Palazzo FARNESE (Caprarola)

by / domenica, 03 Aprile 2016 / Published in Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

A Caprarola, in provincia di Viterbo a meta strada con Roma lungo la via Cassia Cimina, troviamo uno splendido esempio di dimora manierista: PALAZZO FARNESE.

Agli inizi del 1500 il cardinale Alessandro Farnese il vecchio (1468-1545) acquistò il borgo medievale di Caprarola dalla famiglia degli Anguillara, tradizionalmente nemici, per far avanzare il centro dei domini della famiglia dalla Tuscia verso Roma. Bisognava creare un punto strategico fortificato: una rocca. Il progetto fu affidato dal Cardinale nel 1520 all’esperto architetto militare della famiglia, Antonio da Sangallo il giovane (1484-1546) che progettò un grande edificio a pianta pentagonale sul punto più alto dello sperone roccioso che domina il borgo. Obbedendo ai canoni militari dell’epoca l’edificio fu progettato con bastioni angolari difensivi attorno ad un cortile circolare. Nel 1534 i lavori vennero interrotti a seguito dell’elezione al soglio pontificio del cardinale, che venne eletto Papa con il nome di Paolo III poiché si trasferì alla Corte Pontificia di Roma. Nel 1549 il cardinale Alessandro Farnese il giovane (1520-1589), detto il “Gran Cardinale” nipote di Papa Paolo III, tornò alle antiche radici della famiglia a Caprarola, a seguito dell’uccisione a Piacenza di Pier Luigi Farnese (1503-1547 duca di Parma e Piacenza) padre del cardinale e della morte di Papa Paolo III. Il cardinale decise di far costruire un palazzo più grande e fastoso di quello di Roma, degno dei Farnesi sulla scena politica d’Europa. Il Gran Cardinale, umanista e mecenate, commissionò il progetto intorno al 1555, essendo morto Antonio da Sangallo il giovane, a Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573) che mantenne il disegno pentagonale del castello disegnato dal Sangallo e tradusse l’idea del Gran Cardinale, fornendo una duplice funzione al palazzo: fortezza e villa da rappresentanza, dalle soluzioni architettoniche esclusive. Il palazzo fu eretto in soli 27 anni di lavoro, ed inoltre si fece una profonda ristrutturazione del borgo medioevale, modificandone la gran parte, costruendo ponti e gallerie, adeguando il livello della strada a quello del palazzo, innalzando edifici nuovi lungo la via Dritta, che collega il palazzo in alto con il borgo situato in basso. Gli ospiti del Cardinale arrivavano in carrozza ai piedi della via Dritta che si apriva in una vista scenografica dal basso sulla mole dell’edificio e poi più avanti sulla bella doppia rampa ovale che è il nodo di raccordo tra il paese e il palazzo. Le carrozze accedevano per la Porta del Facchino in un vano circolare nei sotterranei del palazzo scavati interamente nel tufo, dove potevano girare, mentre gli ospiti salivano a piedi la scala elicoidale, la Scala Regia del Vignola fino al Piano Nobile.

Nella divisione del palazzo vi era un ordine gerarchico rigoroso. Il cardinale, la sua corte e gli ospiti non dovevano assolutamente imbattersi nel personale, il quale usava una scala interna costruita nelle pareti interne dell’edificio, comunicante tra i sotterranei, dove si trovavano anche le cucine, i magazzini ed i servizi necessari alla servitù, e gli altri quattro piani del palazzo (originariamente tutt’intorno il palazzo era circondato da un fossato).

Un’altra scala, chiamata Scala del Cartoccio di forma elicoidale collegava i sotterranei e il tetto, ed era provvista di una guida scolpita nel corrimano che permetteva di far scendere dall’alto un cartoccio di carta riempito di sabbia o di sassolini, permettendo di far arrivare messaggi velocemente e in segretezza.

Al pianterreno, chiamato Piano dei Prelati riccamente affrescato si trovavano gli appartamenti posti attorno al Cortile Circolare, della Corte e degli ospiti del Cardinale. Al piano superiore troviamo il Piano Nobile con gli appartamenti privati e di rappresentanza del Cardinale Alessandro, quattordici sale riccamente affrescate dagli artisti più famosi del Secondo Rinascimento. Gli affreschi sono un libro di storia sulla scalata al potere dei Farnese, ritratti a fianco dei personaggi più importanti d’Europa del XVI secolo, tra i quali Carlo V, Francesco I, Filippo II, Enrico II. I tanti dettagli preziosi dipinti di finta architettura, di porte finte che sembrano aprirsi, di volte delle stanze che si aprono verso il cielo, di ricchissimi stucchi ed incastri di figure e colori, di finti riquadri di arazzi, conservano intatto il loro fascino.

I due piani superiori privi di affreschi, il Piano dei Cavalieri e dei Staffieri erano degli addetti a questi servizi.

Il palazzo è diviso simmetricamente in due settori, in uno invernale ad Ovest ed in un altro estivo a Nord, non era mai interamente abitato durante l’anno.

Dagli interni del Piano Nobile si passa tramite due ponti che scavalcano il fossato nei giardini bassi, dove poter ammirare i giardini all’italiana. Un viale alberato sale nel pendio della collina, dove potete vedere i giardini alti con la Casina del Piacere circondata da giardini all’italiana, labirinti, sculture e grandiosi fontane con giochi d’acqua.

Questi giardini sono uno splendido esempio di giardino tardo rinascimentale, che è stato realizzato attraverso un sistema di terrazzamenti alle spalle della villa, arroccati sul colle dal quale s’erge la costruzione e collegati dal Vignola con la residenza attraverso dei ponti. I lavori per il giardino furono iniziati nel 1565 da Giacomo Del Duca utilizzando per i terrazzamenti la terra di scarico delle fondazioni della chiesa del Gesù a Roma e si conclusero nel 1630 sotto la direzione di Girolamo Rainaldi. La piccola costruzione che si trova al suo interno è stata scelta da Luigi Einaudi come residenza estiva nel suo settennio per la Presidenza della Repubblica (1948-1955).

Gli spazi interni del pentagono a 5 piani vennero organizzati dal Vignola attorno al cortile circolare (Questo cortile era in pendenza verso il centro, dove all’interno di esso era situata una “bocca della verità” che raccoglieva tutta l’acqua piovana che veniva usata per l’uso quotidiano (lavarsi, cucinare ecc..)) secondo un ordine di simmetrie perfette e disposti in base alla loro funzione e alla gerarchia di chi li occupava. L’esteso ciclo pittorico di tipo manieristico, la sua superficie è di 7650 mq., fu interamente commissionato dal Cardinale Alessandro Farnese il giovane al cui servizio lavorarono i più noti umanisti ed iconografi del periodo come Annibal Caro, Fulvio Orsini, Onofrio Panvinio i quali elaborarono, ricorrendo alla mitologia classica, alla storia sacra, alla storia, il ciclo iconografico realizzato dagli artisti tra i più famosi dell’epoca, come Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Bertoja, Giovanni de’ Vecchi, Raffaellino da Reggio, Antonio Tempesta, Antonio da Varese.

Il percorso per la visita, che però viene modificato a seconda delle esigenze, è il seguente:

si entra dalla Sala delle Guardie (Federico Zuccari 1567-1569) che è posta accanto alla piccola sala circolare delle armi dove oggi si trova la biglietteria, immette nello spazio elegante del palazzo. Per la Scala Regia (affreschi istoriati di Antonio Tempesta, 1580-83). Soluzione originale e realizzazione magnifica della scala a chiocciola che il Vignola fece ruotare su trenta colonne doriche e ioniche, incoronata da una cupola con i Gigli Farnesiani. Si sale al Piano Nobile. Cortile circolare (Jacopo Barozzi, il Vignola) – Particolare architettonico e simbolico importante. Il Vignola realizzò il cortile circolare su due portici sovrapposti, cosa che gli permise di far girare intorno ad esso tutti gli appartamenti (estivi ed invernali) del piano rialzato e del piano nobile. La Sala di Ercole (Federico Zuccari e Jacopo Bertoja, 1568-1572-73) celebra il grande patrimonio dei Farnese, il ducato di Castro, di Parma e Piacenza e serba una vista attraverso il loggiato aperto sul paesaggio verso Roma, incoronazione del potere raggiunto. Nel ciclo di affreschi rappresentato nella volta, il personaggio mitologico di Ercole con le sue gesta allude alla potenza farnesiana ed alla munificenza del Cardinale Alessandro. La Cappella (Federico Zuccari, 1566) Stanza circolare, era la cappella privata del cardinale Alessandro dove sulle pareti e nella volta viene narrata la Sacra Scrittura. La divisione della volta con sei scomparti riccamente decorati è la proiezione del pavimento disegnato con identiche partizioni con uso di marmi policromi e cotti bicolori. La Sala dei Fasti Farnesiani (Taddeo Zuccari 1561-63) La sala di rappresentanza più importante del palazzo, in cui emerge più di ogni altra l’importanza politica raggiunta a livello europeo della Casata. L’Anticamera del Concilio (Taddeo e Federico Zuccari 1562-64) La sala è dedicata dal Cardinale al nonno Papa Paolo III, ai ruoli e momenti più salienti del suo papato. Tra questi il Concilio di Trento da lui avviato nel 1546. Affreschi, stucchi, tridimensionalità e gioco ottico prospettico rendono la decorazione della sala sfarzoso ed opulento. La Camera dell’Aurora (Taddeo Zuccari 1563-65) la camera da letto dell’appartamento d’estate del Cardinale Alessandro. Nella volta viene rappresentato un ingannevole gioco prospettico che innalza il soffitto sfondandolo verso il cielo, in cui è rappresentata l’allegoria della Notte che si spegne sotto le luci dell’Alba. La Stanza dei Lanifici (Taddeo Zuccari 1563-64) lo spogliatoio del Cardinale una stanza colma di decorazione di riquadri, incastri di figure, grottesche emblemi e stucchi il cui tema tratta l’arte della tessitura ed i filati destinati all’abbigliamento. L’iconografia richiama vari personaggi mitologici tra i quali Aracne trasformata da Atena in ragno. La Stanza della Solitudine o dei Filosofi (Taddeo Zuccari 1565-66) lo studio del cardinale nell’appartamento d’estate. L’iconografia rievoca personaggi cristiani e pagani i quali scelsero una vita di solitudine dedicata alla contemplazione e la meditazione. Il Torrione la punta del pentagono ed il raccordo tra i due appartamenti, quello estivo e quello invernale, è carico di significati simbolici. Include le due stanze più riservate: la Stanza del Torrione, la biblioteca e il Gabinetto dell’Ermatena (Federico Zuccari 1566-67), probabile studiolo del segretario personale del cardinale. La Stanza della Penitenza (Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja 1569-71) probabilmente destinata ad una piccola stanza da pranzo, la Croce sorretta da angeli rappresentata nell’ovale della volta doveva forse ricordare alla temperanza negli eccessi del palato. La Stanza dei Giudizi (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, 1569-71) riccamente decorata con stucchi ed affreschi dedicata alla Saggezza e alla Giustizia dove il Cardinale prendeva le decisioni importanti. Il programma iconografico è imperniato sul Giudizio Universale della Chiesa attraverso fatti biblici dell’Antico Testamento, dei quali il Giudizio di Salomone rappresentato nel centro della volta. La Stanza dei Sogni (Jacopo Zanguidi detto il Bertoja 1570-71) Le scene tratte dall’Antico Testamento richiamano il tema del sonno, del sogno. Nella volta è rappresentata la storia del Sogno di Giacobbe in allusione alla benedizione divina sul cardinale e la sua famiglia e alla chiesa che egli avrebbe fatto costruire proprio in quel periodo a Roma, la Chiesa del Gesù (1568-71) detta anche “Tempio Farnesiano”. La Stanza degli Angeli (Bertoja, G. De Vecchi e R. Da Reggio 1572-75) detta anche dell’eco è una sala riccamente affrescata che tratta il tema della vittoria del bene, rappresentato dal dominio universale di Dio, sul male. Nella volta la caduta degli angeli ribelli in cui il Bertoja si ispira ad uno dei suoi pittori preferiti, il Correggio. Alle pareti si esprime Giovanni de Vecchi rendendo questa sala una delle più belle del palazzo. La Sala del Mappamondo (G.A. Vanosino, G. de Vecchi, R. da Reggio, 1573-75) Alle pareti vengono riportati in un’opera cartografica ammirevole i quattro continenti scoperti dai più grandi navigatori dell’epoca. Nella volta viene rappresentata la sfera celeste con 50 costellazioni, sotto forma di personaggi ed animali mitologici, tratte maggiormente dal catalogo dell’astronomo alessandrino Claudio Tolomeo. La mappa celeste contiene i riferimenti fondamentali per poter orientarsi nel cielo dipinto. Le rappresentazioni esprimono il ruolo universale della Chiesa Cattolica, la diffusione dei suoi valori in ogni angolo del creato, così nel Nuovo Mondo.

I Giardini Segreti (realizzati entro il 1583) di cui uno è visitabile, il Parco con la Casina del Piacere ed i terrazzamenti con fontane e giochi d’acqua (realizzati 1584-89 da Jacopo del Duca e Giovanni Garzoni).

Purtroppo a causa del vento non ci è stato permesso di visitare il parco e …… ci torneremo

I DUE SARCHIAPONI

 

PALAZZO

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FARNESE

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