Mitologia Norrena.

by / venerdì, 19 gennaio 2018 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Della mitologia Norrena non ci sono molte tracce scritte ciò e dovuto dal fatto che si tratta spesso di leggende tramandate oralmente, le maggiori opere scritte sono soltanto due e sono islandesi, si tratta dell’Edda in prosa e dell’Edda poetica, che, non a caso, rappresentano i maggiori documenti storici della mitologia norrena. Si tratta, però, di testi medievali scritti dopo la diffusione del Cristianesimo tra i popoli germanici. Parte dei miti sono sopravvissuti anche grazie alle tradizioni folcloristiche, a dire il vero numerose, che furono rivissute nei secoli e ancora oggi rievocate nei paesi del Nord Europa. Il termine mitologia Norrena o mitologia nordica o mitologia scandinava, è associato a tutti quei miti tramandati dalle popolazioni scandinave, incluse quelle islandesi e quelle delle isole Faroe, prima della nascita della religione Cristiana. È da ritenersi un ramo della mitologia germanica, la quale comprende anche quella anglosassone, infine, i miti germanici hanno origine da quelli indoeuropei. Si tratta di argomenti molto complessi ma, sicuramente interessanti, a volte simili, a volte diversi da quelli che derivano dalla cultura Greca, Romana, Egiziana o Medio Orientale. Un piccolo accenno sulle fonti, l’Edda in prosa è un’opera databile, forse, tra il 1222 e il 1225 e fu scritta da Snorri Sturluson, l’opera contiene complesse metafore poetiche che richiesero una conoscenza ampia dell’antica mitologia. L’Edda in poesia fu erroneamente attribuita all’erudito Saemundr il Saggio, anch’essa scritta nel XIII secolo, ma i ventinove poemi, che contiene, sicuramente risalgono a epoche molto anteriori, si presume che alcuni possano risalire al IX o X secolo. Di questi ventinove estesi poemi, undici prendono in considerazione le divinità, mentre altri gli eroi leggendari. Come detto altre fonti derivano dal folclore scandinavo e tedesco riportato oralmente, sono state anche ritrovate numerose pietre runiche, principalmente in Scandinavia e in Inghilterra, sulle quali furono raffigurate scene della mitologia Norrena.

L’aspetto primordiale dell’universo e la creazione.

All’inizio dei tempi non c’era la terra, né in alto si vedeva il cielo, non c’erano il mare e le spiagge, non vi erano piante, né erba, né altre creature viventi. Ovunque si schiudeva il Ginnungagap”, liberissima traduzione di un brano dell’Edda. Il Ginnungagap, il vuoto nel quale non viveva niente, un abisso senza confini, un nulla disordinato, oscuro e senza forma, ma in cui fluttuavano energie non controllabili, questo vuoto, che secondo la mitologia Norrena precedette la creazione, non era privo di materia ma, piuttosto privo di forme, o meglio con strutture non distinguibili o visibili. Questo vuoto cosmico confinava a nord con la regione dei ghiacci eterni, chiamata Nifleheim, questa zona era avvinta dal gelo e dalla nebbia. In questa regione vi era un luogo, il Hvergelmir, il quale era un enorme e sterminato pozzo con acque che ribollendo e rimescolandosi davano origine a undici fiumi, quelli primordiali, gli Elivagar, questi ultimi si riversavano nel Ginnungagap e creavano grandissime onde ghiacciate. Quando queste onde s’infrangevano, provocavano una densa schiuma ghiacciata che andava a ricoprire tutto il vuoto. Mentre a sud del Ginnungagap vi era la regione del fuoco, il Muspellsheimr, una zona in cui regnava sovrano fuoco, che provocava enorme calore e altissime fiamme, uno scenario apocalittico con due poli tra loro opposti ma, anche complementari. È da queste zone primordiali che gli avvenimenti permetteranno la nascita dell’universo e degli Dei. Il ghiaccio e il fuoco si scontravano continuamente nel Ginnungagap creando così delle particelle di vita. Tra questa fusione di ghiaccio e lava nacque l’enorme gigante primordiale Ymir, grande quanto un intero pianeta e la vacca cosmica, Adhumula. La mucca cosmica nutriva il gigante che nonostante fosse enorme era pur sempre un neonato, e come tutti i bimbi nati da poco, passava il proprio tempo a mangiare e a dormire. Ora le cose cominciano a complicarsi… durante il sonno Ymir sudava e le gocce di questo sudore contenevano la causa prima della vita, fu così che dal sudore fuoriuscito dal braccio sinistro del neonato, nacquero due giganti, un maschio e una femmina, mentre quello delle sue gambe diede vita a Thrudhgelmir, il quale era un gigante a sei teste, che a sua volta generò Belgermir. Il sudore, del gigante neonato, continuò a sgorgare copioso e nacquero i primi elementi della famiglia dei giganti del gelo, i quali erano entità mostruose e assai malvagie nominate Jotun. Il tempo passava e la vacca cosmica continuava a nutrire il gigante bambino, ma anche lei si doveva alimentare e lo faceva mentre Ymir dormiva, leccando le cime ghiacciate dei monti di Nifleheim, questo continuo leccare della mucca diede forma e vita al primo Dio, Buri egli era vigoroso nonché splendido, ma soffriva di solitudine. Era, però, pur sempre un Dio e quindi creò un figlio, Bor, quest’ultimo, in seguito, si congiunse alla gigantessa Bestla, che era figlia di uno dei giganti nati dal sudore di Ymir, da quest’unione nacquero tre fratelli: Odino, Vili e .

La nascita degli uomini e del mondo.

Odino, Vili e Vè, dotati di grande intelligenza, erano entità avide di potere e contemporaneamente dotate di una grandissima forza, questi tre fratelli intrapresero una furibonda battaglia con Ymir e lo uccisero. Il gigante fu ucciso con un portentoso colpo dalla testa, dalla ferita sgorgò una quantità tale di sangue che causò un diluvio in cui perirono tutti i giganti, si salvarono unicamente Belgermir e sua moglie che riuscirono a rimanere aggrappati a un tronco cavo, come si vede ritroviamo anche qui una sorta di “Diluvio Universale” o qualcosa di molto simile perlomeno da un punto di vista concettuale e del significato. Sempre i tre fratelli col corpo di Ymir crearono il mondo che in seguito sarà abitato degli uomini, ma non è tutto, i resti del gigante precipitarono nell’abisso del Ginnungagap e da quel corpo uscirono dei vermi a cui i tre fratelli donarono una coscienza e anche l’intelligenza, nacquero così dei nani, dai nomi improponibili, che andarono ad abitare nella parte più interna della terra e divennero degli abili artigiani, furono loro a forgiare i tesori degli Dei. Mancava ancora qualcosa e quindi i tre fratelli col cranio del gigante ucciso formarono la volta celeste e ordinarono di sostenerla a quattro nani, Austri, Vestri, Nordhi e Sudhri, che, poi, guarda caso, sono i nomi che rappresentano i quattro punti cardinali. Nel frattempo da Muspellsheimr continuavano a precipitare dei frammenti infuocati, erano le stelle, i pianeti, il sole e la luna. Per il principio che nulla va sprecato, lo scheletro di Ymir fu utilizzato per innalzare le catene montuose e il sangue, dopo il diluvio, fu utilizzato per creare i fiumi, i laghi e gli oceani. I capelli divennero delle impenetrabili foreste, mentre il cervello, ridotto in piccolissimi pezzi, servì per formare le nuvole. I tre fratelli Dei innalzarono i terreni del mondo appena creato, realizzarono il territorio chiamato Jotunheim che fu destinato ai giganti e subito dopo plasmarono il regno che fu destinato agli uomini, il Midhgard, ossia il regno di mezzo. I due regni furono immediatamente separati da un’enorme parete che gli Dei formarono utilizzando, ancora una volta, alcune parti di Ymir, nella fattispecie le ciglia, e poi dicono che del maiale non si butta via nulla. I tre fratelli governavano i giorni e le notti, controllavano il passaggio delle stagioni ma ancora mancava l’elemento più importante: l’uomo. I tre fratelli usarono come materia prima due tronchi raccolti su una spiaggia che modellarono e intagliarono con grande abilità, ottenendo così due figure umane, una donna e un uomo, ma erano soltanto una sorta di sculture. Fu allora che Odino diede l’anima e la vita a quelle forme, mentre Vili infuse loro l’intelligenza e Vè i sensi, la donna prese il nome di Embla, ovvero vite o olmo, l’umo fu chiamato Askr, ossia frassino. A questi due “Adamo ed Eva” fu assegnato il Midhgard, dove andarono ad abitare e da loro ebbe origine tutta la razza umana. Un bel giorno uno dei discendenti, Mundilfari ebbe due figli, in femmina e un maschio, erano talmente belli che volle chiamarli: la bambina Sol, “sole”, e il fanciullo Mani, “luna”. Si sa che gli dei sono abbastanza bizzarri e furono contrariati da quei nomi, un mortale aveva paragonato i propri figli alle creature plasmate da loro, e quindi per punire quell’arroganza, presero la fanciulla e la misero in cielo a guidare il carro del sole, mentre il bambino fu posto alla guida di quello che trasportava la luna. La cosa interessante è che il carro guidato da Sol, che si muove da est a ovest, è eternamente inseguito da Skoll, un lupo che vuole divorarlo, era forse questa la spiegazione che davano per l’eclisse? Il carro guidato da suo fratello Mani, a sua volta era inseguito da un altro lupo, Hati che riusciva a raggiungerlo, ogni mese, e staccarne dei pezzi, ma ogni volta la luna riesce ad allontanarsi e a ricrescere, era forse questo il modo per spiegare le fasi lunari? Infine uno scudo, denominato Svalinn, fu posto tra il sole e la Terra, affinché l’astro non bruci il suolo essendo eccessivamente violento. Il mito continua con un gigante, uno dei primi che andò a calpestare il suolo dello Jotunheim, egli ebbe una figlia, chiamata Nat una fanciulla tenebrosa, ma molto bella, con capelli e pelle scurissima, che a sua volta partorì un magnifico bambino di nome Dagr, dal colorito candido e luminoso, con i capelli gialli come il sole. Gli dei non rimassero indifferenti a tutta questa bellezza e vollero regalare due cavalli velocissimi a Nat, in altri termini la notte, lei cavalcava velocissima e in dodici ore riusciva a percorrere l’intero globo terrestre. Al suo ritorno il figlio Dagr, ossia il giorno, saliva sull’altro cavallo e come la madre, percorreva tutta la terra in dodici ore portando luce e calore, alla fine della cavalcata ripartiva Nat in un ciclo continuo. Ed ecco spiegata l’alternanza tra il giorno e la notte.

L’albero cosmico e i nove Mondi.

In realtà, o meglio la leggenda narra di nove mondi del cosmo spirituale, che poi sono ognuno la patria dei vari esseri tutti formati dalla morte di Ymir e dal corpo del medesimo. I nove mondi sono sorretti dall’albero cosmico o frassino del mondo, il suo nome è Yggdrasil, il più grande e il più bell’albero del creato, tanto sovrastante da superare il più alto dei cieli e di cui non si può vedere la fine. Esso s’innalza al centro dell’universo, il suo tronco e collegato al mondo di mezzo attraverso il ponte dell’arcobaleno, ai suoi piedi risiedono le tre Norne che tessono le trame del fato. Delle tre Norne parleremo in un altro articolo confrontandole con il mondo Greco e Romano. Yggdrasil è sostenuto da tre radici immani, da ognuna di esse zampilla una fonte, sono proprio le Norne a innaffiarlo, per mantenerlo in vita, con l’acqua presa dalla sorgente miracolosa. I nove mondi sono:

  1. Asgardh, il mondo abitato degli Dei detti Asi.

  2. Vanaheim, il luogo in cui vivono gli Dei detti Vani.

  3. Alfheim, il territorio occupato dagli elfi.

  4. Midhgard, il globo terrestre popolato dagli esseri umani, collegato ad Asgardh attraverso il ponte dell’arcobaleno chiamato Bifrost.

  5. Jotunheim, la terra dei giganti.

  6. Nifleheim, il primordiale mondo di ghiaccio.

  7. Muspellsheimr, il primordiale mondo del fuoco.

  8. Svartalfheim, il luogo appartenente ai nani.

  9. Helheim o Hel, il regno dei morti, qui vive la sovrana Hel, da cui questo mondo prende il nome.

Yggdrasil, oltre a sostenere i nove mondi offriva riparo a molti esseri in uno scambio continuo di favori, c’era chi ne traeva vita, chi lo proteggeva, ma anche chi lo minacciava. Sulla cima dell’albero c’era un’aquila mastodontica, essa era a conoscenza dei segreti più antichi e con le sue enormi ali formava i venti che soffiavano nel mondo degli uomini, oltre a ciò sorvegliava l’universo per avvisare gli Dei di eventuali arrivi di nemici. Quattro cervi vivevano tra i suoi rami, che mangiavano i giovani germogli e finivano col danneggiarle la corteccia. Tra le sue radici e in continua lotta con l’aquila vi era il serpente Nidhogg, si trattava di una lotta a distanza fatta d’insulti che uno scoiattolo, di nome Ratatoskr, riportava, correndo su e giù per il tronco una volta all’una e un’altra all’altro. Sulla cima d’albero cosmico riposava anche Vidopnir, il gallo il cui compito era di annunciare il Ragnarok, ossia la fine del mondo, con il suo canto. Quando ciò avverrà, Yggdrasil annuncerà l’evento con un tremolio, che sarà fonte di cataclismi immani, è giunta la fine dei tempi.

Asgardh, posta alla sommità della terra di mezzo, è la dimora degli Dei Asi, che fu edificata dalle stesse divinità, qui è presente la prima radice dell’albero cosmico e anche, la fonte di Udhr. Gli dei dapprima crearono una grande officina con all’interno una fornace, qui furono forgiati un martello, un’incudine e una tenaglia, gli strumenti di base usati dagli uomini, ma le divinità erano più fantasiose e illuminate, infatti, con questi strumenti riuscirono a edificare, al centro di Asgardh, una dimora imponente. Gli Dei costruirono al suo interno un vasto salone, che era sorretto da colonne d’oro e nel locale posero tredici troni, uno per ciascuno degli Asi. L’edificio fu chiamato Gladsheim, ossia la dimora della gioia, mentre per le Dee fu edificata una residenza separata chiamata Vingolf. L’indiscusso sovrano di Asgardh e di tutti gli Dei è Odino, uno dei tre fratelli nati da Bor, il quale sposò Frigg da cui ebbe vari figli. È da evidenziare, però, che ad Asgardh ogni divinità possedeva sia terre sia dimore, in base alle caratteristiche che esprimeva il singolo Dio.

Vanaheim, la terra abitata dai Vani, divinità provenienti da miti più antichi di quelli degli Asi, sono grandi esperti di stregoneria e pratiche magiche, come la divinazione e rappresentano la fertilità e la fecondità. Il culto degli Asi fu introdotto da conquistatori indoeuropei subentrando a quello dei Vani e finirono col fondersi, quindi, alla fine, nella mitologia Norrena esisteva un pantheon in cui coesistevano Divinità provenienti da due stirpi diversi. Le divinità Norrene rispecchiano, però caratteristiche umane, infatti, possono sia invecchiare sia morire, si mantenevano giovani e pieni di vitalità, mangiando i frutti magici della Dea Idun, sposa del Dio Bragi. Inoltre erano spesso gelosi e vendicativi, valorosi e intrepidi, a volte bramosi di potere. Si conosce poco di questa stirpe divina dei Vani, non si conosce la loro origine né si sa quali fossero i loro nomi. Si conoscono solo i nomi di quelli che, dopo la guerra che oppose le due stirpi divine, abbandonarono il Vanaheim e si trasferirono nell’Asgardh in qualità di ostaggi, condividendo con gli Asi la dimora e il rango divino.

La guerra tra Asi e Vani, si e detto che le due stirpi coesistevano ma ciò avvenne solo dopo una guerra primordiale. A innescare il conflitto fu una seducente strega, appartenente agli Dei Vani, di nome Gullveig che si recò ad Asgardh, lei era solita seminare discordia tra gli Dei, minò i pilastri fondamentali dell’onore e della moralità, seminando il seme della cupidigia e della corruzione tra le Dee. Odino, era ben conscio che una condanna della strega avrebbe dato il via a una guerra tra Asi e Vani, ma si decise di condannarla al rogo. I Vani reclamarono invano la restituzione della Dea che fu arsa sul rogo, anche se, solo al terzo tentativo il corpo della strega bruciò. La guerra scoppiò furiosa ma, inizialmente in perfetto e continuo equilibrio, a un certo punto, però, i Vani grazie alle loro arti magiche distrussero le mura di Asgardh. Una cosa è certa, la fantasia galoppa sovrana. Ormai stanche di tutte le rovine che derivavano dal proseguire la guerra, le due fazioni decisero di stipulare un trattato di pace, in maniera un po’ bizzarra: dapprima si scambiarono degli ostaggi, gli Asi consegnarono ai Vani Mimir e Hoenir i quali diedero come garanzia Njordhr e suo figlio Freyr. La cosa bizzarra è che per ratificare il trattato, ambo le parti, sputarono in un otre e dalla “Divina saliva” nacque Kvasir, una creatura considerata la più saggia dell’universo, doveva testimoniare l’avvenuto accordo divino. Le stranezze e le fervide fantasie del mito continuano… il muro per la difesa di Asgardh doveva essere ricostruito, un gigante si offrì per la ricostruzione garantendo in breve tempo la fine dei lavori, egli avrebbe costruito una roccaforte in pietra, talmente massiccia che nessun essere avrebbe potuto abbatterla. Come contropartita non chiese poco, infatti, voleva il sole, la luna e Freya come moglie, gli Dei che da una parte volevano la fortificazione, ma dall’altra non intendevano esaudire una richiesta così onerosa, posero delle condizioni, il tempo impiegato non doveva superare la metà del tempo stabilito prima, e nessuno doveva aiutarlo. Il gigante accettò, ma aggiunse un’ulteriore condizione, quella di farsi aiutare dal proprio cavallo. Gli Dei non erano convinti, il gigante doveva fallire, in modo da non pagare il dovuto, ma rassicurati da Loki accettarono. Nessuno sapeva che il cavallo era instancabile e a tre giorni della scadenza il lavoro era quasi terminato. Gli Dei chiesero a Loki di far perdere, al gigante, il diritto al compenso altrimenti lo avrebbero ucciso. A Loki venne in mente una stravagante idea, si trasformo in giumenta e attirò il cavallo lontano dalla roccaforte in costruzione, il gigante, che capì la manovra del Dio, s’infuriò e attaccò gli Dei, ma fu ucciso da un colpo del martello di Thor. La parte più interessante della leggenda è che Loki tornò ad Asgardh e diede alla luce un puledro grigio a otto zampe e velocissimo, Odino ne fece il suo personale cavallo. La tregua tra Asi e Vani non fu sempre tranquilla e in un’occasione rischiò di saltare del tutto. I Vani si servivano spesso dei consigli di Hoenir, il saggio, ma questi non rispondeva mai se non dopo aver consultato Mimir, gli Dei stanchi, di quest’andamento delle cose, fecero decapitare Mimir. A quel punto la guerra sembrava di nuovo alle porte, ma Odino si recò a Vanaheim si fece consegnare il capo reciso del Dio, tornò ad Asgardh, e lo ricoprì di erbe magiche, in questo modo riuscì a preservare la saggezza Mimir fermando la decomposizione della testa, il padre degli Dei spesso chiese, a quella mente priva del corpo, consigli sul da farsi. Il mito è pieno di storie, fatti e fattarelli, ma non voglio scrivere un’enciclopedia.

Chi e quanti erano questi Dei?

Sembra che gli Dei di Asgardh fossero tredici più odino, anche se due facevano parte dei Vani, o meglio furono dati in ostaggio per la trattativa di pace.

Odino, il padre degli Dei, re di tutti gli Asi, signore della guerra, terribile con i nemici e gentile con gli amici, è dotato di forza smisurata e di grande bellezza, cambia spesso aspetto esteriore e parla in versi, agli uomini appariva come un viandante austero, avvolto in un mantello azzurro e con un cappello calato sulla fronte. Era informato su tutto ciò che accadeva nei nove mondi da due corvi, Huginn, lo spirito e Munnin, la memoria, era un’entità di grande conoscenza e insuperabile sapienza, il suo cavallo era velocissimo e aveva otto zampe. La conquista della saggezza non gli fu indolore, il Dio Mimir, concesse a Odino di abbeverarsi alla fonte della sapienza, ma a caro prezzo, il padre degli Dei dovette, infatti, sacrificare uno dei suoi occhi, che lasciò come pegno, ciò gli portò, però, la saggezza e la capacità di capire la sostanza delle cose, nascoste dietro le apparenze. La sua sete di conoscenza era ben lungi da essere colmata e si sottopose ad altre prove e rituali. Un giorno prima si ferì con la propria lancia e poi si appese a un ramo dell’albero cosmico, Yggdrasil, rimase così per nove giorni, in questo modo ebbe la piena conoscenza per l’uso delle rune magiche, che poi sarebbero le pietre che riportano le iscrizioni custodi della conoscenza universale e decise di donarle agli uomini, per comunicare con gli Dei. Per ottenere un infuso magico si rese schiavo del gigante che lo custodiva e ne sedusse la figlia, bevuta la pozione, apprese, per magia, l’arte della poesia. Odino, però non aveva solo sete di conoscenza, egli, infatti, per bramosia di potere uccise i suoi due fratelli, in questo modo divenne padrone assoluto di Asgardh, sposò Frigg, la Dea della fecondità e della fertilità e con lei generò gli altri Dei, tranne Thor, il suo primo figlio che concepì con Jordh, la madre terra, ma non si fece mancare delle scappatelle sia divine sia umane. La residenza di Odino e Valaskyalf, lo scoglio degli uccisi, che si riallaccia al fatto che il Dio fu anche chiamato: ”Padre degli Uccisi”, poiché le Valchirie, che erano sue emissarie, dopo ogni battaglia, galoppava su cavalli alati per raccogliere tutti i valorosi deceduti sul campo, per condurli al cancello del paradiso dei prodi, il Walhalla. Infine Odino fu spesso affiancato a due lupi che rappresentavano il furore e l’impeto delle battaglie, i loro nomi erano: Geri e Freki.

Loki, rappresenta lo scaltro Dio dell’astuzia e del caos, maestro i sotterfugi e inganni, abile nei dialoghi ingannevoli, la sua arte è il raggiro. Si tratta di una figura solitaria e del tutto ambigua, è imparentato con i giganti, simboli del caos, nonostante appartenesse agli Asi, il suo intento era di distruggere l’ordine costituito, fu spesso definito vergogna degli dei, anche se alcune leggende lo vedono amichevole e fedele compagno di Odino e Thor. Loki è collegato al fuoco, elemento che, nella mitologia Norrena, rappresenta sia la crescita civile, sia la distruzione, in generale non rappresenta il male in senso, assoluto ma piuttosto con le sue bugie e la sua conoscenza del male mantiene un certo equilibrio di questi due opposti. In definitiva la sua presenza diviene fondamentale e centrale, egli rappresenta il male che si contrappone al bene, un bene che non esisterebbe senza il male, una logica un po’ contorta di un equilibrio cosmico. Come si è detto e figlio della stirpe dei giganti, i suoi genitori erano Farbauti e Laufey, rispettivamente “Attacco Spietato “ e “ Isola Rigogliosa” riuscì, però, stipulando un patto con Odino a far parte degli Asi, fu padre di Angrbodha, una malvagia gigantessa bruciata sul rogo per i suoi crimini. Quando il rogo si spense, della gigantessa rimasero solo le ceneri e il cuore rimasto integro, Loki non solo rimase affascinato dallo spettacolo di morte che aveva visto, ma visto quel cuore ancora integro lo prese e lo mangiò. Il cuore malvagio della figlia riuscì a fecondarlo. Un po’ di tempo dopo Loki partorì tre mostruosi esseri, un lupo, un grande serpente e una fanciulla. Quindi Loki, per rimanere nel tema degli opposti diede alla luce esseri malvagi, strumenti per il male, ma, anche Sleipnir, il fidato e velocissimo cavallo di Odino. Torniamo ai tre mostri, il lupo, Fenrir divenne talmente feroce che gli Dei presero la decisione di incatenarlo, egli era, però, oltre che malvagio un essere molto intelligente. Il malvagio serpente fu sprofondato negli abissi dell’oceano, dove crebbe in maniera spropositata, il suo nome era Miogarosormr e con le sue spire poteva cingere l’intero mondo. La Fanciulla, mostruosa a qualsiasi occhio, fu esiliata nella più profonda voragine della Terra e divenne signora degli inferi, tuttavia la cosa le piacque e donò a Odino due corvi, Huginn e Munnin, il suo nome era Hel. Loki non resterà impunito, per tutti i suoi misfatti fu legato con l’intestino di un suo stesso figlio a tre pietre appuntite, un serpente sopra la sua testa continuamente versava del veleno che gli bruciava il volto. Il veleno era raccolto da Sigyn, sua devota moglie, in questo modo il volto di Loki non era devastato continuamente, quando, però il contenitore era pieno la moglie si doveva allontanare per svuotarlo. In questi frangenti il veleno colava e Loki, cominciava a urlare e ad agitare, i suoi sussulti erano talmente violenti da provocare i terremoti.

Thor, era il primogenito figlio di Odino, l’unico avuto con la Dea della Terra, Jordh, egli era l’assiduo difensore di Asgardh, era il Dio del tuono e delle tempeste risiedeva a Thrudvangar, “Sentieri della potenza”, dove sorgeva il palazzo Bliskirnir, “lo splendente”, aveva cinquecento quaranta stanze ed era il più grande di Asgardh. La sua vita si svolgeva in un costante e continuo impegno nella lotta contro i giganti o altre imprese “Impossibili”. Thor è un guerriero formidabile, il più forte di tutti gli Dei, nei combattimenti usava tre fondamentali manufatti: la cintura che raddoppiava la sua potenza, dei guanti di ferro e, più importante di tutti il martello Mjolnir, che tornava nelle sue mani dopo ogni lancio. Possiede un carro trainato da due caproni Tanngnjostr e Tanngrisnir, una volta, spinto dalla fame, li mangiò, ma subito dopo il Dio li fece rivivere poggiando il suo mantello su i loro resti. Raffigurato con i capelli rosso fuoco, rappresentava anche le piogge necessarie per i raccolti. Era sposo di Sif, la Dea della fertilità ma, anche lui, come il padre Odino, non si fece mancare delle scappatelle con gigantesse e donne umane. Thor il simbolo della forza fisica, della fermezza, della lealtà e della protezione dalle forze malvagie, ostili e distruttive, quindi è colui che sorveglia e ferma le forze del caos.

Balder, è figlio di Odino e Frigg e padre di Forseti, essendo il Dio più bello e puro di cuore, egli è amato da tutte le creature viventi e fu il prediletto di suo padre. I suoi consigli erano sempre dati con modestia e serenità, tanto da far invidia agli altri Dei e spesso non erano ascoltati. La leggenda narra che fin da piccolo faceva sogni che presagivano la sua morte, la madre, Frigg, che aveva capito che il destino di suo figlio prevedeva una morte prematura, decise di agire e percorrendo tutti i nove mondi, ottenne da ogni essere vivente, animale, vegetale e minerale, la promessa che nessuno di loro avrebbe mai osato colpire Balder. Di fatto Balder era divenuto immortale, anche se la pianta di vischio non fece il giuramento, ma la madre non diete troppa importanza a ciò. Gli altri Dei decisero di festeggiare l’avvenimento e si divertirono a lanciargli contro delle frecce che, ovviamente non gli provocarono nessuna ferita. Il subdolo Loki, prima si trasformò in una donna mortale e con l’inganno riuscì a carpire, da Frigg, quale fosse il punto debole di Balder, poi costruì una freccia con un ramo di vischio. Loki non si limitò a ciò, ma continuò il suo inganno, diede la freccia a Hodr, il fratello cieco di Balder, che si era tenuto in disparte, e gli disse che lo avrebbe aiutato a partecipare al gioco, lo agevolò a inquadrare il bersaglio, la freccia partì e Balder cadde ferito a morte. Si potrebbe pensare che qui finisca l’inganno Loki, ma non fu così, tutti gli Dei rammaricati da questi avvenimenti chiesero a Hel, la regina degli inferi, di restituire il Dio alla vita. Lei accettò, ma pose la condizione che tutti gli esseri mortali, compreso quelli deceduti dovevano piangere per Balder, tutti singhiozzarono tranne una vecchia, che altri non era, fu questo l’ennesimo inganno, che Loki sotto false sembianze. Ciò condannò Balder a restare nel regno dei morti, non a caso questo Dio fu anche detto Dio delle Lacrime.

Tyr, figlio di Odino e di Frigg, fu considerato il Dio della sapienza, del diritto, del bene comune e della guerra, Affianca Odino nelle attività creative, svolge la funzione di modellatore di forme, è il potere della mente razionale, della logica e del giudizio. È il Dio a cui si rivolgono tutti i guerrieri prima delle battaglie invocando una giusta vittoria, il vincitore è sempre dalla parte della ragione e Tyr ne scrive la sentenza col sangue dello sconfitto. Tyr perse una mano per il morso di Fenrir, il lupo figlio del Dio Loki.

Bragi, marito di Idun, era considerato il Dio della poesia, in origine probabilmente era tutt’uno con Odino nella sua qualità di possessore dell’ispirazione poetica, unitamente alla sapienza, scaturiti dal quel filtro magico che il padre degli Dei bevve e che gli costò un occhio. Bragi è comunque il consigliere di Odino nel Walhalla.

Heimdall, è il Dio che sorveglia Bifrost, il ponte arcobaleno che collega il cielo, Asgardh, con la terra, Midhgard, quel collegamento che i mortali possono vedere solo dopo la pioggia. Vive ai confini di Asgardh, in una dimora nei pressi del ponte che sorveglia, insieme a tutti i possedimenti divini. È anche il Dio che ha il potere di udire ciò che le parole non dicono, ottenuto sacrificando un proprio orecchio che si tagliò e seppellì sotto Yggdrasil. Heimdall ebbe in dono una vista e un udito finissimi, queste capacità gli diedero la possibilità di avvertire ogni minaccia nell’universo, può sentire l’erba crescere e può vedere la fine del mondo. È Anche il mediatore Asgardh e Midhgard, possiede il corno magico Gjallarhorn, con il quale, suonandolo, può chiamare e avvertire gli Dei in caso di attacco.

Hoder, è figlio di Odino e di Frigg, valoroso guerriero cieco, per un inganno di Loki uccide con una freccia, ricavata da un ramo di vischio appuntito, il fratello Balder.

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Vidar, è figlio del dio Odino e della gigantessa Grid, ed è il secondo più forte tra gli Dei, è il Dio della vendetta, gli viene attribuito un potenziale sia umano sia della natura. La sua dimora si chiama Vidi, ossia “Boscosa”.

Vali, è figlio di Odino e della gigantessa Rindr nacque con l’unico scopo di uccidere Hoder per vendicarsi dell’uccisione inconsapevole di Balder, divenne adulto a solo un giorno dalla sua nascita e uccise Hoder.

Ullr, è il primo figlio di Sif, che poi sarà moglie di Thor, prese il posto di Odino, per dieci anni sul trono degli Asi, quando quest’ultimo fu allontanato dagli altri Dei. È una divinità luminosa, benevola e ordinatrice, si tratta di un culto tra i più antichi nell’area norrena. Era un abilissimo arciere e dominava le nevi, era correlato al mondo invernale, la leggenda narra che nessuno era in grado di competere e di batterlo, sugli sci, questi ultimi erano costruiti con delle ossa, un materiale molto in uso in tempi molto antichi. Possedeva, poi, un anello sotto cui si poteva prestare giuramento e aveva grande forza e abilità in battaglia, la sua dimora è Ydalir, le “Valli del tasso”, a volte era invocato prima dei combattimenti.

Forseti, è figlio di Balder e di Nanna. Dio della giustizia, della pace e della verità, era considerato come il più saggio e il più eloquente degli Dei che dimoravano ad Asgardh, presiedeva alle dispute risolvibili attraverso la mediazione. Egli sedeva nella sua sala, dispensando giustizia a coloro che lo chiedevano, sembra che fosse capace di trovare sempre una soluzione per soddisfare entrambi i contendenti. Viveva a Glitnir, Ossia brillante, termine riferito al soffitto d’argento delle sale e ai pilastri d’oro, del suo palazzo, che riflettevano la luce e potevano essere visti da lunghe distanze.

Njord, contrariamente agli Dei visti fino a qui, questo Dio apparteneva alla stirpe dei Vani, fu dato come ostaggio in quella degli Asi per sigillare la pace tra le due fazioni alla conclusione di un cruento conflitto. È il Dio del mare, del vento, delle perturbazioni, della fecondità e della ricchezza, elargiva sia fortune sia miserie, ai marinai e ai pescatori, era il padre di Frey e Freyja, figli che ebbe incestuosamente con sua sorella, pratica questa comune tra i Vani ma non permessa tra gli Asi, quindi dovette rinunciare alla compagna. Sposò la gigantessa Skadi, alla quale Loki aveva ucciso il padre, il matrimonio non fu dei più tranquilli, lui voleva vivere nella sua dimora, sul mare, a Noatun, mentre lei nella sua, tra le montagne, a Prymheimr, per cacciare con il suo arco delle meravigliose prede. Infine si accordarono per risiedere nove notti alternate nell’una e nell’altra sede, ma quest’accordo durò ben poco, il Dio non sopportava gli ululati dei lupi, mentre la Gigantessa non tollerava lo stridere dei gabbiani, alla fine Skadi, lasciò il marito e tornò a vivere sulle montagne. Njord era, però, un Dio imprevedibile e irascibile, in un batter di ciglia poteva distruggere un lungo lavoro dei pescatori, ma lui era anche quello che li accompagnava per l’ultimo tragitto, sull’imbarcazione bara.

Frey, è figlio di Njord, fratello di Freyja, figliastro di Skadi, quindi anche lui un Dio appartenente alla stirpe dei Vani, sposò Gerd, per amore della quale cedette la sua spada e il proprio cavallo, il quale poteva cavalcare attraverso le fiamme, a Skirnir. Era il dio della bellezza e della fecondità, egli domina sulla pioggia, sullo splendere del sole e il raccolto dei campi. Personifica la pace, l’abbondanza, il piacere e l’amore sessuale, è un benevolo protettore delle forze naturali della vegetazione.

Alfheim, è il mondo dove dimorano gli elfi chiari, detti Liosalfar, questo mito ha origine all’inizio dei tempi, quando fu ucciso il gigantesco Ymir.

Midhgard, è il regno degli umani, creato dai tre Dei Vili, Ve e Odino, con i resti del gigante Ymir che i tre fratelli avevano ucciso. Questo regno è circondato da un mondo d’acqua, un oceano, impenetrabile, questo mare è abitato da un gigantesco serpente marino, che è talmente grande da circondare completamente il mondo, mordendosi la coda. Midhgard è dipinto come un mondo intermedio, terra di mezzo, tra il paradiso e l’inferno, sopra il paradiso, in mezzo la Terra e sotto l’inferno.

Jotunheim, è la terra dei giganti, qui scende la seconda radice de Yggdrasil, vicino a quest’ultima vi era la fonte che donava, a tutti coloro che bevevano la sua acqua, grande saggezza e conoscenza, era la fonte di Mimir, che portava lo stesso nome del Dio che la custodiva, egli non permetteva a nessuno di berne le acque. Questo mondo era governato da Prymr e la capitale era Utgard.

Nifleheim, è il primordiale mondo dei ghiacciai eterni, la terza radice dell’albero cosmico attraversava questo regno, quello dei morti e giungeva il pozzo Hvergelmir, dove era martoriata eternamente da alcuni serpenti. I serpenti raffigurano le eterne forze del male, che mordevano e avvelenavano i rami di Yggdrasil.

Muspellsheimr, chiamata anche Muspell, è primordiale mondo del fuoco, è la dimora dei Giganti del fuoco e del loro capo, Surtr. Questo regno è costituito da puro fuoco, in opposizione alla terra del nord, Nifleheim, che è ghiaccio, i due regni s’incontrarono e crearono, nel Ginnungagap, l’acqua nata dalla fusione del ghiaccio.

Svartalfheim, è il mondo, posto nel sottosuolo, dove dimorano gli Svartalfar, gli elfi oscuri, insieme con alcuni nani, o meglio dal mito non si capisce con certezza se si trattava di due popoli distinti che coabitavano o se fosse lo stesso popolo.

Il Walhalla.

Come si è visto Asgardh, il mondo abitato dagli Asi, era a sua volta sede di vari palazzi abitati dagli Dei, uno di questi era il Walhalla, la dimora degli uccisi, il paradiso a cui potevano accedere solo chi moriva, in maniera gloriosa, in battaglia. Per entrare i defunti dovevano oltrepassare a nuoto il fiume Thund, e un ingresso che era sorvegliato da un’aquila e da un lupo famelico, i valorosi, una volta entrati potevano ammirare un’enorme sala con cinquecento quaranta porte, la stanza aveva i muri edificati con le lance dei guerrieri più arditi ed eroici. Il tetto era ricoperto di scudi d’oro su cui erano raffigurate scene di guerra, le panche erano tappezzate di armature e gli arredi realizzati con gli indumenti dei guerrieri. Odino concedeva l’ingresso nel Walhalla solo ai guerrieri più forti e valorosi, poiché erano riuniti con uno scopo ben preciso. Essi dovevano prepararsi alla suprema e ultima battaglia, nelle fila dell’esercito di Odino, combattimento che segnerà la fine dei tempi, e i guerrieri saranno chiamati ad affrontare i giganti e gli abitanti oscuri di Muspellsheimr. Quindi il Walhalla è un paradiso concepito per migliorare la bravura dei guerrieri e di conseguenza un luogo in cui le battaglie si susseguivano alle battaglie in una sorta di continuo combattimento. Al termine di uno scontro tutte le ferite dei guerrieri si sanano, e i combattenti si sedevano a banchettare con cinghiale e idromele, la bevanda alcolica preferita da Odino e ricavata dal miele, per poi ricominciare a battersi. In questo paradiso sono presenti le Valchirie fondamentali per questo luogo, poiché sono loro che scelgono i guerrieri morti in battaglia da portare nel Walhalla. Sono personaggi femminili, delle semidee, con tanto di lancia e scudo che cavalcano cavalli alati o lupi, secondo la versione del mito, e con dei corni contenenti idromele da offrire agli spiriti dei guerrieri valorosi.

Helheim o Hel, il mondo dei morti o meglio il luogo dove finivano tutti quelli che non erano ritenuti meritevoli del Walhalla, per motivi vari, uomini che erano deceduti per malattia o che avevano commesso gravi colpe o che erano trapassati in maniera ingloriosa. Regina indiscussa di questo mondo è Hel, era il regno più basso dei nove mondi, si tratta di una landa desolata, oscura e gelata, continuamente battuta da venti e piogge, avvolta in una nebbia impenetrabile. Hel viveva in un oscuro palazzo senza nessun conforto, anzi gli oggetti di arredo avevano nomi che ricordavano unicamente sventure e disgrazie, il suo coltello era conosciuto col nome di “Carestia”, mentre il suo letto “Giaciglio di morte” e su questo stesso livello erano gli appellativi di tutti gli altri manufatti. In quel “Bell’ambiente” si entrava attraverso una grotta cupa e tenebrosa, a guardia dell’ingresso vi era un mostruoso e feroce cane, Garmr, alla fine i trapassati giungevano alla porta di Hel, dove un gallo fu messo per sorvegliarla, alla fine dei tempi il suo raccapricciante canto avrebbe chiamato a raccolta tutti i morti per la battaglia finale. Quasi come l’inferno dantesco, Hel è suddiviso in ambianti, in ciascuno di essi erano inflitte punizioni diverse. Infine sulla spiaggia dei morti, riservata agli spergiuri, agli assassini e agli adulteri vi è un qualcosa che assomiglia a un cantiere navale, dove alcune creature mostruose avevano il compito di strappare le unghie ai morti per poi essere usate come materiale di costruzione di una nave. Naglfar è il nome di questa imbarcazione, su i essa viaggeranno gli infernali signori e figli di Hel verso la guerra contro i signori del Walhalla. In questo regno, su un’isola al centro di un lago sotterraneo, fu incatenato il lupo Fenrir, figlio di Loki.

Il Ragnarok, la fine dei tempi, l’ultima guerra e il nuovo inizio.

Come accennato sopra gli Dei, nella mitologia Norrena e in contrapposizione con altre mitologie, possono invecchiare e anche morire, per rimanere giovano bevono un elisir e come vedremo alla fine dei tempi, molti di essi moriranno in epiche battaglie, compreso il padre degli Dei che perirà nel Ragnarok, nonostante le sue arti magiche e la sua sapienza. Odino sarà inghiottito dalle enormi fauci del lupo Fenrir, creatura figlio di Loki, ma andiamo con ordine… il Ragnarok è l’evento che segnerà la fine dei tempi e la grande battaglia tra i giganti e gli Asi, il cielo e la terra bruceranno e questo sarà un evento che nessuno potrà fermare neppure gli Dei. Il Ragnarok, rappresenta, però, la purificazione dell’universo e l’inizio di un nuovo ciclo cosmico. Quindi eventi ciclici porteranno a una nuova creazione e a un nuovo Ragnarok, in un’eterna e periodica ripetizione. La fine dei tempi sarà annunciata con tre periodi di aspri dissidi, di guerre cruente e di straordinaria dissolutezza, “L’età della scure; l’età della spada; l’età del vento e del lupo”. Il primo segnale fu la morte di Balder che fu fatto uccidere da Loki e costretto a rimanere nel regno dei morti ma gli Dei non si rassegneranno, infatti, raduneranno i più abili guerrieri per lo scontro finale con i giganti. Il secondo segnale sarà dato dalla fine della civiltà e dal conseguente caos, nel mondo degli uomini, i quali, avendo ignorato le loro parentele e le loro tradizioni, daranno vita a guerre fratricide, dove solo la depravazione rimarrà come unico ideale. Un inverno terribile non farà tornare l’estate per tre anni, sarà una stagione costellata di piogge torrenziali, venti terribili e nevicate spaventose che andranno a ricoprire, di una densa e impenetrabile coltre di gelo, il regno degli uomini. Poi ci sarà il terzo e ultimo segnale, i lupi Skoll e Hati, che dall’inizio dei tempi inseguono Sol e Mati, riusciranno a raggiungerli e li divoreranno, quindi il Sole e la Luna scompariranno, di conseguenza la Terra precipiterà in un’oscurità eterna priva di luce, mentre le stelle bruceranno e cadranno. Ecco che si sentiranno cantare tre galli, uno avviserà i giganti nello Jotunheim, un altro i morti di Hel, e il gallo Vidopnir, dalla cima di Yggdrasil, avvertirà gli Dei, il Ragnarok è iniziato. L’albero cosmico, quello che regge i Nove Mondi, tremerà, scuotendo l’intero universo con dei disumani terremoti, che squarceranno la Terra e distruggeranno intere montagne le catene si spezzano, Loki e suo figlio Fenrir, si libereranno dalla lunga prigionia e per vendicarsi gireranno per il mondo seminando morte e distruzione. L’orribile serpente, altro figlio del Dio, riemergerà dalle acque distruggerà valli, provocherà maremoti, inonderà e sommergerà le città creando numerose vittime. Naglfar, la nave infernale, costruito con le unghie dei condannati nel regno degli inferi, salperà dalla spiaggia dei morti per trasportare l’esercito del male. Fenrir il malvagio lupo divenuto enorme distruggerà tutto ciò che incontra durante il suo cammino, mentre suo fratello, il serpente Nidhogg, avvelenerà l’intera Terra. I due fratelli guidati da Surtr, il gigante che spazzerà la Terra con la sua enorme spada infuocata, mentre gli abitanti di Muspellsheimr avanzeranno da Sud, lasciando dietro di loro solo un inferno di fiamme, riusciranno a raggiungere Bifrost, il ponte arcobaleno, il quale crollerà sotto il loro stesso peso. Le forze del male si raduneranno nella piana di Vigrid, insieme con tutti coloro che erano stati esiliati e imprigionati nell’oscuro mondo di Hel, tutti quelli che rappresentano la totalità dei mali esistenti nell’universo, s’incontreranno in quella spianata, pronti alla battaglia finale, nello stesso tempo Heimdall, guardiano di Asgardh e custode di Bifrost, chiamerà a raccolta gli Dei suonando senza sosta il suo corno. Odino afferrerà la sua temibile lancia, insieme ai suoi figli e con tutti i guerrieri del Walhalla chiamati a raccolta, si recherà fiero sul campo di battaglia. Odino lotterà contro il lupo famelico figlio di Loki, divenuto talmente grande che con la bocca spalancata, tocca con una mascella il cielo, con l’altra la terra. In questo combattimento Odino soccomberà e sarà divorato da Fenrir, sarà, però vendicato da Vidar, uno dei suoi figli che affronterà il mostro. Vidar mettendo un piede sulla mascella inferiore della bestia e afferrando con le mani quella superiore riuscirà a mandargli in frantumi la testa.

Thor combatterà contro l’atro figlio di Loki, il terribile serpente, dopo aver abbattuto molti giganti con il suo martello, riuscirà a ridurre in pezzi la testa dell’immondo rettile, ma indebolito dal veleno riuscirà a riprendere il martello e fare solo nove passi prima di cadere in terra morto. Tyr affronterà Garmr, il cane guardiano di Hel, lo scontro sarà durissimo, alla fine del quale il Dio ucciderà il mastino, ma ormai privo di forze cadrà privo di vita, Freyr lotterà contro Surtr, avrà però la peggio. Heimdall assisterà al crollo di Bifrost, combatterà contro Loki, riuscirà a ucciderlo ma, anche lui perirà nello scontro. Heimdall riuscirà a suonare il suo corno per l’ultima volta e poiché sarà l’ultimo a morire, i suoi occhi vedranno l’immagine della fine dell’universo. Surtr, ormai padrone incontrastato del campo, brucerà i nove mondi e rimarrà solo silenzio e buio, il male e il bene si sono scontrati senza vinti e vincitori il fuoco ha purificato tutto e Il Ginnungagap tornerà a regnare ancora una volta, ma ecco la rinascita… Nel Ragnarok periranno molti Dei, ma quando incendio universale si spegnerà, emergerà una nuova terra, su cui il grano crescerà senza che la mano dell’uomo getti il seme. Prima della battaglia finale un uomo e una donna, Lif e Lifthrasir, troveranno rifugio nell’albero cosmico, il loro compito, nutrendosi solo della rugiada del mattino, sarà quello di ripopolare la nuova terra, divenendo i primi di una nuova stirpe umana. Sopravvivranno alcuni Dei: Vidar, il figlio di Odino che uccise Fenrir; suo fratello Vali; Balder e suo fratello cieco Hodr, che torneranno dal regno dei morti; i due figli di Thor, Modi e Magni, che erediteranno il martello del padre. I sopravvissuti costruiranno le loro abitazioni nella pianura di Idavoll proprio dove sorgeva Asgardh, tutti i valorosi guerrieri, che avevano combattuto a fianco degli Dei, torneranno a vivere nelle sale di Gimle, la nuova dimora celeste, dove avrebbero trovato felicità e tantissimo idromele. E i malvagi che fine faranno? Abiteranno la riva dei cadaveri, il Nastrond, in edificio immenso e bruttissimo, le sue pareti saranno costruite con un’infinita quantità di serpenti che sputano il loro veleno al centro della sala formando un fiume che scorre al suo interno. E la luce? Il lupo Skoll era riuscito a divorare Sol, che fu posta a guidare il carro del sole. Prima di morire Sol partorì una bellissima bambina che occuperà il posto della madre alla guida del carro del sole, la luce e il calore torneranno sul nuovo mondo.

Re, Eroi, Sacerdoti e centri di fede.

La mitologia norrena ci parla non solo di Dei e creature soprannaturali, ma anche di re ed eroi, alcuni dei quali probabilmente sono personaggi storici realmente esistiti poi avvolti da un alone di leggenda. Gli eroi più famosi sono senza dubbio Sigfrido, Svipdagr, e le Skjaldmo, tutti protagonisti di molte vicende eroiche. Sigfrido è un eroe epico delle mitologie norrene e germaniche. Le sue gesta sono raccontate in numerose opere, in particolare la Saga dei Volsungar norrena e il poema epico medievale tedesco Nibelungenlied, Il canto dei Nibelunghi, entrambi scritti nel XIII secolo in seguito, da questi racconti, sono state tratte opere moderne come L’anello del Nibelungo di Richard Wagner. Svipdagr è il protagonista dello Svipdagsmal, un poema simbolico facente parte di alcune edizioni dell’Edda poetica, Svipdagsmal racconta il viaggio avventuroso di Svipdagr, per conto della sua matrigna, alla ricerca di Menglo, non avendo molta fiducia sulla riuscita dell’impresa, evoca dalla tomba lo spirito della madre, Groa, La donna che in vita era stata una maga canta nove formule magiche a protezione dell’impresa del figlio. Le Skjaldmo erano donne che scelsero di combattere come guerrieri, queste donne combattenti sono spesso menzionate nelle saghe, ad esempio nel Gesta Danorum. Nella mitologia norrena sembra che sia esistiti personaggi molto simile a dei sacerdoti, anche se non furono mai di carattere professionale né tantomeno ereditario, anche perché la tradizione sciamanistica era tenuta in piedi dalle donne, le Volva. Non sappiamo se furono costruiti dei templi, perlomeno non come possiamo immaginarli noi, i riti erano celebrati nei boschi sacri, e in casa con un semplice altare di pietre impilate, l’horgr, anche se, alcuni studiosi sembra abbiano individuato alcuni centri religiosi importanti, come Skiringsal, Lejre e Uppsala.

La mitologia Norrena è certamente complessa piena di riferimenti a debolezze e credenze umane traslate nel mito, forse risulta a volte poco chiara anche perché gli unici scritti che abbiamo sono raccolti nelle due opere che vanno sotto il nome di Edda, tutte e due scritte nel XIII secolo, pagine forse composte anche con qualche influenza Cristiana, oltre queste due opere ci sono solo messaggi tratti da alcune rune. Le due opere che trattano un argomento molto antico spesso trasmesso solo verbalmente e probabilmente influenzato, col trascorrere del tempo, dal folclore popolare, due scritti Medioevali che in alcuni tratti hanno un sapore romanzesco… che a loro volta trattano di leggende e Dei, certo è molto particolare la visione del Dio che alla fine morirà o il principio che tutto è distrutto per essere ricostruito da capo. I concetti di distruzione e rinascita è presente un po’ in tutte le credenze, religiose o meno che siano, ma, è difficile trovare un coccetto cosi profondo del Dio che è destinato a morire, tranne, se vogliamo trovarne una figura, che per il Cristo che lascia il suo corpo umano per tornare dal Padre… ma questa è un’altra storia.

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