Pompei: Le altre Case.

by / sabato, 04 aprile 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

Le Altre Case.

Gli scavi archeologici eseguiti nella città di Pompei hanno riportato alla luce molte abitazioni che restituirono opere d’arte, affreschi, statue, decorazioni varie, oggetti di vita quotidiana, vasellame, strumenti di ogni genere, gioielli ecc… ognuno con la propria importanza e unicità. Di conseguenza hanno assunto importanza i luoghi dove sono stati ritrovati, non si possono descrivere tutte le abitazioni di Pompei, non in questi spazi, quindi di quelle che seguono scriverò solo alcuni cenni sulle loro peculiarità e di altre….

.

.

La Casa del Larario di Achille.

Qui furono ritrovate decorazioni con pitture dedicate a riferimenti letterari, il nome deriva da un piccolo ambiente che si apre sull’atrio, un sacello domestico dove erano raffigurate scene della guerra di Troia. In un altro ambiente un affresco particolare, in esso sono raffigurati due grandi elefanti guidati da amorini che come redini usano rami di mirto, la pianta sacra a Diana.

La Casa del Criptoportico.

Quest’abitazione subì vicende edilizie piuttosto singolari, fu più volte unita e separata dall’adiacente Casa del Larario di Achille. In fondo al cortile fu posto un larario vicino a due scale che davano l’accesso a due piani diversi della casa, mentre una rampa in salita conduceva al triclinio e alla cucina, una in discesa portava a un criptoportico, che dà il nome alla casa. Quest’ambiente era tutto decorato con stucchi e affreschi che raffigurano Satiri e Menadi, mentre sul fregio si sviluppa una scena della guerra di Troia. Il soffitto era a volta, decorato con motivi floreali e geometrici di stucco e con corone. L’abitazione aveva una zona termale privata.

La Casa dei Celi.

Questa casa aveva una facciata imponente, con riquadri di stucco e capitelli, l’impluvium fu realizzato con frammenti di anfore la parete di fondo del peristilio era decorata con affreschi raffiguranti animali selvaggi, mentre sulle altre comparivano paesaggi egizi con animali tipici della zona del Nilo. La casa forse apparteneva, per lo meno vi è un’iscrizione elettorale che sembrerebbe confermarlo, al magistrato Lucius Ceius Secundus.

La Casa di Paquius Proculus.

Anche quest’abitazione era di epoca sannitica, il pavimento del suo ingresso presentava un mosaico raffigurante un cane accucciato alla catena, davanti a una porta semiaperta. Tutto il pavimento dell’atrio era in opera musiva con tessere policrome in cui erano raffigurati due ritratti, uno maschile e uno femminile, e animali. Vari ambienti si aprivano sul peristilio tutti ben decorati, sul pavimento del triclinio un particolare mosaico dove erano raffigurati sei pigmei mentre pescano. In un altro quadro era sviluppata la scena di un asino che non regge il peso di un Sileno.

La Casa del Frutteto o dei Cubicoli Floreali.

Questa casa era caratterizzata da ambienti decorati con affreschi riproducenti giardini arricchiti da motivi egizi, in un locale era raffigurato un giardino con piante ornamentali e da frutto, con particolari molto precisi, tanto da distinguere le specie vegetali, in un altro sono raffigurati tre alberi di diversa grandezza, quello al centro, il più grande, è un fico che ospita un serpente, simbolo di prosperità.

La Casa della Nave Europa.

Il giardino di quest’abitazione fu riconvertito alla coltivazione di fave, cipolle, cavoli e piante da frutto, mentre un locale fu usato come stalla per animali. Allo stesso tempo la casa possiede colonne nel peristilio monumentali, decorazioni sulle pareti importanti e stucchi, tra quali alcuni erano dorati. Notevoli erano le semicolonne nella parte superiore delle pareti. Su una parete del peristilio vi era un graffito in cui compariva una grande nave da carico chiamata “Europa” con al fianco imbarcazioni di minore grandezza.

Casa del Triclinio estivo o all’aperto.

Questa casa aveva un giardino in cui si coltivano viti, i calchi delle radici lo provano, e qui vi era il triclinio estivo, che dà il nome da casa, formato da due fontane gemelle a nicchia rivestite di mosaici in pasta vitrea, pietre pomici e conchiglie.

La Casa del Giardino di Ercole.

Quest’abitazione, del III secolo a.C., fa parte di alcune che avevano una particolare tipologia, l’atrio senza locali laterali. Il nome deriva da una statuetta di marmo raffigurante Ercole rinvenuta in una piccola edicola posta nel giardino. Dall’ingresso si accedeva a un cortile che si apriva su un ampio giardino dove erano coltivate rose, viole e gigli. In questa casa furono ritrovati moltissimi piccoli contenitori di terracotta e di vetro, quindi probabilmente, qui vi era anche una bottega per la produzione e la vendita di profumi e unguenti.

La Casa di Trebio Valente.

Si tratta di un’abitazione tipica dell’età repubblicana, si sviluppava intorno all’atrio e al peristilio, anche questa costruzione fu danneggiata dai bombardamenti alleati, sulla facciata andata distrutta, vi erano iscrizioni pubblicitarie murali dipinte di colore nero, programmi elettorali e annunci dei giochi che si sarebbero svolti nell’anfiteatro. La casa apparteneva ai Trebii, una delle famiglie più potenti della città, prima della conquista romana. Possedeva un bel triclinio estivo con una pergola sorretta da quattro colonne, le pareti erano decorate con riquadri colorati.

La Casa di Marco Lucrezio Frontone.

Questa domus, abitata dal magistrato Marcus Lucretius Fronto, era decorata in modo molto raffinato, con richiami letterari e artistici, l’atrio aveva un impluvium di marmo e un tavolo con zampe leonine, il tablino presentava affreschi che raffiguravano il trionfo di Bacco e Arianna, gli amori di Venere e Marte, rappresentazioni di ville marittime e quadri con nature morte. Sulle pareti del peristilio erano affrescate con scene di caccia tra leoni, pantere, orsi e animali domestici.

La Casa delle Nozze d’Argento.

In conformità ad alcuni graffiti e iscrizioni l’ultimo proprietario della casa, probabilmente, fu Lucius Albucius Celsus, si tratta di un’abitazione imponente e aristocratica. Come detto l’architettura della casa è imponente, come dimostrano le grandi colonne di tufo che erano nell’atrio, il peristilio ha un lato più alto degli altri, l’ultimo aspetto dell’abitazione risale tra 30 a.C. e il 40 a.C., quando locali e decori furono restaurati. Il nome non deriva da qualcosa di archeologico, ma semplicemente dalla visita Umberto I e Margherita di Savoia nel giorno delle loro nozze d’argento.

La Casa di Cecilio Giocondo.

Quest’abitazione risale al II secolo a.C., ma subì profondi cambiamenti quando divenne proprietà della famiglia dei Caecilii. La casa prende il nome dal ritratto del capostipite della famiglia, trovato davanti al tablino, il banchiere Lucius Caecilius Iucundus, nell’abitazione fu ritrovato un archivio di 154 tavolette cerate in cui furono registrate le somme versate, tra il 52 e il 62 d.C., a vario titolo. Nella casa vi era un larario con rilievi di marmo, su cu erano raffigurati gli effetti del sisma del 62 su alcuni edifici pubblici di Pompei.

La Casa dell’Ancora.

Com’è immaginabile l’abitazione prende il nome dal mosaico di un’ancora ritrovato nell’ingresso, che era da considerare come simbolo di sicurezza e tranquillità. La planimetria della casa è piuttosto singolare, infatti, una parte dell’abitazione è organizzata su due livelli disposti a diverse quote, sul piano superiore tutto ruotava intorno a una grande terrazza, è qui che si affacciavano tre grandi ambienti adibiti al ricevimento. Il livello basso era occupato da un giardino porticato con pilastri, in un angolo vi era un sacello a edicola con raffigurati due timoni e un altare, riferibili al culto di Venere.

La Casa della Fontana Piccola.

Quest’abitazione aveva una particolarità, dall’ingresso era possibile vedere una grande fontana posta come decorazione del giardino. Fontana che era rivestita di mosaici con tessere policrome e conchiglie, mentre una statua di bronzo raffigurante un pescatore e un amorino faceva bella mostra di se. Notevoli gli affreschi delle pareti del peristilio, i quali raffigurano grandi paesaggi e una città marittima.

La Casa di Pansa.

Si tratta di un’abitazione, aristocratica che occupava un intero isolato, si sviluppava intorno all’atrio e al peristilio, quest’ultimo presentava sedici colonne e una piscina al centro con decorazioni pittoriche che raffigurava alcuni pesci. L’ultimo proprietario fu Cnaeus Alleius Nigidius Maius, un ricco commerciante e duoviro, che dava in affitto alcuni parti dell’immobile. Molto importante è una scritta ritrovata sulla facciata dell’abitazione, si tratta di un’iscrizione di colore rosso in lingua osca con indicazioni per le truppe in caso di attacco nemico.

La Casa di Sallustio.

Si tratta di un edificio di epoca Sannitica, databile intorno al 180 a.C., presenta un atrio con impluvium di tufo, molti ambienti mantennero l’originale decorazione, con finti marmi. È probabile che dopo il terremoto la casa fu trasformata in albergo, con l’aggiunta di un secondo piano, fu anche aggiunto, come decorazione, un gruppo bronzeo raffigurante Eracle e la cerva sul bordo dell’impluvio e l’affresco a grandezza naturale di Atteone assalito dai cani della Dea Diana, posto sulla parete di fondo del piccolo giardino. Anche qui arrivarono le bombe alleate che procurarono vari danni distruggendo parzialmente, proprio questo affresco.

La Casa di Adone ferito.

Quest’abitazione fu edificata nel II secolo a.C., ma fu ristrutturata e restaurata dopo il terremoto, presentava decorazioni ad affresco, tra l’altro vi era un magnifico quadro con Adone morente e Afrodite dipinto su una parete de giardino, che poi ha dato il nome alla casa. In un altro ambiente un affresco che mostra la “Toeletta di Ermafrodito” e altri quadri sul tema dell’amore e del desiderio.

La Casa dell’Ara Massima.

Il nome di quest’abitazione deriva dal quadretto affrescato di Ercole presso un altare, quest’ultimo identificato con l’Ara Massima fondata dall’eroe a Roma. La casa è di piccole dimensioni e si sviluppava intorno all’atrio, in un ambiente vi è un piccolo quadro affrescato con la figura di Narciso sdraiato, inoltre vi è un larario con la raffigurazione del Genio familiare intento al sacrificio, mentre, due serpenti erano dipinti ai lati dell’altare. In questo edificio fu ritrovato un tavolo con una sfinge di bronzo come supporto, furono anche rinvenuti alcuni strumenti di bronzo e un numero elevato di ami da pesca.

La Casa del Principe di Napoli.

Quest’abitazione aveva un impianto irregolare poiché ottenuta dall’unione di due piccole case, l’atrio aveva una decorazione che nella parte superiore vedeva dipinti di filari. Fu rinvenuto un tavolo di marmo poggiato su gambe a forma di leoni alati, altri locali ben decorati gravitavano intorno al giardino porticato, un’esedra era affrescata con le figure a grandezza naturale di Bacco e Venere. Il pavimento del triclinio presentava un intarsio di marmi policromi, in un’edicola posta sulla parete di fondo del giardino si trovava il larario.

La Casa di Apollo.

Questa domus era addossata alle mura cittadine, presenta due giardini, posti su due livelli, quello inferiore è abbellito da una bellissima fontana marmorea, con scaletta per una piccola cascata d’acqua. Su questo giardino si aprivano il triclinio estivo e un ambiente, le cui pareti esterne sono lavorate a imitazione di una grotta, in cui compaiono tre mosaici a soggetto mitologico realizzati con conchiglie e paste vitree. Nell’edificio vi erano quadri affrescati con varie raffigurazioni, tra le quali: Ulisse che riconosce Achille travestito e nascosto tra le figlie del re di Sciro; le Tre Grazie; Achille contro Agamennone. Inoltre vi erano alcune scene legate al mito di Apollo che hanno dato il nome alla casa.

La Casa del Marinaio.

Quest’abitazione risale al II secolo a.C., fu edificata colmando un grade dislivello del terreno, ciò fu fatto costruendo ambienti con copertura volta semi ipogei che, poi, furono utilizzati come magazzini, quindi si tratta di una casa che aveva anche una funzione commerciale. Intorno all’atrio, decorato con mosaici a tessere bianche nere, si aprivano vari ambienti, l’edificio era, inoltre, dotato di terme private e il suo nome deriva dal mosaico dell’ingresso in cui sono raffigurate sei prore di navi.

La Casa di Sirico.

Si tratta di una domus molto grande, anche questa è il risultato dell’unione di due case con due ingressi separati, nel momento dell’eruzione l’abitazione era in piena ristrutturazione, l’esedra era già terminata e presentava affreschi sulle pareti con soggetti mitologici ispirati alla guerra di Troia, mentre il pavimento era di lastre di marmo. Un sigillo di bronzo ci dice che l’ultimo proprietario della domus fu un politico e commerciante di Pompei: Publius Vedius Siricus. Sul pavimento dell’ingresso una scritta che diceva tutto: “Salve Lucru”, cioè “Salve guadagno”.

La Casa della Caccia Antica.

Quest’abitazione risale al II secolo a.C., presenta un tablino in asse con l’atrio e un peristilio irregolare, con colonne solo su due lati. Gli esperti hanno ritenuto molto interessanti due quadretti a tema mitologico ritrovati in un ambiente che si apriva sul giardino, nel primo è raffigurato Apollo e una Ninfa, nel secondo il cacciatore Atteone che fu trasformato in un cervo da Diana, poiché l’aveva vista nuda mentre faceva il bagno. Nel peristilio vi era l’affresco con la scena di caccia che diede il nome all’abitazione.

La Casa di Marco Fabio Rufo e del Bracciale d’Oro.

Questo complesso era molto grande, era composto di varie case, ed era articolato, su almeno quattro livelli con terrazze degradanti che davano la visuale sul mare, queste terrazze furono costruite sopra le mura della città. Gli edifici presentano delle decorazioni lussuose, con pavimenti in opus sectile, composti di marmi policromi, e pareti affrescate con temi mitologici, vedute di giardini e riproduzioni di originali greci di IV secolo. Il complesso era ancora abitato al momento dell’eruzione, infatti, gli archeologi hanno ricavato vari calchi di vittime, tra le altre una portava un bracciale d’oro.

La Casa di Championnet.

Si tratta di un’abitazione molto lussuosa, anch’essa si sviluppava su almeno quattro livelli, l’atro, molto ricco, presentava quattro colonne e pavimenti ad opera musiva con tessere policrome e decorazioni geometriche. Nei piani inferiori trovava posto un impianto termale, le decorazioni delle pareti erano molto ricche.

La Casa dei Mosaici Geometrici.

Anch’essa era un’abitazione molto vasta basta dire che aveva più di sessanta ambienti posti su tremila metri quadrati di terreno, si sviluppava su una serie di terrazze che andavano a sfruttare la pendenza del terreno, dalla dimora si aveva un panorama su tutta la valle del Sarno. Il complesso aveva importanti pavimenti a mosaico con motivi a labirinto e a scacchiera formati da tessere bianche e nere. D’impianto classico, presentava un grade atrio, a cui faceva seguito il tablino da cui si accedeva al peristilio porticato.

La Casa delle pareti rosse.

Questa casa era ancora in restauro quando ci fu l’eruzione, molte pareti erano solo intonacate e mancavano le decorazioni, due di questi ambienti, però, erano affrescati di colore rosso, ciò diede il nome all’edificio, nell’atrio fu posto un larario qui furono ritrovate sei statuette di bronzo raffiguranti le divinità protettici della casa.

La Casa dei Cornelii.

Quest’abitazione presentava al centro dell’atrio un impluvium di marmo, sul bordo vi era un tavolino marmoreo con supporti a forma di zampe feline, la casa conservava una grande collezione di statue, oggi in deposito nei granai del foro. Il peristilio presentava colonne doriche mentre il busto del proprietario, Caius Cornelius Rufus, faceva bella mostra di se tra le ante dell’ingresso.

La Casa di Meleagro.

All’ingresso di quest’abitazione vi era l’affresco che ha dato il nome alla casa, esso raffigurava, per l’appunto, Meleagro e Atlanta, il proprietario era sicuramente di ceto elevato basta dire che l’atrio presentava una vasca di marmo con l’acqua che usciva da una fontana, affianco vi era un tavolo marmoreo sostenuto da gambe a forma di grifo. La casa disponeva di un grande peristilio porticato sul quale si aprivano vari ambienti, notevole era l’oecus che presentava colonne al suo interno, nel giardino vi era una grande vasca dipinta di azzurro con una fontana a gradini che formavano particolari giochi d’acqua. Una particolarità, alle colonne potevano essere fissate delle tende per portare ombra e refrigerio nei locali, durante il caldo estivo.

La Casa di Marco Lucrezio su via Stabiana.

Per l’ennesima volta, anche quest’abitazione nasce da due case preesistenti, presentava due atri ad angolo retto tra di loro posti su due livelli diversi. Gli ambienti che si aprono sull’atrio avevano dei buoni decori con affreschi a sfondo mitologico. Il giardino, di piccole dimensioni, sovrastava la zona dell’atrio e presentava una lussuosa fontana di marmo a cascata, mentre l’acqua fuoriusciva dalla bocca di una statua di un Sileno. Intorno alla vasca, che era circolare, vi erano quattro erme e delle statuette di marmo raffiguranti Eroti e Sileni. In un quadro sono raffigurati strumenti per la scrittura e una lettera indirizzata a Marco Lucrezio, decurione di Pompei e sacerdote di Marte, da cui il nome della domus.

La Casa di Obellio Firmo.

Si tratta di un’abitazione grande e dall’architettura complessa, la sua facciata occupa tutto il lato corto di un isolato e presentava due atri. Il primo aveva colonne corinzie ed era decorato con rivestimenti di marmo compreso un tavolo marmoreo con sostegni a zampe di leone. Inoltre c’era, una cassaforte di legno ricoperta di una lamina di ferro; una statua di marmo di un Satiro, posta su un piedistallo scanalato; una fontana con vasca. Il secondo atrio aveva colonne doriche e su di esso si aprivano sia ambienti residenziali sia di servizio.

La Casa di Giulio Polibio.

Quest’abitazione era di epoca sannitica, con un’architettura particolare, l’atrio era seguito da un ambiente chiuso con una porta dipinta che maschera una porta preesistente. Il triclinio era decorato con un affresco raffigurante scene del supplizio di Dirce, legata a un toro. Nella casa furono ritrovati vari oggetti tra cui, una statua bronzea di Apollo, un vaso con raffigurazioni mitologiche e una grande brocca bronzea databile al V secolo a.C., oggetto quest’ultimo d’antiquariato anche in quell’epoca.

L’Insula dei Casti Amanti.

La stessa parola lo dice, si trattava di un edificio con più abitazioni, era ancora in ristrutturazione durante l’eruzione del Vesuvio, infatti, su alcune pareti sono stati ritrovati alcuni disegni preparatori agli affreschi. In un triclinio, però vi era l’affresco che raffigurava tre banchetti ambientati in altrettanti momenti dell’anno, in quello dedicato all’estate erano raffigurati due amanti mentre si scambiavano un bacio. All’insula era annesso un panificio e una stalla, dove furono ritrovati gli scheletri di alcuni muli utilizzati sia per girare le macine presenti sia trasportare il grano necessario alla produzione del pane.

.

.

Torna al Menù

(10)

Lascia un commento

TOP