Menenio Agrippa

by / venerdì, 23 Gennaio 2015 / Published in Il blog, Storie e Personaggi Romani

Menenio Agrippa Lanato, fu eletto console Romano, nel 503 a.C. insieme a Publio Postumio Tuberto, sconfisse gli Aurunci, riconquistò le città di Pometia e Cori passate nelle fila degli Aurunci, ma secondo quanto ci riporta la tradizione, è ancor più famoso per l’apologo che convinse la plebe romana, nel 493 a.C., a non attuare la secessione da Roma. Alla morte di Tarquinio il Superbo si aggravarono le condizioni di vita dei cittadini Romani più poveri, già di per se precarie per le guerre che Roma aveva affrontato contro Porsenna. Vari capifamiglia furono costretti ad indebitarsi e non potendo poi onorare i debiti contratti, molti si ritrovarono ad essere ridotti in schiavitù. Così i plebei, umiliati dalle sofferenze, decisero di abbandonare Roma ritirandosi su un colle nei pressi dell’Aniene, il Monte Sacro, con l’intenzione di fondare qui una nuova città. In quel periodo i Volsci organizzarono un grande esercito per marciare contro Roma ed i patrizi che non potevano fronteggiare da soli quell’armata tentarono in tutti i modi di riportare “alla ragione” i plebei sia con promesse che con minacce. Tutto fu inutile, allora il senato pensò di inviare Menenio Agrippa, che pur appartenendo alla nobiltà romana, era tenuto molto in considerazione dalla plebe. Agrippa si recò sul Monte Sacro e narrò il suo famoso apologo.

Ci dice Tito Livio:

Olim humani artus, cum ventrem otiosum cernerent, ab eo discordarunt, conspiraruntque ne manus ad os cibum ferrent, nec os acciperet datum, nec dentes conficerent. At dum ventrem domare volunt, ipsi quoque defecerunt, totumque corpus ad extremam tabem venit: inde apparuit ventris haud segne ministerium esse, eumque acceptos cibos per omnia membra disserere, et cum eo in gratiam redierunt. Sic senatus et populus quasi unum corpus discordia pereunt concordia valent.”

Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso, ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo masticassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute.”

La morale era chiara, Come le membra e lo stomaco sono legati da interessi comuni, così patrizi e plebei sono coinvolti in valori collettivi. Raccontando questa favola allegorica e con la promessa di una partecipazione attiva al governo della città, l’istituzione dei tribuni della plebe, riuscì a persuadere i secessionisti a tornare in città.

Quanto questa storia sia vera non ci è dato saperlo, forse si tratta solo di una leggenda, l’evento della secessione è confermato da fonti storiche, anche se forse avvenne sull’Aventino. Per quanto riguarda l’andamento dei fatti e l’Apologo che usò Menenio, le fonti parlano di storia tramandata da antica tradizione, ma ciò non può essere prova di verità storica.

Agrippa mori nel 493 a.C. lasciando poche proprietà, sufficienti appena per un funerale assai modesto ma su sepolto con estremi onori dato che il senato decretò che tutte le spese fossero a carico dell’erario.

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