Miniere di Montevecchio

by / giovedì, 08 Settembre 2016 / Published in Francesco, Il blog, Viaggiare

 

 

Miniere di MONTEVECCHIO 2016

 

 

 

Montevecchio è un comprensorio minerario situato nella parte inferiore della Sardegna esattamente nei comuni di Guspini e di Arbus situato a 370 metri sul livello del mare e che oggi conta poco più di 500 abitanti ma nel periodo di massima attività mineraria si superarono i 3000 abitanti. Gli ultimi cantieri furono chiusi tra mille polemiche a causa della scarsa redditività nel 1991. Ad oggi fa parte del parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna.

Risultano accertate delle attività di estrazione dal sito già all’epoca dei romani. Testimonianza ottocentesche parlano del ritrovamento nella zona di pompe romane in piombo con le bocchelle di bronzo che forse sono state trasportate a Parigi. Si trovano anche testimonianze in epoca medioevale per arrivare infine alla rivoluzione industriale dell’ottocento. Grazie all’intraprendenza di Giovanni Antonio Pischedda e Giovanni Antonio Sanna nel 1848 venne fondata la Società per la Coltivazione della Miniera di Piombo Argentifero detta di Montevecchio. La società ottenne il permesso per l’estrazione su una fetta di territorio di dimensione due per sei chilometri.

Ben presto furono realizzate le gallerie e di conseguenza le varie laverie, locali dove il minerale estratto veniva spezzettato e lavato a mano dalle mogli e dai figli dei minatori che ovviamente ricevevamo un salario decisamente inferiore. Vennero inoltre realizzate le strutture che nel 1865 la resero la miniera, con 1100 operai, più grande del Regno d’Italia. Fu realizzato anche l’ospedale di Gennas Serapis, che i visitatori descrivevano come in più moderno della Sardegna, ed il Palazzo della Direzione.

Alla morte nel 1875 di Giovanni Antonio Sanna iniziarono le liti tra i parenti per amministrare la società che negli anni venti cambio nome in Miniere di Montevecchio.

Durante la seconda guerra mondiale e nei primi anni successivi l’estrazione del minerale raggiunse il suo valore massimo portando la miniera a diventare la maggior produttrice italiana di piombo e zinco. Questo periodo durò fino agli anni sessanta dove la produzione cominciò a diminuire ed attraverso varie chiusure e ripartenze arrivò alla chiusura definitiva il 17 maggio del 1991.

Infine dopo anni di restauri il sito è stato inserito nel Parco Geominerario della Sardegna con la possibilità di visitare le strutture esterne. Si possono visitare il lussuoso palazzo della direzione, i cantieri di levante (dove si trovano le umili abitazioni dei minatori, le officine, le fonderie, i depositi minerari) ed il cantiere di Piccalinna.

 

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Come detto il comprensorio minerario di Montevecchio era formato da diversi cantieri di estrazione e lavorazione dei minerali, di un centro abitato dove si trovavano i principali servizi e la sede della dirigenza e di alcuni villaggi operai. I principali minerali estratti erano la blenda e la galena da cui si ricavavano rispettivamente lo zinco ed il piombo. Il comprensorio è formato da diversi cantieri, ma se me visitano solo alcuni, ed i principali sono quelli di levante dove sono presenti a loro volta il cantiere di Piccalinna, il cantiere di Sant’Antonio ed il pozzo Sartori (che raggiunge la profondità di 288 metri sotto il livello del mare). Nel comprensorio ponente troviamo vari cantieri con quello di Ingurtosu. Noi abbiamo visitato le stalle, le case dei minatori e le officine di lavorazione dei cantieri. Solo per una questione temporale, dovevamo attendere oltre 3 ore per la visita pomeridiana, non abbiamo visitato il Palazzo della Direzione.

Una visita sicuramente interessante.

 

 

 

 

 

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