Paestum (Poseidonia, Paistom)

by / sabato, 11 gennaio 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Popoli e Civiltà, Viaggiando .....

Facciamo un salto nella Magna Grecia e nella maestosità dei suoi templi, ci fermiamo a Paestum, Poseidonia per i fondatori che dedicarono la città al Dio del mare Poseidone, Nettuno per i Romani. La città prese il nome di Paestum quando arrivarono i Romani e ancora prima divenne Paistom quando fu conquistata dai Lucani. Diversamente da quanto accaduto per le altre città qui è ben definita, ancor oggi, l’estensione del centro abitato, poiché esistono ancora le mura greche, modificate dai Lucani e infine dai Romani, cinta muraria che ha un perimetro di circa quattromila settecentocinquanta metri. C’è però da dire che questa zona fu abitata fin dalla preistoria, nell’odierna area archeologica, famosa per i tre templi ben conservati, sono stati ritrovati manufatti che vanno dal Paleolitico all’età del bronzo, nonché resti di capanne preistoriche. Sono state ritrovate anche testimonianze relative al neolitico. Un po’ di storia: Strabone geografo, filosofo e storico Romano in un passo di una sua opera mette in relazione Poseidonia con la polis, città, di Sibari, gli studi archeologici hanno fatto ipotizzare che questa colonia della Magna Grecia fu fondata in due diversi tempi. Sembra che dapprima fu edificata una fortificazione lungo la costa in seguito arrivarono i coloni che andarono a fondare la città vera e propria, ma non dimentichiamo che l’area era già abitata, quindi Poseidonia nacque nella metà del VII secolo a.C., per interessi commerciali, del resto Sibari, colonia greca cominciò a fondare sub colonie sul tirreno a questo scopo. Presso la foce del Sele fu edificato un santuario dedicato a Hera, questo non era soltanto un luogo di preghiera, ma aveva anche una funzione commerciale. Con l’intensificarsi dei rapporti commerciali tra le popolazioni Latine Etrusche e Greche, sia via terra sia per mare, si andò a formare un agglomerato urbano che diede vita alla città di Poseidonia. Alcune testimonianze archeologiche, il ritrovamento di vasi unicamente Greci in una necropoli nei pressi della città, hanno portato gli esperti a datare la nascita della città intorno al 625 a.C., la quale fu dedicata al Dio del Mare. Il periodo di massimo splendore e sviluppo della città va tra il 560 a.C. e il 460 a.C., la ricchezza della città aumentò grazie anche alla diminuzione dell’influenza Etrusca nella zona e quando in essa si rifugiarono i cittadini di Sibari. Quelli cioè che fuggirono dalla distruzione della propria polis nel 510 a.C., anno in cui Crotone e le città alleate distrussero la colonia principale, Sibari, appunto, e Siris, l’attuale Policoro. A questo periodo è anche collegata la costruzione di un cenotafio dedicato a Is, mitico fondatore di Sibari, a circa cinquant’anni di distanza furono costruiti i tre templi maggiori, il tempio di Hera, la cosiddetta Basilica, fu edificato circa nel 560 a.C.; quello di Atena, detto anche di Cerere, fu costruito circa nel 510 a.C.; mentre il terzo, quello di Nettuno fu innalzato nel 460 a.C., circa. Tra il VI secolo a.C. e il V secolo a.C. vi fu, quindi un grande sviluppo del centro abitato, una città che si estendeva per circa centoventi ettari, e come detto, era circondata da alte mura che avevano un perimetro di forma trapezoidale di circa quattromila settecentocinquanta metri. Lungo le mura furono innalzate ventotto torri a protezione delle quattro porte che permettevano l’accesso alla città, oggi denominate: Porta Giustizia, Porta Marina, Porta Sirena e Porta Aurea, quest’ultima fu completamente distrutta quando venne costruita la strada di collegamento con la Calabria. Le mura avevano un’altezza di oltre quattordici metri con uno spessore variabile tra i cinque e i sette metri, le difese non finivano qui, infatti, alla parte esterna della cinta muraria era affiancato un fossato profondo alcuni metri e tenuto costantemente pieno di acqua. Tra i templi trovava spazio l’area del “Mercato”, l’Agorà, che era la piazza centrale città, qui si tenevano le assemblee cittadine e dove trovava posto la tomba semi ipogea del mitico fondatore di Paestum o di Sibari, probabilmente rimasta sempre vuota. Infine intorno ai templi e al mercato si estendevano i quartieri abitativi, le abitazioni, le terme e le tabernae che vediamo oggi, però, risalgono all’epoca Romana. Tra il 420 a.C. e 410 a.C., a Poseidonia giunsero i Lucani che presero possesso della città e il nome divenne Paistom. La conquista della città probabilmente non fu violenta ma, forse avvenne gradualmente. L’ingresso di queste popolazioni probabilmente fu voluto dagli stessi Greci che le adibirono alle lavorazioni più umili, ma che poi si evolsero con il commercio e con la partecipazione alla vita della città, fino a prendere il sopravvento nel potere politico. Di fatto il periodo di ricchezza e splendore della città proseguì anche dopo la conquista da parte dei Lucani, di questo periodo sono eleganti fatture artistiche di vasi dipinti, gli affreschi magnifici eseguiti nelle tombe e i ricchi e preziosi corredi funerari che accompagnavano il defunto. Ricchezza cittadina che derivava da vari fattori: la grande fertilità della valle del Sele, l’incremento del commercio e la grande abilità dell’artigianato che incrementava gli scambi di merci. Bisogna però dire che rimasero anche le caratteristiche greche insite nella cultura degli abitanti della città, come dimostrano alcuni vasi dipinti e soprattutto la prerogativa ellenica della monetizzazione. Nel 322 a.C., Alessandro il Molosso, re dell’Epiro conquistò Eraclea, Thurii, Cosentia, per poi giungere a Paistom, riuscendo a sconfiggere i Lucani. L’anno dopo, però il re morì in battaglia presso Pandosia e Paistom tornò ai Lucani. La storia è però piena di “Ma”, ed ecco, quindi, che nell’anno 273 a.C. Roma strappa la città ai Lucani, facendone una propria colonia e cambio il nome in Paestum, fu questo un periodo di grandi trasformazioni dell’abitato. La città ebbe un rapporto molto stretto con i Romani, gli abitanti erano “Socii navales” di Roma, cioè dovevano fornire, in caso di necessità, navi e marinai alla Città Eterna. Gli storici pensano che le forniture navali di Paestum furono di primaria importanza durante la prima guerra punica insieme a quelle di Velia. Durante la seconda guerra punica la città rimase fedele a Roma e dopo la battaglia di Canne, rifornì di navi piene di grano i romani che erano assediati da Annibale all’interno della città di Taranto, ciò permise loro di resistere all’assedio. Roma era spiedata con i nemici, ma sapeva ricompensare la fedeltà e per questo a Paestum fu permesso di battere moneta propria. Ovviamente l’urbanistica della città cambiò notevolmente, furono realizzate molteplici opere pubbliche, pur rispettando i tre templi maggiori. Il Foro occupò il posto del grande spazio dell’Agorà, fu innalzato il cosiddetto “Tempio della Pace“, che probabilmente era il Capitolium, il santuario della Fortuna Virile e l’Anfiteatro. L’edilizia privata non fu da meno, furono realizzate due importanti arterie, la via Appia che collegava direttamente la città a Roma, questa via, com’è noto, parte dall’Urbe per terminare a Brindisi dopo essere passata per Taranto, e la via Popilia che attraversava la Magna Grecia, passando lontana dalla costa. La città fu presto interessata dal fenomeno di cristianizzazione, documenti riportano storie di persona martirizzate sotto l’impero di Diocleziano. Sembra che la città ospitò, nel 370 d.C. il corpo dell’apostolo Matteo prima di essere trasferito a Salerno. Anche Paestum, come altre città conobbe l’abbandono, il geografo Strabone riporta che il clima divenne insalubre a causa di un fiume che pian piano rese paludosa la zona, poiché l’acqua non riusciva più a defluire nel mare a causa di una progressiva insabbiatura della foce. I cittadini cercarono di arginare il fenomeno sopraelevando le strade, le soglie delle case e realizzando opere di canalizzazione. La città divenne sempre più piccola gli abitanti si ritirarono verso il punto più alto che era dove si trova il Tempio di Atena è qui, infatti, che si attestò l’ultimo nucleo abitativo. Ovviamente l’insabbiamento progressivo della costa portò la città fuori dalle rotte commerciali, mentre a poca distanza dal tempio di Atena fu edificata la Basilica cristiana dell’Annunziata. Poco dopo lo stesso tempio fu trasformato in chiesa, dal V secolo Paestum divenne sede vescovile e tale rimase fino all’VIII secolo. Tra VIII secolo e il IX secolo, la città divenne del tutto invivibile e fu abbandonata, da qui l’oblio che durò svariati secoli, anche se i tre templi maggiori si ergevano tra la vegetazione divenuta fittissima. Se ne ricominciò a parlare, grazie a dei letterati, tra il XVI e il XVII secolo ma la riscoperta vera e propria iniziò nella metà del XVIII secolo, quando letterati, nobili e colti personaggi amarono soggiornare tra quelle rovine, tra gli altri Piranesi e Goethe.

Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica.” (Goethe, Viaggio in Italia, 23 marzo 1787)

La riqualificazione della zona, gli studi e gli scavi archeologici iniziarono nel 1907 quando furono riportati alla luce la maggior parte dei monumenti, i lavori proseguirono anche se non in maniera continua, fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, gli scavi sistematici ripresero con grande impulso e alla fine anni sessanta e inizi dei settanta, dello scorso secolo, furono studiate e scavate, sistematicamente, le numerose e ricchissime necropoli di Paestum, ciò ha permesso il recupero di opere straordinarie e uniche, come la Tomba del Tuffatore, nonché la scoperta di arredi funebri ricchi comprendenti splendide ceramiche di produzione locale decorate da grandi artisti come Assteas, Python e il cosiddetto Pittore di Afrodite. Oggi è possibile passeggiare nell’area archeologica tra i maestosi templi e le importanti rovine, si può ammirare manufatti e scoprire la storia della città, fin dai tempi più remoti visitando il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, d’importanza unica.

Ora però cerchiamo di analizzare alcune delle costruzioni che si possono ammirare nell’area archeologica, iniziamo dalle mura.

Le Mura di Paestum.

Come più volte accennato è ancora possibile vedere la cinta muraria che circondava la città, essa è formata da grandi blocchi squadrati posti a doppia cortina, ossia due muri con al centro un’intercapedine riempita di terra. Sopra di essa svettavano ventotto torri di avvistamento sia a pianta quadrata sia circolare, oggi di queste rimangono solo pochi ruderi. Quattro le porte, che permettevano l’ingresso alla città, erano poste in corrispondenza dei quattro punti cardinali, e precisamente: a est vi è la Porta Sirena, il nome deriva da un da un animale fantastico scolpito al suo esterno; a ovest vi è la Porta Marina essa era verso il mare, da cui il nome, presentava un ampio vestibolo lastricato e ai lati vi erano due torri una a base quadrata e l’altra circolare poste a difesa della porta stessa; a sud vi è la Porta Giustizia, simile alla precedente, con ampio vestibolo e due torri per la difesa; a nord vi era la Porta Aurea, di questa oggi non rimane quasi nulla, fu distrutta agli inizi del XIX secolo per costruire la strada che va verso la Calabria. Oltre le quattro porte vi erano, lungo la cinta muraria altre quarantasette aperture secondarie, le cosiddette posterule, esse servivano sia per l’ingresso alla città sia per la difesa della stessa.

La Via Sacra e le abitazioni.

La Via Sacra, riscoperta nel 1907, era percorsa durante le feste e le processioni religiose ed è larga nove metri. Essa è lastricata con grandi blocchi di calcare, pietra molto abbondante nella zona, presentava dei marciapiedi laterali rialzati. Quello che vediamo oggi è la strada romana che, secondo gli esperti, dovrebbe fedelmente ricalcare il tracciato Greco. Su entrambi i lati della strada si affacciano edifici pubblici, ma anche abitazioni private alcune signorili che si sovrapposero ad altre più antiche.

Il Foro.

Costruzione prettamente Romana, occupò il posto dell’Agorà dell’età greca e parte dell’area del santuario meridionale, la piazza e di forma rettangolare ed è fiancheggiata da una serie di edifici pubblici, religiosi e botteghe. Era circondata, per almeno tre lati da un porticato. Sul lato sud fu edificato un macellum, sopra una costruzione greca precedente. Subito dopo e comunicante con macellum vi era un edificio rettangolare identificato come la Curia, esso presenta semicolonne poggiate alle pareti e un’esedra. Vi erano, poi, un tempio edificato dai Romani e le terme, è possibile vedere anche una piccola costruzione su tre podi si trattava, probabilmente del Lararium cittadino. Sul lato nord si trovava il cosiddetto “Tempio Italico”, identificato come il Capitolium della città romana, si tratta di un tempio posto su un podio preceduto da un’ampia gradinata. Sul fronte presentava sei colonne, esastilo, aveva un altare rettangolare molto semplice. Attaccato a esso, sul lato che dava a est, vi era un altro edificio con gradinate sembra che qui, nell’area centrale, vi fosse il podio per gli oratori, il suggestum, e il comitium dove si svolgevano le assemblee dei cittadini. Sempre su questo versante vi era un piccolo edificio greco di forma rettangolare costruito in muratura, gli esperti lo hanno identificato come erario, dove trovava posto il tesoro cittadino.

L’Anfiteatro.

L’Anfiteatro fu edificato dai Romani su volere di Giulio Cesare, fu costruito nel 50 a.C. circa, inizialmente era composto da una piccola cavea che terminava con un parapetto, il balteo, a protezione degli spettatori che guardavano gli spettacoli che si svolgevano nell’arena, combattimenti con animali o lotte tra gladiatori. La costruzione fu ampliata nel I secolo d.C., fu aggiunto un anello esterno formato da arcate, le quali erano rette da pilastri sui quali poggiava un coronamento ligneo. La strada moderna taglia in due l’anfiteatro e almeno la metà non è più visibile poiché interrato sotto la via e sotto una piccola abitazione.

L’Agorà.

Occupava la parte centrale della città ed era il cuore politico di Poseidonia, al suo interno vi erano i monumenti pubblici, legati alla cultura greca, L’Heroon, databile tra il 520 a.C. e il 510 a.C., molto probabilmente era dedicato del culto tributato al fondatore di Poseidonia o di Sibari. Col passaggio politico all’amministrazione romana l’edificio fu interrato ma rispettato, fu costruito un recinto per segnalare la sua inviolabilità. Nel suo interno, durante gli scavi archeologici, furono rinvenuti vari oggetti posti come simbolico corredo funerario, poiché all’interno nella tomba non fu mai posto un corpo. Questi oggetti oggi sono visibile nel Museo Archeologico. L’Ekklesiasterion fu eretto tra il 480 a.C. e il 470 a.C., era l’edificio, per i Greci, adibito per le assemblee politiche, tale costruzione fu mantenuta durante il periodo Lucano ma abbattuto dai Romani, non era utile al nuovo ordine politico, al suo posto fu eretto un santuario. Vi era poi il tempietto di Zeus Agoraios, non ben documentato. Non dimentichiamo che il foro romano fu costruito in questa stessa zona. Il Bouleuterion o Teatro Greco era l’edificio che ospitava le riunioni del massimo consiglio, quando la città era colonia della Magna Grecia, in origine aveva forma circolare, prima che i romani lo tagliassero, sia sul lato occidentale sia su quello settentrionale.

Il Santuario della Fortuna Virilis.

Era un santuario adibito ai riti religiosi della fertilità che si tenevano durante le feste dedicate alla Dea Venere. Faceva parte del santuario una grande piscina di circa quarantasette metri di lunghezza per ventuno metri di larghezza, che era l’elemento centrale delle feste dedicate a Venere. Infatti, su dei pilastri di pietra era posta una piattaforma di legno sulla quale trovava posto una statua raffigurante la Dea seduta su un trono. Le donne interessate al rito entravano, con la speranza di avere presto un parto felice, nella piscina, con questo bagno simbolico espletavano il rito della fertilità.

Il Tempio di Atena.

Il Tempio di Atena, detto anche di Cerere, fu edificato sopra un santuario precedente, forse distrutto da un incendio, si è quindi venuto a trovare sopra un rilevo artificiale del terreno. Sicuramente il più piccolo dei tre templi maggiori, presenta una facciata con un frontone di elevate dimensioni e un fregio di stile dorico. È decorato da metope, pannelli su cui sono rappresentate dei miti e personaggi mitologici, incassate nell’arenaria e poggianti su colonne doriche. Si tratta di un tempio con una conformazione particolare, è un tempio circondato da un portico con colonne. Le proporzioni non sono usuali, esso presenta sei colonne frontali e tredici sui lati, tutte uguali, la sua struttura è più semplice rispetto agli altri due templi, ha, infatti, il pronao e la cella ma è privo di adyton, cioè la stanza del tesoro sul retro della cella. Il tempio presentava colori molto vivaci e fastosi, oggi completamente persi, l’interno presenta un pronao assai ampio, molto profondo rispetto alla cella, esso e composto di quattro colonne frontali e due laterali di stile ionico, oggi e possibile vederne solo le basi e due capitelli. Questi ultimi nascono da un collarino ornato, gli studiosi credono che questo tempio sia il primo che presenta insieme i due stili ionici e dorico contemporaneamente, non solo nel colonnato ma anche nella trabeazione e nel coronamento del tempio. La cella, che doveva contenere la statua della Dea, è quasi del tutto scomparsa, rimangono il pavimento soprelevato di circa un metro e alcuni resti delle scale laterali che permettevano di raggiungere il soffitto. Gli scavi archeologici restituirono delle terrecotte che hanno permesso la ricostruzione del tetto del santuario precedente. Perché il tempio è anche detto di Cerere? Semplicemente perché inizialmente fu attribuito, in maniera erronea a questa Dea, dopo il ritrovamento di varie statuette di terracotta che raffigurano Atena, alla struttura fu data la giusta attribuzione. Si deve aggiungere che nell’VIII secolo il tempio fu trasformato in chiesa Cristiana, il santuario fu chiuso con delle mura edificate tra gli spazi delle colonne, la cella eliminata e l’ambulacro posto a meridione fu utilizzato per le sepolture. Tutto questo apparato fu smantellato, riportando l’edificio all’antico “Splendore”, durante le campagne di scavi e restauri degli anni quaranta, dello scorso secolo. C’è ancora da dire che il tempio si trovava al centro di un piccolo santuario di cui rimangono il pozzetto sacrificale, un altare, la base di altri due, una colonna votiva e la base di una seconda. Varie erano le decorazioni del tempio, sono giunte sino a noi parte di un trifoglio, un elemento della cornice di coronamento del fregio, vari blocchi della sima o cimasa, le cui gronde, che hanno una testa leonina, escono da uno sfondo con incisioni di palme e di fiori di loto.

Il Tempio di Hera o la Basilica.

Il Tempio di Hera, probabilmente era dedicato a Era moglie di Zeus e madre degli Dei, era posto all’interno del santuario meridionale, il culto di questa divinità fu sicuramente molto profondo nella cultura degli abitanti Poseidonia. Il nome di Basilica, con cui oggi è noto il tempio, gli fu affibbiato nel XVIII secolo questo perché gli studiosi dell’epoca non erano certi delle funzioni dell’edificio, in pratica pensarono che fosse un porticato o un ginnasio, questo perché quando fu ritrovato era privo di timpani di trabeazione e delle pareti della cella interna. Venne, quindi, chiamato basilica, nel significato che davano i Romani a questo termine, cioè un edificio porticato adibito a sede di tribunale e alle assemblee dei cittadini. Lo stilobate, cioè il piano del tempio su cui poggia il colonnato, misura circa venticinque metri per cinquantaquattro metri, l’edificio è orientato verso est e presenta nove colonne sulle facciate e diciotto sui lati, per dirlo con parole difficili si tratta di un tempio periptero ennastilo. Le colonne, di stile dorico, sono alte circa sei metri e cinquanta centimetri, sono rastremate, alla base hanno un diametro di circa un metro e cinquanta centimetri mentre quello della cima è circa un metro, presentano scanalature, per l’esattezza venti per ogni colonna. L’echino del capitello, una sorta di “Cuscino” tra la colonna e il capitello stesso, è molto schiacciato, mentre l’abaco, cioè la parte superiore del capitello, è molto largo. L’edificio presenta, lungo il proprio asse, un unico colonnato centrale all’interno della cella. Le colonne e i capitelli presentano decorazioni che vanno dalle foglie baccellate del collarino della colonna, alla sequenza di fiori di loto e palmette presenti su alcuni corpi dell’echino. Decorazioni che in origine erano pitturate con colori vivaci. Oggi è possibile vedere alcune tracce di rosso e di blu. La cella era preceduta da un pronao che presentava tre colonne poste tra due ante dalle quali partiva il muro che andavano a chiuderla lungo i lati. Anche la cella, il naos, presentava un colonnato interno centrale, formato da sette colonne, che la divideva in due. In questo caso dietro la cella vi era l’adyton, locale questo tipico dei templi della Magna Grecia che, con molta probabilità, conservava il simulacro della divinità e il tesoro del tempio. Come detto, del tetto e della trabeazione rimane ben poco e nulla del fregio dorico sono rimasti, però, alcuni elementi di una modanatura realizzata in arenaria. Sono stai ritrovati anche alcuni elementi della copertura fittile del tetto. Il coronamento dell’edificio era rivestito di terrecotte policrome con finte grondaie a testa di leone, di ciò rimangono vari elementi conservati nel Museo Archeologico. Alche qui ritroviamo decorazioni a forma di palmetta e fiori di loto, sempre frammenti. Il tempio faceva parte del Santuario meridionale, il quale era formato da più costruzioni, come il grande altare ritrovato a est del tempio posto a circa trenta metri di distanza dallo stesso, dello stesso complesso faceva parte il cosiddetto tempio di Nettuno.

Il Tempio di Nettuno o Poseidone.

Il Tempio di Nettuno e il più grande tra i tre maggiori fu eretto a poca distanza da quello di Hera e disposto parallelamente a esso. Il tempio presenta sei colonne su ciascuna delle sue facciate e quattordici su ciascun lato, periptero esastilo, poggia su una piattaforma che si eleva su tre gradini ed è orientato a est. Lo stilobate è di notevoli dimensioni, infatti, misura oltre ventiquattro metri per sessanta metri. Davanti al tempio vi erano due altari per i sacrifici alle divinità, uno greco dello stesso periodo della costruzione del tempio, l’altro romano del I secolo a.C. e quindi successivo alla costruzione dell’edificio, inoltre, sono stati ritrovati numerosi cippi e un piccolo tempio. All’interno troviamo la cella con pronao e simmetricamente a questo un opistodomo, l’ambiente a tergo della cella, aperto verso l’esterno e con la stessa disposizione del pronao, cui fa riscontro. Tutte e due questi elementi sono incorniciati da due colonne, mentre la cella e divisa in tre navate da due file, ciascuna composta di sette colonne doriche. Queste colonne sono disposte su due ordini sovrapposti e sono assottigliate verso l’alto. subito dopo l’ingresso della cella vi erano, ai lati, due locali, quello di destra conteneva una scala che permetteva di arrivare al soffitto. Il pavimento della cella era lastricato e ovviamente essa conteneva l’immagine della divinità venerata. Le colonne esterne sono massicce, alte quasi nove metri e alcune, quelle frontali, hanno un diametro oltre due metri alla base e di circa un metro e cinquanta centimetri alla sommità. Le scanalature di queste colonne doriche sono ventiquattro un numero insolito, quelle canoniche dello stile sono venti, L’entasis, cioè il rigonfiamento del fusto a circa un terzo dell’altezza, è meno accentuato rispetto ad altri edifici dorici del periodo. Sulle colonne che terminano con il classico, per lo stile, echino e abaco del capitello, poggia una trabeazione molto alta, composta di una trave liscia, da un fregio con scanalature verticali eseguite per decorazione e dalle immancabili metope, in questo caso, non scolpite, si tratta quindi di elementi quadrangolari in pietra. A coronamento fu posto un cornicione che sporge molto, su ciascuna delle due facciate vi è la presenza di un timpano triangolare che vanno a terminare la costruzione. Anche se, in poche tracce, vi sono ancora alcune parti della copertura, il tempio era interamente dipinto con colori vivaci, qualche elemento di policromia originaria dell’edificio è ancora visibile. Va chiarito che la denominazione “Tempio di Nettuno” deriva da un’erronea attribuzione degli studiosi del XVIII secolo, questi erano convinti, che chiamandosi la città Poseidonia, il tempio principale doveva essere intitolato al Dio protettore e di cui la città portava il nome, Poseidone o Nettuno, per i latini. In realtà l’attribuzione è alquanto complicata per la mancanza di epigrafi e documentazioni, tant’è che gli esperti sono divisi e tre sono le ipotesi formulate: il tempio era dedicato a Hera, o Zeus, o Apollo. La prima ipotesi deriva dal ritrovamento di oggetti votivi dedicati a Hera tornati alla luce nei pressi del tempio durante alcuni scavi archeologici ma che non è certa la loro appartenenza al tempio. La seconda ipotesi deriva dal ritrovamento, sempre nelle vicinanze del tempio, di una statua di Zeus, in frammenti, antecedente alla costruzione dell’edificio, oggi la si può ammirare nel Museo archeologico, ma anche in questo caso non vi è certezza dell’appartenenza al tempio. Infine, la terza ipotesi deriva sull’esistenza, nel santuario meridionale, di cui il tempio fa parte, di culti salutiferi dedicati ad Apollo. Non vi è quindi certezza di quale Dio fosse venerato nel tempio, certa è la straordinaria bellezza della sua architettura come certo è il suo ottimo stato di conservazione, si tratta di una delle massime espressioni dell’architettura greca, meglio conservate.

Le Necropoli.

Intono alle mura della città vi sono numerose necropoli, la più importante e forse quella del Gaudo, essa si estende per circa duemila metri quadrati e presenta delle caratteristiche che fanno pensare a una cultura a sé stante detta, per l’appunto, del Gaudo. Che dire poi dalla cosiddetta Tomba del Tuffatore, databile tra il 480 a.C. e il 470 a.C., è sicuramente un esempio unico di pittura Greca di età classica e della Magna Grecia, gli studiosi hanno interpretato nel gesto del tuffatore la raffigurazione simbolica della transizione dalla vita al regno dei morti. Di notevole importanza sono anche le altre tombe affrescate ritrovate in zona e appartenenti al periodo Lucano, oggi non più in loco, ma conservate nel Museo Archeologico.

Il Museo Archeologico.

Il Museo, di notevole importanza, e molto spesso sottovalutato, fu realizzato nel 1952 e contiene numerosi reperti ritrovati a Paestum nell’Heraion alla foce del Sele e dalle necropoli vicine. Il percorso espositivo è ben realizzato è ci mostra vari aspetti della zona, nelle sezioni e possibile osservare: la sezione preistorica; l’origine della città; l’Heraion alla foce del Sele; i santuari urbani; la necropoli di Poseidonia o Paestum; le tombe dipinte lucane; la sala romana. Tra i reperti esposti di notevole importanza sono: le metope arcaiche dell’Heraion del Sele; la tomba del tuffatore; la stele in lingua osca; la tomba a camera di Spinazzo; i vasi attici d’importazione a quelli di fabbrica locale; il materiale romano. Un percorso di notevole importanza e bellezza che accompagna il visitatore a conoscere non solo la storia della città ma anche quella della pianura e delle colline circostanti su cui Paestum esercitò la sua attività politica e civile.

Precisiamo che il Santuario di Hera alla foce del Sele era un antichissimo luogo di culto, fuori della città, dedicato alla Dea Hera, il mito narra che fu fondato dagli Argonauti, durante il loro viaggio alla conquista del Vello d’Oro, ma, probabilmente, aveva funzioni commerciali ed emporiche.

Infine c’è da dire che l’Area Archeologica di Paestum e stata riconosciuta, nel 1988, dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

.

.

Per continuare questo viaggio consulta i due magnifici Album Fotografici.

.

L’Area Archeologica di Paestum
Il Museo Archeologico di Paestum

(52)

Lascia un commento

TOP