Mu, un ipotetico continente scomparso o qualcosa di reale?

by / lunedì, 19 Dicembre 2016 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Abbiamo iniziato a fare una piccola analisi sugli ipotetici continenti perduti raccontando di Atlantide.

(Vedi articolo dedicato)

Ccontinuiamo ora dedicandoci a ciò che a fatto ipotizzare l’esistenza di Mu, infine affronteremo ciò che riguarda il mito di Lemuria.

(Vedi articolo dedicato).

Il mito di Mu nacque verso la fine del 1800 con la descrizione del continente da parte di James Churchward un colonnello Angloamericano. Andiamo, però con ordine, nel 1864 l’abate Charles Etienne Brasseur annunciò al mondo che era riuscito a decifrare il cosiddetto codice Troano, un manoscritto Maya, usando un metodo che aveva sviluppato, nel cinquecento, un monaco spagnolo e vescovo dello Yucatan, tale Diego de Landa. Va subito detto che questo vescovo nel 1562 cominciò a far bruciare, senza sapere cosa vi era scritto, tutti i testi Maya, ritenendoli pieni di superstizioni o addirittura ispirati dal diavolo, ma poi, improvvisamente, decise di studiare la loro cultura e cercò di interpretarne la scrittura. Tuttavia commise un grossolano errore pensando che quello Maya fosse un alfabeto fonetico, come quello latino, aveva invece difronte una lingua basata su logogrammi. I suoi studi portarono alla composizione di una tavola, su cui il monaco comparava lettere dell’alfabeto latino e caratteri Maya in maniera del tutto erronea. L’abate Brasseur, circa tre secoli dopo, ormai quasi tutti i testi Maya erano andati distrutti, ritrovando parte del trattato di Landa, tradusse uno dei pochissimi codici sopravvissuti: Il codice Troano. Ovviamente ottenne un testo del tutto incoerente ma, che sembrava parlare di un continente sprofondato nel mare a seguito di un cataclisma, e che tale continente fosse nominato Mu. Tale interpretazione, poco dopo, fu ripresa, amplificata e resa popolare da James Churchward un colonnello dell’esercito britannico in pensione. Churchward cominciò a viaggiare per tutto il mondo, in India venne a conoscenza di una storia su una remota civiltà scomparsa nella notte dei tempi. Scrisse una trascrizione dell’alfabeto Mu, ma sembra, che quelle tavolette le abbia viste solo lui, continuò poi a viaggiare per cercare prove delle sue asserzioni, infine nel 1926 pubblicò un libro: “Mu: The Lost Continent” ossia “Mu: il continente perduto”. In seguito, nel 1931, ne scrisse un aggiornamento. Churchward descrive Mu come un vasto continente situato nell’oceano Pacifico, le sue dimensioni sarebbero state di ottomila chilometri per cinquemila chilometri, le isole Hawaii erano il confine settentrionale mentre quello meridionale era dato da una linea che andava dall’isola di Pasqua alle Fiji. Il territorio del continente aveva un andamento ondulato e ricco di vegetazione tropicale, di fiumi, di laghi, di animali grandi e piccoli. Churchward era anche convinto che il nome derivasse dalla lettera greca omonima, che pensava fosse incisa sulle pareti delle grotte che davano l’accesso al continente. Le sue convinzioni diventano quasi deliranti quando afferma che al momento della scomparsa, circa tredicimila anni fa, Mu era abitato da varie razze sulle quali predominava, per numero, quella bianca, gli abitanti erano sessantaquattro milioni e infine oltre le grandi città sul continente vi erano colonie in altri territori. Mu era governata da un re chiamato Ra Mu, i suoi abitanti erano divisi in dieci tribù e tale regno era chiamato l’impero del sole. Pur essendo, la popolazione, divisa in diverse tribù, tutti gli abitanti professavano un’unica religione, adoravano una divinità che non potevano nominare se non con il nome fittizio di Ra il Sole. I Muani, nome dato agli abitanti di questo continente, vivevano nel benessere e nella prosperità, non vi erano violenze e non vi erano posizioni politiche rilevanti. I Muani erano capaci architetti e grandi navigatori, portarono scienza, religione e commercio in tutto il mondo, fondarono colonie come l’impero Mayax nel continente Americano, quello Uighur in Asia centrale e quello Naga in Asia meridionale. Durante il periodo di massimo splendore Mu fu interessato da un’immensa catastrofe, causata da eruzioni vulcaniche, terremoti e maremoti, ma gli abitanti si ripresero e ricostruirono città e templi. In seguito una seconda tremenda catastrofe fece inabissare il continente, ma alcune persone si salvarono rifugiandosi sulle odierne isole del pacifico, ultimi residui del continente perduto. Come si può capire, partendo da presupposti sbagliati si arriva a miti fantasiosi, si deve però aggiungere che, avendo i libri di Churchward raggiunto una grande notorietà, ispirarono una serie di pubblicazioni che asseriscono che in documenti antichi, a volte di natura Indiana o cinese o amerindi, vi sono riferimenti a questo continente scomparso. Il Morien Institute ha opinato che le strutture sommerse localizzate in Giappone, al largo della costa di Yonaguni nell’isola di Okinawa, potrebbero essere le rovine di Mu; si tratta di grosse pietre squadrate sovrapposte, che molti geologi ritengono possano essersi formate per processi naturali di sfaldamento. Alfred Metraux si recò sull’Isola di Pasqua, negli anni trenta del novecento, in seguito a quel viaggio contestò la teoria, secondo la quale l’isola era l’ultimo frammento del continente scomparso; l’isola di Pasqua è di origine vulcanica e relativamente giovane. Molti hanno tentato e tentano di provare l’esistenza di Mu, continente perduto da cui avrebbe avuto origine l’umanità, ma tantissimi geologi ritengono la sua esistenza non compatibile con la storia geologica del Pacifico. Del resto, prima che fosse ipotizzata e comprovata la teoria della deriva dei continenti, molti scienziati valutavano, per spiegare la presenza di piante e animali terrestri della stessa specie, in luoghi a grandi distanze tra di loro, l’esistenza di primitivi continenti, poi scomparsi, che ipoteticamente, in tempi molto remoti, univano quei territori.

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