelli nei tre stili classici, dorici, ionici, corinzi, ma anche i cosiddetti compositi, formati dall’unione di due o più stili. La costruzione degli edifici subì evoluzioni importanti, inizialmente furono realizzati con opera quadrata ed incerta, per passare poi ai blocchi di tufo, all’opera reticolata, infine, si giunge all’opera laterizia. Una caratteristica di Pompei è il ritrovamento sui muri delle case di manifesti elettorali, ovviamente non realizzati come si fanno oggi, ma si trattava di scritte con lettere molto grandi di colore rosso o nero che riportavano sia il nome del candidato sia il suo slogan politico. L’approvvigionamento idrico era garantito dall’acquedotto del Serino che attraverso delle tubature allacciate al Castellum Aquae, rifornivano le terme, le fontane pubbliche e le case più ricche, le altre abitazioni si rifornivano da impluvium e cisterne presenti nelle case stesse. La cosa strana è che Pompei era molto carente di fognature, vi erano quelle allacciate alle latrine pubbliche mentre le abitazioni erano dotate di pozzi neri. Infine descriviamo brevemente le sette porte conosciute che davano l’accesso alla città:

Porta Nocera, realizzata nel IV secolo a.C., di epoca sannitica, da questa iniziava la Via che portava a Nuceria Alfaterna, città che occupava, pressappoco i territori dell’attuale Nocera inferiore e superiore. Fu edificata con blocchi di calcare, era formata da un vano con volta a botte, dove era posta la porta vera e propria, un corridoio che aveva alle estremità due bastioni, uno per lato.

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Porta Ercolano, chiamata anche porta del sale, fu edificata dopo che Silla conquistò la città, da essa partiva la strada che portava a Ercolano e alla zona nord del golfo di Napoli. Fu decorata con stucchi e nei suoi pressi vi era una necropoli.

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Porta Marina, si tratta di una porta grandiosa, una sorta di bastione da essa si diramava la strada per mare. Aveva due fornici ad arco e una volta a botte, sembra però che non era molto frequentata.

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Porta Nola, fu fatta edificare da Vivio Popidio, intorno al III secolo a.C., perlomeno così recita un’iscrizione in lingua osca posta sulla porta stessa. Fu costruita in tufo ha una volta a botte e presenta una chiave di volta scolpita, raffigurante la testa Minerva. All’esterno vi erano una piccola necropoli e la strada che conduceva a Nola.

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Porta Vesuvio, si tratta della porta più usata per gli scambi commerciali, nei suoi pressi vi erano tre torri utilizzate per la difesa della città. Nel 79, quado il Vesuvio eruttò, la porta era in ristrutturazione e restauro.

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Porta Stabia, era la più antica della città, da essa partiva la strada che portava al porto sul fiume Sarno.

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Porta Sarno, non ne rimane molto, non si sa bene quale fosse la sua forma originale, era in fonda Via dell’abbondanza.

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Clicca qui per le foto dell’attuale Pompei. 

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