Piazza Armerina, la villa Romana del Casale.

by / giovedì, 16 Giugno 2016 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

La villa Romana del Casale, i cui resti sono ubicati in contrada Casale a circa quattro chilometri da Piazza Armerina, in provincia di Enna, è un edificio romano tardoantico, è da tutti definito come villa romana suburbana, anche se in realtà non ha le caratteristiche di una villa, ma quelle di un palazzo imperiale urbano. La villa, nacque su una preesistente fattoria e fu datata dallo scopritore come un edificio eretto tra il 285 e il 305 d.C., età tetrarchica, un altro studioso, Ranuccio Bianchi Bandinelli, afferma che la sua costruzione avvenne nei primi venticinque anni del IV secolo, altri archeologi, dopo un attento studio sulle murature e sui mosaici, hanno stabilito che la realizzazione della villa avvenne tra il 320 e il 370 dopo Cristo. Non è sicuro il committente, forse fu Marco Aurelio Valerio Massimiano Erculio, Imperatore romano che condivise questo titolo con il suo amico e superiore Diocleziano, anche se, alcuni storici sembrano aver dimostrato, che Massimiano trascorse in Campania e non in Sicilia i suoi ultimi anni. Altri studi identificano come proprietario Massenzio, figlio di Massimiano, ma prendendo atto che, la dimostrazione deriva da molti ritrovamenti effettuati, la proprietà di lussuose dimore con un rilevante stile di rappresentanza, nel mondo romano, erano un fenomeno diffuso nell’aristocrazia, fu formulata un’altra ipotesi, forse la più accreditata, quella cioè che identifica come proprietario della villa Lucio Aradio Valerio Proculo Populonio, governatore della Sicilia tra il 327 e il 331 e console nel 340. Le ipotesi però non si esauriscono qui, anche altri aristocratici sono identificati come proprietari: Gaio Ceionio Rufio Volusiano prefetto urbano e console sotto Massenzio e Costantino; Suo figlio Ceionio Rufio Albino, anche lui console e prefetto; Ceionio Lampadio, altro figlio di Volusiano, prefetto sotto Costanzo II; Memmio Vitrasio Orfito, prefetto urbano sempre sotto Costanzo II; Claudio Mamertino, famoso retore vissuto al tempo dell’imperatore Giuliano; Nicomaco Flaviano il Giovane, un aristocratico romano vissuto tra la fine del IV e gli inizi del V secolo. Come si può capire probabilmente non si arriverà mai a un’assegnazione certa, indiscutibilmente però questa costruzione, che cercheremo di descrivere nelle prossime righe, è un gioiello, un capolavoro dei più preziosi che la civiltà romana abbia mai edificato in Sicilia, una gemma che con le sue decorazioni musive è testimone della vita di quei giorni trascorsi.

La struttura dell’edificio, cinquanta ambienti in tutto, è articolata in quattro nuclei separati e indipendenti, ma interconnessi tra di loro e posti attorno ad un peristilio quadrangolare. Quest’ultimo ha le pareti esterne completamente decorate da pitture, mentre quelle interne sono circoscritte da colonne in granito, sul pavimento vi sono dei bellissimi mosaici che rappresentano figure geometriche circolari, inscritte in quadrati contornati da corone di alloro e al cui interno si possono distinguere le figure di leoni, felini in genere, tori, cinghiali, cavalli selvatici, cervi, antilopi, arieti un elefante e uno struzzo. I quattro nuclei, posti su un pendio collinare in leggerissima salita sono, ogn’uno, con un orientamento diverso ma, interconnessi tra loro, possono essere contraddistinti in:

  • Ingresso monumentale a tre arcate e due ambienti, con un cortile a ferro di cavallo.

  • Corpo Centrale della Villa, con trentadue ambienti, costruito intorno ad una coorte di forma quadrangolare che a sua volta contiene un giardino con al centro una vasca.

  • Grande Trichora, la quale e preceduta da un peristilio ovoidale, che è a sua volta contornato da altri nove ambienti.

  • Complesso Termale, formato da sette ambienti, il cui ingresso è nella parte nord occidentale del peristilio quadrangolare.

L’ingresso principale alla villa era caratterizzato da tre archi, decorati da pitture a soggetto militare, quasi a ricordare un arco di trionfo, le tre arcate presentavano anche delle fontane decorative. Questo passaggio dava la possibilità di entrare sia al complesso termale sia all’impianto residenziale. Il cortile, a ferro di cavallo, è contornato da colonne di marmo con capitelli in stile ionico, il pavimento era a mosaico con decorazioni a motivi vegetali, al centro vi sorgeva una fontana di forma quadrata, caratteristica è la latrina posta lungo un lato del cortile. Interessante è il vestibolo, a cui si accede dall’ingresso, questo presenta, al centro del pavimento geometrico, il mosaico cosiddetto ”Adventus” questo, diviso in due parti, rappresenta una sorta d’ingresso trionfale. Nel primo riquadro era possibile vedere un uomo con una corona di foglie sul capo e candelabro nella mano destra, con a fianco due giovani che tenevano in mano dei ramoscelli, sembra attendere un ospite illustre; nel secondo alcuni giovani con dittici aperti nelle mani forse recitanti una preghiera o un benvenuto solenne. Dal vestibolo si passa al peristilio, descritto nelle righe soprastanti, da qui si accedeva a una piccola stanza detta “Sacello dei Lari” che presenta un pavimento a mosaico geometrico, il disegno dell’opera musiva è formato da due quadrati intersecati, abbelliti da una treccia che forma una losanga con al centro una foglia di edera, quest’ultima può rappresentare sia un simbolo legato a Dioniso sia una figura decorativa di cultura sasanide, secondo impero Persiano. Nella parte settentrionale del peristilio sia affacciano vari ambienti che avevano destinazioni diverse, tra cui forse anche un gineceo o un hospitium, alcuni locali probabilmente erano di servizio per la cucina, mentre sul fondo ve ne erano altri due posti vicino agli appartamenti padronali, probabilmente per alcuni servizi legati a questa parte della villa. Queste due stanze avevano un pavimento, tanto per non smentirci, ad opera musiva geometrica con schemi che si rifanno a mosaici nordafricani, anche se c’è chi afferma che queste decorazioni furono prima elaborate in Italia e che solo in seguito avrebbero influenzato gli artisti nordafricani. Vi sono poi due ambienti, parte padronale della villa, preceduti da anticamere, probabilmente si posso identificare come camere da letto, cubicola. Tutte e due presentano pareti decorate da pitture, nel mosaico del pavimento della prima stanza sono raffigurate, divise in due riquadri, sei coppie di personaggi, non vi è un’univoca interpretazione dell’opera, alcuni ci hanno visto il ratto delle Sabine, altri danze campestri in onore di Cerere. L’unica cosa certa è che i personaggi di questo mosaico sono ricchissimi di particolari, il senso del movimento è dato unicamente dallo svolazzare dei mantelli mentre le scene sono statiche, schemi tipici dell’arte tardoantica. Il mosaico della seconda stanza da letto presenta Eroti pescatori e ricche decorazioni, sia sugli abiti sia sulle barche, questo è un tema che all’interno di questa villa si ripete più volte, l’Erote che rovescia il cesto con i pesci o l’altro che sta per colpire una preda con il tridente, temi, anche questi, che si ritrovano nell’arte nordafricana e per i quali valgono la considerazione fatta prima. Sempre sul lato settentrionale del peristilio vi è un altro ambiente, probabilmente una “Coenatio” una sala da pranzo, forse invernale, sull’ingresso vi sono due colonne, notevole è il mosaico del pavimento cosiddetto della “Piccola caccia”, che raffigura ben dodici scene disposte in quattro riquadri. Il primo riquadro rappresenta un cacciatore e i suoi cani che inseguono una volpe; il secondo mostra Diana tra due uomini che portano sulle spalle un cinghiale legato, mentre un altro porta una lepre, tutti animali da sacrificare alla Dea; il terzo raffigura due uomini mentre osservano di nascosto alcuni uccelli si rami di un albero, il proprietario, con i suoi assistenti, mentre partecipa a un banchetto nel bosco e infine, un cacciatore mentre colpisce una lepre; il quarto descrive la cattura di tre cervi con una rete e l’uccisione di un cinghiale che aveva ferito un uomo. Queste “Venazio” scene di caccia, probabilmente, mostrano parte della vita quotidiana del proprietario della villa. Un locale di forma trapezoidale fa da raccordo tra il peristilio e le terme, anche qui non poteva mancare un bel mosaico che rappresenta una dama con ancella, nel fondo del lato orientale del peristilio vi è l’ingresso di un lungo corridoio sopraelevato, di quasi sessantasei metri, che funge sia da raccordo sia da separatore tra la grande sala di rappresentanza e gli appartamenti privati. Questo corridoio denominato della “Grande caccia” per il mosaico che decora il pavimento, ma che, in realtà, rappresenta una scena di cattura di animali selvatici per i giochi a Roma. La presenza di tessere di dimensioni diverse, insieme con alcune caratteristiche tecniche del mosaico, permettono di individuare due parti stilisticamente diverse, quindi non dovrebbe essere troppo lontano dal vero il supporre che l’opera fu eseguita da due gruppi diversi di mosaicisti, uno più tradizionalista e uno più innovatore. Alle estremità del corridoio ci sono due absidi con, all’interno figure femminili, quella dell’estremità nord ha nella mano destra una lancia, mentre ai fianchi ha un leone e un leopardo. Qualcuno ha ipotizzato che si tratta forse della personificazione della Mauretania, una regione del nord Africa, altri pensano, più semplicemente o in maniera più generica, sia quella dell’Africa. L’altra figura femminile, quella dell’estremità sud, ha la pelle olivastra e ha vicino un elefante con orecchie piccole, una tigre e una fenice, da tutto questo alcuni hanno dedotto che rappresenti l’Egitto ma, altri studiosi, pensano che sia la personificazione dell’Asia o dell’India come sembrerebbe dalla presenza delle formidines, una sorta nastri rossi, che scendono dai rami e usati dai cacciatori indiani per catturare le tigri. Le decorazioni del corridoio continuano con tre fasce, due laterali in cui sono raffigurate le scene della cattura degli animali selvatici e quella centrale in cui è rappresentato il trasporto delle belve con navi da carico. Sul lato di fondo del corridoio della Grande Caccia, al centro, sopraelevata con quattro gradini, si apre un’ampia sala: la Basilica, sicuramente concepita per il ricevimento, era qui che il proprietario dava udienza, ciò è evidenziato dal fatto che il locale è absidato, con un ingresso diviso da due colonne, con un pavimento in opus sectile formato da lastre in marmi colorati e porfido che ne sottolineava l’importanza. In origine anche le pareti erano rivestite di marmo mentre al centro dell’abside si trovava un’edicola e una grande nicchia che probabilmente ospitava la statua di Ercole. Lateralmente alla Basilica e con apertura sempre sul corridoio vi sono i due appartamenti padronali definiti settentrionale e meridionale, il primo, vicino ai locali di servizio, probabilmente era abitato dalla famiglia del proprietario, moglie ed eventualmente figli, il secondo sicuramente più ricco era destinato a ospitare il padrone di casa. L’appartamento settentrionale è formato da più ambienti, il primo funge da anticamera, anche qui abbiamo un pavimento a mosaico, dove è rappresentato un episodio dell’Odissea, Ulisse che vince, grazie alla sua sagacia, Polifemo. Vi è poi una sala con un’abside che qualche studioso ha identificato come triclinio, la sala da pranzo, mentre altri pensano che fosse un cubicolo, stanza da letto, con rientranza per l’alcova, il letto, nell’abside. Quest’ambiente presenta alle pareti delle pitture di Eroti e un pavimento musivo con decorazioni geometriche nelle quali sono inseriti dei cerchi con all’interno la rappresentazione delle stagioni e dei cesti di frutta, infine nell’abside si vedono pregiati elementi a sfondo naturistico. Vi è un altro ambiente a cui si accede dall’anticamera, questo locale mette d’accordo tutti gli studiosi che sono certi si trattasse di un cubicolo con alcova, in quale presenta un pavimento con decorazioni geometriche con forme di poligoni, di cerchi e di stelle stilizzate. Nei cerchi ancora una volta la rappresentazione delle stagioni che circondano un medaglione centrale con una coppia di amanti, mentre la rientranza per il letto ha scene di fanciulli che giocano. L’ingresso dell’appartamento meridionale era monumentale, aveva un peristilio a ferro di cavallo con quattro colonne in stile ionico, al centro era posta una fontana. Sul pavimento del peristilio, anche questo a mosaico, era raffigurata la veduta di un intero porto, che gira intorno ad una composizione ed Eroti pescatori. Dal fondo del peristilio si accede a un’aula con abside, forse la diaeta, il soggiorno o forse la biblioteca privata del proprietario, il pavimento in opera musiva rappresenta una scena mitologica, quella che vede poeta Arione che incanta Tritoni, Nereidi e cavalli marini con la poesia e la musica. Nell’abside trova posto una grande testa di Oceano circondato da pesci di varia natura. Sul lato sinistro del peristilio vi è l’ingresso di un vestibolo o anticamera che precede un cubicolo, nella prima stanza vi è un mosaico che rappresenta un altro episodio mitologico, anche se forse poco conosciuto, il combattimento di Eros e Pan alla loro sinistra sono raffigurati un Satiro e due Menadi e un’altra figura che qualche archeologo crede sia il padrone della villa, mentre nella parte destra vi sono tre giovani e due fanciulle, che qualcuno ha interpretato come familiari del proprietario. E’ da notare che nel fondo è raffigurato un tavolo con sopra quattro corone di alloro e due sacchi pieni di monete, su ognuno è indicata la somma di ventiduemila denari, sicuramente i premi destinati al vincitore. Nella camera da letto vi è un mosaico che mostra degli Eroti Cacciatori, in vari riquadri prendono forma le scene di caccia e cacciatori, qui vi sono presenti anche dei lati umoristici, come quello del fanciullo caduto che è morso al polpaccio da un grosso topo, o di un altro che fugge davanti ad un gallo, il tutto poi, è abbellito da decorazioni che arricchiscono lo sfondo riproducendo rami con frutti, foglie e vari tipi di volatili. Sul lato opposto del peristilio vi è un’altra coppia di ambienti, ancora un’anticamera e un’alcova absidata, nella prima troviamo un mosaico detto del “Piccolo circo”, rappresenta un’arena in cui gareggiano quattro bighe trainate da volatili sacri alla Dea dell’amore Venere, queste sono guidate da aurighi Eroti, mentre un giovinetto, incaricato della premiazione, ha in mano la palma per il vincitore. Il cubicolo è decorato con la rappresentazione di una gara di canto e recitazione, l’Agone musicale, su tre riquadri diversi si vedono fanciulli intenti alla declamazione e al canto, anche in questa scena vi è la presenza di un tavolo con sopra le corone della vittoria. Infine, nell’abside di fondo, vi sono rappresentate due fanciulle impegnate a intrecciare ghirlande di foglie e fiori, forse un’allegoria per simboleggiare alcune circostanze delle feste di primavera dedicate a Cerere. Nel lato sud del grande peristilio si aprono due ambienti di servizio, contigui alle scale che portano al corridoio della “Grande Caccia” questi, oltre alle pareti affrescate, originariamente presentavano pavimento a mosaico con motivi geometrici, ma in un rifacimento, dell’ambiente più interno, sul mosaico geometrico ne fu posto un altro in cui in due fasce vi sono rappresentate dieci fanciulle impegnate in esercizi atletici. Oggi è noto come il mosaico delle “Fanciulle in bikini” ma in realtà si tratta di uno spettacolo in onore della dea del mare Teti, rappresentazione che mostra le ragazze impegnate in varie competizioni ginniche quali il lancio del disco, il gioco con palla, la corsa campestre e gli esercizi con i pesi, in basso si può vedere la premiazione delle due vincitrici. Altri due ambienti, sempre in questo lato del grande peristilio, forse erano un’anticamera e un cubicolo invernale, sono caratterizzati da un mosaico raffigurante un tetimimo, una sorta di spettacolo di mimi. Una particolarità, sia dal corridoio della ‘”Grande Caccia” sia dall’appartamento padronale, sia dall’angolo sud occidentale del grande peristilio si poteva accedeva ad un complesso, costituito da un peristilio con pilastri a pianta ovale, da tre ambienti, da una trichora, una sala con tre absidi e da un Ninfeo anch’esso absidato. In questo complesso molti studiosi vedono un triclinio per banchetti di rappresentanza. Il pavimento del portico presentava un mosaico decorato con spirali di foglie d’acanto intervallate da busti di animali, i tre ambienti, uno centrale e due laterali comunicanti tra loro, sono decorati, sempre con mosaici pavimentali, che rappresentano Eroti impegnati nella pesca e nella vendemmia, nell’ambiente centrale vi è un medaglione con all’interno il busto di figura maschile, forse la personificazione dell’Autunno. Degna di nota è la sala con tre absidi, molto probabilmente una sala da pranzo invernale, questa aveva un ingresso con colonne in granito, il mosaico del vano centrale raffigurava le fatiche di Ercole, nell’abside a nord vi era la raffigurazione del trionfale ingresso di Ercole nell’Olimpo, in quello a sud la mitologica nascita della vite con Licurgo e Ambrosia, in quella a est la lotta tra Ercole e i giganti. L’eccezionalità di questa sala non finisce qui, infatti, nei passaggi tra le absidi erano rappresentate alcune scene di metamorfosi tra cui Dafne che diviene una pianta di alloro, Ciparisso che si trasforma in un albero di cipresso, Andromeda ed Endimione che si tramutano in stelle. Come in tutte le sontuose ville romane appartenenti all’aristocrazia non potevano mancare le terme, alle quali si poteva accedere, anche direttamente, dal monumentale ingresso della villa. Il primo locale, sicuramente un apodyterium, uno spogliatoio, era munito di panchine e un bel pavimento a mosaico, in cui appare una figura femminile affiancata da due ancelle e due giovani, probabilmente la padrona di casa e i suoi figli. Da qui si passava in un atrio a forcipe con un’abside in ciascuna delle due estremità, usato probabilmente per gli esercizi fisici, qui vi è un notevole mosaico ricchissimo di particolari che descrive una gara di quadrighe in corso al Circo Massimo di Roma. I tre ambienti che vengono subito dopo sono quelli classici delle terme, il frigidarium, il tepidarium e il calidarium. Il primo, destinato ai bagni in acqua fredda, era formato da una sala a pianta ottagonale con sei nicchie absidate sulle pareti, un vano di forma quadrata con tre nicchie e due sale con piscina, il mosaico centrale raffigura Eroti pescatori, Nereidi, Tritoni e cavalli marini, tutte le pareti originalmente erano coperte da eleganti marmi. Il secondo, destinato ai bagni in acqua tiepida, era una sala di forma allungata, con absidi alle due estremità, il cui pavimento presentava un mosaico raffigurante i giochi allo stadio. Infine il terzo destinato ai bagni in acqua molto calda, era formato da tre sale riscaldate, due con absidi e una con una vasca. Ovviamente non mancavano i forni che servivano a scaldare l’acqua e a tenere caldi gli ambienti, c’è poi da evidenziare che queste terme erano sia pubbliche sia private in quanto, come già detto, avevano sia di un accesso dall’interno della villa sia dall’esterno. Alcuni documenti sembrano dire che la villa servì come abitazione fino al V secolo d.C., dopo di che in questo luogo sorse un insediamento mussulmano che vide, a sua volta, la fine durante il periodo Normanno, circa alla metà del XII secolo. Nel XV secolo, sui resti della villa, sorgeva un villaggio rustico che fu completamente cancellato da un’alluvione, la quale seppellì ogni cosa sotto un notevole strato di fango e sabbia. La prima documentazione di scavi e ritrovamenti risale al 1761 ma, solo nel 1778 si cominciò a pensare che il monumento doveva essere salvaguardato, nel 1881 fu un britannico, Robert Fagan, a scavare in maniera sistematica, poiché aveva una concessione per tutto il territorio dell’isola, condusse una campagna anche nella Villa del Casale. Finalmente nel 1881 fu il comune di Piazza Armerina a interessarsi agli scavi, tra il 1935 e 1943 gli sterri furono intensificati ma, quelli più importanti si devono a Gino Vinicio Gentili, che nel 1950 intraprese una campagna di scavi portando alla luce quasi tutta la struttura. Ulteriori restauri si sono succeduti negli anni seguenti tra polemiche e parziali abbandoni, oggi la villa è fruibile, c’è però ancora da scavare, in gran parte del suo splendore e soprattutto in quello dei suoi mosaici, nel 1997 la “Villa Romana del Casale” è stata dichiarata, dall’UNESCO, patrimonio dell’umanità.

 Clicca qui per vedere il primo album fotografico  th1_Sicilia2016_PiazzaArmerina_033
th1_Sicilia2016_PiazzaArmerina_001   Clicca qui per vedere il secondo album fotografico
 Clicca qui per leggere l’articolo “Sicilia 2016”  th3_th_IMG_8808

(348)

Tagged under: ,
TOP