Oplontis: La Villa di Poppea

by / venerdì, 15 luglio 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

E’ uno straordinario esempio di villa romana rurale, fu costruita, circa, alla metà del I secolo a.C. per poi essere ristrutturata e ampliata in età claudia, l’edificazione della struttura fu compiuta a Oplontis, l’odierna Torre Annunziata, come ci indica una copia medioevale di una mappa stradale romana, a tre miglia da Pompei e da Stabia e a sei miglia da Ercolano, una località che oggi definiremo come quartiere residenziale di Pompei. Oplontis era un insediamento suburbano ricco sia di ville cosiddette “D’otium” utilizzate come luogo di riposo e di divertimento, sia di ville “Rustiche” che univano attività produttive e commerciali alle abitazioni. Due ritrovamenti su tutti, effettuati in questa località, stanno a testimoniare quanto affermato, gli scavi, infatti, hanno riportato alla luce sia la villa “D’otium” di Poppea, sia la villa “Rustica” del II secolo a.C. di Lucio Crasso Terzo. Nel 79 d.C., durante l’eruzione del Vesuvio tutta la zona fu ricoperta, da una pioggia di ceneri e lapilli come accadde a Pompei e da una colata di fango come accadde a Ercolano. L’oblio avvolse ogni cosa fino alla metà del 1700 quando Carlo di Borbone conferì l’incarico all’architetto e archeologo Francesco La Vega di studiare, sondare e scavare tutta l’area vesuviana, tornarono così alla luce le prime vestigia della villa di Poppea, nel pieno centro di Torre Annunziata, gli scavi ebbero però vicende e fortune alterne. Solo nel 1964 cominciarono scavi sistematici e la villa inizialmente fu denominata semplicemente “Villa A” dopo studi, anche contrastanti fu attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, o almeno alcuni storici sono convinti che per un periodo l’edificio sia stato frequentato da Poppea, ciò deriva dal ritrovamento all’interno della costruzione di un’anfora che riportava un’iscrizione dipinta: “Secundo Poppaeae” cioè “A Secondo, liberto di Poppea”. Inoltre la villa presenta una ricchezza e una sontuosità di decorazioni che sono paragonabili a quelle delle case pompeiane, del Menandro e degli Amorini dorati, che appartenevano alla gens Poppaea. Non si è certi del passaggio nella villa dell’imperatrice, di certo si può affermare che la villa appartenne al cospicuo patrimonio della famiglia imperiale, quando nel 79 d.C. la villa fu sepolta dall’eruzione del Vesuvio Poppea era già morta, da almeno quattordici anni, forse uccisa da Nerone o forse suicida e l’imperatore stesso era già deceduto da undici anni. In quel periodo l’edificio era disabitato, probabilmente in ristrutturazione e restauro, ciò si evince dal fatto che non sono stati ritrovati suppellettili nelle stanze, né vasellame nella cucina, né cadaveri, quasi tutti gli oggetti rinvenuti, sono state recuperate varie lucerne e colonne, erano accantonati in poche stanze. Sono stati ritrovati materiali edili che stanno a dimostrare che, molto probabilmente, erano in corso dei lavori per riparare i danni di qualche terremoto, questi ultimi frequentemente colpivano tutta la zona. C’è da premettere che la villa non è del tutto esplorata, alcune parti non sono ancora state scavate, anche perché sono sotto strutture moderne, per cui la pianta dell’edificio non e definita con certezza, gli archeologi tendono a dividerlo, per convenzione, in quattro parti secondo i punti cardinali. Sia nella zona nord sia in quella sud è stato ritrovato un giardino, quello a settentrione era molto ampio e gli studiosi sono riusciti, tramite calchi delle radici, a stabilire la presenza di alberi a grande fusto forse olivi o melograni, sempre in questo spazio sono state rinvenute anche alcune sculture di marmo. Il giardino meridionale, con colonnati su tre lati, era probabilmente abbellito con piante di alloro e forse piante di edera si arrampicavano lungo le colonne, è probabile che ci sia stata una piacevole armonia tra natura e architettura, le decorazioni presenti erano nel quarto stile. Tra le parti non scavate vi è l’ingresso originario e tutto il prospetto anteriore che purtroppo si trovano oltre il canale artificiale, Conte di Sarno, costruito nel 1500 e sotto alcuni edifici moderni, anche la parte occidentale è poco scavata ed esplorata, difficilmente potrà mai esserlo, per la presenza di una strada e di una costruzione militare. La parte orientale invece, è stata quasi totalmente riportata alla luce e studiata, secondo la classificazione dell’archeologo tedesco August Mau, in questa villa sono presenti tutti e quattro gli stili pittorici detti pompeiani. Il primo stile imita lastre di marmo venato; il secondo riproduce architetture maestose e fastose, scenografiche e prospettiche, il terzo divide l’area da affrescare in rettangoli al centro dei quali sono inseriti soggetti mitologici, il quarto recupera in maniera leggera, delicata, quasi eterea e irreale le architetture del secondo stile, ma con proporzioni non più a grandezza naturale. Attraverso il portico, affrescato nel quarto stile e sul cui tetto sono stati ricollocati degli elementi decorativi in terracotta a forma di piccola palma, si giunge in un corridoio e subito, sulla destra si apre una stanza, che molti archeologi identificano come camera da letto. Proseguendo nel corridoio, decorato con affreschi a motivi in bianco e nero, si giunge a un grande atrio con tanto di “Compluvium”, un’apertura sul soffitto, e di ”Impluvium”, una vasca per la raccolta dell’acqua piovana, da qui, poi, il prezioso liquido era raccolto in una cisterna sotterranea e serviva per gli usi domestici, la vasca era circondata da un mosaico policromo. L’atrio era decorato con affreschi del secondo stile pompeiano che riproducevano un alto podio con colonne sia scanalate sia in finto marmo, si potevano, poi vedere candelabri e fiaccole, particolare era la presenza di porte chiuse dipinte e decorate con Vittorie alate e borchie, mentre, se alzando lo sguardo, nella parte alta si potevano osservare dei volti racchiusi all’interno di scudi, anche se ormai alcuni dei quali, insieme a altre parti delle decorazioni, sono andati perduti. Di fronte all’atrio c’era un piccolo giardino interno in cui con molta probabilità erano coltivate piante ornamentali e commestibili, vi era anche un’ampia finestra che si apriva sul grande salone. Questo locale è posto nella parte posteriore della villa, qui sono state ritrovate alcune colonne, poggiate in terra, lungo le pareti di questa grande sala, ciò non fa altro che avvalorare l’ipotesi che la villa fosse in restauro al momento dell’eruzione del 79. Il pavimento del salone presentava una bella e interessante decorazione realizzata con tessere bianche e nere. La cucina della villa era ampia, poggiato lungo la parete nord vi era un banco da lavoro in muratura, con un ripiano sovrastante, adibito a piano cottura, dei sostegni di ferro avevano il compito di sorreggere le pentole, mentre nella parte sottostante vi erano delle nicchie, a forma di arco atte a contenere la legna da ardere. In terra c’era una vasca, quasi sicuramente, usata per lo scarico dei liquidi, infine difronte al bancone trovava posto un soppalco forse usato come ripostiglio. La villa era molto ricca e quindi non potevano mancare le terme, che sono individuabili vicino alla cucina, ovviamente formate dal “Calidarium”, ambiente caldo; dal “Tepidarium”, ambiente tiepido; dal “Frigidarium”, ambiente freddo; il vapore per riscaldare il tepidarium e il calidarium passava sotto il pavimento, il quale era sorretto da pilastrini detti “Suspensurae”. Il calidarium aveva un doppio sistema di riscaldamento, infatti, il vapore passava anche in un’intercapedine costruita nelle pareti, in quest’ambiente si possono ammirare affreschi del terzo stile, inserite in pannelli rettangolari, c’erano scenari di vita quotidiana e figure mitologiche, che decorano le pareti e la volta. Fra tutti spicca il tema del mito di Ercole alla ricerca dei pomi d’oro nel giardino delle Esperidi ma non è l’unico, interessante è anche la figura del musico che suona l’arpa tra due pavoni e la Ninfa che cavalca un toro marino. Il tepidarium presenta affreschi, a fondo nero o rosso scuro, del quarto stile, del frigidarium è rimasto ben poco dato che gran parte e sotto la strada. Dalla parte opposta delle terme c’era un piccolo atrio con quattro colonne, tetrastilo, nel quale faceva mostra di se una fontana che riportava nel centro un piccolo pilatro costruito per sorreggere la statua dalla quale zampillava l’acqua. Nei pressi di quest’atrio vi è la cosiddetta “Sala dei pavoni”, una stanza affrescata nel secondo stile, bellissima è la parete est su cui è dipinto un giardino al centro del quale è raffigurato in un tripode delfico poggiato su una base cilindrica ma, quello che è interessante è la prospettiva del doppio colonnato, con capitelli in stile dorico e ionico, Il tripode delfico fa presumere che questa grande sala fosse dedicata ad Apollo. Tutti gli affreschi di questa stanza sono di alta qualità, lo dimostrano i particolari ricercati e raffinati del podio e delle quattro colonne corinzie in primo piano, nonché la bellezza e l’eleganza dei grandi pavoni, delle maschere teatrali e dei vari elementi decorativi che sono presenti, compreso il mosaico policromo del pavimento. La stanza successiva è stata identificata come “Triclinium”, la sala cioè dove si tenevano i banchetti, anche in questa sala gli affreschi, del secondo stile, sono magnifici, ogni particolare è ben definito e realistico. Sulla parete nord è dipinto, in alto a destra e con stimolanti sfumature cromatiche, il celebre cestino con i fichi, mente al centro è rappresentata una colonna che sorregge una scultura, nella quale alcuni studiosi hanno visto la raffigurazione di Diana, la dea della caccia, infine sulla sinistra si può notare, in un cesto sospeso in aria, una composizione di fiori. Interessanti sono anche le decorazioni sulle pareti laterali nelle quali sono rappresentati, in maniera simmetrica due cancelli che reggono un tempietto con all’interno la statua di una divinità, magnifiche e imponenti le colonne di alabastro poste ai lati dei cancelli e decorate con gemme preziose, inoltre sono riprodotti altri oggetti, tra cui anfore, scudi, poi dei motivi naturalistici e ornamentali terminano l’opera. Un mosaico policromo con figure geometriche romboidali fa bella mostra di se dal pavimento. Percorrendo un portico, che girava tutto intorno a un giardino, si giunge a una piccola camera da letto, cubiculum, dove forse trovavano posto due letti posti sotto le nicchie che portano un decoro a cassettoni delimitato da cornici in stucco, affreschi del secondo tipo ornano tutta la stanza, caratteristico è il calco della finestra semiaperta. Affreschi del secondo stile, anch’essi carichi di dettagli si possono ammirare alle spalle del grade atrio, per poi raggiungere un altro salone, a detta degli esperti, forse un atro triclinium, anche qui troviamo affreschi del secondo stile, sull’architrave dell’edicola è rappresentata una bella maschera teatrale con ai lati due magnifiche anfore d’argento. Tanto per non smentirsi le decorazioni di questa stanza sono state eseguite da mani abili, la coppa in vetro con le melagrane, il cesto di frutta coperto da un leggero velo trasparente, il grappolo d’uva, la torta con vassoio e treppiede, sono di eccezionalmente realistici, la prospettiva delle colonne, in primo piano su un alto podio e quella dei colonnati in secondo piano è calcolata e dipinta perfettamente. Proseguendo sul lungo porticato, sul quale si aprono alcuni ambienti di dimensioni varie e decorazioni del terzo e del quarto stile, si giunge in una stanza con affreschi del quarto stile che presenta pannelli centrali bianchi con amorini e animali, sia reali sia immaginari, su fondo bianco, probabilmente un‘altra stanza da letto. Un corridoio conduce verso la piscina ma qui e da notare un ambiente, l’unico che servisse alla produzione del vino in esso trovava posto il torcularium che rendeva questo l’unico settore produttivo della villa, belle pitture parietali, del quarto stile, abbelliscono l’ambiente raffigurando, su di uno sfondo rosso, uccelli poggiati su delle tavolette mentre beccano della frutta: ciliegie, pere e fichi. Sempre lungo il corridoio si apre una stanza particolare, di forma poligonale circondata da altri due locali, una finestra si apriva sulla piscina, probabilmente questo era un ambiente di soggiorno e aveva una caratteristica, le pareti non erano affrescate ma presentavano uno zoccolo di marmo policromo, mentre, i due locali laterali, collegati tra di loro da un piccolo corridoio, erano affrescati con decori del terzo e quarto stile. Oltre il corridoio vi è la piscina coperta e lastricata in cocciopesto, all’epoca doveva essere davvero maestosa, lunga sessantuno metri e larga diciassette metri era riempita con acqua termale e vi si poteva accedere attraverso dei gradini. Non mancava lo spazio per prendere il sole e la piscina era, perlomeno cosi sembra risultare da approfonditi studi, circondata da alberi e piante quali: oleandri, limoni e platani; molte statue di marmo poste a decorazione facevano bella mostra, su dei pilastri svettavano due Vittorie alate e due erme di Eracle. Vi era anche un importante gruppo scultoreo rappresentante un Satiro con Ermafrodito, infine un cratere di marmo bianco fungeva da fontana. La maestosità dell’insieme continuava nel porticato le cui pareti erano decorate nel quarto stile e si possono vedere leggiadre figure animali, su di un fondo bianco, tra cui insetti e uccelli, notevoli sono i paesaggi dipinti con grande abilità, un bel mosaico con tessere bianche e tarsie di marmo policromo rendevano il pavimento elegante e brillante. Difronte a questa bellissima piscina vi era un grande salone che presenta una caratteristica che è unica in tutta la villa, o perlomeno della parte scavata e indagata, il pavimento, in marmo, è in opus sectile. Dal retro di questo locale si accedeva a un giardino mentre nei lati, della stessa sala, posti in maniera simmetrica tra di loro, si aprivano dei piccoli giardini interni, con minute aiuole e piante, le cui pareti erano decorate con dipinti che raffiguravano delle belle oasi con sfingi, fontane, colombe, pavoni, e vasi decorati. In questa zona si trovano altre due sale interessanti che presentano, lungo una parete, una nicchia semicircolare, nella quale, molto probabilmente, trovava posto una statua. Una delle due stanze ha un caratteristico soffitto a cassettoni con stucchi. Sempre qui, raccordati da un corridoio, sono presenti dei locali che gli archeologhi pensano fossero adibiti a hospitalia ovvero delle stanze per gli ospiti. Accanto alla piscina troviamo un altro lungo corridoio con panchine in muratura, di cui s’ignora l’esatto uso, interessanti sono i decori del soffitto rappresentati pannelli dipinti nel quarto stile, con ghirlande, con figure geometriche e di animali, con teste di Medusa. Alla fine del corridoio vi è un locale di cui gli abitanti della villa non potevano farne a meno: la latrina, ovviamente com’era solito tra i Romani si trattava di un bagno comune, con un tavolato di legno in cui si aprivano dei fori per l’abbisogna, sotto vi era un canale che era pulito con l’acqua contenuta in una vasca da cui scorreva, mentre per la pulizia personale era usata una spugna. Interessante è il cosiddetto “Peristilio servile”, così nominato per la presenza, al piano superiore, di alcune stanze destinate alla servitù, questo peristilio presentava al centro un giardino abbellito da una fontana che probabilmente era decorata con una scultura. Sul basso muretto interno, quello che unisce le colonne, sono rappresentate su di un fondo rosso, piante e animali. Intorno si aprono delle stanze il cui uso non è stato del tutto chiarito, forse dei magazzini, in uno di questi locali sono state ritrovate delle anfore per il vino, o forse erano camere da letto. Su un lato del peristilio si apriva il Lalario, un locale importante giacché è qui che erano venerati, sia dai proprietari sia dai servi, i Lari, le divinità protettrici della famiglia e della casa, in questa sala vi è un altare, dove si organizzavano le cerimonie, sopra il quale si è conservata una architrave carbonizzata. Inoltre gli archeologi, tra le stanze della villa, sono riusciti a ricavare degli interessanti calchi tra cui quello di un’intera porta di legno e di una finestra. Questa villa, come si diceva, era una villa d’otium, anche se non mancavano locali atti alla produzione dell’olio e del vino, sicuramente doveva essere lussuosa, a prescindere se Poppea l’ha abitata per un certo periodo di tempo oppure no, è appartenuta a persone molto ricche. Ambienti sicuramente sontuosi ed eleganti, con terrazze, sale residenziali, terme, camere da letto, stanze per l’intrattenimento e per banchettare, tutte caratterizzate da tantissimi affreschi e da marmi, le decorazioni pittoriche spaziano tra tantissimi soggetti che veleggiano da reale e immaginario. Dipinti di finte porte e colonne, di maschere, di cesti di frutta, di fiaccole, di fiori, di ghirlande, d’insetti, di uccelli, di animali fantasiosi, di teste di Medusa, di giardini, abbellivano, decoravano e rendevano uniche e magnifiche le pareti, fortunatamente molte di queste decorazioni sono rimaste a testimoniare la ricercatezza e l’abilità degli artisti che in quelle stanze hanno lavorato. E’ ovvio pensare che, la villa era adorna di sculture, spesso copie romane di statue ellenistiche, com’era uso e costume nell’ambito dei Romani più abbienti, poiché amavano circondarsi di queste “Riproduzioni”.

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della villa di Poppea

 

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