Marco Vipsanio Agrippa.

by / mercoledì, 04 novembre 2020 / Published in Il blog, Storie e Personaggi Romani

Marco Vipsanio Agrippa, da non confondere con Menenio Agrippa il quale passò alla storia per il suo famoso apologo, nome originale latino: Marcus Vipsanius Agrippa, fu un politico, militare e architetto nell’antica Roma. Qualcuno si chiederà, ma chi fu costui? Avete presente la dedica che fa bella mostra di se sul Pantheon, chi non l’ha mai vista, se non altro in foto? Essa recita: “M•AGRIPPA•L•F•COS•TERTIVM•FECIT”. Ovvero la frase completa, basta aggiungere le esatte parole al posto dei punti che appaiono, in latino è: “Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit”, la cui traduzione in italiano recita, “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta”. La domanda, però resta la stessa, chi era? Marco Vipsanio Agrippa, nacque, forse ad Arpino nel 62 a.C., morì in Campania il 12 a.C., all’età di cinquantuno anni, di estrazione modesta, si sa poco della sua casata, il padre si chiamava Gaio, ma non si sa di dove fosse originaria la famiglia Vipsania. Fedele amico di Ottaviano, si mise in luce sotto Giulio Cesare, il quale capì le sue potenzialità e intuì le sue doti militari. Dopo la morte di Cesare fu fedele amico, valoroso collaboratore e genero di Ottaviano Augusto, avevano la stessa età e furono compagni fin dall’infanzia. Fu una figura molto rilevante per la storia del periodo in cui visse, come detto la sua amicizia con Ottaviano iniziò durante l’infanzia, infatti, trascorsero insieme un periodo di studio ad Apollonia tra il 45 a.C. e il 44 a.C., lasso di tempo in cui Agrippa mise in luce le sue particolari doti e abilità militari, nonché una grande attitudine al comando. Agrippa sostenne sempre Ottaviano e fu rilevante per la scalata al potere di quello che diverrà Augusto, cioè, di fatto, il primo imperatore di Roma. Facciamo un piccolo passo indietro, Giulio cesare stava adunando, nel 45 a.C., le truppe in Macedonia per preparare la guerra contro i Parti, pensò bene di inviare sul posto il giovane nipote Ottaviano coadiuvato da due coetanei di buone promesse: Marco Vipsanio Agrippa e Quinto Salvidieno Rufo. Dopo la battaglia di Munda, del 45 a.C., nella quale Ottaviano e Agrippa avevano combattuto come ufficiali di cavalleria, e successivamente al loro ritorno a Roma, Cesare adottò Ottaviano come suo erede legale, nel frattempo, però, a Roma le varie fazioni che si erano formate in senato stavano diventando aggressive. Ottaviano, Agrippa e Gaio Cilnio Mecenate furono inviati, da Cesare, a studiare ad Apollonia con le legioni macedoni, in questo frangente Agrippa ottenne grande seguito tra questi legionari e le sue capacità di comando cominciarono a emergere in maniera preponderante, ma non solo di questo si occupò durante la sua permanenza in suolo greco, infatti, si occupò e studiò anche di architettura, acquisì cosi delle capacità che in seguito sviluppò e mise in pratica. Ecco, però, giungere la fatidica data, il 44 a.C., Cesare era morto, ucciso in una congiura, appena la notizia giunse ad Apollonia Ottaviano tornò immediatamente a Roma. Gaio Giulio Cesare Ottaviano, questo fu il nome che assunse dopo l’adozione, tornò a Roma mentre Agrippa in Grecia assunse il comando della Legio IV Macedonica e quello delle altre truppe macedoni. Dopo di che a capo delle sue legioni tornò a Roma per sostenere per aiutare Ottaviano, il quale, forte di questo esercito poté concludere il patto con Marco Antonio e Lepido, nacque così quello che passò alla storia come il “Secondo triumvirato”, inoltre riuscì a contrastare gli assassini di Cesare. Nella battaglia di Filippi, del 42 a.C., Agrippa fu accanto al suo amico Ottaviano e ad Antonio, era divenuto nel frattempo il generale più importante di Augusto. Dopo la battaglia tornò a Roma, ma la pausa durò ben poco, infatti, Ottaviano, nel 41 a.C. lo inviò come comandate nella guerra, che nel frattempo si accese, contro Lucio Antonio e Fulvia Antonia che poi erano il fratello e la moglie di Marco Antonio, conflitto che terminò l’anno dopo a Perusia, oggi Perugia, dove i due nemici furono sconfitti e catturati. A dire il vero non fu tutto merito suo, infatti, al suo fianco Ottaviano mise Salvidieno Rufo abile generale, ma alla fine benché capace ed efficiente, si dimostro poco fedele, fu scoperto un suo tradimento, fu condannato a morte e quindi giustiziato. Passarono appena due anni ed ecco che il generale lo ritroviamo in Gallia a reprimere una sollevazione degli Aquitani. In queste terre Agrippa fece emergere le sue doti politiche e diplomatiche, riuscì a riappacificare l’intera provincia. Passò poi il Reno, pacificando e dando stabili sedi ad alcuni popoli germanici, come gli Ubii, che fece stanziare lungo le frontiere romane. In questi territori furono fondamentali anche le sue conoscenze architettoniche, quelle acquisite in Grecia, infatti, con lo scopo di facilitare le comunicazioni interne della Gallia, fece costruire importanti strade, ad esempio quella che univa Lugdunum, oggi Lione, ad alcune località che si trovavano sul confine renano. A lui si deve anche la costruzione della strada che sfociava nel canale della Manica. Ancora una volta rientrò a Roma e in quest’occasione gli fu proposto di entrare in città trionfante, lui non accettò, ma assunse l’incarico del suo primo consolato, era il 37 a. C., nel frattempo, però Sesto Pompeo, figlio di Pompeo Magno, radunò una flotta assai numerosa, alla quale si aggregarono quelle di Bruto e Cassio. In questo modo Sesto Pompeo aveva il controllo delle coste italiane dal mare, s’impadronì della Sicilia, della Sardegna e della Corsica, minacciando così le comunicazioni e i rifornimenti di Roma. Agrippa, allo scopo di avere un porto sicuro, fece collegare il lago d’Averno a quello Lucrino, quest’ultimo aveva uno sbocco verso il mare, fece così costruire il portus Iulius. Ottaviano, che non poteva accettare la situazione di minaccia verso Roma che si era venuta a creare, in prima persona andò a combattere contro Sesto Pompeo, ma fu sconfitto per ben due volte, nel 37 a.C. e nel 36 a.C., a Messina. Agrippa che nel frattempo aveva sposato Pomponia Cecilia Attica, figlia di un amico di Cicerone, Tito Pomponio Attico, fu nominato comandante in capo della flotta. L’abile comandante fece costruire una flotta, creando nuovi tipi di navi molto grandi, robuste e con alte torri, poi, dopo aver sottoposto i suoi equipaggi a un rigido addestramento, nel 36 a.C., entrò in battaglia contro Sesto Pompeo e riuscì a sconfiggerlo prima a Mylae, oggi Milazzo, e poi a Nauloco, in un mese riuscì a distruggere completamente la flotta nemica. Per le vittorie riportate in Sicilia, Agrippa fu insignito della corona rostrata navale, simbolo del trionfo navale, mentre Sesto Pompeo fu costretto a fuggire, si rifugiò in oriente dove, l’anno dopo, raggiunto da Antonio, fu ucciso dai soldati di quest’ultimo. In seguito, insieme a Ottaviano, partecipò ad alcune campagne militari in Illiria e in Dalmazia, nel 33 a.C. rientrò a Roma assumendo l’importante carica di edile, fece iniziare i lavori, a proprie spese, per la costruzione di due acquedotti, l’Aqua Virgo e l’Aqua Iulia, contemporaneamente a ciò fece riparare e restaurare gli altri quattro acquedotti esistenti a Roma. Per provvedere all’ottimizzazione dell’approvvigionamento idrico nella città, Agrippa fece edificare nuove fontane in vari punti di Roma, fece restaurare e ripulire la Cloaca Massima migliorando, in modo adeguato, l’igiene pubblica. Cominciò ad attuare la politica edilizia di Augusto nel Campo Marzio, facendo edificare portici, giardini e terme. Quando scoppiò la guerra contro Antonio e Cleopatra, ad Agrippa fu di nuovo affidato il comando della flotta, permettendo con la sua abilità a Ottaviano di sconfiggere i nemici, nel 31 a.C., ad Anzio, ciò permise al futuro Augusto di controllare Roma. Nel 29 a.C., per il contributo che diede per la vittoria su Antonio, Agrippa fu insignito dal Senato del vexillum caeruleum, si trattava di una decorazione militare formata da uno stendardo azzurro come il mare, l’anno successivo fu per la seconda volta ricopri il consolato al fianco di Ottaviano. Nel 27 a.C., Ottaviano ottenne il titolo di Augusto e nello stesso anno Agrippa resse per la terza volta il consolato insieme al suo amico di sempre, inoltre, sempre in quest’anno, come edile fece costruire il Pantheon (Vedi), come si legge nella scritta, sopra citata e che Adriano fece innalzare dopo la ricostruzione del monumento, successiva all’incendio che lo devastò. A lui si deve anche la costruzione del Campus Agrippae nella VII regio, degli Horrea Agrippiana, magazzini granari nei pressi del Palatino e dei Saepta Iulia, completati da Agrippa nel 26 a.C., ma iniziati da Giulio Cesare, che a quest’ultimo furono dedicati. Mentre sua sorella fece terminare la Porticus Vipsania, dopo la morte di Agrippa. Dopo il terzo consolato, Agrippa si recò in Gallia, qui fece costruire grandi opere, quali strade e acquedotti, riformò l’amministrazione della provincia e il sistema tributario. Svetonio racconta che ci furono grossi contrasti tra Agrippa e il cognato di Augusto, Marco Claudio Marcello marito di Giulia Maggiore, infatti, per un breve periodo si ritirò a Mitilene, con la scusa di una malattia. Agrippa dall’isola di Lesbo, attraverso un legato, governò la Siria, ma alla morte di Marcello fu richiamato a Roma, Ottaviano volle far entrare, sembra su consiglio di Mecenate, Agrippa nella propria famiglia, ciò per aumentare il prestigio dell’amico, quindi lo costrinse a separarsi dalla seconda moglie, Claudia Marcella Maggiore, per fargli sposare, nel 21 a.C., sua figlia Giulia Maggiore che, perlappunto nel frattempo era divenuta vedova. Nel 19 a.C., Agrippa si recò in Spagna per sedare una rivolta dei Cantabrici, dopo di che, nel 17 a.C., fu nominato, per la seconda volta, governatore della Siria, dove ottenne grande rispetto da parte della popolazione ebraica, riuscì anche stabilire un controllo stabile sulla Crimea. Nella sua ultima avventura diede inizio alla conquista dei territori sopra il Danubio, quella regione che in seguito divenne la provincia romana della Pannonia, Agrippa si spense in Campania nel 12 a.C. all’età di cinquantuno anni. Il nostro personaggio ebbe tre mogli, Cecilia Attica, Claudia Marcella Maggiore e Giulia Maggiore, mogli che gli diedero, in tutto, sette figli. Dal primo matrimonio nacque Vipsania Agrippina, che divenne la prima moglie dell’imperatore Tiberio; dal secondo Vipsania Marcella. Mentre da Giulia, la figlia di Augusto, ebbe Agrippina Maggiore, che poi sposò Germanico; Vipsania Giulia Agrippina, che divenne moglie di Lucio Emilio Paolo; Gaio Cesare; Lucio Cesare; Marco Vipsanio Agrippa Postumo, il quale nacque dopo la morte del padre. Scrive Svetonio, riferendosi ai primi due figli maschi: “Augusto comprò dal padre Agrippa per un asse ed una libbra e, ancora molto giovani, li fece partecipare all’amministrazione della Res publica e quando furono designati consoli li inviò nelle province e presso gli eserciti”. Augusto comunque adottò i figli di Agrippa, avuti dalla figlia Giulia, Gaio Cesare e Lucio Cesare designandoli come suoi successori, il terzo dimostrò così scarse attitudini da non poter aspirare alla successione, però, a Ottaviano, non poterono subentrare neppure i primi due, poiché morino ancor in giovane età. Fu Augusto in persona, addoloratissimo per la scomparsa del suo grande amico e sicuramente miglior collaboratore, a leggere la laudatio funebris per Agrippa e onorò la sua memoria con un mastodontico e magnifico funerale ed egli stesso passò oltre un mese in lutto. Agrippa fruttando l’occasione dei tanti viaggi effettuati, supervisionò la realizzazione della mappa geografica di tutto l’impero, fatta in seguito incidere e dipingere su marmo da Augusto, poi esposta al pubblico sulle pareti della Porticus Vipsania in Campo Marzio. Gli storici dell’epoca parlano anche di una sua autobiografia, che, però non mai è giunta sino a noi. Data l’importanza che Marco Vipsanio Agrippa ebbe per la storia di Roma, la sua immagine fu tramandata su monete e con varie statue sparse per tutto il modo allora conosciuto, come la grandiosa scultura, che oggi è nel museo archeologico di Venezia dove fu raffigurato come Nettuno. La sua immagine idealizzata è raffigurata anche sull’Ara Pacis a Roma. Un’ultima annotazione, fu Agrippa che fece realizzare il famoso acquedotto conosciuto oggi come Pont du Gard, così come i templi a Nimes, il teatro a Emerita, l’Odeion ad Atene e poi, ancora, tantissime altre opere pubbliche.

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