L’orientamento al futuro (di Valerio Crinelli)

by / martedì, 25 Ottobre 2016 / Published in Collaboratori, Il blog, Scuola

 

L’orientamento al futuro

 

Io alla Maker Faire 2016

(di Valerio Crinelli)

 

 

La Maker Faire , <<il più importante spettacolo al mondo sull’innovazione. Un evento family-friendly ricco di invenzioni e creatività che celebra la cultura del “fai da te” in ambito tecnologico alla base del “movimento makers”>> viene così chiamata e definita in ogni parte del mondo. Ma lasciamo stare l’aspetto tecnico in questa breve recensione che spero andrà a piantare un minimo di interesse nelle vostre menti o, per chi già la conosce, fornire una breve idea diversa da un’altra persona.

Mi presento sono Valerio, ho 17 anni e frequento un Istituto Tecnico Professionale per la Manutenzione, scrivo qui come già detto per poter dare qualcosa ma cercherò di farlo in modo diverso da quelli standard che ho visto fin’ora in rete. Lascerò in secondo piano le statistiche e i progetti in se e per se mettendo in prima piano le aspettative, i timori e le curiosità che mi hanno accompagnato in questo progetto.

  • Inizio anno scolastico 2016-17

Qualche settimana dopo l’inizio delle lezione il docente responsabile del corso di robotica nel mio Istituto, il Prof.re Francesco Lerteri Caroletta, ci informò della possibilità di esporre i nostri lavori al progetto. Inizialmente tutti entusiasti, io e il team (ROBOTICA SISTO) di cui faccio parte, fummo contenti di accettare l’incarico di rappresentare la scuola, ma il tempo passava, le ore andavano avanti e iniziarono i primi problemi. Sarei ipocrita a scrivere “furono tutti risolti con brillanti intuizioni e idee favolose”. Infatti così non fu, i problemi presentati dalla manutenzione ed i problemi pratici della nostra categoria (explorer) come ad esempio quello di regolare la taratura dei diversi componenti furono strazianti. Col passare del tempo capimmo che il compito era molto arduo e ci portò via molto tempo sia durante l’orario scolastico che quello extrascolastico. La settimana della Maker Faire era alle porte.

ragazziii, domani sveglia presto, sarà ora della Maker” ultimo messaggio sul gruppo ore 21:38 giorno 15/ottobre/2016

  • Arrivo alla Maker Faire, stazione “fiera di Roma”, ore 9:13

Dopo qualche problema per riuscire ad entrare all’interno della fiera, dato il nostro arrivo solo nel giorno 16, siamo riusciti a posizionare nello stand a noi assegnato, quello gestito da Mondo Digitale all’interno del padiglione 9 (area Kids), in esso erano presenti progetti che utilizzavano la piattaforma Arduino, ovvero per definizione <<una piattaforma hardware low-cost programmabile, con cui è possibile creare circuiti “quasi” di ogni tipo per molte applicazioni, soprattutto in ambito di robotica ed automazione basandosi su un Microcontrollore della ATMEL>>

  • Arrivo allo stand, ore 9:45 circa

La prima nostra domanda? Semplicemente adesso “cosa dobbiamo fare?”, questa domanda così banale, risuonava all’interno del perimetro del nostro stand; ma grazie ad suggerimenti ricevuti i primi problemi e dubbi andarono pian piano scemando.

  • Svolgimento

Risolti i primi problemi, passata la paura di sbagliare e superata la vergogna eravamo pronti ad iniziare a descrivere ai primi visitatori il nostro progetto. Fin da subito fu chiaro chi furono i più interessati al nostro lavoro sulla tecnologia precedentemente detta, niente meno che bambini nella fascia di età dai 7 agli 11 anni; con stupore notai i loro volti sbalorditi, la forza da loro esercitata sulle braccia dei genitori per portarli negli stand, le loro domande molto curiose che sinceramente fecero pensare anche me; una domanda che ancora oggi mi risuona in mente è la seguente “a cosa serve?” inizialmente non sapevo bene cosa rispondere ma poi, dopo aver elaborato una valida risposta, dissi :“speriamo in una possibile applicazione futura” e infatti questo è il motivo per cui lavoriamo a questi progetti, è questo il motivo dell’impegno, per il progresso, iniziare da un percorso semplice , arrivando un’idea più complessa; potrei sintetizzare tutto con una sigla inglese, la quale viene spessa associata alle certificazione ambientali, ma che, secondo un mio parere personale, si può abbinare ad un qualsiasi processo di creazione:

P.D.C.A. ovvero plan-do-check-act tradotto in pianificare-attuare-verificare-agire.

  • Gi espositori diventano visitatori

Dopo un po’ di tempo passato come espositori, spinti dalla personale curiosità, a turni andammo a vedere gli altri stand e anche noi diventammo un po’ dei bambini nell’ammirare quelle meraviglie. Acquari che univano l’idrocultura alla robotica, stampanti tridimensionali, robot che seguivano le linee, piccole serre che regolavano autonomamente l’umidità , e infine, ma non meno importante, il progetto vincitore dei 100000 € ,pensato e realizzato da due ragazzi marchigiani Francesco Pezzuoli e Dario Corona, “Talking Hands”, ovvero un guanto con sensori interni che riconosco il movimento fatto dalle mani e, tramite delle casse, lo traducevano in un suono legato al movimento a prima vista sconclusionato per una persona esterna. Parliamo dunque di una vera e propria rivoluzione per le persone affette da sordomutismo.

  • Conclusioni personali

Per sintetizzare questa mia esperienza, le conclusione possono racchiudersi in un breve pensiero… Il fatto di poter dapprima immaginare per poi elaborare al fine di costruire un qualcosa che possa essere d’aiuto alla nostra società, sotto un qualsiasi punto di vista, che può essere quello economico, quello sociale o quello personale. Qualcosa per poter affermare “Si, ce l’ho fatta!”

 

Valerio Crinelli

 

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