La statua di Zeus ad Olimpia.

by / lunedì, 04 maggio 2015 / Published in Il blog, Le sette Meraviglie del mondo

Olimpia, in Greco Ολυμπία, era un luogo di culto d’importanza notevole, ciò si evince dai resti di antichi tempi, teatri, statue e monumenti ivi rinvenuti. In questa città, dal 776 a.C. si svolsero i giochi olimpici, qui vi era la sede dell’amministrazione delle gare e le competizioni rappresentavano la massima celebrazione del culto del Dio Zeus. Tra il 470 e il 456 a.C. ad Olimpia venne realizzato, ad opera di Libone di Elide, un grandioso tempio consacrato al padre di tutti gli Dei, nel suo interno venne collocata una imponente e maestosa statua che fu annoverata tra le sette meraviglie del mondo antico. Dice Pausania, scrittore e geografo Greco vissuto intorno al II secolo d.C., “Il Dio, costruito d’oro e d’avorio è assiso in trono; una corona, che imita i rami di olivo, gli sta sul capo. Egli porta nella mano destra una Vittoria, anch’essa d’avorio e d’oro, che tiene una tenia e porta una corona in testa. Nella mano sinistra del dio è uno scettro ornato di ogni genere di metalli. L’uccello, che è posto in cima allo scettro, è l’aquila. D’oro sono anche i calzari del Dio e così pure il mantello; sul mantello sono posti come ornamento piccole figure e fiori di giglio. Il trono è variamente ornato di oro e pietre preziose ed anche di ebano e d’avorio, ed in esso ci sono figure rappresentate in pittura e figure scolpite. In ciascuna delle gambe del trono sono quattro Vittorie, che rappresentano lo schema delle danzatrici; ce ne sono poi altre due alla base di ciascuna gamba. Sopra ciascuna delle gambe anteriori si trovano dei fanciulli tebani rapiti da Sfingi, e, sotto le Sfingi, Apollo e Artemide saettano i figli di Niobe. Tra le gambe del trono sono quattro sbarre, ciascuna delle quali traversa dall’una all’altra gamba. Sulla sbarra anteriore (quella che c’è proprio dirimpetto all’entrata) si trovano sette statuette; l’ottava infatti non sanno in che modo sia sparita. Sopra alle rimanenti sbarre è rappresentata la schiera combattente con Eracle contro le Amazzoni; il numero di queste e di quella insieme è di ventinove.” La realizzazione della scultura venne affidata a Fidia, che avvalendosi di nuove tecniche di lavorazione, plasmò un’imponente e magnifica statua, in oro ed avorio, che terminò all’incirca nel 440 a.C. La statua rimase intatta per oltre ottocento anni all’interno del santuario, nel 391 d.C. le autorità cristiane convinsero Teodosio a vietare tutti i culti pagani e di conseguenza vennero chiusi tutti luoghi di culto che richiamavano il paganesimo, la statua dal tempio di Olimpia venne trasportata a Costantinopoli per abbellire un importante edificio, ma nel 462 d.C. un grave incendio distrusse il palazzo che la custodiva. Se da una parte il tempio di Olimpia, caduto nell’oblio, crollava ormai danneggiato da vari terremoti, alluvioni e per la mancanza di manutenzione, la superba statua, sicuramente un capolavoro della scultura classica, veniva persa, per sempre, sulle rive del Bosforo. Nonostante l’importanza che assunse la scultura a noi non giunge neppure una copia, ma l’opera viene descritta ampiamente e dettagliatamente, in tutto il suo splendore dagli scrittori del mondo latino e greco, il suo piedistallo era 6,5 per 10 metri, la sua altezza probabilmente raggiungeva i 13 metri, Zeus, che con la testa toccava quasi il soffitto del santuario, era raffigurato in posizione seduta, su di un trono alto circa quattordici metri con un’alta spalliera che al vertice riportava le figure degli altri Dei. I braccioli erano sostenuti da sfingi, il Dio indossava un abito con un drappo d’oro ornato da figure e da fiori, aveva ai piedi calzari finemente cesellati con scene di guerra che poggiavano su uno sgabello anch’esso cesellato e raffinatamente lavorato che a sua volta si reggeva su dei leoni. Nella mano destra reggeva una vittoria alata, Nike, probabilmente d’oro, con la mano sinistra reggeva un’asta molto lunga che poggiava sul terreno e recava sulla sommità un’aquila d’oro, sulla testa portava una corona che riproduceva rami di olivo, il volto era d’avorio così come tutte le parti del corpo scoperte, la barba ed i capelli erano modellati con metalli preziosi tra cui l’oro. Sicuramente non mancavano pietre preziose disseminate su tutta la statua ed il trono, è molto probabile che gli occhi erano realizzati con grandi e preziose gemme, infine molte figure erano presenti ai piedi del trono e tutt’intorno sulla base.

Ai giochi olimpici, che si svolgevano ogni quattro anni e che furono aboliti da Teodosio, vi parteciparono atleti maschi provenienti non solo dalla Grecia, ma anche dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Basilicata, dalla Campania, dall’Asia Minore, dall’Egitto, in definitiva da tutti i territori che vedevano la presenza di popolazioni o comunità greche, i partecipanti alle gare dovevano essere tutti di sangue ellenico poiché, come già detto, le competizioni erano una celebrazione religiosa e gli stranieri, per lo meno finché il potere di Roma non divenne prevalente, non avevano la possibilità di parteciparvi ne potevano venerare Zeus nel suo tempio. Inizialmente la sola disciplina praticata era la corsa, col tempo presero forma altre attività atletiche come il sollevamento pesi, la lotta, il lancio del giavellotto, le manifestazioni sportive si protraevano per circa sette giorni ed erano talmente prestigiose che, per la durata dell’evento, venivano sospese anche le guerre.

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