Le Valchirie, donne guerriere al servizio di Odino.

by / domenica, 30 giugno 2019 / Published in Il blog, Miti e Leggende, Mitologia Norena

Torniamo alla mitologia Norrena per parlare di donne… Le Valchirie, cerchiamo di approfondire quest’argomento già citato nell’articolo sulla mitologia Norrena (Vedi). Valchiria significa “Colei che sceglie gli uccisi” ed era proprio questo il loro compito, infatti, queste donne semidivine, correvano lungo i campi di battaglia per raccogliere gli eroi caduti per poi portarli nel Walhalla al cospetto di Odino, gli altri erano condotti nel Folkvangr in cui regnava sovrana la Dea Hel. Nel Walhalla i guerrieri eroici diventavano Einherjar, ossia spiriti che durante la battaglia finale del Ragnarok avrebbero combattuto al fianco di Odino. Gli Einherjar erano impegnati nella pratica delle armi e in lunghi allenamenti, ma non disdicevano banchetti luculliani, mentre le Valchirie offrivano loro l’idromele, la bevanda degli Dei. Le Valchirie, le mitologiche donne semidivine, potevano determinare gli esiti delle battaglie e loro stesse erano abili a maneggiare la spada. L’immagine che abbiamo delle Valchirie sono quelle derivanti dall’arte, che le ha dipinte come bellissime ragazze, dalla pelle bianchissima, le quali indossavano armature lucenti mentre volavano sopra i campi di battaglia cavalcando destrieri alati, nel mito le cose non erano proprio descritte proprio così, per lo meno, nei racconti più antichi, le cavalcature erano, piuttosto, branchi di lupi e loro stesse erano simili a corvi. Molto probabilmente ciò serviva a dare un’immagine divina ai lupi e ai corvi che scorrazzavano tra i cadaveri al termine di una battaglia. A quel vagare di lupi e corvi si volle dare, probabilmente, un significato nobile, quello della scelta degli eroi da glorificare in qualche modo, non a caso nell’inglese antico si trova spesso il termine “Valkyrie horse” come sinonimo di lupo. C’è però da dire che col passare del tempo l’immagine delle Valchirie fu modificata e rivista, alla fine divennero figlie di Odino o perlomeno al suo servizio, graziose ragazze con i capelli d’orati, senza contare che in alcuni racconti erano viste fornite di mantelli piumati, potevano trasformarsi in candidi cigni e se perdevano la loro piumosa livrea rimanevano bloccate sulla terra. In alcune leggende la Valchirie, immortali o quasi, appaiono come mogli o amanti di eroi mortali, ma procediamo con ordine chi e quante erano? Le maggiori erano nove: Brunilde, Hervor Alvitr, Hildr, Hladgudr Svanhvit, Sigrdrifa, Sigrun, Svava, Prudr, Hnoss.

Brunilde, era sicuramente una delle più belle e importanti Valchirie, ma era anche la più caparbia e arrogante, disilludeva spesso Odino, non obbedendo ai suoi ordini, il suo nome significa “Guerriera con la corazza”. Un giorno Odino, il padre degli Dei, le diede il compito di placare una controversia tra due sovrani, Hjalgunnar e Agnar; contro la volontà del dio decide a favore del secondo e viene, per ciò punita. Odino, punì Brunilde rendendola mortale e la condannò a un eterno sonno, non contento di ciò la fece portare sulla cima di un monte e circondò il luogo con un muro di fiamme, in modo tale che nessuno potesse avvicinarla. Il mito norreno continua con l’eroe di turno che va a salvarla, Sigfrido, di stirpe divina, corre sulla montagna, dove Brunilde dormiva il suo sonno eterno, la svegliò, infischiandosene delle fiamme che lo lambivano, con un bacio. Manco a dirlo, fra i due scoccò immediatamente la scintilla dell’amore, ma quel sentimento suscitò invidia e gelosia, se poi si aggiunge un mago innamorato della Valchiria, s’intuisce che la vicenda non può finire bene. Infatti, mentre Sigfrido era impegnato in un’eroica impresa ed era ospite del Re dei Burgundi, il mago preparò una pozione che riuscì a far bere al nostro eroe. L’effetto fu immediato, non solo Sigfrido dimenticò Brunilde, ma s’innamorò della bella Crimilde, in alcuni testi Gudrune, la figlia del re che lo ospitava. Sempre sotto l’effetto dell’incantesimo, il nostro eroe sposò Crimilde, ma non finisce qui, il mago riuscì anche a far sposare Brunilde con Gunther, fratello di Crimilde, come ci riuscì? Gunther innamorato della Valchiria chiese aiuto a Sigfrido, il quale, non ricordando nulla, usò i suoi magici artefatti per rendersi invisibile e per cambiare aspetto, riuscendo, con questi mezzi, a far sposare Brunilde con il figlio del re. Questa potrebbe sembrare la conclusione della vicenda, ma non è così, Brunilde scopre tutto l’arcano, sposò Gunther, ma meditò vedetta. Pensò bene di dire al perfido Heyen il punto vulnerabile di Sigfrido, il nostro eroe fu reso invulnerabile dal sangue di un drago, ma sulla spalla sinistra una foglia impedì al sangue di bagnarla, quello era l’unico punto in cui era indifeso. Sigfrido fu colpito alla spalla da una freccia e morì, Brunilde però non resse il rimorso e il dolore, si buttò nella stessa pira che fu eretta per il nostro eroe e perì tra le fiamme. Le lingue di fuoco raggiunsero il Walhalla, dove Odino accolse gli spiriti dei due amanti e lì ebbero la possibilità di essere uniti per sempre. Un accenno a un’altra versione della leggenda, questa raccontata dalla tradizione germanica: in questo mito Brunilde era una regina d’Islanda che sottoponeva i suoi pretendenti a delle prove di forza, voleva sposare solo chi combatteva meglio di lei. Gunther, che è innamorato di lei, chiede aiuto a Sigfrido, il quale, con i suoi artefatti, si sostituisce al pretendente e sconfigge la regina. Brunilde scoperto l’inganno, ma ormai sposa di Gunther, si vendica di Sigfrido, facendolo uccidere da Hagen.

Hervor Alvitr, il suo nome significa “Onnisciente” o “Strana creatura” in uno dei miti che parlano di lei è presentata come la figlia di re Hlodver e sorella di Hladgudr Svanhvit. Sposò il fabbro Volundr e restò sua moglie per solo nove anni, dopo di che la donna fu trasformata in cigno e lasciò il marito e andò incontro al suo destino e al suo dovere di Valchiria, insieme alla sua compagna Olrun, senza più tornare.

Hildr, il suo nome significa “Battaglia”, le sue gesta sono citate da varie fonti, forse si tratta della personificazione di combattimento, oltretutto vi è un po’ di confusione tra la valchiria Hildr e l’omonima figlia di Hogni, quest’ultima è la protagonista del mito dell’eterna battaglia, la Hjadningavig, appunto.

Hladgudr Svanhvit, il suo nome significa “Cigno bianco”, era figlia di re Hlodver, sorella di Hervor Alvitr e anche lei compagna di Olrun. Si sposò con Slagfidr, che poi era il figlio del re dei Finnar e fratello di Volundr il fabbro, il marito della sorella della nostra valchiria. Anche lei dopo nove anni di matrimonio si trasformò in un candito cigno e volò verso il suo destino di Valchiria. Il marito, che non voleva perderla, si mise in cammino alla sua ricerca, ma non la rivide più.

Sigrdrifa, fu la Valchiria della conoscenza e della saggezza, in alcuni testi assimilata a Brunilde, in altri, invece, fu precettrice e mentore di Sigfrido, l’eroe apprese da lei l’interpretazione delle rune. Guarda caso Sigfrido la destò dal sonno magico a cui Odino la condannò per punizione. Si tratta di una Valchiria a se stante o fu soltanto un altro nome di Brunilde? Sinceramente la cosa non mi è per nulla chiara.

Sigrun, fu la Valchiria amata da Helgi II.

Svava, o Svafa, secondo l’autore dell’Edda poetica, si rincarnò nelle sembianze di Sigrun. Il suo mito così narra: oltrepassando il ponte dell’arcobaleno, il Bifrost, che univa il regno dei mortali a quello degli Dei, giunse sulla terra insieme a otto sorelle. Sulla terra ognuna delle sorelle scelse un guerriero da proteggere, Svava predilesse Helgi, e poiché da cosa nasce cosa i due s’innamorarono, la Valchiria aiutò il giovane guerriero a trovare una spada che gli permettesse di distinguersi in combattimento, dopo di che i due si sposarono. Fine della storia… decisamente no… come abbiamo visto questi miti hanno spesso un seguito poco felice. La gelosia s’impadronì di uno dei fratelli di Helgi, si pose una domanda, “Perché il fratello doveva usufruire dei favori di una Valchiria e lui no”? dato che si trattava di una domanda che non poteva avere risposta, si limitò a uccidere Helgi. Storia finita, ancora una volta no, poiché i due sposi si rincarnarono rispettivamente in Sigrun e Helgi II, poi ancora in Kara e Helgi III, in questo modo il loro amore fu eterno.

Prudr, questa Valchiria era figlia di Thor e Sif, sorella di Modi, sorellastra di Magni e Ullr. Venne promessa sposa a un nano di nome Alvis, questi, in cambio doveva forgiare le armi per gli Dei. La qual cosa non piacque a Thor e per impedire questo matrimonio il Dio del tuono escogitò un furbesco espediente: disse al nano che essendo lui così piccolo per sposare la figlia doveva dimostrare tutta la sua saggezza, il malcapitato ignorando il tranello in cui stava cadendo acconsentì. A quel punto Thor cominciò a interrogarlo fino a quando il sole si levò, i nani, però, non potevano esporsi alla radiazione luminosa dell’astro, infatti, appena la luce lo colpì il distratto pretendente divenne di pietra, in questo modo il matrimonio, tra Prudr e Alvis, non si potette celebrare.

Hnoss, figlia di Freia e Odr, sorella di Gersemi, fu spesso definita “La più bella”, il suo nome significa gioiello o tesoro.

Si deve evidenziare che nomi e storie s’intrecciano in varie leggende norrene e miti nordici, non dimentichiamo mai che queste storie rispecchiano le tradizioni delle popolazioni dei paesi del nord, quindi popoli diversi, pur avendo credi molto simili, in alcuni racconti si ritrovano nomi delle stesse Valchirie con storie diverse o racconti uguali con nomi differenti. Quelle appena descritte sono le storie di nove Valchirie, bene o male considerate le più importanti, ma il loro numero in realtà non è definito con certezza, sempre se i miti possano avere delle certezze.

Vide, lei, le Valchirie

venire da lontano,

pronte a cavalcare

verso il popolo dei Goti.

Skuld teneva lo scudo,

seconda era Skogul,

Gunnr, Hildr, Gondul

e Geirskogul.

Ora ho elencato

le fanciulle di Heriann,

pronte a cavalcare

la terra, le Valchirie”.

Un piccolo accenno sulle fonti, l’Edda in prosa è un’opera databile, forse, tra il 1222 e il 1225 e fu scritta da Snorri Sturluson, l’opera contiene complesse metafore poetiche che richiesero una conoscenza ampia dell’antica mitologia. L’Edda poetica fu erroneamente attribuita all’erudito Saemundr il Saggio, anch’essa scritta nel XIII secolo, ma i ventinove poemi, che contiene, sicuramente risalgono a epoche molto anteriori, si presume che alcuni possano risalire al IX o X secolo. Di questi ventinove estesi poemi, undici prendono in considerazione le divinità, mentre altri gli eroi leggendari. Come detto altre fonti derivano dal folclore scandinavo e tedesco riportato oralmente, sono state anche ritrovate numerose pietre runiche, principalmente in Scandinavia e in Inghilterra, sulle quali furono raffigurate scene della mitologia Norrena. L’Edda poetica, ci racconta delle Valchirie, il verso sopra citato è tratto, appunto, dall’Edda poetica e precisamente dal verso trenta della Voluspa, la Profezia della Veggente. Traduzione trovata su Internet. Le Valchirie appaiono anche nei brani degli scaldi, che furono poeti scandinavi e islandesi, in una formula magica del XIV secolo e in varie iscrizioni runiche. Come detto sopra, nella mitologia norrena sono riportati altri nomi di Valchirie, come Eir, personaggio interessante perché è collegato ai valori spirituali di aiuto, misericordia e guarigione, è probabile che nei credi arcaici fosse una vera e propria Dea, dispensatrice di questi valori. E poi che dire della Valchiria Skuld? Questo nome e anche quello di una delle Norne (Vedi), coloro che tessono le trame del destino e recidono il filo della vita. La mitologia Norrena vuole che l’aspetto delle Norne simboleggi tre fasi diverse nella vita della donna, vecchiaia, maturità e giovinezza, mentre le loro azioni e i loro nomi le legano al passato, al presente e al futuro. Gli animali a loro sacri erano il Cigno, il Ragno e il Serpente, vi era poi un legame tra le Norne, le Valchirie e le Disir, ne parla anche un passo del “Dialogo di Fafnir“. Di conseguenza sorge spontanea una domanda: si tratta di una semplice omonimia o è stesso personaggio? Domanda che rimarrà senza risposta, poiché, non esistono fonti che ci parlano di lei sia come Norna sia come Valchiria. Inoltre, si accennava sopra, il termine e il personaggio “Valchiria”, col trascorrere del tempo, hanno assunto valori diversi. Per esempio il termine Valchiria fu usato, oltre che per identificare le donne che, su ordine di Odino, si occupavano degli eroi morti in battaglia, anche come appellativo di regine, di principesse e di sacerdotesse. Le Valchirie erano anche mentori dei guerrieri, li dovevano allenare e insegnare loro le arti del combattimento o prendersene cura in caso di necessità, così finiva spesso che allievo e allenatrice s’innamoravano l’uno dell’altra. Ciò, però non cambiava il fatto che, quando giungeva il momento della dipartita del guerriero, le Valchirie conducevano, i loro spiriti, al cospetto di Odino, anche se cercavano di aiutarli con tutte le loro possibilità. Una tradizione nordica vuole che le aurore boreali non fossero altro che il riflesso delle spade delle Valchirie che percuotevano gli scudi. Infine un breve cenno su alcuni ritrovamenti archeologici riguardanti questo mito, sono stati ritrovati amuleti di epoca Vichinga con raffigurazioni attribuibili alla Valchirie, così come altre immagini appaiono su delle pietre runiche. Famosa è la pietra runica detta di Tjangvide, ritrovata sull’isola di Gotland in Svezia, su di essa è raffigurato Odino, che cavalca Sleipnir, il suo cavallo con otto zampe, atteso, per essere accolto, da una Valchiria del Walhalla. Nomi di Valchirie e iscrizioni a loro riferite compaiono, anche, su varie pietre runiche ritrovate in Svezia e in Norvegia.

(20)

Lascia un commento

TOP