Pompei: Le Attività Commerciali, le Necropoli.

by / sabato, 04 aprile 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

Le Attività Commerciali.

Pompei era molto attiva in ambito commerciale, l’attività principale era la vendita dei prodotti agricoli, erano prodotte e vendute varie qualità di vino, erano diffuse anche la coltivazione dell’ulivo e quella del grano.

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I Panifici.

Il pane era molto utilizzato nell’antica Pompei, le panetterie erano dotate spesso delle macine, di un ambiente per preparare l’impasto, un forno per la cottura e di un locale per la vendita. Pompei contava almeno trentaquattro panifici, il più grande della città era il panificio di Modesto. I panifici, i pistrina, tra i prodotti di panificazione, avevano come specialità anche numerosi dolci.

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Il Panificio di Popidio Prisco.

In questo panificio, gestito da un liberto, mancava il bancone, probabilmente il pane era prodotto su commissione o forse venduto all’ingrosso oppure per mezzo dei libani, una sorta di venditori ambulanti. Nel cortile c’erano le macine per produrre la farina, queste erano di pietra lavica, ed erano messe in funzione, in questo panificio erano cinque, a mano o con l’ausilio di muli. Le macine erano formate da due elementi, uno inferiore fisso detto “Meta”, uno superiore mobile detto “Catillus”. L’elemento superiore generava attrito su quello inferiore riducendo il grano immesso in farina. La farina era impastata con acqua in una sorta di macchina impastatrice, dopodiché l’impasto era lavorato su un bancone, per la forma definitiva, generalmente era rotonda con spicchi evidenziati. Ovviamente il passo successivo era la cottura che avveniva in un forno, di mattoni, che aveva come avancorpo la camera di tiraggio, rispetto a quella di combustione. I Romani conoscevano vari tipi di pane, come quello alle spezie, al latte, alle uova, al miele o all’olio, tra i prodotti del panificio, vi erano vari tipi di “pizza” e di dolci. Il costo di una forma di pane si aggirava intorno ai due assi.

I Thermopolium.

Questi erano locali in cui erano venduti cibi caldi e bevande, nella città di Pompei se ne contavano poco meno di un centinaio. Locali destinati ai ceti bassi, nella città vi erano molte botteghe di commercianti e artigiani che vivevano, insieme alle loro famiglie, in locali posti dietro o sopra i loro esercizi, spesso privi di cucine per cui andavano a mangiare nei thermopolium.

Il Thermopolium di Vetutius Placidus.

Questa struttura era composta dalla bottega che si affacciava direttamente sulla strada e dall’abitazione privata che aveva un ingresso indipendente. Era sicuramente uno dei più grandi thermopolium della città, presentava un bancone con sei doli murati nello stesso e un locale retrostante dove si sedevano gli avventori per consumare il pasto. Il bancone era decorato con marmi policromi, ma quello che colpiva di più era il larario posto in fondo all’ambiente retrostante. Questo presentava un bellissimo affresco in cui erano raffigurati alcuni Lari danzanti, Mercurio, Bacco e due serpenti, inoltre vi era un triclinio decorato con affreschi del terzo stile. Vi era anche un piccolo giardino, dove erano coltivate le piante aromatiche usate in cucina, ovviamente non mancavano fornelli con caldaie di bronzo e vasi sia di terracotta sia di metallo. Una curiosità, uno dei doli, probabilmente, era usato come cassa, al suo interno sono state trovate milletrecento ottantacinque monete.

Il Thermopolium delle Aselline.

Questo locale aveva tre banconi per la vendita, anche questo esercizio aveva un larario con raffigurazioni di Mercurio e Bacco. In questa bottega furono rinvenute numerose suppellettili, sia di bronzo sia di terracotta e vari sesterzi.

Il Thermopolium della Fenice.

Questo locale aveva come insegna esterna una fenice, da cui il nome, nel suo interno vi era un affresco su cui erano raffigurati alcuni pavoni su un prato. Inoltre, il locale era comprensivo di un grande orto in cui erano coltivate delle viti.

L’Officina del Garum.

Era un locale dove si produceva e si vendeva il garum, (Vedi) la famosa salsa che si otteneva dalla fermentazione delle interiora di pesce. La cosa interessante è che nell’edificio furono ritrovati recipienti chiusi con all’interno del garum, faceva parte della bottega un giardino in cui vi era un vasto magazzino di anfore.

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I Granai del Foro.

Si trovano su un lato del foro presentavano otto ingressi separati da pilastri di mattoni, qui si svolgeva il mercato della frutta e della verdura. Oggi hanno funzione di magazzino in cui sono stati portati, sin dal XIX secolo, reperti trovati durante gli scavi, quelli non trafugati o esposti in vari musei. Oggi dovrebbero esserci oltre novemila oggetti tra cui: pentole e fornelli, per la cottura del cibo; brocche e bottiglie; anfore; grandi contenitori utilizzati per trasportare olio, vino e garum da e per tutto il Mediterraneo; tavoli in marmo; vasche per fontane che adornavano gli ingressi delle case; alcuni calchi di vittime dell’eruzione; il calco di un cane e quello di un albero.

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Officine Tessili.

A Pompei era molto sviluppata la lavorazione della lana, tredici officine lavoravano il materiale grezzo, sette che eseguivano la filatura, nove la tintura e diciotto il lavaggio.

L’Officina di Verecundus.

Questo locale era adibito alla tessitura, bollitura e vendita delle stoffe, al suo interno fu ritrovato un calderone di bronzo decorato con un fallo alato, inoltre vi era un architrave decorata con Apollo, Giove, Diana, Mercurio e Venere, mentre sulla facciata dell’edificio erano raffigurati Mercurio e Venere.

La Fullonica di Stefanus.

Oggi si potrebbe definire una lavanderia, ma la fullonica era qualcosa di più complesso, dove erano lavati e tinti sia vestiti usati sia quelli nuovi, questi ultimi prima di essere venduti al mercato. Le fulloniche, quindi, servivano sia per lavare i tessuti che dovevano essere sgrassati dopo i lavori di filatura e tessitura, sia per la semplice pulizia dei tessuti usati. Il tessuto era posto in pestatoi, dove era pestato con acqua, soda e urina animale o umana. Una volta trattati i tessuti erano lavati con creta, battuti e cardati, quelli bianchi e quelli che erano stati tinti erano trattati con la zolfatura per essere lucenti, venivano cioè stesi sopra un piccolo braciere con delle canne da cui uscivano i vapori. L’ultimo passaggio era di stiratura che si effettuava con una pressa. Questo edificio, ricavato da un’abitazione, aveva un ingresso molto ampio, era provvisto anche di una terrazza, dove i panni erano messi ad asciugare, inoltre oltre l’impluvium vi erano tre vasche comunicanti e cinque bacini.

Altre attività.

A Pompei la pesca era molto diffusa, il porto principale per le barche da pesca era alla foce del Sarno, a circa un chilometro dalla Porta Stabia. In un’abitazione fu ritrovato un affresco in cui erano raffigurate delle barche da pesca mentre navigavano su un fiume. Altre attività di cui è rimasta traccia sono le produzioni di profumi, le coltivazioni di fiori e di aglio. Gli abitanti di Pompeii importavano merci quali lampade, vasellame. Il vino e l’olio, oltre la produzione locale, erano importati dalla Spagna, dalla Sicilia e da Creta. Nelle taverne cittadine il vino era conservato in grossi orci di terracotta, tenuti a fresco nelle cavità ricavate nel banco di vendita di marmo. Le osterie davano possibilità ai viandanti di alloggiare e rifocillarsi, ma a Pompei erano attivi anche vari artigiani quali: barbieri, tonsor; fabbri, faber; falegnami, lignarius; marmisti, marmorarius; orefici, aurifex; mosaicisti, museiarii; pittori, pictores; facchini, saccarii; carrettieri, cisiarii.

Le Necropoli.

Le leggi Romane stabilivano che le tombe dovevano essere poste al di fuori delle mura cittadine, o comunque al di la del Pomerio, quindi a Pompei le necropoli furono realizzate appena fuori le porte della città. La più importate fu quella di Porta Nocera, era quella di maggiori dimensioni presentava sia tombe a esedra sia a edicola come quella di Eumachia, fatta costruire dalla sacerdotessa di Venere per sé e per i suoi familiari. Un’altra grande necropoli e quella di Porta Ercolano, che sorgeva lungo la strada che portava a Villa dei Misteri, non molto più piccola era quella del Fondo Pacifico nei pressi dell’anfiteatro. Nella necropoli posta fuori Porta Vesuvio fu edificata la tomba semicircolare a sedile di tufo di Arellia Tertulla e quella di Septumia, moglie di un duoviro. Sopra di tutte, però, risalta quella di Vestorius Priscus, un addetto alla cura delle strade cittadine e dell’ordine pubblico, questa fu decorata con stucchi a rilievo raffiguranti menadi e un satiro, le pareti interne erano affrescate con scene: della vita del defunto; di caccia; di lotte di gladiatori. La necropoli di Porta Nola ospitava le tombe di: Obellio Firmo, formata da un recinto, nel quale fu posta una stele, sulla quale fu messa l’urna cineraria di vetro; Aesquilia Polla, di tipo a esedra; Herennius Celsus, sempre a esedra con l’aggiunta di una colonna ionica con vaso di marmo. In Via dei Sepolcri vi era una piccola necropoli di tombe sannitiche, altre tumulazioni risalenti al periodo preromano erano nei pressi di Porta Stabia, probabilmente altre sono ancora da scoprire.

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