Parco Archeologico di Broglio – Trebisacce

by / lunedì, 04 luglio 2016 / Published in Collaboratori, Il blog

Parco Archeologico

di Broglio Trebisacce

Gli Enotri di Broglio

E’ opinione comune che siano stati i Greci a portare la civiltà in Calabria e più in generale in Italia. Lo inducono a sostenere le molte testimonianze, senz’altro le più vistose, che questi hanno lasciato quando hanno colonizzato quella parte del territorio italiano che costituì la Magna Graecia.

Una lettura più attenta del territorio però induce ad altre interpretazioni: altri popoli, prima dei Greci, hanno lasciato memoria di una società regolata, progredita e complessa.

Broglio, seppure ancora in modo parziale, è la testimonianza del vissuto di una comunità di uno di questi popoli: gli Enotri.

Gli Enotri erano presenti già da quasi un millennio (17 generazioni prima della guerra di Troia) prima della colonizzazione greca delle coste del Meridione e forse ancora altri popoli prima degli Enotri, i barbari, secondo Dionisio di Alicarnasso, il quale narra:” Gli Arcadi attraversarono per primi fra i Greci, il golfo ionico e sbarcarono in Italia sotto la guida di Enotro, figlio di Licaone, … nato 17 generazioni prima che si combattesse contro Troia. …. con lui vi era uno dei fratelli, che si chiamava Peucezio, … . Enotro, che aveva condotto il grosso dell’esercito, approdò nell’altro mare, che bagna le regioni occidentali d’Italia, che allora si chiamava Ausonio; ma quando i Tirreni diventarono signori del mare prese il nome che conserva anche ora.

 

Enotro trovò la regione adatta, per grandi tratti, alla pastorizia, e per molti altri allo sfruttamento agricolo; si trattava per lo più di terra disabitata e anche quella abitata era poco popolosa. Iniziò a cacciare i barbari da alcune parti del territorio e fondò delle piccole città contigue le une alle altre sui monti, così come avveniva anticamente nella disposizione degli abitati. Tutta la regione occupata, che era molto grande, si chiamò Enotria, e così pure gli abitanti dominati dagli Enotri assunsero questa denominazione.” (trad. F. Cantarella)

I limiti territoriali dell’originario stanziamento enotrio sono opinabili in quanto tendono a confondersi con altre delimitazioni storiche quali quella di Italia e, in qualche caso, quello del territorio dei Bruttii. Secondo Antioco di Siracusa i confini settentrionali dell’Italia o Enotria vengono collocati dal fiume Lao a Metaponto, e da Poseidonia/Paestum a Taranto, versione che viene convalidata sia da Erodoto, che situa in Enotria la colonia greca di Velia, sia da Stefano Bizantino, che fa altrettanto con Pissunte, sull’odierno golfo di Policastro. Image3

 

 

 

 

 

 

 

Image5  Gli Enotri costituivano una nazione che fiorì per oltre un millennio (2000-700 a.C.), estesa e popolosa, fittamente insediata in siti di altura, spesso vere e proprie rocche, che consentivano un capillare controllo strategico, sia economico che politico-militare, del territorio e delle sue risorse. Lo sfruttamento agricolo e pastorale delle terre occupate era fin da allora talmente intensivo, da generare già i primi segni di degrado ambientale.

 

Le principali tecnologie artigianali degli Enotri, in parte prese a prestito dal Mediterraneo orientale e applicate con elegante destrezza e disinvolta rapidità – lavorazione dei metalli e della ceramica, ma anche della pasta di vetro e dell’avorio – ebbero un carattere fortemente specializzato, standardizzato e professionale, e furono oggetto di traffici così intensi e diffusi, da abbracciare la Grecia e l’Egeo, e da autorizzarci a parlare di un inizio della produzione di vere e proprie merci e di un’incipiente

Image6 Foggiatura: Lavorazione a mano.L’impasto di argilla e inclusi viene manipolato a lungo per omogeneizzarlo ed eliminare l’aria in eccesso. La lavorazione a cercine è quella prevalente a Broglio fin dall’inizio per le forme chiuse (pentole, vasi a collo, brocche, ecc.) e diviene esclusiva dal Bronzo finale in poi (dal 1200 a.C.): si realizzano dei rotoli di argilla che vengono sovrapposti uno sull’altro e poi saldati, resi omogenei e lisciati con le mani. La lavorazione a pressioneè usata fino al Bronzo recente (al 1200 a.C.) per vasi aperti (scodelle, tazze): lastre di impasto vengono amalgamate premendole in uno stampo o battendole tra due strumenti (un percussore e un’incudine). Altri elementi, come le anse, vengono lavorati a parte e aggiunti.

 

L’introduzione dall’Egeo dell’uso del tornio, a Broglio e nel Sud d’Italia, avvenne per la prima volta alla fine del Bronzo medio (circa 1350 a.C.).

Le armi sono per lo più realizzate in ferro e meno spesso in bronzo: corti giavellotti, lance, pugnali, daghe, spade e asce (queste ultime funzionavano sia da armi che da strumenti di lavoro). I rasoi erano in bronzo, raramente in ferro. Per le donne abbondano, invece, gli ornamenti della persona: numerose fibule di dimensioni grandi e piccole per fermare i vestiti, fermatrecce, collane, cinturoni di lamina, braccialetti, anelli di filo a più giri alle mani e ai piedi, pendagli di catenelle, o a forma di disco o del tipo “a xilofono”; inoltre oggetti usati per filare e tessere (fusaiole e pesi da telaio).

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I corredi delle tombe con i loro dislivelli di ricchezza attestano una stratificazione sociale alquanto articolata. I costumi femminili di spicco avevano numerose fibule di diversi tipi, spesso in serie ripetute, probabilmente utilizzate per fermare diversi strati di vesti e solo alcune con funzione decorativa. Ipotesi ricostruttive degli oggetti di ornamento della persona e della veste funeraria: area balcanica e area chonio-enotria.

 Ipotesi ricostruttive degli oggetti di ornamento della persona e della veste

funeraria: area balcanica e area chonio-enotria.

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              Macedonia          Basilicata              Slovenia             Basilicata        Basilicata  Guardia Perticara

Tale è la varietà delle pratiche di culto documentate presso gli Enotri, da farci intravedere forme di religiosità assai complesse, con alcune figure divine, forse un vero e proprio pantheon e forma di religiosità legate alle forze occulte della natura. I culti praticati avevano come centro di riferimento la divinità maschile collegata al sole e quella femminile espressione della natura e della vita.

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 Tazza del “sacrificio di fondazione” della casa centrale.

con evidenziato sul fondo il simbolo solare graffito

 testa di cavalluccio, che con ogni probabilità

costituiva parte di una carretto culturale

Se per civiltà si intende la forma in cui una società progredita e complessa esprime ed afferma la propria cultura, ad introdurre la civiltà in Calabria sono dunque stati gli Enotri.

Il recupero dell’importantissimo ruolo storico ricoperto dagli antichi Enotri può risultare fondamentale per il rafforzamento dell’identità storica dei calabresi di oggi. Quanto sostenuto da Dionigi di Alicarnasso concorda con le scoperte archeologiche. Il modo in cui Dionigi descrive i piccoli insediamenti di sommità che si addensano a grappoli sulle alture che dominano sulle pianure sottostanti, sembra la fotografia di quanto si è scoperto, ma non è detto che gli Enotri provenissero dall’Arcadia, o comunque dalla Grecia: la provenienza non è avvalorata dai dati archeologici: le facies culturali del Bronzo Medio iniziale di tutto il Sud presentano infatti chiari caratteri indigeni.

Italo

fra il mito e la storia

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Figura centrale nel quadro storico del popolo enotrio è il re Italo. Egli appare di volta in volta come re degli Enotri, degli Ausoni, dei Siculi; ma il suo ruolo di fondatore del nuovo assetto etnico e politico in Calabria, dopo l’antichissima migrazione enotria, rimane immutato.

Aristotele lo situa nella seconda metà del XIV secolo, in un’epoca alquanto più antica di quella di Minosse. L’atteggiamento politico di Italo ci viene tramandato da Antioco di Siracusa, che ce lo raffigura come un re buono e saggio, capace di sottomettere le popolazioni vicine facendo volta a volta uso della persuasione e della forza e, dopo aver consolidato il suo potere su di una data regione, di estendere la sua egemonia sulle popolazioni e sulle città limitrofe.

Aristotele (Politica,VII, 10,2-3) ne delinea l’atteggiamento istituzionale descrivendolo come: ‘… re di Enotria, e che da lui il popolo cambiò il suo nome da Enotri in Italici; e così prese il nome di Italia quella penisola dell’Europa che si trova compresa fra il golfo Scilletico e il golfo Lametico, distanti una mezza giornata di cammino. Dicono anche che questo Italo trasformò gli Enotri da nomadi in contadini e che, per la prima volta, istituì per loro, insieme ad altre leggi anche le mense comuni.’

Gli anni del Bronzo Recente italiano (ca. 1350 – 1150 a.C.) sono caratterizzati da un’intensa dinamicità dovuta a una situazione culturalmente, socialmente e politicamente complessa, ben compatibile con il quadro di scissioni e movimenti segnalato dalle fonti storiche, se non nei dettagli, nella situazione complessiva.

Pare nascere, in questo modo, un potere politico capace di modificare l’assetto socio-economico delle comunità. La documentazione archeologica relativa al XIV e al XIII secolo in Calabria sembra effettivamente attestare l’insediamento della popolazione enotria in maniera stabile e consolidata, con un più razionale coordinamento delle diverse attività economiche e, in particolare, l’introduzione di tecniche nuove nella produzione di grandi contenitori per derrate (dolii o pithoi), che favoriscono forme più efficienti, e verosimilmente centralizzate, di immagazzinamento delle riserve alimentari.

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Il potere politico, nell’aspetto economico e sociale, si qualifica attraverso l’istituzione dei sissizi, la pratica dei pranzi in comune con l’aggiunta di grandi bevute di vino. I banchetti, che costituivano il mezzo per cementare la gente in un comune disegno, erano accompagnati dal pasto abbondante e fraterno e la figura di Italo non è estranea a questa situazione. Egli avrebbe diviso e ricomposto il mondo enotrio, in un periodo, quello del Bronzo Recente, in cui l’estremo Sud della penisola manifesta evoluzioni politiche e culturali innovative; in certo senso, parteciperebbe dell’origine della catena di sconvolgimenti che interesseranno queste zone.

Una figura certamente mitica quella di Italo, ma della cui azione civilizzatrice, esercitata su vasta scala sul suo popolo, si riesce a costatarne gli effetti vagliando le testimonianze storiche insieme al riscontro di quelle emerse dal terreno.

Gli Enotri erano tribù primitive adattate ad una forma di cultura nomade che Italo riuscì a convertire, con l’andare del tempo, in civiltà sedentarie, fornendo loro persino un codice di leggi.

Egli per primo insegnò ai suoi sudditi a coltivare la terra, ad allevare animali, a trarre da essi profitto, istituì il culto di Cerere, antica divinità osco/italica, in seguito identificata con la dea greca e poi romana Demetra.

Image15 Nel tempo la civiltà della bassa Calabria si estese gradualmente dalle zone indigene limitrofe fino al nord. Gli stessi Greci avrebbero applicato il nome Italia a un più vasto territorio. Italos, avrebbe esteso il proprio regno, l’Italia, dalla Calabria meridionale verso nord, fino alla linea Metaponto-Poseidonia, potenziando così l’antico regno di Enotro.

 

I Sissizi

I sissizi erano i banchetti collettivi che si svolgevano presso alcuni popoli antichi: una pratica conviviale propugnatrice di accordo e pace fra gli uomini. A tavola si ragionava tutti meglio e si trovavano intese anche per le contese più difficili.

Aristotele fa risalire ad Italo la loro istituzione, ancor prima di Minosse a Creta e a Sparta, e riferisce che, ancora ai suoi tempi, gli Enotri superstiti praticavano i sissizi. R. Peroni sostiene che con l’espressione ‘sissizi’ Aristotele non si riferisse tanto alla costumanza dei pasti in comune, quanto alla creazione di riserve alimentari collettive.

Un’indicazione in direzione dei sissizi come strategia di immagazzinamento delle derrate alimentari ci viene dal ritrovamento di grandi contenitori, i dolii, e Broglio di Trebisacce ha rivestito un ruolo di primaria importanza con la scoperta di un magazzino esclusivamente dedicato ad ospitare i dolii stessi.

Image17  Uno dei 5 dolii del magazzino,

il più piccolo, alto 1,05 m

 Un’ipotesi di
ricostruzione del magazzino
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Dal contenuto di una fossa che conservava, ‘storicizzando’ il sacrificio che aveva concluso un grande banchetto e un’abbondante bevuta tra gli aristocratici forse di più villaggi vicini, a conclusione di un importante evento (con finalità politiche), si ricava anche la testimonianza di un sissizio, avvenuto a Broglio intorno al 1000 a.C.. La fossa presentava le pareti foderate di argilla: al fondo una piccola tazza intonsa, il cui contenuto, forse vino, era stato protetto da pietre per riservarlo al dio ctonio; quindi, strati di cenere, di vasi di terracotta comuni Particolare della piccola tazza deposta sul fondo della fossa, integra e collocata tra alcune pietre, in modo da proteggerla.

e di ceramica d’importazione intenzionalmente ridotti in frammenti; sopra, ancora, macine e tre fornelli anch’essi in frammenti; infine, accatastati, i resti ossei di ben sei cervi unitamente a quelli di altri animali domestici.

Image19 Particolare della piccola tazza deposta

sul fondo della fossa, integra e collocata

tra alcune pietre, in modo da proteggerla.

Un grande banchetto si sarà svolto a Broglio, come quelli che racconta l’Odissea, immortalato nel terreno, preparato a ricevere il sacrificio e i resti rituali di un’azione corale, che aveva comportato una battuta di caccia e l’apprestamento di una grande cucina con più fuochi a cuocere le zuppe di legumi e ad arrostire la carne.

Un banchetto comune tra aristocratici, un sissizio che, per la complessità e l’assortimento dei cibi e delle diverse cotture, forse avrà visto la presenza e l’aiuto femminile alla riunione degli uomini: la testimonianza di un importante momento politico avvenuto sotto la protezione del dio ctonio, forse lo stesso Sole, cui in passato si era reso il sacrificio di fondazione della grande casa centrale.

Dei sissizi greci, soprattutto spartani, scrivono Senofonte (Costituzione degli Spartani) e Plutarco (Licurgo), dandone un’interpretazione religiosa, militare e di coesione sociale, di espediente per evitare egoismi e arricchimenti, e la tentazione del lusso. Mangiare assieme significa sentirsi pari, uniti anche nelle funzioni elementari.

A Sparta, come a Creta, la partecipazione ai sissizi era presupposto e riconoscimento del pieno diritto di cittadinanza. A Sparta si partecipava ai sissizi dall’età di 30 anni; ogni sissizio costituiva gruppo chiuso, all’incirca di 15 uomini, in cui si entrava per cooptazione; i membri del sissizio combattevano in guerra insieme nell’enomotia (la più piccola unità dell’antico esercito spartano).

Tutti i sissizi avevano sedi separate; ogni membro portava un contributo mensile in derrate, più dieci oboli eginetici. Salvo eccezioni, la partecipazione ai sissizi era obbligatoria.

Il sissizio come strumento di riscossione tributaria

Aristotele rileva che, a Sparta, il pagamento della quota di partecipazione al phidition (pranzo comunitario) era un dovere civico a cui non ci si poteva sottrarre: chi fosse impossibilitato a versare il dovuto veniva escluso dalla cittadinanza; veniva retrocesso nella categoria degli hypomeiones (inferiori), perdendo i diritti politici.

Secondo la tradizione, il sissizio spartano sarebbe stato regolato da Licurgo. Il testo che offre le notizie forse più dettagliate sul momento contributivo del phidition è appunto la plutarchea Vita di Licurgo. Plutarco afferma che i partecipanti si riunivano in gruppi di circa quindici persone e che ciascuno di loro portava mensilmente un medimno di farina (circa 51 litri), otto congi di vino (circa 25 litri), cinque mine di formaggio (circa 2,5 Kg), due mine e mezzo di fichi e una modesta somma di denaro per l’acquisto di altri alimenti. La provvista di carne derivava da porzioni delle primizie che si sacrificavano e dalla selvaggina che si cacciava.

Secondo Dicearco, ognuno contribuisce al pranzo comune con un medimno e mezzo circa di farina, undici o dodici congi di vino, inoltre con una certa quantità di formaggio e di fichi, e poi con circa dieci oboli eginetici per il companatico. L’apparente discrepanza fra i quantitativi, come ci sono riferiti dai due autori, si deve al fatto che Dicearco adotta misure attiche, Plutarco invece spartane, ma le attestazioni, nella sostanza, coincidono (rispetto a quelli attici, infatti, il medimno e

il congio spartani sono più capaci all’incirca di una volta e mezzo).

È interessante notare che a ogni cittadino si richiedeva una quantità di prodotti maggiore di quella necessaria al fabbisogno personale. In base ai conteggi di Hodkinson, calcolato che la razione giornaliera di uno spartiata era di 1 chenice di farina e 1 cotile di vino, il pagamento di 1 medimno (=48 chenici spartane) di farina al mese, ovvero 1,6 chenici al giorno, generava un surplus giornaliero di 0,6 chenici e mensile di 18 chenici (il 37,5% rispetto al totale del tributo in farina); il

Il medimno, nell’antica Grecia, era un’unità di misura di capacità per le sostanze secche, il cui valore assoluto variava da una località all’altra, come peraltro si verificava per tutte le unità di misura del mondo antico. Un medimno corrispondeva a 6 sestieri, unità che a sua volta corrispondeva a 8 chenici, e ciascun chenice valeva 8 cotili, secondo iI sistema di misura greco di capacità.

Nell’Attica il medimno (che corrispondeva a 192 cotili) era pari a circa 52 litri, in quanto nel sistema attico delle misure l’unità, il cotile, valeva 0,27 litri.

Il cotile era un’antica unità di misura di capacità sia per i liquidi che per i solidi, il cui valore assoluto variava da una località all’altra da 0,21 litri a 0,33 litri.

Image20  Anfora di Samo della capacità

di circa 2/5 di medimmo

 cotile Image21

CONGIO – Presso i Romani, misura per liquidi corrispondente a sei sestari, circa tre litri. Moggio romano in bronzo equivalente a circa 5/3 del congio

MINA – Unità ponderale usata presso i popoli del bacino del Mediterraneo orientale. In quello greco la mina (gr. 436,6), corrispondente a 1/60 di talento, si divideva in 100 dracme e aveva valori ponderali diversi secondo il sistema cui apparteneva.

oboli eginetici (moneta prevalentemente d’argento)

 Image22  Moggio romano in bronzo

equivalente a circa 5/3 del congio

 Obolo (Demetra/spiga di orzo)

Metaponto VI sec a.C.

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 Image24  Peso del valore di 5 mine, rinvenuto a Lagash,

circa III millennio a.C. Museo del Louvre

Testi consultati:

Salvatore Bianco e Addolorata Preite, Identificazione degli Enotri – Fonti e metodi interpretativi Mélanges de l’École française de Rome – Antiquité 126–2 | 2014

« Origines » : percorsi di ricerca sulle identità etniche nell’Italia antica – Identity

problems in Early Italy : a workshop on methodology – Varia – Regards croisés

Identity problems in Early Italy : a workshop on methodology.

Salvatore Bianco, Enotria. Processi formativi e comunità locali. La necropoli di Guardia

Perticara. Academia. edu

Tullio Masneri , Archeologia di Trebisacce – Editrice il Coscile, Castrovillari 2009.

Alessandro Vanzetti, Da Italìa a Italia le radici di un’identità – Atti del cinquantunesimo convegno di studi sulla Magna Grecia – Taranto 2011.

Alessandro Vanzetti, Renato Peroni (a cura di) , Guida al parco Archeologico di Broglio.

Giuseppe Mariotta, Il sissizio come strumento di riscossione tributaria. Academia.edu;

G.Mariotta (2010). In: M. R. Cataudella, A. Greco, G. Mariotta (a cura di), Strumenti e tecniche della riscossione dei tributi nel mondo antico, Atti del Convegno Nazionale, Firenze 6-7 dicembre 2007, Padova, Sargon, pp. 119-130.

Renato Peroni, La protostoria, in Storia della Calabria antica – Cangemi Editore, Reggio Cal.-Roma 1980.

Renato Peroni, in AA.VV., Italia omnium terrarum parens, Libri Scheiwiller, Milano 1989.

Vari siti Web.

Gli Enotri di Broglio – La figura di Italo

prodotto dall’ASAS (Associazione per la Storia e l’Archeologia della Sibaritide)

Il Parco archeologico di Broglio di Trebisacce è visitabile dalle ore 9 alle 12,30 nei giorni di venerdì, sabato e domenica, e su appuntamento negli altri giorni e nelle altre ore. Per ulteriori informazioni si consiglia di visitare il sito web parcoarcheologicodibroglio.it

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