Orione, il mito di un cacciatore.

by / sabato, 20 giugno 2020 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Il Mito Greco.

Scrivono di lui, Eratostene; Ferecide, citato da Apollodoro; Omero, secondo la leggenda greca Orione era un gigante figlio di Poseidone ed Euriale, quest’ultima era la figlia di Minosse, il re di Creta. Fu educato da Atlante che lo allevò con grande impegno facendone un imbattibile e abilissimo cacciatore, la sua armatura era tutta d’oro scintillante, la sua lancia, da lontano, era scambiata per una folgore saettante. Secondo una versione del mito Orione ebbe in sposa Side, questa era una narcisista che si vantava della propria bellezza, cercò addirittura di rivaleggiare con Era, la moglie di Zeus, per nulla intimorita, ma assetata di vendetta la punì mandandola nel Tartaro. Nelle sue caccie il gigante era accompagnato da un cane che rispondeva al nome di Sirio, insieme a lui inseguiva le prede senza mai fermarsi, né tantomeno stancandosi. La leggenda racconta di una storia d’amore, o quasi, un bel giorno Orione, che era sull’isola di Chio, corteggiò Merope, la figlia, secondo alcune versione figlia e moglie, del re Enopione, il quale s’infuriò accecò il nostro cacciatore e li cacciò dall’isola. Le vicende narrate hanno versioni diverse, ma tutte terminano con l’accecamento di Orione, in una si parla del cacciatore che s’innamorò di Merope e la chiese in moglie al padre, il quale gli impose di superare varie prove per acconsentire al matrimonio. Orione le superò tutte, ma ciò non servì a nulla, poiché di lei s’innamorò lo stesso padre, amareggiato il cacciatore si ubriacò, entrò negli appartamenti dell’amata e riuscì a sedurla. Enopione assetato di vendetta, si rivolse al padre Dioniso, in questo modo il re riuscì a far dormire Orione e durante il sonno gli cavò gli occhi e li gettò in mare. Orione vagò per lunghi giorni alla ricerca dei suoi occhi, una volta stanco costrinse il gigante Cedalione a prenderlo cavalcioni sulle spalle e con esso continuò a cercare, infine, con un aiuto divino riuscì a trovarli se li rimise e riacquistò la vista. In un’altra versione Orione fu chiamato da Enopione stesso per liberare l’isola dalle belve che la infestavano promettendogli, in cambio, in sposa la figlia. Il cacciatore portò al termine il suo compito e ogni volta che uccideva una belva, portava al re la sua pelle. Alla fine Enopione, però non mantenne la promessa… e il seguito è molto simile alla versione precedente. Le varianti non finiscono qui, una racconta di Orione ormai cieco rifugiarsi sull’isola di Lemmo, mentre vagava per l’isola, suscitò la pietà del Dio Efesto, il quale lo affidò al gigante Cedalione, quest’ultimo lo condusse, dove il sole sorgeva. In questo luogo, grazie a Eos, l’Aurora, riacquistò la vista e seguito prese in sposa la Dea. Ancora una variante, Orione sull’isola di Lemno ricevette gli occhi che il Dio Efesto, il quale si era impietosito per la triste storia, realizzò nella sua fucina. Ancora una versione diversa, secondo questa fu un oracolo a indirizzare in nostro possente cacciatore sull’isola di Lemmo, che chi mise a diposizione il solito Cedalione, quest’ultimo lo condusse fin da Eos, la quale s’innamorò immediatamente di Orione, a quel punto il Dio Elios, fratello della Dea, restituì la vista al povero malcapitato, in segno di benevolenza e amicizia. Il mito prosegue con Orione felicissimo per la vista riacquistata che, insieme al suo fedele segugio Sirio, andava cacciando in lungo e in largo, a volte accompagnato dalla Dea della caccia Artemide. La Dea, a un certo punto, s’innamorò del cacciatore e gli fece delle esplicite offerte, Orione che voleva rimanere fedele alla moglie Eos, se non altro per la gratitudine che gli doveva per la vista riottenuta, rifiutò, se pur con molta delicatezza, gli inviti della Dea. Artemide si mise l’anima in pace, questo fino a quando si rese conto che Orione si era invaghito delle Pleiadi, le sette figlie di Atlante e Pleione. Le inseguiva ovunque, nonostante che le ragazze non accettavano le sue avance, a un certo punto Zeus ebbe pietà di loro, le tramutò prima in colombe e poi in stelle. Inferocita dalla rabbia per l’affronto ricevuto, si sa quanto gli Dei possono essere vendicativi, Artemide inviò un suo servo, lo Scorpione. Questo s’introdusse nella capanna del cacciatore e lo attese fino all’alba, quando Orione e il suo fedele Sirio, rientrando stanchi, dalla battuta di caccia notturna, si addormentarono. A quel punto l’inviato della Dea, col suo pungiglione, lo colpì avvelenandolo, subito dopo la stessa sorte toccò al cane Sirio che tentò di aiutare il padrone. In un’altra versione Orione mentre andava caccia con il su fedele Sirio incontrò Artemide circondata dalle sue Ninfe, il cacciatore la ignorò, nonostante che i loro cammini s’incrociarono, ciò provocò l’ira delle ancelle, ma la Dea rimase colpita da tale personalità e, indovinate un po’, s’innamorò. I due divennero amanti e la Dea nominò Orione custode di un suo tempio che sorgeva in Zancle luogo in cui i cacciatori si recavano a pregare prima di iniziare l’attività venatoria. Orione era un abilissimo cacciatore, ma non eccelleva in fedeltà, corteggiava anche altre ragazze e un bel giorno incontrò le sette sorelle Pleiadi, il nostro cacciatore se ne invaghì immediatamente e cominciò a inseguirle. Le sorelle chiesero aiuto a Zeus che le trasformò in stelle. Atlante furibondo chiese vendetta a Zeus, nel frattempo il cacciatore fuggì e cominciò a girare per il mondo, tocco tutte le terre che avevano sbocco sul Mediterraneo, si fermò in Libia e poi in Ellade, in questi luoghi studiò le leggi della fisica e imparò le regole che governano i movimenti celesti. La situazione non piacque assolutamente ad Artemide, la Dea inizio a odiarlo, nel suo cuore ormai non vi era che il desiderio di vendetta. C’è poi una versione che vede il povero cacciatore rapito da Eos, Dea “dalle rosee dita”, che si era innamorata di lui, e relegato sull’isola di Delo, Orione durante la notte andava a caccia, ma la mattina, appena Eos compariva in cielo, tornava mesto nei giardini della divinità. Omero cita Orione nell’undicesimo libro dell’Odissea, è una delle ombre che Ulisse vede mentre evoca i morti, il poeta lo descrive come un gigante felice completamente preso dalla caccia.

Il Mito Romano.

Scrivono di lui Ovidio, Igino, Servio, Tzetzes e Lattanzio, secondo questi autori la nascita di Orione è alquanto bizzarra. La leggenda romana, scritta dagli autori sopra citati, narra che un bel giorno Giove, Nettuno e Mercurio, non avendo meglio da fare, passeggiavano per la campagna della Beozia, all’imbrunire incrociarono Ireo, un contadino locale. Questo contadino, pur non avendo molto, offrì ospitalità ai tre “Anonimi” personaggi che aveva incrociato lungo il suo cammino. Arrivati alla capanna Ireo diede da bere ai tre sconosciuti e gli portò da mangiare tutto ciò che di meglio aveva, gli Dei rimasero piacevolmente colpiti da quella tanta generosità di un semplice e povero contadino. Gli Dei che inizialmente non rilevarono la propria natura, proprio per osservare il modo in cui il contadino li avrebbe trattati, a un certo punto si palesarono tra il grande stupore di Ireo. Il contadino ripresosi dallo stupore usci dalla sua misera capanna e andò a immolare un toro per i suoi ospiti, a quel punto il sommo Giove pensò bene di ricambiare Ireo per la sua generosità, promettendogli che avrebbe realizzato un suo desiderio, qualunque esso sia stato. Ireo, che da poco rimasto vedovo e avendo promesso alla moglie che non si sarebbe risposato, chiese al padre degli Dei la possibilità di avere un figlio senza per questo incontrare una donna. Giove chiese la pelle del toro che era stato immolato, appena l’ottenne, insieme a Nettuno e Mercurio, ci orinò sopra. Appena dopo quest’atto gli Dei ripiegarono la pelle e comandarono al contadino di andare a seppellirla nell’orto e di lasciarla là per nove mesi. Ireo assecondò la volontà divina, dopo il tempo stabilito andò a dissotterrare la pelle e trovò al suo interno un bambino, a cui impose il nome di Urion, derivante proprio da urina. In seguito, come narra Ovidio, cambiò la prima lettera e il nome divenne Orion. Orione crebbe e in breve tempo divenne un gigante di bell’aspetto, forte e intelligente diventò così grande che quando discese un monte, appoggiato a un olmo, la sua testa era nascosta dalle nuvole. Diana, la Dea della caccia, lo fece ministro del suo culto e insieme a lui andava a caccia. Racconta Diodoro di Sicilia che Orione progettò, diede il via e sovrintese ai lavori per l’edificazione della città di Zancle, la moderna Messina. Mentre Esiodo narra che il nostro cacciatore, per fermare le mareggiate che si abbattevano sulla costa, portò davanti al porto della città una grandissima quantità di terra, si venne a formare una collinetta, Capo Peloro, sopra la quale Orione fece edificare un tempio dedicandolo a Nettuno. Avendo Orione, tre padri gli venne anche dato l’appellativo di Tripater

Ma come finisce la sua leggenda?

Il Mito della sua fine.

Se la storia ha tante versioni, la fine di Orione è raccontata in una miriade di versioni diverse, anche se tutte hanno in comune il fatto che Zeus mise in cielo le sorelle Pleiadi, Sirio, Orione e lo Scorpione, che secondo alcune versioni morì appena punse il cacciatore. Zeus, però pose lo scorpione ben lontano da Orione in modo che il cacciatore non fosse più punto, di notte alziamo gli occhi al cielo vediamo la costellazione di Orione tramontare a ovest, mentre a est sorge quella dello Scorpione. Cominciamo con le versioni della sua fine, tanto per cominciare Omero narra che Artemide, gelosa, uccise Orione, a colpi di freccia, sull’isola di Ortigia, Igino ci riporta che il cacciatore fu ucciso dalla Dea perché tentò di violentarla. Un’altra variante vede la morte dell’eroico cacciatore, sempre per mano di Artemide, ma in modo un po’ più complesso. Una mattina Artemide passeggiava lungo la riva del mare in attesa che il suo bello lo raggiungesse per una battuta di caccia, al suo fianco gli si avvicinò il fratello Apollo, il quale era contrario a quel sentimento della sorella verso un mortale, subdolamente la fece cadere in un tranello. La Dea era equipaggiata per la caccia, aveva con sé l’arco e una faretra piena di frecce d’argento, Apollo le lanciò una sfida, avrebbe dovuto colpire un bersaglio mobile in mezzo al mare quello che in quel momento sembrava solo un puntino. Artemide incoccò una freccia d’argento al suo arco e la lanciò, la saetta, dopo un lungo tragitto, colpì il bersaglio, lei esultò per aver vinto la sfida lanciata dal fratello, l’entusiasmo durò molto poco. Il bersaglio era Orione e il mare stava traportando alla riva il corpo de cacciatore trafitto dalla sua freccia d’argento. Artemide pianse mentre Sirio cominciò a ululare senza fermarsi. Zeus, pietoso trasportò Orione e Sirio tra le stelle il primo come costellazione, il secondo come stella più brillante del Cane Maggiore. Finiscono forse qui le versioni sulla fine di Orione? Certamente no! Una variante narra che fu Apollo a mandare lo scorpione per uccidere Orfeo, poiché fu molto seccato quando scopri quali sentimenti la sorella sentiva per quel cacciatore. Zeus adirato fulminò, dall’alto dell’Olimpo, con una saetta lo scorpione e poi decise di portarli entrambi tra le stelle, con l’aggiunta dell’amico fedele del cacciatore. C’è poi chi narra che fu Orione a innamorarsi di Artemide e lei si difese, da quelle avance, uccidendolo con una delle sue frecce, il finale è sempre lo stesso, intervenne Zeus e… una versione in sostanza mette insieme tutte le precedenti. Qui vediamo Orione che riavuta la vista voleva vendicarsi di Enopione, che nel frattempo si era nascosto in una camera sotterranea preparata da Efesto, non trovandolo partì alla sua ricerca, a Creta incontrò Artemide, i due avevano in comune una grande passione per la caccia. Il desiderio di vendetta di Orione non doveva essere troppo forte, poiché la Dea riuscì a quietarlo e i due cominciarono a fare insieme delle battute di caccia. Apollo per paura che la sorella fosse affascinata dal bel cacciatore, andò dalla Madre Terra e in qualche modo riuscì a convincerla a mandare uno scorpione per ucciderlo. Orione da buon cacciatore cominciò a difendersi prima con le frecce e poi con la spada, ben presto, però capì che quella bestia era invulnerabile, allora si gettò in mare e iniziò a nuotare verso Delo sperando nella protezione di Eos. La scena seguente è quella del puntino all’orizzonte e della sfida tra Apollo e Artemide finita come già sappiamo. In questa versione Artemide disperata per aver ucciso il suo innamorato, chiese piangente ad Asclepio, che poi era figlio di Apollo, di far tornate in vita il suo amato. Il Dio Acconsentì, ma improvvisamente una saetta di Zeus colpì Asclepio, prima che potesse iniziare la sua opera. A quel punto Artemide pose tra le stelle Orione, inseguito per sempre dallo scorpione. Quante versioni per lo stesso mito, del resto non è cosa nuova, la mitologia greca o romana narra di personaggi mitici con tante varianti a secondo di quanti autori ne parlano o da quanto le loro storie si diffondevano tra la gente. Un paio di curiosità, c’è chi vede, nella costellazione di Orione, la raffigurazione del gigante cacciatore impegnato ad affrontare la carica del Toro, armato: di clava, nella mano destra; di scudo, nella mano sinistra. Altri, invece lo vedono armato di clava e con una pelle di leone. Infine a Messina, precisamente in piazza del Duomo, fu costruita, tra il 1547, e il 1551, una fontana dedicata a Orione, in ricordo del mitico fondatore della città, opera marmorea di Giovanni Angelo Montorsoli.

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