L’Opus Sectile della domus di Porta Marina a Ostia

by / sabato, 28 febbraio 2015 / Published in Archeologia1, Il blog

Entrando nel museo dedicato all’Alto Medioevo, a dire il vero molto sottovalutato, la cosa che più colpisce è che tra le bacheche piene di reperti provenienti da varie zone, necropoli ed insediamenti post Romani, circolano pochissime persone, se si è “fortunati” se ne incontrano tre o quatto, chissà perché “l’Alto Medioevo” non fa presa sul pubblico eppure è espressione di un passaggio storico importante che fa parte del nostro patrimonio artistico e culturale. Dopo aver visto numerosi oggetti e bellissimi frammenti di stoffe si giunge in alcune sale e corridoi in cui comincia un percorso interessantissimo, quello che riguarda il ritrovamento della sala in Opus Sectile che avvenne ad Ostia Antica nel 1949 nei pressi della cosiddetta Porta Marina, zona che all’epoca dei Romani era praticamente sul mare. Un percorso, a dire il vero, molto esplicativo ed esaustivo, vi sono delle singolari fotografie del luogo degli scavi, vi è una suggestiva bacheca in cui sono conservati dei campioni di marmo, esempio di quelli usati per la realizzazione dell’aula, vi è inoltre la loro descrizione e una mappa che ne indica i vari luoghi di provenienza, soffermandoci qualche minuto si può capire da quanto lontano giungessero, le difficoltà dell’estrazione e del trasporto, di conseguenza quanto fossero pregiati e costosi. Infine si giunge nell’aula della domus di Porta Marina di Ostia e qui non si può far altro che rimanere affascinati e stupiti dall’ambiente interamente in Opus Sectile, databile al IV secolo d.C., che ci ritroviamo ad ammirare. Come già detto 1949 vennero ritrovati i primi reperti, marmi policromi in cui si intravedeva la figura di un leone, la campagna di scavi fu ripresa nel 1959 e da questa data, fino al 1966, fu effettuato un primo restauro. Dopo di ciò i pannelli di marmo vennero conservati in un magazzino dove rimasero sino 1999 quando si rese necessario un restauro conservativo. Parte dei pannelli furono esposti ad una mostra a palazzo delle esposizioni, dopo di che tutti vennero portati, per l’appunto, nel museo dell’Alto Medioevo e ivi collocati in uno straordinario allestimento. L’aula deve la sua relativa integrità al fatto che la domus che la conteneva non si è consumata nel tempo, non è stata ne spogliata, ne depredata, ne ha subito l’asporto dei materiali preziosi ma è crollata nella fase di costruzione quando non era ancora ultimata, a riprova di ciò vi sono parti del pavimento mancanti, la presenza in loco dei materiali già predisposti per l’utilizzo e due buche usate per spegnere la calce, così il tutto è stato ricoperto dalla sabbia ed è rimasto praticamente intatto fino al suo rinvenimento. Resta un mistero la causa del crollo e la motivazione della mancata ricostruzione dell’edificio, sono state fatte svariate ipotesi che vanno da un errato calcolo strutturale all’abbattimento doloso per divergenze politiche o religiose.

L’aula misura circa 7,45 metri per 6,70 con sulla parete di fondo un esedra quadrangolare di circa 6,00 metri per 4,00 è completamente rivestita di marmi policromi con disegni geometrici, personaggi, gruppi di animali che lottano e fregi floreali, il pavimento, di circa 32 metri quadrati, è decorato con motivi geometrici, ottagoni, cerchi e stelle. I Marmi usati sono i più preziosi che si potevano trovare all’epoca: serpentino o porfido verde di Grecia, porfido rosso egiziano, giallo antico nordafricano, pavonazzetto dell’Anatolia e poi ancora alabastro, cipollino, rosso antico, verde antico, tasio, bardiglio, lunense, palombino, provenienti da Algeria, Egitto, Grecia, Italia, Spagna, Tunisia e Turchia. Il soffitto, che è quasi del tutto scomparso, era un mosaico in pasta vitrea di colore verde ed azzurro con probabili tralci di vite ricoperti d’oro, le poche parti recuperate sono visibili in alcune bacheche. Sulle pareti dell’aula, sono rappresentati due busti, un giovane nobile ed un adulto con barba, capelli lunghi ed un’aureola intorno la testa. Quest’ultimo ha dato origine a due ipotesi, alcuni vedono in quell’immagine il volto di Cristo nell’atto di benedire, altri pensano, invece, che il ritratto raffigura un filosofo neoplatonico. Ciò sarebbe avvalorato da ritrovamenti avvenuti in Grecia, in domus tardo-antiche, di rappresentazioni similari. Quindi non si può affermare, con certezza, se la natura di quell’immagine sia pagana oppure sacra. Sulle pareti vi sono raffigurazioni di belve che cacciano antilopi, figure di leoni, tigri , fiori, frutti, uccelli, chiocciole e farfalle. L’esedra ha una decorazione geometrica con motivi a scacchiera. Il ritrovamento, nella malta di uno dei pannelli, di due monete di bronzo di Magno Massimo (383 – 388 d.C.) e nello scavo di quella di Flavio Eugenio (392 – 394 d.C.) hanno portato gli studiosi a datare in modo abbastanza preciso sia il montaggio, iniziato negli anni successivi il 388 d.C., sia il crollo avvenuto tra il 394 e il 400 d.C.

Una sala così lussuosa doveva per forza rappresentare uno stato sociale molto elevato o perlomeno era stata progettata per un utilizzo molto prestigioso ed importante. L’unico rammarico è che in pochi vanno a vederla, chissà perché non viene data a quest’Aula, della domus di Porta Marina, la giusta importanza storica, artistica, culturale che merita visto che è l’unico esempio di opus Sectile recuperato quasi totalmente e perfettamente databile.

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