Pompei: un po’ di Storia.

by / sabato, 04 aprile 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

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Anche se gli eventi più famosi di Pompei sono quelli legati all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la sua storia comincia da molto più lontano nel tempo. Le prime testimonianze sono del IX secolo a.C., documentazioni flebili, ma comunque presenti. In quel periodo il popolo degli Opici, anche se ancora in forma stanziale, cominciò a insidiarsi nella zona. Dobbiamo usare un po’ di fantasia perché l’ambiente odierno è molto diverso da quello che occupò questo popolo, si trattava di un territorio, a dir poco, in posizione strategica, su un pianoro di circa trenta metri a picco sul mare, che si formò a causa di una colata lavica proveniente dal Vesuvio. Da questo pianoro, con pareti scoscese e a picco sul mare, si poteva vedere tutto il golfo di Napoli, e cosa molto importante, nei pressi, dello stesso, sfociava il fiume Sarno che permetteva un continuo approvvigionamento idrico, fatto fondamentale, se si considera che in zona non vi fossero sorgenti. Nell’VIII secolo a.C., gli insediamenti stanziali divengono stabili, è, infatti, in questo periodo che il popolo degli Osci fondò cinque villaggi nella zona, si deve, però, aspettare circa altri due secoli per vedere questi villaggi trasformarsi in un unico agglomerato urbano. È intorno al VI secolo a.C., che si costruiscono mura che vanno a cingere la città appena nata, soprattutto questa andrà a controllare un importante asse viario. Cominciano gli scambi commerciali via mare, di conseguenza fu costruito un porto, se pur piccolo, presso la foce del Sarno. Di questo periodo non rimane molto, anche se sotto le costruzioni di epoca sannitica e romana, sono stati ritrovati frammenti di ceramica, molti dei quali erano pertinenti a tombe che erano di tipo a fossa. Per capire la storia di questa città il cui nome deriva forse dal greco pompé, oppure dall’osco pompe, si deve se pur brevemente capire ciò che accadeva in tutta la Campania. I Greci sbarcarono in questa regione e fondarono alcune colonie, come quella di Pithecusa, tra il 780 e il 770 a.C., sull’isola d’Ischia; o quella di Cuma, intorno al 740 a.C. e cosa accadde a Pompei? La città non fu mai conquistata dai Greci, o meglio non militarmente, ma entrò nella zona d’influenza del popolo Ellenico. Pompei divenne, senza colpo ferire, un’importante colonia greca e un fiorente centro commerciale. Di questo periodo è la costruzione del Tempio Dorico, che non fu costruito nei pressi del centro della città ma in una posizione più esterna, nella zona che in seguito diverrà il Foro Triangolare, inoltre fu introdotto il culto del Dio Apollo. Gli archeologi, da quest’andamento delle cose, hanno ipotizzato che i Greci non volevano restare a Pompei in maniera stabile, ma desideravano unicamente avere il controllo delle strade e del porto. Era il 524 a.C. quando gli Etruschi cominciano ad affacciarsi nella regione, fondano Capua, e si stanziano nella zona di Pompei cercando collegamenti verso l’interno. Nel fiume Sarno trovarono l’ideale Via di comunicazione tra il mare e l’entroterra, è importante dire che anche gli Etruschi non conquistarono la città con le armi in pugno ma si accontentarono di poterla controllare. Anche in questo periodo, quindi, la città gode di una certa autonomia o di qualcosa di simile. Gli Etruschi che fecero all’interno della città? Fu costruita una grande piazza per il mercato, un Foro molto primitivo, fu edificato il Tempio di Apollo, all’interno furono trovati anche frammenti di ceramica di bucchero, classica lavorazione etrusca. Alcune case furono modificate e ampliate con la costruzione di un atrio tuscanico, tipico dell’architettura di questo popolo e le mura furono fortificate. Si giunge al 474 a.C., quando cioè, gli Etruschi furono sconfitti dai Greci di Cuma, Pompei tornò, fino al 424 a.C., sotto l’influenza greca. In questo nuovo periodo ellenico fu restaurato il tempio di Apollo e il tempio di Giove, le mura furono nuovamente rinforzate e fu edificato un nuovo nucleo abitativo, su questo, però ci sono pareri discordi degli esperti. Sicuramente si ebbe un preciso piano urbanistico e una rete stradale efficiente e ordinata. Gli storici Diodoro Siculo e Tito Livio ci tramandarono come Cuma fu conquistata dai Sanniti, di conseguenza nel 424 a. C., i Sanniti presero possesso della città di Pompei cacciando i Greci definitivamente. I Sanniti erano un popolo proveniente dagli attuali Abbruzzo e Molise, storicamente alleato dei Romani. Durante questo periodo furono, ancora una volta, rafforzate le mura cittadine, costruiti vari edifici pubblici e privati ed edificato il Foro. La città raggiunse la sua massima e definitiva estensione territoriale. Si diceva della storica alleanza tra Romani e Sanniti, tuttavia, nel 310 a. C., i Sanniti di Pompei si allearono con la città di Nocera che era in guerra con Roma. I Pompeiani riuscirono anche ad avere una vittoria, ma alla fine furono duramente sconfitti, la città, quindi entrò nelle mire romane, pur rimanendo governata dai Sanniti. Da questo punto in poi Pompei resterà fedele a Roma anche durante la terza guerra sannitica e in quella contro Pirro, la città era ormai entrata nel circuito economico romano. Tra l’incertezza politica nel III e II secolo a.C., Pompei continuò a essere una città florida, soprattutto per il commercio di vino e olio. Pompei arrivò ad avere scambi commerciali fino in Provenza e in Spagna, ma gli abitanti non trascurarono le altre attività agricole le quali erano svolte in ville rustiche che sorgevano nei dintorni della città. Col passare del tempo i senatori romani cominciarono a spartirsi i territori che circondavano la città, ciò creò grandi tensioni tra i Pompeiani, i quali oltretutto non avevano il diritto di poter diventare cittadini romani. Queste tensioni portarono Pompei a schierarsi contro Roma durante la cosiddetta guerra sociale. Ovviamente Roma rispose in breve tempo, dopo aver conquistato Stabia ed Ercolano l’esercito romano, a cui capo era Lucio Cornelio Silla, si presentò sotto le mura di Pompei, la lotta fu molto cruenta e in un primo tempo i Pompeiani respinsero il nemico. La vittoria Romana, però, non si fece attendere, nell’89 a.C., la città è conquistata senza creare troppi danni alla stessa. Pompei era diventata Romana… Gli abitanti divennero cittadini Romani, la città ebbe lo status di municipium e fu governata da un Quadrumviro. Publio Cornelio Silla, nell’80 a.C., decise di modificare lo status della città da municipio a colonia, molti terreni furono sottratti ai patrizi per essere distribuiti ai veterani dell’esercito di Silla, nascono così numerose ville rustiche che andarono, di fatto, a formare un quartiere suburbano, che prenderà il nome di Pagus Augustum Felix Suburbanus. Sono i territori di cui abbiamo già parlato nell’ambito delle ville Romane nel territorio Vesuviano, nelle odierne località di Boscoreale, Boscotrecase e Terzigno. La conquista romana tuttavia non ebbe un impatto devastante, nello stile di vita pompeiano, se da una parte la lingua ufficiale divenne il latino, dall’altra i cittadini continuarono a parlare l’osco e il greco e per una cinquantina di anni le unità di misura continuarono a essere quelle osche. Molto cambiò nel 27 a.C., quando Augusto salì al potere, iniziò un’opera di romanizzazione molto capillare, le truppe sillane furono sostituite con quelle augustee, le famiglie patrizie sannitiche furono riammesse, anche perché nel frattempo, con adozioni e matrimoni, si erano imparentate con quelle romane. Pompei divenne il luogo di villeggiatura preferito dalla nobiltà romana, molte opere architettoniche furono costruite, ristrutturate e restaurate. Fu costruito l’acquedotto del Serino a cui Pompei fu allacciata tramite una condotta secondaria, fu innalzato anche un tempio dedicato alla Fortuna Augusta. La pace favorì i commerci, soprattutto quelli marittimi, il porto fu ristrutturato e ampliato, molte merci locali giunsero in tutto il mondo, allora conosciuto, vari prodotti stranieri furono importati. Non fu, però, sempre così, per motivi ignoti alla fine dell’impero di Caligola la città conobbe una crisi. Salito al potere Nerone nella città tornò la tranquillità ma fu solo apparente, infatti, nell’anfiteatro avvenne una violenta rissa tra Pompeiani e Nocerini, che portò numerose vittime. La cosa fu ritenuta talmente grave da Roma che fu decretata la chiusura dell’anfiteatro per dieci anni. Giungiamo così a quel fatidico 79 d.C., ma dobbiamo ricordare che nel 62, la città subì moti danni a causa di un terremoto, quindi quando ci fu l’eruzione del Vesuvio non tutti lavori di ristrutturazione, sia di edifici pubblici sia di quelli privati, erano terminati. Una pioggia interminabile di lapilli e ceneri iniziò a cadere sulla città, fu la fine di Pompei. La città si ritrovò sotto sei metri di materiale vulcanico, dal quale emergevano solo alcune colonne e, la parte più alta degli edifici, i morti furono tantissimi, dagli scavi archeologici riemersero oltre mille scheletri e sicuramente altri sono ancora seppelliti nelle parti ancora non indagate. Nonostante tutto molti riuscirono a mettersi in salvo considerando che il numero degli abitanti, della città si aggirava, secondo le stime fatte, tra i seimila e i ventimila. La città non fu più ricostruita e la vegetazione coprì i resti che affioravano dal materiale vulcanico, ecco l’oblio di quasi millesettecento anni, fino a quando, in epoca borbonica, fu ritrovata e aggiungerei saccheggiata… ma questa è un’altra storia. Pompei fu riscoperta nel 1748, quando a Ercolano si scavava già, gli scavi iniziarono per volontà di Carlo III di Borbone, quando cominciarono a tornare alla luce i primi resti, i lavori furono intrapresi per prima nella zona dell’anfiteatro, gli archeologi pensarono di trovarsi difronte a ciò che restava di Stabia. Solo quindici anni dopo, nel 1763, si capì che si trattava di un’altra città, una certezza derivante dal ritrovamento di un’epigrafe che recitava tra l’altro: “Res Publica Pompeianorum”… l’oblio di Pompei era terminato. Scrisse Pietro Colletta:

Pompei, coperta di terre vegetali e di lapillo, si andava largamente scoprendo, e ne uscivano cose preziose di antico.”

Le prime esplorazioni furono eseguite tramite cunicoli, ben presto, però, vista la bassa consistenza del materiale vulcanico che ricopriva la città, iniziarono gli scavi a cielo aperto. Le esplorazioni anche se con pause e andamenti alterni proseguirono per tutto il periodo borbonico, con l’unità d’Italia la città fu riportata alla luce quasi interamente, alcune parti sono tutt’oggi inesplorate, si cominciò a pensare alla conservazione e al restauro del materiale ritrovato. Durante la seconda guerra mondiale, gli scavi non furono risparmiati dai bombardamenti Americani, che in alcuni casi provocarono danni ingenti. Tutti i reperti ritrovati e gli affreschi e i mosaici staccati in epoca borbonica, tranne quelli finiti in mani private o in musei al difuori dell’Italia, sono oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nell’Antiquarium di Pompei e in quello di Boscoreale. Gli scavi e gli studi intrapresi, dopo l’unità d’Italia furono sistematici e ordinati, s’iniziò a dividere la città in regioni e insule, “Regiones e insulae”, s’iniziò a usare la tecnica dei calchi. Questa consiste: una volta individuata una zona di vuoto, si riempie con una miscela di gesso o cemento e acqua, quindi, dopo che questa si è solidificata, si scava e il risultato è che viene alla luce la copia esatta dell’oggetto o dell’essere vivente, con le sue forme e la posizione assunta poco prima di essere raggiunto dalla forza devastatrice del vulcano. Tra il 1870 e il 1885 fu stilata la prima mappa dell’intera area. Nel 1997 l’area archeologica entrò a far parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Pompei è un cantiere perennemente aperto, in cui continua l’esplorazione sistematica, il restauro e la messa in sicurezza di ogni singolo edificio, rimane ancora da scavare circa un quinto della città.

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