Lo stadio di Domiziano o Circo Agonale

by / domenica, 28 Giugno 2015 / Published in Archeologia1, Il blog

Piazza Navona è sicuramente una delle più affascinanti piazze romane, è rappresentativa del periodo barocco a Roma, è situata in Campo Marzio nell’area in cui ai tempi di Cesare si svolgevano i “Ludi ginnici” e dove successivamente Domiziano vece erigere il suo stadio, la piazza ne ricalca esattamente la forma, acquisendone la caratteristica forma ad “U”, in quanto gli edifici furono costruiti sui resti in muratura della antica cavea. Lo stadio era conosciuto anche col nome di Circus Agonis, con il passare del tempo il nome divenne “n’agone”, poi” navone” e infine divenne l’attuale “Navona”. I lavori per la costruzione dello stadio di Domiziano iniziarono nell’anno 81 d.C. e venne usato per la prima volta nell’86 d.C., fu il primo ad essere edificato interamente in muratura e travertino, Domiziano lo volle donare all’Urbe per ospitare il “Certamen Capitolino Iovi”, una serie di gare musicali e ginniche da disputare alla maniera delle olimpiadi greche, gli atleti alle gare sportive, quali la corsa, la lotta, il pugilato, il pancrazio, forma di lotta in cui era quasi tutto permesso, il pentathlon, all’epoca era considerata la gara regina che prevedeva lo svolgimento di cinque discipline: Il lancio del disco, il lancio del giavellotto, la corsa, il salto in lungo e la lotta, dovevano partecipare completamente nudi. Il nome stadio, in Greco στάδιον, deriva dall’unità di misura greca equivaleva a 600 piedi cioè 177,6 metri, la distanza percorsa nella così detta corsa veloce. Le dimensioni dello stadio di Domiziano apparivano notevoli, era lungo 276 metri per una larghezza di 106 metri e poteva contenere circa 30.000 spettatori, la lunghezza dell’arena era di 193 metri e la larghezza di 54 metri. Alla cavea si accedeva tramite delle scale poste in vari punti lungo il perimetro dello stadio, si reggeva su una serie di arcate, disposte in cinque file parallele, le volte erano inclinate verso l’arena che era molto più in bassa rispetto all’attuale piano di calpestio della piazza. Aveva come si è detto una forma ad “U presentando uno dei lati corti ad emiciclo e l’altro leggermente obliquo, nella parte centrale del lato curvo si apriva un ampio ingresso trionfale, da qui entravano gli atleti, un podio di circa tre metri era presente nella parte bassa della cavea. L’ingresso allo stadio da parte del pubblico avveniva attraverso due ingressi posti al centro dei lati longitudinali, quelli lunghi, le gratinate per gli spettatori, tutte in pietra, erano su due piani, mentre i palchi per gli imperatori, per le autorità religiose e civiche molto probabilmente erano posti nella parte ad emiciclo, gli atrii degli ingressi e la facciata principale con portici, erano tutti in travertino mentre tutte le altre strutture erano costruite in mattoni a volte ricoperte da lastre di travertino, da alcuni ritrovamenti effettuati si è potuto dedurre che tutte le parete interne erano rivestite in stucco e sicuramente presentavano dei decori. Vi erano infine delle camere ricavate tra gli archi ed altre erano sotterrane, venivano usate per vari scopi alcune furono usate come Lupanari, cioè come postriboli così come lo furono quelle del Circo Massimo. Domiziano, nonostante le sue opere, fu un imperatore non molto adorato dal popolo Romano tanto che alla sua morte subì la “Damnatio memoriae”, vennero distrutte tutte le statue a lui riconducibili e venne cancellato il suo nome dallo stadio. Nel 217 d.C. a causa un incendio, che danneggio il Colosseo rendendolo impraticabile, i giochi gladiatori vennero spostati, per molti anni, nello stadio di Domiziano, che nel 228 d.C. venne fatto restaurare e ristrutturare da Alessandro Severo da cui prese il nome di Circus Alexandri. Anche questo monumento, come tantissimi altri, divenne una cava di materiali per l’edilizia, ma nel 1936, durante la demolizione di alcune case sul lato nord della piazza, tornò alla luce una parte dello stadio con alcune arcate, murature, colonne, scale che portavano agli ordini superiori delle gratinate ed è visibile il piano di calpestio originale, in alcuni punti sono distinguibili piccoli frammenti degli stucchi. Alcuni resti sono ancora presenti nelle cantine dei palazzi che si affacciano sulla piazza, nonché nei sotterranei della chiesa di S. Agnese in Agone.

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