Petra

by / lunedì, 26 ottobre 2015 / Published in Archeologia1, Il blog, Le Sette meraviglie del Mondo moderne

Petra, dal greco πέτρα, “Roccia”, fu eretta in Giordania a circa duecentocinquanta chilometri dalla capitale Amman, tra le montagne, a un’altezza di circa novecento metri sul livello del mare, a est della valle del Wadi Araba che si estende sino al golfo di Aqaba, i manoscritti di Qumran la riportano con il nome di Raqmu o Reqem, “La variopinta”, nell’antichità fu una città Edomita per poi divenire la capitale del popolo Nabateo circa nel 311 a.C. Secondo Diodoro Siculo, Antigone, che era al potere in Siria, mandò un autorevole esercito a saccheggiare Sela, un importante centro Nabateo, ma quando l’armata giunse alle porte della città, videro unicamente donne e bambini, poiché gli uomini erano tutti partiti, forse in qualche modo avvertiti di quello che stava per accadere, con carovane di mercanzie, comunque il re Siriano lasciò nella città il figlio Demetrio, il quale, dopo qualche tempo e grazie a molti doni, che gli furono offerti, lasciò quei luoghi, ma non fu una saggia decisione, infatti, sulla via del ritorno s’imbatté negli uomini Nabatei che gli sterminarono l’esercito. Solo Demetrio si salvò, o meglio fu l’unico a essere lasciato in vita, i Nabatei, però, non tornarono a Sela ma cercarono e s’insediarono in un posto meno accessibile, Petra. Vi sono poche testimonianze scritte di questo popolo e quindi non sono certi tutti particolari della vicenda di Antigone e Demetrio, l’unica certezza è che i Nabatei estromisero gli Edomiti e s’insediarono nella città trasformandola completamente. La posizione e le capacità di questo popolo, nello sfruttare tutte le risorse d’acqua che erano a disposizione, fecero di Petra un luogo adatto allo sviluppo e alla prosperità. Il sito è accessibile per uno stretto sentiero di montagna a nord-ovest e attraverso una gola, lunga circa millecinquecento metri e con pareti alte fino a circa duecento metri, il Siq, in cui passava la strada principale di accesso. In questa zona cadono circa duecento millimetri di pioggia l’anno, si può definire un clima semidesertico, ma con le loro grandi capacità, i Nabatei realizzarono numerose cisterne e lunghi tratti di canali in terracotta per sfruttare tutte le risorse idriche.

I Nabatei.

Abbiamo già accennato che, a causa delle pochissime notizie giunte fino a noi, di questo popolo non si conosce molto, erano fenomenali commercianti abilissimi architetti, in un certo senso avevano domato il deserto, sono citati per la prima volta da Diodoro Siculo, nel I secolo a.C., in particolare ci descrive quell’episodio, già narrato, della spedizione di Antigone contro gli “Arabi Nabatei”. A parte qualche frammentario documento, solo nella Geografia di Strabone, I secolo a.C., ritroviamo la descrizione di questo popolo, che viene narrato come un’etnia nomade che s’insediò in una fiorente città. Il regno Nabateo durò circa cinquecento anni, i Nabatei erano ricchissimi per la loro abilità nel commercio, in particolare in quello delle spezie, dell’incenso e della mirra, sicuramente conoscevano molto bene il deserto e di conseguenza avevano sviluppato una grande padronanza, all’epoca non certamente comune, per lo sfruttamento di ogni risorsa idrica. Sapevano costruire cisterne e acquedotti, escogitarono un sistema di regole per la ripartizione dell’acqua, riscuotevano proventi, non solo dalla compravendita delle merci, ma anche da una sorta di “Dazio” che facevano pagare alle carovane che passavano per la loro capitale. Aretas II, sovrano Nabateo, nel 100 a.C. batté moneta propria, cosa non da poco, poiché ciò stava a palesare la grande affermazione che questo popolo stava ottenendo, questo re rafforzò il suo potere fino a spingersi nella Siria meridionale, preludio di quello che avvenne poi, per opera di Aretas III nell’85 a.C. che giunse sino a Damasco e continuò a regnare su questa città fino al 72 a.C. controllando, in questo modo, le piste carovaniere che permettevano di collegare Petra al porto di Gaza. I Romani quando arrivarono, nel 64 a.C., in quelle regioni riorganizzarono tutto il territorio costruendo la provincia Romana di Siria, inizialmente ciò non portò conseguenze al popolo Nabateo, ma, in seguito, si aprì una nuova via, controllata dai Romani, che portava direttamente le merci, via mare, dall’Arabia alla costa Egiziana e ciò decretò la decadenza di questo popolo. Nel I secolo d.C. la capitale Nabatea fu spostata Bosra, nel 106 d.C. Traiano espanse l’impero Romano creando la provincia Romana di Arabia con capitale Bosra, ciò mise fine al potere Nabateo, anche se si hanno tracce di questo popolo, perlomeno, sino al IV secolo d.C. com’è riportano nei papiri ritrovati a Petra.

I periodi di Petra.

Nelle colline intorno a Petra sono state ritrovate prove d’insediamenti umani risalenti a un’epoca che può essere datata tra il X e l’VIII millennio a.C., periodo Neolitico, mentre lo stanziamento umano più antico di Petra, risale all’età del Ferro.

Periodo Edomita, alcuni Storici e studiosi fanno risalire i primi insediamenti stabili, Edomiti, tra la fine dell’VIII secolo a.C. e l’inizio del VII secolo a.C., fu questa una popolazione molto abile nelle costruzioni in pietra e nell’arte fittile, la lavorazione della terracotta, assunse sempre più importanza giungendo, col passare del tempo, a dominare l’intera regione. Un passo della Bibbia riporta che questo popolo avrebbe ostacolato il passaggio di Mosè nella circostanza dell’esodo.

Periodo Nabateo, è sicuramente il periodo che ha dato i maggiori momenti di sfarzo e di splendore alla città. I Nabatei erano una popolazione nomade proveniente dalla parte occidentale della penisola Araba, nel VI secolo a.C. cominciarono a risiedere stabilmente a Petra sollecitando e premendo sugli Edomiti, i quali abbandonarono la città per trasferirsi nella regione di Hebron. Questo periodo, se pur scarsamente documentato, è quello che ci è maggiormente noto, la città fu conquistata dagli Assiri, poi dai Caldei e dai Persiani, infine, dalla fine del III a.C., i Nabatei furono del tutto indipendenti sino a quando la città fu conquistata definitamente dai Romani nel 106 d.C.. Petra toccò il suo momento di massimo sviluppo e ricchezza tra il 9 a.C. e il 40 d.C., alcune fonti ci dicono che la città raggiunse i trentamila abitanti, altre invece che arrivò fino a ventimila cittadini e alcune parlano, perfino, di quarantamila. La città si sviluppò per le vie commerciali che partendo dallo Yemen, giungevano in questo luogo, biforcandosi, per raggiungere, da una parte, Gaza e il suo porto e, dall’altra Damasco. Le vie carovaniere che passavano per Petra collegavano l’Egitto alla Siria, giungendo fino al mediterraneo. Tra gli abitanti emergevano sia gli scribi, i Nabatei avevano una propria scrittura corsiva anticipatrice dell’Arabo, sia gli “Ingegneri Idraulici” che si adoperavano nella progettazione e nella costruzione di cisterne, canali, dighe e tubazioni tutte atte a sfruttare, sino in fondo, le risorse idriche del luogo. L’acqua, le mediazioni commerciali, i mercanti, quella sorta di “Tasse doganali”, diedero, per oltre cinquecento anni, forti guadagni agli abitanti della città, di qui passavano le sete, le spezie, le perle e l’incenso, all’epoca molto prezioso. Le divinità nabatee erano le stesse presenti nella cultura araba prima dell’avvento dell’Islam, inoltre divinizzarono alcuni loro re; la maggiore divinità maschile era Dushara, Dio che era accompagnato da una triade femminile: Al-Uzza, Allat e Manat. Sono molte le statue, scolpite nella roccia che testimoniano tali credenze.

Periodo Romano, Attorno a Petra esisteva una sorta di alleanza di dieci città-stato, che Roma non riuscì a conquistare sino al 106 d.C. cioè alla morte dell’ultimo re Nabateo, Rabbel II. Cornelio Palma, governatore della Siria, incluse la città nell’Impero Romano su ordine di Traiano, tale annessione avvenne senza combattimenti. Traiano rinominò Bostra, la seconda città nabatea, in Nova Bostra Traiana e la designò capitale della nuova provincia araba da lui voluta: Arabia Petrae; a Petra riconobbe lo stato di metropoli, ma era semplicemente un titolo onorifico, nel 114 d.C., la città di Petra fu di primaria importanza per l’esercito in quando fu usata dai Romani come una delle basi per gli attacchi contro i Parti. La “Metropoli” fu visitata da Adriano che per non farsi mancare nulla, le cambiò nome in Petra Hadriana, poiché Diocleziano decise la riorganizzazione dell’intero regno, Petra divenne capitale della Palestina salutaris o taertia, una delle tre provincie in cui fu divisa la Palestina. Quando i Romani conquistarono tutte le vie commerciali, che si diramavano per quelle provincie, avvenne che i principali percorsi carovanieri non passassero più per Petra facendo diminuire notevolmente la rilevanza della città, nonostante fu costruita una strada di circa quattrocento chilometri che collegava Petra a Bosra e il golfo di Aqaba. Così mentre Palmira (clicca qui per leggere l’articolo) affermava sempre di più il suo potere commerciale, Petra sicuramente lo perdeva in maniera ineluttabile.

Periodo Bizantino, quando Costantino fece Costantinopoli capitale del suo impero, contemporaneamente favorì la diffusione della religione Cristiana, gli abitanti di Petra rimasero legati ai loro Dei per molto tempo, comunque esistono dei documenti, del 350 d.C., dove è menzionato un certo Asterio vescovo della città, quindi Petra era divenuta sede vescovile. Il declino di Petra, ormai irrefrenabile, ebbe un successivo incremento a causa di un terremoto che nel 363 d.C. danneggiò gravemente il teatro, gli acquedotti e vari monumenti, gli abitanti della città cominciarono ad abbandonarla lentamente ma inesorabilmente, un altro terremoto nel 551 d.C. fece scivolare la città verso l’oblio. Altri terremoti e il continuo abbandono fecero cadere nel dimenticatoio perfino l’esistenza della città, l’ultimo passaggio, documentato e quello del sultano mamelucco Baibars al-Bunduqdari nel 1276, fino alla sua riscoperta nel 1812 da parte di Johann Ludwig Burckhardt.

L’architettura di Petra.

L’architettura di Petra è stata studiata in maniera molto approfondita e in special modo è stata analizzata la struttura delle tombe, da qui si diramano teorie discordi. Alcuni studiosi affermano che esistono almeno sette tipologie diverse di costruzione, altri invece sono convinti che lo stile sia unico e che le diversità dipendono soltanto da un fattore temporale, dalle influenze delle altre culture, dal perfezionamento e approfondimento delle tecniche, non dimentichiamo che la città era un crocevia importantissimo della regione, per cui transitavano viandanti e mercanti di diverse esperienze e tradizioni. Sostanzialmente, prescindendo dal pensiero diverso degli esperti in materia e dagli eventuali stili derivanti, le tecniche di costruzione erano due: una era basta sull’utilizzo di blocchi di pietra, che erano tagliati dalle cave della regione, i Nabatei usavano un metodo particolare, praticando dei fori sul fianco della montagna inserivano alcuni cunei di legno che una volta bagnati aumentavano di volume fino al punto di spezzare la roccia con un taglio abbastanza netto. L’altra era basata sullo scavo della parete della montagna fino a ottenere la costruzione voluta, anche qui i Nabatei applicavano un’ingegnosa tecnica, poiché per prima cosa facevano un grosso taglio netto della roccia per ottenere la superfice su cui lavorare quindi scolpivano i dettagli dall’alto verso il basso per non rovinare il lavoro già svolto.

  • Il Siq, è l’accesso alla città, uno stretto passaggio tra due pareti di roccia alte fino a duecento metri, era il letto di un fiume preistorico ed è lungo circa millecinquecento metri. Lungo questo passaggio i Nabatei hanno costruito delle canalizzazioni scavandole nella roccia che insieme a delle tubazioni in terracotta permettevano l’approvvigionamento idrico. Lungo le pareti del Siq sono presenti delle tombe, anche queste, scavate nella roccia e delle sculture, all’ingresso vi era una diga per impedire l’allagamento in caso di pioggia intensa, infine il passaggio era sormontato da un arco monumentatale costruito dai Nabatei.

  • Case del Djinn o Case dello Spirito, probabilmente erano dei monumenti funebri o, secondo un altro pensiero, un luogo dove si adoravano gli dei della fertilità e delle acque; furono posti poco dopo l’ingresso, sono tre, furono costruiti nel I secolo d.C. ed erano notevoli dimensioni.

  • Tomba degli Obelischi e triclinio di bab as siq, è un monumento funerario posto quasi difronte alle case dello Spirito, anch’esso risalente al I secolo d.C. ma, costruito su una struttura molto più antica, quest’ultima aveva una facciata decorata con colonne in stile Dorico, tre stanze ed è conosciuta con il nome di triclinio. Nella città erano presenti molti edifici di questo tipo che servivano, sostanzialmente ogni anno, per i banchetti commemorativi e i riti religiosi per i defunti. La tomba presentava al centro una figura antropomorfa attorniata da quattro obelischi, da cui il nome, che quasi sicuramente rappresentavano le cinque persone che erano seppellite in essa.

  • Al-Khazneh, o il Tesoro del Faraone, si trova al termine del Siq è sicuramente il monumento più famoso, non credo che vi siano persone che non sappiano riconoscerlo vedendone una fotografia, ha una facciata in stile ellenistico ed è di una bellezza unica, sia per le proporzioni e la simmetria sia per la grandiosità e la finezza. La facciata e di circa quarantacinque metri di altezza per una larghezza di trenta metri circa, è interamente scavata nella roccia, probabilmente nel I secolo a.C., non tutti gli storici e gli archeologi sono d’accordo su come fosse utilizzato l’edificio, ma, un’ipotesi abbastanza accreditata, è che fu la tomba del re Nabateo Aretas III e in seguito venne, probabilmente, usato come tempio. Gli ornamenti della facciata sono di una raffinatezza e varietà uniche, la parte alta è decorata con colonne sovrastate da capitelli in stile prettamente nabateo, la parte bassa presenta colonne con capitelli in stile corinzio e sono sovrastate da un frontone triangolare, al centro del quale vi fu scolpito un tempietto circolare con tre statue rappresentanti Tyche e due Amazzoni. Sopra il tempietto è posta un’urna in cui si pensava fosse nascosto un tesoro, da cui il nome, inoltre sulla facciata sono scolpite varie statue rappresentanti figure mitologiche e divinità Nabatee, l’interno è formato da una sala centrale con delle nicchie laterali e un locale sul fondo, vi sono, infine, due celle laterali alla fine della scalinata.

  • La Strada delle Facciate, alla fine del Siq la strada prosegue allargandosi e su i due lati sono presenti circa quaranta tombe edificate con uno stile che ricorda molto quello Assiro, infatti, su tetto delle costruzioni, sono presenti delle strutture che rievocano lo Ziggurat Assiro.

  • L’altura del Sacrificio o al-Madbah, i Nabatei spianarono la cima dello jebel Madbah ottenendo così una piattaforma sulla quale posero un altare circolare con accanto dei catini, in pietra, probabilmente contenevano l’acqua per purificarsi, inoltre costruirono dei canali per far defluire il sangue degli animali sacrificati, infine all’ingresso innalzarono due obelischi di circa sei metri ciascuno.

  • Il Teatro, fu scavato nella roccia dai Nabatei, nel primo secolo d.C., su delle tombe di epoca precedente che ovviamente furono distrutte, si è calcolato che, in origine, la cavea potesse contenere fino a tremila persone che potevano essere distribuite in quarantacinque file. La cavea, scavata nella roccia, segue l’andamento naturale del pendio, anche l’orchestra fu interamente incavata nella pietra, la scena, invece, fu edificata ed era formata da tre ordini di nicchie. Il teatro, dopo il 106 d.C. anno della conquista romana, fu ampliato fino ad avere una capacità valutabile tra le settemila e le ottomila persone, fu poi danneggiato in maniera sensibile dal terremoto del 363 d.C. e alcune sue parti furono utilizzate come materiale per la costruzione di altri edifici.

  • Le Tombe reali, il nome deriva dalla bellezza e dalla maestosità delle decorazioni, dalla grandezza degli edifici e dal fatto che fossero realizzate per sovrani e dignitari Nabatei.

        • La Tomba dell’Urna, fu costruita nel 70 d.C., possiede un’ampia terrazza e un imponente porticato in stile Dorico scolpito nella pietra, ha una stanza centrale, interamente scavata nella roccia, in fondo alla quale vi sono tre nicchie. In seguito fu usata dai Bizantini come chiesa e gli aggiunsero un doppio ordine di volte; dopo di che fu utilizzata anche come archivio e tribunale.

        • La Tomba della Seta, ha delle bellissime venature orizzontali della roccia che danno alla facciata, ornata da una cornice, un’appezzabile mescolanza di colori che assumono tonalità che vanno dal rosso, al rosa, al grigio, al bianco e al giallo.

        • La Tomba Corinzia, ha uno stile del tutto particolare, la parte inferiore è formata da un portico di stile Nabateo, il livello superiore presenta decorazioni di fascino ellenistico e i capitelli sono di stile Corinzio, quelli che assegnano il nome alla tomba.

        • La Tomba del Palazzo, fu costruita a imitazione di un palazzo Romano, è parzialmente scavata nella roccia e in parte costruita dato che, molto probabilmente, la parete non aveva un’estensione adeguata, consta di tre piani e ha camere funerarie molto essenziali.

        • La Tomba di Sextus Florentinus, o di Sesto Fiorentino, fu costruita circa nel 130 d.C. e prende il nome dal governatore, romano, della provincia Araba a cui fu dedicata. All’ingresso fu posta un’iscrizione che celebra le imprese e le vicende della vita di Sextus, all’interno accoglie otto loculi tutti scavati nella roccia.

  • La strada colonnata e la Porta di Traiano o del Temenos, su una vecchia strada nabatea i Romani costruirono la via centrale di Petra e, secondo il modello urbanistico romano, rappresenta il Decumano, è larga circa sei metri, è delimitata da massicce colonne in arenaria rivestite di marmo. All’inizio della strada vi era una fontana pubblica e su entrambi i lati della via si affacciano dei portici che permettevano l’ingresso alle botteghe. La Porta di Traiano delimitava la zona commerciale della città e permetteva l’accesso al Temenos, il recinto sacro di Qasr al-Bint, aveva tre arcate ed era abbellita con decorazioni floreali e figure armate.

  • Il Tempio Grande, fu edificato nel I secolo a.C., era dedicato al culto delle divinità Nabatee, era alto circa diciotto metri, aveva dei propilei monumentali e porticati, il recinto sacro misurava circa quaranta metri per trenta metri ed era delimitato da un triplo ordine di colonne. Il complesso fu utilizzato anche in periodo Bizantino nonostante che un terremoto lo danneggiò parzialmente, sono state ritrovate delle strutture idriche sotterranee, il che fa ipotizzare l’esistenza di un giardino regolarmente irrigato.

  • Qasr al-Bint al-Pharaun o Castello della figlia del Faraone, fu costruito nel 30 a.C. circa, si tratta di un tempio alto ventitré metri con scalinate di marmo, aveva imponenti colonne con capitelli che presentavano decorazioni floreali. La cella era tripartita e forse conteneva le statue di una più divinità, dopo il 106 d.C. il tempio fu riadattato al culto degli Dei Romani, sicuramente questo era il maggior luogo di culto di Petra, il nome gli fu dato in seguito dai Beduini. Sul tempio vi erano delle iscrizioni in lingua greca che riportavano il nome di Zeus Hysistos e di Afrodite che corrispondevano alle divinità nabatee di Dushara e al-Uzza.

  • Il Tempio dei Leoni Alati, era un tempio dedicato alla Dea della fertilità Atargatis, fu realizzato nel 27 d.C. e deve il nome ai leoni che sormontavano i capitelli di ogni colonna.

  • La Chiesa Bizantina, si tratta di un edificio costruito dai Nabatei che fu poi ristrutturato e rimaneggiato intorno al 530 d.C. dai Bizantini, presenta due meravigliosi pavimenti in opera musiva che rappresentano le stagioni, con riproduzioni di piante e animali, ceste di offerte e figure umane.

  • Ad-Dair o il Monastero, si tratta del monumento più grande della città, le sue misure sono davvero ragguardevoli, circa cinquanta metri di altezza per altrettanti di larghezza, era destinato sia come tomba del re Obodas sia come tempio. La facciata è molto simile a quella del Tesoro del Faraone, presenta un portale mastodontico di circa otto metri intorno al quale furono scolpite, durante il periodo Bizantino, delle croci Cristiane, anche qui troviamo un’urna sovrastante la facciata che si poteva raggiungere attraverso una scalinata, molte croci, del periodo Bizantino, sono state ritrovate negli ambienti interni, da ciò il nome. Antistante alla costruzione, questo edificio fu eretto e non scavato nella roccia, vi era un cortile, delimitato da colonne, probabilmente usato per le cerimonie sacre.

Nel sito archeologico ci sono due musei, uno conserva una collezione di statue, stucchi dipinti e piccole figure, nell’altro è custodita una raccolta di manufatti originali della regione e alcuni mosaici. Petra è stata dichiarata patrimonio dell’umanità, dall’UNESCO, il 6 dicembre 1985, la zona circostante fu proclamata parco nazionale archeologico nel 1993.

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