Le Amazzoni, il mito delle donne guerriere, prive del seno destro, o no?

by / domenica, 28 luglio 2019 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Amazzoni: le donne guerriere, le loro gesta furono narrate nella mitologia greca e non solo, c’è subito da dire che il nome greco: Ἀμαζών, amazòn, ha un’etimologia perlomeno dubbia, poiché molti autori classici considerano l’alfa iniziale come negazione di ciò che viene dopo, quindi il termine significherebbe, considerando che il significato di μαζών, è seno, “Senza seno”. Ciò avvallerebbe la tradizione che vede le Amazzoni prive del seno destro, mutilato in giovane età per riuscire a tendere l’arco come gli uomini. A questo punto è opportuno dare alcuni riferimenti, scrisse Ippocrate, medico e studioso greco vissuto tra il V e il IV secolo a. C., “…tirano con l’arco, usano le lance in galoppo e combattono contro il nemico finché sono vergini. Anzi, non compromettono la loro verginità sino anche non hanno ucciso almeno tre nemici… Gli manca il seno destro. Quando sono ancora bambine, le madri premono loro contro quella parte del corpo uno speciale apparecchio di bronzo rovente e questa bruciatura inibisce la crescita della mammella. La forza va così ad alimentare la spalla destra e il braccio destro”. La traduzione l’ho trovata su internet in forma anonima, quindi non è detto che sia proprio così, del resto, come più volte ho detto, non conosco il Greco e tantomeno quello antico. Anche Diodoro Siculo, storico greco, accenna a una mutilazione, comunque afferma che lo scopo fosse di rendere le donne guerriere più forti. Virgilio nell’Eneide quando descrive Pentesilea scrive: “Aurea subnectens exsertae cingula mammae”, con queste parole evidenzia come il seno della regina sia strettamente legato e pressato da una fascia dorata. Altri riferimenti compaiano nell’Iliade. Tutto sembrerebbe chiaro, le leggende parlano di donne guerriere prive del seno destro… Non è proprio così. Esistono, infatti, interpretazioni diverse, alcune fonti prendono l’alfa iniziale della parola, non come una negazione ma come un rafforzativo, a questo punto la traduzione sarebbe “Seno grosso” o qualcosa di simile. Bisogna dire che molte raffigurazioni, di queste donne, le mostrano molto belle con entrambi i seni e prosperose. Non finisce qui, altre fonti fanno risalire il nome, non alla lingua greca ma a quella iraniana, e precisamente al termine “Ha mazan”, che significa “Donna guerriero”. C’è dell’altro, infatti, ci sono fonti che fanno derivare il termine dal caucasico con significato di “Sacerdotesse della luna” o qualcosa di molto simile. Allora queste Amazzoni erano prive di un seno o lo avevano prosperoso? Per adesso accontentiamoci di leggere alcune leggende che le vedono coinvolte, del resto, non ho mai visto statue o pitture di Amazzoni prive di un seno, sinceramente non so se esistono immagini di questo tipo. Dove erano collocate e che erano le Amazzoni? Gli autori classici ubicarono le Amazzoni in vari posti, o per meglio dire ognuno di loro pensò e citò come patria di questa popolazione matriarcale in zone diverse che vanno dalla parte più settentrionale della Sarmazia asiatica all’Albania caucasica. Senza tralasciare la Scizia, la Palude Meote o un’area non definita delle montagne del Caucaso da cui, in seguito, migrarono sulla costa dell’Anatolia, ma c’è chi descrive un percorso inverso, cioè dall’Anatolia alla Scizia. Facciamo, però, alcuni esempi cominciando dallo scrittore greco di tragedie: Eschilo, egli nella sua opera Prometeo incatenato, quando descrive la profezia del protagonista sulla sorte di Io, parla del luogo dove vivrebbero le Amazzoni. Ad Io, la fanciulla trasformata, ormai in giovenca, fu predetto un lungo viaggio, per sfuggire l’ira di Era, visiterà alcuni luoghi dell’Asia occidentale tra cui i monti del Caucaso e la palude Meotide dove, secondo Eschilo, vivono le Amazzoni, alla fine raggiungerà il Bosforo dove sarà di nuovo libera… ma questa è un’altra storia. La profezia di Prometeo continua aggiungendo che le Amazzoni si sposteranno nell’Anatolia dove fonderanno la città di Temiscira, nelle vicinanze del fiume Termodonte, in quella regione che all’epoca era conosciuta come Ponto. Lo storico greco Erodoto, che fu considerato da Cicerone il padre della storia, pose le Amazzoni in Scizia presso il fiume Tanai, il suo lavoro fu quello di cercare di conciliare i miti greci sui combattimenti tra gli eroi e le donne guerriere, con le notizie storiche sulle donne Sarmati, una popolazione nomade di etnia iranica, le quali combattevano a cavallo insieme agli uomini. Per questo, Erodoto fece un preciso resoconto sulla migrazione delle Amazzoni, le quali sconfitte dai Greci, lasciarono Temiscira per raggiungere la palude Meotide, qui incontrarono e si unirono con un gruppo di uomini Sciti, dopo di che, insieme, la migrazione fino a giungere sulle rive del fiume Tanai, Erodoto però non indica il luogo esatto. Qui i loro figli crebbero e diedero origine a una nuova popolazione, una società matriarcale quella dei Sauromati che poi divennero, nei secoli successivi, i Sarmati. Anche Plinio il Vecchio sposò questa tesi storico mitologica, mentre lo storico e geografo greco Strabone, collocò le Amazzoni in quella parte dell’oriente che comprende la Scizia, la Persia e l’India, luoghi considerati dai greci incantevoli e affascinanti, abitati da popoli reali, ma anche da creature e popolazioni fantastiche. Strabone, però, precisa che ciò che scrisse proveniva da fonti che in realtà indicavano due regioni distinte, in definitiva quelle che lo scrittore considera le proprie fonti erano tra di loro in disaccordo. Strabone precisa, che Teofane di Mitilene riferì che, durante una spedizione in quei luoghi, scoprì che le Amazzoni vivevano nell’Albania caucasica ed erano separate, sia dagli Sciti sia da altre popolazioni nomadi del Caucaso, dal fiume Mermadalis. Strabone, però, cita anche altre fonti, gli storici Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, secondo i quali le Amazzoni vivevano in una valle fra i Monti Cerauni, nell’Armenia, ai confini con la popolazione, di soli uomini, dei Gargareni, con i quali le donne guerriere, periodicamente si accoppiavano per dare vita alle future generazioni. Omero nell’Iliade colloca le Amazzoni in Asia Minore, presso i Frigi e i Lici, lo scrittore e storico Diodoro Siculo collocò la patria delle donne guerriere nell’Africa nordoccidentale, secondo lui vissute in quei luoghi molto prima di quando poi giunsero in Anatolia o in Asia Minore. Diodoro Siculo affermò pure che la loro regina, Mirina, regnò su tutta l’Africa settentrionale.

guerriera ardita,

che succinta, e ristretta in fregio d’oro

l’adusta mamma, ardente e furiosa

tra mille e mille, ancor che donna e vergine,

di qual sia cavalier non teme intoppo.” (Publio Virgilio Marone, Eneide, traduzione di Annibale Caro).

Siamo tornati alle parole di Virgilio, questo per introdurre e cercare di capire quali fossero le tradizioni, i costumi e gli usi di queste donne, stiamo ovviamente parlando di leggende, ma se e vero che ogni leggenda ha, se pur piccolo, un fondo di verità… Sulle pagine degli scrittori classici si legge che le Amazzoni avevano due regine una per la pace, oggi diremmo per la politica interna, un’altra per la guerra, le sovrane più famose furono tre: Mirina, Ippolita e Pentesilea. Torniamo a Strabone, come detto, questo storico nella sua opera “Geografia”, scrive che le Amazzoni ogni primavera si accoppiavano con la confinante popolazione completamente maschile: i Gargareni. Si trattava di un vero e proprio rituale, anche se lo scopo finale era semplicemente quello di generare figli, l’incontro avveniva in segreto e nella completa oscurità in modo che nessuno dei due potesse conoscere l’identità dell’altro. Plutarco, biografo, scrittore, filosofo e sacerdote greco, è più specifico e affermò che le Amazzoni avevano una vera e propria stagione per gli accoppiamenti, la quale durava due mesi, dopo di che lasciavano il territorio dei maschi per tonare alle proprie abitazioni. I bambini che nascevano erano poi trattati allo stesso modo? Naturalmente no, era fondamentale il sesso del neonato. Strabone dice che i piccoli di sesso maschile venivano “Spediti” dai Gargareni, ogn’uno dei quali ne adottava uno ovviamente senza poter saper chi fosse il padre naturale. Le bambine erano allevate dalle madri le quali le educavano secondo i propri usi e costumi, in special modo insegnavano loro come montare a cavallo, la tecnica della caccia e della guerra, l’uso delle armi. Le Amazzoni erano donne guerriere e come tali usavano varie armi, come l’arco e frecce e la scure bipenne, si difendevano con uno scudo particolarissimo, era piccolo e a forma di mezzaluna, il suo nome era pelta. Svolgevano un rituale prima della battaglia, suonavano il sistro, uno strumento musicale che riproduceva un suono limpido e accattivante, ovviamente non adatto a incutere terrore negli avversari, ma, probabilmente, le Amazzoni suonavano questo strumento per accattivarsi e rendere omaggio agli Dei. Le Amazzoni erano abili cavallerizze e in tempo di pace solevano partecipare a giochi detti Targarei. La leggenda tramanda che, a questi giochi, prendevano parte cinquanta imbarcazioni, le quali erano lanciate l’una contro l’altra alla massima velocità, le donne guerriere erano disposte in piedi sul ponte delle barche con in mano un’asta. Lo scopo era di riuscire a rimanere in piedi dopo l’impatto delle imbarcazioni, chi cadeva era eliminata e si continuava finché rimaneva in piedi una sola Amazzone. Fondamentalmente le Amazzoni erano nemiche dei Greci, e furono menzionate in varie opere greche, nell’Iliade sono citate più di una volta, Priamo narra di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia. Sempre nell’Iliade si leggono le avventure di Bellerofonte in lotta contro le Amazzoni, mentre nell’Etiopide, un poema epico di Arctino di Mileto di cui sono rimasti solo dei frammenti, è raccontata la partecipazione delle donne guerriere nella guerra di Troia come alleate dei Troiani. Infatti, la parte centrale, di quest’ultimo poema, verte sulla battaglia tra Pentesilea, definita regina delle Amazzoni, contro Achille, scontro che vedrà vincitore l’eroe greco e la morte della guerriera. In questo poema, però Achille rimane affascinato dall’Amazzone rispettandone il grande valore restituì il corpo ai Troiani. È difficile fare un elenco, con descrizione delle singole Amazzoni, poiché a volte i nomi si soprappongono, la stessa guerriera, secondo l’autore classico che ne descrive le gesta, è chiamata con nomi diversi, comunque cerchiamo di descrivere il mito di alcune di loro:

Ippolita, Antiope, Melanippe.

Nelle leggende greche Ippolita figura come regina delle Amazzoni, spesso identificata con Antiope. Di lei si parla durante la nona fatica di Eracle, per i Romani Ercole, in quest’impresa, il figlio di Zeus, doveva impossessarsi della sua cintura. Raccontiamo brevemente la leggenda: Euristeo chiese a Eracle, la cintura della regina delle Amazzoni per sua figlia Admeta, che la desiderava avendo sentito parlare della sua bellezza, Ippolita l’aveva ottenuta in dono dal Dio Ares. Eracle partì alla conquista della favolosa cintura accompagnato da altre eroi greci, erano al suo fianco: Teseo, Peleo, Telamone e altri non ben definiti. Giunto tra le Amazzoni Eracle si recò da Ippolita per chiederle la cintura, la regina, che conosceva di fama il nostro eroe, decise di accontentarlo, quindi le cose si misero per il meglio, non c’era bisogno di lottare. Eracle, però, fece “I conti senza l’oste”, in questo caso l’elemento disturbatore era Era, la moglie del padre degli Dei, da sempre nemica del mitico eroe. La Dea si trasformò in un’Amazzone e cominciò a spargere in giro la voce che Eracle, con la scusa della cintura, era lì per rapire Ippolita. A quel punto le Amazzoni si ribellarono, quando Eracle e i suoi compagni videro come si stava evolvendo la situazione, pensando a un tradimento, impugnarono le armi e iniziò un’aspra battaglia, alla quale Era partecipò attivamente. Le Amazzoni furono sconfitte, e Ippolita morì, così Eracle e i suoi compagni s’impadronirono della cintura e tornarono da Euristeo. In un’altra versione Eracle fece prigioniera Ippolita la quale alla fine sposò Ifito, un’ulteriore variante, la regina delle Amazzoni sposò Teseo e da quell’unione nacque Ippolito. Questi racconti sembrano abbastanza lineari ma in realtà le leggende sulla regina delle Amazzoni sono molto più caotiche e confuse. Un mito parla di Antiope, regina delle Amazzoni, le donne guerriere tentarono di invadere Atene, ma Teseo le sconfisse, in alcune versioni Antiope fu uccisa in battaglia, in altre divenne sposa di Teseo e dalla loro unione nacque Ippolito. In seguito Teseo ucciderà Antiope quando lei tentò di impedire il matrimonio tra il nostro eroe e Fedra, una principessa di Creta. Secondo altri scrittori l’omicidio della regina delle Amazzoni fu ordinato da un oracolo. Forse Ippolita e Antiope sono da considerare la stessa persona? Certo è che la confusione regna sovrana. Continuiamo in questo mare di leggende e scopriamo che entra in gioco Melanippe considerata in alcune leggende la regina delle Amazzoni. Quest’ultima fu narrata, come figlia del Dio Ares e di Otrera, sorella di Ippolita e di Pentesilea. Antiope regnò, così sembrerebbe, insieme alle sorelle su alcune città di Tracia. Questa versione del mito continua con la cattura di Melanippe da parte di Eracle e Ippolita per riscattarla diede all’eroe greco la famosa cintura, ma le Amazzoni si ribellarono. Si scatenò battaglia tra Eracle e le Amazzoni, l’eroe greco uccise Ippolita, mentre Telamone uccise Melanippe. Guarda caso, altre versioni narrano che Melanippe fu rapita e finì col diventare la sposa di Teseo… Ma, Ippolita, Melanippe e Antiope erano tre sorelle o la stessa persona? Più si va avanti e più la cosa diviene confusa e per non farci mancare niente accenniamo pure a un’ennesima versione del mito, dove compare una quarta eventuale sorella Pentesilea, la quale per errore uccise Melanippe durante una caccia, credendola un cervo. Solo un episodio mette d’accordo tutte le versioni, infatti, la conclusione della vicenda di Eracle, vede sempre il nostro eroe vincitore, il quale conquistò la famosa cintura e la consegnò a Euristeo.

Pentesilea.

Pentesilea, secondo alcune leggende fu figlia di Ares e di Otrera, sorella di Ippolita, Antiope e Melanippa come ricordato sopra. Fu regina delle amazzoni nella guerra di Troia, dove trovò la morte per mano del prode Achille. A capo delle sue Amazzoni combatté con grande valore fino alla fine, ebbe come maestra l’Amazzone Cleta. In una versione della leggenda, vedi sopra, si macchiò ben presto di un orribile delitto, uccidendo al banchetto nuziale di Teseo e Fedra la sorella Ippolita o Antiope o Melanippa. In alcuni miti la si descrive come inventrice dell’ascia bipenne da guerra e dell’alabarda, per purificarsi da questo delitto scelse dodici vergini guerriere e si recò alla corte di Priamo cercando di sfuggire alle Erinni. Quando la regina giunse a Troia Ettore era già stato ucciso, combatté allora al fianco di Priamo riuscendo ad abbattere numerosi guerrieri achei. Alla fine si scontrò con Achille il quale riuscì a ucciderla, ma l’eroe greco rimase colpito dal coraggio dell’Amazzone, infatti, fece restituire il suo corpo ai Troiani per un’onorevole sepoltura. Anche di questa vicenda ci sono versioni diverse. Infatti, un altro mito ci racconta che Achille s’innamorò di Pentesilea nel momento stesso in cui la uccise, un altro, ancora, che il nostro eroe, quando tolse l’elmo alla regina, rimase talmente abbagliato dalla sua bellezza che ne violò le spoglie consumando un atto di necrofilia. C’è, però, che scrisse che l’amore tra i due fu consumato prima dello scontro e che da quell’unione nacque Caistro. Infine un accenno a un’altra suggestiva versione, in questa si narra che Pentesilea riuscì a uccidere Achille con la propria lancia ma che questi fu riportato in vita da Zeus su intercessione della Dea Teti, madre dell’eroe.

Alcibia, Antandra, Antibrote, Armotoe, Bremusa, Clonia, Cleta, Derimacheia, Derinoe, Evandra, Ippotoe, Polemusa, Termodossa; furono le dodici Amazzoni che parteciparono alla guerra di Troia.

Non contate e ricontate i nomi scritti sopra sono tredici, questo perché tutte le fonti parlano di dodici Amazzoni, partecipante alla guerra di Troia, però, scrive Quinto Smirneo, nella sua opera Posthomerica:

C’era Clonia, Polemusa, Derinoe,

Evandra, e Antandra, e Bremusa,

Ippotoe, Armotoe dagli occhi scuri,

Alcibia, Derimacheia, Antibrote,

e Termodossa gloriandosi con la lancia.

Tutte queste viaggiarono per combattere con animo guerriero.” (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I.)

Vi sono però altre fonti che tolgono Armotoe e inseriscono Cleta, per non fare torto a nessuno le ho citate tutte e due.

Alcibia, quest’Amazzone fu uccisa da Diomede, il quale la decapitò durante uno scontro diretto.

Antandra, fu uccisa da Achille.

Antibrote, fu uccisa da Achille.

Armotoe, fu uccisa da Achille.

Bremusa, durante la battaglia si batté con forza, determinazione e coraggio, ma Idomeneo riuscì a colpirla, con la propria lancia, al seno destro, uccidendola. Scrive Quinto Smirneo che si accasciò al suolo come un albero di frassino abbattuto dalla scure di un boscaiolo, cadendo con un secco rimbombo.

Clonia, scrive sempre Quinto Smirneo:

E Clonia Menippo, che navigò,

molto tempo fa da Filace, al comando del suo signore,

Protesilao per la guerra contro Troia”.

Clonia fu una preziosa alleata per i Troiani, riuscì a sconfiggere Menippo, un valoroso guerriero di Filace, però quando Podarce, fratello di Protesilao vide il cadavere del suo amico, infuriato si lanciò contro l’Amazzone. Clonia trafitta mortalmente dalla lancia del nemico cadde a terra in un lago di sangue. A sua volta Pentesilea, la regina delle Amazzoni, quando vide quella scena, scagliò la sua lancia contro Podarce, riuscendo a colpirlo gravemente al braccio destro, la ferita fu talmente seria che l’eroe morì poco dopo, dissanguato. La battaglia terminò quando gli uomini di Filace fuggirono, vedendo il loro capitano morto.

Cleta, fu la nutrice e istitutrice di Pentesilea, Quinto Smirneo non la inserisce tra le dodici partecipanti alla guerra di Troia, mentre altri autori, come il poeta Licofrone affermarono che partì con la regina alla volta di Troia. Dopo la morte di Pentesilea Cleta decise di tornare in patria, lasciò il suolo troiano e s’imbarcò, durante il viaggio, però l’imbarcazione fu colta di sorpresa da una tempesta e fu costretta ad attraccare in Italia meridionale. Qui l’Amazzone fondò la città di Cleto ed ebbe un figlio Caulone, il quale fondò la città di Caulonia, l’Amazzone morì in una battaglia contro gli abitanti di Crotone.

Derimacheia, fu uccisa da Diomede

Derinoe, durante la guerra di Troia riuscì a colpire, con la sua lancia, il prode Laogono, uccidendolo. A sua volta, però, morì trafitta dalla spada di Aiace d’Oileo, il quale la colpì tra la gola e la spalla.

Evandra, fu uccisa dal cretese Merione.

Ippotoe, fu uccisa da Achille.

Polemusa, fu uccisa da Achille.

Termodossa, fu uccisa con un colpo di spada al ventre da Merione.

Durante la spedizione di Eracle per la conquista della cintura di Ippolita, accennata poco sopra, affrontarono l’eroe greco perdendo la vita, le Amazzoni: Aella, Alcippe, Asteria, Celeno e Deianira. Igino narra di altre Amazzoni: Agave, Antioche, Climene e Diossippe, mentre altre fonti affermano che Liliana fu l’ultima della stirpe Amazzone, Talestri, fu una delle regine Amazzoni, che incontrò Alessandro Magno. Narra la leggenda che Talestri giunse al cospetto di Alessandro Magno, accompagnata da trecento compagne, i due sovrani ebbero rapporti ininterrotti per tredici notti con lo scopo di generare una nuova razza. Anche Apollonio Rodio parla di una regina Amazzone, Otrera. Una considerazione, in tutti gli scritti, o perlomeno nella maggior parte di essi, l’Amazzone fu descritta come una bellissima ragazza priva del seno destro, o almeno, schiacciato da cinghie, per permettere un uso migliore dell’arco. Nell’arte figurativa classica però le cose sono andate diversamente, infatti, non vi è nessun dipinto o affresco che ritrae un’Amazzone priva di seno destro, lo abbiamo detto all’inizio quale fosse l’etimologia del termine “Amazzone”, ma esiste anche un vocabolo di origine protoindoeuropea, certo non è un termine greco, che sta a significare: “Senza marito”. Fatto sta che le prime rappresentazioni delle Amazzoni sono del VII secolo a.C., le loro immagini erano poste su vari oggetti di uso quotidiano, quali vasi, piatti e quant’altro. Durante il periodo Classico e cioè tra il VI secolo a.C. e il IV secolo a.C., in Grecia, divenne molto diffuso il mito delle Amazzoni, per cui gli artisti trasformarono la loro rappresentazione in un vero e proprio genere artistico: “Amazzonomachia”. Si tratta quindi di un tema iconografico, ma che non fu solo dell’arte greca, bensì anche di quella etrusca, che poi ripresa da vari pittori e scultori nei secoli successivi, era la rappresentazione delle battaglie tra i Greci e le Amazzoni. Le scene di combattimenti vedevano comunemente opposte queste mitiche donne guerriere contro gli eroi greci. Si possono fare vari esempi di raffigurazioni, quali: Teseo, che cattura la regina Pentesilea; Achille che sconfigge Pentesilea davanti a Troia; Eracle che uccide varie Amazzoni per conquistare la cintura di Ippolita. Il tema dell’Amazzonomachia, lo ritroviamo in moltissime ceramiche e, da qui si capisce l’importanza che assunse, in fregi o sculture frontali di templi. Anche se scomparsi, sono molto famosi i fregi che furono scolpiti per mausoleo di Alicarnasso eseguito dai più grandi scultori dell’epoca quali: Timoteo, Briasside, Scopas e Leocare. Questo tema compare sulle metope del lato posteriore del Partenone, poi ancora, nel tempio di Apollo a Eretria, nel tempio di Apollo Epicurio a Bassae e nel Tesoro degli Ateniesi, un edificio dorico di marmo costruito nel Santuario di questa città. Di esempi se ne potrebbero fare molti altri, evidentemente la società, in generale, altamente patriarcale dei greci, rimase colpita dal mito di queste donne guerriere, belle, giovani, determinate, pronte a combattere con spade e archi, quasi come se fossero la trasposizione mortale della Dea Artemide, l’immortale cacciatrice. Omero le definì “Uguali agli uomini”, all’epoca una frase del genere era un segno di grande rispetto.

Le Amazzoni, le donne guerriere, prive del seno destro, o no? ……

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