Le terme Taurine di Civitavecchia.

by / martedì, 27 Settembre 2016 / Published in Archeologia1, Il blog, L'Italia che non ti aspetti, Viaggiando .....

Le terme Taurine, si tratta di un sito archeologico distante circa cinque chilometri dal centro della cittadina di Civitavecchia, che fu fondata da Traiano, proprio per questo le terme, che rappresentano uno dei complessi romani più importanti di tutta la zona, nella fattispecie dell’Etruria meridionale, sono anche dette: “Terme di Traiano”. La sorgente era sotto le pendici dei monti della Tolfa nelle vicinanze dell’antico piccolo lago che era chiamato Aquae Tauri, una leggenda narrata dal poeta Rutilio Claudio Namanziano, nel 416 d.C., vede protagonista un toro, assimilabile a una delle tante trasformazioni di Giove o di qualche altra divinità, che raspando il terreno con uno zoccolo fece scaturire un’acqua, solfurea e termale, traboccante di qualità terapeutiche. Toro, termine che deriva dal latino taurus, da qui il nome: ”Terme Taurine”, molto più semplicemente il termine, probabilmente, discende proprio dal nome di quel laghetto che era nelle vicinanze della sorgente. Le terme, di cui oggi vediamo le vestigia, sono romane, ma i primi ad apprezzare, quelle acque, furono gli Etruschi che le sfruttarono costruendo un impianto grossolano o comunque rudimentale. Solo in epoca Romana, durante il periodo repubblicano, avviene lo sviluppo e l’ampliamento dell’impianto, tra il 90 a.C. e l’80 a.C. furono fabbricati nuovi edifici e il complesso prese il nome di Terme Taurine. Il massimo sviluppo avvenne durante il periodo imperiale, quando la guida dell’impero passò nelle mani di Traiano, un successivo sviluppo e ampliamento si ebbero nell’ultimo periodo del regno di Adriano. La decadenza e l’abbandono avvennero durante la guerra tra i Goti e i Bizantini ma, fino ad allora le terme ebbero un’elevata frequentazione. I primi studi archeologici e le prime indagini sulle terme risalgono alla seconda metà del 1700 per volontà del Governo Pontificio. In epoca moderna molti progetti furono avviati per il recupero e il restauro dell’area fin dal 1900, periodo in cui si scoprì la parte di epoca repubblicana delle terme, negli anni ‘50 si studiarono progetti per riattivare le terme, ma l’idea fu poi abbandonata. Le indagini e gli studi sono andati avanti per molti anni, anche se, non tutto il complesso è stato scavato, o perlomeno non in maniera efficiente e adeguata alla fruizione completa del sito, però sono stati identificati tutti i settori del complesso termale. L’area archeologica, che racconta una pagina di storia molto interessante, è tenuta decentemente pulita ed è aperta al pubblico, vi è anche la ricostruzione di un pregevole e intrigante parco archeologico e botanico antico, forse simile a quei giardini, erano immancabili negli spazi termali, che aveva pensato e fatto realizzare Adriano. Le terme Taurine, in origine, comprese le aree destinate ai giardini, occupavano una superfice di circa ventimila metri quadrati, si possono dividere in due zone principali: una di Età Repubblicana, circa del I secolo a.C. e una di Età Imperiale, circa del II secolo d.C., gli edifici erano arricchiti da decorazioni marmoree, da stucchi, da dipinti e da pavimenti in arte musiva. La caratteristica distintiva dell’area di Età Repubblicana è che fu costruita in “Opus reticolatum” mentre quella di Età Imperiale e totalmente edificata in “Laterizio”, come di solito accadeva, nel complesso erano presenti giardini e altre strutture come la biblioteca, la palestra, la sala massaggi.

Le Terme Repubblicane.

Si accedeva al complesso attraverso il “Peristylium”, ovvero il peristilio, che in questo caso era di forma rettangolare e che permetteva un passaggio all’ombra e all’asciutto, in caso di giornata piovosa. Alla sinistra del peristilio si aprivano due piccoli ambienti, i “Cubicula diurna”, due camere dove i frequentatori delle terme si potevano riposare, o farsi praticare qualche trattamento curativo, i pavimenti erano decorati con bellissimi mosaici. Nei pressi delle camere c’erano due “Exedrae”, cioè due esedre, con absidi semicircolari, è probabile che fossero provvisti di sedili in cui ci si poteva sedere e colloquiare al riparo dalle intemperie e dalle eventuali correnti d’aria. Attraverso un ampio corridoio, anche questo con pavimento in mosaico, si poteva raggiungere il tepidarium, adiacente a esso vi era il laconicum o sudatorio, quest’ultimo era a pianta circolare e coperto da una cupola, qui l’acqua termale consentiva all’ambiente di raggiungere le temperature massime. Da questo locale e sempre passando attraverso un corridoio si giungeva a una latrina e a due stanze usate quasi certamente come “Apodyterium”, ovvero spogliatoi, almeno fino all’ampliamento delle terme, poiché in questi locali, in seguito, furono costruite due vasche, una per ogni ambiente, la più grande delle quali aveva un bel pavimento a mosaico e fu messa in comunicazione con la vasca del calidarium. Ovviamente il calidarium era l’ambiente destinato al bagno caldo ed era alimentato direttamente dalle acque termali che vi giungeva attraverso una tubazione di piombo, la piscina aveva una profondità di quasi un metro e venti centimetri. Tutta la sala era decorata in maniera pregevole, furono usati pannelli di marmo, capitelli in stile ionico e stucchi raffiguranti soggetti vari. La struttura della sala era di tipo basilicale con due colonne che la dividevano in tre navate, un’abside faceva bella mostra di se e nel suo centro fu ricavata un’edicola o, per meglio dire, un larario, formato da una nicchia rettangolare e due mensole con colonnine, in cui era sistemato il simulacro della divinità protettrice delle acque. Vicino all’edicola fu rinvenuta un’ara di marmo dedicata alle ninfe tutelari delle acque da Alcibiade, un liberto di Adriano. Il soffitto di quest’ambiente fu costruito inizialmente a tetto per poi essere sostituito da una volta grande e molto robusta, sopra la quale fu costruita una terrazza calpestabile e a sua volta coperta, il pavimento era completamente in marmo pregiato. Proseguendo, più a sud, s’incontra un piccolo frigidarium la cui vasca, probabilmente era alimentata con l’acqua, ormai fredda, proveniente dal calidarium, forse fu costruito nella seconda metà del I secolo d.C. quindi in Epoca Flavia.

Le Terme Imperiali.

A sud del complesso termale repubblicano fu fatta edificare, da Adriano, quella parte del complesso che prese il nome di “Terme Imperiali”, una corta scala e un corridoio stretto portavano il fruitore delle terme all’ingresso che era a pagamento e inoltre, probabilmente qui venivano lasciati gli oggetti personali i quali erano curati dal “Capsarius” una sorta di fidato addetto al guardaroba. Proseguendo e attraversando dei vani in successione si arrivava nello spogliatoio, il quale era mantenuto a una piacevole temperatura attraverso un “Hypocausto”, in concreto una stufa o caldaia in cui veniva bruciata la legna. L’aria calda era distribuita in modo geniale, era fatta passare nelle intercapedini che erano sia sotto il pavimento sia nelle pareti. Una particolare caratteristica delle costruzioni metteva, attraverso un locale di passaggio, in comunicazione il calidarium repubblicano con quello imperiale. Uno di fronte all’atro forse per essere usati da persone di sesso diverso oppure, semplicemente, se ne servivano in maniera alternata ma, forse lo scopo è ormai dimenticato. Il calidarium imperiale presenta delle ragguardevoli dimensioni, lungo ventitré metri e largo quasi undici metri aveva una grande piscina che occupava quasi tutto l’ambiente. Si può dire che qui aleggiava il trionfo del marmo, sia la vasca sia le pareti erano interamente rivestite di pregiato marmo bianco. Una geniale soluzione architettonica alleggeriva tutta la struttura, furono ricavate delle nicchie quadrate alternate ad altre a semicerchio, la diretta conseguenza fu un alleggerimento della costruzione ma, senza influenzare la stabilità dell’edificio, basta considerare che oggi ne resta gran parte in piedi. L’acqua termale, sembra che fosse alla temperatura di quarantasette gradi, entrava nella piscina attraverso delle tubature di piombo, per non far diminuire la temperatura in maniera troppo rapida fu trovata un’altra soluzione geniale, la vasca non poggiava direttamente sul terreno, ma era posta su dei piccoli pilastri che la tenevano distante dal terreno, formando così un’intercapedine che la isolava e l’acqua rimaneva calda più a lungo. Proseguendo si giungeva al tepidarium, caratteristica di questa sala era la sua grande volta. L’ambiente presentava due vasche, la prima, posta nella parte anteriore, aveva due nicchie nelle quali erano collocate delle statue; la seconda era situata in un ampio spazio con un profilo a semicerchio. In questo complesso imperiale la piscina del frigidarium era posta all’aperto ed era lunga circa dieci metri, vi accedeva tramite tre scalini, l’ultimo dei quali girava intorno alle pareti di tutta la vasca formando così un sedile. Molto interessante è l’edificio costruito vicino al frigidarium, era formato da due avancorpi e quattro finestre disposte a ovest e a sud, alcuni archeologi pensano che questa disposizione permettesse ai raggi solari di riscaldare l’intero ambiente. Si trattava forse del cosiddetto “Heliocaminus”, una sorta di stufa solare, che permetteva, all’interno del locale di praticare una sorta di sauna con l’ausilio di sabbia che il sole riusciva a scaldare notevolmente. Più a sud e sempre pertinenti al complesso termale vi erano altri edifici, la biblioteca e i suoi locali di servizio comunicati tra loro, la sala principale era grande e presentava otto nicchie rettangolari, sollevate da terra di circa sessanta centimetri e che contenevano gli scaffali per i libri. L’ambiente era abbellito da dodici colonne, probabilmente di marmo, e il pavimento, alcune tracce starebbero a dimostrarlo, doveva essere in “Opus Sectile”, cioè costruito con quella tecnica artistica che utilizzava marmi, in alcuni rari casi paste vitree, tagliati e lavorati per realizzare pavimenti e decorazioni murarie a intarsio. L’ingresso alla biblioteca avveniva attraverso un portico e una scala che portava a un criptoportico costruito appositamente per piacevoli passeggiate al coperto, da quest’ultimo si accedeva anche ad alcuni locali, forse di disimpegno, comunque di uso non ben identificabile, e a un’altra grande sala adibita alla rappresentanza e agli incontri, i romani erano soliti colloquiare dopo essersi rilassati nelle terme o dopo la lettura. Sempre nel criptoportico si aprivano ulteriori nove ambienti anch’essi di uso non del tutto identificabile, vi era un ampio giardino a cui si affacciava un’altra grande sala, altre strutture sono ancora interrate ciò fa capire quanto esteso fosse questo complesso e chissà quali sorprese potranno regalarci quegli edifici rimasti interrati, a monte delle costruzioni vi era una grande cisterna interrata per il rifornimento dell’acqua fredda.

Da poco tempo, all’interno dell’area archeologica, è stato sviluppato un interessante tentativo di ricostruzione di un giardino botanico così come poteva essere all’epoca, sono state piantate ben novantacinque specie di piante amate dai romani e un agrumeto di settantadue alberi. E’ poi stato costruito un ninfeo e sono state poste delle copie di busti e vasi, il tutto per cercare di ricostruire una scenografia che i romani adoravano in un ambiente del tutto rilassante. Qualche studioso ha ipotizzato che questo complesso andava identificato come villa di Traiano, lo scrive Plinio in una lettera, ma non esistono prove di ciò, anzi tutti gli studi fatti sulle “Aquae Taurine” dimostrano che il complesso era, innegabilmente, una struttura termale. Una piccola considerazione, poiché ci sono prove che, durante il periodo imperiale, oltre alle nuove terme erano in perfetta efficienza e funzionanti quelle repubblicane più antiche, è logico ipotizzare che molto numerosa era la presenza di visitatori che chiedevano di fruire degli impianti di questo complesso termale. Infine si deve valutare che tutte le decorazioni, tutti i mosaici sono molto curati e raffinati, alcune soluzioni architettoniche sono particolari e complesse tanto da farci capire che in questo complesso termale vi lavorarono maestranze mosto specializzate, validi architetti e capaci artisti.

 terme-taurine_64 Vai all’album Fotografico 

(166)

Tagged under: ,
TOP