L’antico mito delle Sirene.

by / venerdì, 23 marzo 2018 / Published in Il blog, Miti e Leggende

Le Sirene, dal greco Σειρῆνες e in latino Sirenes, sono figure mitologiche e religiose della Grecia antica. Una leggenda, questa, molto diffusa nelle tradizioni popolari greche e i racconti sulle Sirene erano riportati sia nella letteratura sia nell’arte, ovviamente, per riflesso, anche a Roma questo mito era conosciuto e sentito. Si tratta però di un argomento molto difficile da trattare, poiché le origini non sono chiare, ne esistono molteplici versioni e gli studiosi non sono riusciti a essere concordi neppure sull’etimologia della parola “Sirena”. Se con la nostra mente immaginiamo una Sirena, pensiamo a una figura per metà donna e metà pesce, provocante e in un certo senso erotica, che con il suo dolce e seducente canto riusciva ad ammaliare i naviganti per poi ucciderli, ma si tratta di una forma completamente diversa da quella del mito greco. In una versione esse erano figlie del Dio fluviale Acheloo e di una Musa, non si sa bene quale, forse Mnemosine o Tersicore o Calliope, mentre in un’altra versione sono definite figlie di Forco e di Cheto. Erano divinità marine ma la loro descrizione o le loro fattezze non si trova nella letteratura, quasi a significare che la loro immagine era talmente popolare che non necessitasse riproporla. Solo le rappresentazioni pittoriche sulle ceramiche ci forniscono un’idea delle loro fattezze che è ben lungi dalla donna con il corpo di pesce dalla vita in giù. Nelle rappresentazioni si può vedere una figura metà donna e metà uccello, più simile alle arpie che non alle raffigurazioni dell’immaginario comune attuale. Per completezza, alcuni fanno risalire l’immagine di donna pesce al medioevo, con la contaminazione di leggende nordiche. Resta il fatto che sulle loro origini le versioni sono molteplici, una delle tante racconta che furono compagne di giochi di Persefone, poi trasformate, dalla madre Demetra, in uccelli per punizione. Furono accusate di non avere aiutato Persefone quando Ade apparve per rapirla. Un’altra versione Afrodite, per vendetta, trasformò il corpo delle “Vergini Sirene”, che l’avevano disprezzata per le sue avventure amorose, in metà donna e metà uccello. Secondo lo scrittore Libanio, nacquero dal sangue di un Dio marino, il quale scaturì dalla ferita che gli inferse Ercole quando gli staccò un corno. La leggenda più antica vede collocate le Sirene sull’isola di Antenoessa, a largo della penisola sorrentina e non molto distante da Scilla e Cariddi, si trattava di un territorio disseminato di cadaveri abbandonati, erano i corpi delle vittime di quel canto dolce e ammaliante, che quelle incantatrici accompagnavano suonando la lira o il doppio flauto. Una domanda nasce spontanea, quante erano le Sirene e quali erano i loro nomi? La risposta non può essere univoca, secondo Omero erano due, ma non scrisse i loro nomi, gli autori successivi ne aumentano il numero a tre: Pisinoe, Aglaope, Telsiepia; oppure a quattro: Telete, Redne, Molpe e Telsiope. Una leggenda narra della nave Argo che riuscì, evitando tutti pericoli, a passare l’isola delle Sirene, questo con l’aiuto della melodiosa musica suonata da Orfeo con la sua lira, da quello strumento uscirono note talmente armoniose che riuscirono a soffocare il canto ammaliatore delle donne uccello, in altre parole delle Sirene. Solo un marinaio, Bute, cercò di raggiungerle, seguendo il loro canto ma, Afrodite lo salvò, lo guidò sul monte Erice e ne fece il suo amante.

“… ma il Tracio Orfeo, figlio di Eagro, tendendo la cetra

Bistonia con le sue mani, fece risuonare le note allegre

di una canzone dal ritmo veloce, affinché il suono

sovrapposto della sua musica rimbombasse nelle loro

orecchie. La cetra vinse la voce delle fanciulle: Zefiro

e insieme le onde sospinsero

la nave, e il loro canto si fece un suono indistinto.” (Apollonio Rodio, Argonautiche).

Omero narra dello stratagemma usato da Ulisse e suggerito da Circe, per sfuggire al loro irresistibile canto. Quando la nave si avvicinò all’isola delle Sirene Odisseo, tappò le orecchie dei suoi compagni con la cera mentre lui, poiché voleva ascoltare quel canto, si fece legare all’albero della nave per evitare di gettarsi in acqua e finire tra i tanti cadaveri presenti sull’isola.

“…Tu arriverai, prima, dalle Sirene, che tutti

gli uomini incantano, chi arriva da loro.

A colui che ignaro s’accosta e ascolta la voce

delle Sirene, mai più la moglie e i figli bambini

gli sono vicini, felici che a casa è tornato,

ma le Sirene lo incantano con limpido canto,

adagiate sul prato: intorno è un mucchio di ossa

di uomini putridi, con la pelle che raggrinza…”(Omero, Odissea)

Ovidio immagina che le stesse Sirene chiesero a Demetra di essere trasformate in uccelli per cercare in volo Persefone, l’amica rapida da Ade, per poi fermarsi in mare a piangere la cara Dea non ritrovata.

“… Ma voi, figlie dell’Acheloo, da dove vengono

piume e zampe d’uccelli, quando avete volto di donna?

Forse perché Proserpina coglieva i fiori

primaverili, eravate nel numero delle sue compagne,

dotte Sirene? Dopo che inutilmente l’avete cercata per tutto il mondo,

avete desiderato, perché il mare sentisse la vostra pena

di potervi fermare sulle onde col remeggio delle ali…” (Ovidio, Metamorfosi).

Quale fu la fine delle Sirene? Anche in questo caso le versioni sono molteplici, alcuni narrarono che le Sirene avevano perduto le ali già quando incontrarono Orfeo e si uccisero poiché il loro canto fu superato dalla sua armoniosa musica. Un’altra versione, simile alla precedente, le sirene si diedero la morte dopo il fallimento con Odisseo. Altri raccontarono che osarono sfidare, nel canto, le Muse e che quest’ultime, vincendo la gara, le trasformarono in pietre per punizione. Esiodo e i poeti alessandrini immaginarono che le Muse, dopo aver vinto la gara di canto, strapparono le ali alle Sirene e se ne fecero una corona, non contente le trasformarono in pesce dalla vita in giù. Il loro culto era comunque molto sentito, nei pressi del golfo di Sorrento fu edificato un tempio per la loro venerazione. Ogni anno, in loro onore, al tempio si svolgeva una sorta di processione, si trattava di una corsa con le fiaccole. Per completezza alcuni narrano di nove Sirene tra cui Partenope, eponima della città di Napoli, in altre parole le diede il nome. Infine va considerato che il mito greco di Tritone, figlio di Poseidone, che aveva la parte inferiore del corpo a forma di pesce, si avvicina a quello che considera le Sirene metà donne e metà pesce.

Il Mito Continua.

Come accennato Il mito delle Sirene si trasformò con il trascorrere del tempo, nel nostro immaginario, infatti, le vediamo raffigurate come belle ragazze con il seno scoperto, lunghi capelli biondi e una coda di pesce al posto delle gambe. Dopo il 1500 erano spesso raffigurate con in mano uno specchio e un pettine, in quel periodo lo specchio era assimilato a un oggetto magico spesso associato al diavolo. Spesso una statua di Sirena era usata come polena, i marinai forse in questo modo cercavano di esorcizzare tempeste, in definitiva era usata come portafortuna. In tutto il mondo nacquero leggende che vedevano protagoniste le sirene, oltretutto molti marinai giurarono di averle viste nuotare in mare, forse scambiando qualche foca o animale simile, per queste le mitiche fanciulle. Volevo accennare ad alcune di queste leggende che a volte entrano anche nella religione Cristiana. Ceasg, nella mitologia scozzese è una sirena con la coda di salmone, che offre tre desideri in cambio della libertà, se viene catturata. La leggenda ha anche un lato tragico, infatti, se malauguratamente ci s’innamora di lei, si finisce dispersi negli abissi marini. In Cornovaglia, all’interno di una chiesa, un altorilievo scolpito su una sedia di legno rappresentata una Sirena, a cui fu dato il nome di Zennor. Il mito racconta che questa Sirena non è altro che la rievocazione di un fatto realmente accaduto, forse. La voce di un corista spinse una Sirena a uscire dall’acqua e ogni domenica si sedeva infondo alla chiesa per ascoltare quella voce. Passò un po’ di tempo e la Sirena, che si era innamorata del corista, riuscì a portarlo a un piccolo ruscello che scorre in paese e da lì al mare. Del corista e di Zennor non si seppe più nulla, anche se qualcuno afferma che nelle sere estive, in una piccola insenatura, si sentono i due amanti cantare insieme gioiosamente. Una leggenda irlandese ci narra perfino di una Sirena Santa, Li Ban. Era la figlia di un re che fu trasformata in una Sirena a causa di un’inondazione, divenne immortale e con la coda di salmone. Trecento anni dopo il fatto, la creatura marina fu trovata da dei frati che pensarono bene di battezzarla, in seguito uno dei monaci chiese alla Sirena di scegliere tra continuare a vivere per altri trecento anni oppure rinunciare alla sua immortalità, morire ed essere subito beatificata, Li Ban scelse la seconda soluzione e salì in paradiso. Spostiamoci in Spagna nella regione della Cantabria, qui si parla di Sirenuca, una Sirena che ebbe origini umane. Era una giovane non troppo propensa a seguire le regole famigliari, un giorno la madre, stanca della disobbedienza della figlia, espresse il desiderio che Dio la facesse diventare un pesce. Il desiderio si avverò e la giovane divenne una Sirena che con il suo canto armonioso avvisa i marinai del pericolo, quando si avvicinano troppo agli scogli. Un altro mito racconta che a Varsavia vivevano due sorelle Sirene, una delle due decise di nuotare verso lo stretto di Danimarca, si può ammirare la sua statua, in posizione seduta, su uno scoglio all’ingresso del porto di Copenaghen. L’altra risalì il fiume Vistola e si fermò nella città vecchia di Danzica, i pescatori, del luogo, cominciarono a trovare le reti aggrovigliate senza più pesci, quindi presero la decisione di liberarsi di chi li stava danneggiando, ma quando sentirono il canto della Sirena rimasero ammaliati e rinunciarono al loro proposito. Un mercante, che seppe della vicenda, riuscì a catturare la Sirena per esporla alle fiere, pensava che in questo modo si sarebbe arricchito. Il figlio di un pescatore, aiutato da un amico, riuscì a liberarla e la Sirena si allontanò felice promettendo agli abitanti della città che in caso di bisogno sarebbe tornata per aiutarli. Lasciamo l’Europa, una leggenda messicana racconta di una giovane che viveva in Texas e che fu trasformata in Sirena perché disubbidiente. In molte zone dell’Africa è venerata Mami Wata una Sirena magica che vive in una città meravigliosa in fondo all’oceano, a volte invita le persone a recarsi insieme con lei in questo luogo, ovviamente ciò comporta l’abbandono della propria vita e di restare per sempre tra gli abissi marini. Questa leggenda è diffusa anche in Europa, in Brasile e in tutti i Caraibi. Nelle Filippine i racconti sulle Sirene e sui Tritoni sono molto popolari, in Cina alcuni racconti parlano di lacrime di Sirena trasformate in perle. Infine, ma c’è ne sarebbero tantissime altre, una leggenda tutta Italiana, per la precisione Veneta, tale Manfredo dei Monticelli era un giovane conte che da qualche tempo doveva sopportare una malattia molto grave, una notte esasperato andò sulle rive del lago di Lispida con la ferma intenzione di togliersi la vita. In quel momento il giovane vide una figura emergere dalle acque, si trattava di una donna con la coda di pesce, il conte meravigliato di quell’apparizione e allo stesso tempo affascinato da quell’essere, cominciò a raccontare, a quella creatura marina, la sua triste storia. Rattristata da quel racconto la Sirena, s’immerse per prendere del fango magico che poi cosparse su tutto il corpo di Manfredo e questi improvvisamente guarì. Come poteva finire la storia se non con il fatto che i due s’innamorarono perdutamente? Era la nottata in cui si festeggiava San Giovanni e secondo alcuni, in quella determinata notte, sulle rive del lago di Lispida, si può ancora udire il melodioso canto della Sirena. Le Sirene nel corso dei secoli sono passate da esseri orripilanti simili alle Arpie a bellissime giovani dal seno prorompente e dai capelli dorati, da incantatrici assetate di sangue a dispensatrici di melodiosi canti, da sinonimo di calamità a portafortuna. È, però, da notare che, a partire dalla più antica letteratura greca, ancor oggi le leggende sono vive, nonostante che siamo nel XXI secolo c’è chi afferma di averle incontrate, anche se, probabilmente, si tratta soltanto di foche, leoni marini o animali simili osservati in qualche particolare condizione di luce.

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