Le ville di Boscoreale… Villa Regina.

by / sabato, 01 febbraio 2020 / Published in Archeologia1, Il blog, Viaggiando .....

Pagus Augustus Felix Suburbanus, cioè il sobborgo pompeiano, già, sembra che in questa zona fossero concentrate, forse una cinquantina, delle ville romane per la maggior parte rustiche. Premesso che oggi è visitabile solo quella detta Regina, insieme all’Antiquarium annesso, cominciamo a dire che in questa zona erano concentrate tutte quelle attività che permettevano la coltivazione, principalmente di cereali e viti, e la pastorizia. I primi scavi in questa zona, come del resto in tutta l’area vesuviana, iniziarono in epoca borbonica, nella metà del XVIII secolo. Scavi che inizialmente durarono ben poco, poiché non si trovarono reperti, non dimentichiamoci che in quell’epoca archeologia significava troppo spesso “Caccia al Tesoro”, ma un particolare ritrovamento, fece iniziare una nuova campagna di scavi. Infatti, nel 1760, si scoprirono alcuni locali e soprattutto delle monete d’oro e d’argento. La caccia al tesoro continuò e in una terza campagna di scavi tornarono alla luce, una statua di bronzo e delle iscrizioni, questi lavori continuarono per alcuni mesi e furono trovati vari reperti, molti dei quali finti in chissà quali mani. Ci fu, poi un periodo di abbandono delle ricerche fino al 1876 quando iniziò una nuova fase di ricerche archeologiche, anche queste atte semplicemente al recupero di reperti. Che fine hanno fatto questi reperti? Alcuni hanno preso la via di collezioni private, altri sono visibili al pubblico, sì ma dove? Dobbiamo preparaci a un lungo viaggio… verso il Louvre, o il Metropolitan di New York, o l’Art Institute di Chicago, o il nostro Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Durante questa campagna di scavi furono ritrovate una trentina di ville rustiche, per questa categoria di costruzioni s’intende: piccoli complessi con locali semplici e rustici, adibiti per le attività agricole e di allevamento, e altri che erano utilizzati come residenza del proprietario, di conseguenza, spesso finemente decorati. Nel 1894 tornò alla luce una villa alla quale le fu dato il nome di Cecilio Giocondo, ma perché fu importante questo ritrovamento? Perché è dentro questa villa che fu trovato il cosiddetto “Tesoro di Boscoreale”. Esso fu trovato vicino presso il lacus del torcularium, cioè la stanza che conteneva il torchio per la pressatura dell’uva, è formato da centootto pezzi di alta oreficeria, del I secolo a.C., quasi tutti gli elementi che lo compongono sono d’argento. Tra le altre cose conteneva tre specchi finemente incisi, un servizio da tavola quasi completo e alcuni monili d’oro. Sorge una spontanea domanda, questo “Tesoro”, dove si trova oggi? Tra poco sveleremo il mistero per ora parliamo della villa in cui avvenne il recupero.

Villa della Pisanella.

In un bel giorno del 1868, mentre si scavavano le fondamenta di un muro, furono scoperte delle strutture murarie ovviamente di epoca romana, iniziarono così delle esplorazioni scavando dei cunicoli sotterranei. L’esplorazione s’interruppe quasi subito, semplicemente perché gli archeologi si resero conto che la struttura proseguiva sotto il terreno di un altro proprietario. Solo nel 1894 fu possibile riprendere gli scavi e l’esplorazione, che durarono fino al 1899, dopo di che la villa fu di nuovo interrata. Questa villa rustica, del I secolo a.C., aveva tutt’intorno un muro di cinta, è probabile che fu innalzato per evitare che gli schiavi potessero fuggire, e come sopra specificato, una parte era destinata alle lavorazioni e un’altra era adisposizione del proprietario e dei suoi famigliari. Secondo alcuni archeologi il proprietario della villa era Lucius Caecilius Iucundus, un banchiere pompeiano, ma di ciò non vi sono prove inequivocabili, alcuni suppongono che appartenesse a dei liberti del banchiere. La parte padronale era molto decorata con affreschi del terzo stile pompeiano, vi era anche un settore termale. Nel settore dedicato alle attività produttive c’era, un panificio, una stalla, un frantoio per fare l’olio, un torchio per l’uva, una cella vinaria con ottantaquattro dolia, grandi recipienti di terracotta. Inoltre vi erano diversi piccoli ambienti che erano utilizzati come dormitori per la servitù, delle scale conducevano a un secondo piano con depositi, un solarium e forse dei cubicula. Gli studiosi hanno calcolato che, studiando approfonditamente i reperti trovati, questa villa rustica possedeva circa ventiquattro ettari di terreno per le coltivazioni. Torniamo al Tesoro di Boscoreale che qui fu rinvenuto nella stanza del torchio. C’eravamo chiesti che fine aveva fatto e se era possibile vederlo, la risposta è sì, ma bisogna andare al Louvre, e sì la maggior parte del tesoro è proprio in quel museo parigino, si tratta di due coppe chiamate Trionfo di Tiberio e Augusto in trono; di bicchieri; di brocche; di phialai, che sono dei vasi rituali; tutti d’argento finemente decorati e cesellati, nonché di ben mille trentasette monete d’oro. A Boscoreale sono rimaste, in esposizione nell’Antiquarium, la Coppa d’Africa, la tazza con trionfo di Tiberio e il bicchiere con scheletri, senza contare, poi, che vari pezzi sono finiti in mani di collezionisti privati.

Villa di Publio Fannio Sinistore.

Questa villa fu chiamata così per il nome ritrovato su un vaso, ma probabilmente, apparteneva a Lucius Herius Florus, il ritrovamento di un sigillo confermerebbe questa ipotesi. Su esplorata e razziata tra il 1894 e il 1895, il complesso era piuttosto piccolo, vi erano ambienti rustici di dimensioni modeste e una parte riservata al proprietario. Nella zona residenziale vi erano affreschi databili tra il 40 a.C. e il 30 a.C., tutti dipinti nel secondo stile pompeiano, alcuni dei quali molto interessanti. Tra gli altri vi era: l’affresco di una veduta di una città, non identificata; una Venere con Eros con, alla destra, Dioniso e Arianna e, sulla sinistra, le Tre Grazie; dei sovrani macedoni ed ellenistici; delle figure alate. La caratteristica importante di alcuni degli affreschi ritrovati è che sono a grandezza naturale, megalografie. Che fine hanno fatto? Si possono vedere? La risposta è sì, se si è disposti a girare un po’ per il pianeta, infatti, alcune parti sono al Metropolitan Museum di New York altri al Louvre di Parigi, poi ancora al Musee Royal de Mariemont a Morlanwelz, in Belgio, qualcosa è anche al Museo archeologico nazionale di Napoli.

Altre ville.

Negli anni si sono succedute, nella zona, varie campagne di scavo che hanno portato alla scoperta di varie ville, tra il 1897 e il 1898, in una di queste venne trovato un torchio per il vino, in buono stato di conservazione, un larario finemente affrescato, se si ha la voglia di vederli basta prendere un aereo, o due e recarsi nel Field Museum di Chicago. Tra il 1906 e il 1908 furono scavate altre due ville, in località Pisanella, in una furono trovati affreschi del terzo stile pompeiano, l’altra sembra fosse appartenuta a Numerio Popidio Floro. In quest’ultima, oggi e possibile vederne la zona termale, furono ritrovati affreschi di secondo e quarto stile pompeiano, ovviamente, per vederne alcuni si deve riprendere l’aereo e recarsi a Malibu ed entrare nel Getty Museum, altri, fortunatamente, sono nell’Antiquarium di Boscoreale. Nel 1928 altra campagna di scavi che riportarono alla luce la villa di Marco Livio Marcello, identificata da un sigillo ritrovato nel suo interno. Agli inizi del XX secolo uno scavo riportò alla luce parte di una stazione di posta o di un’osteria, per i latini caupona, nella quale furono ritrovate statuette di bronzo, siete pronti a riprendere un aereo? Già queste sono finite nel Walters Art Museum di Baltimora. Altri scavi sono stati compiuti anche in tempi più recenti, nel 1986 fu rinvenuta una villa con due piani e con più di una fase costruttiva, ci sono notizie di un ritrovamento casuale durante il drenaggio di un canale nel 1993. Una cinquantina di ville ritrovate esplorate e soprattutto spogliate del loro contenuto, dopodiché, cadute nell’oblio e per lo più rinterrate… e oggi? L’unica villa visitabile e quella detta Regina, per la località in cui è situata, è stata completamente restaurata e nei suoi pressi è stato costruito l’Antiquarium di Boscoreale. In esso sono conservati ciò che è rimasto dei reperti ritrovati in zona, pochi, ma interessanti, insieme alla villa raffigurano la vita rurale e quotidiana di tutta la zona della Pagus Augustus Felix Suburbanus.

Villa Regina.

Questa villa rustica, di Boscoreale, è su due livelli e fu costruita nel I secolo a.C., ha subito, però, ampliamenti e ristrutturazioni sia in età Augustea sia in quella Giulio Claudia. La scoperta fu casuale, nel 1977 durante lo scavo per le fondamenta di edifici, che dovevano essere costruiti a scopo abitativo, venne alla luce questa villa rustica di modeste dimensioni. Il piano della villa si trova circa otto metri sotto l’attuale livello stradale, dopo la sua scoperta fu interessata da importanti campagne di scavo che terminarono nel 1980. Come detto non è di grandi dimensioni, l’area costruita occupa circa quattrocentocinquanta metri quadrati, principalmente adibita alla produzione di vino, così com’è emerso dagli studi effettuati dagli esperti. L’ingresso principale era molto grande, per permettere il passaggio di carri, ai suoi lati, è oggi possibile vedere i calchi di gesso delle porte originali. Appena dopo l’ingresso vi è un piccolo vestibolo, sul lato troviamo un locale molto probabilmente adibito a magazzino, qui furono recuperate grandi quantità di vasellame e di attrezzi agricoli. Nell’interno della villa è possibile vedere una cella vinaria circondata da un portico, nel quale fu ritrovata la parte di ferro di un carro da trasporto, per i latini plaustrum. Nella cella vinaria ci sono diciotto dolia, interrati, per la conservazione del vino, capaci di contenerne complessivamente circa diecimila litri. Tutt’intorno al portico, che ha il pavimento di terra battuta e colonne in laterizio rivestite d’intonaco rosso e bianco, si aprono alcuni ambienti, uno più interessante dell’altro. Quello più grande è il torcularium, il locale che ospitava il torchio, oggi e possibile vederne il calco, e un dolium usato per la prima raccolta del mosto. Di altrettanto interesse sono gli altri ambienti, la cucina in cui furono ritrovati numerose suppellettili, il fienile, la cisterna per l’acqua. La villa era anche dotata di un’aia delimitata da un bordo in pietra, appena dopo la cucina vi è un larario a nicchia con all’interno un piccolo busto di marmo raffigurante Dioniso posto come nume tutelare della villa. La parte padronale della villa, a cui si accede dal peristilio e da un ingresso secondario che da sui campi, è formato da due locali, uno è il triclinio, decorato con pitture del terzo e quarto stile pompeiano e che presenta una pavimentazione in cocciopesto. Dell’altro ambiente non si sa nulla, forse era un cubiculo. Del resto la villa, nel momento dell’eruzione, doveva essere anche in fase di ristrutturazione e restauro. Ancora si dovevano riparare i danni causati dal terremoto del 62 d.C., il triclinio stesso fu usato per immagazzinare delle tegole che dovevano servire a ripristinare il tetto. Mentre alcuni ambienti, evidenziati durante lo scavo archeologico, presentavano puntelli di legno o evidenti segni di abbandono. La villa è stata studiata in maniera molto approfondita anche per ciò che riguarda l’esterno, o meglio, il campo coltivato, mettendo in luce le tracce delle radici delle viti, i paletti che sostenevano il vigneto e tratti di una strada interna delimitata da muretti. Essendo gli scavi giunti sino alla quota del terreno coltivato, gli archeologi hanno potuto eseguire calchi dei fori lasciati dalle radici delle viti. Nella villa vi erano anche alcuni alberi da frutta.

Curioso e caratteristico è il cosiddetto albero curvo, esso ha fornito ai vulcanologi importanti informazioni sull’eruzione del Vesuvio. Ovviamente si tratta di un calco ricavato dallo spazio lasciato dal tronco stesso, esso, però, ci mostra come l’eruzione dapprima riempì di materiale leggero, cioè cenere e pomici tutto l’ambiente intorno all’albero e poi, a distanza di ore, arrivò il flusso piroclastico che piegò l’albero, carbonizzandolo immediatamente, lasciando l’impronta che, riempita di gesso, ha dato il calco che oggi vediamo. Solo un calco di un albero bruciato dall’eruzione, ma che ha dato agli studiosi la possibilità di capire quale fu la direzione e la potenza del flusso piroclastico e la quantità di ceneri e pomici che caddero nella zona. Gli scavi archeologici della villa Regina hanno restituito una grande quantità di suppellettili che insieme agli ambienti consentono di capire i sistemi produttivi della civiltà Romana. Per vedere questi reperti si deve prendere un aereo…. No, questa volta basta fare pochi passi ed entrare nell’Antiquarium adiacente alla villa.

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L’Antiquarium.

L’Antiquarium di Boscoreale, custodisce reperti provenienti da Ercolano, Pompei, Oplontis, Stabia e Boscoreale, grazie a questi apre, al visitatore, una pagina sugli usi e costumi della vita romana e sulla natura di quel periodo. L’Antiquarium fu aperto nel 1991 il percorso museale inizia con la ricostruzione dell’ambiente naturale le attività produttive e lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio, durante l’epoca antecedente l’eruzione del 79 d.C. del Vesuvio. Nella prima parte del percorso si possono vedere alcune illustrazioni che raccontano l’evoluzione della zona, il cambiamento del bosco e della palude formata dal fiume Sarno. La prima sala è dedicata alla flora, alla fauna, alle attività umane sugli usi delle sostanze vegetali e animali, sulla medicina, la cosmesi, il mondo religioso e la tessitura. In questa sala è possibile vedere, provenienti da tutti i siti vesuviani, zappe, ami, resti vegetali di pini e pigne, anfore vinarie, il calco di una foglia di una villa di Stabia, un contenitore per ghiri, calchi di animali, c’è quello di un cane con ancora indosso il collare e quello di un maiale. Interessanti sono i frammenti di rete da pesca proveniente da Ercolano; l’anfora per garum, di cui restano ancora dei residui di squame e lische; le olive rinvenute a Pompei; una tavoletta cerata. Particolarmente importante è l’affresco riproduce uno schema di giardino reale, l’Hortus conclusus, proveniente dalla Villa Imperiale di Pompei. Vi sono i resti di colture e di semi, tra cui si distinguono: il farro; il frumento; l’orzo; il panico, un cereale simile al miglio; i fagioli; i piselli; i ceci, le cipolle; che dire poi del famoso pane, rinvenuto in un panificio di Pompei, con incisioni a otto spicchi. Sempre in questa sala sono conservate fibre tessili di cotone, di lana, di seta e di lino. Nella seconda sala è possibile vedere i reperti provenienti dai siti vesuviani e, per la maggior parte, di quelli ritrovati nelle ville di Boscoreale, anche se c’è da precisare, dei pochi rimasti, considerando che, come più volte detto, gran parte sono dispersi nei musei di tutto il mondo e, ahinoi, in collezioni private. È, comunque, possibile ammirare, in questa sala: un’Erma marmorea, una tazza in ceramica e delle lucerne, provenienti dalla villa della Pisanella; la statua di sfinge giunta dalla villa rustica del fondo Antonio Prisco; i reperti provenienti dalla Villa Regina; il vaso di bronzo con l’iscrizione proveniente dalla villa di Publio Fannio Sinistore; la Coppa d’Africa, la tazza con trionfo di Tiberio e il bicchiere con scheletri della villa della Pisanella; alcuni affreschi, pochi, appartenenti ad apparati decorativi delle ville di Boscoreale.

Che sappiamo del dopo quel 79 d.C. del territorio di Boscoreale? La zona, anche seppur lentamente, fu rioccupata e i campi di nuovo coltivati, ci sono ampie testimonianze di ciò. Per esempio, un edificio termale, ritrovato in uno scavo del 1901, è sicuramente posteriore all’eruzione, infatti, fu costruito sopra il banco eruttivo. Tra l’altro in queste piccole terme venne alla luce un interessantissimo pavimento musivo, databile tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo, raffigurante Venere Anadiomene. Inoltre sono state scoperte tombe risalenti al IV secolo, si tratta di sepolture semplici, con corredi poveri.

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Fortunatamente ci è capitato, visitando New York, di vedere l’affresco della Villa di Publio Fannio Sinistore conservato al Metropolitan Museum.

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