Mausoleo di Adriano, o Castel Sant’Angelo.

by / sabato, 29 dicembre 2018 / Published in Archeologia1, Il blog

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Mausoleo di Adriano, o Castel Sant’Angelo, o Mole Adrianorum, o Castellum Crescentii.

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Caster-Zant’-Angelo (1)

Quer dottor de Saspirito in zottana

c’a Ttuta, aggratis, je guarì la tiggna,

che ll’anpassato la portò a la viggna

e st’agosto j’ha ffatto da mammana,

disce che, a la Repubbrica Romana,

lassù, ppe vvia de ’na frebbe maliggna

c’era invesce dell’angelo una piggna

e Ccastello era la gran mola driana.

Accidenti! che buggera de mola!

Averanno impicciato tutt’er fiume

co li rotoni de sta mola sola!

Oh vvarda, cristo!, come va er custume!

Mascinà pprima er grano pe la gola,

eppoi pell’occhi fà ggirelli e ffume!

Caster-Zant’-Angelo (2)

Quer buggero llí sotto ar piedestallo

dell’angelo, in ner mezzo de Castello

che ppare un cuppolone de cappello

o un zetaccio o una forma de timballo,

c’è cchì ddisce ch’è mmaschio, bbuggiarallo!,

come li sassi avessino l’uscello!

Eppoi, l’antro ch’è ffemmina indov’ello

pe ppoté ffà la razza e mmaritallo?

Quer che cce cricca, se fa ppresto a ddillo,

ma pprima de poté mettesce er bollo,

ggna dàjje tempo e staggionà er ziggillo.

Una spesce llaggiú dde ponte-mollo!

È mollo un cazzo, e cchi llo vò ccapillo

se lo vadi a ffà ddà tra ccap’e collo.

Giuseppe Gioacchino Belli 06/01/1832

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Mi è piaciuta l’idea di iniziare così quest’argomento, con due sonetti del grande poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli, tanto per complicare un po’ di più la lettura di questo monumento romano, che in apparenza sembra semplice, ma come vedremo, non è proprio così. La storia di questo monumento inizia con l’imperatore Adriano che fece edificare questo fastoso e magnifico mausoleo negli orti di Domizia vicino al Tevere, si può dire quasi difronte a quello di Augusto, che però era sulla sponda opposta del fiume, ovviamente in esso dovevano essere conservati i suoi resti mortali e quelli dei membri della sua famiglia. Forse fu lui stesso a disegnare l’edificio dove si sarebbero conservate le sue ceneri, questo pensiero deriva dal fatto che l’imperatore era sicuramente un valido architetto, come dimostrò in altri monumenti, e la fantasia certamente non gli mancava. Anche se c’è da dire che mentre nel privato Adriano diede sfogo alle sue inclinazioni filoelleniche, un esempio su tutti, l’arcinota Villa Adriana, nel pubblico la sua architettura seguì un andamento più classico o conservatore, ovviamente nel senso Romano del termine. Nell’edificare il proprio mausoleo s’ispirò a quello di Augusto, e lo volle sul lato destro del fiume, facendolo, poi, collegare al campo Marzio attraverso la costruzione di ponte Aelius, ossia ponte Elio, noto anche pons Hadriani o ponte di Castello, ma oggi conosciuto da tutti come Ponte Sant’Angelo.

Inoltre sembra che Adriano fece edificare anche un circo, nel 1743 furono ritrovati dei muri in mattoni ascrivibili a tale costruzione, anche Procopio parla di tal edificio. Questo circo fu scoperto quando Benedetto XIV, ordinò degli scavi in quest’area dai quali vennero alla luce sostruzioni e ambulacri su cui poggiavano, probabilmente i sedili del circo, accanto a questi resti fu anche ritrovato il basolato di una strada che passava di fianco all’edificio. Per essere precisi si deve dire che molti storici sono convinti che si tratti del circo di Domizia, considerando che l’imperatore fece costruire il suo mausoleo negli Horti di Domizia. Forse Adriano lo fece semplicemente abbellire o ampliare per rendere più accattivante la visita al suo monumento sepolcrale. Infine, la gran parte delle mappe dell’epoca, compresa quella del Piranesi e anche alcune successive, riportano due circhi, sia quello di Adriano sia quello di Domizia, che insieme al mausoleo di Adriano, delimitavano il cosiddetto: “Bustum Hadriani”, il giardino dove si sarebbero cremati i corpi dell’imperatore e dei suoi congiunti. Si diceva che Castel Sant’Angelo, oggi, è di difficile lettura, questo perché nel corso dei secoli furono fatti continui ampliamenti e sovrapposizioni in uno schema artistico e architettonico che lascia ancora spazi ad approfondimenti e studi. I lavori per la costruzione del mausoleo iniziarono nel 125 d.C. e terminarono nel 139 d.C. sotto il regno di Antonino Pio, Adriano morì un anno prima.

Il monumento originale aveva un basamento a forma di parallelepipedo con base quadrata di ottantaquattro metri di lato e dieci metri di altezza, tutto rivestito con lastre di marmo lunense ed era decorato agli angoli con lesene, aveva fregi a Bucrani, ossia teste di buoi. Nei fregi che guardavano verso il Tevere, erano scritti i “Tituli” dei membri della famiglia imperiale sepolti all’interno. Al di sopra del basamento vi era un tamburo di sessantaquattro metri di diametro e venti metri di altezza, realizzato interamente con peperino e opus caementicium, ossia con opera cementizia, il rivestimento era di travertino a lesene scanalate ed era circondato da colonne di marmo. Questo tamburo cilindrico a sua volta era sormontato da un tumulo di terra in cui furono piantati degli alberi, questa sorta di piccolo giardino era contornato da statue di marmo, oggi, purtroppo, di queste sculture, restano solo dei piccoli frammenti. Sulla sommità del tumulo fu posta una quadriga monumentale di bronzo guidata dall’imperatore Adriano, qui raffigurato, com’era uso per gli imperatori, come il Dio Helios, il sole, secondo alcuni studiosi posto su un alto basamento, mentre altri, pensano fosse posto su una tholos, ossia una costruzione funeraria a pianta circolare terminante a cupola. Il recinto di questo mausoleo, che doveva essere veramente splendido, era formato da un muro con una grande cancellata di bronzo sulla quale, come ornamento, furono messi dei pavoni, di metallo dorato, due dei quali sono conservati in Vaticano insieme alla testa della statua di Adriano. Nella parte del basamento, rivolto al Tevere, difronte al ponte, vi era l’ingresso formato da un arco e la porta aveva le imposte di bronzo, subito dopo vi era il dromos, il corridoio di accesso alla tomba, esso era completamente rivestito di marmo giallo antico. Dal dromos si accedeva a una rampa elicoidale, questa in opera laterizia e illuminata da pozzi, alla fine della quale vi era un corridoio rettilineo, da qui si entrava nella cella posta al centro del tumulo. La cella era quadrata e rivestita di marmi policromi, provenienti da varie parti dell’impero, sopra di essa vi erano altri locali, uno aveva una volta a botte e un altro era con copertura a cupola, probabilmente anch’essi utilizzati come celle sepolcrali. Nel monumento furono conservati i resti dell’imperatore Adriano e di sua moglie Vibia Sabina; dell’imperatore Antonino Pio, di sua moglie Faustina maggiore e di tre dei loro figli; di Lucio Elio Cesare; di Commodo; dell’imperatore Marco Aurelio e di tre dei suoi figli; dell’imperatore Settimio Severo, di sua moglie Giulia Domna e dei loro figli; degli imperatori Geta e Caracalla. Sembra che le ceneri degli imperatori fossero conservate in urne d’oro, i resti di Adriano forse non erano nella cella ma, secondo alcuni studiosi, furono poste sulla sommità del mausoleo. Ora la domanda è: quando il sepolcro subì la prima trasformazione? L’imperatore d’Occidente Onofrio, nel 403 d.C., fece inglobare la tomba nelle mura Aureliane, di fatto, il monumento perse la funzione di sepolcro per assumere quella di baluardo avanzato, poiché era sulla sponda destra del Tevere, per la difesa della Città Eterna già in quel periodo si cominciò a non parlare più di mausoleo, ma di Castellum. Fu attaccato, nel 410, da Alarico e suoi Visigoti e nel 455, da Genserico che era a capo dei Vandali, in entrambe le occasioni, i soldati del castello riuscirono a evitare il “Sacco” di tutta la zona del Vaticano. Agli inizi del VI secolo, Teodorico diventò re d’Italia, adibì il castello a prigione di Stato, restò assegnato, tra le altre, a questa funzione per tutto il periodo del regno temporale dei papi e durante quello d’Italia, fino al 1901. Durante la guerra, del 537, tra i Bizantini e i Goti, all’interno del castello si barricano le truppe greche con a capo il generale Narsete, erano soldati mandati dall’imperatore Giustiniano per liberare l’Italia dai barbari. I Goti di Totila cinsero d’assedio la fortezza, che però non riuscirono a espugnare. A corto di munizioni difensori gettarono sugli invasori tutto ciò che avevano a portata di mano, comprese le statue di marmo che abbellivano il monumento e che ancora conservava. Il famoso, cosiddetto, Fauno Barberini, fu ritrovato nei fossati del castello, durante i lavori di fortificazione voluti da Urbano VIII. Nel 590 il monumento assunse anche il nome di Castellum Sancti Angeli, Castel Sant’Angelo, per un episodio, più o meno leggendario, riportato da papa Gregorio Magno. In quel periodo Roma era afflitta da una terribile pestilenza, fu così organizzata una processione solenne, guidata dallo stesso papa, per chiedere all’Onnipotente di far cessare l’epidemia. Quando il corteo penitenziale giunse in prossimità del Tevere all’altezza della Mole Adriana, Gregorio Magno, all’improvviso, vide l’Arcangelo Michele che ringuainava la spada nel fodero. Tal episodio fu interpretato come segno venuto dal cielo, per annunciare che la peste, voluta da Dio, stava finendo. Mito? Realtà? Domande che non avranno mai una risposta, comunque la pestilenza cessò, per ricordare il fatto, nel XIII secolo, fu posta, sulla parte più alta del Castello, la statua di un angelo nell’atto di ringuainare la spada. C’è, però da precisare che quello che oggi si ammira è il sesto angelo collocato sopra Castel Sant’Angelo, si tratta di una realizzazione bronzea del 1752, le altre statue furono distrutte o danneggiate sia dalle intemperie sia dagli assalti di soldati nemici. Un’altra curiosità nei Musei Capitolini è conservata una pietra con sopra impronte di piedi, secondo la leggenda sarebbero quelle lasciate dall’Arcangelo Michele. Un’altra tradizione popolare racconta che per ricordare l’evento dell’avvistamento dell’arcangelo e della fine della pestilenza, papa Bonifacio IV fece edificare una chiesetta dedicata a San Michele proprio in cima al Mausoleo, dove in origine era stata collocata la quadriga bronzea. Tesi ritenuta poco probabile. La proprietà della fortificazione nel X secolo fu contesa da alcune famiglie nobili della Roma di allora, il monumento divenne roccaforte del senatore Teofilatto, della figlia Marozia e del nipote Alberico. Ora c’è da raccontare un fatto, questa volta storico, riguardante proprio questa famiglia, nel 932 Marozia, che fu amante di papa Sergio III, moglie di Alberico I marchese di Spoleto e poi sposa di Guido di Toscana, celebrò il suo terzo matrimonio, con Ugo di Provenza, nella camera sepolcrale degli imperatori. Dopo la celebrazione si passò al banchetto nunziale, ma proprio durante il pranzo Alberico II, il figlio di primo letto della donna, fece irruzione nel castello, costrinse Ugo di Provenza a una precipitosa fuga e assunto il potere fece imprigionare Marozia nelle segrete del castello, dove terminò i suoi giorni. Qualche anno dopo, nella seconda metà del X secolo, la proprietà della roccaforte passò alla famiglia dei Crescenzi che la tenne per circa un secolo. Intorno all’anno 1000 la struttura del mausoleo aveva subito pochi cambiamenti, manteneva quindi l’aspetto originario, Onofrio l’aveva collegata alle Mura Aureliane, mentre Crescenzio Nomentano fece scavare un fosso intorno ad essa. In generale durante il possedimento del castello da parte di questa famiglia furono eseguiti lavori di rafforzamento ma le grosse opere dovevano ancora avvenire, comunque il castello in quel periodo prese il nome di Castrum Crescentii e tale rimase anche quando la proprietà passò ai Pierleoni e successivamente agli Orsini. Questi ultimi rimasero proprietari fino al 1365 quando cedettero il castello alla chiesa. Un altro fatto storico importante vide protagonista Crescenzio Nomentano, questi organizzò una rivolta contro papa Gregorio V, quest’ultimo dovette fuggire a Pavia, ma chiese aiuto all’imperatore Ottone III. L’imperatore giunse a Roma, con il suo esercito, nel febbraio 998, questa volta fu Crescenzio a dover fuggire rifugiandosi nella sua fortezza, i soldati, nella primavera dello stesso anno, riuscirono a penetrare nel castello e fecero prigioniero Crescenzio. Ottone III decretò la condanna a morte per Crescenzio Nomentano, il quale fu gettato giù, dai bastioni più alti del Mausoleo. Nel 1036, Benedetto IX lo fece ampliare e rinforzare, il monumento, con grandi blocchi squadrati di travertino e peperino, ma solo nel Basso Medioevo, che il monumento cominciò a essere trasformato in quel Castel Sant’Angelo che vediamo oggi, alla fine del XIII secolo fu costruita un’alta torre merlata, così com’è visibile da una pianta del 1323. La suddetta torre fu fatta edificare da Niccolò III Orsini che destinò tale luogo alla propria residenza, lasciando quella del palazzo Lateranense poiché ritenuta ormai poco sicura, quindi al di sopra del tamburo cilindrico antico fu costruita una torre a base quadrata, guardando il monumento dal lato est sono ancora riconoscibili le tracce di tale costruzione. Sempre a questo papa forse si può attribuire la costruzione del famoso Passetto di Borgo che collega il Castello con gli appartamenti vaticani, anche se alcuni studiosi pensano che tale opera sarebbe stata fatta per volontà di Bonifacio IX e degli antipapi Alessandro V e Giovanni XXIII, così come alcune fonti riportano, ma quest’argomento lo affronteremo più avanti. Nel 1379 il Castello fu attaccato e quasi distrutto dalla popolazione inferocita per la presenza di una guarnigione francese lasciata a presidio del castello da Urbano V. Papa Bonifacio IX fece, comunque, fare dei lavori all’interno della fortezza, dandole un carattere sempre più militare e rendendola sempre più inattaccabile.

Sembra che i lavori furono affidati a Niccolò di Piero Lamberti, un architetto militare detto Niccolò Aretino, a questo periodo storico risale l’ampio corridoio circolare interno, il cosiddetto Ambulacro di Bonifacio IX, questo fu ricavato tra il cilindro esterno e la cinta muraria quadrata, creando in questo modo una sorta di fossato interno, che andava a proteggere ancor di più il corpo principale del castello. Inoltre, sempre questo papa, fece costruire un altro tratto della rampa per raggiungere direttamente la cosiddetta Sala delle Urne, infine, fece realizzare un ingresso, circa a metà altezza del corpo cilindrico, il quale era raggiungibile unicamente attraverso un ponte levatoio e una rampa di accesso. Altre opere di fortificazione avvennero sotto il papato di Nicolò V il quale fece realizzare dei torrioni circolari posti agli angoli del bastione quadrato. Inoltre fece edificare due torrioni quadrati ai lati dell’ingresso, che in seguito furono abbattuti, e decise il restauro del ponte. A ricordo delle persone che persero la vita cadendo nel Tevere durante l’Anno Santo del 1450 fece costruire due cappelle all’inizio del ponte, rivolte verso la città, consacrate a Santa Maria Maddalena e ai Santi Innocenti. Infine fece rafforzare la parte circolare del castello con una cortina di mattoni e dotò la struttura di un appartamento papale, il primo costruito all’interno dell’edificio. Salì poi sul soglio pontificio Alessandro VI Borgia il quale fece completare la cortina di mattoni iniziata da Nicolò V e sotto il suo papato, il castello divenne proprietà del Vaticano. Fece eseguire nuove opere, a tale scopo incaricò l’architetto Antonio da Sangallo il Vecchio, fu così che sparirono le torri all’inizio del ponte e soprattutto fu costruita la via Alessandrina per collegare direttamente il castello a San Pietro. Il Sangallo fece costruire un torrione circolare, all’inizio del ponte, rivestito di pietre a bugnato, edificò quattro torrioni pentagonali, agli angoli del bastione quadrato, che andarono a inglobare quelli precedenti. Una curiosità, i torrioni furono dedicati ai quattro Santi Evangelisti, Luca, Matteo, Giovanni e Marco. Questo papa fece costruire, nel castello, un nuovo appartamento, che fu affrescato dal Pinturicchio, e aggiunse giardini e fontane. In definitiva un’abitazione lussuosa e sfarzosa, ma che non sopravvisse a lungo. La tradizione racconta che Leone X si deve la costruzione di un ascensore, ma forse fu realizzato solo nel 1734 cioè circa due secoli dopo. Le fortificazioni volute da Alessandro VI permisero a Clemente VII di resistere per ben sette mesi all’assedio posto da Carlo V, e dai suoi Lanzichenecchi che comunque perpetrarono il famoso “Sacco di Roma”. Questo papa si fece costruire un bagno privato, si trattava di una piccola stanza affrescata con ornamenti non religiosi, delfini, conchiglie, ninfe, amorini, personaggi mitologici, a opera di Giulio Romano, ispirata a quella dipinta da Raffaello per il cardinale Bibbiena in Vaticano. Questa tipologia di locale all’epoca era chiamata “Stufa”, è ancora oggi esistente e a volte visitabile. Un’altra curiosità nella Stufa vi era una vasca nella quale l’acqua cadeva attraverso una statua di bronzo che raffigurava Venere nuda, della scultura si sono perse le tracce. Nel 1542 Paolo III fece ristrutturare il castello dagli architetti: Raffaello Sinibaldi da Montelupo e Antonio da Sangallo il Giovane, mentre fece decorare le stanze da Perino del Vaga, da Luzio Luzi da Todi e da Livio Agresti da Forlì. Durante questo papato Castel Sant’Angelo assunse sempre di più il ruolo di prigione per personaggi illustri, cosa che portarono avanti anche i successori. Paolo IV fece iniziare la costruzione della bastionata pentagonale che circonda il Castello. Venne, poi la volta di Sisto V, il quale nel 1586, fece trasferire nel castello il Tesoro Vaticano. Papa Urbano VIII pensò poco alle fortificazioni, nel 1628 fece demolire l’appartamento costruito da Alessandro VI e parzialmente i torrioni, livellandoli ma, soprattutto, cominciò a far decorare le stanze, interne con gli stessi artisti che si stavano abbellendo quelle del Vaticano, politica che portarono avanti anche i suoi successori. Inoltre fece costruire una grande cortina muraria frontale, fece utilizzare lo spazio della piazza d’armi per costruirvi caserme, una fonderia di cannoni, un arsenale e un’armeria, eliminate, poi nel 1910. Clemente IX, tra il 1667 e il 1669, fece scolpire e collocare dieci angeli di marmo sul Ponte Elio, il quale da quel momento prese il nome di Ponte Sant’Angelo. Per tutto il XIX secolo, il castello fu utilizzato quasi esclusivamente come carcere per detenuti politici e assunse il nome di Forte Sant’Angelo. Il castello rappresentò un fattore strategico e politico all’interno della città di Roma, ciò anche durante l’occupazione napoleonica e nel corso delle battaglie per l’unità d’Italia. All’alba dell’unità d’Italia l’edificio fu prima usato come caserma e prigione, poi, destinato a museo, nel 1906 fu inaugurato il museo dell’Ingegneria Militare, con lavori di restauro a dir poco discutibili. Importanti furono i restauri del 1933 e 1934, durante i quali furono ripristinati i fossati e i bastioni, infine fu organizzata a giardino la zona compresa tra la cinta quadrata e la struttura pentagonale. La gestione attuale di Castel Sant’Angelo è del Polo Museale del Lazio. Abbiamo accennato al fatto che quella che vediamo oggi svettare in cima al castello è solo la sesta statua, dell’Arcangelo Michele, di quelle che furono poste sul monumento, qual è la storia delle altre? La prima era di legno e si consumò nel tempo per le intemperie, la seconda fu distrutta nell’assedio del 1379, nel 1453 la terza statua andò a sostituire quella precedente, era di marmo con le ali di bronzo, a sua volta fu demolita, nel 1497, dall’esplosione della polveriera del castello, che fu causata da un fulmine. La quarta statua prese posto in cima alla struttura nel 1527, ma poiché questa era di bronzo dorato fu fusa, nel 1527, per farne dei cannoni. Fu sostituita dalla quinta statua questa di marmo con le ali di bronzo, scolpita da Raffaello da Montelupo e risalente al XVI secolo, questa scultura è ancora visibile, all’interno del castello, nel Cortile dell’Angelo. Infine nel 1753 arriva la sesta statua, quella che attualmente ha il posto d’onore in cima al monumento, è di bronzo e fu realizzata da Peter Anton von Verschaffelt. Come abbiamo detto il monumento è di difficile lettura per le varie modifiche e per i diversi usi che si sono succeduti nei secoli, si possono evidenziare tre tipologie architettoniche riconoscibili in una suddivisione dell’edificio in sette livelli. Nei livelli uno, due e tre si sviluppa il mausoleo, ingresso al monumento è attraverso il Dromos, l’atrio e la rampa elicoidale che giunge fino alla cosiddetta sala delle Urne, un percorso rispristinato durante i restauri, cercando di rispettare, il più possibile, le strutture adrianee. Nel terzo livello, appena sotto il Cortile dell’Angelo, probabilmente, nel Medioevo furono ricavati dei depositi per il grano e per l’olio, mentre sotto il secondo cortile detto di Alessandro VI o del pozzo furono ricavate le cosiddette “Prigioni storiche“, volute proprio da papa Alessandro VI. Nel secondo livello si può percorrere il camminamento di ronda tra i bastioni intitolati ai quattro evangelisti. Saliamo ora al quarto livello, qui troviamo il cortile dell’Angelo, quello del pozzo, il cortile e la cappella di Leone X, le salette di Alessandro VI, e la stufetta di Clemente VII. Al quinto livello ci sono gli ambienti rinascimentali che mostrano tutta la loro fastosità, tra l’alto sono quelli che si sono conservati quasi perfettamente. Qui ci sono quelli che furono gli appartamenti privati di Paolo III Farnese, con le sale affrescate da Perin del Vaga e con la loggia che si apre a nord. Prima su questo livello c’era la loggia di Giulio II che si affacciava sul ponte, e due giri tra le logge uno coperto, quello di Pio IV e uno scoperto, quello di Alessandro VII. Il sesto livello comprende la biblioteca, la sala del Tesoro con i suoi armadi e forzieri, alcuni studiosi pensano che quest’ultima sia la vera cella sepolcrale di Adriano, la sala dei Festoni, quella cosiddetta dell’Adrianeo e, infine, quella detta la “Cagliostra”, adibita a prigione per detenuti di un certo rango. Sempre su questo livello, nella metà del XVIII secolo, fu costruito il cosiddetto appartamento del “Castellano” composto di sette locali, nell’ultimo livello, il settimo, si trovano i locali che nel XVII secolo ospitarono gli archivi. La “Sala rotonda”, che è parte superiore della torretta di età adrianea, la “Sala delle colonne”, costruita nella metà del XVIII secolo, infine nella sala rotonda c’è l’accesso al Terrazzo dell’angelo da dove si può apprezzare la vera maestosità della statua dell’Arcangelo e da dove si ha la vista, a trecentosessanta gradi di Roma. Abbiamo parlato di prigionieri illustri, ma chi furono questi detenuti all’interno di Castel Sant’Angelo? Prima però un breve cenno sulle celle, vari furono gli ambienti che all’interno del castello furono adibiti a carcere, sicuramente quella peggiore in assoluto era quella che fu ricavata, sul retro del bastione di San Marco, da uno dei quattro sfiatatoi che davano aria alla sala centrale del Mausoleo di Adriano, quella dove si trovavano le urne imperiali. Si trattava di una cella talmente piccola che il condannato era calato dall’alto e una volta all’interno non aveva spazio per stare in piedi o sdraiato, il prigioniero doveva assumere una posizione, per così dire, mezzo piegato. Alcuni studiosi negano, però, che fosse posta in quel punto e che fosse ricavata da una presa d’aria. Nelle prigioni ricavate sotto il cortile del Pozzo, fu detenuto Benvenuto Cellini, ma l’artista riuscì a evadere, durante una festa, si calò dall’alto del muro di cinta con una corda fatta con le lenzuola, fu però ripreso e sistemato nelle segrete finché non fu graziato. Sul cosiddetto Giretto di Pio IV, a destra della Loggia di Paolo III, si trovano undici prigioni utilizzate per i detenuti politici, furono ricavate dagli alloggi che furono abitati dai familiari di Gregorio XVI. Come detto, la Caliostra era la prigione destinata a prigionieri di riguardo, il suo nome deriva da fatto che ospitò Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro. Furono “Ospiti” delle prigioni di Castel Sant’Angelo, oltre i già menzionati Cagliostro e Cellini: Beatrice Cenci, condannata alla pena capitale nonostante fosse giovanissima; gli umanisti Platina e Pomponio Leto; Giordano Bruno, arso, poi, in campo di fiori; vari patrioti del Risorgimento che combatterono per l’unità d’Italia. Un curioso aneddoto è raccontato sulle vicissitudini del cardinale Giovanni Battista Orsini, egli fu imprigionato nel castello con l’accusa di aver tentato di avvelenare papa Alessandro VI, la madre e l’amante si presentarono dal papa Borgia con una rara e preziosissima perla offrendola al posto del loro congiunto, il papa accolse la richiesta, prese la perla e dato che aveva promesso che avrebbe restituito il cardinale, lo fece… dopo averlo ucciso. Marozia dei Conti di Tuscolo, fece imprigionare papa Giovanni X per poi farlo strangolare, suo figlio fu eletto papa due anni dopo col nome di Giovanni XI. Il barone Stefano Porcari fu impiccato su uno dei bastioni del castello, tentò, insieme a un piccolo gruppo di persone, di prendere il dominio sulla città di Roma. Come si è detto tanti furono i prigionieri che passarono per le celle di Castel Sant’Angelo e molti ivi vi morirono, di solito i processi erano allestiti nella cosiddetta Sala della Giustizia, ma le esecuzioni capitali di solito avvenivano fuori dell’edificio in una piccola piazza appena dopo il ponte. Ciò, però, non precluse a esecuzioni sommarie che avvennero all’interno del castello e nelle stesse celle. Nel XIX secolo molte condanne a morte, per fucilazione, furono eseguite nel cortile antistante alla Cappella dei Condannati, una curiosità, a ogni esecuzione seguiva il suono a morto della Campana della Misericordia, posta ai piedi della statua dell’Arcangelo Michele. Pio IX fu l’ultimo papa possessore del castello, prima della presa di Roma e l’insediamento dei Savoia. C’è, poi, da aggiungere che molte parti dell’antico mausoleo furono murate alla fine del Medioevo, solo nel 1823 una guardia papale, calandosi con una fune da una botola, ritrovò la rampa elicoidale che costituiva originariamente l’accesso principale, da lì iniziò l’esplorazione e il restauro del castello che si andarono a intensificare dopo la proclamazione di Roma capitale d’Italia. Una leggenda narra che i cavalli della quadriga guidata da Adriano, furono trasportati a Costantinopoli, gli stessi destrieri che, da questa città, furono traslati dall’inizio del XIII secolo in Italia, a Venezia, per poi essere collocati nella Basilica di San Marco, in seguito al saccheggio di Costantinopoli ad opera dei crociati. La seconda parte dell’avvenimento è un fatto storico, ma se quei cavalli fossero appartenuti alla quadriga di Adriano… chissà.

Il Passetto di Borgo.

Il Passetto di Borgo o corridoio di Borgo, in dialetto romanesco ” Er Coridore de Borgo” è un passaggio che unisce gli appartamenti papali del Vaticano a Castel Sant’Angelo, la sua storia è piuttosto incerta. In realtà è costruito su un tratto di mura che Leone IV fece erigere, per difendere dai Saraceni la zona del Vaticano, tra l’848 e l’852, si formò così una sorta di cittadella fortificata che fu denominata, dallo stesso papa, Civitas Leoniana, che poi in italiano sarebbe la Città Leonina. Durante i restauri fatti nei secoli successi, fu costruito il famoso Passetto di Borgo, un lungo passaggio, di circa ottocento metri, a tratti coperto che permette di raggiungere partendo dalla fortezza di Castel Sant’Angelo, precisamente dal bastione di San Marco, il palazzo episcopale del Vaticano. Il passaggio fu costruito ed è tuttora esistente e percorribile, ma chi lo fece edificare? Qui cominciano le dolenti note, secondo alcuni er Coridore de Borgo lo si deve a Niccolò III, fatto costruire nel 1278, secondo altri fu Bonifacio IX, che nei primi anni del XV secolo iniziò i lavori, che poi sarebbero terminati dall’antipapa Giovanni XXIII, al secolo Baldassarre Cossa. Le cose certe sono che Niccolò V, Sisto IV e Alessandro VI restaurarono questo tratto delle mura leonine. A quale scopo fu costruito il Passetto? Il motivo è abbastanza evidente doveva permettere al papa di turno, di rifugiarsi dentro il Castello in caso di pericolo e non solo, allo stesso tempo, infatti, la fortezza permetteva un maggior controllo di tutto il rione. Di sicuro i papi che usufruirono del Passetto per sopraggiunto pericolo furono: Alessandro VI, ossia Rodrigo Borgia, nel 1494, quando la Città Eterna fu invasa dalle truppe guidate da Carlo VIII di Francia; Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici, quando, nel 1527, i lanzichenecchi, guidati da Carlo V, perpetrarono il Famoso “Sacco di Roma”. Per la precisione bisogna, però, dire che il Passetto di Borgo fu spesso utilizzato per portare nella “Prigione di Castello” personaggi illustri, o meglio soggetti di cui non si doveva sapere dell’avvenuta carcerazione. In realtà questo passaggio ebbe anche una grande importanza militare e strategica, poiché da lì si potevano lanciare proiettili e frecce sia nelle strade sia sugli edifici limitrofi, di conseguenza dal quel corridoio si controllava l’area di Borgo.

Un’ultima curiosità, Giacomo Puccini nel terzo atto della Tosca, opera lirica ambientata nella Roma del XIX secolo, prende come scenario il carcere di Castel Sant’Angelo, infatti, un personaggio dell’opera, il pittore Mario Cavaradossi, viene condannato a morte, imprigionato in una cella del castello e poi fucilato nel cortile della prigione stessa. Tosca, sua amante, in preda alla disperazione si uccide gettandosi dagli spalti del castello.

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