La Fotografia Istantanea

by / lunedì, 02 settembre 2019 / Published in Alta Fotografia, Francesco, Il blog

 

La Fotografia Istantanea

la via di mezzo tra la fotografia analogica e quella digitale

 

 

Quando scattiamo una fotografia la fotocamera acquisisce un immagine latente che deve memorizzare, se usa una pellicola fotosensibile questa deve essere “sviluppata”.

I processi di sviluppo e di fissaggio permettono di passare da un’immagine latente ad una che può essere direttamente utilizzata per la stampa (negativo) o per la visione (diapositiva) e che risulta insensibile ad ulteriori esposizioni luminose. Questi processi vengono eseguiti da laboratori specializzati in tempi che possono essere di poche ore ma possono diventare di diversi giorni. Questi sono completamente assenti nella fotografia digitale. Volendo schematizzare l’analogo fenomeno, che mediamente dura alcuni millisecondi, è dato dalla conversione del segnale elettrico acquisito dal sensore nell’informazione finale. In commercio sono stati introdotti dei dispositivi intermedi che usano un supporto di memorizzazione analogico ma che non necessitano dello sviluppo e del fissaggio: le fotocamere a sviluppo immediato.

la fotografia istantanea si può definire “un ponte” tra la fotografia analogica e quella digitale

La pellicola fotografica è formata da un supporto, un nastro molto sottile di un materiale inerte (solitamente poliestere o celluloide) sopra il quale viene depositato uno strato di materiale fotosensibile (nitrato d’argento o alogenuri alchilici). Nelle pellicole in bianco e nero è presente un solo strato fotosensibile mentre in quelle a colori abbiamo tre strati di materiale, ognuno sensibile ad un colore primario diverso.

Il formato più diffuso è il 35 mm (24*35 mm) ma si trovano in commercio sia formato più piccoli (formato 110 – 13*17 mm) che più grandi (formato 120 – 60*90 mm). A volte le pellicole per uso professionale sono vendute in rulli lunghi diversi metri che poi sono divisi in pezzi della lunghezza opportuna, occorre circa un metro e 70 centimetri per un rullino da 36 pose (35 mm ). Esistono anche delle lastre fotografiche, di dimensioni notevolmente superiori (240*300 mm), per le fotocamere a banco ottico.

Esiste anche il sistema che possiamo definire “fotografia istantanea”.

la prima fotocamera a sviluppo istantaneo: la Polaroid 301 commercializzata nel 1948

Il primo produttore, la Polaroid nell’anno 1948, ha commercializzato una fotocamera che permetteva di ottenere una immagine positiva pochi minuti dopo l’esposizione. Questa utilizzava delle pellicole con i prodotti chimici necessari allo sviluppo inseriti direttamente all’interno della stessa. Negli anni settanta la Kodak ha sviluppato il sistema Kodak Instant che ha dismesso nell’anno 1986 per problemi legali.

una famosissima immagine fatta con la Polaroid SX70 da Andy Warhol

Nelle prime fotocamere veniva inserita una cartuccia dove erano precaricati una serie di fogli di carta fotosensibili e su un lato venivano depositati i reagenti che permettevano lo sviluppo dell’immagine latente. Il primo passaggio, dopo che la pellicola è stata impressionata, era quello di estrarla manualmente dalla fotocamera per permettere l’azione degli agenti chimici. Bisognava aspettare circa un minuto prima di separare il foglio con il reagente dall’immagine in positivo vera e propria che si trova sulla seconda parte. In questo modo si eliminava completamente il negativo ed il processo di sviluppo in una camera completamente al buio la “camera oscura”.

le “vecchie” fotocamere istantanee: il mercato era diviso tra la Polaroid e la Kodak

Negli anni settanta questo sistema fotografico ebbe un grande successo. La qualità delle fotografie, in bianco e nero, è sempre rimasta decisamente al di sotto delle tradizionali stampe. Inoltre le stampe istantanee, a paragone con quelle tradizionali, soffrono maggiormente dell’invecchiamento. A causa dell’esposizione alla luce ambiente già dopo pochi anni le immagini tendono a sbiadire e si presenta una evidente colorazione verso il blu. Un ulteriore svantaggio del sistema Polaroid, rispetto ai tradizionali rullini, è il ridotto numero di possibili scatti nel singolo caricatore (dalle 24/36 pose del singolo rullino si passa alle 8/10 pose dei caricatori Polaroid).

Successivamente si sono introdotti dei miglioramenti, decisamente apprezzati dagli utenti, come l’eliminazione della parte di carta che contiene i reagenti e l’espulsione meccanica della stampa dalla fotocamera.

le “nuove” fotocamere istantanee: abbiamo delle fotocamere del tipo classico e delle fotocamere che utilizzano la tecnologia ZINK (Zero INK = zero inchiostro)

Oltre alla Polaroid la Kodak, negli anni settanta, ha prodotto delle fotocamere a sviluppo istantaneo: la Kodak Instant, una fotocamera di forma rettangolare con pellicola di formato 68*90 mm.

La Fujifilm Instax Mini 90 (ed altri modelli simili) è una fotocamera che permette di stampare direttamente le foto. Inoltre attraverso una applicazione ed un piccola stampante, che utilizza lo stesso tipo di carta, permette di stampare le fotografie scattate con uno smartphone.

La Lomo instant è una fotocamera che utilizza la pellicola Fujifilm Instax mini film che possiede un area di esposizione di 42*64 mm e permette le esposizioni multiple.

Recentemente è stata sviluppata una diversa tecnologia che è basata sulle micro stampanti di tipo ZINK (Zero INK – senza inchiostro) che utilizzano una carta, analoga alle pellicole istantanee, che a seconda della temperatura si trasforma in pixel di colori diversi. Vanno menzionate delle fotocamere “ibride” che utilizzano la tecnologia ZINK ma usano dei supporti di memorizzazione digitali (memory card) ed esempio la Polaroid Z340 con un sensore da 14 MPixel.

Negli anni duemila le fotocamere istantanee sono state prodotte in modo solo marginale diventando di fatto un oggetto dei desideri per gli amatori.

Edwin Land, fondatore della Polaroid e inventore della prima macchina fotografica istantanea disse: “Non intraprendere un progetto a meno che non sia manifestamente importante e quasi impossibile.” I fondatori di Impossible lo hanno preso letteralmente in parola quando nel 2008 hanno acquistato l’ultima fabbrica nel mondo per la produzione della pellicola istantanea Polaroid, creando “The Impossible Project” per ridare vita a 200 milioni di macchine fotografiche istantanee.

il “Progetto Impossible”. Recuperare la fotografia immediata

Due anni più tardi, negli stabilimenti dei Paesi Bassi e della Germania, è iniziata la produzione di una propria versione delle classiche pellicole Polaroid per i modelli SX-70 e 600.

Oggi Impossible non è più un progetto ma una società in rapida crescita. I suoi prodotti principali rimangono la pellicola analogica istantanea ma sta progettando la fotografia analogica anche per la generazione digitale. Possiamo concludere che Impossible sta riscrivendo il futuro della fotografia analogica istantanea.

Analizziamo in modo più approfondito il processo della fotografia istantanea.

La Polaroid, il maggior produttore, nel corso degli anni ha prodotto tanti tipi diversi di pellicole a sviluppo immediato:

  • gli usi previsti erano per luce diurna oppure per la luce del flash così come si trovano pellicole per diversi contrasti (morbido, medio ed elevato)

  • il formato del caricatore era di (3 e ¼)*(4 e ¼) di pollice con una superficie per l’immagine di (2 e 7/8)*(3 e ¾) di pollice

  • la sensibilità andava da 75, 150, 300 fino a 3000 ISO

  • ogni confezione inizialmente conteneva 8 fogli mentre le ultime ne contenevano 10

  • i tempi di sviluppo andavano da 15 secondi a 90 secondi con l’unica eccezione per il tipo 691 che utilizzava un supporto trasparente per poter essere proiettata come diapositiva e necessitava di 4 minuti per lo sviluppo

Per spiegarlo nel dettaglio facciamo riferimento agli schemi allegati.

Il primo schema descrive come viene posizionata la pellicola per caricatori a strappo. La pellicola ed i reagenti sono alloggiati dentro al caricatore che va inserito nella la fotocamera. Il caricatore è ovviamente preparato nel buio totale nella fabbrica costruttrice per preservare gli agenti sensibili alla luce. Dopo l’esposizione bisogna tirare con forza la linguetta che sporge dalla fotocamera per estrarre la pellicola istantanea. La pellicola è divisa in due parti, una è la fotografia vera e propria e l’altra è un supporto che contiene i reagenti chimici al suo interno e che dopo che è stato distaccato va smaltito in modo opportuno.

schema di principio del meccanismo di stoccaggio ed espulsione della pellicola a sviluppo istantaneo formata da due fogli separati. Si passa da caricatore inizialmente pieno (figura in alto) a caricatore vuoto (figura in basso)

All’interno del caricatore le due parti sono tenute separate. Il negativo è rivolto verso l’esterno per permettere il passaggio della luce durante l’esposizione. Quando si tira la linguetta verso l’esterno le due parti sono messe a contatto e vengono compresse l’una contro l’altra da una serie di rulli posizionati prima dell’uscita dal caricatore per distribuire in modo uniforme su tutta la superficie delle fotografia i reagenti chimici. Infine estraendo completamente la fotografia si prepara il caricatore ad un nuovo scatto. Il processo è simile per il tipo SX-70 solo che un motore provvede ad espellere solo la parte senza reagenti.

Nella fotografia a colori i tre colori primari sovrapposti formano l’immagine. Il blu, il verde ed il rosso (i colori complementari sono il giallo, il magenta ed il ciano.

  • Gli strati successivi di emulsione agli alogenuri d’argento, uno per ogni colore primario, sono deposti su una base negativa.

  • Sotto ciascuno degli strati di emulsione è deposto uno strato di sviluppo e colorante nei colori complementari.

  • Quando la luce con dominante blu colpisce il negativo, dopo l’esposizione lo strato di emulsione attiva i coloranti sviluppatori posti immediatamente sotto, in questo caso di colore giallo, per il trasferimento al foglio con l’immagine positiva.

  • Le altre dominanti, il magenta ed il ciano, riescono a passare attraverso il primo strato ricevente. dove si sta formando un’immagine blu.

  • Analogamente il secondo strato è sensibile al verde. L’ultimo stato è sensibile al rosso.

Nella fotografia in Bianco e Nero il reagente si sviluppa dai rulli e diverse reazioni di trasformazione iniziano contemporaneamente.

  • Il negativo sviluppa con estrema rapidità. Contemporaneamente una parte dei granuli di alogenuro non esposti vengono convertiti in un complesso di argento solubile.

  • Nella pellicola il complesso di argento solubilizzato (e l’immagine latente positiva) vengono trasferiti per diffusione all’emulsione negativa attraversando lo strato di reagente.

  • Il foglio che riceve l’immagine positiva contiene speciali nuclei chimici che catalizzano la precipitazione del complesso d’argento solubilizzato.

  • Le particelle di argento cosi formano un’immagine molto sottile.

  • La superficie della pellicola negativa di stampa è progettata per mantenere il reagente dopo che la trasformazione lo ha reso viscoso.

  • La superficie della stampa è realizzata per non legarsi con il reagente.

schema di principio della pellicola a sviluppo istantaneo del tipo a strappo e del tipo SX-70. La luce raggiunge l’opportuno strato e viene fissata dai reagenti contenuti nella pellicola

La pellicola del tipo SX-70 è più complicata poiché usa i reagenti chimici in un ordine temporale molto preciso per ottenere il blocco della luce acquisita mentre comincia il processo di sviluppo. Inoltre gli stessi reagenti devono interrompere lo sviluppo nel momento opportuno per poi stabilizzare la stampa ottenuta fino a quel momento.

Questo tipo di pellicola è certamente quella che ha le caratteristiche più complesse. Il caricatore contiene per ogni singolo fotogramma due schede. La prima è quella necessaria per espellere la fotografia dal corpo macchina la seconda parte contiene i reagenti per lo sviluppo. Il vantaggio, rispetto ai tradizionali sistemi, e che una volta che la fotografia è stata scattata la stampa viene espulsa automaticamente e viene sviluppata senza alcun intervento da parte del fotografo.

Su internet si possono trovare dei siti che danno numerose informazioni su queste pellicole e che forniscono indicazioni su quelle vecchie e come riutilizzare i reagenti in essa contenuti. Avendo a disposizione delle pellicole scadute questi siti danno indicazioni sui problemi che insorgono nel loro utilizzo, ad esempio il contrasto che diminuisce.

Per pellicole scadute da oltre due anni i reagenti chimici contenuti in essa tendono ad essiccare e ci possono essere problemi con l’espulsione della medesima. Ovviamente i problemi aumentano sempre di più al passare del tempo. Per minimizzarli è consigliabile mantenere la pellicola in un frigorifero ma non bisogna scordarsi di tirarla fuori qualche ora prima dell’uso per riportarla a temperatura ambiente. Infine si può tentare di compensare, con una serie di prove, i tempi di sviluppo variando l’esposizione.

Se siete degli amanti della fotografia istantanea potete quindi continuare a divertirvi con questo genere.

 

FRANCESCO

questo articolo è stato pubblicato sulla rivista FOTOGRAFARE 8 (Agosto) del 2015 nella rubrica di ALTA FOTOGRAFIA.

P.S. Visto il tempo trascorso dalla pubblicazione va precisato che l’impianto tecnico dell’articolo è sempre valido ma risulteranno poco attendibili le eventuali ricerche di mercato o le scansioni temporali dei prodotti fotografici citati nel medesimo.

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