Le Catacombe

by / venerdì, 12 febbraio 2016 / Published in Archeologia1, Il blog

Per prima cosa è necessario chiarire che la credenza popolare, ancor oggi viene reputata vera da parte di alcuni, che ci racconta della nascita delle catacombe per esigenze di difesa o per nascondersi dalle persecuzioni contro i Cristiani, è del tutto falsa e priva di qualsiasi fondamento. Esistono catacombe sia pagane sia ebraiche, quindi se un’esigenza c’era, era quella di inumare i defunti, secondo la dottrina insegnata da Gesù, in modo consono per la resurrezione, le catacombe, quindi, erano dei cimiteri sotterranei e pur essendo preponderanti le sepolture all’interno delle stesse, non erano le uniche. Si aggiunge a questo anche il fatto che nel diritto romano il proprietario di un terreno ne possedeva anche il sottosuolo, quindi, per necessità di spazi, venivano costruite gallerie su piani diversi, comunque tutti i luoghi di sepoltura erano censiti e di conseguenza noti, non potevano certamente essere usati per viverci o per nascondersi, oltretutto, sicuramente, non si poteva vivere in un luogo dove, per quanto murati nei loculi, erano presenti centinaia di cadaveri in decomposizione. La storia ci dice che i primi Cristiani, se non possedevano terreni propri, seppellivano i defunti servendosi dei cimiteri comuni, quelli stessi usati dai pagani, esempi eclatanti son quelli di San Pietro, sepolto nella necropoli sul colle Vaticano, e quello di San Paolo che fu inumato in quella della via Ostiense. Si deve poi, tener presente che tutti i cimiteri erano posti sempre al di fuori della città, poiché le sepolture, all’interno delle stesse, erano vietate dalla legge romana sia per motivi religiosi sia per quelli d’igiene, quindi erano tutti posti oltre il Pomerio, che era quella striscia di terreno, considerata sacra e per questo mantenuta libera da costruzioni, che circondava le mura, o comunque i confini, della città, “Hominem mortuum in urbe neve sepelito neve urito”, cioè “Non si seppellisca né si cremi nessun cadavere in città”. La parola latina “Catacumba”, da cui l’italiano “Catacomba”, sembra derivare, non vi è piena certezza, dal Greco “Katá kymbes o kymbas” la cui traduzione, potrebbe corrispondere alla parola “Presso” oppure “Sotto la cavità” o ancora, “Grotte”. Spesso i tracciati delle catacombe erano irregolari poiché tendevano a seguire la natura geologica del sottosuolo, erano scavate molto spesso nel tufo, una tipica roccia di origine vulcanica molto resistente e allo stesso tempo facilmente lavorabile. Di frequente presentano più livelli, alcune catacombe raggiungono dimensioni ragguardevoli, ne sono state misurate talune che superano i trenta metri di profondità e i loro tracciati si possono dipanare per svariati chilometri, le lunghe gallerie, quelle che i latini chiamavano Criptae, cioè gli Ambulacri avevano una larghezza media variabile tra i settanta e i novanta centimetri, mentre la loro altezza superava spesso i due metri, alcune raggiungono i due metri e mezzo ed anche di più. A volte dagli Ambulacri si aprivano delle camere sepolcrali più o meno grandi, i Cubicola, spesso a pianta poligonale, a volte presentavano pavimenti con mosaici e pareti finemente dipinte, ovviamente in questi locali vi seppellivano le persone più facoltose o quelle più importanti, ma soprattutto quelle più venerate. All’interno di una catacomba si possono incontrare delle particolari sepolture, cioè delle urne chiuse e sormontate da una nicchia coperta da un arco le cosiddette tombe ad Arcosolio, destinate ai nobili, ai martiri e ai Papi. Nelle pareti degli Ambulacri erano scavate le sepolture più comuni, i Loculi, essi avevano un’altezza che poteva variare tra i quaranta e i sessanta centimetri mentre la loro lunghezza era tra i centoventi e i centocinquanta centimetri, in quell’epoca l’altezza media delle persone era sensibilmente più bassa di quella odierna. Questi ultimi erano vere e proprie tombe di pietra in cui erano tumulati i corpi precedentemente avvolti in lenzuoli di lino, anche se raramente, a volte erano posti in sarcofagi di pietra più o meno decorati, lungo gli Ambulacri i loculi erano posti su più file verticali tali file prendevano il nome di pile. Le tombe erano chiuse ponendo della malta e una lastra di marmo o delle tegole di terracotta o dei mattoni, sui quali era comunemente inciso il nome del defunto, l’età e la data di morte, spesso era aggiunta un’epigrafe, più avanti ne parleremo in maniera più dettagliata, simbolica o religiosa. All’interno delle catacombe la luce e l’aria giungevano attraverso dei pozzi di areazione, normalmente di forma quadrata, i lucernai, lungo le pareti degli Ambulacri erano poi scavate, a distanze prestabilite delle piccole nicchie atte a contenere le lucerne, di solito in terracotta o in bronzo, le quali, bruciando olio, illuminavano quelle buie gallerie. Come dicevamo prima, le più conosciute sono quelle Cristiane anche se ne sono state ritrovate anche inerenti al culto ebraico e a quello pagano, alcune conservano contemporaneamente sepolture Ebraiche, e\o Pagane, e\o Cristiane. Si può dedurre che la separazione dei cimiteri cristiani dalle necropoli pagane, anche se fortemente voluta, è avvenuta in maniera graduale, ma sempre con alcune eccezioni derivanti, per esempio, dal fatto che alcune famiglie di culto pagano si convertivano col passare del tempo alla religione cristiana, ecco quindi che in alcuni sepolcri coesistono riti funebri di più religioni. I Loculi e i Cubicola a volte erano decorati con pitture, questi ultimi erano di solito intonacati di bianco e spesso presentavano stucchi o pitture a volte geometriche, in altri casi simboliche e ciò era realizzato sia nelle camere funerarie pagane, sia in quelle ebraiche, sia in quelle cristiane. Per ragioni di spazio alcune tombe erano scavate anche nel pavimento degli Ambulacri, le Formae, questa tipologia di sepoltura era applicata soprattutto nei pressi della tomba di un martire, qualsiasi spazio era buono pur di avere l’ultima dimora vicino a un eroe della fede, infine, in rare occasioni, alcuni loculi sono scavati secondo il sistema dei qoqim. C’è da fare una precisazione, o meglio, vi è un altro mito da sfatare, quello che vedrebbe contrassegnate le tombe dei martiri con ampolle di vetro contenente il loro sangue, in realtà i piccoli contenitori ritrovati contenevano unicamente balsami, unguenti e profumi. Gli artisti cristiani fecero larghissimo uso dei procedimenti, già noti, della pittura sia ellenistica, sia romana; prima di tutto era preparata la superfice da decorare con l’arriccio, un impasto di calce spenta, pozzolana e sabbia, dopo di che, una volta asciugato il supporto, veniva steso l’intonaco o lo stucco, alcune tombe non sono dipinte ma presentano degli stucchi di eccezionale fattezza, dopo la pittura, quest’ultimo strato, detto tectorium, riceveva un’accurata levigatura che lo rendeva lucido e simile al marmo. La pittura cristiana andò a esprimere fortemente i principi dettati dalla dottrina quali quelli di eternità, di redenzione, di giustizia e poi doveva diffondere i dogmi della chiesa nel miglior modo possibile, considerando che tantissimi erano i fedeli che non sapevano ne leggere ne scrivere, ecco perché comunemente le immagini sono al di fuori di un contesto o prive di sfondi, dovevano unicamente essere dei simboli per i credenti. Cristo era rappresentato da una croce, un agnello, da una colomba, da un pesce, e sempre simbolicamente erano rappresentati i fedeli, la speranza e la pace nella vita futura, l’anima del defunto con gli oranti, l’ancora, la palma, il Buon Pastore, il pavone, la fenice, e altre immagini ricavate sia dal vecchio sia dal nuovo testamento. Non è raro trovare rappresentazioni di Noè e il Diluvio Universale; oppure gli episodi della vita di Daniele, come Nabucodonosor II e i tre giovani tra le fiamme, Daniele nella fossa dei leoni; oppure eventi della vita di Giona, Giona gettato in mare dai pescatori e inghiottito da un mostro; poi ancora Mosè che fa scaturire l’acqua da una roccia; oppure la resurrezione di Lazzaro, poi ancora l’adorazione dei Magi e battesimo di Cristo. A volte sono ripresi episodi e personaggi pagani riadattati alle nuove esigenze come il mito di Orfeo, mentre placa le beve, oppure Mercurio Crioforo, con un piccolo ariete sulle spalle, trasformato nel buon pastore. Inizialmente la scultura all’interno delle catacombe era presente quasi esclusivamente sulle lastre che coprivano le tombe, infatti, a volte, oltre il nome del defunto erano scolpiti dei simboli principalmente pesci, ancore, agnelli e il Buon Pastore, col passare del tempo però la scultura vera e propria, fa la sua apparizione rappresentata principalmente da sarcofagi e da qualche statuetta, talvolta sono stati ritrovati dei piccoli oggetti, come medaglioni o ampolle di vetro. La scultura era ispirata sempre, se pur con delle varianti, all’iconografia della pittura, si possono ammirare dei sarcofagi con splendide rappresentazioni di racconti biblici e decorazioni architettoniche che contornano il personaggio o che fanno da sfondo, a volte compaiono elementi vegetali e animali, un tema che spesso si ripete, è quello del Buon Pastore. Il termine epigrafe deriva dal greco epigrafo, scrivere sopra, il loro studio è importantissimo poiché ci svela la storia e le vicende dei personaggi cui sono riferite, alcune volte nei testi romani, si trovano degli errori dovuti sia all’analfabetismo sia all’incomprensione delle lettere, per esempio la “b” e la “v” si pronunciavano con suoni simili oppure la “E” era confusa con la “F”, ma ciò non diminuisce il loro valore. Le epigrafi funerarie ritrovate nelle catacombe ci raccontano vari elementi della società paleocristiana, di quella ebraica o di quella pagana, sono dei veri e propri documenti linguistici e dei valori umani, con esse si scoprono gli strati sociali e soprattutto la cultura popolare, nella pietra troviamo impressi tutti quegli aspetti, ormai passati, della vita e tutti quei messaggi che qualcuno ha voluto comunicare agli altri e a chi veniva dopo di lui. Il materiale usato era spesso il marmo, ma anche la pietra, le tegole, in rari casi mosaici, tavolette lignee, sono state ritrovate iscrizioni anche su oggetti in avorio, bronzo o persino, su manufatti in oro. Chi incideva i vari materiali era di solito un artigiano specializzato, il lapicida, anche se a volte la sua cultura non era sufficiente a scrivere in una lingua corretta, in special modo quando si trattava di usare quella greca, la cui conoscenza era propria di personaggi di elevata cultura. A volte sono presenti omissioni di sillabe o di lettere altre volte vi sono delle aggiunte per correggere qualche errore, in alcuni casi il supporto era girato e inciso nuovamente sulla parte opposta, per risparmiare spazio erano usate delle abbreviazioni e a volte le scritte erano in latino ma con l’uso delle lettere greche e viceversa. Sulle lapidi spesso compariva il cosiddetto “Tria nomina” cioè, il praenomen, il prenome; il nomen, il nome; il cognomen, il cognome; in quelle cristiane si trova anche il nome unico. Certamente nell’iscrizione non mancava l’indicazione degli anni vissuti, spesso accompagnata da quella dei mesi e dei giorni e, a volte, nel caso di bambini, erano indicate anche le ore, in altri casi è visibile l’anno di nascita e di morte o di matrimonio o di vedovanza. Venivano anche annotati i titoli di merito, quelli onorifici o culturali, su quelle cristiane non mancavano gli attestati liturgici, a volte era anche sottolineato il mestiere del defunto. In alcuni loculi sono stati ritrovati, in sostituzione delle epigrafi o semplicemente per abbellire la sepoltura, gli oggetti più strani, come statuette di avorio, giocattoli, monete, vetri, che presumibilmente erano appartenuti ai defunti. Non mancavano le citazioni, le preghiere, le orazioni, delle brevi composizioni, le invocazioni e i disegni o le sculture simboliche, infine molti graffiti furono lasciati dai pellegrini e dai visitatori. In tutto questo contesto, si può capire la grande importanza che riveste lo studio approfondito delle epigrafi, da esse si ricavano anche i riti, le usanze e le superstizioni popolari… e tanto altro ancora, ci sono in commercio vari testi che prendono in esame quest’argomento e alcuni autori hanno avuto la capacità di spiegarlo in modo esauriente. La cura e la manutenzione delle catacombe era affidata ai Fossores, i quali oltre a tumulare i morti avevano il compito di scavare le gallerie, gli ambienti, le tombe a volte provvedevano anche alla decorazione delle sepolture, si trattava ovviamente di operai specializzati che si servivano di vari strumenti di lavoro, tra i tanti ricordiamo: la dolabra scultorea, l’ascia, lo scalpello con relativo mazzuolo, il compasso, la groma; nonostante fossero dei professionisti vivevano, perlomeno ufficialmente, di sole donazioni. A Roma sono state ritrovate più di cinquanta catacombe che si snodano per svariati chilometri, molte presentano più livelli, anche se quelle visitabili sono solo cinque o sei, è probabile che molti non sappiano neppure di viverci a poca distanza, di seguito ne trascrivo un elenco suddiviso per vie:

  • Via Aurelia:

  • Catacomba di San Pancrazio.

  • Catacomba di Calepodio.

  • Catacomba dei due Felici.

  • Catacomba dei Santi Processo e Martiniano.

  • Via Portuense:

  • Catacomba di Ponziano.

  • Catacombe di Generosa.

  • Via Cornelia:

  • Necropoli Vaticana.

  • Via Ostiense:

  • Tomba di San Paolo.

  • Tomba di San Timoteo.

  • Catacombe di Commodilla.

  • Catacomba di Santa Tecla.

  • Via Ardeatina:

  • Catacomba dei Santi Marco e Marcelliano o di Basileo.

  • Catacombe di Domitilla.

  • Catacomba della Nunziatella.

  • Catacomba di Balbina.

  • Via Appia:

  • Catacombe di San Callisto.

  • Catacombe di Pretestato.

  • Catacombe di San Sebastiano

  • Ipogeo di Vibia.

  • Catacombe di Vigna Randanini.

  • Via Latina:

  • Catacomba dei Santi Gordiano ed Epimaco.

  • Catacomba di Aproniano.

  • Ipogeo di via Dino Compagni.

  • Ipogeo di Trebio Giusto.

  • Via Labicana:

  • Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro.

  • Catacombe di San Zotico.

  • Ipogeo degli Aureli.

  • Catacomba di San Castulo.

  • Via Tiburtina:

  • Catacomba di San Lorenzo o di Ciriaca.

  • Catacomba di Novaziano.

  • Catacomba di Sant’Ippolito.

  • Catacomba di Santa Sinforosa.

  • Via Nomentana:

  • Catacomba di San Nicomede.

  • Catacomba di Sant’Agnese

  • Catacomba Maggiore.

  • Catacombe di Sant’Alessandro.

  • Catacombe di Villa Torlonia.

  • Via Salaria nuova:

  • Catacombe di Santa Felicita.

  • Catacomba di Trasone.

  • Catacomba di Sant’Ilaria.

  • Catacomba dei Giordani.

  • Catacombe di Priscilla.

  • Catacombe di via Anapo.

  • Via Salaria vecchia:

  • Catacomba di San Panfilo.

  • Catacomba di Sant’Ermete o di Bassilla.

  • Catacomba a Clivum Cucumeris.

  • Via Flaminia:

  • Catacomba di San Valentino.

E’ certamente una grande quantità ma non la totalità, tante sono andate perdute per sempre seppellite da edifici o sono crollate, altre magari sono in attesa di essere riscoperte. Varie si trovano in località vicino alla città eterna, ma vi sono esempi in tutta la penisola italiana, in tutto il bacino del mediterraneo e nel continente europeo: Santa Cristina a Bolsena; Santa Savinilla a Nepi; Santa Teodora a Rignano Flaminio; Santa Vittoria a Monteleone Sabino, Colle San Quirico a Paliano; ad Decimum a Grottaferrata; Sant’Ilario ad bivium presso Valmontone; San Senatore ad Albano Laziale; Santa Mustiola e Santa Caterina d’Alessandria a Chiusi; San Severo, San Eleucadio, San Probo e Sant’Apollinare a Ravenna; San Gennaro, San Gaudioso, Sant’Eufebio e San Severo a Napoli; Venosa a Potenza; Porta d’Ossuna a Palermo; Fragapane ad Agrigento. Nella città di Siracusa ne sono state scoperte un gran numero e di rilevante importanza, seconde solo a quelle di Roma, ma ne sono state trovate, anche, ad Aosta, a Teano, a Capua, a Tropea, a Messina e Trapani. L’elenco ovviamente non è esaustivo, varie catacombe sono presenti in tutta Europa, come a Parigi in Francia, a Colonia e Treviri, in Germania, infine ne esistono in Spagna, in Grecia, a Malta, in Anatolia, in Africa settentrionale. Durante le invasioni Barbariche, in Italia, furono distrutti e saccheggiati, in maniera sistematica, molti luoghi e monumenti, le catacombe non fecero eccezione, quindi i papi traslarono le reliquie dei martiri nelle chiese, potevano essere protette più efficacemente, la conseguenza fu che questi cimiteri sotterranei non furono più utilizzati ne frequentati cadendo così nell’oblio, ricoperti da frane e dalla vegetazione. Le esplorazioni e gli studi delle catacombe iniziarono, in maniera assidua, tra il 1593 e il 1629 per opera di Antonio Bosio che scrisse un’opera imponente “La Roma sotterranea”, la pubblicazione avvenne postuma nel 1634, cinque anni dopo la sua morte. Da quel momento le ricerche scientifiche gli studi e le pubblicazioni si succedono senza interruzioni.

 Catacomba di Vigna Randanini _01  Clicca qui per la galleria fotografica

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