Monterano, una città fantasma, la chiesa e l’albero di fico.

by / sabato, 30 maggio 2020 / Published in Archeologia1, Città Fantasma, Il blog

Arroccata sopra un colle tufaceo, appare l’antica Monterano, edificata sopra una spianata oggi fa parte della Riserva Naturale Regionale Monterano. Una città fantasma, un luogo abbandonato dai suoi abitanti, un borgo antico carico di bellezza e di storia. La città sorge su una collinetta tufacea sotto la quale scorre il fiume Mignone, a nord e a ovest e il torrente Bicione a sud. Sempre alla base dell’altura, a sud est, si trovano le solfatare e subito dopo la cascata della Diosilla, l’area che fu abitata è di circa cinque ettari, infine, la zona è caratterizzata da sorgenti termali. La storia di Monterano inizia in epoca molto antica, l’altura era abitata perlomeno dall’età del bronzo, sono stati ritrovati reperti archeologici risalenti all’XI secolo a.C., corrispondente all’ultimo periodo della suddetta epoca. La presenza di un centro Etrusco risale almeno al VII secolo a.C., come dimostrerebbero le varie tombe, sia a pozzetto sia a camera, ritrovate nei colli circostanti l’altura di Monterano.

Gli Etruschi consacrarono i territori di Manziana e di Monterano al dio dell’oltretomba Manth, probabilmente questo territorio era sotto influenza politica della città di Cerveteri. I Romani nel 396 a.C. conquistarono Veio e negli anni successivi Roma iniziò a prendere il controllo di questi territori. I Romani, però, assoggettarono i grossi centri come Sutri, trascurando quelli minori, solo nella metà del IV secolo a.C., quando si infransero i rapporti di amicizia tra Roma e Cerveteri, anche i piccoli centri, come Monterano iniziarono ad entrare nella cerchia Romana. Nel III secolo a.C. il controllo romano divenne più serrato, in quanto fu realizzata la Via Clodia che da Roma giungeva a Saturnia, transitava circa a tre chilometri a est di Monterano, dove sorse il municipio di Forum Clodii. Monterano però non ebbe mai una grossa importanza nonostante ciò i Romani costruirono molte opere, ampliato la rete viaria, ed edificato un acquedotto. Vi sono tracce di un mausoleo sotto la collina e sepolture ad arcosolio scavate nella parete tufacea, varie Ville furono costruite nelle campagne circostanti l’abitato. In definitiva Monterano sopravvisse, come piccolo borgo per tutta l’età romana, ma che accadde dopo? la città passò sotto la dominazione Longobarda che porterà ad una drastica decimazione degli abitanti. Di fatto, la crisi economica, politica e demografica, portò Monterano a subire un primo abbandono. Nel frattempo gli abitanti di Forum Clodii, che era divenuta dal 313 sede vescovile, cominciarono a stancarsi delle continue scorribande germaniche e tra il VI secolo e il VII secolo iniziarono ad abbandonare la propria città per recarsi in sedi ritenute più idonee e difendibili, tra cui Monterano. Negli stessi anni in questa cittadina venne trasferita la sede vescovile e la città tornò, si può dire, a nuova vita, vennero costruite grandi mura difensive e venne rivista la viabilità con la costruzione di nuove vie e la ristrutturazione di quelle esistenti. Monterano fu ripopolata e divenne uno dei centri più importanti dell’area Sabatina. La storia della città prosegue, nel 590 Monterano entrò a far parte del Ducato romano sotto amministrazione dell’Impero bizantino. Intono al 730 la città divenne protagonista nel tentativo, di un certo Tiberio Petasio, di usurpare il trono imperiale, macchinazione alquanto ridicola che finì con l’uccisione del protagonista e dei suoi accoliti, che avvenne nel castello del borgo, da parte dei soldati che erano al comando dell’esarca di Ravenna. Nel 752 Monterano entrò a far parte del primo nucleo dello Stato Pontificio in quello che all’epoca andava sotto il nome di: “Patrimonio di San Pietro”, nel X secolo la diocesi fu annessa a quella di Sutri. Un secolo dopo la proprietà del feudo passa all’abbazia di San Paolo di Roma, in questo periodo fu edificata una torre a base quadrangolare che in seguito fu inglobata nel palazzo ducale. La cittadina passò, nel XIV secolo, agli Anguillara e in seguito, dal 1424, divenne ducato dei Colonna. Il gioco dei passaggi di proprietà continuò con Sisto IV che dette Monterano, con titolo di contea, a Mario Mellini, da questi l’acquistò Bartolomeo Giuppo o Giubba naturalizzato Della Rovere, con lo scopo di donarla al proprio nipote, quest’ultimo, nel 1487 la rivendette, insieme a Cerveteri, a Franceschetto Cybo. Monterano raggiunse il momento di maggior importanza nel XVI secolo, prima con gli Orsini e Poi con gli Altieri. Era il 1492 quando Gentile Virginio Orsini, che possedeva già il Castello di Bracciano, comprò da Franceschetto Cybo quello di Monterano insieme ai terreni, mentre nell’anno successivo donò il tutto al figlio, Carlo Orsini. Una curiosità nel periodo in cui gli Orsini erano proprietari di queste zone, Monterano divenne famosa per la produzione di un rinomato vino. La proprietà passò, nel 1671, alla famiglia Altieri, l’acquisizione la fece Emilio Altieri, cioè papa Clemente X. Questa famiglia però non aveva eredi maschi quindi il papa decise che gli esponenti della famiglia dei Paluzzi Albertoni, già imparentati con gli Altieri in passato, acquisissero questo cognome, insieme, ovviamente, allo stemma e ai titoli nobiliari. Fu così che. Gaspare Paluzzi Albertoni, fu insignito, tra gli altri, del titolo di duca di Monterano e prese possesso delle proprietà col nome di Gaspare Altieri. Fu questa famiglia che fece eseguire una ristrutturazione pressoché totale del borgo, affidando i lavori a un certo Gian Lorenzo Bernini, sì proprio il famosissimo architetto. Arrivarono, però, momenti poco felici, durante il XVIII secolo gli Altieri si interessarono più allo sfruttamento dell’estrazione dello zolfo, presente nelle miniere sotto il colle, che al feudo di Monterano il quale fu trascurato in maniera quasi totale. Iniziò uno spopolamento graduale della città. Nel 1770, ci fu una grande epidemia di malaria che si abbatté sui cittadini rimasti nel borgo, uccidendone una gran parte, poi nel 1779 arrivò il colpo di grazia. I Francesi, che nel frattempo avevano conquistato temporaneamente lo Stato Pontificio misero a ferro e a fuoco la cittadina, lasciando dietro di loro solo macerie. I pochi abitanti superstiti abbandonarono il borgo e si rifugiarono nei centri vicini, la maggior parte si rifugiò nella vicina località di Canale che col tempo si sviluppò e divenne Canale Monterano. Continuò però l’estrazione dello zolfo che andò avanti fino all’unità d’Italia. Oggi cosa è rimasta dell’antica Monterano? Dal 1799 nessuno ha più abitato il borgo, anche se recentemente sono stati fatti alcuni restauri. Quello che si può vedere appartiene a diverse epoche storiche, a cominciare dalle tombe Etrusche poste alla base del colle, poi riutilizzate come stalle. L’acquedotto romano, rifatto nel XVII secolo, che attraverso un tracciato sotterraneo passa sotto le colline ad est del borgo per poi uscire alla luce del sole nel suo tratto finale con un ponte a arcate doppie che gli permette di oltrepassare una valletta che è ai piedi del palazzo ducale. I resti della cinta muraria che presentava al meno tre porte per l’ingresso in città, Porta Romana che metteva in comunicazione il borgo con la Via Clodia e attraverso essa con Roma, oggi rimane solo qualche rudere. Porta Gradella questa metteva in comunicazione il paese, attraverso una strada con basoli, con il fosso del Bicione e quindi con le miniere di zolfo, questa ancora in uno buono stato di conservazione. Porta San Bonaventura che metteva in comunicazione l’abitato con il convento, che portava lo stesso nome, posto sul pianoro. Questa era raggiungibile da due strade che passavano a destra e a sinistra della rocca, la porta, di fatto, divenne quella principale della città. Del XII secolo è la cattedrale di Santa Maria Assunta, eretta per sostituire quella omonima che venne inglobata nel castello. Oggi è possibile vedere il grande campanile. L’edificio più importante è il palazzo ducale o castello Orsini Altieri, dominava tutta la parte settentrionale del borgo, recenti studi e sondaggi hanno permesso di ritrovare un’aula di circa diciotto metri per dodici metri, appartenente all’antica cattedrale. Nel suo interno sono state ritrovate murature e arredi di età carolingia. È del XII secolo un’alta torre a pianta quadrangolare, mentre un recinto fu unito nel successivo secolo. Alla fine del XV secolo furono aggiunte due torri cilindriche e fu rifatta la cortina delle pareti esterne. I primi lavori per la trasformazione del castello rinascimentale in palazzo ducale furono eseguiti nel 1672 a opera di Carlo Fontana. Per volontà del principe Altieri nel 1679 avvenne la trasformazione definitiva, fu incaricato dei lavori Gian Lorenzo Bernini, la parete esterna, sul lato, lungo, fu abbellita con una fontana dove faceva bella mostra di sé un leone che sembrava far uscire l’acqua battendo le zampe sulla roccia. L’animale dà il nome alla fontana, detta anche “Capricciosissima”, ma il leone che vediamo oggi è una copia, l’originale è, infatti conservata nell’atrio del palazzo comunale di Canale Monterano. Il grande architetto modificò anche la facciata raccordando attraverso un loggiato, a sei arcate, le torri preesistenti. La chiesa di San Rocco, che dovrebbe essere del XV secolo, l’edificio era a navata unica oggi possiamo vedere l’abside con l’altare e due piccole cappelle che sono ai lati della navata. Arriviamo così al convento e alla chiesa di San Bonaventura, il complesso fu edificato tra il 1677 e il 1679 su progetto di Gian Lorenzo Bernini e costruito, come detto, fuori del borgo, sulla via che si collegava con la Porta omonima. Anche questa chiesa era a navata unica con due cappelle laterali, presentava una cupola la cui superficie esterna sia visibile e costituiva la copertura dell’edificio stesso, oggi non più presente. A destra e a sinistra della facciata vi erano due campanili, uno per lato, alle spalle della chiesa vi era un grande chiostro su cui si affacciavano le celle del convento. Entrando nella chiesa ci si trova davanti a un grande albero secolare di fico, nato e cresciuto spontaneamente tra i ruderi, questo fenomeno ha portato alla nascita di alcune leggente, per alcuni fu un miracolo per altri un’opera del demonio. Nel largo spazio davanti la chiesa fu costruita una fontana ottagonale posta a decorazione di tutto il piazzale, oggi quella che si vede è una copia, quella originale fu spostata in Piazza del Campo a Canale Monterano. Inoltre si possono vedere i resti di alcune abitazioni e quelli di una cantina. Monterano si è prestato come sfondo a numerosi film, i più famosi sono: Brancaleone alle Crociate, Ben Hur, Guardie e Ladri, la serie televisiva la freccia nera, come possiamo poi dimenticarci di Don Bastiano, Flavio Bucci, che accoglie il Marchese del Grillo, Alberto Sordi, sotto l’albero di fico all’interno della chiesa di San Bonaventura.

Delle miniere di zolfo abbiamo già accennato, ma all’interno della Riserva Naturale Monterano è possibile vedere la caratteristica la cascata della Diosilla, particolare è il colore delle sue acque che variano dal giallo ruggine, al blu, al bianco, questo per la presenza dello zolfo in sospensione. Per giungere alla cascata si segue il percorso del torrente Bicione, che ci mostra paesaggi emozionanti con pareti di tufo archi naturale e tanta vegetazione con alberi di querce e felci rare. Dopo esser passati su un suggestivo ponte di legno, troviamo una grotta dove ancora sono presenti risorgive di acque solfuree che ribollono davanti a noi. Infine, ecco la cascata della Diosilla. Una passeggiata affascinate che, insieme alla visita della città fantasma di Monterano, rendono la giornata splendidamente unica.

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