Le pietre da Inciampo (di Valerio Crinelli e Lorenzo Manco)

by / domenica, 05 Febbraio 2017 / Published in Collaboratori, Il blog

 

 

 

Le pietre da Inciampo

 

 

 

“Iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio … consiste in piccole targhe d’ottone, grandi quanto un sampietrino, collocate davanti la porta della casa nella quale abitò un deportato, e di questi ne recano il nome, l’anno di nascita, la data e il luogo della deportazione, e la data di morte queste sono le parole con le quali l’enciclopedia Treccani definisce le pietre da inciampo o stolperstein collocate per la prima volta nel 1993, senza autorizzazione, a Colonia (Germania) davanti alle case di coloro che furono sottoposti al genocidio tedesco a partire dal 1933 il quale prese il nome di olocausto (parola derivante dal greco “ὁλόκαυστος” che significa  “bruciato interamente”).  Da qualche decennio, per lo più nei paesi di tradizione non anglosassone, è invalso l’uso di utilizzare un termine ebraico, ritenuto più pertinente, ovvero “Shoah” ( in lingua ebraica: השואה, HaShoah, “catastrofe”, “distruzione” . Essa infatti veicola, nel lessico biblico, diversi significati legati all’idea di distruzione.)

 

Ma perche ?

Perché si attuò la scelta di applicare queste pietre ?

Bè cari lettori, a queste domande non vogliamo rispondere, preferiamo che siate voi stessi ad assegnare una risposta a questi perché; ma non per pigrizia, bensì per una ragione che, secondo noi, è molto importante, ovvero che un argomento così non può essere espresso fino in fondo ma può soltanto essere avviato. Quindi, scusandoci per il “tu” che vi abbiamo posto, siamo pronti a raccontarvi una storia descrittaci in prima persona da coloro che hanno queste pietre “a portata di inciampo”. Ma prima un piccolo cenno storico.

La prima pietra in Italia fu posta a Roma il 28 gennaio 2010 grazie al progetto “arte e memoria” ma in seguito vennero poste in molte grandi città italiane come : Genova, L’aquila, Venezia, Torino ed altre.

Assai chiaro è l’interesse che l’artista tedesco mette in queste sue opere e lo possiamo dedurre dalle parole di quest’ultimo :

“ Sono sempre inorridito ogni volta che incido i nomi, lettera per lettera. Ma questo fa parte del progetto, perché così ricordo a me stesso che dietro quel nome c’è un singolo individuo. Si parla di bambini, di uomini, di donne, che erano vicini di casa, compagni di scuola, amici e colleghi. E ogni nome evoca per me un’immagine. Vado nel luogo, nella strada, davanti alla casa dove la persona viveva. L’istallazione di ogni stolperstain è un processo doloroso ma anche positivo perché rappresenta un ritorno a casa almeno della memoria di qualcuno”

 

Siamo andati per avere delle riprove di quanto detto in giro per Roma ed abbiamo cercato delle persone che ne volevano parlare.

Riportiamo quindi i pensieri del “popolo” romano :

  • Intervista per Roma. 24 gennaio 2016

Arrivo in Via del peperino ore 15:24

Non appena arrivati siamo stati accolti dal sig.***** il quale, chiedendoci di rimanere anonimo, ci ha mostrato la pietra d’inciampo lì posizionata. A seguire, con l’aiuto di fonti iconografiche, ci ha raccontato questa sua esperienza.

 

“Cosa significa per lei avere questa pietra a portata d’inciampo ?”

“Sinceramente non riesco a spiegare cosa provo ma posso dirvi che con tutto che stà qui dal 2012 io ancora non ci sono passato sopra … l’inciampo deve essere solo metaforico, non si calpesta nessuno…”

“…eravamo in tanti a guardare mentre quella pietra veniva cementata…”

“…io ricordo l’installazione…Io ricordo …”

 

Arrivo in Via della reginella, ore 17:31

Arrivati al ghetto, il quale sembrava esser rimasto a 70 anni fa, siamo andati alla ricerca della prima pietra d’inciampo posizionata in Italia in Via della reginella 2 (RM). Non appena trovata abbiamo avuto l’inaspettato incontro con un condomino, il quale, incuriosito dal progetto scolastico, accettò la nostra proposta di rispondere a poche domanda.

“Cosa rappresentano per lei queste pietre?”

“Queste sono le persone che furono deportate, bruciate, soffocate e straziate fino allo sfinimento…e questo ci andava bene, perché c’era indifferenza per paura, ignoranza e menefreghismo.”

 

Oltre a queste abbiamo avuto l’occasione di imbatterci in molte altre pietre d’inciampo, arrivando fino ai tre stolperstein di via Santa Maria di Monticelli 67. Queste vengono ricordate perché il 12 gennaio 2012 vennero divellate da un condomino del palazzo di fronte al quale erano state posizionate in quanto “infastidito” dalla loro presenza.

I commenti del “popolo” sull’accaduto:

“Cosa ne pensa sul condomino che divellò le pietre nel 2012?”

“Non ne sapevo nulla ma avrei voluto conoscerlo. Avrei voluto vederne la faccia. Con quale rispetto.”

“no comment.”

“Come già detto c’era e a quanto pare c’è indifferenza per ignoranza e menefreghismo.”

 

  • Conclusioni personali

Lorenzo Manco :

Spesso sono passato per le strade di Roma e ricordo le pietre di cui oggi stò parlando, ma mai avevo posto tanta attenzione in quei sampietrini come ho fatto in questi giorni. Questa ricerca di informazioni, questa esperienza mi ha insegnato a cercare più risposte e mi ha fatto anche capire che come io non sapevo cosa stavo guardando tanti altri possono avere la mia stessa “ignoranza”. Perciò sono fiero di esporre il significato di “stolperstein”. Bisogna ricordare! Bisogna ricordare “perché rappresenta un ritorno a casa almeno della memoria di qualcuno”.

Valerio Crinelli :

Quei minuti, quei pochi minuti di silenzio non renderanno mai giustizia neanche ad un solo secondo di esistenza che noi uomini abbiamo tolto per un si o un no. In questi giorni ho capito che ci possono essere altri modi per dire “Io ricordo” come questa metafora sull’inciampo la quale ci “obbliga” a ricordare ogni giorno senza bisogno di stabilirlo.

 

 

 

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